LA DEMOCRAZIA DELLA SIGNORA CHERUBINALa signora Cherubina Spiccioli, moglie del signor Innocente Spiccioli, negoziante arricchito alla Borsa, aveva inaugurato da tre venerdì il suo nuovo salotto. Un amore di salotto con tappeto di felpa, tendine di seta, mobili con dorature ed intagli. Sulle cantoniere cento gingilli, sulla mensola un magnifico orologio a dondolo con puttini di bronzo che ne reggevano il disco, pendente dal soffitto una gran lumiera di cristallo; alle quattro pareti quattro nitidissimi specchi di Francia, in cui la signora Cherubina aveva la soddisfazione di vedersi riflessa quattro volte.La signora Cherubina Spiccioli era anch'essa addobbata sfarzosamente come il salotto e si pavoneggiava sopra una sedia foderata di velluto, appoggiando i piedi sopra un piumino di lana a fiori. Aveva alla destra la signora Veronica Somariva, moglie di un pretore, e alla sinistra la signora Pasqua Orsolini, consorte di un farmacista, vestite entrambe abbastanza dimesse e atteggiate a un ossequioriverenziale che avrebbe dovuto lusingare la vanità della signora Cherubina.Ma la signora Cherubina era in quel giorno di pessimo umore, perchè la contessa Basili che era la pigionale del primo piano, non le aveva ancora restituita la visita. E il pessimo umore della signora Cherubina si manifestava in escandescenze democratiche.— Sì — ella gridava inferocita — bisogna finirla con questo sciocco pregiudizio della nobiltà. Chi sono queste schizzinose che non si degnano di stare con noi? Non sono anch'esse di carne e di ossa come noi altre? Vogliono imporci perchè si chiamano marchese, contesse, duchesse? O credono forse che non si sappia che c'è stato l'ottantanove?— L'ottantanove — interruppe la signora Pasqua — è uscito anche nell'ultima estrazione.— O signora Pasqua, che dice mai? — esclamò ridendo la signora Veronica ch'era un po' donna di lettere; — non si tratta di un numero del lotto, ma di un anno.La signora Pasqua si fece rossa, ed estraendo il fazzoletto da un manicotto di pelo di gatto si soffiò romorosamente il naso.Ma la signora Cherubina, senza curarsi di quest'incidente, continuò, gonfiando la voce:— E si dice che siamo in un'epoca di libertà, in un'epoca di uguaglianza! È un obbrobrio.... Una casta a parte in questo secolo!.... In nome di che?... Sono più belle di noi?.... Sono più virtuose? Domandiamoloai loro mariti.... Più eleganti? Io credo che noi altre (parlo di quelle che possono) si vesta come si vestono loro... E noi si paga il conto... E le nostre case (parlo sempre delle famiglie che possono) non sono forse addobbate come le loro?... Mi guardi il cielo dal citarmi ad esempio, ma vorrei sapere se questo salotto non è tale da potervi ricevere chiunque, fosse anche l'imperatore del Mongol!... Un tappeto, signora Veronica, che mi costa la bellezza di sette lire al metro, e il negoziante m'ha giurato che ne vendè uno di simile alla marchesa Liani.... Anche le tendine son tali e quali quelle della baronessa Rodolfi.... Abbiamo lo stesso tappezziere.La signora Pasqua e la signora Veronica si sdilinquirono in parole d'ammirazione circa al tappeto e alle tende della signora Cherubina.— No, no — rispose costei schermendosi modestamente. — Dico per dire.... che in fin dei conti noi siamochicquanto loro, e questa superbia muove lo stomaco... So io quello che ci vorrebbe — ella soggiunse in tuono misterioso e solenne: — Un novantatrè ci vorrebbe.— Avrà da aspettarlo un pezzo — era sul punto di dire la signora Pasqua considerando che questo numero non era compreso nella cabala. Ma per sua fortuna ella ricacciò le parole nella gola.— Basta, mi perdonino questo sfogo — ripigliò la signora Cherubina facendosi fresco con un fazzoletto di battista profumato dipatchouli— e discorriamod'altro. Come vanno le feste di ballo al casino?— Ma! bene — rispose la signora Veronica. — Iersera c'erano cinquantacinque signore... Dovrebbe venirci anche lei, signora Cherubina. Il cavaliere suo marito è socio!