ATTO I.

ATTO I.

Sala a terreno. Una porta nel fondo comunica col giardino per mezzo d’una terrazza. Porte a destra e sinistra. Tavola, sedie, poltrone, sofà.

La scena è vuota. Dopo un momento Chiara, Ignazio, Trota dal giardino. Chiara con uno scialletto. Ignazio con soprabito leggiero sulle spalle, un lampioncino giapponese acceso in mano. Entrano e guardano intorno. Poi Nicola.

La scena è vuota. Dopo un momento Chiara, Ignazio, Trota dal giardino. Chiara con uno scialletto. Ignazio con soprabito leggiero sulle spalle, un lampioncino giapponese acceso in mano. Entrano e guardano intorno. Poi Nicola.

IGNAZIO (con enfasi)

«Deserto è il loco!...»

CHIARA

Vedi! È ancor troppo presto.

IGNAZIO

Non ho detto che fosse tardi.

TROTA

Fatto stà che qui non c’è anima viva.

CHIARA

Saranno ancora a tavola.

IGNAZIO (Andando ad una porta a sinistra)

«Ehi di casa!»

TROTA (secondandolo)

«Buona gente!»

IGNAZIO

Sicuro... «Ehi di casa?»

TROTA

«Niun ci sente!»

CHIARA (impazientita)

Insomma!

IGNAZIO (guardando l’orologio)

Eppure mi dà l’ora delle altre sere...

(Nicola entra).

CHIARA (a Nicola)

Ancora a tavola, eh?... I signori?

NICOLA

Non sono in casa.

IGNAZIO

Oh!

CHIARA

Come mai?

NICOLA

Ecco. Il signor barone e il signor Serra non sono ancora tornati da caccia.

TROTA

A quest’ora?

NICOLA

Sono andati via molto per tempo stamattina. Hanno preso la via delle paludi di... di... (indica) da quella parte là insomma, io non son pratico. Hanno detto che non sarebbero tornati che a sera.

CHIARA

Va bene, ma e la baronessa?

NICOLA

La signora baronessa è andata in città.

CHIARA

Ah sì?

NICOLA

Andata in città. È partita col treno delle dieci e undici. La si aspettava di ritorno con quello delle tre e ventuno, maaa...

CHIARA

Tornerà coll’ultimo.

NICOLA

Oh senza fallo! Infatti la carrozza è andata a prenderla alla stazione.

IGNAZIO

E la cena?

NICOLA

È pronta. Quando vi saranno...

CHIARA

Dobbiamo attenderli?

TROTA

Come crede lei...

CHIARA

Sarà meglio. Già qualcuno non tarderà a comparire.

(Nicola si ritira).

IGNAZIO (consulta l’orologio)

Sfido, io!

(Chiara siede sul canapè, Trota siede vicino, Ignazio esce sulla terrazza).

(Chiara siede sul canapè, Trota siede vicino, Ignazio esce sulla terrazza).

TROTA

Il barone e Serra non vorranno dormire nei campi.

CHIARA

E l’Ida non vorrà passare la notte in città... Sola. Perchè non avrà condotto la cameriera.

TROTA

Naturale, per una gita di poche ore. — Sarà andata per sbrigar qualche affaruccio.

CHIARA (dopo un momento)

In questa stagione non vi son conoscenze. Lei, che vi è stata ieri, avrà visto...

TROTA

Pochissima gente.

CHIARA

Qualcheduno, così... di passaggio.

TROTA

Di passaggio, naturale.

CHIARA

Ha incontrato, per caso, Laneri?

TROTA

Piero Laneri?... Ah sì, sul Corso, proprio in faccia alla stazione.

CHIARA

Che faceva?

TROTA

Sul Corso? Passava...

CHIARA

Oh si capisce...

TROTA

Voglio dire che ci siamo appena scambiato un saluto: io correvo, avevo fatte tutte le commissioni avute da lei, e temevo di perdere il treno.

CHIARA

Già. (si alza; fra sè) Se vi era ieri vi sarà stato anche oggi... Ida, Ida!

TROTA

Cosa mormora? Ride?... no...

CHIARA (subito, voltandosi)

Ridere? Perchè?... di che cosa dovrei ridere?

