IV.

IV.

Il giornale di Angela, non risaliva ad un tempo molto lontano, tutt’altro; come confessava essa stessa nella prima pagina, aveva avuto il torto di passare parecchi anni in collegio, senza nemmeno gettar gli occhi sul proprio cuore. Ora le sarebbe piaciuto ritrovare giorno per giorno le speranze colle quali era andata incontro alla delusione ed allo sconforto, di tappa in tappa, dal primo castigo della direttrice, alla parte recitata in una commediola morale, al romanzo letto di nascosto, al primo sogno d’amore ed alla prima comunione! Così, per una colpevole trascuranza, tutto si era cancellato; gioie e dolori; e solo era in grado di poter dire all’ingrosso che le sue gioie, le erano statemisurate avaramente. Ma non è forse questo il retaggio comune? domandava Angela.Sì, è questo, e la vita non è che una lotta, nella quale bisogna vincere o morire, vincere e morire.... La morte! oh la morte!... L’idea della tomba non faceva paura ad Angela; fin dalla prima pagina ella era preparata a morire; aveva il presentimento di non dovere vivere a lungo; una voce segreta l’avvertiva che il suo destino era di non gustare neppur le poche gioie concesse agli umani. Non importa, essa accettava la propria sorte, le andrebbe incontro come una martire, scrivendo ogni sera nel proprio quaderno la storia della sua giornata. E un giorno, anzi una mattina di maggio, quando essa fosse giunta all’ultima ora, si farebbe portare al letto di morte il segreto confidente della sua breve vita... e... Non sapeva bene che cosa ne farebbe, ma certamente un uso che dovesse far piangere tutti gli astanti come fontane. Dato così un saldo fondamento alla propria determinazione, Angela voltava pagina e cominciava il proprio diario.

«1 aprile.Giovannina e Geltrude hanno scommesso di farmi portare il pesce, ma io non l’ho portato; mi volevano mandare dalla direttrice e in parlatorio, io non ci sono andata. La giornata è finita, e Giovannina e Geltrude hanno perduta la scommessa. Ho promesso a me stessa di scrivere la storia della mia vita; eccola:

«Io sono nata nell’isola di Sardegna, in Sassari; mia madre si chiamava Bebbia, ma io non l’ho conosciuta; essa morì pochi giorni dopo la mia nascita. Tutti mi hanno detto che era molto bella, che aveva gli occhi grandi e neri, la bocca piccola. Non ho il suo ritratto, ma ricordo che mi fu fatta vedere un’immagineche somigliava a mia madre; dicono anche che io stessa somiglio molto a mia madre, ma come può essere se io non sono bella?...»

Qui nel giornale di Angela seguiva una lunga fila di puntini, per lasciar tempo al lettore di risolvere il difficile quesito, poi l’autrice esclamava:

«Angela! povera Angela, tu sei entrata nel mondo per la porta della sventura!....

«Mi ricordo ancora di mia nonna; anche mia nonna era bella, ma piangeva di nascosto, e quando mi pigliava in braccio per baciarmi, io vedeva sempre una lagrima nei suoi occhi rossi. Morì, e rimasi sola nel mondo, collo zio Silvio, che è il fratello di mio padre.

«Mio padre! dov’è mio padre? perchè non è mai venuto ad abbracciare la sua creatura, a darle forza di sopportare questa vita? Un terribile mistero circonda l’esistenza dell’autore dei miei giorni. Nessuno me ne ha mai parlato, nessuno me ne parla mai; soltanto la nonna, ogni sera prima di andare a letto, mi diceva: «prega per il tuo povero padre che è tanto disgraziato!» Ora che la nonna è morta, nessuno mi fa pregare per mio padre, ma io non lo dimentico lo stesso, nelle mie orazioni.

«Signore, vi raccomando mio padre, che è tanto disgraziato, si chiama Giorgio Boni, e va ramingando per la terra.....

«Il cuore mi assicura che mio padre non è morto; non mi fu detto ancora: piangi, tu sei orfana! — Ma se egli è vivo, perchè non viene, perchè non mi scrive? Ho provato ad interrogare lo zio Silvio, ma egli nonmi ha voluto rispondere; forse non mi ha creduto abbastanza grande; ma io gli dirò che è una cosa crudele nascondere ad una figlia la sorte del padre, e lo costringerò a dirmi tutto! L’ora dello studio è finita; ora si va a cena e poi a letto; a domani.

«2 aprile.La giornata è passata senza alcun avvenimento importante. Continuerò la storia della mia povera vita, una storia semplice, ma che nasconde un acerbo dolore. Morta mia nonna, lo zio Silvio mi ha condotta in Milano; noi abbiamo qui dei parenti; la zia contessa, che è sorella di mia nonna, non mi piace; è una donna stravagante, che mi fa sempre delle domande a cui non so che cosa rispondere. — È molto ricca, ed ha una magnifica casa in cui andavano tutte le signore di Milano a prendere il tè, a suonare il pianoforte e qualche volta a ballare; ma da molto tempo non ci va più nessuno, perchè la zia contessa è ammalata, e dicono che voglia morire. Lo zio conte è il figlio della contessa Veronica; è un uomo che ride poco, ma è buono; mi piace; sua moglie è la contessa Beatrice, la zia Beatrice, che però non vuol essere chiamata nè zia nè contessa; la chiamo Bice; è la mia migliore amica; essa ride sempre, perchè è felice, ed io.... io ho l’anima torturata.

«Credo che Bice sappia qualche cosa di mio padre, ma forse le hanno raccomandato di non parlarne con me.

