The Project Gutenberg eBook ofAfrica OrrendaThis ebook is for the use of anyone anywhere in the United States and most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included with this ebook or online atwww.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you will have to check the laws of the country where you are located before using this eBook.Title: Africa OrrendaAuthor: Mario RapisardiRelease date: November 26, 2008 [eBook #27334]Language: ItalianCredits: Produced by Carlo Traverso, Emanuela Piasentini and theOnline Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net(This file was produced from images generously madeavailable by The Internet Archive)*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK AFRICA ORRENDA ***
This ebook is for the use of anyone anywhere in the United States and most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included with this ebook or online atwww.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you will have to check the laws of the country where you are located before using this eBook.
Title: Africa OrrendaAuthor: Mario RapisardiRelease date: November 26, 2008 [eBook #27334]Language: ItalianCredits: Produced by Carlo Traverso, Emanuela Piasentini and theOnline Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net(This file was produced from images generously madeavailable by The Internet Archive)
Title: Africa Orrenda
Author: Mario Rapisardi
Author: Mario Rapisardi
Release date: November 26, 2008 [eBook #27334]
Language: Italian
Credits: Produced by Carlo Traverso, Emanuela Piasentini and theOnline Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net(This file was produced from images generously madeavailable by The Internet Archive)
*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK AFRICA ORRENDA ***
VERSIDIMARIO RAPISARDI
Onestà e Lavoro, N.G.
CATANIANICCOLÒ GIANNOTTA,EditoreVia Lincoln, 271-273-275 e Via Manzoni, 77.
1896.
PROPRIETÀ LETTERARIA
Catania—Tip. Lorenzo Rizzo, piazza Spirito Santo, 19-20-21-22.
Decorazione
Giù dai ghermiti scanni,Razza maligna, inetta,Che fra venali inganniPompeggiandoti abjetta,Raccogli infami fruttiDal disonor di tutti!Ah! non bastò di questaPatria incestare il seno?La veneranda testaPremer di giogo osceno?Offrir nudo il maternoFianco al barbaro scherno?Ond'ella, a regnar nata,Con tremulo ginocchioSegue, putta spregiata,Il tenebroso cocchio,Su cui breve fortunaDue manigoldi aduna.Misera, e invan tu speriCon civettar codardoDa regj masnadieriImpetrar tozzo o sguardo:Ahi! con viltà e misfattiOnta e miseria accatti,E stragi. Oh desolatiCampi! Oh cori d'eroiNell'alta ombra gittatiNon da voi, non da voi,Avide di rapineFerrigne orde abissine,Anzi da te, nefandoVecchio, che sol per ciecaLibidin di comandoL'italo onor con biecaMente fidando ai ladri.Le fiche a Italia squadri.Qual dall'immane insultoPregio o vendetta? ArcignaGuata Albione; occultoL'ire fomenta e ghignaIl dèmone sinistro,Che la Sprea move e l'Istro.Dal vigilato covoL'orgoglio ibrido freme,E al cor d'Italia novoTesoro e sangue spreme:D'orbe fidanze graviSalpan ferrate navi.Brillan su la guernitaTolda gl'itali figli,Cui tarda espor la vitaAi perfidi perigli,Che coi predoni a garaLa terra e il ciel prepara.Volate, o generosiFigli, all'infausto lido;Turbate i sanguinosiOzj allo stuolo infido,Che su la strage inultaEbbro di sangue esulta.Vincete. Oh scarsa, incertaVittoria! Ecco, dal gremboDella sabbia desertaStrano improvviso nemboSorge, e in ferina guerraIl