TROTA

Gli è quel che dicevo, perchè dovrebbe ridere?

IGNAZIO (rientrando)

Eccoli! Sicuro, eccoli qui.

Carlo e Claudio si sbarazzano degli schioppi e dei carnieri, consegnandoli a Nicola che li porta con sè.

Carlo e Claudio si sbarazzano degli schioppi e dei carnieri, consegnandoli a Nicola che li porta con sè.

CARLO

Buona sera, buona sera!

TROTA

Così, è andata bene?

CARLO

Malissimo, giornataccia! — Per conto mio sono stato sfortunato, non ebbi quasi occasione di sparare; e l’amico Serra che l’ebbe più volte... Lasciamo andare. (guardando intorno) Ma... e l’Ida?

IGNAZIO

È andata in città.

CARLO

Ah! — (dopo un momento) Bene, bene. — E...non è ancora tornata?... Avrà perduto il treno delle tre.

CLAUDIO

Non aveva detto d’andarvi?!

CARLO

No. Ma siamo partiti così per tempo! Può darsi che le sia venuta in mente una qualche commissione; si sarà trovato mancare qualche cosuccia per la toeletta, o per il suo lavoro. Sarà arrivata una lettera colla posta delle nove. In questa stagione vi sono sempre amiche che tornando dai bagni per andare in campagna fanno una sosta in città, e vi si dànno convegno.

CHIARA

Purchè non perda anche l’ultimo treno...

CARLO

Ah no, spero di no! — Sarebbe noioso per lei: sarei anche inquieto. — Nicola? (chiamando) Nicola?

NICOLA (entrando)

Comandi?

CARLO

S’è pensato a mandar la carrozza per ricondurre la signora?

NICOLA

Sissignore.

CARLO (consultando l’orologio)

E allora, allora non può tardare (raggiunge Claudio che sarà andato alla terrazza).

(Un silenzio).

IGNAZIO

Con questi benedetti treni... Sicuro...

CHIARA

Zitto!

IGNAZIO

E come le battezzano le locomotive! Argante, Fieramosca, Saetta, Veloce,... Ci metterei su: Tartaruga, Gambero, Lumaca...

CHIARA

Silenzio! Dobbiamo sentir la carrozza.

CLAUDIO

Eccola!... sento le ruote.

CARLO

E vedo le lanterne (esce).

CHIARA (a mezza voce)

Purchè ci sia.

IGNAZIO

Se si vede e si sente...

CHIARA

Eh! sì... la carrozza, ma lei...

TROTA

Donna Ida? — E se non ci fosse?

CHIARA

Eh via! (fra sè) Misericordia!

IDA (entra con Carlo)

Eccomi; amici, buona sera (si toglie il cappello). Che volete, ho perduto il treno delle tre, per cinque soli minuti...

CARLO

Si può perdere con meno (osservandola, ma con naturalezza). Sei stanca?

IDA

Stanca? — Niente.

CARLO

Pure...

IDA (con brio)

Ehee! Non vi sarebbe da far meraviglie se lo fossi un pochino. — Ho camminato a piedi, tanto (sottraendosi allo sguardo di Carlo). Ho fatto un mondo di cose... Sono stata a scegliere musica; poi, dal libraio. Non avevopiù guanti. La sarta m’ha fatto aspettare... È per lei che ho perduto il treno. (a Chiara) Non si direbbe in questa stagione, eppure c’erano parecchie signore che aspettavano, che avevano la precedenza. (a Carlo) E... lor signori?

CARLO

Noi? — Pessima caccia. Non è vero, Claudio?... Mi rivolgo a lui, perchè è molta colpa sua. (all’Ida) Ma, non avevi detto nulla ieri sera?

IDA

Di che?

CARLO

Della tua gita, perbacco?

IDA

Se nol sapevo, se non ci pensavo.

CARLO

Hai avute lettere.

IDA

Te l’ha detto Nicola?

CARLO

Nicola non m’ha detto niente; lo immagino io.

IDA

Ho avuto una lettera... sì. Domanda di soccorso, al solito. — Ma mi sono decisa diandare in città, quando ho saputo che non sareste tornati per il pranzo.

CARLO

A proposito... muoio di fame. — Nicola!

