NOTE:

NOTE:1.Che sia ilPessimista?2.E come son curiosi certi critici realisti quando si arrabbiano e danno dell'asino al pubblico italiano, perchè non sempre apprezza e non sempre intende sui teatri nostri le pitture di certi fatti e fenomeni sociali della società parigina, rispondenti a un'ideale dell'arte così vasto da non poter essere inteso fuor della cerchia di Parigi!3.Rivolgersi per informazioni in Milano a S. E. il procurator generale Robecchi, e in Roma a S. E. il ministro Vigliani, lettore assiduo delle miePoesiee autore della nuova teoria deisubjettivio degliobjettivi.4.Opinione22 giugno.5.Popolo Romano21 giugno.6.Gazzetta Livornese(ufficiale) del 15 giugno.7.«LeScene grechesono un dramma bell'e buono.» Yorick, appendice sull'AlcibiadenellaNazione.«Che parlano alcuni di scene che non forman dramma! queste scene sono la vita colle sue lotte, e vita e lotte son dramma.» C. Romussi, appendice sull'AlcibiadenelSecolo.8.Ch'io non abbia avuto gran torto di fare Alcibiade migliore in fondo che non sia di moda nella opinione volgare il ritenerlo; che parecchie delle sue colpe fossero colpe più del tempo e delle circostanze, che non dell'indole; che l'amore della città nativa potesse alla fine in lui più delle vicende e dell'ingiustizia degli uomini lo attestano tre delle pagine più belle della sua vita — Atene salvata a Samo — la gita al campo di Egospotamos — e l'ultima in Persia ove morì; lo attestano, per tacer di Plutarco, le pagine di Platone e quelle di Tucidide, lo storico più severo, più coscienzioso e più imparziale dell'antichità.9.Alc.«... E la turba e le voci via via confusamente si dileguavan lontano, finchè non mi parve più udirne che una sola: ed era la voce di Timone il misantropo che seduto alla riva, raspando la terra, — guardavami fisso come quel giorno che incontratomi per via mi maledì. Ma la sua voce non era più imprecazione: il suo aspetto non era più d'uom che odia: il suo sguardo parea sguardo d'amore.Timone, io venivo gridandogli,ringrazia gli Dei che smentirono i tuoi auguri! Il giovinastro che preconizzasti flagello d'Atene n'è divenuto il salvatore! Timone riconciliati cogli uomini! la virtù e l'espiazione esistono ancora sulla terra, — e la legge della terra è amore.— Ed io correa verso lui le braccia aperte.... ma Timone già era scomparso.... il suo volto s'era mutato nel tuo....» ecc.Alcibiade, Quadro ultimo, scena 2.ª10.Isocrate,Panaten.44.11.Senofonte,Repub. Aten.I.12.Demostene,Adv. Leptinem.13.Demost.Contr. Aristocrat.14.Demost.Contr. Aristocr.—Syntax.15.Demost.Syntax.16.Demost.Contr. Aristocr.17.Plutarco inTemistocle.18.Isocr.De pace. — Demost.Contr. Mid.— id.,Adv. Leptinem. Meursius,Them. Att.I. 8.19.Demost.Philipp.III.20.Eschine,Contr. Timarco—Din. contr. Demostene. — Demost.Contr. Androz.— Siriano,Comm. in Hermog.— Diog. Laerz.SoloneI.21.Plutarco, inSolone.22.Diog. Laert.Solone. — Plutarco,Solone. — Polluce, lib. VIII. 6. — Demost. «in Eubulid.» — Meurs.Them Att.II. 18.23.Plutarco,Solone. — Ermogene,Part. Stat.— Siriano,Comment.— Demostene,C. Neera. — Marco Vittorino inCicer. Rhet.lib. II. — Lisia,Sull'uccisione di Eratostene. — Curio Fortunaziano,Rhet. Schol.lib. I. — Massimo Tirio,Dissert.II. — Sopater,Divis. Quaest.— Meursius,Them. Att.I. 4. 5. Era tra la pena agli adulteri anco la ραφανίδωσις,la pena del rafano. — (Vedi Alcifr.Lett.III. 62). Ma la spiegazione di questa è un po'.... dirò così.... delicata: caro Yorick la lascio a voi.24.Eschin.C. Timarc.25.Aristof.Nubi.26.Vedi Ateneo,Deipnos. XIII. 571.27.Demost.C. Neera.28.«O Solone, tu fosti veramente il benefattore del genere umano: perchè tu per il primo pensasti a una cosa assai vantaggiosa al popolo e alla pubblica salute. Tu considerasti la nostra città piena di giovani dal temperamento bollente e che sarebbero quindi trascorsi ad eccessi punibili. Perciò tu comperasti delle donne e le hai poste in luoghi ove provviste di quanto è a lor necessario, divengono comuni a quanti le bramano. Eccole nude; perchè non ti ingannino, ispeziona ben tutto. La porta è aperta: paga un obolo ed entra: qui non si farà la ritrosa. Qua subito, se vuoi, e nel modo che vuoi.» — Filemone ne'Delfiin Ateneo XIII, 569.29.Οἱ δ' ἐπὶ τῆν τοῦ ἱεροῦ σὶτου ἐκλογὴν αἱρούμενοι — Aten. VI. 235. — Ed era scritto nella legge del re: «Il re avrà cura che si creino i magistrati: e dalle varie borgate sian scelti a norma delle leggi, i parassiti: i quali dai magazzeni di grano della rispettiva classe e tribù scelgano ciascuno un sestiere di orzo, affinchè gli Ateniesi se ne cibino secondo il patrio rito.» E altrove: «Che il sacerdote coi parassiti faccia i sacrificj d'ogni mese. Chi rifiuterà d'essere parassito sarà tradotto ai tribunali.» E altrove, sotto le offerte votive a Pallene: «I magistrati e i parassiti, cinto il capo di corona d'oro offersero questi doni.» — Aten., l. c. — Polluce VI. 7. — Meurs.Them. Att.II. 35.Vede l'egregio critico delDirittoche la origine della parola la so anch'io al par di lui. Soltanto, egli non sa che ai tempi del mio dramma la parola significava un'altra cosa.30.Plutarc.Arist.24. 25. — Tucidid. VI. 76.31.Plutarc.Arist.25.32.Tucidid. I. 99. — Plutarc.Cimone11.33.Tucidid. I. 98 (anno 466 a. E. V.).34.Plutarc.Arist.25. — Diod. Sic XII. 38. 40. — Giustino,Histor.III. 6. — Andocide,Della Pace.— La contribuzione federale annua che gli alleati portavano in Delo era di 460 talenti (circa 2 milioni e mezzo di franchi). E al tempo che il tesoro fu trasportato in Atene, la somma accumulata doveva già ammontare a 2000 talenti (da 11 milioni di franchi): somma per i tempi cospicua.35.Tucidid. I, 19. 114. III, 3. 50. — Plutarco inPericle. — Peyron,Egemonia.36.Plutarco inCimonee inPericle.37.Fenomeno caratteristico di tutte le tirannidi e di tutti i governi moralmente viziati, dalle età più antiche ai nostri dì, è la intrusione della politica nelle sfere della giustizia. E i dicasteri popolani della Eliea funzionanti al tempo di Pericle erano appunto vere assemblee politiche: poichè quello che gli eliasti prestavano, nell'assumere le loro funzioni di giudici, era un effettivogiuramento politico, come lo attesta la formula che ce ne fu conservata da Demostene, —C. Timocr.38.Aristot.Polit.II. 9 3. — Aristof.Nubi, v. 861.39.Plutarc. inPericle.40.Schol. inDemost.Olint. I. — Plutarco, inPericle. — Peyron.La politica e l'amministrazione di Pericle.41.Senofonte, Rep. Athen. III. 8.42.Platone,Gorgia.43.Plutarco,Guerra o pace. 5.44.Plutarco, inPericle, 9.45.Boeckh,Echon. polit. des Athen.III. 19.46.Aristofane,Acarnesi.47.ὥσπερ ἀλαζόνα γυναῖκα. — Plutarco inPericle, 12.48.Plutarco, in Pericle,passim. — Cfr. Tucidide, II. 65.49.Socrate nelGorgiadi Platone: «Tu invitato a nominare abili politici citasti Cimone e Pericle, perchè apprestarono agli Ateniesi quanto bramar potessero le loro cupidigie, e renderono, come suol dirsi, grande la città. Ma non t'avvedi che la grandezza della città procurata da tali politici riuscì ad essere un'enfiatura marciosa, imperocchè empierono la città di porti, di cantieri, di mura, di tributi, senta curarsi della temperanza e della giustizia?»50.Tale la chiamavano i Greci; (Tucid. I. 122, 124) tale la confessavano ingenuamente e senza tanti complimenti gli stessi Ateniesi, Pericle per il primo. «Sappiam benissimo— dichiaravan gli inviati Ateniesi a Sparta —di esserci fatti odiosi e gravosi ai nostri confederati: ma è massima vecchia che il potente tenga il debole in riga.(Tucid. I. 76).Il nostro imperio, dice schietto Pericle agli Ateniesi,ci ha fatto al presente esosi e gravi: ma non possiam più rinunciarvi, senza esporci al pericolo degli odi che esso ci attirò. Il nostro imperio è omai come una tirannide: ma se l'occuparlo è ingiustizia, il rinunziarvi è pericolosissimo.» Tucid. II. 63, 64. E lo stesso demagogo Cleone: «Il vostro imperio sui confederati, o Ateniesi, è una tirannide: voi comandate a gente ritrosa, che vi ubbidisce, per la prepotenza delle vostre forze, non già per affezione.» Tucid. III. 37.E Isocrate nell'Areopagiticasi lamenta a più riprese dell'odioin cui Atene è venuta a tutti i Greci.51.Nei mille talenti che ai tempi di Pericle formavano l'entrata complessiva di Atene, le entrate esterne (cioè il tributo imposto ai confederati greci) figuravano per 600 talenti; e soltanto per gli altri 400 le entrate interne della città. Più tardi, ai tempi di Alcibiade, nell'anno decimo della guerra del Peloponneso, quando le entrate complessive delle città furono di 2000 talenti (11 milioni di franchi circa) il tributo dei confederati ci entrava per 1200. — Tucidid. II. 13. — Plutarco,Aristide, 24. — Eschin.De falsa legat.— Aristof.Vespe, v. 657 — Boeckh, Echon.Polit. des Athen.III. 19.52.Tucid. I. 76. 77.53.Tucidid. II. 64.54.Tucidid. III. 37.55.Tucid. I. 75; II. 63; III. 37.56.456 a. l'E. V.57.454 a. l'E. V.58.Che processava Eschilo, condannava Diagora, bandirà più tardi Alcibiade per aver violato e profanato i misteri; che condannava Protagora per aver dubitato degli Iddii, processava Anassagora per averne negato l'esistenza, farà bere a Prodico la cicuta per aver loro mancato di rispetto: e più tardi per lo stesso motivo farà a Socrate lo stesso scherzo.59.Povera innocentina!60.Appendice di Yorick sull'Alcibiade, nellaNazione, 26 aprile 1874.61.Discorso del re Archidamo, Tucid. I. 82.62.Ambizione che non muore con Pericle, ma che ancora ad Alcibiade sorriderà. Tucid. VI. 91.63.«Generalmente gli animi assai più propendevano per Lacedemone, siccome quelli che promettevano di liberare la Grecia; epperò tutti e privati e città procacciavano a poter loro di sovvenirli col consiglio e coll'opera, cotanta era l'indegnazionecontro agli Ateniesi;chi voleva sottrarsi alla loro signoria, e chi temeva di soggiacervi. Con tal animo e con tali preparativi si movevano alla guerra.» Tucid. II. 8.64.Vedi in Tucid. VIII. 2. le disposizioni e le speranze degli alleati di Atene alla notizia del disastro degli Ateniesi in Sicilia.65.Tucid. VIII. 14. 17. 44. 62. 80. 95.66.Tucidid. VIII. 90.67.Plutarco inPericle, 45. 46. — Tucidid. I. 126. 139.68.Far dipendere la guerra dalle intimazioni spartane per il decreto di Megara, sarebbe come dire che fu, non il Piemonte nè il popolo italiano, ma bensì l'Austria chevollela guerra del 59, perchè fu essa che, allorquando la guerra divenne inevitabile mandò per la prima a Torino, alla vigilia dello scoppio, l'intimazione del disarmo.69.Tucidid. I. 118.70.Tucidid. I. 69-71.71.Tucidid. I. 23. 40. 119. 125. 141; II. 10; III. 16, V. 17. 30. 77. 79.72.Dico alloscoppiar della guerra, perchè è verissimo che, a guerra vinta e finita, l'orgoglio della vittoria porterà anche Sparta a mutar di costume: e in mano di Lisandro e più tardi di Agesilao, la egemonia lacedemone finirà col diventare assoluta e tirannica al par di quella d'Atene.73.Tucidid. I. 87. 119. 125. — Fu tenuta l'assemblea definitiva nell'autunno del 432.74.Tucidid. I. 139. 140.75.Tucidid. II. 63.76.Tucid. I. 76.77.Tucid. I. 75. 76. 77.78.Tucid. I. 77.79.Tucid. I. 77.80.Conciso, esatto e caratteristico è il giudizio che intorno ai principj della guerra peloponnesiaca reca l'insigne storico repubblicano Anelli, nellaPrefazionea Demostene: «Gli Ateniesi che da virtù si levarono in sublime, non seppero poi, per mancanza di sì valido sostegno, mantenere nè modestia, nè moderazione; anzi abusando il potare ad eccessi di comando, a tirannide di leggi e tributi sugli alleati e sui soggetti, destarono a poco a poco sdegni, riluttanze, lamenti, guai, vendette, passioni tutte scoppiate alla fine, nella guerra peloponnesiaca, che sovvertì Atene e riempì la Grecia di lutto, di corruzione, di avvilimento e dispotismo. Così questa guerranon agitata da spirito di libertà e generosa difesa, divenne macello di cittadini, carnificina di fratelli, mercato di servitù, trasse Atene a bassezza e ad obbedienza dell'emula Sparta.»L'Anelli è repubblicano, modello di scrittore onesto e di storico austero: e mi corsero alla mente le sue parole, quando intesi Yorick rivendicare ad Atene in quella iniqua guerra «tutte le simpatie delle anime generose, delle menti elette, e de' cuori temprati all'affetto pel vero e pel giusto.»81.Un nuovo storico, ammiratore di Pericle, il signor Henry Houssaye, autore di una storia recentissima diAlcibiade e della repubblica ateniese, (Paris, Didier, 1874) abbastanza esatta nei fatti, ma piuttosto superficiale nello spirito di indagine e nello studio delle cause, — dopo aver difeso la massima parte degli atti di Pericle e della sua politica e riferite le ultime parole di Pericle morente, è tuttavia costretto a concludere: «En parlant ainsi, l'agonisant ne cherchait-il pas à étouffer ses remords d'avoir pris Athènes des mains de Cimon et d'Aristide puissante et prospère, et de la laisser, malgré l'éclat éphémère qu'il avait fait rayonner sur elle, avec des possessions menacées, un territoire envahi, les habitants décimés par la guerre et la peste? A cet instant suprême, Périclès ne regretta-t-il pas douloureusement d'avoir entraîné les Athéniens à cette guerre, qui allait peut-être tourner à la chute de la cité, à la division des forces de la Hellade, et au futur asservissement de toute la race grecque?»Il signor Houssaye dimentica e non vede il più; dimentica che Pericle lasciava dietro di sè qualcosa di peggio. Aveva raccolto Atene virtuosa, di spiriti gagliardi e generosi, disinteressata, patriottica, e la lasciava avviata a gran passi sulla via dell'egoismo, dell'ingiustizia, dell'effeminatezza e della corruzione.82.Plutarco, in Pericle.83.Plutarco, inPericle.84.Tucid. I. 112.85.Plutarco, inPericle.86.Plutarco, inPericle.87.Su questo proposito l'illustre Müller: «Die Demokratie (in Athen) blühte, so lange grosse Männer durch eine imposante Persönlichkeit sie zu lenken verstanden; sie sank, als,durch schmählichen Lohn angelockt, der gierige und müssige Pöbel sich überall' vordrängte.» K. O. Müller,Die DorierIII. 1.88.Ai dì nostri, non potendo distruggere questo fatto della testimonianza concorde di tutti gli scrittori antichi contro Atene, si è trovato il modo di disfarsene, mettendoli tutti a fascio in quarantena, sotto l'accusa diaristocraticie dipartigiani. E lo spediente ha sedotto anche Yorick. Il vero è, che, quando s'è ben fatta tutta la parte imaginabile alle licenze e alle esagerazioni della commedia, ai voli dell'eloquenza e allo spirito di partito di alcuni degli scrittori — ne resta ancoraassai più del bisognoper poter cavare un criterio storicogiusto ed esattoda quella unanimità schiacciante di deposizioni — da Aristofane a Tucidide, da Platone a Senofonte — fatta più grave dalla onestà degli uni, dalla gravità e dall'autorità degli altri — e quel ch'è più, dalla concordanza dei fatti storici. Quandotuttal'antichità, con tutte le sue voci più autorevoli, depone contro lamoralità politicadell'Atene di Pericle e successori, e ne dà le ragioni, il farne l'apologia è un po' difficile. Sopra Aristofane e i comici in particolare, la cui testimonianza è la più attaccata di tutte, sono notevoli le considerazioni dal Cappellina:«Certo i comici, egli dice, per l'indole stessa dell'arte che professano, sono proclivi all'esagerazione; ma è pur vero che l'attualità de' fatti di cui parlavano e l'importanza de' personaggi che ponevano sulla scena, erano un gran freno che loro impediva di travisare il vero soverchiamente, onde sotto la caricatura e l'esagerazione resta un fondo di verità e una base reale: tanto più che molti de' comici, e specialmente Aristofane, apparteneano alla classe de' liberali conservatori, meno degli altri proclivi agli eccessi, ed avevano un giusto concetto della grandezza dell'arte, nè avrebbero mai voluto deturparla colla calunnia e la palese ingiustizia. Il che tanto più si deve credere, quando le asserzioni del poeta, come avviene delle più importanti di Aristofane, hanno unasicura confermanell'autorità di altri gravissimi scrittori, intesi non alle finzioni della filosofia, ma alla severità della storia, della politica e delle filosofiche discipline.» — Cappellina,Prefaz. ad Aristofane.89.Platone,Gorgia. — Isocr.Areop.— Tucid. III. 38.90.Plutarco,Pericle9, 11.91.Demost.Filipp.III.92.Aristof.Cavalieri,Acarnesi,Vespe, ecc. ecc.93.Demost.Cose del Chersoneso.— Aristof.Cavalieri.94.Demost.Distribuzione del danaro.95.Tucidid. III. 38.96.«I vostri oratori vi inebbriano di tante lodi che ne' parlamenti vi gustano solo le adulazioni e la repubblica lasciate alle sue estreme miserie.» Demost.Cose del Cherson.— Ma già assai prima di Demostene, Aristofane avea scritto la mordacissima pittoresca scena delle adulazioni al vecchioDemotra il cuojajo e il salsicciajo nella commedia iCavalieri. Cfr. la parabasi degliAcarnesi.97.Demost.Filipp.III. — Cfr Isocr.Areopag.98.Isocrate,Della pace.99.Aristof. Tesmof.,Caval.100.Demost.Distribuzione del denaro.101.Schömann,De Comitiis Atheniensium.102.φράτορας τριβόλου, Aristof.Vespe.103.Wieland,Aristippo. I. 6. — Aristofane nellaPacedice agli Ateniesi: «Null'altro fate che risolver liti.» — E «città piena di liti e di accuse» è chiamata Atene da Isocrate, nell'Areopagitica. — In Luciano, Menippo riconosce dal cielo gli Ateniesi perchè occupati a giudicare, ὁ Ἀθηναῖος ἐδικάζετο. Luc.Icaromenippo.104.È il comico ritratto del vecchio eliasta Fitocleone nelle Vespe di Aristofane.105.Platone,Apologia.106.Aristof.Vespe.107.Demost.Filipp.I. — Isocr.Areopag.108.Ulpiano, in Demost.Olint.I.109.Demost.Olint.III.110.Aristotile,Ethic. Nicom.V. 1. Marcellino, Siriano, Sopatro, inHermog.