vessil nostro atterra.Voi là nel baluardoUltimo accolti, invanoCon ansioso sguardoTentate il mar lontano,Se a voi pochi e mal viviPatrio soccorso arrivi.Ma per l'immensa arsuraDelle voraci areneSolo la Febbre, oscuraLiberatrice, viene;E in voi dall'ignea boccaFunesti aliti scocca.Ahi, nè certezza o spemeD'onore o d'util nostroLenirà l'ore estremeDel sagrificio vostro,Non le cure affannoseDelle imprecanti spose.Ben presso al limitareDella fredda quíete,Sorger fra cielo e mareUn'alta Ombra vedrete,Squallida il seno, indomaAncor che oppressa, Roma:E non per questo, o amatiPetti, pietosa grida,Reggendo a infaticatiStudj con alma fida,Il braccio armaste e il coreDi ferro e di valore!Ardea nelle capaciMenti un'altera idea:Piombar serrati, audaciSu la grifagna rea,Che l'ultima latinaTerra aduggiando inquina.Oh per le Giulie vettePugne! Oh piani fumantiDelle nostre vendette!Oh entusiasmi santiDi dar la vita a pattoDel fraterno riscatto!Popol, cui spada e menteDa servitù redime,Non peregrina genteMercanteggiando opprime;Ma libertà, per cuiVive, fa vita altrui.Cada chi primo in pettoL'obliqua smania accolse,Onde al natio ricettoI vostri animi tolse,E li scagliò in lontanePiagge a conquiste vane!Lui non amor di fama,Non furor d'alte imprese,Ma insidiosa bramaDi rei traffichi accese;Nè l'empia sete or languePer mareggiar di sangue.Ma se ancor nei gentiliPetti la patria spira,Se da computi viliNon è sedotta l'ira,Che in un'ora d'ebbrezzaCatene e scettri spezza;Se non per gioco ho cintaLa mia terza corona,Se la mia gloria estintaNon è tutta, nè suonaObbrobrio il nome mio;Se Roma ancor son io,Troppo alle tue volpineArti, o fatal, durai;Sopra le mie rovineAssai ghignasti, assaiFu il danno e la vergogna:Carnefice, alla gogna!
Giù dai ghermiti scanni,Razza maligna, inetta,Che fra venali inganniPompeggiandoti abjetta,Raccogli infami fruttiDal disonor di tutti!
Ah! non bastò di questaPatria incestare il seno?La veneranda testaPremer di giogo osceno?Offrir nudo il maternoFianco al barbaro scherno?
Ond'ella, a regnar nata,Con tremulo ginocchioSegue, putta spregiata,Il tenebroso cocchio,Su cui breve fortunaDue manigoldi aduna.
Misera, e invan tu speriCon civettar codardoDa regj masnadieriImpetrar tozzo o sguardo:Ahi! con viltà e misfattiOnta e miseria accatti,
E stragi. Oh desolatiCampi! Oh cori d'eroiNell'alta ombra gittatiNon da voi, non da voi,Avide di rapineFerrigne orde abissine,
Anzi da te, nefandoVecchio, che sol per ciecaLibidin di comandoL'italo onor con biecaMente fidando ai ladri.Le fiche a Italia squadri.
Qual dall'immane insultoPregio o vendetta? ArcignaGuata Albione; occultoL'ire fomenta e ghignaIl dèmone sinistro,Che la Sprea move e l'Istro.
Dal vigilato covoL'orgoglio ibrido freme,E al cor d'Italia novoTesoro e sangue spreme:D'orbe fidanze graviSalpan ferrate navi.
Brillan su la guernitaTolda gl'itali figli,Cui tarda espor la vitaAi perfidi perigli,Che coi predoni a garaLa terra e il ciel prepara.
Volate, o generosiFigli, all'infausto lido;Turbate i sanguinosiOzj allo stuolo infido,Che su la strage inultaEbbro di sangue esulta.
Vincete. Oh scarsa, incertaVittoria! Ecco, dal gremboDella sabbia desertaStrano improvviso nemboSorge, e in ferina guerraIl vessil nostro atterra.
Voi là nel baluardoUltimo accolti, invanoCon ansioso sguardoTentate il mar lontano,Se a voi pochi e mal viviPatrio soccorso arrivi.
Ma per l'immensa arsuraDelle voraci areneSolo la Febbre, oscuraLiberatrice, viene;E in voi dall'ignea boccaFunesti aliti scocca.
