ATTO TERZO

ATTO TERZO

Elisa — Eva

(Elisa è in piedi accanto alla finestra. Eva seduta accanto al tavolo a destra, coi gomiti sul tavolo e la testa sui gomiti).

Elisa

Eva, vatti a riposare. (Eva singhiozza) A che serve tormentarti così? Papà, uscendo, ti à detto di star di buon animo, di sperare, di confidare in lui.

Eva

E Sandrino!

Elisa

Anche per lui devi essere tranquilla. Bisogna aver fiducia.

Eva

(alzandosi) Vado alla fabbrica.

Elisa

No. Papà à detto che non ti muova, che tu non veda nessuno. (Un silenzio). (Eva si accascia, singhiozza).

Elisa

(avvicinandosele) Suvvia! Non martoriarti così. Vatti a riposare piuttosto. È da ieri che non ti corichi. Non martoriarti più. Non ài fatto nulla di male? di veramente grave? Dunque! Il tuo fallo ti sarà perdonato, tutto passerà, tutto si dimenticherà.

Eva

Sì, ma intanto la cosa sarà risaputa. Che vergogna! E come.... provare....? E papà dove andava? Cosa voleva fare? Comprometterà tutto, magari! Bisognava far nulla. Non toccava a noi di provare.... Quello che è successo jersera, io l'ò spiegato nevvero? Se mio marito non crede, non vuol credere.... lo provi lui che ò mancato, tocca a lui.... Vorrei un po' vedere che senza prove osasse di....

Elisa

No, non dire così, Eva. Non dimenticarti chetutti i torti sono tuoi.... Papà andava.... non so dove.... certamente quello che farà sarà ben fatto! Tu non ài che da aspettare, e aver fede che la verità....

Eva

Sì! E mio figlio, intanto! mio figlio! non ànno il diritto di togliermelo, malgrado tutto....

Elisa

Nessuno te lo toglie, che si sappia....

Eva

E la colpa, poi, è anche di mio marito. Sì, sì, di mio marito. Che uomo è?

Elisa

Come?!

Eva

Ma sì! La sua fabbrica, il suo lavoro.... null'altro. Si alzava alle sei del mattino, sino alle sette di sera non lo vedevo più: e, qualche volta, dopo pranzo tornava al lavoro, e mi lasciava sola. Dio! che vita! Era forse un compagno, un amico, un innamorato, lui? Chi se ne è mai accorto? Che confidenza poteva esserci tra me e lui? (Elisa l'ascolta stupita) Così quando il Marinelli à cominciato a seccarmi, credi tu che io abbia mai trovato il momentobuono di avvertirlo, di fargli delle confidenze che avrebbero evitato i guai d'adesso? E, soprattutto, credi tu che m'ispirasse la confidenza necessaria?

Elisa

(stupita sempre) Ma ti voleva e ti vuole un gran bene.

Eva

Sì, a modo suo.

Elisa

Ti à sposata perchè era innamorato....

Eva

Sfido! E cresciuto in un guscio! La prima ragazza che à visto e che à trattato, se ne è innamorato. Si sarebbe innamorato di qualunque altra. Già, una moglie bisogna prenderla. Ma senza poesia, ma senza tenerezza.... Basta dire che non gli è neppur passato per la testa che si dovesse fare un viaggio di nozze. “E la fabbrica? Come farebbero senza di me?„ Ecco cosa mi à risposto quando glie ne ò parlato. E il nostro viaggio fu da qui alla fabbrica. Il giorno dopo quello delle nozze, pareva fossero passati già dieci anni!

Elisa

Eva?! Come parli?!

Eva

Come parlo! Ma sì, è tempo di dirle queste cose.

Elisa

Non eri contenta, dunque?

Eva

No, proprio no.

Elisa

E non mi ài mai detto nulla.

Eva

A che scopo? Queste cose, nè tu nè papà le avreste capite. Siete della generazione passata. Fossi venuta a dirvi: ma mio marito non è l'uomo che avevo sognato, tutto premure, tutto delicatezze, tutto riguardi, mi avreste riso in faccia o fatta una paternale.

Elisa

Eva!