IDA

Suppongo che sarete serviti.

CARLO

Sarete!... E tu?

IDA

Ho preso qualche cosa alla stazione, aspettando. Non ho più appetito.

CHIARA

Spero non rinunzierai alla cena per noi?

IDA

Immaginati! In ogni caso, si potrebbe passar tutti in sala.

NICOLA (sulla porta)

Servito in tavola.

CARLO

Aah!

IGNAZIO

Non auguro buon appetito! Eh? Non occorre.

CARLO

Se voleste passar al biliardo!

IGNAZIO

Dopo, dopo.

CARLO

Allora (a Claudio) a noi (escono).

Ida e Chiara seggono dalle due parti della tavola. Ida s’intratterrà coi libri, coi giornali; avrà il sorriso distratto, l’occhio fisso di chi è assorto in un pensiero. Trota sfoglierà un giornale illustrato. Ignazio passeggia.

Ida e Chiara seggono dalle due parti della tavola. Ida s’intratterrà coi libri, coi giornali; avrà il sorriso distratto, l’occhio fisso di chi è assorto in un pensiero. Trota sfoglierà un giornale illustrato. Ignazio passeggia.

IGNAZIO

Ah! per esempio, faticar tutto il giorno, coi piedi nell’umido e il capo al sole, e tornar poi a casa col carniere leggiero, deve essere... sì, deve essere umiliante. Però, quando va bene e si torna curvi... sì curvi sotto il peso del pelo e della piuma, deve essere una gran bella soddisfazione. (a Trota) Che ne dite?

TROTA

Non sono cacciatore.

IGNAZIO

Sfido, io!

TROTA

Chi sfida, lei?

IGNAZIO

Ohoo! Sfido nessuno. Dico così, che per essere buon cacciatore bisogna... Sicuro, bisogna alzarsi presto il mattino. — E lei, dorme fino alle undici, per lo meno.

TROTA

Per lo meno!...

IGNAZIO

Eehe! Senta...

CHIARA (voltandosi)

In ogni caso, meglio così; meglio dormir tardi che far come un tale di mia conoscenza che alle sette è sempre in piedi. Cammina come se avesse le scarpe di piombo. Urta nei mobili, sternuta, sbadiglia, tossisce; non può dire una parola con voce un po’ moderata, da persona per bene. Esce in giardino, rientra in casa, ammorba le sale col sigaro, porta coi piedi la terra dei viali su tutti i tappeti. — Non ridere!

IGNAZIO (con flemma)

Non rido.

CHIARA

E come se non bastasse, tre volte per settimana attacca a sparar fucilate, fitte, che par d’essere in una finta battaglia. — Ah! non ridere sai.

IGNAZIO (con compiacenza)

Dalle sei alle sette — Un giorno sì, e l’altro no. — È l’ora che vi sono più passere in giardino. Quella è la mia caccia; piccola, ma comoda...

TROTA

Non per gli altri, già.

IGNAZIO

Non lo posso far tutti i giorni; per non disgustarle. Se si vedessero tirar tutti i giorni abbandonerebbero il giardino.

CHIARA

Bel divertimento. Questo si chiama non aver cuore. Che cosa ti fanno quelle povere bestioline?

IGNAZIO

Ah! Vediamo, cosa fanno a te, quando vengono poi in tavola al sugo? (all’Ida) S’io avessi una terrazza come quella, spargerei del panico, terrei l’uscio aperto, e di qui, senza muovermi... pan, pan... pan!...

CHIARA

Quando dico che non ha cuore! (all’Ida) Se tu vedessi come fa con Bijou, mai una parola, mai una carezza; come se non ci fosse. Se lo trova sulla poltrona, lo mette a terrae siede lui! — A tavola poi, non se n’occupa; di’ un po’ se si ricorda di dargli le creste od i fegatini dei polli... e sa quanto n’è ghiotto!... È un canino, e... si sa, poverino... Allora, bizze senza nome, chiama Stefano, urla: Matteo! chiede soccorso, come s’avesse l’inondazione in casa. — Dico io! Ma Bijou è intelligente, comprende e lo giudica.

IGNAZIO

Bontà sua... Lo tratto coi guanti: è il padrone di casa.