Ahi, nè certezza o spemeD'onore o d'util nostroLenirà l'ore estremeDel sagrificio vostro,Non le cure affannoseDelle imprecanti spose.
Ben presso al limitareDella fredda quíete,Sorger fra cielo e mareUn'alta Ombra vedrete,Squallida il seno, indomaAncor che oppressa, Roma:
E non per questo, o amatiPetti, pietosa grida,Reggendo a infaticatiStudj con alma fida,Il braccio armaste e il coreDi ferro e di valore!
Ardea nelle capaciMenti un'altera idea:Piombar serrati, audaciSu la grifagna rea,Che l'ultima latinaTerra aduggiando inquina.
Oh per le Giulie vettePugne! Oh piani fumantiDelle nostre vendette!Oh entusiasmi santiDi dar la vita a pattoDel fraterno riscatto!
Popol, cui spada e menteDa servitù redime,Non peregrina genteMercanteggiando opprime;Ma libertà, per cuiVive, fa vita altrui.
Cada chi primo in pettoL'obliqua smania accolse,Onde al natio ricettoI vostri animi tolse,E li scagliò in lontanePiagge a conquiste vane!
Lui non amor di fama,Non furor d'alte imprese,Ma insidiosa bramaDi rei traffichi accese;Nè l'empia sete or languePer mareggiar di sangue.
Ma se ancor nei gentiliPetti la patria spira,Se da computi viliNon è sedotta l'ira,Che in un'ora d'ebbrezzaCatene e scettri spezza;
Se non per gioco ho cintaLa mia terza corona,Se la mia gloria estintaNon è tutta, nè suonaObbrobrio il nome mio;Se Roma ancor son io,
Troppo alle tue volpineArti, o fatal, durai;Sopra le mie rovineAssai ghignasti, assaiFu il danno e la vergogna:Carnefice, alla gogna!
(Genn. '87).
Decorazione
Decorazione
Chi è, disser, costui, che solitario, alteroSul nostro capo il verso empio saetta,E su la gloriosa luce del nostro imperoL'ombra sua getta?Chi è costui, che i tetri sogni sferrando a volo,Come falchi addestrati in noi li avventa;E di amor, di giustizia all'affamato stuoloParlar si attenta?Torbido evocatore di pazze ombre, l'abissoO non vede o non cura a cui cammina:Con l'occhio, acre di febbre, all'orizzonte fisso,Ecco, ei ruina!E noi frattanto in aurea rete impigliamo il biondoAmore e l'affoghiamo entro al bicchiere;Noi ci tiriamo dietro inguinzagliato il mondoCome un levriere.Che importa, se al nostro uscio Lazzaro derelittoFrignando invidj a' nostri cani il pranzo?Avrà, quand'ei non sia ad alcun Fascio ascritto,Pur qualche avanzo.Che ci fa, se a quest'ora al suon della mitragliaNel ribelle Tigrè riddi la morte?Terran le nostre schiere, in qual che sia battaglia,Fronte alla sorte!Pugnate, eroici petti, cadete; ad una voceNoi gridiam «Viva!» e alziam colmo il bicchiere;Le vostre salme avranno la medaglia e la croceDi cavaliere.L'onor della bandiera val bene una tal guerra;Chiedon vendetta i nostri morti; e poiL'ufficio glorioso d'incivilir la terraL'abbiamo noi!Gli Abissini, si sa, son predoni, selvaggi,E con loro bisogna esser maneschi;Trucidar donne, vecchi, fanciulli; arder villaggi...Viva Radetzki!In ogni caso, giova a noi, spiriti fini,Mandar la calda giovinaglia a spasso:La guerra a chi la plètora ha d'odj cittadiniÈ un buon salasso.Urla, profeta nero, i tuoi strambotti audaciAll'egre ciurme ch'aízzando vai:Noi delibiamo intanto con labbra arse da' baciReno e Tokai!
Chi è, disser, costui, che solitario, alteroSul nostro capo il verso empio saetta,E su la gloriosa luce del nostro imperoL'ombra sua getta?