Eva

Ma sì, ma sì, è la verità. Figurarsi: un marito che è un uomo onesto, che lavora tutto il giorno, che è un buon diavolo insomma, mace n'è di troppo! Cosa vuoi pretendere di più?.... Tu non avrai mai preteso di più dal papà!

Elisa

Eva....

Eva

Bisogna che te le dica, adesso, queste cose. Fosse stato un altro uomo, mi avesse ispirata più fiducia, più tenerezza per lui, non sarebbe accaduto quello che è accaduto.

Elisa

Ma tu gli volevi bene, lo ài sposato convinta e contenta di sposarlo.

Eva

Cosa ne sappiamo noi ragazze? Papà e mamma ci dicono: sposa quello lì, che va benone. E lo si sposa. Dopo si capisce che non andava benone niente affatto.

Elisa

(spaventata prendendole le mani, fissandola) Eva! Eva! Non parlavi così stanotte.

Eva

Stanotte!.... Dovevo difendermi, dovevo giustificarmi, e l'ò fatto.... Ma adesso debbo ben dire che la colpa non è tutta mia....

Elisa

La colpa di che?....

Eva

Di quello che ò fatto.

Elisa

Ma cosa?

Eva

Quello che è successo, che si sa,.... jersera insomma! Ò dovuto fare così, dovevo fare così, agire da me, perchè mio marito non era l'uomo a cui ci si può confidare. Delle grandi furie, qualche volta, quelle sì, che non servono a nulla. Ma ragionare, ma agire, da uomo serio, quando non si tratta della fabbrica e delle sue macchine, niente.... Così se malauguratamente non fosse tornato subito jersera, io sarei riuscita a convincere quell'altro, e a quest'ora tutto sarebbe finito....

Elisa

Eva, Eva, come parli!

Eva

Come parlo! Parlo come debbo.... Perchè già adesso dovrò anche chiedere perdono a mio marito....

Elisa

“A mio marito„.... Che durezza! Non lo chiamavi mai che Giovanni....

Eva

Be', Giovanni, è lo stesso. Dovrò chiedergli perdono.... Perchè già delle prove non ne troveranno....

Elisa

Ma che prove?!

Eva

Di niente. Dico bene che non ne troveranno, perchè non ce ne possono essere. Non ò fatto nulla....

Elisa

(terribilmente angosciata, sospettosa) Eva! Mi ài mentito stanotte?!

Eva

No! Ò detta la verità....

Elisa

Eva, Eva, ti scongiuro!.... Come mi parli adesso.... Come sei cambiata da poche ore fa.... Eva....

Eva

(allontanandosi) Sì, non ci mancherebbe altroche dubitassi anche tu, che ti mettessi dalla parte di mio marito....

Elisa

(rimane, gli occhi fissi, spauriti, come in preda a un incubo terribile).

Eva — Elisa — Pertusani — Sandrino

Pertusani

(si affaccia alla porta con Sandrino in collo) È permesso?

Eva

(getta un grido, gli strappa il bambino dalle braccia ed à tutta una lunga azione in cui bacia, accarezza, chiama coi nomi più dolci il bambino) Caro.... tesoro.... anima mia.... (Elisa e Pertusani si stringono la mano).

Eva

(a Pertusani) Allora? Tutto è finito? Giovanni à creduto, è convinto?.... Mi à perdonato?.... Verrà qui? Viene?....

Pertusani

Non so....

Eva

Il.... Marinelli è partito eh?.... Non à potuto vederlo, Giovanni? Non gli à parlato?

Pertusani

Non so, non so nulla. Ma questo le deve importar poco. Io ò portato qui il bambino per incarico di papà.... E anche papà sarà qui a momenti e spiegherà tutto. Ora, piuttosto, bisogna dargli da mangiare al bambino. Credo che non abbia ancor fatto colazione.

Eva

No? E già, chi poteva pensarci, se non c'ero io?

(Eva, durante le battute che seguono, fa sedere Sandrino su una sedia alta da bimbi, davanti alla tavola. Gli distende dinnanzi un tovagliolo che leva dalla credenza. Poi ne leva un bicchiere, un ovo, la zuccheriera, del vino, dei biscotti, il frullino, e gli prepara un ovo battuto col vino. Poi vi inzuppa i biscotti e li dà a mangiare a Sandrino).