CHIARA

Lo giudica. E si regola in conseguenza.

IGNAZIO (brontolando)

Se si regolasse in conseguenza nel cortile, nel giardino... e non in camera mia.

CHIARA

Invece, con Trota, bisogna vedere...

TROTA

È un amore.

CHIARA

Ma Ida! — Sei ancora in città?

IDA (scotendosi)

Oh no! Son qui, tutta con voi. (tira a sè una panierina da lavoro, con un ricamo arrotolato).

CHIARA

Ci sei andata più volte in questo mese?

IDA

Due; forse tre, al più.

CHIARA

Non ci vado mai, durante la campagna. Tanto ci stò volentieri d’inverno, altrettanto ne rifuggo l’estate. Poca gente, eh?

IDA

Pochissima.

CHIARA

Non hai trovato persone di conoscenza?

IDA

Eh no.

CHIARA

Nemmeno... Laneri?

IDA (trasalendo)

Laneri?!... No. — Perchè avrei dovuto trovar Laneri? (fruga nella panierina).

CHIARA

Oh... perchè so che c’era.

IDA (con indifferenza)

Ah ecco.

CHIARA

So che c’era, da Trota che l’ha veduto ieri.

TROTA

Precisamente. Davanti alla stazione; io partiva, egli arrivava.

IDA

Proprio così. Ho veduto poca gente. Nessuno anzi. (svolgendo il ricamo con gesti un po’ febbrili, ne scatta fuori una lettera che sdrucciola a terra. La raccoglie con un rapido aggrottar di ciglia e la ripone nella panierina).

CHIARA

Oh! oh! (scherzando) un biglietto amoroso?

IDA

Pare.

IGNAZIO

Ecco l’amico Serra. — Quello è lesto a cenare!

IGNAZIO

Lesto, lesto molto!

CLAUDIO

Non avevo grand’appetito.

IGNAZIO

Malgrado la camminata?

CLAUDIO

Malgrado.

IGNAZIO

Allora, a lei il moto non giova. Si vede anche. È pallido, sa. Annuvolato, direi. Quando si torna a casa così, vuol dire che la fatica fisica agisce sul morale. La stanchezza è già malattia... badi a me, che son mezzo medico: non si stanchi mai.

CLAUDIO

M’è andata male la caccia. (venendo dietro la sedia di donna Ida) — E a lei, baronessa, è andata bene la gita?

IDA (dopo averlo guardato)

Benissimo.

CLAUDIO

Non aveva detto nulla ieri sera...

IDA (seccamente)

A lei, no.

CLAUDIO (dolcemente)

Neppure al barone.

IDA

Un’altra volta mi farò debito di prevenirli tutti e due.

CLAUDIO

Oh mi perdoni, non volevo con questo...

IDA (con un sorriso ironico)

Oh! deve capire che non parlo sul serio.

(Claudio si volge altrove mordendosi le labbra).

CHIARA (sottovoce)

Ida, come sei nervosa stassera!

IDA (forte)

Non lo ero, pur ora... (lasciando il lavoro ed alzandosi) Ne accuso questo ricamo.

IGNAZIO

Ahaa! ecco anche il barone. (a Carlo che entra) — Ora sì, ora che ci siamo tutti, si potrebbe passare al biliardo?

CARLO

Come volete.

TROTA

Questo sì (si alza).

IGNAZIO

Dividiamoci in due campi...

TROTA

Sì, sì, ma di là, poi. (a Chiara) Giuoca lei?

CHIARA

Io? — ma certo.

TROTA

Baronessa?

IDA

Vengo. (Trota, Ignazio, Chiara, Carlo si avviano. Serra volge un’occhiata alla baronessa, rimasta vicina alla tavola).

IDA

Serra?

CLAUDIO (tornando)

Signora?

IDA

(togliendo prestamente la lettera dalla panierina)

Ecco.

CLAUDIO

La ricusa?

IDA

Oh questa sì!

CLAUDIO (a mani giunte)

La supplico... Le do parola che è l’ultima. (esce).

Ida segue Claudio con lo sguardo, con un’espressione di sprezzo e di collera; straccia in due la lettera. Carlo sulla porta del biliardo vede l’atto.