Chi è costui, che i tetri sogni sferrando a volo,Come falchi addestrati in noi li avventa;E di amor, di giustizia all'affamato stuoloParlar si attenta?
Torbido evocatore di pazze ombre, l'abissoO non vede o non cura a cui cammina:Con l'occhio, acre di febbre, all'orizzonte fisso,Ecco, ei ruina!
E noi frattanto in aurea rete impigliamo il biondoAmore e l'affoghiamo entro al bicchiere;Noi ci tiriamo dietro inguinzagliato il mondoCome un levriere.
Che importa, se al nostro uscio Lazzaro derelittoFrignando invidj a' nostri cani il pranzo?Avrà, quand'ei non sia ad alcun Fascio ascritto,Pur qualche avanzo.
Che ci fa, se a quest'ora al suon della mitragliaNel ribelle Tigrè riddi la morte?Terran le nostre schiere, in qual che sia battaglia,Fronte alla sorte!
Pugnate, eroici petti, cadete; ad una voceNoi gridiam «Viva!» e alziam colmo il bicchiere;Le vostre salme avranno la medaglia e la croceDi cavaliere.
L'onor della bandiera val bene una tal guerra;Chiedon vendetta i nostri morti; e poiL'ufficio glorioso d'incivilir la terraL'abbiamo noi!
Gli Abissini, si sa, son predoni, selvaggi,E con loro bisogna esser maneschi;Trucidar donne, vecchi, fanciulli; arder villaggi...Viva Radetzki!
In ogni caso, giova a noi, spiriti fini,Mandar la calda giovinaglia a spasso:La guerra a chi la plètora ha d'odj cittadiniÈ un buon salasso.
Urla, profeta nero, i tuoi strambotti audaciAll'egre ciurme ch'aízzando vai:Noi delibiamo intanto con labbra arse da' baciReno e Tokai!
Decorazione
Non ei però si arresta. La pensierosa facciaTorce da lor, qual da bruttura, altrove,Mormorando con voce ch'è fede, e par minaccia:Eppur si muove!Diritto, nella tragica sera che preme il mondo,Strali e sogni vibrando all'età rea,Passa incontaminato tra 'l bulicame immondo,Non uomo, Idea.Volano a lui dintorno dagli spazj stellatiCorruscanti fantasmi, ignee chimere,Fronti di lauro cinte, petti di palma ornati,Falangi austere.Ah! non hai tu, regina, cui Dante un trono eresseSovra i popoli tutti, a Dio vicino,Tu, nel cui core eterno di tutto il mondo lesseVico il destino;Tu, santa, cui Mazzini invocava in ginocchioNel freddo esilio; tu ch'a' più begli anniSchiacciavi, del Nizzardo sotto al fulmineo cocchio,Sette tiranni;Non hai tu, donna, or ora a turpi sgherri in braccioInebbriati di poter maligno,A chi diceati: «Pensa!» gittato in volto il ghiaccioDel tuo sogghigno?Non hai tu, che d'oltraggio le pure anime cibi,Negato il pane al Giusto, il culto al Vero,Per onorar l'Inganno, per ingrassar gli ScribiDel vitupero?Difeso col tuo nome, del tuo pallio covertoChi fa dell'are tue bisca e bordello?Chi, più che penna o spada, è a maneggiare espertoIl grimaldello?Profuso oro a' bertoni d'Astrea fatta baldracca?Procacciato a Bonturo onor divino?Scolpito in marmi e in bronzi (oh Giusti!) la guarnaccaDi Truffaldino?Non hai tu, barcheggiando su le calde fiumaneDel pianto, druda delle altrui vendette,Scagliato ai derelitti, che ti chiedeano pane,Piombo e manette?Non hai, madre, sofferto ch'a' tuoi sacri captiviFosse un raggio di sole anco vietato?Non hai tu su la fossa dei tuoi martiri viviCancaneggiato?Ed ecco, or nell'ecclissi del tuo giudizio, alataFuria al tuo capo la Giustizia romba;E l'Espiazione, vermiglia aquila irata,Sopra a te piomba!Oh fragor d'improvvisi sdegni e d'immani lutti,Dal ciel, dal mar, dalle cruente arene!Oh suon misterioso di palpitanti flutti:Ecco, ella viene!Sostano a' campi avari, alle officine, intorno,L'opere in minacciosa alta quíete;L'austero Etna nevoso, che si arrubina al giorno,Viene, ripete.Dalle reggie pollute, dai trafficati altariSorgono al casto cielo ululi immensi;Mandano le severe Alpi a' bollenti mariFraterni assensi.O monti, asceti assorti nello splendor del Nume,O flutto uman cui la speranza investe,O dei cieli e dei cuori interminabil lume,Voi mentireste?