Elisa

(ridiscende la scena con Pertusani) Dunque, à buone notizie?

Pertusani

Io, nessuna. So appena quello che è accaduto. Però questo mi consola e deve consolar lei. Che Alessandro, l'ò lasciato testè, era nienteaffranto o accasciato. Anzi, pieno di energia, pieno di buone speranze. Venne da me e mi disse: “Ò un gran favore da chiederti. Prendi il cappello e vieni.„ E via, in carrozza alla fabbrica. Non c'era nessuno. Il bambino era là, affidato alla fantesca e alla portinaja. Gli à fatto indossare il punch, gli ha messo il berretto, e via. Giunti in piazza, è sceso, dicendomi: “Portami a casa il bamboccio. Di' che mi aspettino. Tra mezz'ora ci sarò anch'io. E aspettami anche tu.„ E sono qui. Come vede, ò dovuto far da governante per la prima volta in vita mia.

Elisa

Grazie, signor Presidente. Ma che non abbia agito con troppa precipitazione? Portar via il bambino!

Pertusani

Le azioni di un uomo onesto e di cuore, anche se falla, non possono avere troppo gravi conseguenze.

Elisa

Dio lo voglia! (Si volge, osserva Eva, e l'addita col gesto a Pertusani. Poi, abbassando la voce) La guardi.... È possibile che abbia fallato?Si può neppure supporlo, a vederla adesso, così, col suo bambino?.... (À un impeto di commozione; con un fil di voce) Anch'io.... però.... malgrado il mio fallo.... adoravo la mia piccina.... anzi mi attaccai ad essa più disperatamente....

Pertusani

(piano) Signora, signora, ma cosa dice mai! Non deve neppur pensarlo....

Elisa

Oh! signor Pertusani.... non so più cosa pensare, cosa dire.... Non ho più una goccia di sangue nelle vene.... Non vedo che disgrazie dappertutto.... Jersera.... jersera.... Dio! ò creduto di morire!....

Elisa — Eva — Flaviano — Pertusani — Sandrino

Flaviano

Scusino, il signor Fara è fuori di casa?

Eva

(à un movimento istintivo di paura. Si alza e prende Sandrino in collo).

Flaviano

(rileva l'atto di Eva, ed à un sorriso di compassione e di scherno) Oh! non tema, signora. Il signor Fara non c'è?

Pertusani

È fuori, cavaliere. Ma sarà di ritorno tra non molto.

Elisa

Se vuole aspettare.

Flaviano

Certamente, aspetterò. (Guarda l'orologio) Soltanto, non ò molto tempo a mia disposizione.

Elisa

Vuol.... parlare.... proprio con lui?

Flaviano

Sì.... è meglio.

Elisa

Non può tardar molto. Nevvero Pertusani? Le à detto che tornerebbe presto?

Pertusani

Sì, l'ò lasciato un quarto d'ora fa, e....

Flaviano

Ah! lei à parlato col....

Pertusani

Sì. E mi disse che starebbe assente una mezz'ora in tutto.

Elisa

Con permesso, signor Flaviano (accenna ad uscire con Eva che nel frattempo le si è avvicinata, sempre col bambino in collo, e con un senso di timore).

Flaviano

Prego, facciano pure. (Elisa ed Eva con Sandrino escono a destra).

Flaviano — Pertusani

Flaviano

(dopo un momento di titubanza) Dunque lei à visto il signor Fara?.... E.... gli à parlato?....

Pertusani

Sì; siamo così vecchi e buoni amici che non à potuto fare a meno di venirsi a confidare con me in questa dolorosa circostanza.

Flaviano

Eh? Pareva che lo presentissi! Cosa le dicevo, jersera? Le mie paure? Eh! la scienza non falla!.... Dolorosa circostanza davvero!

Pertusani

In apparenza però più che in realtà.

Flaviano

Naturalmente ella parla così, deve parlare così, non avendo udito, come si suol dire, che una campana sola. Conosce i particolari del fatto?

Pertusani

Perfettamente.

Flaviano

Vediamo. Lei non à moglie?

Pertusani

No.... per fortuna.

