CCLI

Consoli

Caio Messio Quinto Traiano Decio Augustoper la terza volta eQuinto Herennio Etrusco Decio Cesare.

Non so ben dire se nel precedente o nel presente anno i Goti, senza dubbio quegli stessi che da Zosimo[Zosimus, lib. 1, cap. 23.]son chiamati Sciti, o vogliamo dire Tartari, assediassero la città di Filippopoli nella Tracia. Quel che è certo, per testimonianza non men di esso Zosimo che di Giordano[Jordan., de Rebus Geticis, cap. 18.], s'impadronirono quei barbari dopo lungo assedio di quella città; e, se scrive il vero Ammiano[Ammianus Marcellinus, Hist., lib. 31.], vi passarono a fil di spada centomila persone. Zosimo e Giordano non parlano se non di una gran copia di prigioni fatta nell'acquisto d'essa città. O sia cheLucio Prisco(forse fratello del già Filippo imperadore) fosse governatore di Filippopoli, o pure ch'egli fosse presidente della Macedonia, nella qual provincia si stesero i rapaci vincitori Goti: noi abbiamo da Giordano e da Aurelio Vittore[Aurelius Victor, in Epitome. Zonaras, in Annalibus.]checostui, unitosi con essi Goti, prese il titolo d'imperadore, volgendo l'armi contra deiDecii. E sembra che san Cipriano[Cyprian., Epistola 52.]avesse conoscenza di lui. Ma costui, dichiarato pubblico nemico dal senato romano, stette poco ad essere ucciso. Noi qui certamente ci troviamo in folte nebbie di storia, essendovi altri che credono preso questo titolo daPriscosolamente dopo la morte dei medesimiDecii, e restando una gran confusione nell'assegnare i successori e i tiranni insorti dopo di loro. Intanto non si mette in dubbio il funesto fine deiDecii, benchè le circostanze del medesimo sieno varie e discordi presso gli antichi scrittori. I fortunati progressi adunque dei Goti, e l'innalzamento, se pure è vero, diPrisco, fecero che Decio seniore giudicò necessaria la sua presenza nella Mesia e Macedonia per liberar dai Barbari quelle provincie. Se in quelle parti non era già il figliuoloErennio Etrusco Decio, seco andò nel presente; e trovandosi qualche medaglia[Mediob., Numism. Imper.], in cui esso si vede appellatoAugusto, credesi che in tal congiuntura egli fosse dichiaratoimperadoree collega nell'imperio dal padre. Marciarono i due Augusti Decii contra dei Goti con esercito poderoso, e, secondo Zonara[Zonaras, in Annalibus.], gl'incalzarono sì valorosamente, che li fecero ritirar nel loro paese. Alcuni vogliono[Aurelius Victor. Eutropius.]che Decio gl'inseguisse di là dal Danubio; ma più verisimile sembra che di qua da esso fiume egli venisse con loro alle mani. In quel conflitto ilgiovane Decio, per quanto s'ha da Giordano[Jordan., de Rebus Geticis, cap. 18.], trafitto dalle frecce gotiche, perì: il che disanimò lo esercito romano[Eutrop., in Epitome.]. Ma ilvecchio Deciofece loro coraggio, con dire che la perdita di un solo soldato nulla era alla potenza romana: dopo di che alla disperata si spinse contra de' Barbari,cercando o morte o vendetta. Trovò appunto la morte, circondato ed oppresso da' nemici.

