SERMIDE

SERMIDEPadri, madri, spose, figli, sacerdoti, campagnuoli, cittadini, ricchi e poveri, uditemi tutti; io vi parlo la voce della patria, — la voce di Dio.Voi lo sapete, Sermide, terra confinante col Modanese fu presa e arsa; vi si commisero stragi e stupri tali da fare inorridire la faccia mansueta di Cristo. La mezza luna di Maometto non apparve mai tanto insanguinata quanto gli artigli del giovane duca di Modena. Dal frutto riconosco l'albero. I Turchi adesso si fanno pietosi udendo le immanità dei Cristiani esercitate sopra teste battezzate.A Peschiera venne ucciso un ulano; o sacerdoti, sapete voi che cosa gli fu trovato nel sacco? Una pianeta, euna pisside.A Cremona non si contentano mettere il popolo nello strettojo e spremergli moneta; ma strappano tutti gli uomini validi di 18 a 40 anni da ogni cosa più caramente diletta, per mandarlidove? — A coltivare forse i campi boemi o croati: essi bagneranno dei loro sudori una terra che produrrà frutti per padroni spietati; la condizione nostra diventerà peggiore degli iloti e degli ebrei sotto Faraone. — Le lamentazioni di Geremia parranno suono troppo fievole per esprimere le nostre miserie. O Dio, perchè hai rivolto altrove i tuoi giusti occhi?O piuttosto gli mescoleranno nelle loro milizie, e li costringeranno con mano parricida a trarre contro i loro parenti. Noi credevamo che simili pensieri allignassero appena nella mente di Satana; spettava a noi vedere che da Cristiani concepisconsi, e da Cristiani mandansi ad esecuzione.E i Tedeschi si dolgono se da noi si chiamano barbari! Certo, il nome di barbari è troppo poco per loro. E questa arte iniqua non è nuova per essi. Federigo svevo assediando anticamente Tortona appese prigioni alle torri che moveva ai danni delle mura, onde gli assediati non vi avventassero dardi e fiamme. Così i Tortonesi o dovevano lasciare che illese le torri alle mura si accostassero, o combattendole correre pericolo di mandare in brani le membra di fratelli, di patri e di figli. Erravano mugghiando cotesti forti infelici per angoscia lungo i ballatoj, ma la pietà della patria gli rese spietati contro il proprio sangue... quello che facessero, — io non lo posso dire.O lettori, il palpito del vostro cuore ve lo ha già detto abbastanza!...Tali furono e tali si mantengono i Tedeschi, per cui dai nostri incliti uomini cotesta loro crudeltà gelida e calcolata era dettatedesca rabbia[19].O voi gente del popolo, o voi campagnuoli che vi reputate stranieri a questi strazii e andate dicendo; «che importa a noi?» Io vi domando: non preme il vostro sangue a voi? Voi dalla necessità siete incatenati nella terra che vi vide nascere: i ricchi possono tramutarsi altrove. Ora dunque considerate come la barbarica invasione deva premere piuttosto a voi che a loro.E dico: deve premere più a te, o popolo povero, che ai doviziosi, perchè tu, o popolo, possiedi un tesoro solo, — quello dei tuoi affetti. —Ma poveri e ricchi formano un popolo solo; tutti hanno occhi per piangere, cuore per gemere, e mani per difendersi. Silenzio agl'infami clamori! Stringiamoci a disperata difesa.Adesso uditemi bene. I Piemontesi o male contando le proprie e le altrui forze, o non soccorsi come fidavano, o abbandonati come non si attendevano, o trattenendosi per impotenza, o comepure piuttosto per cupidi consigli, hanno dovuto ritirarsi dall'Adige e dall'Oglio. Adesso stanno a Lodi: dicesi che re Carlo Alberto voglia chiudersi in Milano, e, prima che rendersi, seppellirsi sotto le sue rovine. Sangue italiano è Carlo Alberto, e noi lo estimiamo capace di farlo. Se tale fu il suo proponimento io gli presagisco due cose: che nè egli morrà, e che prima volga il presente anno al suo termine la corona di Monza premerà le sue chiome reali.La Francia interverrà o no nelle cose d'Italia? Considerando la materia, parrebbe avesse a moversi e tosto. La Francia è odiata in Europa. Di là emana