Flaviano

Sta bene. Poniamo l'ipotesi, invece, che fosse ammogliato. Un'ipotesi, ripeto.

Pertusani

Perfettamente. E ci tengo che la sia.

Flaviano

Ebbene, ella, una bella sera, anzi una brutta sera, rientrando in casa sua....

Pertusani

Ò capito: trovo quello.... Cioè, un momento: trovo quello che à trovato Fara,illo tempore, o quello che à trovato Giovanni, jeri?

Flaviano

Nessuna differenza.

Pertusani

Ah! Ah! canzona!

Flaviano

Nei rapporti del marito? Dirò meglio: nei rapporti del marito e in quel dato momentocritico? Ma nessuna differenza, signor mio. Il marito, in un frangente simile, deve pigliar la moglie, rimandarla a casa sua, quando non trovi più semplice e spicciativo d'ammazzarla, e provvedere al proprio onore chiedendo soddisfazione al signorino che....

Pertusani

In teoria, forse; ma in pratica ogni caso speciale richiede speciali provvedimenti. E qui ci troviamo in tali circostanze....

Flaviano

Ammettiamo le circostanze migliori, quali sono affermate dal signor Fara. L'offesa rimane sempre, l'offesa fatta da Marinelli a mio fratello: ed esige una riparazione. (Moto di Pertusani). No, signor Presidente, mi permetta: su questo punto non ammetto obbiezioni. Ebbi l'onore e la soddisfazione d'essere interpellato dal generale Angelini quando studiava il suo codice.

Pertusani

Senta: non le è passato per la mente questo che mi pare assai semplice: se davvero l'Eva avesse avuto un amante, anzichè commettere la bambinata d'jeri sera, avrebbe provvedutoa trovarsi con questo amante in condizioni di tempo e di luogo più sicure e, soprattutto, più.... pratiche? Perchè, alle dieci e mezzo di sera, colla neve sul terreno, trovarsi in mezzo ai campi, via! si potranno fare delle osservazioni metereologiche e climateriche, ma.... combinar dei connubi.... francamente!....

Flaviano

(osservandolo, da furbo) Mi permette di dire quello che penso?

Pertusani

Ma sicuro!

Flaviano

Ebbene: lei è un ingenuo. Ma chi non sa che gli amanti.... non guardano pel sottile.... e non ne ànno mai abbastanza! Creda, lei è un ingenuo!

Pertusani

Oh! fa tanto bene di esserlo, qualche volta!

Flaviano

Quando non lo si è a proprie spese, però! Oh! ecco il signor Fara!

Alessandro — Pertusani — Flaviano.

Alessandro

(sulla soglia, al fondo, parlando a Filippo che è di dentro) Nessuno assolutamente, fuorchè Giovanni. Anzi, chiudi il portone abbasso. Chiunque venisse, dirai che ài l'ordine di non lasciar entrare nessuno; senza dar spiegazioni. Ài capito, nessuno, assolutamente, fuorchè Giovanni. (Entra, abbattuto, affranto. Vede Flaviano, si sofferma).

Pertusani

(gli va incontro) Alessandro?....

Alessandro

(gli fa cenno di tacere, gli stringe la mano commosso).

Flaviano

(fa cenno di voler parlare) Signor Fara....

Alessandro

(mestamente, con un po' d'ira repressa e di dispetto,a bassa voce) So quello che vuol dire.... capisco la ragione di questa sua nuova visita. Ebbene, non ò nulla da dire a lei.... Nuovi avvenimenti, nuove circostanze sono venute in luce.... parlerò a Giovanni, non riconosco dei diritti che in lui. Ò mandato a cercarlo dappertutto, spero lo troveranno. Anzi, prego lei, che saprà dove si trova, di mandarmelo al più presto possibile. Non ò altro a dirle....

Flaviano

Ma....

Alessandro

(con ira) Non le basta? (Dominandosi) Non le basta? Oh! non à nulla a temere lei, da questo mio colloquio con Giovanni. Mi crede un uomo onesto? Io, almeno, almeno io, qui dentro? Ebbene!

Flaviano

Ma il bambino.... Fui alla fabbrica....

Alessandro

Sì, è qui, lo sa? Avevo creduto mio diritto, avevo creduto di far bene, portandolo qui.... Lo riconsegnerò a suo padre. Le basta?