Non ei però si arresta. La pensierosa facciaTorce da lor, qual da bruttura, altrove,Mormorando con voce ch'è fede, e par minaccia:Eppur si muove!
Diritto, nella tragica sera che preme il mondo,Strali e sogni vibrando all'età rea,Passa incontaminato tra 'l bulicame immondo,Non uomo, Idea.
Volano a lui dintorno dagli spazj stellatiCorruscanti fantasmi, ignee chimere,Fronti di lauro cinte, petti di palma ornati,Falangi austere.
Ah! non hai tu, regina, cui Dante un trono eresseSovra i popoli tutti, a Dio vicino,Tu, nel cui core eterno di tutto il mondo lesseVico il destino;
Tu, santa, cui Mazzini invocava in ginocchioNel freddo esilio; tu ch'a' più begli anniSchiacciavi, del Nizzardo sotto al fulmineo cocchio,Sette tiranni;
Non hai tu, donna, or ora a turpi sgherri in braccioInebbriati di poter maligno,A chi diceati: «Pensa!» gittato in volto il ghiaccioDel tuo sogghigno?
Non hai tu, che d'oltraggio le pure anime cibi,Negato il pane al Giusto, il culto al Vero,Per onorar l'Inganno, per ingrassar gli ScribiDel vitupero?
Difeso col tuo nome, del tuo pallio covertoChi fa dell'are tue bisca e bordello?Chi, più che penna o spada, è a maneggiare espertoIl grimaldello?
Profuso oro a' bertoni d'Astrea fatta baldracca?Procacciato a Bonturo onor divino?Scolpito in marmi e in bronzi (oh Giusti!) la guarnaccaDi Truffaldino?
Non hai tu, barcheggiando su le calde fiumaneDel pianto, druda delle altrui vendette,Scagliato ai derelitti, che ti chiedeano pane,Piombo e manette?
Non hai, madre, sofferto ch'a' tuoi sacri captiviFosse un raggio di sole anco vietato?Non hai tu su la fossa dei tuoi martiri viviCancaneggiato?
Ed ecco, or nell'ecclissi del tuo giudizio, alataFuria al tuo capo la Giustizia romba;E l'Espiazione, vermiglia aquila irata,Sopra a te piomba!
Oh fragor d'improvvisi sdegni e d'immani lutti,Dal ciel, dal mar, dalle cruente arene!Oh suon misterioso di palpitanti flutti:Ecco, ella viene!
Sostano a' campi avari, alle officine, intorno,L'opere in minacciosa alta quíete;L'austero Etna nevoso, che si arrubina al giorno,Viene, ripete.
Dalle reggie pollute, dai trafficati altariSorgono al casto cielo ululi immensi;Mandano le severe Alpi a' bollenti mariFraterni assensi.
O monti, asceti assorti nello splendor del Nume,O flutto uman cui la speranza investe,O dei cieli e dei cuori interminabil lume,Voi mentireste?
(Genn. '96).