— Sì.... voleva anzi condurmi.... Verrò forse.... Ma non so come sia, le feste di società mi piacciono poco.... Dico il vero, c'è troppa mescolanza... Io sono democratica, mi pare che non ci possa esser dubbio in proposito; ma quel trovarmi a contatto di certa gente.... Via, mi dica che signore di conoscenza c'erano.— Tanto per non dimenticarmi, c'ero io....La signora Cherubina chinò leggermente il capo con aria di degnazione.— E poi?— C'era la signora Pasqua.— Oh per me — disse la persona nominata raggomitolandosi tutta per eccesso d'umiltà.La signora Cherubina fece una smorfia quasi impercettibile.— Le due Azzolini — continuò la signora Veronica — due belle ragazze.— Quelle che han per madre una contessa Ruspi di Ferrara? — chiese premurosamente la signora Cherubina.— Appunto... C'era anche la madre.— Ah c'era anche lei.... Una donna che si conserva bene....— Non dimentichi la signora Coradelli — suggerì la moglie del farmacista alla signora Veronica. — Una sposa.... bellina tanto.— Quale Coradelli? Sposa di chi? — interruppe la signora Spiccioli arricciando il naso.La signora Pasqua, intimidita dall'accento e dal gesto della padrona di casa, rivolse alla signora Veronica uno sguardo supplichevole che significava:— Venga in mio aiuto.Lapretoressatentennò il capo come persona che comprende essersi toccato un cattivo tasto; pure messa alle strette diede alla signora Spiccioli la spiegazione voluta.— La moglie di Gaetano Coradelli, il negoziante... quello ricchissimo.— Negoziante di oggetti di guttaperca! — esclamò la signora Cherubina nel massimo scandalo. — È proprio vero?... E poi si lagnano se non si va alle loro feste?... Ma non c'è una commissione di scrutinio al Casino? Ma accettano dunque il primo venuto purchè paghi sessanta lire all'anno? L'ho sempre detto io che questo è un paese ove non è possibile la vita di società. Io sono democratica, ma questa non la posso mandar giù. Il signor Coradelli!.... Un uomo che vende fianchi artificiali e che cingendo la vita della sua ballerina può riconoscer la roba sua sotto il vestito!...Espresse queste savie considerazioni, la signora Cherubina Spiccioli si avvolse silenziosamente nella sua maestà di regina offesa.— Che continuazione di belle giornate! — osservò la signora Veronica per rianimare il dialogo.La signora Cherubina non rispose, ma con un cenno del capo mostrò di partecipare all'opinione della sua interlocutrice. Quindi, tornando al suo tema favorito:— Ecco — soggiunse — se si potesse mettere insieme una società della buona borghesia, una società a modo, come io la intendo.... una società insomma da farla tenere a queste signore contesse e marchese.... rendendo loro la pariglia....— Col non invitarle — disse lapretoressa.— Nemmeno una.In quel punto il servo sollevò la portiera e annunziò la contessa Basili.La nobil dama insignita di questo nome cospicuo si presentò sulla soglia e fece il più compito inchino che possa immaginarsi.La signora Cherubina diventò rossa come un gambero cotto, si alzò tutta d'un pezzo, come se le fosse scattata sotto una molla, nella gran furia inciampò prima nel piumino, poi in un lembo del proprio vestito; nondimeno riuscì a mantenersi in equilibrio e corse verso la nuova arrivata. La signora Veronica e la signora Pasqua si levarono in piedi esse pure.— Contessa — balbettò la signora Spiccioli stentando a trovar le parole, tanto era commossa. — Quale onore!... Ha voluto disturbarsi. Davvero che non osavo sperare.... La prego, s'accomodi.... qui, vicino a me.E le additò la sedia davanti alla quale stava ritta la signora Pasqua che dovette cedere il posto e accomodarsi un po' più lontano. La contessa Basili si guardò intorno con l'occhialino, poi disse:— Prima di tutto ero venuta per fare un dovere.