Flaviano

Non insisto. Il tono con cui Ella mi parla,mi fa supporre.... mi lascia supporre.... che più giusti criteri la guidino che non stamane.... e che si sia reso conto della dura necessità....

Alessandro

Supponga quello che vuole. Ancora una volta: la prego di mandarmi Giovanni. Parlerò a lui solo. A lei non ò nulla da aggiungere.

Flaviano

Sta bene. Tra mezz'ora Giovanni sarà qui. Mi permetto avvertirla soltanto che sono le due: e alle tre e quarantacinque dobbiamo partire.

Alessandro

Il nostro colloquio non sarà lungo. (Flaviano esce dal fondo).

Pertusani

Alessandro, cosa è stato?

Alessandro

Ah! Pertusani! Sono il più infelice degli uomini!....

Pertusani

Ma che.... dunque.... era....?

Alessandro

No, no, non ora posso dirti. Se mi sei amico fammi ancora un favore. Corri da quel Marzotti.Impediscigli, come potrai e come vorrai, ma impediscigli di venire, lui, quegli altri del giurì.... Di', inventa, fa quello che puoi, ma che nessuno venga, per l'amor di Dio.... Fra un'ora sarebbero qui tutti, col loro corso mascherato, col loro carro, colla loro allegria.... No, no, no! Ti scongiuro. Corri.

Pertusani

Alessandro.... Cosa è stato? Una parola sola....

Alessandro

Dopo, dopo. Torna, torna qui, dopo, avrò bisogno di te. Ma ora corri. Ò bisogno di parlare a mia moglie, ad Eva, prima che Giovanni sia qui. Corri, ti scongiuro.... Non mi resti che tu.... Perdonami....

Pertusani

Dio santo! (Esce dal fondo accompagnato da Alessandro).

Alessandro — Elisa — Eva.

(Elisa, che pareva spiasse dietro le cortine, si affaccia alla porta di destra, seguita da Eva che spinge innanzi Sandrino).

Alessandro

(al fondo, si volge, le vede, sta per slanciarsi, quando si accorge del bambino. Allora si domina, viene ad Eva, le prende di mano il bimbo, e va alla porta di destra. Chiama) Giuditta, Giuditta?

(Eva ed Elisa si guardano, stupite, paurose).

Alessandro

(sulla soglia di destra, parlando a persona che è di dentro) Giuditta, prendi Sandrino, portalo di là, in guardaroba, fallo giocare. E tieni pronto il suo soprabito. (Spinge dentro Sandrino. Poi chiude la porta, e si volge). (Un silenzio) Eva, mi ài mentito.

Eva

(allibisce un momento, ma si rifà, tenta protestare) No!.... (Rincula paurosa).

Alessandro

(venendo a lei, fremente, e togliendosi di tasca un pacchetto di lettere) Spudorata! (Le agita dinanzi agli occhi il pacchetto) Spudorata!

Elisa

(accorrendo) Alessandro!

Alessandro

(a Elisa) Sì, tua figlia à mentito dicendosi innocente! Quel ragazzo era il suo amante!.... (Un silenzio. Le forze pajono mancargli) Sono stato, adesso, in casa Marinelli. Speravo, mettendomi d'accordo colla madre, scongiurare il pericolo che ci minacciava. E abbiamo frugato nella stanza di quel mascalzone, obbligato a partire, improvvisamente, all'alba, dal padre, che sapeva tutto e prevedeva il pericolo. Improvvisamente. E dove credevo trovare le prove dell'innocenza di mia figlia, vi ò trovata la sua condanna. (A Eva, che si accascia sul divano, coprendosi la faccia colle mani) Eccole qua, le tue lettere d'amore!.... Le ò rubate, sì, le ò trafugate alla Contessa, che era là più mortache viva; e non sapeva, e non sa cosa contengono queste lettere. Eccole qua....

Eva

(che alle ultime parole à sollevata la testa, corre ai ginocchi di Alessandro) Papà, papà, perdonami, distruggile.... subito, che Giovanni non sappia....

Alessandro

(nell'impeto dell'ira, per batterla, frenandosi) Spudorata!.... Ma di chi sei figlia, tu?!