— Problem. Rhetor. XL. — Meursius.Them-Att.I. 9.111.Isocr.Panatenaico.112.Isocrate,Sociale, 16 —Areopag.38.113.Aristof.Rane.114.Vedi in Aristof. nelleNubi, neiCavalieri, nellaPace, ecc., i frequenti frizzi contro Cleonimo, che fuggì in battaglia, gettando lo scudo.115.Nella guerra del Peloponneso, se ne togli il genio militare di prim'ordine di Alcibiade, e qualche abile capitano come Nicia, Demostene, Frinico — l'inferiorità assoluta degli altri duci Ateniesi nella condotta della guerra, di fronte alla valentia dei generali Spartani come Lisandro, Brasida, Archidamo, Agide, Gilippo, Assioco, Mindaro, Callicratida, ecc., rivelossi evidente.116.Paolo Ferrari, nella sua splendida risposta a Ferdinando Martini,Sulla morale in teatro. —Rivista Italianadi Milano (fascicolo di luglio).117.Isocr.Areopag.118.Aristof.Tesmoforie. — In fatto, la donna di famiglia non compare quasi affatto nel quadro che gli scrittori antichi ci presentano dell'Atene di questa età. Platone, Senofonte, Alcifrone, i comici non ci parlano di donne che non siano cortigiane. In Aristofane quando non sono cortigiane in iscena, son donne che delle cortigiane usurpano i modi, il parlare, le scostumate licenze.119.Gli anacronismi, caro Yorick, son come le ciliege: uno tira l'altro. Al tempo della battaglia di Salamina badate che il primato era di Sparta, e appunto per questo fu Sparta che a Salamina comandò: gli Ateniesi non diventano egemoni che 3 anni dopo, pel trattato di Bisanzio. Quanto al primato delle lettere e delle arti, anche questo, fusolo parecchi anni dopo, sotto Pericle, che Atene lo conquistò. — Nei tempi precedenti, il genio jonico non si era manifestato che tra le colonie dell'Asia, ed ivi, dopo le splendide epopee del ciclo omerico, era venuto quasi spegnendosi, come esaurito dalla sua stessa precoce fecondità; nè prima d'allora, nè poi, fino a Pericle, sul suolo della madre patria, produsse nulla che potesse reggere il confronto colle mirabili creazioni del genio eolico e dorico.EoliiEsiodo, Terpandro, Arione, Saffo, Corinna, Erinna, Alceo; Dorici Alcmano, Stesicoro, Teognide, Pindaro;Jonici, è vero, Anacreonte, Archiloco, Simonide, ma di Teo, e di Paro e di Ceo. Ed è a Sparta fra i Dori che Archiloco fiorisce; è a Sparta che fioriscono Taleta, Ferecide, Anassimandro: Tirteo stesso, il solo nome che Atene potesse rivendicare in quella età, appartiene anch'esso ai Dori; perchè sebbene ateniese (lo Hölbe ed il prof. Lami si permettono di negare anche questo) tra i Dori visse, e in dialetto dorico poetò. Egualmente nell'architettura, gli stati dorici di Sicione, di Egina, di Corinto, contendono agli jonici il vanto. E precisamentefino alle guerre persiane, come osservano bene il Müller e il Bulwer, non è già Atene, ma la ruvida Sparta che occupa per fama ilprimatofra i Greci, come cultrice delle arti, e degli studj severi e geniali: ed è Sparta il punto di convegno dei poeti più illustri, dei musici e dei filosofi di quell'età. — Il genio d'Atene frattanto raccoglievasi in sè stesso, aspettando la sua ora.120.Meursius,Themis att., l. c.121.Appendice citata di Yorick.122.«La democrazia d'Atene, così calunniata e vilipesa, seppe combattere Sparta e il gran re, senza scannare nelle prigioni le fanciulle e i vecchi sospetti d'incivismo, e senza opporre al terrore dell'invasione straniera il terrore della mannaja patriottica.» Yorick, appendice citata.123.Vinti quei di Mitilene, gli Ateniesi per consiglio di Cleone, decisero di passarli tutti a fil di spada come poi fecero dei Melii. Persuasi poi da Eucrate, contromandarono l'ordine e si contentarono di accoppare tutti quelli ch'eran stati mandati prigioni in Atene «poco più di mille!» — Tucid. II. 50. — E questo passò nella storia come esempio proverbiale di clemenza!124.Tucid. V. 32. 116.125.«L'areopago, vigile custode delle leggi e difensore della costituzione dello Stato, teneva gli occhi aperti sulla condotta pubblica e privata di chi metteva le mani nelle faccende del paese.» Yorick, appendice citata.126.Isocrate lo attesta categoricamente; vedi l'Areopagitica.127.Plutarco inPericle.128.Tucid. VI. 43.129.Peyron,Polit. e amministr. di Pericle, 9. — Isocr.Sociale. 16.Areopag.38.130.Appendice del signor D'Arcais nell'Opinionedel 23 giugno.131.«Pinxit — Parrhasius — et Demon Atheniensium argumento quoque ingenioso; volebat namque varium, iracundum, injustum, incostantem, eundem exorabilem, clementem, misericordem excelsum, gloriosum, humilem, ferocem, fugacem, et omnia pariter ostendere» — Plinio.Hist. Nat.lib. XXXV. c. 10.132.Nelle parole di Socrate nell'atto primo, intese a preparare le scene dell'atto secondo, cercai riassumere appunto questo concetto storico del dramma:«Socr.Guarda alla repubblica cadente, da che le virtù della repubblica se ne andarono! Guarda le discordie de' cittadini, le leggi scadute da che Pericle governò; i rotti e molli costumi che generano l'ignavia nelle tende e sulle navi; l'ingordigia de' salarj, le industrie rovinate dalle ciancie del foro e della Eliea, dai mercenarj e dalle feste; le campagne desolate dall'asta Spartana. Tu che agogni ad essere eroe, comincia ad essere cittadino! Tu che vuoi vincere il mondo, comincia a vincere te stesso.»133.Ecco ilcorpo del reatosorpreso indosso al signor marchese, cioè il suo giudizio critico copiato dall'appendice di Yorick:«Yorick a Firenze hadimostratoche il signor Cavallotti nell'Alcibiadeaveva calunniato la repubblica. E tale è veramente l'impressione che si riceve da questo lavoro, il quale pare a prima giunta una sfuriata del Cavallotti contro i suoi amici politici dell'antica Grecia. Per questa volta spetta ai giornali monarchici il mostrarsi più repubblicani dell'onor. deputato di Corteolona. E invero nè la grandezza dell'antica Grecia sispiegherebbe, nè in ispecie quella di Atene, e il potente impulso da esse recato alla civiltà di que' tempi, se lescene grechedi cui fummo spettatori fossero lo specchio fedele di quella società che a traverso i secoli risplende ancora di tanta luce.Bisogna cercare la società greca altrove che nei parassiti nelle cortigiane, e nei vaniloqui dei politicastri.Questo valga adimostrare(!) che il signor Cavallotti, il quale aveva un vastissimo soggetto per le mani, non ne ha visto e riprodotto che un aspetto solo, eil meno importante.»Tanti periodi — tante.... facezie storiche!134.Nel dramma completo per le stampe, vi sono anche questi.135.Così, per es. il signor Garofalo nell'appendice dell'Unità Nazionale3 giugno 1874: «L'imagine ridente di Atene che il chiarissimoYoricksi è formata (e che — aggiungo io — il chiarissimo D'Arcais ha copiata) è combattuta dai fatti, consacrati in quelle storie a cui egli nega una piena fede. — In quanto a storia sono col Cavallotti e credo che la sua descrizione della società ateniese sia giusta e vera. Facendo un dramma storico egli ha seguito la storia, e di essa ha nudrita la sua imaginazione. E chi abbia letto Tucidide o Senofonte non dirà ch'egli abbia caricato le tinte, mostrandoci gli intrighi delle elezioni, la facilità della seduzione collo sfoggio dello spirito, dell'ingegno e anche della bizzarria, la corruzione dei parassiti, ecc.»136.Per dare una semplice idea dellaserietà criticadel signor marchese, cito un saggio delle sue parole:«Il signor Cavallotti col furto di una torta fa la critica delle istituzioni di un popolo. Allo stesso modo che gli Ateniesi del signor Cavallotti non ci spiegherebbero la grandezza d'Atene, così pure i suoi Spartani torrebbero fede alla fortuna di Sparta. A questi giudizi leggieri ed ingiusti è pur forza contrapporre una protesta.»Chi legge queste parole senza conoscere il dramma, non potendo supporre che il signor D'Arcais lavori di fantasia, crederà che io abbia messo in iscena una quantità di Spartani tutti ladri e furfanti. Ebbene di Spartani nell'atto di Sparta non ce ne sono chetresoli: e di questi tre,duesono appunto introdotti a rappresentare la virtù del carattere spartano, e adar ragione della fortuna di Sparta: l'eforo Endio nella austerità dell'amor proprio nazionale e nel senso severo del retto che gli fa disprezzare il tradimento di Alcibiade; il soldato Brasida nella semplicità dell'eroismo disinteressato, nel culto magnanimo del dovere, nello affetto alla patria e alla famiglia: tutti e due nella sobrietà laconica delle parole annunziante la fortezza dell'opere.E il signor marchese D'Arcais protesta in nome di Sparta, accusandomi di calunnia e parla — lui!!! — dileggerezzaeingiustiziadi giudizj!!137.Dei tre marmi d'Alcibiade nel Vaticano — che son tra le pochissime effigie a noi pervenute del grande Ateniese — uno, (corr. Chiaramonti, N. 44) è stato riprodotto dall'Houssaye nella suaHistoire d'Alcibiade; l'altro, (Sala delle Muse, N. 510) dall'Ennio Quirino Visconti (Icon. Gr.I. tav. XVI. 1 e 2.) Il primo rappresenta Alcibiade giovane sui 25 anni; ha barba appena nascente e baffi; l'altro, che fu scavato sul monte Celio, è Alcibiade adulto; il profilo è meno bello, la barba corta, arricciata, e i baffi più grossi. Il Visconti lo ritiene una copia del busto che l'imperatore Adriano fece porre a Melissa in Frigia sulla tomba di Alcibiade. Il terzo marmo, ch'è una statua intera, e il busto del Campidoglio somigliano agli altri due.L'Ennio Quirino Visconti reca alla tav. XVI n.º 3, un'altra testa di Alcibiade, copiata da una pietra antica del gabinetto di Fulvio Orsino, riprodotta da Faber: è Alcibiade giovane e bello: baffi staccati dalla barba nascente, cappelli arricciati. — Una sesta effigie infine si trova nel Museo di Napoli: è Alcibiade adulto; baffi e barba cresciuta: e questa almeno avrebbe dovuto conoscerla quel sapiente critico napoletano di un foglio milanese, che anche lui si era fitto in mente di voler far radere i baffi ad Alcibiade!138.Giovanni Emanuel, — splendida natura di artista, a cui l'autore dell'Alcibiadedeve assai — ha rappresentato anche questo quadro al Corea di Roma.139.Non parlo dell'Alcibiade che s'inginocchia, perchè questa è una fantasia dei critici sullodati, alla quale l'autore non ha mai pensato.140.Dico questo perchè la citazione mi par sospetta, e avverto a ogni buon conto il critico delCorriere di Milano— il quale non par forte nè in grammatica greca, nè in nomi greci — che il suo eroe non si chiamavaAjace Oileo, in quella guisa che Achille non si chiamavaAchille Peleo: Oileo era il nome del padre: e il figlio Ajace di Oileo ossia Oiliade, (Ὀιλιάδης) anche lui, come il Peliade Achille, di gamba buona: Ὀιλῆος ταχὺς Αἴας. — A pedante, pedante e mezzo.141.InLisandroe inAlcibiade. Cfr. Cornelio Nipote.142.Vedi la nota a pag. 22.143.«Subtiles,acuti,breves» chiama Cicerone, come oratori, Pericle, Alcibiade, e Tucidide, per distinguerne la eloquenza da quella più copiosa e prolissa di Crizia, Teramene e Lisia;De Orat.II. 22. Altrove egli pone insieme Alcibiade con Crizia e Teramene, e chiama questi tre «crebri sententiis, compressione rerum breves et ob eam caussam interdum subobscuri.» Cic.Brutus, 7.144.Vedi sopra la nota a pag. 31.145.Athen.D. ipnos.VI. 239 d.146.Che nel dramma completo si sviluppa e procede per un numero anche maggiore di gradazioni.147.Taluno fra essi, come il critico egregio del giornale ufficiale laProvinciadi Pisa, notò per lo appunto una per una tutte le gradazioni successive del carattere di Cimoto.148.Etéree noneterie, come veggo che da moltissimi, anche de' miei critici, erroneamente si scrive: poichè ἑταίρα è il nome greco equivalente diamica. L'eteria (ἑταιρία, ἑταιρεία), avverto i critici, vuol dire invece tutt'altra cosa, e puzza di politica: poichè con questo nome si chiamavano ad Atene quelle che noi oggi chiamiamo — Domine ajutami — .... leconsorterie.149.Corriere di Trieste, marzo 1874.150.Antifane, presso Aten. XIII. 572.151.Aristen.Lett.I. 12.152.Aristen.Lett.I. 14.153.GazzettaufficialeFerrareseeCorriere di Milano.154.«Tu Atte mi seiin ogni giorno più odïosa......... Ma non farne grave conto.Benchè odiosa eserciti dominioSulla mia volontà.»Cossa,Nerone, Atto II.155.Unità Nazionaledi Napoli.156.Gazzetta Ufficiale di Sassari, appendice del signor Delogu. —Arte e Scienzadi Roma, del mio amico Tito Zanardelli.157.Aproposito dell'Alcibiadedi F. Cavallotti, saggio critico di Roberto M. Stuart, corrispondente da Roma delDaily-News. Pubblicato in Roma coi tipi dell'Italie. Lire una.158.Vedi il succitato opuscolo, pag. 15-pag. 18.159.O perchè mo, a differenza degli altri, proprio soltanto per il Becker, che è un tedesco, la mi mette il genitivo in inglese! Per far credere forse che iBilder des Griechischen Privatlebens von W. A. Beckercolle appendici di Hermann, siano opera di un inglese? O perchè avendone solo sentito parlare, senza averlo letto, Ella stessa lo crede davvero un libro inglese?160.Una trireme — ch'era la nave da guerra greca — di solito contava, giusta i computi del Boeckh,duecentouomini: e cioè 10 soldati di fanteria di marina (ἐπιβάται), 40 soldati di fanteria greve (opliti): gli altri 150 fra i rematori dei tre ordini (traniti, zigiti, talamj) e marinai e ufficiali addetti al servizio della nave.161.Καὶ εἰ αὖ σοι εἴποι ὃ αὐτὸς οὗτος θεὸς, ὅτι Αὐτοῦ σε δεῖ δυναστεύειν ἐν τῇ Εὐρώπῃ, διαβῆναι δ' εἰς τὴν Ἀσίαν οὐκ ἐξέσται σοι, οὐδ' ἐπιθέσθαι τοῖς ἐκεῖ πράγμασιν — οὐκ ἂν αὖ μοι δοκεῖς ἐθέλειν οὐδ' ἐπὶ τούτοις μόνοις ζῆν, εἰ μὴ ἐμπλήσεις τοῦ σοῦ ὀνόματος καὶ τῆς σῆς δυνάμεως πάντας ἀνθρώπους. — Platone. Primo Alcib. II.162.Anche il dottissimo Müller, per il quale laRepubblica di Lacedemoneforma, autorità, chiama Senofonte «der beste Kenner dorischer Sitten». — Dorier, II. 291.163.«Al fine di questa guerra(del Peloponneso)Lacedemone conta un po' più di quattrocento anni dacchèsi reggecogli stessi ordini politici» Tucid. I. 18. — Tucidide scriveva queste linee dopo il suo ritorno dall'esilio in Atene, epoca in cui pubblicò la prima parte della sua storia, e cioè intorno al 403 av. l'E. V., circa un dieci anni dopo l'epoca assegnata alla mia scena di Sparta! — Cfr. Lisia,Olimpico, 7.164.Plutarco,Licurgo, 4.165.Liv. 33. 34.166.Cic.Pro Flacco, 26.167.Macchiavelli,DiscorsiI. 2.168.«Sparta's Gesetzordnung als die wahrhaft Dorische angesehen, und deren Ursprung mit dem des Volkes überhaupt für identisch gehalten wurde». — C. O. Müller,Dorier, II. 11. Perciò Ellanico, il più antico degli scrittori delle cose di Sparta, potè attribuire, senza anacronismo, ai primissimi due re di Sparta, del tempo del ritorno degli Eraclidi (80 anni dopo l'assedio di Troja)tutte quantele leggi che furono poi note sotto il nome di leggi di Licurgo, vissuto secoli dopo. Questo punto critico storico fu del resto diffusamente trattato col solito acume dal Müller nella sua classica opera, e in parte adombrato dal Peyron, nella monografia sullaPolitica di Licurgo.169.Vedi Plutarco,Solone. — Senof.Repub. Ateniese. — E le opere speciali di Hüllmann, e di Schömann sulla Costituzione di Atene.170.Vedi Plutarco e Diogene Laerzio inSolone.171.Senof.Memorab.III. 7.172.Plat.,Protagora, X.173.Il signor professore Z. ha confuso evidentemente — confusione inesplicabile in un professore — i costumi jonici con quelli dorici, e le leggi ateniesi con quelle spartane. È a Sparta difatti che per la necessità dell'organizzazione militare, su cui poggiava l'esistenza stessa della repubblica, troviamo — all'opposto di Atene — vietate ai cittadini le arti meccaniche: «tutto quel ch'era d'arte meccanica volevano i Lacedemoni si esercitasse non per le mani de' cittadini, ma de' servi» Plutarco, Apoft. Lac. — Però il signor Z., se non aveva letto nè Senofonte nè Platone, avrebbe almeno dovuto conoscere quell'episodio narrato da Plutarco che caratterizza così nettamente la diversità delle due legislazioni ateniese e spartana a questo riguardo. Essendosi un Lacedemone (certo Eronda) trovato ad Atene in un giorno di seduta dell'Eliea, ed avendo sentito che un cittadino perchè non esercitava nessun mestiere nè arte manuale e viveva inozio, era stato dai giudici condannato (intende signor Z.?), e se ne ritornava dalla condanna tutto addolorato, mesti anche gli amici che lo accompagnavano — egli pregò gli astanti che gli mostrassero quest'uomo «ch'era stato condannato per aver vissuto nobilmente da uomo libero.» — Plutarco, inLicurgoe negliApoftemmi. — E son molti anche nei tempi nostri che intendono a questo modo la libertà!174.App. dell'Unità Nazionale, 3 giugno 1874.175.App. dell'ufficialeGazzetta Livornese, 15 giugno 1874.176.Habent autem (Thraces) multa nomina singularum regionum singula, moribus tamen ac opinionibus consimilibus imbuti, praeter Getas et Trausos et qui supra Crestonas incolunt. — J. Boemus Aubanus,Mores, leges omnium gentium, lib. III.177.J. Boem. Aub.Ibid.178.«Bene, o Timocle, mi fai ricordare delle diverse credenze dei popoli; v'è una confusione grande ed ogni gente ha sua credenza e culto. Gli Sciti adorano la Scimitarra, iTraci Zamolchi, un fuggitivo di Samo che si riparò fra di essi, i Frigi la luna, gli Etiopi il giorno, gli Assirj una colomba, ecc.» — Luciano,Giove tragedo.179.R. Ghirlanda, nellaScenadi Venezia e nella ufficialeGazzetta Ferrarese.180.A proposito di eccezioni, per quel che personalmente mi concerne, mancherei a un debito di giustizia se non ricordassi tra coloro che scrissero con dottrina e competenza di studj e acume artistico sul dramma mio, con più o meno severità o con più o meno indulgenza,: il cav. Augusto Franchetti dell'Antologia Italiana, l'avv. Forlani, direttore dellaGazzetta di Triestee autore di un bel lavoro sullaLegislazione attica, Felice Uda nellaLombardia, Carlo Romussi nelSecolo, Carlo Angelini nell'Indicatoredi Livorno, il signor Augusto Boccardi nell'Artedi Trieste, il prof. Lazzarini nellaProvinciadi Udine e qualch'altro egregio di cui mi sfugge con dispiacere il nome.