Ma Zosimo[Zosimus, lib. 1, cap. 23.]ci vorrebbe far credere che Gallo, generale de' medesimi Decii, per ingordigia dell'imperio, segretamente se l'intendesse coi Goti, e per mezzo loro arrivasse ad atterrar questi due regnanti. Per consiglio d'esso Gallo, dice esso Zosimo, si misero essi Goti in battaglia dietro una palude; ed allorchè Decio ebbe poste in fuga e sconfitte le due prime loro schiere, volendo dar addosso alla terza, s'inoltrò col figliuolo nella palude, dove amendue impantanati ed esposti alle frecce de' Barbari, insieme col loro seguito perirono. Secondo Vittore Zonara, nè pur furono trovati, non che seppelliti, i loro cadaveri; e ciò espressamente vien confermato da Lattanzio[Lactantius, de Mortibus Persecutor.]nel suo trattato delle morti de' persecutori della religione di Cristo. Certamente tutti gli antichi[Cyprianus, Epist. ad Demetr. Eusebius, Orat. Constantin., cap. 24. Hieronym., Commentar. in Zachar., cap. 14.]cristiani riconobbero per un colpo della mano di Dio la presta ed ignominiosa morte diDecio, nemico dichiarato dei seguaci di Gesù Cristo: gastigo toccato anche prima e di poi a qualunque principe romano che apertamente volle muover guerra ad una religione santa, che Dio volea al loro dispetto piantata e dilatata sulla terra. Il luogo della morte dei due Decii resta tuttavia dubbioso, o, per meglio dire, ignoto. Costantino il Grande in una sua orazione presso Eusebio sembra tenerlo morto nel paese dei Goti, e di là dal Danubio; altri di qua; alcuni nella Mesia, ed altri nella Tracia. Danno il nome di Abirto o Abritto a quel sito; e Giordano attesta che tuttavia restava un luogo, chiamato Altare di Decio, dov'egli sagrificò prima di far quella giornata. Ma niuno ora sa additare in qual provincia e territorio fosse tal luogo. Sidisputa ancora intorno al tempo, in cui perirono i due Decii. V'ha[Blanchinius, ad Anastas.]chi crede ciò succeduto circa il mese di giugno[Pagius, in Critic. Baron.], ed altri negli ultimi due mesi dell'anno presente. Abbiamo da Trebellio Pollione[Trebellius Pollio, in Valerian.], che essendo consoli i dueDecii(adunque nell'anno corrente), vennero al senato romano lettere ed ordini di Decio, di eleggere un censore, uffizio da gran tempo dimesso in Roma. Il pretore, giacchè amendue i consoli, cioè i due Augusti Decii, erano assenti, nel dì 27 di ottobre propose l'affare, e di comune consentimento fu eletto censore per la sua rara probitàValeriano, il qual poi divenne imperadore. Trovavasi questi coll'imperadore all'armata nella Tracia e nella Mesia, come io credo, e non già in Roma, come pensò il padre Pagi. Informato Decio del senatusconsulto, fece chiamar Valeriano, ed in piena assemblea il dichiarò censore, con ispiegare la di lui autorità che era amplissima. Cioè poteva egli determinare chi dovea aver luogo in senato; ridurre all'antico stato l'ordine equestre; modificare o confermare i tributi e i dazii; far nuove leggi; riformar le milizie, e giudicar tutte le cause de' palatini, de' giudici e dei prefetti, a riserva dei consoli ordinarii, del prefetto di Roma e del re delle cose sacre, e della primaria vergine vestale, se pur essa conservava illesa la pudicizia. MaValeriano, alzatosi in piedi, pregò l'Augusto Decio di averlo per iscusato, se non poteva accettar questo carico, perchè questo apparteneva a chi godeva il grado d'imperadore, ed erano venuti tempi, nei quali niuna persona privata potea promettersi tal forza da farsi ubbidire, e così andò in nulla il disegno. Ma se nel dì 27 di ottobreDeciotuttavia regnava, e se noi vedremoGallosuo successore Augusto nelle calende seguenti di gennaio, vegniamo insieme a scorgere che nel novembre o dicembre di quest'annodovettero i due Decii perdere la vita e lo imperio. Quel che succedesse dopo la lor morte, sarà accennato all'anno seguente.

Consoli

Caio Treboniano Gallo Augustoper la seconda volta eCaio Vibio Volusiano Cesare.