Elisa

(accorre e quasi vuol strappare di mano ad Alessandro le lettere, mentre Eva è sempre curvata ai suoi piedi) Alessandro! Per carità, evitiamo una catastrofe, una sventura terribile...

Alessandro

(la fissa, terribile. Lunga pausa. Elisa abbassa gli occhi) Anche tu! (Silenzio. Poi, scostandola da sè colla mano e col gesto) Vai, vai, ti comprendo, tu.... (Poi pigliando per un braccio Eva, e scuotendola, e rialzandola da terra) E tu, su, su.... e dimmi, dimmi chi ti à insegnato a mentire così; dimmi che sangue sciagurato ài nelle vene, tu.... (Scuotendola sempre la rigetta da sè, ed essa ricade sul divano) Ài tradito tuo marito,un giovane buono, onesto, innamorato di te, che aveva fatto di te la sua vita, il suo unico pensiero, la sua madonna adorata. L'ài tradito! E non fu una passione, e non fu una disgrazia il tuo tradimento; fu il vizio, fu l'ambizione, la vanità, la leggerezza, il capriccio, fu il baco sciagurato che avevi nel sangue. Ne darai ragione a lui! Egli ti imporrà il suo castigo.... Ma ài mentito a me. Stamane mi ài giurata la tua innocenza, mi ài fatto convinto, colle tue lagrime, colle tue parole che dovevo difenderti, e mi ài imposto di difenderti, facendomi tuo complice nell'inganno indegno! E ài insultata tua madre (curvandosi poco a poco su di lei), buttandoti tra le sue braccia, e osando di paragonarti a lei. Chi ti autorizzava a tanta infamia? Io ti avevo insegnato ad amarla e a rispettarla, tua madre; avevo spesa tutta la vita in questa missione sacrosanta; avevo speso tutta la vita a infonderti nel sangue e nel cervello il più profondo rispetto e la più grande venerazione per una moglie onesta e per una madre illibata, acciocchè tu imparassi a costo di quale rigido assoluto adempimento dei propri doveri si acquistail diritto a quel rispetto e a quella venerazione. E gli esempi che ài avuti, e i sentimenti che ti ò ispirati non ti dànno, non possono darti oggi nessuna ragione di scusa.... Non potevi dire, non avevi il diritto di dire: à fatto così anche mia madre. E tu l'ài detto, tu, colpevole, buttandoti tra le braccia di lei che.... io ti ò insegnato ad amare e a rispettare come la più santa delle donne. Capisci cosa ài fatto? Capisci a qual punto di degradazione sei giunta? Di'! di'! parla sciagurata, difenditi adesso se lo puoi....

Eva

(con un fil di voce) Non pensavo che al mio bambino.... Tutto pur di salvarlo, di non vedermelo portar via!

Alessandro

Ah! il bambino, tuo figlio! al tuo bambino, a tuo figlio dovevi pensare quando eri sul punto di fallare, di venir meno ai tuoi doveri. Allora! Ma l'affetto della madre si risvegliò dopo soltanto, nevvero? Allora, là per là, quando il vizio trascina, il pensiero dei figli non c'è, è ben lontano; dopo, dopo, ci si pensa.... (Sollevandosi) Eccolo qua, eccolo qua, il frutto dei miei sacrifici,di tutte le mie pene, di tutto il mio grande amore di padre. E dire che per te, per te sola, nel pensiero dite, ò fatto.... (Si arresta spaurito; si tura la bocca coi pugni; à un impeto di commozione, uno scoppio di pianto e ricade sulla poltrona, dall'altro lato della scena).

Elisa

(facendosi forza, gli vien vicino, gli parla all'orecchio) Alessandro.... Giovanni sarà qui a minuti.... bisogna decidere....

Alessandro

(sollevandosi fiero) Decidere che cosa?

Elisa

(tituba un momento poi si avvicina ad Eva, la solleva per un braccio, le parla piano all'orecchio e la conduce via a destra. Poi rientra e richiude la porta).