1.Che sia ilPessimista?

1.Che sia ilPessimista?

2.E come son curiosi certi critici realisti quando si arrabbiano e danno dell'asino al pubblico italiano, perchè non sempre apprezza e non sempre intende sui teatri nostri le pitture di certi fatti e fenomeni sociali della società parigina, rispondenti a un'ideale dell'arte così vasto da non poter essere inteso fuor della cerchia di Parigi!

2.E come son curiosi certi critici realisti quando si arrabbiano e danno dell'asino al pubblico italiano, perchè non sempre apprezza e non sempre intende sui teatri nostri le pitture di certi fatti e fenomeni sociali della società parigina, rispondenti a un'ideale dell'arte così vasto da non poter essere inteso fuor della cerchia di Parigi!

3.Rivolgersi per informazioni in Milano a S. E. il procurator generale Robecchi, e in Roma a S. E. il ministro Vigliani, lettore assiduo delle miePoesiee autore della nuova teoria deisubjettivio degliobjettivi.

3.Rivolgersi per informazioni in Milano a S. E. il procurator generale Robecchi, e in Roma a S. E. il ministro Vigliani, lettore assiduo delle miePoesiee autore della nuova teoria deisubjettivio degliobjettivi.

4.Opinione22 giugno.

4.Opinione22 giugno.

5.Popolo Romano21 giugno.

5.Popolo Romano21 giugno.

6.Gazzetta Livornese(ufficiale) del 15 giugno.

6.Gazzetta Livornese(ufficiale) del 15 giugno.

7.«LeScene grechesono un dramma bell'e buono.» Yorick, appendice sull'AlcibiadenellaNazione.«Che parlano alcuni di scene che non forman dramma! queste scene sono la vita colle sue lotte, e vita e lotte son dramma.» C. Romussi, appendice sull'AlcibiadenelSecolo.

7.«LeScene grechesono un dramma bell'e buono.» Yorick, appendice sull'AlcibiadenellaNazione.

«Che parlano alcuni di scene che non forman dramma! queste scene sono la vita colle sue lotte, e vita e lotte son dramma.» C. Romussi, appendice sull'AlcibiadenelSecolo.

8.Ch'io non abbia avuto gran torto di fare Alcibiade migliore in fondo che non sia di moda nella opinione volgare il ritenerlo; che parecchie delle sue colpe fossero colpe più del tempo e delle circostanze, che non dell'indole; che l'amore della città nativa potesse alla fine in lui più delle vicende e dell'ingiustizia degli uomini lo attestano tre delle pagine più belle della sua vita — Atene salvata a Samo — la gita al campo di Egospotamos — e l'ultima in Persia ove morì; lo attestano, per tacer di Plutarco, le pagine di Platone e quelle di Tucidide, lo storico più severo, più coscienzioso e più imparziale dell'antichità.

8.Ch'io non abbia avuto gran torto di fare Alcibiade migliore in fondo che non sia di moda nella opinione volgare il ritenerlo; che parecchie delle sue colpe fossero colpe più del tempo e delle circostanze, che non dell'indole; che l'amore della città nativa potesse alla fine in lui più delle vicende e dell'ingiustizia degli uomini lo attestano tre delle pagine più belle della sua vita — Atene salvata a Samo — la gita al campo di Egospotamos — e l'ultima in Persia ove morì; lo attestano, per tacer di Plutarco, le pagine di Platone e quelle di Tucidide, lo storico più severo, più coscienzioso e più imparziale dell'antichità.

9.Alc.«... E la turba e le voci via via confusamente si dileguavan lontano, finchè non mi parve più udirne che una sola: ed era la voce di Timone il misantropo che seduto alla riva, raspando la terra, — guardavami fisso come quel giorno che incontratomi per via mi maledì. Ma la sua voce non era più imprecazione: il suo aspetto non era più d'uom che odia: il suo sguardo parea sguardo d'amore.Timone, io venivo gridandogli,ringrazia gli Dei che smentirono i tuoi auguri! Il giovinastro che preconizzasti flagello d'Atene n'è divenuto il salvatore! Timone riconciliati cogli uomini! la virtù e l'espiazione esistono ancora sulla terra, — e la legge della terra è amore.— Ed io correa verso lui le braccia aperte.... ma Timone già era scomparso.... il suo volto s'era mutato nel tuo....» ecc.Alcibiade, Quadro ultimo, scena 2.ª

9.Alc.«... E la turba e le voci via via confusamente si dileguavan lontano, finchè non mi parve più udirne che una sola: ed era la voce di Timone il misantropo che seduto alla riva, raspando la terra, — guardavami fisso come quel giorno che incontratomi per via mi maledì. Ma la sua voce non era più imprecazione: il suo aspetto non era più d'uom che odia: il suo sguardo parea sguardo d'amore.Timone, io venivo gridandogli,ringrazia gli Dei che smentirono i tuoi auguri! Il giovinastro che preconizzasti flagello d'Atene n'è divenuto il salvatore! Timone riconciliati cogli uomini! la virtù e l'espiazione esistono ancora sulla terra, — e la legge della terra è amore.— Ed io correa verso lui le braccia aperte.... ma Timone già era scomparso.... il suo volto s'era mutato nel tuo....» ecc.Alcibiade, Quadro ultimo, scena 2.ª

10.Isocrate,Panaten.44.

10.Isocrate,Panaten.44.

11.Senofonte,Repub. Aten.I.

11.Senofonte,Repub. Aten.I.

12.Demostene,Adv. Leptinem.

12.Demostene,Adv. Leptinem.

13.Demost.Contr. Aristocrat.

13.Demost.Contr. Aristocrat.

14.Demost.Contr. Aristocr.—Syntax.

14.Demost.Contr. Aristocr.—Syntax.

15.Demost.Syntax.

15.Demost.Syntax.