«Geltrude e Giovannina mi hanno pagato la scommessa; Geltrude mi ha dato una bella immagine, Giovannina mi ha dato un anellino di argento. L’anellinoè unamemoriad’un’altra amica; io non lo voleva accettare, ma Giovannina mi ha detto che l’amica da cui lo ha avuto è andata via e che non gliene importa più. Credo che anche l’immagine di Geltrude sia unamemoriad’un’amica andata via.

«3 aprile.Oggi ho compiuto i dodici anni e sette mesi.... Cinque mesi ancora e ne avrò tredici — età fatale! Ho un presentimento nero, sento una voce che mi dice che a tredici anni dovrò morire! Ma perchè penso alla morte? Sarà perchè la zia contessa sta molto male; oggi le hanno portato il viatico; lo zio Silvio è venuto a vedermi, e mi ha detto che non vi è speranza. — Stanotte, dicendo le mie preghiere, bisognerà raccomandare al signore l’anima della zia contessa...

«4 aprile..... La zia contessa è morta; io abbandono il collegio per andare in Sardegna; oh! padre mio! mi pare di andarti incontro; sono sicura di riconoscerti, sebbene nessuno mi abbia mai parlato di te; perchè il cuore non s’inganna, e poi ho il tuo ritratto.

«Ero bambina ancora, quando la nonna mi fece vedere un ritratto di mio padre che conservava dentro un libro; morta mia nonna, io aprii il libro, e trovai il ritratto. Da quel giorno esso non mi ha lasciato più. Eccolo, io l’ho davanti agli occhi; lo guardo e gli chiedo il segreto fatale che lo separa da sua figlia. — È un uomo magro, porta i baffi e la mosca, ha gli occhi grandi; sembra pallido, ma non ne sono sicura, perchè la fotografia è scolorita dal tempo..............

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«7 aprile.(In alto mare). Sono qui fra cielo edacqua; ma si vede ancora una striscia di terra lontana, spero che fra poco non si vedrà più terra da nessuna parte.

«(Più tardi). Ho dimenticato di dire che il cadavere della contessa viaggia con noi; essa ha voluto essere sepolta in Sardegna, e noi andiamo a seppellirla. Sono passati i delfini; hanno il muso nero e gettano l’acqua in alto a zampilli; da un marinaio ho saputo che sono buoni pesci, che non fanno male a nessuno. Il sole tramonta ed ho appetito! Ho domandato ad un marinaio quand’è che non si vedrà più terra e mi ha risposto che ne vedremo sempre. Mi dispiace. Avrei voluto che per un’ora almeno non si vedesse che cielo ed acqua; l’ho detto alla zia Beatrice, si è messa a ridere e mi ha dato dell’indiscreta. Bice non comprende i miei sentimenti; è una donna diversa dalle altre; ma è tanto buona, e ride così di gusto!... bisogna compatirla.

«8 aprile.Siamo a Sassari. Sono venute molte persone a salutarci, maluinon è venuto. E pure io sento che mi sta vicino; a Porto Torres un uomo incappucciato mi ha rivolto la parola. Non comprendevo quello che mi diceva, perchè mi ero messa in testa che dovesse essere mio padre. Ho poi visto che era un uomo consumato dalla febbre che mi domandava l’elemosina. Mi sono proposta di vincere la mia commozione e di aspettare gli avvenimenti. Sono più tranquilla, sono più rassegnata. La mia Sardegna mi piace; i Sardi pure mi piacciono; non fanno molti complimenti, sono piuttosto superbi; però mi chiamanosignoricca, e midicono in faccia che sono bella. Ma essi intendono che sono apparentemente robusta. Nessuno vede quello che avviene nell’anima mia; nessuno sa quanto io soffro, anche mentre rido; nessuno sa che ho un tarlo qua dentro....

«9 aprile.Oggi lo zio Silvio è tornato da Muros di malumore; che cosa è andato a fare a Muros? Gliel’ho chiesto e non mi ha risposto; sono entrata all’improvviso nella sala comune dell’albergo, quando vi erano lo zio Silvio, lo zio conte e Bice, e subito hanno taciuto; — questi misteri m’indispettiscono; perchè mio padre non viene?»

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Nel suo diario Angela proseguiva giorno per giorno a pigliar nota degli avvenimenti; descriveva la nuova casa dove erano andati ad abitare nel viale del mulino a vento; la deliziosa Valle Maledetta, le gite a Florinas, a Ploaghe, le frequenti assenze dello zio Silvio, il suo umore melanconico, il ritorno di Ambrogio, di Pantaleo e di Giovanni e ogni altra cosa che le era sembrata notevole. Non risparmiava l’esame dei proprii sentimenti; e quando era costretta a confessare che aveva passata una giornata allegra, che in sostanza essa si divertiva moltissimo, e che la Sardegna le aveva aperto dinanzi un libro bizzarro, in cui bastava voltar pagina per passare da una veduta curiosa ad una scena più curiosa; quando aveva scritto tutto ciò, allineava alcuni puntini, e interrogava «e pure sono io felice?» Domanda terribile, alla quale il più delle volte la fanciulla si accontentava di rispondere con un’altra fila di puntini.

Colla data del 10 maggio, Angela scriveva nel suo quaderno:

«È venuto un uomo, ha chiesto dello zio conte, poi è scomparso; sono stata alla finestra per vederlo uscire, ma non è uscito; lo zio rientrando in sala era turbato. Che cosa succede? Se fosse mai lui...

«(Più tardi). Quell’uomo è rimasto in casa; dev’essere chiuso nella camera di zio Silvio, ma mi manca la forza di accertarmi.

«(Più tardi). Non è lui! il supplizio ricomincia. Dio mio! quanto sono infelice!!!»....


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