Alessandro — Elisa

Elisa

Alessandro, vorrei essere morta, te lo giuro! Tu mi leggi dentro, da vent'anni, tu sai il mio supplizio, tu sai che ò espiato.... tu sai che oggi sento come non ò sentito mai la mia sciagura, le terribili conseguenze del mio fallo.... Pure, sono qui, a pregarti a scongiurarti ancora. Non si tratta più di noi, adesso: si tratta di Eva, di nostra figlia. Bisogna salvarla.

Alessandro

Salvarla?!

Elisa

Sì. Queste lettere le ài tu. Nessuno le à vedute. Sta a te di distruggerle, di distruggere la prova della sua colpa.

Alessandro

Oggi le ò io, le prove. Ma so io se non neà anche Giovanni. Se non potrà acquistarle domani? Se non gliele procurerà suo fratello, o quel tale che gli scriveva le lettere anonime, per esempio? Credi tu che la verità non si sappia tosto o tardi? E allora?

Elisa

Ma intanto, per ora....

Alessandro

Per ora?....

Elisa

Bisogna difenderla, in faccia a Giovanni, negare come ài negato stamattina....

Alessandro

Stamattina la credevo innocente.... Adesso la so colpevole.... Non saprei più farlo, mi vergognerei di farlo.... E se domani Giovanni acquistasse la certezza dell'inganno, cosa dirgli? Cosa dirgli allora?

Elisa

Ma intanto, ma intanto, oggi bisogna evitare una catastrofe, bisogna tentare.... Lo farai.... dimmi!....

Alessandro

(fissandola, dopo un momento) No.

Elisa

(ansiosamente stupita) No?!

Alessandro

No. Basta! Basta l'inganno, basta la menzogna, basta, basta, basta! Te l'ò detto stamane? Se mia figlia è colpevole, sarò io, io, suo padre, che dirà a Giovanni: “Vattene, finiamola.„ L'ò detto, lo faccio!

Elisa

Dio mio, impazzisci!

Alessandro

Impazzisco?! Ah! ah! non sono mai stato così sano di mente come oggi!

Elisa

Tu, tu che ài sempre agito nella vita col sentimento, seguendo gli impulsi del cuore, oggi faresti questo? Non ài più cuore dunque?

Alessandro

Oh! t'inganni! È il sentimento, è il cuore che m'ispirano, oggi come sempre. La ragione mi consiglierebbe: “No, bisogna fingere, bisogna salvare, tentare almeno di salvare la propria creatura. Qualunque padre nei tuoi panni farebbe come te, qualunque padre: il più buono e il più onesto. E tu, poi, Alleluja, ah! ah! deviseguitare ad esserlo, Alleluja; più che mai, anzi!„ No! lo sono stato 20 anni. Non à servito a nulla. Basta!

Elisa

Alessandro!

Alessandro

Ingannarlo quel poveretto! No! Rimettergli al fianco una donna, che è mia figlia, ma che è la più corrotta delle creature? Più corrotta di te. Perchè tu, almeno, non ài negato, allora: essa à negato. Mettergliela al fianco, perchè, ignaro di tutto, dopo essersi presa, magari, una sciabolata da costui, ridoni il proprio affetto a sua moglie, e procrei, ancora. E fra 20 anni, se saremo vivi, fra 25! il giorno che ci obbligherebbero a festeggiare le nostre nozze d'oro, vedersi capitare in casa una nipote scacciata dal marito, come jersera ci ànno rimandata la figlia.... No! no! Basta. Gli innesti non valgono, non servono a nulla su quest'albero putrefatto: abbattiamolo. Ingannarlo lui, che è onesto, che è buono? No! Che egli sappia la verità. E che perdoni, se può, nel modo che ò perdonato io; questo sì, ma ingannarlo no.Non avrei il coraggio di farlo, non saprei farlo, è inutile: sento che mi tradirei dopo due parole.

Elisa

Lo farò io.

Alessandro

Tu? Non ti crederà, non ti darà neppure il diritto di parlargli, tu.

Elisa

Perchè? Sono la madre di Eva....