16.Demost.Contr. Aristocr.

16.Demost.Contr. Aristocr.

17.Plutarco inTemistocle.

17.Plutarco inTemistocle.

18.Isocr.De pace. — Demost.Contr. Mid.— id.,Adv. Leptinem. Meursius,Them. Att.I. 8.

18.Isocr.De pace. — Demost.Contr. Mid.— id.,Adv. Leptinem. Meursius,Them. Att.I. 8.

19.Demost.Philipp.III.

19.Demost.Philipp.III.

20.Eschine,Contr. Timarco—Din. contr. Demostene. — Demost.Contr. Androz.— Siriano,Comm. in Hermog.— Diog. Laerz.SoloneI.

20.Eschine,Contr. Timarco—Din. contr. Demostene. — Demost.Contr. Androz.— Siriano,Comm. in Hermog.— Diog. Laerz.SoloneI.

21.Plutarco, inSolone.

21.Plutarco, inSolone.

22.Diog. Laert.Solone. — Plutarco,Solone. — Polluce, lib. VIII. 6. — Demost. «in Eubulid.» — Meurs.Them Att.II. 18.

22.Diog. Laert.Solone. — Plutarco,Solone. — Polluce, lib. VIII. 6. — Demost. «in Eubulid.» — Meurs.Them Att.II. 18.

23.Plutarco,Solone. — Ermogene,Part. Stat.— Siriano,Comment.— Demostene,C. Neera. — Marco Vittorino inCicer. Rhet.lib. II. — Lisia,Sull'uccisione di Eratostene. — Curio Fortunaziano,Rhet. Schol.lib. I. — Massimo Tirio,Dissert.II. — Sopater,Divis. Quaest.— Meursius,Them. Att.I. 4. 5. Era tra la pena agli adulteri anco la ραφανίδωσις,la pena del rafano. — (Vedi Alcifr.Lett.III. 62). Ma la spiegazione di questa è un po'.... dirò così.... delicata: caro Yorick la lascio a voi.

23.Plutarco,Solone. — Ermogene,Part. Stat.— Siriano,Comment.— Demostene,C. Neera. — Marco Vittorino inCicer. Rhet.lib. II. — Lisia,Sull'uccisione di Eratostene. — Curio Fortunaziano,Rhet. Schol.lib. I. — Massimo Tirio,Dissert.II. — Sopater,Divis. Quaest.— Meursius,Them. Att.I. 4. 5. Era tra la pena agli adulteri anco la ραφανίδωσις,la pena del rafano. — (Vedi Alcifr.Lett.III. 62). Ma la spiegazione di questa è un po'.... dirò così.... delicata: caro Yorick la lascio a voi.

24.Eschin.C. Timarc.

24.Eschin.C. Timarc.

25.Aristof.Nubi.

25.Aristof.Nubi.

26.Vedi Ateneo,Deipnos. XIII. 571.

26.Vedi Ateneo,Deipnos. XIII. 571.

27.Demost.C. Neera.

27.Demost.C. Neera.

28.«O Solone, tu fosti veramente il benefattore del genere umano: perchè tu per il primo pensasti a una cosa assai vantaggiosa al popolo e alla pubblica salute. Tu considerasti la nostra città piena di giovani dal temperamento bollente e che sarebbero quindi trascorsi ad eccessi punibili. Perciò tu comperasti delle donne e le hai poste in luoghi ove provviste di quanto è a lor necessario, divengono comuni a quanti le bramano. Eccole nude; perchè non ti ingannino, ispeziona ben tutto. La porta è aperta: paga un obolo ed entra: qui non si farà la ritrosa. Qua subito, se vuoi, e nel modo che vuoi.» — Filemone ne'Delfiin Ateneo XIII, 569.

28.«O Solone, tu fosti veramente il benefattore del genere umano: perchè tu per il primo pensasti a una cosa assai vantaggiosa al popolo e alla pubblica salute. Tu considerasti la nostra città piena di giovani dal temperamento bollente e che sarebbero quindi trascorsi ad eccessi punibili. Perciò tu comperasti delle donne e le hai poste in luoghi ove provviste di quanto è a lor necessario, divengono comuni a quanti le bramano. Eccole nude; perchè non ti ingannino, ispeziona ben tutto. La porta è aperta: paga un obolo ed entra: qui non si farà la ritrosa. Qua subito, se vuoi, e nel modo che vuoi.» — Filemone ne'Delfiin Ateneo XIII, 569.

29.Οἱ δ' ἐπὶ τῆν τοῦ ἱεροῦ σὶτου ἐκλογὴν αἱρούμενοι — Aten. VI. 235. — Ed era scritto nella legge del re: «Il re avrà cura che si creino i magistrati: e dalle varie borgate sian scelti a norma delle leggi, i parassiti: i quali dai magazzeni di grano della rispettiva classe e tribù scelgano ciascuno un sestiere di orzo, affinchè gli Ateniesi se ne cibino secondo il patrio rito.» E altrove: «Che il sacerdote coi parassiti faccia i sacrificj d'ogni mese. Chi rifiuterà d'essere parassito sarà tradotto ai tribunali.» E altrove, sotto le offerte votive a Pallene: «I magistrati e i parassiti, cinto il capo di corona d'oro offersero questi doni.» — Aten., l. c. — Polluce VI. 7. — Meurs.Them. Att.II. 35.Vede l'egregio critico delDirittoche la origine della parola la so anch'io al par di lui. Soltanto, egli non sa che ai tempi del mio dramma la parola significava un'altra cosa.

29.Οἱ δ' ἐπὶ τῆν τοῦ ἱεροῦ σὶτου ἐκλογὴν αἱρούμενοι — Aten. VI. 235. — Ed era scritto nella legge del re: «Il re avrà cura che si creino i magistrati: e dalle varie borgate sian scelti a norma delle leggi, i parassiti: i quali dai magazzeni di grano della rispettiva classe e tribù scelgano ciascuno un sestiere di orzo, affinchè gli Ateniesi se ne cibino secondo il patrio rito.» E altrove: «Che il sacerdote coi parassiti faccia i sacrificj d'ogni mese. Chi rifiuterà d'essere parassito sarà tradotto ai tribunali.» E altrove, sotto le offerte votive a Pallene: «I magistrati e i parassiti, cinto il capo di corona d'oro offersero questi doni.» — Aten., l. c. — Polluce VI. 7. — Meurs.Them. Att.II. 35.

Vede l'egregio critico delDirittoche la origine della parola la so anch'io al par di lui. Soltanto, egli non sa che ai tempi del mio dramma la parola significava un'altra cosa.

30.Plutarc.Arist.24. 25. — Tucidid. VI. 76.

30.Plutarc.Arist.24. 25. — Tucidid. VI. 76.

31.Plutarc.Arist.25.

31.Plutarc.Arist.25.

32.Tucidid. I. 99. — Plutarc.Cimone11.

32.Tucidid. I. 99. — Plutarc.Cimone11.

33.Tucidid. I. 98 (anno 466 a. E. V.).

33.Tucidid. I. 98 (anno 466 a. E. V.).

34.Plutarc.Arist.25. — Diod. Sic XII. 38. 40. — Giustino,Histor.III. 6. — Andocide,Della Pace.— La contribuzione federale annua che gli alleati portavano in Delo era di 460 talenti (circa 2 milioni e mezzo di franchi). E al tempo che il tesoro fu trasportato in Atene, la somma accumulata doveva già ammontare a 2000 talenti (da 11 milioni di franchi): somma per i tempi cospicua.

34.Plutarc.Arist.25. — Diod. Sic XII. 38. 40. — Giustino,Histor.III. 6. — Andocide,Della Pace.— La contribuzione federale annua che gli alleati portavano in Delo era di 460 talenti (circa 2 milioni e mezzo di franchi). E al tempo che il tesoro fu trasportato in Atene, la somma accumulata doveva già ammontare a 2000 talenti (da 11 milioni di franchi): somma per i tempi cospicua.

35.Tucidid. I, 19. 114. III, 3. 50. — Plutarco inPericle. — Peyron,Egemonia.

35.Tucidid. I, 19. 114. III, 3. 50. — Plutarco inPericle. — Peyron,Egemonia.

36.Plutarco inCimonee inPericle.

36.Plutarco inCimonee inPericle.

37.Fenomeno caratteristico di tutte le tirannidi e di tutti i governi moralmente viziati, dalle età più antiche ai nostri dì, è la intrusione della politica nelle sfere della giustizia. E i dicasteri popolani della Eliea funzionanti al tempo di Pericle erano appunto vere assemblee politiche: poichè quello che gli eliasti prestavano, nell'assumere le loro funzioni di giudici, era un effettivogiuramento politico, come lo attesta la formula che ce ne fu conservata da Demostene, —C. Timocr.

37.Fenomeno caratteristico di tutte le tirannidi e di tutti i governi moralmente viziati, dalle età più antiche ai nostri dì, è la intrusione della politica nelle sfere della giustizia. E i dicasteri popolani della Eliea funzionanti al tempo di Pericle erano appunto vere assemblee politiche: poichè quello che gli eliasti prestavano, nell'assumere le loro funzioni di giudici, era un effettivogiuramento politico, come lo attesta la formula che ce ne fu conservata da Demostene, —C. Timocr.

38.Aristot.Polit.II. 9 3. — Aristof.Nubi, v. 861.

38.Aristot.Polit.II. 9 3. — Aristof.Nubi, v. 861.

39.Plutarc. inPericle.

39.Plutarc. inPericle.

40.Schol. inDemost.Olint. I. — Plutarco, inPericle. — Peyron.La politica e l'amministrazione di Pericle.

40.Schol. inDemost.Olint. I. — Plutarco, inPericle. — Peyron.La politica e l'amministrazione di Pericle.

41.Senofonte, Rep. Athen. III. 8.

41.Senofonte, Rep. Athen. III. 8.

42.Platone,Gorgia.

42.Platone,Gorgia.

43.Plutarco,Guerra o pace. 5.

43.Plutarco,Guerra o pace. 5.

44.Plutarco, inPericle, 9.

44.Plutarco, inPericle, 9.

45.Boeckh,Echon. polit. des Athen.III. 19.

45.Boeckh,Echon. polit. des Athen.III. 19.

46.Aristofane,Acarnesi.

46.Aristofane,Acarnesi.

47.ὥσπερ ἀλαζόνα γυναῖκα. — Plutarco inPericle, 12.

47.ὥσπερ ἀλαζόνα γυναῖκα. — Plutarco inPericle, 12.

48.Plutarco, in Pericle,passim. — Cfr. Tucidide, II. 65.

48.Plutarco, in Pericle,passim. — Cfr. Tucidide, II. 65.

49.Socrate nelGorgiadi Platone: «Tu invitato a nominare abili politici citasti Cimone e Pericle, perchè apprestarono agli Ateniesi quanto bramar potessero le loro cupidigie, e renderono, come suol dirsi, grande la città. Ma non t'avvedi che la grandezza della città procurata da tali politici riuscì ad essere un'enfiatura marciosa, imperocchè empierono la città di porti, di cantieri, di mura, di tributi, senta curarsi della temperanza e della giustizia?»

49.Socrate nelGorgiadi Platone: «Tu invitato a nominare abili politici citasti Cimone e Pericle, perchè apprestarono agli Ateniesi quanto bramar potessero le loro cupidigie, e renderono, come suol dirsi, grande la città. Ma non t'avvedi che la grandezza della città procurata da tali politici riuscì ad essere un'enfiatura marciosa, imperocchè empierono la città di porti, di cantieri, di mura, di tributi, senta curarsi della temperanza e della giustizia?»

50.Tale la chiamavano i Greci; (Tucid. I. 122, 124) tale la confessavano ingenuamente e senza tanti complimenti gli stessi Ateniesi, Pericle per il primo. «Sappiam benissimo— dichiaravan gli inviati Ateniesi a Sparta —di esserci fatti odiosi e gravosi ai nostri confederati: ma è massima vecchia che il potente tenga il debole in riga.(Tucid. I. 76).Il nostro imperio, dice schietto Pericle agli Ateniesi,ci ha fatto al presente esosi e gravi: ma non possiam più rinunciarvi, senza esporci al pericolo degli odi che esso ci attirò. Il nostro imperio è omai come una tirannide: ma se l'occuparlo è ingiustizia, il rinunziarvi è pericolosissimo.» Tucid. II. 63, 64. E lo stesso demagogo Cleone: «Il vostro imperio sui confederati, o Ateniesi, è una tirannide: voi comandate a gente ritrosa, che vi ubbidisce, per la prepotenza delle vostre forze, non già per affezione.» Tucid. III. 37.E Isocrate nell'Areopagiticasi lamenta a più riprese dell'odioin cui Atene è venuta a tutti i Greci.

50.Tale la chiamavano i Greci; (Tucid. I. 122, 124) tale la confessavano ingenuamente e senza tanti complimenti gli stessi Ateniesi, Pericle per il primo. «Sappiam benissimo— dichiaravan gli inviati Ateniesi a Sparta —di esserci fatti odiosi e gravosi ai nostri confederati: ma è massima vecchia che il potente tenga il debole in riga.(Tucid. I. 76).Il nostro imperio, dice schietto Pericle agli Ateniesi,ci ha fatto al presente esosi e gravi: ma non possiam più rinunciarvi, senza esporci al pericolo degli odi che esso ci attirò. Il nostro imperio è omai come una tirannide: ma se l'occuparlo è ingiustizia, il rinunziarvi è pericolosissimo.» Tucid. II. 63, 64. E lo stesso demagogo Cleone: «Il vostro imperio sui confederati, o Ateniesi, è una tirannide: voi comandate a gente ritrosa, che vi ubbidisce, per la prepotenza delle vostre forze, non già per affezione.» Tucid. III. 37.

E Isocrate nell'Areopagiticasi lamenta a più riprese dell'odioin cui Atene è venuta a tutti i Greci.

51.Nei mille talenti che ai tempi di Pericle formavano l'entrata complessiva di Atene, le entrate esterne (cioè il tributo imposto ai confederati greci) figuravano per 600 talenti; e soltanto per gli altri 400 le entrate interne della città. Più tardi, ai tempi di Alcibiade, nell'anno decimo della guerra del Peloponneso, quando le entrate complessive delle città furono di 2000 talenti (11 milioni di franchi circa) il tributo dei confederati ci entrava per 1200. — Tucidid. II. 13. — Plutarco,Aristide, 24. — Eschin.De falsa legat.— Aristof.Vespe, v. 657 — Boeckh, Echon.Polit. des Athen.III. 19.

51.Nei mille talenti che ai tempi di Pericle formavano l'entrata complessiva di Atene, le entrate esterne (cioè il tributo imposto ai confederati greci) figuravano per 600 talenti; e soltanto per gli altri 400 le entrate interne della città. Più tardi, ai tempi di Alcibiade, nell'anno decimo della guerra del Peloponneso, quando le entrate complessive delle città furono di 2000 talenti (11 milioni di franchi circa) il tributo dei confederati ci entrava per 1200. — Tucidid. II. 13. — Plutarco,Aristide, 24. — Eschin.De falsa legat.— Aristof.Vespe, v. 657 — Boeckh, Echon.Polit. des Athen.III. 19.

52.Tucid. I. 76. 77.

52.Tucid. I. 76. 77.

53.Tucidid. II. 64.

53.Tucidid. II. 64.

54.Tucidid. III. 37.

54.Tucidid. III. 37.

55.Tucid. I. 75; II. 63; III. 37.

55.Tucid. I. 75; II. 63; III. 37.

56.456 a. l'E. V.