la luce che illumina il mondo e spaventa i tiranni. Di là lo esempio e i conforti dello agitarsi inquieto dei popoli anche sotto la verga: 34 milioni di uomini aborrenti da ogni dispotismo nello ombilico della Europa la commovono sempre come donna soprappresa dai dolori del parto; — e il portato è la libertà, che già maturo vuole e deve prorompere anche a pericolo della operazione cesarea. Sbigottiti per ora, i patroni dello assolutismo le appresteranno una cintura di bajonette. Se la Francia ci lascia perire, dove andrà a cercare i suoi ajuti? Forse tra i morti?I morti hanno voce e braccia, ma non l'ode, nè le vede altri che Dio per vendicarli di coloro che gli hanno traditi. Ed oltre questa ecci un'altra ragione. Il popolo di Francia venne concitato a non comportabili speranze: adesso con la forza sicostringe a starsi contento: ma la forza si consuma, e si assomiglia a un argine lungo di fiume riottoso. Guai se in un punto solo l'argine s'indebolisce; le acque allagano e annegano tutto il rimanente, comunque rimasto illeso! Arte di Stato li consiglia a fare sì che egli sfochi le ardenti voglie altrove, ad allontanarlo dai luoghi che ravvivano in lui memorie, dolori e desio di vendetta, a convertire in gloriose le feroci passioni, — insomma a mandarlo alla guerra. Conciossiachè in tutte le rivoluzioni si sviluppi un soverchio di energia, il quale è forza o che prorompa in guerra straniera, o scompigli internamente il paese. E questa per avventura mi sembra la ragione per cui Austria inferma e cadente comparisca come provveduta di sangue nuovo ai nostri danni. Forse se l'Austria rimanevasi quieta mancava in lei la energia insolita che le abbiamo veduto esercitare. Quando i politici non avevano anche pensato alla fratellanza dei popoli dicevano: un popolo in rivoluzione sta più presso a conquistare che ad essere conquistato. Adesso quest'altra sentenza è vera:i popoli insorti per la libertà hanno a soccorrere la libertà degli altri popoli sotto pena di vedersela spenta in casa. La Francia di Luigi Filippo lo conobbe a prova.Dunque per me credo che i Francesi scenderanno, e ne abbiamo notizie che pajono sicure; ma se non venissero, commetterebbero errore insanabile. E se Carlo Alberto accettasse mediazioneprima che un tedesco non cessasse di calcare la Italia, la sua stella tramonterebbe dietro un protocollo per non rilevarsi più mai.Ora i Tedeschi possono venire in due maniere tra noi, o grossi, o scarsi di numero.Non temo grossi perchè nel sospetto che i Piemontesi si riordinino, i Francesi scendano, i Lombardi soccorrano, non vorranno distrarre grossa mano di esercito dissipandola in presidii senza prò, e, non sicuri alle spalle, non si potrebbero avventurare innanzi.Potrebbero molto bene venire in poco numero a imporre taglie, a rapire uomini e straziare il paese; a mo' di fiera azzannare una preda e andarsene a divorarla a bello agio nella caverna. A questarazziada beduini molto bene, pure che si faccia presto, possiamo riparare noi.Facile è la difesa degli Appennini. Dodici mila uomini e venti pezzi d'artiglieria bastano per respingere il doppio con molta agevolezza. La guerra pei monti non si fa ordinata, e vi si adattano ottimamente persone use a poca disciplina. Uniamoci per tanto al principe, preghiamolo a darci un ministero di fiducia comune, e che talenti allo universale; si abbandoni senza riguardo nelle braccia del popolo; di che cosa teme egli? Getti via il sospetto che gli hanno insinuato nel cuore. Noi non lo abbiamo mai confuso nelle colpe e negli errori dei suoi ministri. Egli lo dovrebbe sapere. S'egli sta con noi, e noi con lui, non possiamoessere vinti. La salute nostra è a questo patto. Uomini impopolari, già più che mezzo logori nella pubblica opinione, se non torranno affatto la fiducia nel principe, ne differiranno il ristabilimento; — la quale cosa sarebbe nelle attuali necessità supremo pericolo.