— Un dovere! che dice mai? — interruppe la signora Cherubina, conservando quella magnifica tinta scarlatta di cui ella si era suffusa al giungere della illustre pigionale del primo piano. — Un dovere?... È tutta bontà sua.E strinse con effusione la mano alla contessa.Intanto la signora Veronica e la signora Pasqua allungavano il collo come due colombe in amore per vedere di essere presentate alla gran dama. Ma la gran dama si limitava a guardarle di tratto in tratto con l'occhialino, e la signora Spiccioli non aveva nessuna voglia a far sapere alla contessa che ella era in qualche intimità con la moglie di un farmacista e di un pretore. La contessa era prossima ai quarant'anni, aveva la bocca un po' grande e il naso un po' lungo, usava senza troppo risparmio il nero sulle ciglia e il minio sulle gote, onde un giudice imparziale l'avrebbe detta piuttosto vecchia che giovine, piuttosto brutta che bella. Ma la signora Cherubina era in estasi; nelle orecchie intente, negli occhi umidi e imbambolati, nell'atteggiamento tutto della persona le si leggeva l'ammirazione sconfinata, profonda, simile a quella che un devoto o un artista potrebbe sentire davanti a una Madonna di Raffaello.— Lei mi confonde — ripigliò la contessa con un sorrisetto. — Volevo dire che la mia visita aveva anche un altro scopo.— Un altro scopo?... Parli, signora contessa, mi comandi... ove posso...— Noi daremo, lunedì quindici, una festicciuola.... senza pretesa... e io sono qui a pregarla di volerci favorire con suo marito.... Sarà per le dieci di sera... Mi dice di sì? — soggiunse la contessa con voce melliflua ed insinuante.Il ritardo della signora Cherubina nel rispondere dipendeva dall'eccesso della gioia. Essere invitata dalla contessa Basili in persona, alla presenza della signora Somariva e della signora Orsolini che potevano rendere testimonianza del suo trionfo, era tal fatto da togliere il dominio di sè anche a una donna più forte della signora Spiccioli.— E come potrei dire di no, signora contessa? — ella rispose finalmente con l'accento con cui la Ristori avrebbe potuto declamare laFrancesca da Rimini.— Siamo intesi dunque — ripigliò la contessa. E poi si mise a conversare di cose indifferenti.La signora Pasqua e la signora Veronica, visti riuscir vani tutti gli sforzi per richiamare l'attenzione della padrona di casa sopra di loro, non tardarono ad accommiatarsi, senza che la signora Cherubina dicesse una parola per indurle a prolungare la loro visita. Dovevano oramai essere persuase della sua superiorità; la loro presenza non giovava più a nulla.— Ha visto? — disse la signora Pasqua alla signora Veronica appena furono giù delle scale! — A proposito di democrazia! Ci ha lasciate andare quasi senza salutarci.Lapretoressaschizzava veleno, ma rispose seccamente: — È una indegnità. — Poichè ella era convinta che se non vi fosse stata la moglie del farmacista la presentazione avrebbe avuto luogo per lei. E non oserei affermare che la signora Pasqua, malgrado la sua singolare modestia, non avesse un'opinione analoga a quella della signora Veronica.— Chi sono quelle due signore? — domandò la contessa Basili alla signora Cherubina quando rimase sola con lei.— Oh! — disse questa con noncuranza. — Una certa signora Somariva e una certa signora Orsolini... Sa... vecchie conoscenze.E si affrettò a mutare discorso.Di lì a qualche minuto la contessa Basili si alzò per andarsene e la signora Cherubina, dopo avere tirato il campanello con tanta forza che gliene rimase in mano la nappa, volle accompagnare l'eccelsa visitatrice sino al fondo dell'anticamera ove le ripetè in mille modi i suoi ringraziamenti. Poi tornò trionfante in salotto e fiutò con ineffabile compiacenza il profumo di muschio che la contessa aveva lasciato dietro di sè. Finalmente, giacchè non le capitavano altre visite, ella passò nel gabinetto attiguo e scrisse una riga alla sarta ordinandole di recarsi tosto da lei.La signora Cherubina intervenne sfolgorante di gemme alla festa della contessa Basili ed ebbe la insigne soddisfazione di ballare con parecchi giovinotti della gran società, e di essere presentata ad altre due contesse e ad una marchesa. Onde il nuovo salotto di casa Spiccioli non istette molto a popolarsi di gentecomm'il faut, cosa dalla quale la salute della signora Cherubina ritrasse maggior giovamento che non ne avesse ritratto l'anno addietro da un mese di cura alle acque di Recoaro. Nondimeno la signora Cherubina è sempre democratica, e se una contessa non le restituisce presto la visita o non la invita ai suoi balli, ella sente un fremito repubblicano nell'anima e invoca un altronovantatrè.