Ida segue Claudio con lo sguardo, con un’espressione di sprezzo e di collera; straccia in due la lettera. Carlo sulla porta del biliardo vede l’atto.

CARLO

Ida, non vieni?... Di là vi è una dama sola e quattro cavalieri... (venuto a lei senza averlelevato gli occhi dalle mani). Come mai... stracci le lettere senza aprirle?

IDA (non risponde).

CARLO

Anche ier l’altro, passando sotto la tua finestra, mi sono veduto venire addosso una piccola nevicata... Uno sciame di farfalline bianche. Cosa vuol dire questo sciupio di carta? (grave) — Ida... Ida, cosa diavolo c’è? (le prende i brani di mano) Posso... posso vedere, anch’io, di che si tratta? (dopo una pausa) Eh via, perdonami.

IDA (muta, accigliata, non muove la mano a riceverli)

CARLO

Ah!... Ida, per carità!... Sono inquieto, sai. Te ne avvedi... Ho paura; non sei più come una volta, tu. Non capisco più. Se lo puoi... una parola?

IDA (con impazienza)

Ma se non ho niente a dire.

CARLO

Non è vero.

IDA (si volta a lui, gli afferra le mani)

Non puoi sapere quanto ti voglio bene!

CARLO

Adesso hai detto troppo.

IDA (staccandosi)

Nulla. Non ho voluto dir altro. Butta via quella carta; e non se ne parli più.

CARLO (apre la busta e svolge i brani)

IDA (tornando prontamente a lui)

Ebbene, ebbene leggi. — Oh infine bisogna finirla. Ero perplessa, esitavo ancora, ma poc’anzi, pur ora m’hai messo gli occhi addosso in un modo, m’hai parlato in un modo... Sono più giorni che ti vedo così. T’intendo, sai, ed è appunto per questo che non posso, non voglio regger oltre... Non comprendi più, m’hai detto? Anch’io, vedi sono a metà istupidita. Oh bisogna finirla... non posso fuggir sempre! Bisogna, bisogna finirla.

CARLO

Ida, Ida mia, senti... ti prometto, ti giuro anzi...

IDA (senza ascoltare)

Ho torto? Eeh, può darsi... Forse il mio dovere non esige tanto; potrei attendere, pazientare ancora, seguitare ad opporre il silenzio e la freddezza alla persecuzione. Perchè è così, sai, una vera persecuzione. Dovrei difendermi ancora, da sola? — Oh ma sono tanto stanca, nauseata, offesa. Atti, sguardi, lettere, parole... Da troppi giorni il mio cuorepalpita di rabbia, tutto il mio orgoglio di donna si rivolta in me; e nulla vale il dimostrarlo, il dirlo schietto, con la più implacabile serenità. — Noi donne siamo spietate con chi ci annoia! E no, e non basta. Tu poi, tu stesso così franco e leale, tanto lontano da certe bassezze, tu colla tua fiducia illimitata, coll’assenza d’ogni gelosia, non comprendi che mi pungi, che mi offendi, che... senza volerlo... ti fai complice di chi m’insidia.

CARLO

Ma Ida!

IDA

Se ho il diritto di parlarti così! Proteggimi che lo devi. Sai bene che non posso avere altro rifugio, che non lo devo..... Oh adesso leggi, leggi, poichè siamo soli.

CARLO (siede e squaderna i brani sulla tavola)

IDA (va alla porta del biliardo: torna)

Vedrai che affetto, che amor di fratello, che amicizia leale, che sentimenti illibati...

CARLO (colla fronte fra le mani)

Dio santo! Se almeno non fosse lui!

IDA

E chi vuoi dunque che sia!

(Carlo legge rapidamente; poco a poco gli si spiana la fronte, la contrazione dei lineamenti cede luogo ad una espressione di accoramento, di pietà. Si alza e si caccia in tasca la lettera. Un silenzio).

(Carlo legge rapidamente; poco a poco gli si spiana la fronte, la contrazione dei lineamenti cede luogo ad una espressione di accoramento, di pietà. Si alza e si caccia in tasca la lettera. Un silenzio).

CLAUDIO (viene avanti lentamente)

Abbiamo giuocato. La signora Chiara e Trota, contro Minchiotti e me. Abbiamo perduto... Minchiotti ne è desolato. Trota non gli dà pace. Ma con me non c’è caso che gli riesca la rivincita.