Padri, madri, spose, figli, sacerdoti, campagnuoli, cittadini, ricchi e poveri, uditemi tutti; io vi parlo la voce della patria, — la voce di Dio.

Voi lo sapete, Sermide, terra confinante col Modanese fu presa e arsa; vi si commisero stragi e stupri tali da fare inorridire la faccia mansueta di Cristo. La mezza luna di Maometto non apparve mai tanto insanguinata quanto gli artigli del giovane duca di Modena. Dal frutto riconosco l'albero. I Turchi adesso si fanno pietosi udendo le immanità dei Cristiani esercitate sopra teste battezzate.

A Peschiera venne ucciso un ulano; o sacerdoti, sapete voi che cosa gli fu trovato nel sacco? Una pianeta, euna pisside.

A Cremona non si contentano mettere il popolo nello strettojo e spremergli moneta; ma strappano tutti gli uomini validi di 18 a 40 anni da ogni cosa più caramente diletta, per mandarlidove? — A coltivare forse i campi boemi o croati: essi bagneranno dei loro sudori una terra che produrrà frutti per padroni spietati; la condizione nostra diventerà peggiore degli iloti e degli ebrei sotto Faraone. — Le lamentazioni di Geremia parranno suono troppo fievole per esprimere le nostre miserie. O Dio, perchè hai rivolto altrove i tuoi giusti occhi?

O piuttosto gli mescoleranno nelle loro milizie, e li costringeranno con mano parricida a trarre contro i loro parenti. Noi credevamo che simili pensieri allignassero appena nella mente di Satana; spettava a noi vedere che da Cristiani concepisconsi, e da Cristiani mandansi ad esecuzione.

E i Tedeschi si dolgono se da noi si chiamano barbari! Certo, il nome di barbari è troppo poco per loro. E questa arte iniqua non è nuova per essi. Federigo svevo assediando anticamente Tortona appese prigioni alle torri che moveva ai danni delle mura, onde gli assediati non vi avventassero dardi e fiamme. Così i Tortonesi o dovevano lasciare che illese le torri alle mura si accostassero, o combattendole correre pericolo di mandare in brani le membra di fratelli, di patri e di figli. Erravano mugghiando cotesti forti infelici per angoscia lungo i ballatoj, ma la pietà della patria gli rese spietati contro il proprio sangue... quello che facessero, — io non lo posso dire.

O lettori, il palpito del vostro cuore ve lo ha già detto abbastanza!...

Tali furono e tali si mantengono i Tedeschi, per cui dai nostri incliti uomini cotesta loro crudeltà gelida e calcolata era dettatedesca rabbia[19].

O voi gente del popolo, o voi campagnuoli che vi reputate stranieri a questi strazii e andate dicendo; «che importa a noi?» Io vi domando: non preme il vostro sangue a voi? Voi dalla necessità siete incatenati nella terra che vi vide nascere: i ricchi possono tramutarsi altrove. Ora dunque considerate come la barbarica invasione deva premere piuttosto a voi che a loro.

E dico: deve premere più a te, o popolo povero, che ai doviziosi, perchè tu, o popolo, possiedi un tesoro solo, — quello dei tuoi affetti. —

Ma poveri e ricchi formano un popolo solo; tutti hanno occhi per piangere, cuore per gemere, e mani per difendersi. Silenzio agl'infami clamori! Stringiamoci a disperata difesa.

Adesso uditemi bene. I Piemontesi o male contando le proprie e le altrui forze, o non soccorsi come fidavano, o abbandonati come non si attendevano, o trattenendosi per impotenza, o comepure piuttosto per cupidi consigli, hanno dovuto ritirarsi dall'Adige e dall'Oglio. Adesso stanno a Lodi: dicesi che re Carlo Alberto voglia chiudersi in Milano, e, prima che rendersi, seppellirsi sotto le sue rovine. Sangue italiano è Carlo Alberto, e noi lo estimiamo capace di farlo. Se tale fu il suo proponimento io gli presagisco due cose: che nè egli morrà, e che prima volga il presente anno al suo termine la corona di Monza premerà le sue chiome reali.