Alessandro

Di nome! E lui lo sa.... (Movimento di Elisa) Sì, lo sa. Perchè suo fratello lo sapeva e glie lo avrebbe detto. Ò dovuto dirglielo io.... Capisci, capisci, adesso che non ò il diritto di ingannarlo? Capisci che non posso farlo? Che tutto dentro di me protesta e si ribella contro questa nuova infamia, il passato, e il presente! Capisci che rovina, che terribile rovina è qui dentro, alla quale non c'è più finzione, non c'è più amore di padre o di madre, non c'è più voce del sangue che possa mettere riparo? Capisci?.... Vai vai da tua figlia, da nostra figlia.... Ci è ritornata, e per sempre.... E con essa il rimorso in me di aver reso infelice un uomo buono ed onesto. Vai, vai, è finita, è finita....Auguriamoci che la morte ci colga il più presto possibile.... ecco tutto.... (Ricade spossato, affranto sul divano. Un silenzio. Elisa si copre la faccia colle mani, e adagio, singhiozzando, a piccoli passi esce a destra).

Alessandro, Giovanni,poiElisa, Eva, Sandrino

Giovanni

(Si presenta al fondo. Si guarda attorno. Vede Alessandro, gli si avvicina. Questi, accasciato, colla testa tra le mani, non l'ode. Giovanni lo tocca su una spalla).

Alessandro

(à un sussulto. Si alza, esterrefatto, lo fissa, e rincula verso la destra).

Giovanni

(lo interroga collo sguardo dolorosamente presago).

Alessandro

Giovanni.... perdonami....

Giovanni

(fa un passo innanzi, fremente).

Alessandro

Perdonami; abbia compassione dei miei capellibianchi, dello strazio che mi uccide. Ti avevo data la mia figliola, credendo di averne fatta una figliola onesta e buona.... L'ò difesa stamane.... credendo — te lo giuro — che avesse diritto alla mia difesa....

Giovanni

(si slancia verso la porta di destra) Ah! sgualdrina!

Alessandro

(rincula sino alla porta di destra e la copre colla sua persona reggendosi a stento per l'emozione e lo strazio. — Giovanni ve lo raggiunge sempre minaccioso tentando varcare la soglia) No.... non ucciderla, è una vendetta che è una liberazione per quegli che à fallato.... Colpisci e castiga come ò castigato io....

Giovanni

(che si è frenato, sordamente) No! E se non vuoi farmi assassino, fa che io non la veda più, mai più. (Poi, imperioso) Mio figlio!

Alessandro

(gli accenna di sì, colla testa. Giovanni ritorna nel mezzo della scena. Alessandro socchiude la porta e, a bassa voce, angosciosamente, chiama) Elisa? Il bambino.

Elisa

(entra con Sandrino e si ferma sulla soglia).

Alessandro

(prende per mano il piccino e lo conduce a Giovanni che lo prende in collo con effusione e lo bacia e ribacia).

Giovanni

(dopo un lungo silenzio, volge un poco la testa verso Alessandro che è rimasto in piedi, colla testa china, accanto a lui, e a voce bassa, angosciosamente) Addio.

Alessandro

(con un fil di voce) Mi permetterai di vederlo, qualche volta?....

Giovanni

(vinto dall'emozione, accenna di sì, e si dirige al fondo per escire).

Alessandro

(guarda Elisa, poi con impeto) Giovanni! (Questi si ferma sulla soglia e si volge. Alessandro gli va vicino, e a bassa voce) Vuoi perdonare.... come ò perdonato io?....

Giovanni

(sordamente) Per averne un ugual frutto?....

Alessandro

(vinto, abbassa la testa, reggendosi appena).

Eva

(di dentro, straziata) Sandrino! Il mio Sandrino! (Entra) Giovanni! (Cade in ginocchio).

Giovanni

(con impeto, con furore, sta per slanciarsi verso di essa).

Alessandro

(sollevando appena il braccio, con uno sforzo supremo, lo arresta, e implora collo sguardo).

Giovanni

(lancia ancora uno sguardo d'odio ad Eva, ed esce con Sandrino).

(Dopo un momento si ode dalla via un susurro che si avvicina ed ingrossa. Poi voci, clamori, evviva ad Alleluja, e i coriandoli che giungono sul balcone e sbattono contro i vetri. Alessandro, reggendosi appena, curvo, accasciato, ridiscende la scena, e viene a cadere sopra una sedia, come corpo morto. Cala la tela).

Fine.


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