La signora Cherubina Spiccioli, moglie del signor Innocente Spiccioli, negoziante arricchito alla Borsa, aveva inaugurato da tre venerdì il suo nuovo salotto. Un amore di salotto con tappeto di felpa, tendine di seta, mobili con dorature ed intagli. Sulle cantoniere cento gingilli, sulla mensola un magnifico orologio a dondolo con puttini di bronzo che ne reggevano il disco, pendente dal soffitto una gran lumiera di cristallo; alle quattro pareti quattro nitidissimi specchi di Francia, in cui la signora Cherubina aveva la soddisfazione di vedersi riflessa quattro volte.
La signora Cherubina Spiccioli era anch'essa addobbata sfarzosamente come il salotto e si pavoneggiava sopra una sedia foderata di velluto, appoggiando i piedi sopra un piumino di lana a fiori. Aveva alla destra la signora Veronica Somariva, moglie di un pretore, e alla sinistra la signora Pasqua Orsolini, consorte di un farmacista, vestite entrambe abbastanza dimesse e atteggiate a un ossequioriverenziale che avrebbe dovuto lusingare la vanità della signora Cherubina.
Ma la signora Cherubina era in quel giorno di pessimo umore, perchè la contessa Basili che era la pigionale del primo piano, non le aveva ancora restituita la visita. E il pessimo umore della signora Cherubina si manifestava in escandescenze democratiche.
— Sì — ella gridava inferocita — bisogna finirla con questo sciocco pregiudizio della nobiltà. Chi sono queste schizzinose che non si degnano di stare con noi? Non sono anch'esse di carne e di ossa come noi altre? Vogliono imporci perchè si chiamano marchese, contesse, duchesse? O credono forse che non si sappia che c'è stato l'ottantanove?
— L'ottantanove — interruppe la signora Pasqua — è uscito anche nell'ultima estrazione.
— O signora Pasqua, che dice mai? — esclamò ridendo la signora Veronica ch'era un po' donna di lettere; — non si tratta di un numero del lotto, ma di un anno.
La signora Pasqua si fece rossa, ed estraendo il fazzoletto da un manicotto di pelo di gatto si soffiò romorosamente il naso.
Ma la signora Cherubina, senza curarsi di quest'incidente, continuò, gonfiando la voce:
— E si dice che siamo in un'epoca di libertà, in un'epoca di uguaglianza! È un obbrobrio.... Una casta a parte in questo secolo!.... In nome di che?... Sono più belle di noi?.... Sono più virtuose? Domandiamoloai loro mariti.... Più eleganti? Io credo che noi altre (parlo di quelle che possono) si vesta come si vestono loro... E noi si paga il conto... E le nostre case (parlo sempre delle famiglie che possono) non sono forse addobbate come le loro?... Mi guardi il cielo dal citarmi ad esempio, ma vorrei sapere se questo salotto non è tale da potervi ricevere chiunque, fosse anche l'imperatore del Mongol!... Un tappeto, signora Veronica, che mi costa la bellezza di sette lire al metro, e il negoziante m'ha giurato che ne vendè uno di simile alla marchesa Liani.... Anche le tendine son tali e quali quelle della baronessa Rodolfi.... Abbiamo lo stesso tappezziere.
La signora Pasqua e la signora Veronica si sdilinquirono in parole d'ammirazione circa al tappeto e alle tende della signora Cherubina.
— No, no — rispose costei schermendosi modestamente. — Dico per dire.... che in fin dei conti noi siamochicquanto loro, e questa superbia muove lo stomaco... So io quello che ci vorrebbe — ella soggiunse in tuono misterioso e solenne: — Un novantatrè ci vorrebbe.
— Avrà da aspettarlo un pezzo — era sul punto di dire la signora Pasqua considerando che questo numero non era compreso nella cabala. Ma per sua fortuna ella ricacciò le parole nella gola.
— Basta, mi perdonino questo sfogo — ripigliò la signora Cherubina facendosi fresco con un fazzoletto di battista profumato dipatchouli— e discorriamod'altro. Come vanno le feste di ballo al casino?
— Ma! bene — rispose la signora Veronica. — Iersera c'erano cinquantacinque signore... Dovrebbe venirci anche lei, signora Cherubina. Il cavaliere suo marito è socio!