56.456 a. l'E. V.

57.454 a. l'E. V.

57.454 a. l'E. V.

58.Che processava Eschilo, condannava Diagora, bandirà più tardi Alcibiade per aver violato e profanato i misteri; che condannava Protagora per aver dubitato degli Iddii, processava Anassagora per averne negato l'esistenza, farà bere a Prodico la cicuta per aver loro mancato di rispetto: e più tardi per lo stesso motivo farà a Socrate lo stesso scherzo.

58.Che processava Eschilo, condannava Diagora, bandirà più tardi Alcibiade per aver violato e profanato i misteri; che condannava Protagora per aver dubitato degli Iddii, processava Anassagora per averne negato l'esistenza, farà bere a Prodico la cicuta per aver loro mancato di rispetto: e più tardi per lo stesso motivo farà a Socrate lo stesso scherzo.

59.Povera innocentina!

59.Povera innocentina!

60.Appendice di Yorick sull'Alcibiade, nellaNazione, 26 aprile 1874.

60.Appendice di Yorick sull'Alcibiade, nellaNazione, 26 aprile 1874.

61.Discorso del re Archidamo, Tucid. I. 82.

61.Discorso del re Archidamo, Tucid. I. 82.

62.Ambizione che non muore con Pericle, ma che ancora ad Alcibiade sorriderà. Tucid. VI. 91.

62.Ambizione che non muore con Pericle, ma che ancora ad Alcibiade sorriderà. Tucid. VI. 91.

63.«Generalmente gli animi assai più propendevano per Lacedemone, siccome quelli che promettevano di liberare la Grecia; epperò tutti e privati e città procacciavano a poter loro di sovvenirli col consiglio e coll'opera, cotanta era l'indegnazionecontro agli Ateniesi;chi voleva sottrarsi alla loro signoria, e chi temeva di soggiacervi. Con tal animo e con tali preparativi si movevano alla guerra.» Tucid. II. 8.

63.«Generalmente gli animi assai più propendevano per Lacedemone, siccome quelli che promettevano di liberare la Grecia; epperò tutti e privati e città procacciavano a poter loro di sovvenirli col consiglio e coll'opera, cotanta era l'indegnazionecontro agli Ateniesi;chi voleva sottrarsi alla loro signoria, e chi temeva di soggiacervi. Con tal animo e con tali preparativi si movevano alla guerra.» Tucid. II. 8.

64.Vedi in Tucid. VIII. 2. le disposizioni e le speranze degli alleati di Atene alla notizia del disastro degli Ateniesi in Sicilia.

64.Vedi in Tucid. VIII. 2. le disposizioni e le speranze degli alleati di Atene alla notizia del disastro degli Ateniesi in Sicilia.

65.Tucid. VIII. 14. 17. 44. 62. 80. 95.

65.Tucid. VIII. 14. 17. 44. 62. 80. 95.

66.Tucidid. VIII. 90.

66.Tucidid. VIII. 90.

67.Plutarco inPericle, 45. 46. — Tucidid. I. 126. 139.

67.Plutarco inPericle, 45. 46. — Tucidid. I. 126. 139.

68.Far dipendere la guerra dalle intimazioni spartane per il decreto di Megara, sarebbe come dire che fu, non il Piemonte nè il popolo italiano, ma bensì l'Austria chevollela guerra del 59, perchè fu essa che, allorquando la guerra divenne inevitabile mandò per la prima a Torino, alla vigilia dello scoppio, l'intimazione del disarmo.

68.Far dipendere la guerra dalle intimazioni spartane per il decreto di Megara, sarebbe come dire che fu, non il Piemonte nè il popolo italiano, ma bensì l'Austria chevollela guerra del 59, perchè fu essa che, allorquando la guerra divenne inevitabile mandò per la prima a Torino, alla vigilia dello scoppio, l'intimazione del disarmo.

69.Tucidid. I. 118.

69.Tucidid. I. 118.

70.Tucidid. I. 69-71.

70.Tucidid. I. 69-71.

71.Tucidid. I. 23. 40. 119. 125. 141; II. 10; III. 16, V. 17. 30. 77. 79.

71.Tucidid. I. 23. 40. 119. 125. 141; II. 10; III. 16, V. 17. 30. 77. 79.

72.Dico alloscoppiar della guerra, perchè è verissimo che, a guerra vinta e finita, l'orgoglio della vittoria porterà anche Sparta a mutar di costume: e in mano di Lisandro e più tardi di Agesilao, la egemonia lacedemone finirà col diventare assoluta e tirannica al par di quella d'Atene.

72.Dico alloscoppiar della guerra, perchè è verissimo che, a guerra vinta e finita, l'orgoglio della vittoria porterà anche Sparta a mutar di costume: e in mano di Lisandro e più tardi di Agesilao, la egemonia lacedemone finirà col diventare assoluta e tirannica al par di quella d'Atene.

73.Tucidid. I. 87. 119. 125. — Fu tenuta l'assemblea definitiva nell'autunno del 432.

73.Tucidid. I. 87. 119. 125. — Fu tenuta l'assemblea definitiva nell'autunno del 432.

74.Tucidid. I. 139. 140.

74.Tucidid. I. 139. 140.

75.Tucidid. II. 63.

75.Tucidid. II. 63.

76.Tucid. I. 76.

76.Tucid. I. 76.

77.Tucid. I. 75. 76. 77.

77.Tucid. I. 75. 76. 77.

78.Tucid. I. 77.

78.Tucid. I. 77.

79.Tucid. I. 77.

79.Tucid. I. 77.

80.Conciso, esatto e caratteristico è il giudizio che intorno ai principj della guerra peloponnesiaca reca l'insigne storico repubblicano Anelli, nellaPrefazionea Demostene: «Gli Ateniesi che da virtù si levarono in sublime, non seppero poi, per mancanza di sì valido sostegno, mantenere nè modestia, nè moderazione; anzi abusando il potare ad eccessi di comando, a tirannide di leggi e tributi sugli alleati e sui soggetti, destarono a poco a poco sdegni, riluttanze, lamenti, guai, vendette, passioni tutte scoppiate alla fine, nella guerra peloponnesiaca, che sovvertì Atene e riempì la Grecia di lutto, di corruzione, di avvilimento e dispotismo. Così questa guerranon agitata da spirito di libertà e generosa difesa, divenne macello di cittadini, carnificina di fratelli, mercato di servitù, trasse Atene a bassezza e ad obbedienza dell'emula Sparta.»L'Anelli è repubblicano, modello di scrittore onesto e di storico austero: e mi corsero alla mente le sue parole, quando intesi Yorick rivendicare ad Atene in quella iniqua guerra «tutte le simpatie delle anime generose, delle menti elette, e de' cuori temprati all'affetto pel vero e pel giusto.»

80.Conciso, esatto e caratteristico è il giudizio che intorno ai principj della guerra peloponnesiaca reca l'insigne storico repubblicano Anelli, nellaPrefazionea Demostene: «Gli Ateniesi che da virtù si levarono in sublime, non seppero poi, per mancanza di sì valido sostegno, mantenere nè modestia, nè moderazione; anzi abusando il potare ad eccessi di comando, a tirannide di leggi e tributi sugli alleati e sui soggetti, destarono a poco a poco sdegni, riluttanze, lamenti, guai, vendette, passioni tutte scoppiate alla fine, nella guerra peloponnesiaca, che sovvertì Atene e riempì la Grecia di lutto, di corruzione, di avvilimento e dispotismo. Così questa guerranon agitata da spirito di libertà e generosa difesa, divenne macello di cittadini, carnificina di fratelli, mercato di servitù, trasse Atene a bassezza e ad obbedienza dell'emula Sparta.»

L'Anelli è repubblicano, modello di scrittore onesto e di storico austero: e mi corsero alla mente le sue parole, quando intesi Yorick rivendicare ad Atene in quella iniqua guerra «tutte le simpatie delle anime generose, delle menti elette, e de' cuori temprati all'affetto pel vero e pel giusto.»

81.Un nuovo storico, ammiratore di Pericle, il signor Henry Houssaye, autore di una storia recentissima diAlcibiade e della repubblica ateniese, (Paris, Didier, 1874) abbastanza esatta nei fatti, ma piuttosto superficiale nello spirito di indagine e nello studio delle cause, — dopo aver difeso la massima parte degli atti di Pericle e della sua politica e riferite le ultime parole di Pericle morente, è tuttavia costretto a concludere: «En parlant ainsi, l'agonisant ne cherchait-il pas à étouffer ses remords d'avoir pris Athènes des mains de Cimon et d'Aristide puissante et prospère, et de la laisser, malgré l'éclat éphémère qu'il avait fait rayonner sur elle, avec des possessions menacées, un territoire envahi, les habitants décimés par la guerre et la peste? A cet instant suprême, Périclès ne regretta-t-il pas douloureusement d'avoir entraîné les Athéniens à cette guerre, qui allait peut-être tourner à la chute de la cité, à la division des forces de la Hellade, et au futur asservissement de toute la race grecque?»Il signor Houssaye dimentica e non vede il più; dimentica che Pericle lasciava dietro di sè qualcosa di peggio. Aveva raccolto Atene virtuosa, di spiriti gagliardi e generosi, disinteressata, patriottica, e la lasciava avviata a gran passi sulla via dell'egoismo, dell'ingiustizia, dell'effeminatezza e della corruzione.

81.Un nuovo storico, ammiratore di Pericle, il signor Henry Houssaye, autore di una storia recentissima diAlcibiade e della repubblica ateniese, (Paris, Didier, 1874) abbastanza esatta nei fatti, ma piuttosto superficiale nello spirito di indagine e nello studio delle cause, — dopo aver difeso la massima parte degli atti di Pericle e della sua politica e riferite le ultime parole di Pericle morente, è tuttavia costretto a concludere: «En parlant ainsi, l'agonisant ne cherchait-il pas à étouffer ses remords d'avoir pris Athènes des mains de Cimon et d'Aristide puissante et prospère, et de la laisser, malgré l'éclat éphémère qu'il avait fait rayonner sur elle, avec des possessions menacées, un territoire envahi, les habitants décimés par la guerre et la peste? A cet instant suprême, Périclès ne regretta-t-il pas douloureusement d'avoir entraîné les Athéniens à cette guerre, qui allait peut-être tourner à la chute de la cité, à la division des forces de la Hellade, et au futur asservissement de toute la race grecque?»

Il signor Houssaye dimentica e non vede il più; dimentica che Pericle lasciava dietro di sè qualcosa di peggio. Aveva raccolto Atene virtuosa, di spiriti gagliardi e generosi, disinteressata, patriottica, e la lasciava avviata a gran passi sulla via dell'egoismo, dell'ingiustizia, dell'effeminatezza e della corruzione.

82.Plutarco, in Pericle.

82.Plutarco, in Pericle.

83.Plutarco, inPericle.

83.Plutarco, inPericle.

84.Tucid. I. 112.

84.Tucid. I. 112.

85.Plutarco, inPericle.

85.Plutarco, inPericle.

86.Plutarco, inPericle.

86.Plutarco, inPericle.

87.Su questo proposito l'illustre Müller: «Die Demokratie (in Athen) blühte, so lange grosse Männer durch eine imposante Persönlichkeit sie zu lenken verstanden; sie sank, als,durch schmählichen Lohn angelockt, der gierige und müssige Pöbel sich überall' vordrängte.» K. O. Müller,Die DorierIII. 1.

87.Su questo proposito l'illustre Müller: «Die Demokratie (in Athen) blühte, so lange grosse Männer durch eine imposante Persönlichkeit sie zu lenken verstanden; sie sank, als,durch schmählichen Lohn angelockt, der gierige und müssige Pöbel sich überall' vordrängte.» K. O. Müller,Die DorierIII. 1.

88.Ai dì nostri, non potendo distruggere questo fatto della testimonianza concorde di tutti gli scrittori antichi contro Atene, si è trovato il modo di disfarsene, mettendoli tutti a fascio in quarantena, sotto l'accusa diaristocraticie dipartigiani. E lo spediente ha sedotto anche Yorick. Il vero è, che, quando s'è ben fatta tutta la parte imaginabile alle licenze e alle esagerazioni della commedia, ai voli dell'eloquenza e allo spirito di partito di alcuni degli scrittori — ne resta ancoraassai più del bisognoper poter cavare un criterio storicogiusto ed esattoda quella unanimità schiacciante di deposizioni — da Aristofane a Tucidide, da Platone a Senofonte — fatta più grave dalla onestà degli uni, dalla gravità e dall'autorità degli altri — e quel ch'è più, dalla concordanza dei fatti storici. Quandotuttal'antichità, con tutte le sue voci più autorevoli, depone contro lamoralità politicadell'Atene di Pericle e successori, e ne dà le ragioni, il farne l'apologia è un po' difficile. Sopra Aristofane e i comici in particolare, la cui testimonianza è la più attaccata di tutte, sono notevoli le considerazioni dal Cappellina:«Certo i comici, egli dice, per l'indole stessa dell'arte che professano, sono proclivi all'esagerazione; ma è pur vero che l'attualità de' fatti di cui parlavano e l'importanza de' personaggi che ponevano sulla scena, erano un gran freno che loro impediva di travisare il vero soverchiamente, onde sotto la caricatura e l'esagerazione resta un fondo di verità e una base reale: tanto più che molti de' comici, e specialmente Aristofane, apparteneano alla classe de' liberali conservatori, meno degli altri proclivi agli eccessi, ed avevano un giusto concetto della grandezza dell'arte, nè avrebbero mai voluto deturparla colla calunnia e la palese ingiustizia. Il che tanto più si deve credere, quando le asserzioni del poeta, come avviene delle più importanti di Aristofane, hanno unasicura confermanell'autorità di altri gravissimi scrittori, intesi non alle finzioni della filosofia, ma alla severità della storia, della politica e delle filosofiche discipline.» — Cappellina,Prefaz. ad Aristofane.

88.Ai dì nostri, non potendo distruggere questo fatto della testimonianza concorde di tutti gli scrittori antichi contro Atene, si è trovato il modo di disfarsene, mettendoli tutti a fascio in quarantena, sotto l'accusa diaristocraticie dipartigiani. E lo spediente ha sedotto anche Yorick. Il vero è, che, quando s'è ben fatta tutta la parte imaginabile alle licenze e alle esagerazioni della commedia, ai voli dell'eloquenza e allo spirito di partito di alcuni degli scrittori — ne resta ancoraassai più del bisognoper poter cavare un criterio storicogiusto ed esattoda quella unanimità schiacciante di deposizioni — da Aristofane a Tucidide, da Platone a Senofonte — fatta più grave dalla onestà degli uni, dalla gravità e dall'autorità degli altri — e quel ch'è più, dalla concordanza dei fatti storici. Quandotuttal'antichità, con tutte le sue voci più autorevoli, depone contro lamoralità politicadell'Atene di Pericle e successori, e ne dà le ragioni, il farne l'apologia è un po' difficile. Sopra Aristofane e i comici in particolare, la cui testimonianza è la più attaccata di tutte, sono notevoli le considerazioni dal Cappellina:

«Certo i comici, egli dice, per l'indole stessa dell'arte che professano, sono proclivi all'esagerazione; ma è pur vero che l'attualità de' fatti di cui parlavano e l'importanza de' personaggi che ponevano sulla scena, erano un gran freno che loro impediva di travisare il vero soverchiamente, onde sotto la caricatura e l'esagerazione resta un fondo di verità e una base reale: tanto più che molti de' comici, e specialmente Aristofane, apparteneano alla classe de' liberali conservatori, meno degli altri proclivi agli eccessi, ed avevano un giusto concetto della grandezza dell'arte, nè avrebbero mai voluto deturparla colla calunnia e la palese ingiustizia. Il che tanto più si deve credere, quando le asserzioni del poeta, come avviene delle più importanti di Aristofane, hanno unasicura confermanell'autorità di altri gravissimi scrittori, intesi non alle finzioni della filosofia, ma alla severità della storia, della politica e delle filosofiche discipline.» — Cappellina,Prefaz. ad Aristofane.