IDA

Vado io. Saremo due dame e due cavalieri. (sottovoce a Carlo) Tragedie, no.

Carlo rimonta la scena, a capo chino. Claudio siede sul canapè, spiega un giornale. Un silenzio.

Carlo rimonta la scena, a capo chino. Claudio siede sul canapè, spiega un giornale. Un silenzio.

CARLO (dopo averlo osservato dal fondo, torna lentamente)

Notizie?

CLAUDIO

Guardavo la cronaca: arresto, incendio, ferimenti... duello... Anche un duello, nellanostra città. A. C. pubblicista, R. B. avvocato. Ferito R. B. al braccio; i duellanti si comportarono colle regole della più perfetta cavalleria; eccetera... (lascia il giornale).

CARLO

Ti sei battuto mai?

CLAUDIO (alzandosi)

Mai.

CARLO

Nemmeno io. (dopo una pausa) Ne fui in procinto, una volta. Avevo avuto una questione con un compagno, all’Università; il duello era deciso, a condizioni gravi. — Mio padre lo seppe; perdette la testa, povero vecchio, e trovò modo di chiudermi in casa. Pensai di ammattire dalla rabbia, dalla vergogna.

Sul terreno, un amico mio, giovane uffiziale, prese il mio posto, senz’altro. Colpì l’avversario al capo, subito. Vedendolo barcollare con gli occhi pieni di sangue, buttò l’arma ed avanzò istintivamente la mano per sorreggerlo. L’altro cieco, fuori di sè, non comprese: avventò l’ultima sciabolata, un mal colpo che colse il mio amico nella mano e troncò più che mezza l’articolazione... Si parlò di amputare per evitare il tetano. — Vedo ancora la faccia di sua madre! — Lui, freddo e sereno, rispondeva che nella suacondizione di militare preferiva la morte alla perdita della destra. Fu irremovibile... Guarì... Ma ti ricordi com’era impedito nella destra tuo padre. (dopo una pausa) Quello era un uomo. (stende la mano a Claudio)

CLAUDIO (si scuote ed esita a dar la sua)

CARLO (prontissimo)

No? (lo guarda fissamente con un sorriso amaro)

CLAUDIO (turbato)

Che hai?

CARLO (abbassando la voce)

Penso... che la tua passione per mia moglie è la più gran disgrazia che ci potesse toccare.

CLAUDIO

Carlo!

CARLO

Non negare... è inutile.

CLAUDIO (si lascia andare sul canapè e nasconde la faccia)

CARLO (in piedi, vicino)

Soffri?... Soffri proprio tanto?... Deve essere così, perchè... perchè se così non fosse!... Ti ho conosciuto retto, sincero, incapace di simulare; già, dev’essere così. Oh! poi lo so che si soffre, terribilmente; tanto più quando si è caldi, appassionati, nervosi; quando per temperamento non si sa moderarniente. (con accento di collera) Già, vai nelle impressioni a testa bassa, coi pugni stretti; prendi la vita a passo di carica, tu. (calmandosi) Si soffre tanto, che dopo, — perchè c’è un dopo, sai — dopo pare impossibile di essere usciti vivi dalla burrasca, e, non si ritorna mai quelli di prima... Eh, ma non bisogna immaginarsi che la malattia non abbia rimedio. Tanto più in questo caso. Dal modo con cui sono andate le cose, niente di estremo, fiamma viva, e... quanto più una fiamma è viva tanto meno la dura. Temporale d’estate, cielo nero, tuoni, lampi; e poi di nuovo il sole. Ma diavolo! Lo rivedrai presto, più bello di prima. Presto (con amarezza) prima di me forse, che pure..... (muove alcuni passi per la scena).