— Sì.... voleva anzi condurmi.... Verrò forse.... Ma non so come sia, le feste di società mi piacciono poco.... Dico il vero, c'è troppa mescolanza... Io sono democratica, mi pare che non ci possa esser dubbio in proposito; ma quel trovarmi a contatto di certa gente.... Via, mi dica che signore di conoscenza c'erano.
— Tanto per non dimenticarmi, c'ero io....
La signora Cherubina chinò leggermente il capo con aria di degnazione.
— E poi?
— C'era la signora Pasqua.
— Oh per me — disse la persona nominata raggomitolandosi tutta per eccesso d'umiltà.
La signora Cherubina fece una smorfia quasi impercettibile.
— Le due Azzolini — continuò la signora Veronica — due belle ragazze.
— Quelle che han per madre una contessa Ruspi di Ferrara? — chiese premurosamente la signora Cherubina.
— Appunto... C'era anche la madre.
— Ah c'era anche lei.... Una donna che si conserva bene....
— Non dimentichi la signora Coradelli — suggerì la moglie del farmacista alla signora Veronica. — Una sposa.... bellina tanto.
— Quale Coradelli? Sposa di chi? — interruppe la signora Spiccioli arricciando il naso.
La signora Pasqua, intimidita dall'accento e dal gesto della padrona di casa, rivolse alla signora Veronica uno sguardo supplichevole che significava:
— Venga in mio aiuto.
Lapretoressatentennò il capo come persona che comprende essersi toccato un cattivo tasto; pure messa alle strette diede alla signora Spiccioli la spiegazione voluta.
— La moglie di Gaetano Coradelli, il negoziante... quello ricchissimo.
— Negoziante di oggetti di guttaperca! — esclamò la signora Cherubina nel massimo scandalo. — È proprio vero?... E poi si lagnano se non si va alle loro feste?... Ma non c'è una commissione di scrutinio al Casino? Ma accettano dunque il primo venuto purchè paghi sessanta lire all'anno? L'ho sempre detto io che questo è un paese ove non è possibile la vita di società. Io sono democratica, ma questa non la posso mandar giù. Il signor Coradelli!.... Un uomo che vende fianchi artificiali e che cingendo la vita della sua ballerina può riconoscer la roba sua sotto il vestito!...
Espresse queste savie considerazioni, la signora Cherubina Spiccioli si avvolse silenziosamente nella sua maestà di regina offesa.
— Che continuazione di belle giornate! — osservò la signora Veronica per rianimare il dialogo.
La signora Cherubina non rispose, ma con un cenno del capo mostrò di partecipare all'opinione della sua interlocutrice. Quindi, tornando al suo tema favorito:
— Ecco — soggiunse — se si potesse mettere insieme una società della buona borghesia, una società a modo, come io la intendo.... una società insomma da farla tenere a queste signore contesse e marchese.... rendendo loro la pariglia....
— Col non invitarle — disse lapretoressa.
— Nemmeno una.
In quel punto il servo sollevò la portiera e annunziò la contessa Basili.
La nobil dama insignita di questo nome cospicuo si presentò sulla soglia e fece il più compito inchino che possa immaginarsi.
La signora Cherubina diventò rossa come un gambero cotto, si alzò tutta d'un pezzo, come se le fosse scattata sotto una molla, nella gran furia inciampò prima nel piumino, poi in un lembo del proprio vestito; nondimeno riuscì a mantenersi in equilibrio e corse verso la nuova arrivata. La signora Veronica e la signora Pasqua si levarono in piedi esse pure.
— Contessa — balbettò la signora Spiccioli stentando a trovar le parole, tanto era commossa. — Quale onore!... Ha voluto disturbarsi. Davvero che non osavo sperare.... La prego, s'accomodi.... qui, vicino a me.
E le additò la sedia davanti alla quale stava ritta la signora Pasqua che dovette cedere il posto e accomodarsi un po' più lontano. La contessa Basili si guardò intorno con l'occhialino, poi disse:
— Prima di tutto ero venuta per fare un dovere.
— Un dovere! che dice mai? — interruppe la signora Cherubina, conservando quella magnifica tinta scarlatta di cui ella si era suffusa al giungere della illustre pigionale del primo piano. — Un dovere?... È tutta bontà sua.
E strinse con effusione la mano alla contessa.