89.Platone,Gorgia. — Isocr.Areop.— Tucid. III. 38.

89.Platone,Gorgia. — Isocr.Areop.— Tucid. III. 38.

90.Plutarco,Pericle9, 11.

90.Plutarco,Pericle9, 11.

91.Demost.Filipp.III.

91.Demost.Filipp.III.

92.Aristof.Cavalieri,Acarnesi,Vespe, ecc. ecc.

92.Aristof.Cavalieri,Acarnesi,Vespe, ecc. ecc.

93.Demost.Cose del Chersoneso.— Aristof.Cavalieri.

93.Demost.Cose del Chersoneso.— Aristof.Cavalieri.

94.Demost.Distribuzione del danaro.

94.Demost.Distribuzione del danaro.

95.Tucidid. III. 38.

95.Tucidid. III. 38.

96.«I vostri oratori vi inebbriano di tante lodi che ne' parlamenti vi gustano solo le adulazioni e la repubblica lasciate alle sue estreme miserie.» Demost.Cose del Cherson.— Ma già assai prima di Demostene, Aristofane avea scritto la mordacissima pittoresca scena delle adulazioni al vecchioDemotra il cuojajo e il salsicciajo nella commedia iCavalieri. Cfr. la parabasi degliAcarnesi.

96.«I vostri oratori vi inebbriano di tante lodi che ne' parlamenti vi gustano solo le adulazioni e la repubblica lasciate alle sue estreme miserie.» Demost.Cose del Cherson.— Ma già assai prima di Demostene, Aristofane avea scritto la mordacissima pittoresca scena delle adulazioni al vecchioDemotra il cuojajo e il salsicciajo nella commedia iCavalieri. Cfr. la parabasi degliAcarnesi.

97.Demost.Filipp.III. — Cfr Isocr.Areopag.

97.Demost.Filipp.III. — Cfr Isocr.Areopag.

98.Isocrate,Della pace.

98.Isocrate,Della pace.

99.Aristof. Tesmof.,Caval.

99.Aristof. Tesmof.,Caval.

100.Demost.Distribuzione del denaro.

100.Demost.Distribuzione del denaro.

101.Schömann,De Comitiis Atheniensium.

101.Schömann,De Comitiis Atheniensium.

102.φράτορας τριβόλου, Aristof.Vespe.

102.φράτορας τριβόλου, Aristof.Vespe.

103.Wieland,Aristippo. I. 6. — Aristofane nellaPacedice agli Ateniesi: «Null'altro fate che risolver liti.» — E «città piena di liti e di accuse» è chiamata Atene da Isocrate, nell'Areopagitica. — In Luciano, Menippo riconosce dal cielo gli Ateniesi perchè occupati a giudicare, ὁ Ἀθηναῖος ἐδικάζετο. Luc.Icaromenippo.

103.Wieland,Aristippo. I. 6. — Aristofane nellaPacedice agli Ateniesi: «Null'altro fate che risolver liti.» — E «città piena di liti e di accuse» è chiamata Atene da Isocrate, nell'Areopagitica. — In Luciano, Menippo riconosce dal cielo gli Ateniesi perchè occupati a giudicare, ὁ Ἀθηναῖος ἐδικάζετο. Luc.Icaromenippo.

104.È il comico ritratto del vecchio eliasta Fitocleone nelle Vespe di Aristofane.

104.È il comico ritratto del vecchio eliasta Fitocleone nelle Vespe di Aristofane.

105.Platone,Apologia.

105.Platone,Apologia.

106.Aristof.Vespe.

106.Aristof.Vespe.

107.Demost.Filipp.I. — Isocr.Areopag.

107.Demost.Filipp.I. — Isocr.Areopag.

108.Ulpiano, in Demost.Olint.I.

108.Ulpiano, in Demost.Olint.I.

109.Demost.Olint.III.

109.Demost.Olint.III.

110.Aristotile,Ethic. Nicom.V. 1. Marcellino, Siriano, Sopatro, inHermog.— Problem. Rhetor. XL. — Meursius.Them-Att.I. 9.

110.Aristotile,Ethic. Nicom.V. 1. Marcellino, Siriano, Sopatro, inHermog.— Problem. Rhetor. XL. — Meursius.Them-Att.I. 9.

111.Isocr.Panatenaico.

111.Isocr.Panatenaico.

112.Isocrate,Sociale, 16 —Areopag.38.

112.Isocrate,Sociale, 16 —Areopag.38.

113.Aristof.Rane.

113.Aristof.Rane.

114.Vedi in Aristof. nelleNubi, neiCavalieri, nellaPace, ecc., i frequenti frizzi contro Cleonimo, che fuggì in battaglia, gettando lo scudo.

114.Vedi in Aristof. nelleNubi, neiCavalieri, nellaPace, ecc., i frequenti frizzi contro Cleonimo, che fuggì in battaglia, gettando lo scudo.

115.Nella guerra del Peloponneso, se ne togli il genio militare di prim'ordine di Alcibiade, e qualche abile capitano come Nicia, Demostene, Frinico — l'inferiorità assoluta degli altri duci Ateniesi nella condotta della guerra, di fronte alla valentia dei generali Spartani come Lisandro, Brasida, Archidamo, Agide, Gilippo, Assioco, Mindaro, Callicratida, ecc., rivelossi evidente.

115.Nella guerra del Peloponneso, se ne togli il genio militare di prim'ordine di Alcibiade, e qualche abile capitano come Nicia, Demostene, Frinico — l'inferiorità assoluta degli altri duci Ateniesi nella condotta della guerra, di fronte alla valentia dei generali Spartani come Lisandro, Brasida, Archidamo, Agide, Gilippo, Assioco, Mindaro, Callicratida, ecc., rivelossi evidente.

116.Paolo Ferrari, nella sua splendida risposta a Ferdinando Martini,Sulla morale in teatro. —Rivista Italianadi Milano (fascicolo di luglio).

116.Paolo Ferrari, nella sua splendida risposta a Ferdinando Martini,Sulla morale in teatro. —Rivista Italianadi Milano (fascicolo di luglio).

117.Isocr.Areopag.

117.Isocr.Areopag.

118.Aristof.Tesmoforie. — In fatto, la donna di famiglia non compare quasi affatto nel quadro che gli scrittori antichi ci presentano dell'Atene di questa età. Platone, Senofonte, Alcifrone, i comici non ci parlano di donne che non siano cortigiane. In Aristofane quando non sono cortigiane in iscena, son donne che delle cortigiane usurpano i modi, il parlare, le scostumate licenze.

118.Aristof.Tesmoforie. — In fatto, la donna di famiglia non compare quasi affatto nel quadro che gli scrittori antichi ci presentano dell'Atene di questa età. Platone, Senofonte, Alcifrone, i comici non ci parlano di donne che non siano cortigiane. In Aristofane quando non sono cortigiane in iscena, son donne che delle cortigiane usurpano i modi, il parlare, le scostumate licenze.

119.Gli anacronismi, caro Yorick, son come le ciliege: uno tira l'altro. Al tempo della battaglia di Salamina badate che il primato era di Sparta, e appunto per questo fu Sparta che a Salamina comandò: gli Ateniesi non diventano egemoni che 3 anni dopo, pel trattato di Bisanzio. Quanto al primato delle lettere e delle arti, anche questo, fusolo parecchi anni dopo, sotto Pericle, che Atene lo conquistò. — Nei tempi precedenti, il genio jonico non si era manifestato che tra le colonie dell'Asia, ed ivi, dopo le splendide epopee del ciclo omerico, era venuto quasi spegnendosi, come esaurito dalla sua stessa precoce fecondità; nè prima d'allora, nè poi, fino a Pericle, sul suolo della madre patria, produsse nulla che potesse reggere il confronto colle mirabili creazioni del genio eolico e dorico.EoliiEsiodo, Terpandro, Arione, Saffo, Corinna, Erinna, Alceo; Dorici Alcmano, Stesicoro, Teognide, Pindaro;Jonici, è vero, Anacreonte, Archiloco, Simonide, ma di Teo, e di Paro e di Ceo. Ed è a Sparta fra i Dori che Archiloco fiorisce; è a Sparta che fioriscono Taleta, Ferecide, Anassimandro: Tirteo stesso, il solo nome che Atene potesse rivendicare in quella età, appartiene anch'esso ai Dori; perchè sebbene ateniese (lo Hölbe ed il prof. Lami si permettono di negare anche questo) tra i Dori visse, e in dialetto dorico poetò. Egualmente nell'architettura, gli stati dorici di Sicione, di Egina, di Corinto, contendono agli jonici il vanto. E precisamentefino alle guerre persiane, come osservano bene il Müller e il Bulwer, non è già Atene, ma la ruvida Sparta che occupa per fama ilprimatofra i Greci, come cultrice delle arti, e degli studj severi e geniali: ed è Sparta il punto di convegno dei poeti più illustri, dei musici e dei filosofi di quell'età. — Il genio d'Atene frattanto raccoglievasi in sè stesso, aspettando la sua ora.

119.Gli anacronismi, caro Yorick, son come le ciliege: uno tira l'altro. Al tempo della battaglia di Salamina badate che il primato era di Sparta, e appunto per questo fu Sparta che a Salamina comandò: gli Ateniesi non diventano egemoni che 3 anni dopo, pel trattato di Bisanzio. Quanto al primato delle lettere e delle arti, anche questo, fusolo parecchi anni dopo, sotto Pericle, che Atene lo conquistò. — Nei tempi precedenti, il genio jonico non si era manifestato che tra le colonie dell'Asia, ed ivi, dopo le splendide epopee del ciclo omerico, era venuto quasi spegnendosi, come esaurito dalla sua stessa precoce fecondità; nè prima d'allora, nè poi, fino a Pericle, sul suolo della madre patria, produsse nulla che potesse reggere il confronto colle mirabili creazioni del genio eolico e dorico.EoliiEsiodo, Terpandro, Arione, Saffo, Corinna, Erinna, Alceo; Dorici Alcmano, Stesicoro, Teognide, Pindaro;Jonici, è vero, Anacreonte, Archiloco, Simonide, ma di Teo, e di Paro e di Ceo. Ed è a Sparta fra i Dori che Archiloco fiorisce; è a Sparta che fioriscono Taleta, Ferecide, Anassimandro: Tirteo stesso, il solo nome che Atene potesse rivendicare in quella età, appartiene anch'esso ai Dori; perchè sebbene ateniese (lo Hölbe ed il prof. Lami si permettono di negare anche questo) tra i Dori visse, e in dialetto dorico poetò. Egualmente nell'architettura, gli stati dorici di Sicione, di Egina, di Corinto, contendono agli jonici il vanto. E precisamentefino alle guerre persiane, come osservano bene il Müller e il Bulwer, non è già Atene, ma la ruvida Sparta che occupa per fama ilprimatofra i Greci, come cultrice delle arti, e degli studj severi e geniali: ed è Sparta il punto di convegno dei poeti più illustri, dei musici e dei filosofi di quell'età. — Il genio d'Atene frattanto raccoglievasi in sè stesso, aspettando la sua ora.

120.Meursius,Themis att., l. c.

120.Meursius,Themis att., l. c.

121.Appendice citata di Yorick.

121.Appendice citata di Yorick.

122.«La democrazia d'Atene, così calunniata e vilipesa, seppe combattere Sparta e il gran re, senza scannare nelle prigioni le fanciulle e i vecchi sospetti d'incivismo, e senza opporre al terrore dell'invasione straniera il terrore della mannaja patriottica.» Yorick, appendice citata.

122.«La democrazia d'Atene, così calunniata e vilipesa, seppe combattere Sparta e il gran re, senza scannare nelle prigioni le fanciulle e i vecchi sospetti d'incivismo, e senza opporre al terrore dell'invasione straniera il terrore della mannaja patriottica.» Yorick, appendice citata.

123.Vinti quei di Mitilene, gli Ateniesi per consiglio di Cleone, decisero di passarli tutti a fil di spada come poi fecero dei Melii. Persuasi poi da Eucrate, contromandarono l'ordine e si contentarono di accoppare tutti quelli ch'eran stati mandati prigioni in Atene «poco più di mille!» — Tucid. II. 50. — E questo passò nella storia come esempio proverbiale di clemenza!

123.Vinti quei di Mitilene, gli Ateniesi per consiglio di Cleone, decisero di passarli tutti a fil di spada come poi fecero dei Melii. Persuasi poi da Eucrate, contromandarono l'ordine e si contentarono di accoppare tutti quelli ch'eran stati mandati prigioni in Atene «poco più di mille!» — Tucid. II. 50. — E questo passò nella storia come esempio proverbiale di clemenza!

124.Tucid. V. 32. 116.

124.Tucid. V. 32. 116.

125.«L'areopago, vigile custode delle leggi e difensore della costituzione dello Stato, teneva gli occhi aperti sulla condotta pubblica e privata di chi metteva le mani nelle faccende del paese.» Yorick, appendice citata.

125.«L'areopago, vigile custode delle leggi e difensore della costituzione dello Stato, teneva gli occhi aperti sulla condotta pubblica e privata di chi metteva le mani nelle faccende del paese.» Yorick, appendice citata.

126.Isocrate lo attesta categoricamente; vedi l'Areopagitica.

126.Isocrate lo attesta categoricamente; vedi l'Areopagitica.

127.Plutarco inPericle.

127.Plutarco inPericle.

128.Tucid. VI. 43.

128.Tucid. VI. 43.

129.Peyron,Polit. e amministr. di Pericle, 9. — Isocr.Sociale. 16.Areopag.38.

129.Peyron,Polit. e amministr. di Pericle, 9. — Isocr.Sociale. 16.Areopag.38.

130.Appendice del signor D'Arcais nell'Opinionedel 23 giugno.

130.Appendice del signor D'Arcais nell'Opinionedel 23 giugno.

131.«Pinxit — Parrhasius — et Demon Atheniensium argumento quoque ingenioso; volebat namque varium, iracundum, injustum, incostantem, eundem exorabilem, clementem, misericordem excelsum, gloriosum, humilem, ferocem, fugacem, et omnia pariter ostendere» — Plinio.Hist. Nat.lib. XXXV. c. 10.

131.«Pinxit — Parrhasius — et Demon Atheniensium argumento quoque ingenioso; volebat namque varium, iracundum, injustum, incostantem, eundem exorabilem, clementem, misericordem excelsum, gloriosum, humilem, ferocem, fugacem, et omnia pariter ostendere» — Plinio.Hist. Nat.lib. XXXV. c. 10.

132.Nelle parole di Socrate nell'atto primo, intese a preparare le scene dell'atto secondo, cercai riassumere appunto questo concetto storico del dramma:«Socr.Guarda alla repubblica cadente, da che le virtù della repubblica se ne andarono! Guarda le discordie de' cittadini, le leggi scadute da che Pericle governò; i rotti e molli costumi che generano l'ignavia nelle tende e sulle navi; l'ingordigia de' salarj, le industrie rovinate dalle ciancie del foro e della Eliea, dai mercenarj e dalle feste; le campagne desolate dall'asta Spartana. Tu che agogni ad essere eroe, comincia ad essere cittadino! Tu che vuoi vincere il mondo, comincia a vincere te stesso.»