La Francia interverrà o no nelle cose d'Italia? Considerando la materia, parrebbe avesse a moversi e tosto. La Francia è odiata in Europa. Di là emana la luce che illumina il mondo e spaventa i tiranni. Di là lo esempio e i conforti dello agitarsi inquieto dei popoli anche sotto la verga: 34 milioni di uomini aborrenti da ogni dispotismo nello ombilico della Europa la commovono sempre come donna soprappresa dai dolori del parto; — e il portato è la libertà, che già maturo vuole e deve prorompere anche a pericolo della operazione cesarea. Sbigottiti per ora, i patroni dello assolutismo le appresteranno una cintura di bajonette. Se la Francia ci lascia perire, dove andrà a cercare i suoi ajuti? Forse tra i morti?

I morti hanno voce e braccia, ma non l'ode, nè le vede altri che Dio per vendicarli di coloro che gli hanno traditi. Ed oltre questa ecci un'altra ragione. Il popolo di Francia venne concitato a non comportabili speranze: adesso con la forza sicostringe a starsi contento: ma la forza si consuma, e si assomiglia a un argine lungo di fiume riottoso. Guai se in un punto solo l'argine s'indebolisce; le acque allagano e annegano tutto il rimanente, comunque rimasto illeso! Arte di Stato li consiglia a fare sì che egli sfochi le ardenti voglie altrove, ad allontanarlo dai luoghi che ravvivano in lui memorie, dolori e desio di vendetta, a convertire in gloriose le feroci passioni, — insomma a mandarlo alla guerra. Conciossiachè in tutte le rivoluzioni si sviluppi un soverchio di energia, il quale è forza o che prorompa in guerra straniera, o scompigli internamente il paese. E questa per avventura mi sembra la ragione per cui Austria inferma e cadente comparisca come provveduta di sangue nuovo ai nostri danni. Forse se l'Austria rimanevasi quieta mancava in lei la energia insolita che le abbiamo veduto esercitare. Quando i politici non avevano anche pensato alla fratellanza dei popoli dicevano: un popolo in rivoluzione sta più presso a conquistare che ad essere conquistato. Adesso quest'altra sentenza è vera:i popoli insorti per la libertà hanno a soccorrere la libertà degli altri popoli sotto pena di vedersela spenta in casa. La Francia di Luigi Filippo lo conobbe a prova.

Dunque per me credo che i Francesi scenderanno, e ne abbiamo notizie che pajono sicure; ma se non venissero, commetterebbero errore insanabile. E se Carlo Alberto accettasse mediazioneprima che un tedesco non cessasse di calcare la Italia, la sua stella tramonterebbe dietro un protocollo per non rilevarsi più mai.

Ora i Tedeschi possono venire in due maniere tra noi, o grossi, o scarsi di numero.

Non temo grossi perchè nel sospetto che i Piemontesi si riordinino, i Francesi scendano, i Lombardi soccorrano, non vorranno distrarre grossa mano di esercito dissipandola in presidii senza prò, e, non sicuri alle spalle, non si potrebbero avventurare innanzi.

Potrebbero molto bene venire in poco numero a imporre taglie, a rapire uomini e straziare il paese; a mo' di fiera azzannare una preda e andarsene a divorarla a bello agio nella caverna. A questarazziada beduini molto bene, pure che si faccia presto, possiamo riparare noi.

Facile è la difesa degli Appennini. Dodici mila uomini e venti pezzi d'artiglieria bastano per respingere il doppio con molta agevolezza. La guerra pei monti non si fa ordinata, e vi si adattano ottimamente persone use a poca disciplina. Uniamoci per tanto al principe, preghiamolo a darci un ministero di fiducia comune, e che talenti allo universale; si abbandoni senza riguardo nelle braccia del popolo; di che cosa teme egli? Getti via il sospetto che gli hanno insinuato nel cuore. Noi non lo abbiamo mai confuso nelle colpe e negli errori dei suoi ministri. Egli lo dovrebbe sapere. S'egli sta con noi, e noi con lui, non possiamoessere vinti. La salute nostra è a questo patto. Uomini impopolari, già più che mezzo logori nella pubblica opinione, se non torranno affatto la fiducia nel principe, ne differiranno il ristabilimento; — la quale cosa sarebbe nelle attuali necessità supremo pericolo.


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