Intanto la signora Veronica e la signora Pasqua allungavano il collo come due colombe in amore per vedere di essere presentate alla gran dama. Ma la gran dama si limitava a guardarle di tratto in tratto con l'occhialino, e la signora Spiccioli non aveva nessuna voglia a far sapere alla contessa che ella era in qualche intimità con la moglie di un farmacista e di un pretore. La contessa era prossima ai quarant'anni, aveva la bocca un po' grande e il naso un po' lungo, usava senza troppo risparmio il nero sulle ciglia e il minio sulle gote, onde un giudice imparziale l'avrebbe detta piuttosto vecchia che giovine, piuttosto brutta che bella. Ma la signora Cherubina era in estasi; nelle orecchie intente, negli occhi umidi e imbambolati, nell'atteggiamento tutto della persona le si leggeva l'ammirazione sconfinata, profonda, simile a quella che un devoto o un artista potrebbe sentire davanti a una Madonna di Raffaello.
— Lei mi confonde — ripigliò la contessa con un sorrisetto. — Volevo dire che la mia visita aveva anche un altro scopo.
— Un altro scopo?... Parli, signora contessa, mi comandi... ove posso...
— Noi daremo, lunedì quindici, una festicciuola.... senza pretesa... e io sono qui a pregarla di volerci favorire con suo marito.... Sarà per le dieci di sera... Mi dice di sì? — soggiunse la contessa con voce melliflua ed insinuante.
Il ritardo della signora Cherubina nel rispondere dipendeva dall'eccesso della gioia. Essere invitata dalla contessa Basili in persona, alla presenza della signora Somariva e della signora Orsolini che potevano rendere testimonianza del suo trionfo, era tal fatto da togliere il dominio di sè anche a una donna più forte della signora Spiccioli.
— E come potrei dire di no, signora contessa? — ella rispose finalmente con l'accento con cui la Ristori avrebbe potuto declamare laFrancesca da Rimini.
— Siamo intesi dunque — ripigliò la contessa. E poi si mise a conversare di cose indifferenti.
La signora Pasqua e la signora Veronica, visti riuscir vani tutti gli sforzi per richiamare l'attenzione della padrona di casa sopra di loro, non tardarono ad accommiatarsi, senza che la signora Cherubina dicesse una parola per indurle a prolungare la loro visita. Dovevano oramai essere persuase della sua superiorità; la loro presenza non giovava più a nulla.
— Ha visto? — disse la signora Pasqua alla signora Veronica appena furono giù delle scale! — A proposito di democrazia! Ci ha lasciate andare quasi senza salutarci.
Lapretoressaschizzava veleno, ma rispose seccamente: — È una indegnità. — Poichè ella era convinta che se non vi fosse stata la moglie del farmacista la presentazione avrebbe avuto luogo per lei. E non oserei affermare che la signora Pasqua, malgrado la sua singolare modestia, non avesse un'opinione analoga a quella della signora Veronica.
— Chi sono quelle due signore? — domandò la contessa Basili alla signora Cherubina quando rimase sola con lei.
— Oh! — disse questa con noncuranza. — Una certa signora Somariva e una certa signora Orsolini... Sa... vecchie conoscenze.
E si affrettò a mutare discorso.
Di lì a qualche minuto la contessa Basili si alzò per andarsene e la signora Cherubina, dopo avere tirato il campanello con tanta forza che gliene rimase in mano la nappa, volle accompagnare l'eccelsa visitatrice sino al fondo dell'anticamera ove le ripetè in mille modi i suoi ringraziamenti. Poi tornò trionfante in salotto e fiutò con ineffabile compiacenza il profumo di muschio che la contessa aveva lasciato dietro di sè. Finalmente, giacchè non le capitavano altre visite, ella passò nel gabinetto attiguo e scrisse una riga alla sarta ordinandole di recarsi tosto da lei.
La signora Cherubina intervenne sfolgorante di gemme alla festa della contessa Basili ed ebbe la insigne soddisfazione di ballare con parecchi giovinotti della gran società, e di essere presentata ad altre due contesse e ad una marchesa. Onde il nuovo salotto di casa Spiccioli non istette molto a popolarsi di gentecomm'il faut, cosa dalla quale la salute della signora Cherubina ritrasse maggior giovamento che non ne avesse ritratto l'anno addietro da un mese di cura alle acque di Recoaro. Nondimeno la signora Cherubina è sempre democratica, e se una contessa non le restituisce presto la visita o non la invita ai suoi balli, ella sente un fremito repubblicano nell'anima e invoca un altronovantatrè.