132.Nelle parole di Socrate nell'atto primo, intese a preparare le scene dell'atto secondo, cercai riassumere appunto questo concetto storico del dramma:

«Socr.Guarda alla repubblica cadente, da che le virtù della repubblica se ne andarono! Guarda le discordie de' cittadini, le leggi scadute da che Pericle governò; i rotti e molli costumi che generano l'ignavia nelle tende e sulle navi; l'ingordigia de' salarj, le industrie rovinate dalle ciancie del foro e della Eliea, dai mercenarj e dalle feste; le campagne desolate dall'asta Spartana. Tu che agogni ad essere eroe, comincia ad essere cittadino! Tu che vuoi vincere il mondo, comincia a vincere te stesso.»

«Socr.Guarda alla repubblica cadente, da che le virtù della repubblica se ne andarono! Guarda le discordie de' cittadini, le leggi scadute da che Pericle governò; i rotti e molli costumi che generano l'ignavia nelle tende e sulle navi; l'ingordigia de' salarj, le industrie rovinate dalle ciancie del foro e della Eliea, dai mercenarj e dalle feste; le campagne desolate dall'asta Spartana. Tu che agogni ad essere eroe, comincia ad essere cittadino! Tu che vuoi vincere il mondo, comincia a vincere te stesso.»

133.Ecco ilcorpo del reatosorpreso indosso al signor marchese, cioè il suo giudizio critico copiato dall'appendice di Yorick:«Yorick a Firenze hadimostratoche il signor Cavallotti nell'Alcibiadeaveva calunniato la repubblica. E tale è veramente l'impressione che si riceve da questo lavoro, il quale pare a prima giunta una sfuriata del Cavallotti contro i suoi amici politici dell'antica Grecia. Per questa volta spetta ai giornali monarchici il mostrarsi più repubblicani dell'onor. deputato di Corteolona. E invero nè la grandezza dell'antica Grecia sispiegherebbe, nè in ispecie quella di Atene, e il potente impulso da esse recato alla civiltà di que' tempi, se lescene grechedi cui fummo spettatori fossero lo specchio fedele di quella società che a traverso i secoli risplende ancora di tanta luce.Bisogna cercare la società greca altrove che nei parassiti nelle cortigiane, e nei vaniloqui dei politicastri.Questo valga adimostrare(!) che il signor Cavallotti, il quale aveva un vastissimo soggetto per le mani, non ne ha visto e riprodotto che un aspetto solo, eil meno importante.»Tanti periodi — tante.... facezie storiche!

133.Ecco ilcorpo del reatosorpreso indosso al signor marchese, cioè il suo giudizio critico copiato dall'appendice di Yorick:

«Yorick a Firenze hadimostratoche il signor Cavallotti nell'Alcibiadeaveva calunniato la repubblica. E tale è veramente l'impressione che si riceve da questo lavoro, il quale pare a prima giunta una sfuriata del Cavallotti contro i suoi amici politici dell'antica Grecia. Per questa volta spetta ai giornali monarchici il mostrarsi più repubblicani dell'onor. deputato di Corteolona. E invero nè la grandezza dell'antica Grecia sispiegherebbe, nè in ispecie quella di Atene, e il potente impulso da esse recato alla civiltà di que' tempi, se lescene grechedi cui fummo spettatori fossero lo specchio fedele di quella società che a traverso i secoli risplende ancora di tanta luce.Bisogna cercare la società greca altrove che nei parassiti nelle cortigiane, e nei vaniloqui dei politicastri.Questo valga adimostrare(!) che il signor Cavallotti, il quale aveva un vastissimo soggetto per le mani, non ne ha visto e riprodotto che un aspetto solo, eil meno importante.»

Tanti periodi — tante.... facezie storiche!

134.Nel dramma completo per le stampe, vi sono anche questi.

134.Nel dramma completo per le stampe, vi sono anche questi.

135.Così, per es. il signor Garofalo nell'appendice dell'Unità Nazionale3 giugno 1874: «L'imagine ridente di Atene che il chiarissimoYoricksi è formata (e che — aggiungo io — il chiarissimo D'Arcais ha copiata) è combattuta dai fatti, consacrati in quelle storie a cui egli nega una piena fede. — In quanto a storia sono col Cavallotti e credo che la sua descrizione della società ateniese sia giusta e vera. Facendo un dramma storico egli ha seguito la storia, e di essa ha nudrita la sua imaginazione. E chi abbia letto Tucidide o Senofonte non dirà ch'egli abbia caricato le tinte, mostrandoci gli intrighi delle elezioni, la facilità della seduzione collo sfoggio dello spirito, dell'ingegno e anche della bizzarria, la corruzione dei parassiti, ecc.»

135.Così, per es. il signor Garofalo nell'appendice dell'Unità Nazionale3 giugno 1874: «L'imagine ridente di Atene che il chiarissimoYoricksi è formata (e che — aggiungo io — il chiarissimo D'Arcais ha copiata) è combattuta dai fatti, consacrati in quelle storie a cui egli nega una piena fede. — In quanto a storia sono col Cavallotti e credo che la sua descrizione della società ateniese sia giusta e vera. Facendo un dramma storico egli ha seguito la storia, e di essa ha nudrita la sua imaginazione. E chi abbia letto Tucidide o Senofonte non dirà ch'egli abbia caricato le tinte, mostrandoci gli intrighi delle elezioni, la facilità della seduzione collo sfoggio dello spirito, dell'ingegno e anche della bizzarria, la corruzione dei parassiti, ecc.»

136.Per dare una semplice idea dellaserietà criticadel signor marchese, cito un saggio delle sue parole:«Il signor Cavallotti col furto di una torta fa la critica delle istituzioni di un popolo. Allo stesso modo che gli Ateniesi del signor Cavallotti non ci spiegherebbero la grandezza d'Atene, così pure i suoi Spartani torrebbero fede alla fortuna di Sparta. A questi giudizi leggieri ed ingiusti è pur forza contrapporre una protesta.»Chi legge queste parole senza conoscere il dramma, non potendo supporre che il signor D'Arcais lavori di fantasia, crederà che io abbia messo in iscena una quantità di Spartani tutti ladri e furfanti. Ebbene di Spartani nell'atto di Sparta non ce ne sono chetresoli: e di questi tre,duesono appunto introdotti a rappresentare la virtù del carattere spartano, e adar ragione della fortuna di Sparta: l'eforo Endio nella austerità dell'amor proprio nazionale e nel senso severo del retto che gli fa disprezzare il tradimento di Alcibiade; il soldato Brasida nella semplicità dell'eroismo disinteressato, nel culto magnanimo del dovere, nello affetto alla patria e alla famiglia: tutti e due nella sobrietà laconica delle parole annunziante la fortezza dell'opere.E il signor marchese D'Arcais protesta in nome di Sparta, accusandomi di calunnia e parla — lui!!! — dileggerezzaeingiustiziadi giudizj!!

136.Per dare una semplice idea dellaserietà criticadel signor marchese, cito un saggio delle sue parole:

«Il signor Cavallotti col furto di una torta fa la critica delle istituzioni di un popolo. Allo stesso modo che gli Ateniesi del signor Cavallotti non ci spiegherebbero la grandezza d'Atene, così pure i suoi Spartani torrebbero fede alla fortuna di Sparta. A questi giudizi leggieri ed ingiusti è pur forza contrapporre una protesta.»

Chi legge queste parole senza conoscere il dramma, non potendo supporre che il signor D'Arcais lavori di fantasia, crederà che io abbia messo in iscena una quantità di Spartani tutti ladri e furfanti. Ebbene di Spartani nell'atto di Sparta non ce ne sono chetresoli: e di questi tre,duesono appunto introdotti a rappresentare la virtù del carattere spartano, e adar ragione della fortuna di Sparta: l'eforo Endio nella austerità dell'amor proprio nazionale e nel senso severo del retto che gli fa disprezzare il tradimento di Alcibiade; il soldato Brasida nella semplicità dell'eroismo disinteressato, nel culto magnanimo del dovere, nello affetto alla patria e alla famiglia: tutti e due nella sobrietà laconica delle parole annunziante la fortezza dell'opere.

E il signor marchese D'Arcais protesta in nome di Sparta, accusandomi di calunnia e parla — lui!!! — dileggerezzaeingiustiziadi giudizj!!

137.Dei tre marmi d'Alcibiade nel Vaticano — che son tra le pochissime effigie a noi pervenute del grande Ateniese — uno, (corr. Chiaramonti, N. 44) è stato riprodotto dall'Houssaye nella suaHistoire d'Alcibiade; l'altro, (Sala delle Muse, N. 510) dall'Ennio Quirino Visconti (Icon. Gr.I. tav. XVI. 1 e 2.) Il primo rappresenta Alcibiade giovane sui 25 anni; ha barba appena nascente e baffi; l'altro, che fu scavato sul monte Celio, è Alcibiade adulto; il profilo è meno bello, la barba corta, arricciata, e i baffi più grossi. Il Visconti lo ritiene una copia del busto che l'imperatore Adriano fece porre a Melissa in Frigia sulla tomba di Alcibiade. Il terzo marmo, ch'è una statua intera, e il busto del Campidoglio somigliano agli altri due.L'Ennio Quirino Visconti reca alla tav. XVI n.º 3, un'altra testa di Alcibiade, copiata da una pietra antica del gabinetto di Fulvio Orsino, riprodotta da Faber: è Alcibiade giovane e bello: baffi staccati dalla barba nascente, cappelli arricciati. — Una sesta effigie infine si trova nel Museo di Napoli: è Alcibiade adulto; baffi e barba cresciuta: e questa almeno avrebbe dovuto conoscerla quel sapiente critico napoletano di un foglio milanese, che anche lui si era fitto in mente di voler far radere i baffi ad Alcibiade!

137.Dei tre marmi d'Alcibiade nel Vaticano — che son tra le pochissime effigie a noi pervenute del grande Ateniese — uno, (corr. Chiaramonti, N. 44) è stato riprodotto dall'Houssaye nella suaHistoire d'Alcibiade; l'altro, (Sala delle Muse, N. 510) dall'Ennio Quirino Visconti (Icon. Gr.I. tav. XVI. 1 e 2.) Il primo rappresenta Alcibiade giovane sui 25 anni; ha barba appena nascente e baffi; l'altro, che fu scavato sul monte Celio, è Alcibiade adulto; il profilo è meno bello, la barba corta, arricciata, e i baffi più grossi. Il Visconti lo ritiene una copia del busto che l'imperatore Adriano fece porre a Melissa in Frigia sulla tomba di Alcibiade. Il terzo marmo, ch'è una statua intera, e il busto del Campidoglio somigliano agli altri due.

L'Ennio Quirino Visconti reca alla tav. XVI n.º 3, un'altra testa di Alcibiade, copiata da una pietra antica del gabinetto di Fulvio Orsino, riprodotta da Faber: è Alcibiade giovane e bello: baffi staccati dalla barba nascente, cappelli arricciati. — Una sesta effigie infine si trova nel Museo di Napoli: è Alcibiade adulto; baffi e barba cresciuta: e questa almeno avrebbe dovuto conoscerla quel sapiente critico napoletano di un foglio milanese, che anche lui si era fitto in mente di voler far radere i baffi ad Alcibiade!

138.Giovanni Emanuel, — splendida natura di artista, a cui l'autore dell'Alcibiadedeve assai — ha rappresentato anche questo quadro al Corea di Roma.

138.Giovanni Emanuel, — splendida natura di artista, a cui l'autore dell'Alcibiadedeve assai — ha rappresentato anche questo quadro al Corea di Roma.

139.Non parlo dell'Alcibiade che s'inginocchia, perchè questa è una fantasia dei critici sullodati, alla quale l'autore non ha mai pensato.

139.Non parlo dell'Alcibiade che s'inginocchia, perchè questa è una fantasia dei critici sullodati, alla quale l'autore non ha mai pensato.

140.Dico questo perchè la citazione mi par sospetta, e avverto a ogni buon conto il critico delCorriere di Milano— il quale non par forte nè in grammatica greca, nè in nomi greci — che il suo eroe non si chiamavaAjace Oileo, in quella guisa che Achille non si chiamavaAchille Peleo: Oileo era il nome del padre: e il figlio Ajace di Oileo ossia Oiliade, (Ὀιλιάδης) anche lui, come il Peliade Achille, di gamba buona: Ὀιλῆος ταχὺς Αἴας. — A pedante, pedante e mezzo.

140.Dico questo perchè la citazione mi par sospetta, e avverto a ogni buon conto il critico delCorriere di Milano— il quale non par forte nè in grammatica greca, nè in nomi greci — che il suo eroe non si chiamavaAjace Oileo, in quella guisa che Achille non si chiamavaAchille Peleo: Oileo era il nome del padre: e il figlio Ajace di Oileo ossia Oiliade, (Ὀιλιάδης) anche lui, come il Peliade Achille, di gamba buona: Ὀιλῆος ταχὺς Αἴας. — A pedante, pedante e mezzo.

141.InLisandroe inAlcibiade. Cfr. Cornelio Nipote.

141.InLisandroe inAlcibiade. Cfr. Cornelio Nipote.

142.Vedi la nota a pag. 22.

142.Vedi la nota a pag. 22.

143.«Subtiles,acuti,breves» chiama Cicerone, come oratori, Pericle, Alcibiade, e Tucidide, per distinguerne la eloquenza da quella più copiosa e prolissa di Crizia, Teramene e Lisia;De Orat.II. 22. Altrove egli pone insieme Alcibiade con Crizia e Teramene, e chiama questi tre «crebri sententiis, compressione rerum breves et ob eam caussam interdum subobscuri.» Cic.Brutus, 7.

143.«Subtiles,acuti,breves» chiama Cicerone, come oratori, Pericle, Alcibiade, e Tucidide, per distinguerne la eloquenza da quella più copiosa e prolissa di Crizia, Teramene e Lisia;De Orat.II. 22. Altrove egli pone insieme Alcibiade con Crizia e Teramene, e chiama questi tre «crebri sententiis, compressione rerum breves et ob eam caussam interdum subobscuri.» Cic.Brutus, 7.

144.Vedi sopra la nota a pag. 31.

144.Vedi sopra la nota a pag. 31.

145.Athen.D. ipnos.VI. 239 d.

145.Athen.D. ipnos.VI. 239 d.

146.Che nel dramma completo si sviluppa e procede per un numero anche maggiore di gradazioni.

146.Che nel dramma completo si sviluppa e procede per un numero anche maggiore di gradazioni.

147.Taluno fra essi, come il critico egregio del giornale ufficiale laProvinciadi Pisa, notò per lo appunto una per una tutte le gradazioni successive del carattere di Cimoto.

147.Taluno fra essi, come il critico egregio del giornale ufficiale laProvinciadi Pisa, notò per lo appunto una per una tutte le gradazioni successive del carattere di Cimoto.

148.Etéree noneterie, come veggo che da moltissimi, anche de' miei critici, erroneamente si scrive: poichè ἑταίρα è il nome greco equivalente diamica. L'eteria (ἑταιρία, ἑταιρεία), avverto i critici, vuol dire invece tutt'altra cosa, e puzza di politica: poichè con questo nome si chiamavano ad Atene quelle che noi oggi chiamiamo — Domine ajutami — .... leconsorterie.