Decorazione
Decorazione
Finchè briaca alla caterva sozza,Che nell'obbrobrio e nel dolor l'atterra,Porge Italia le groppe, ella che mozzaAgli apostoli il grido e i polsi inferra;Finchè il turpe delirio in lei non langueDi rei conquisti e di vendette oscene,E tributo alle nostre esauste veneOsa chiedere ancor d'oro e di sangue;Finchè la Frode, ire affilando e spade,Di mercate lusinghe il vulgo impregna,E all'Abissin, cui la capanna invade,L'infamia nostra e il nostro eccidio insegna;Finchè, tra un baccanal d'anime guerce,La Sconfitta e la Resa in Campidoglio;L'Onore in ceppi, il Vituperio in soglio,Ludibrio il Dritto, la Giustizia merce;Lungi da questo sciagurato suolo,Lungi dall'età rea sorga il poeta:Liriche strofe, liberate il voloA ciel più puro, a regíon più lieta.A che turbar dei bellicosi ladriL'animo pio con misurati pianti?O cari petti giovanili infranti,È troppo che su voi piangan le madri!
Finchè briaca alla caterva sozza,Che nell'obbrobrio e nel dolor l'atterra,Porge Italia le groppe, ella che mozzaAgli apostoli il grido e i polsi inferra;
Finchè il turpe delirio in lei non langueDi rei conquisti e di vendette oscene,E tributo alle nostre esauste veneOsa chiedere ancor d'oro e di sangue;
Finchè la Frode, ire affilando e spade,Di mercate lusinghe il vulgo impregna,E all'Abissin, cui la capanna invade,L'infamia nostra e il nostro eccidio insegna;
Finchè, tra un baccanal d'anime guerce,La Sconfitta e la Resa in Campidoglio;L'Onore in ceppi, il Vituperio in soglio,Ludibrio il Dritto, la Giustizia merce;
Lungi da questo sciagurato suolo,Lungi dall'età rea sorga il poeta:Liriche strofe, liberate il voloA ciel più puro, a regíon più lieta.
A che turbar dei bellicosi ladriL'animo pio con misurati pianti?O cari petti giovanili infranti,È troppo che su voi piangan le madri!
Decorazione
Ove andrem noi? Sangue e miseria intornoE fango. Oh ferrea notteD'Europa! Oh immani lotteDi truffatori! E ancor lontano è il giorno.Gitta la vaticana Idra la squamaFra' mal guardati avelli,E gl'incauti ribelliAffascinando, il nostro esizio trama.La jena di Stambùl, di terror folle,Nel sanguinoso mareGalleggia, ove affogareInvan l'inglese mercator la volle.Ecco, il deforme orso del Volga accampaSul provocato lido,E con geloso stridoPorge alla rea l'insanguinata zampa.Ma la francesca Libertà bastarda,Che, le adipose cuojaDate in custodia al boja,Tutto vende ghignando e tutto infarda,Indarno al Papa ed allo Czar gl'immondiQuarti lambisce abjetta:Giù nell'ampia belletta,Ond'ora ingrassa, è forza pur che affondi.Squassa il Leone castiglian la giuba,E ruggendo si scagliaOve in armi travagliaLa invan contesa Libertà di Cuba.All'auree vene del Trasvallo intantoCalano in tetri giriGli europei vampiri,Che di civile sapíenza han vanto.O Civiltà, se messe altra non dàiChe di sì tristi allori;Se agli aspettanti coriFuor che stragi e miseria offrir non sai;O che le armene piagge, o che la vettaDell'Amba orrida innostri,Co' tuoi bugiardi mostri,Perfida Civiltà, sii maledetta!
Ove andrem noi? Sangue e miseria intornoE fango. Oh ferrea notteD'Europa! Oh immani lotteDi truffatori! E ancor lontano è il giorno.
Gitta la vaticana Idra la squamaFra' mal guardati avelli,E gl'incauti ribelliAffascinando, il nostro esizio trama.
La jena di Stambùl, di terror folle,Nel sanguinoso mareGalleggia, ove affogareInvan l'inglese mercator la volle.
Ecco, il deforme orso del Volga accampaSul provocato lido,E con geloso stridoPorge alla rea l'insanguinata zampa.