CLAUDIO

(scopre il viso e lo guarda con gli occhi smarriti)

CARLO (torna e siede vicino)

Ragioniamo. Trova un disastro paragonabile a quello che avrebbe potuto accadere se... Ti sfido a trovarlo. (rispondendo ad un atto di Claudio) Sì, sì, so quello che vuoi dire: amor puro, niente speranze... Chi può comandarsi di non sperare? È naturale: se ami, speri... Ah! per carità, lasciamo andare. Ti parrà che io abbia cento cose per la testa?...Non ho che mia moglie. Ho sofferto anch’io in questi ultimi tempi. Timori vaghi, apprensioni: tutte assurdità, dicevo; ma sentivo il mistero. Ho per Ida la massima stima, la più illimitata fiducia, ma mi pareva cambiata... Quando penso (si alza) che avrebbe potuto corrisponderti! Alla mia età, quando par d’aver trovato la pace, la felicità, non ci si rinunzia più. Se perdessi mia moglie, in un modo od in un altro, — m’intendi? — penso che ne morrei, ecco. (con forza) Santo Dio, la vita ha doveri, lavori, ambizioni, rimedi! Anche l’amore ha le sue rivincite per voi giovani. Tu lo sei tanto; alla tua età si cade e si risorge, come niente, e poi... e poi si scorda. Ah Claudio! in questo caso il dovere deve passare innanzi all’amore..... Diavolo, no!... Non ti voglio parlare così. C’è rimedio, ma bisogna volerlo... Essere traditi da chi si ama, è un affar serio... è il maggior dolore umano... E poi, e poi, così no, così non si avrebbe più un’ora di pace!

CLAUDIO (con energia, alzandosi)

Partirò, Carlo, ti giuro che partirò!

CARLO

Aah! Ci salvi, sai. Va bene così, lo sapevo. Senti, la colpa non è tutta tua, dovevobadare, pensarci anch’io. Sei giovane, l’acqua va per il suo verso. Ma come è bene che ci siamo spiegati! — Ora viaggerai, tornerai contento, ci rivedremo. Sono convinto che non è necessario che tu vada in capo al mondo e per lungo tempo. Cambiar ambiente, veder paesi nuovi, cose nuove, facce nuove — ti raccomando le facce nuove — E al tuo ritorno: acqua passata non macina più!... Non ho ancor parlato a mia moglie, ma te lo dico in confidenza, è probabile che io mi stabilisca in campagna, non questo ma un altr’anno. La presenza del padrone è frutto del campo, come dice un agricoltore di cinquecent’anni fa; e con ragione. Dunque anche questo sarà per il meglio. Tu in città, noi due qui... No, vado tropp’oltre, tornerai guarito e di questo non ne parleremo mai più. Ecco, restiamo intesi, quando ti vedrò ricomparire, colla mano stesa, così... sarà come se tu lo giurassi. — Va bene così? M’hai inteso? (venendo a lui) E anche ora subito, me la darai la mano, senza esitazione, a fronte alta, così da uomo a uomo?

(Claudio gliela stringe con slancio affettuoso).

CHIARA

Ah! confidenze, tenerezze, congratulazioni?

CARLO (freddo)

Un po’ d’ogni cosa.

TROTA

Abbiamo aspettato...

CARLO

Avevamo un mondo di cose da dirci, con Claudio.

CHIARA

Questa è amicizia! Dir che sono insieme dall’alba.

CLAUDIO

Non lo saremo più per un pezzo.

CHIARA

Oh! che novità?

IGNAZIO

Perchè mai?

CLAUDIO

Si parte...

TROTA

Ah! E dove vai?

CARLO (pronto)

È ancor un segreto.

CLAUDIO

È un progetto che maturavo da tempo, aspettavo occasione e mezzi, ora c’è tutto. Parto domani. Non mi fermerò che un giorno in città, per salutare un amico e veder di deciderlo a venir con me, e poi... via.

TROTA

E l’amico, sarebbe?

CHIARA

Anche questo è un segreto!

CLAUDIO

No. È Laneri.

CHIARA

Eh!... Piero Laneri?.... difficile.

CLAUDIO

Perchè? — È libero, ricco, solo...

CHIARA

Non mi par uomo da viaggi, ecco tutto,

TROTA (avrà dato a Chiara lo scialle, riacceso il lampioncino d’Ignazio)

E allora, buon viaggio!

IGNAZIO

Scriverà eh?... Le daremo un banchetto al ritorno!

TROTA

A quando?

CARLO

Oh presto, speriamo! (Chiara, Trota, Ignazio stringono la mano a Claudio che li accompagna all’uscita).


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