148.Etéree noneterie, come veggo che da moltissimi, anche de' miei critici, erroneamente si scrive: poichè ἑταίρα è il nome greco equivalente diamica. L'eteria (ἑταιρία, ἑταιρεία), avverto i critici, vuol dire invece tutt'altra cosa, e puzza di politica: poichè con questo nome si chiamavano ad Atene quelle che noi oggi chiamiamo — Domine ajutami — .... leconsorterie.

149.Corriere di Trieste, marzo 1874.

149.Corriere di Trieste, marzo 1874.

150.Antifane, presso Aten. XIII. 572.

150.Antifane, presso Aten. XIII. 572.

151.Aristen.Lett.I. 12.

151.Aristen.Lett.I. 12.

152.Aristen.Lett.I. 14.

152.Aristen.Lett.I. 14.

153.GazzettaufficialeFerrareseeCorriere di Milano.

153.GazzettaufficialeFerrareseeCorriere di Milano.

154.«Tu Atte mi seiin ogni giorno più odïosa......... Ma non farne grave conto.Benchè odiosa eserciti dominioSulla mia volontà.»Cossa,Nerone, Atto II.

154.

«Tu Atte mi seiin ogni giorno più odïosa......... Ma non farne grave conto.Benchè odiosa eserciti dominioSulla mia volontà.»Cossa,Nerone, Atto II.

«Tu Atte mi sei

in ogni giorno più odïosa....

..... Ma non farne grave conto.

Benchè odiosa eserciti dominio

Sulla mia volontà.»

Cossa,Nerone, Atto II.

155.Unità Nazionaledi Napoli.

155.Unità Nazionaledi Napoli.

156.Gazzetta Ufficiale di Sassari, appendice del signor Delogu. —Arte e Scienzadi Roma, del mio amico Tito Zanardelli.

156.Gazzetta Ufficiale di Sassari, appendice del signor Delogu. —Arte e Scienzadi Roma, del mio amico Tito Zanardelli.

157.Aproposito dell'Alcibiadedi F. Cavallotti, saggio critico di Roberto M. Stuart, corrispondente da Roma delDaily-News. Pubblicato in Roma coi tipi dell'Italie. Lire una.

157.Aproposito dell'Alcibiadedi F. Cavallotti, saggio critico di Roberto M. Stuart, corrispondente da Roma delDaily-News. Pubblicato in Roma coi tipi dell'Italie. Lire una.

158.Vedi il succitato opuscolo, pag. 15-pag. 18.

158.Vedi il succitato opuscolo, pag. 15-pag. 18.

159.O perchè mo, a differenza degli altri, proprio soltanto per il Becker, che è un tedesco, la mi mette il genitivo in inglese! Per far credere forse che iBilder des Griechischen Privatlebens von W. A. Beckercolle appendici di Hermann, siano opera di un inglese? O perchè avendone solo sentito parlare, senza averlo letto, Ella stessa lo crede davvero un libro inglese?

159.O perchè mo, a differenza degli altri, proprio soltanto per il Becker, che è un tedesco, la mi mette il genitivo in inglese! Per far credere forse che iBilder des Griechischen Privatlebens von W. A. Beckercolle appendici di Hermann, siano opera di un inglese? O perchè avendone solo sentito parlare, senza averlo letto, Ella stessa lo crede davvero un libro inglese?

160.Una trireme — ch'era la nave da guerra greca — di solito contava, giusta i computi del Boeckh,duecentouomini: e cioè 10 soldati di fanteria di marina (ἐπιβάται), 40 soldati di fanteria greve (opliti): gli altri 150 fra i rematori dei tre ordini (traniti, zigiti, talamj) e marinai e ufficiali addetti al servizio della nave.

160.Una trireme — ch'era la nave da guerra greca — di solito contava, giusta i computi del Boeckh,duecentouomini: e cioè 10 soldati di fanteria di marina (ἐπιβάται), 40 soldati di fanteria greve (opliti): gli altri 150 fra i rematori dei tre ordini (traniti, zigiti, talamj) e marinai e ufficiali addetti al servizio della nave.

161.Καὶ εἰ αὖ σοι εἴποι ὃ αὐτὸς οὗτος θεὸς, ὅτι Αὐτοῦ σε δεῖ δυναστεύειν ἐν τῇ Εὐρώπῃ, διαβῆναι δ' εἰς τὴν Ἀσίαν οὐκ ἐξέσται σοι, οὐδ' ἐπιθέσθαι τοῖς ἐκεῖ πράγμασιν — οὐκ ἂν αὖ μοι δοκεῖς ἐθέλειν οὐδ' ἐπὶ τούτοις μόνοις ζῆν, εἰ μὴ ἐμπλήσεις τοῦ σοῦ ὀνόματος καὶ τῆς σῆς δυνάμεως πάντας ἀνθρώπους. — Platone. Primo Alcib. II.

161.Καὶ εἰ αὖ σοι εἴποι ὃ αὐτὸς οὗτος θεὸς, ὅτι Αὐτοῦ σε δεῖ δυναστεύειν ἐν τῇ Εὐρώπῃ, διαβῆναι δ' εἰς τὴν Ἀσίαν οὐκ ἐξέσται σοι, οὐδ' ἐπιθέσθαι τοῖς ἐκεῖ πράγμασιν — οὐκ ἂν αὖ μοι δοκεῖς ἐθέλειν οὐδ' ἐπὶ τούτοις μόνοις ζῆν, εἰ μὴ ἐμπλήσεις τοῦ σοῦ ὀνόματος καὶ τῆς σῆς δυνάμεως πάντας ἀνθρώπους. — Platone. Primo Alcib. II.

162.Anche il dottissimo Müller, per il quale laRepubblica di Lacedemoneforma, autorità, chiama Senofonte «der beste Kenner dorischer Sitten». — Dorier, II. 291.

162.Anche il dottissimo Müller, per il quale laRepubblica di Lacedemoneforma, autorità, chiama Senofonte «der beste Kenner dorischer Sitten». — Dorier, II. 291.

163.«Al fine di questa guerra(del Peloponneso)Lacedemone conta un po' più di quattrocento anni dacchèsi reggecogli stessi ordini politici» Tucid. I. 18. — Tucidide scriveva queste linee dopo il suo ritorno dall'esilio in Atene, epoca in cui pubblicò la prima parte della sua storia, e cioè intorno al 403 av. l'E. V., circa un dieci anni dopo l'epoca assegnata alla mia scena di Sparta! — Cfr. Lisia,Olimpico, 7.

163.«Al fine di questa guerra(del Peloponneso)Lacedemone conta un po' più di quattrocento anni dacchèsi reggecogli stessi ordini politici» Tucid. I. 18. — Tucidide scriveva queste linee dopo il suo ritorno dall'esilio in Atene, epoca in cui pubblicò la prima parte della sua storia, e cioè intorno al 403 av. l'E. V., circa un dieci anni dopo l'epoca assegnata alla mia scena di Sparta! — Cfr. Lisia,Olimpico, 7.

164.Plutarco,Licurgo, 4.

164.Plutarco,Licurgo, 4.

165.Liv. 33. 34.

165.Liv. 33. 34.

166.Cic.Pro Flacco, 26.

166.Cic.Pro Flacco, 26.

167.Macchiavelli,DiscorsiI. 2.

167.Macchiavelli,DiscorsiI. 2.

168.«Sparta's Gesetzordnung als die wahrhaft Dorische angesehen, und deren Ursprung mit dem des Volkes überhaupt für identisch gehalten wurde». — C. O. Müller,Dorier, II. 11. Perciò Ellanico, il più antico degli scrittori delle cose di Sparta, potè attribuire, senza anacronismo, ai primissimi due re di Sparta, del tempo del ritorno degli Eraclidi (80 anni dopo l'assedio di Troja)tutte quantele leggi che furono poi note sotto il nome di leggi di Licurgo, vissuto secoli dopo. Questo punto critico storico fu del resto diffusamente trattato col solito acume dal Müller nella sua classica opera, e in parte adombrato dal Peyron, nella monografia sullaPolitica di Licurgo.

168.«Sparta's Gesetzordnung als die wahrhaft Dorische angesehen, und deren Ursprung mit dem des Volkes überhaupt für identisch gehalten wurde». — C. O. Müller,Dorier, II. 11. Perciò Ellanico, il più antico degli scrittori delle cose di Sparta, potè attribuire, senza anacronismo, ai primissimi due re di Sparta, del tempo del ritorno degli Eraclidi (80 anni dopo l'assedio di Troja)tutte quantele leggi che furono poi note sotto il nome di leggi di Licurgo, vissuto secoli dopo. Questo punto critico storico fu del resto diffusamente trattato col solito acume dal Müller nella sua classica opera, e in parte adombrato dal Peyron, nella monografia sullaPolitica di Licurgo.

169.Vedi Plutarco,Solone. — Senof.Repub. Ateniese. — E le opere speciali di Hüllmann, e di Schömann sulla Costituzione di Atene.

169.Vedi Plutarco,Solone. — Senof.Repub. Ateniese. — E le opere speciali di Hüllmann, e di Schömann sulla Costituzione di Atene.

170.Vedi Plutarco e Diogene Laerzio inSolone.

170.Vedi Plutarco e Diogene Laerzio inSolone.

171.Senof.Memorab.III. 7.

171.Senof.Memorab.III. 7.

172.Plat.,Protagora, X.

172.Plat.,Protagora, X.

173.Il signor professore Z. ha confuso evidentemente — confusione inesplicabile in un professore — i costumi jonici con quelli dorici, e le leggi ateniesi con quelle spartane. È a Sparta difatti che per la necessità dell'organizzazione militare, su cui poggiava l'esistenza stessa della repubblica, troviamo — all'opposto di Atene — vietate ai cittadini le arti meccaniche: «tutto quel ch'era d'arte meccanica volevano i Lacedemoni si esercitasse non per le mani de' cittadini, ma de' servi» Plutarco, Apoft. Lac. — Però il signor Z., se non aveva letto nè Senofonte nè Platone, avrebbe almeno dovuto conoscere quell'episodio narrato da Plutarco che caratterizza così nettamente la diversità delle due legislazioni ateniese e spartana a questo riguardo. Essendosi un Lacedemone (certo Eronda) trovato ad Atene in un giorno di seduta dell'Eliea, ed avendo sentito che un cittadino perchè non esercitava nessun mestiere nè arte manuale e viveva inozio, era stato dai giudici condannato (intende signor Z.?), e se ne ritornava dalla condanna tutto addolorato, mesti anche gli amici che lo accompagnavano — egli pregò gli astanti che gli mostrassero quest'uomo «ch'era stato condannato per aver vissuto nobilmente da uomo libero.» — Plutarco, inLicurgoe negliApoftemmi. — E son molti anche nei tempi nostri che intendono a questo modo la libertà!

173.Il signor professore Z. ha confuso evidentemente — confusione inesplicabile in un professore — i costumi jonici con quelli dorici, e le leggi ateniesi con quelle spartane. È a Sparta difatti che per la necessità dell'organizzazione militare, su cui poggiava l'esistenza stessa della repubblica, troviamo — all'opposto di Atene — vietate ai cittadini le arti meccaniche: «tutto quel ch'era d'arte meccanica volevano i Lacedemoni si esercitasse non per le mani de' cittadini, ma de' servi» Plutarco, Apoft. Lac. — Però il signor Z., se non aveva letto nè Senofonte nè Platone, avrebbe almeno dovuto conoscere quell'episodio narrato da Plutarco che caratterizza così nettamente la diversità delle due legislazioni ateniese e spartana a questo riguardo. Essendosi un Lacedemone (certo Eronda) trovato ad Atene in un giorno di seduta dell'Eliea, ed avendo sentito che un cittadino perchè non esercitava nessun mestiere nè arte manuale e viveva inozio, era stato dai giudici condannato (intende signor Z.?), e se ne ritornava dalla condanna tutto addolorato, mesti anche gli amici che lo accompagnavano — egli pregò gli astanti che gli mostrassero quest'uomo «ch'era stato condannato per aver vissuto nobilmente da uomo libero.» — Plutarco, inLicurgoe negliApoftemmi. — E son molti anche nei tempi nostri che intendono a questo modo la libertà!

174.App. dell'Unità Nazionale, 3 giugno 1874.

174.App. dell'Unità Nazionale, 3 giugno 1874.

175.App. dell'ufficialeGazzetta Livornese, 15 giugno 1874.

175.App. dell'ufficialeGazzetta Livornese, 15 giugno 1874.

176.Habent autem (Thraces) multa nomina singularum regionum singula, moribus tamen ac opinionibus consimilibus imbuti, praeter Getas et Trausos et qui supra Crestonas incolunt. — J. Boemus Aubanus,Mores, leges omnium gentium, lib. III.

176.Habent autem (Thraces) multa nomina singularum regionum singula, moribus tamen ac opinionibus consimilibus imbuti, praeter Getas et Trausos et qui supra Crestonas incolunt. — J. Boemus Aubanus,Mores, leges omnium gentium, lib. III.

177.J. Boem. Aub.Ibid.

177.J. Boem. Aub.Ibid.

178.«Bene, o Timocle, mi fai ricordare delle diverse credenze dei popoli; v'è una confusione grande ed ogni gente ha sua credenza e culto. Gli Sciti adorano la Scimitarra, iTraci Zamolchi, un fuggitivo di Samo che si riparò fra di essi, i Frigi la luna, gli Etiopi il giorno, gli Assirj una colomba, ecc.» — Luciano,Giove tragedo.

178.«Bene, o Timocle, mi fai ricordare delle diverse credenze dei popoli; v'è una confusione grande ed ogni gente ha sua credenza e culto. Gli Sciti adorano la Scimitarra, iTraci Zamolchi, un fuggitivo di Samo che si riparò fra di essi, i Frigi la luna, gli Etiopi il giorno, gli Assirj una colomba, ecc.» — Luciano,Giove tragedo.

179.R. Ghirlanda, nellaScenadi Venezia e nella ufficialeGazzetta Ferrarese.

179.R. Ghirlanda, nellaScenadi Venezia e nella ufficialeGazzetta Ferrarese.

180.A proposito di eccezioni, per quel che personalmente mi concerne, mancherei a un debito di giustizia se non ricordassi tra coloro che scrissero con dottrina e competenza di studj e acume artistico sul dramma mio, con più o meno severità o con più o meno indulgenza,: il cav. Augusto Franchetti dell'Antologia Italiana, l'avv. Forlani, direttore dellaGazzetta di Triestee autore di un bel lavoro sullaLegislazione attica, Felice Uda nellaLombardia, Carlo Romussi nelSecolo, Carlo Angelini nell'Indicatoredi Livorno, il signor Augusto Boccardi nell'Artedi Trieste, il prof. Lazzarini nellaProvinciadi Udine e qualch'altro egregio di cui mi sfugge con dispiacere il nome.

180.A proposito di eccezioni, per quel che personalmente mi concerne, mancherei a un debito di giustizia se non ricordassi tra coloro che scrissero con dottrina e competenza di studj e acume artistico sul dramma mio, con più o meno severità o con più o meno indulgenza,: il cav. Augusto Franchetti dell'Antologia Italiana, l'avv. Forlani, direttore dellaGazzetta di Triestee autore di un bel lavoro sullaLegislazione attica, Felice Uda nellaLombardia, Carlo Romussi nelSecolo, Carlo Angelini nell'Indicatoredi Livorno, il signor Augusto Boccardi nell'Artedi Trieste, il prof. Lazzarini nellaProvinciadi Udine e qualch'altro egregio di cui mi sfugge con dispiacere il nome.


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