Ma la francesca Libertà bastarda,Che, le adipose cuojaDate in custodia al boja,Tutto vende ghignando e tutto infarda,
Indarno al Papa ed allo Czar gl'immondiQuarti lambisce abjetta:Giù nell'ampia belletta,Ond'ora ingrassa, è forza pur che affondi.
Squassa il Leone castiglian la giuba,E ruggendo si scagliaOve in armi travagliaLa invan contesa Libertà di Cuba.
All'auree vene del Trasvallo intantoCalano in tetri giriGli europei vampiri,Che di civile sapíenza han vanto.
O Civiltà, se messe altra non dàiChe di sì tristi allori;Se agli aspettanti coriFuor che stragi e miseria offrir non sai;
O che le armene piagge, o che la vettaDell'Amba orrida innostri,Co' tuoi bugiardi mostri,Perfida Civiltà, sii maledetta!
Decorazione
Oh agreste pace, candidoRegno dei buoni! Come fiamma vivaAgitata dal turbine,Su l'età sfatta il gran Giudizio arriva.E tu prima il beneficoPasso n'udrai, tu dal giaciglio fondoSorgerai prima, o tripliceRoma, cuore d'Italia, amor del mondo.Ecco, ove un tempo il bufaloTorvo sguazzava, e tra paduli mortiSerpean le Febbri, il floridoLavoro avviva di Feronia gli orti.Quanto vigor di giovaniCori, asserviti all'Ignoranza e al Fasto,La burbanzosa IgnaviaGittava all'Ozio e alla Lussuria in pasto;Quanto tesor di valideBraccia, in miserie apriche, in odj bui,Tingea con folli audacieD'innocuo sangue il vituperio altrui;Quanti all'altar cadeanoD'un bronzeo nume in sanguinose gare,O di miseria indociliFuggían maledicendo il patrio mare,Oggi a' nuraghi inospiti.All'ardue Sile, alle insalubri chianeUn salutar diffondonoFiume di redentrici opere umane;Che, propagate in fervidiCommerci, ignari di gelosi insulti,Fan che redento a' secoliL'immenso core della Terra esulti.Stendi l'oblio su l'umileMia fossa, o generosa itala prole;Ma sul tuo capo indomitoL'alta speranza mia splenda col sole!
Oh agreste pace, candidoRegno dei buoni! Come fiamma vivaAgitata dal turbine,Su l'età sfatta il gran Giudizio arriva.
E tu prima il beneficoPasso n'udrai, tu dal giaciglio fondoSorgerai prima, o tripliceRoma, cuore d'Italia, amor del mondo.
Ecco, ove un tempo il bufaloTorvo sguazzava, e tra paduli mortiSerpean le Febbri, il floridoLavoro avviva di Feronia gli orti.
Quanto vigor di giovaniCori, asserviti all'Ignoranza e al Fasto,La burbanzosa IgnaviaGittava all'Ozio e alla Lussuria in pasto;
Quanto tesor di valideBraccia, in miserie apriche, in odj bui,Tingea con folli audacieD'innocuo sangue il vituperio altrui;
Quanti all'altar cadeanoD'un bronzeo nume in sanguinose gare,O di miseria indociliFuggían maledicendo il patrio mare,
Oggi a' nuraghi inospiti.All'ardue Sile, alle insalubri chianeUn salutar diffondonoFiume di redentrici opere umane;
Che, propagate in fervidiCommerci, ignari di gelosi insulti,Fan che redento a' secoliL'immenso core della Terra esulti.
Stendi l'oblio su l'umileMia fossa, o generosa itala prole;Ma sul tuo capo indomitoL'alta speranza mia splenda col sole!
(Marzo '96).
Decorazione
Prezzo di questo opuscolo Cent. 70
OPERE DELLO STESSO AUTOREvendibiliNELLA LIBRERIA EDITRICE DI NICCOLÒ GIANNOTTA
In corso di stampa
Opere, Volume IV-Il Giobbe e le Poesie religiose.