Divulgata la morte dei due Decii, le armate della Mesia e della Tracia poco stettero a proclamar ImperadoreCaio Treboniano Gallolor generale, a cui forse indebitamente fu attribuito da Zosimo[Zosimus, lib. 1, cap. 23.]il tradimento fatto ai due Decii. Aurelio Vittore[Aurelius Victor, in Breviar.]scrive, essere stato il traditore un Bruto. Di che paese fosse il suddetto Treboniano Gallo, nol sappiamo, se non che, al dir di Vittore, sembra nato nell'isola delle Gerbe sulle coste dell'Africa. Perchè egli avendo preso, secondo lo stile degli altri nuovi Augusti, il consolato in quest'anno[Reland., in Fast. Consul.], si trova in un'iscrizione e in alcuni fasticonsole per la seconda volta, da ciò, si argomenta esser egli stato console sustituito in alcuno degli anni addietro. Il grado di generale dell'armi, che dicemmo sostenuto da lui, gli facilitò quello di imperadore. Aveva egli un figliuolo, appellatoCaio Vibio Gallo Volusiano, cui diede immediatamente il titolo diCesare. Ma affinchè non nascesse o già nato si smorzasse il sospetto ch'egli avesse tenuta mano all'obbrobriosa morte dei Decii, si mostrò amantissimo della lor memoria, parlandone sempre con lode e riverenza; volle ancora o pure acconsentì che amendue fossero, secondo la stolta persuasione del gentilesimo, deificati.Vi restava un altro figliuolo di Decio seniore, cioèCaio Valente Hostiliano Messio Quinto Decio, già dichiaratoCesaredal padre. Gallo, non tanto per farsi sempre più credere ben affetto alla memoria di esso Decio, quanto per timore che questo di lui figliuolo, spalleggiato dai soldati, potesse prorompere in qualche sedizione, spontaneamente il dichiaròAugustoe collega suo nell'imperio, aspettando più proprio tempo per liberarsi da lui. Disegnò ancora sè stesso console col figliuoloVolusianoper l'anno presente. Di tutto questo, accaduto nell'anno addietro, spedì egli l'avviso a Roma, e il senato niuna difficoltà mostrò ad approvarlo.

Noi troviamo circa questi tempi varii altri imperadori o tiranni, senza poterne ben chiaramente distinguere l'innalzamento e i luoghi, dove fecero la loro breve comparsa e caddero. Di unGiulio Valente, che usurpò la porpora imperiale, parla Aurelio Vittore, con dir appena partito da Roma Decio, che costui occupò il trono, e fu in breve punita la sua temerità colla morte. Ma Trebellio Pollione[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, cap. 19.], che merita qui maggior fede, asserisce che costui per pochi giorni fece la figura d'imperadore, non in Roma o in Italia, ma nell'Illirico, e quivi fu ucciso. E forse il movimento suo accadde dappoichè i due Decii avevano cessato di vivere. Vedesi tuttavia una medaglia[Mediobarbus, in Numism. Imperator.], felicemente, se pur è vero, disotterrata, in cui vien fatta menzione diMarco Aufidio Perpenna Liciniano imperadore Augusto, confuso da Vittore ora conValenteed ora conHostiliano. Il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.]è di parere che costui, vivente Decio, formasse la sua cospirazione, e, preso il nome d'Augusto nelle Gallie, quivi da esso Decio restasse soffocato, scrivendo Eutropio[Eutrop., in Epitome.]ch'essoDecio, prima di portar l'armi contra dei Goti, estinse una guerra civile insorta nelle Gallie. È plausibile la di lui conghiettura, ma non esente da dubbii. Torniamo ora aTreboniano Gallo, riconosciuto imperadore anche dal senato romano. Le prime sue occupazioni furono quelle di stabilir pace coi Goti, comperandola nondimeno con vergognose condizioni[Zosimus, lib. 1, cap. 24.]; perchè non solamente permise loro di tornarsene alle loro contrade di là dal Danubio con tutto il bottino fatto sulle terre romane, e senza prendersi cura di riscattare, o far rilasciare gran copia di Romani, anche nobili, fatti prigioni nella presa di Filippopoli; ma eziandio si obbligò di pagar da lì innanzi un certo tributo annuale a quei Barbari, affinchè non inquietassero lo imperio romano. Non fu però Gallo il primo ad avvilir la maestà romana con simili patti. L'esempio gliene avea dato Domiziano, e probabilmente altri debili Augusti aveano fatto lo stesso. Dopo di che, come s'egli avesse con tali prodezze meritato il trionfo, se ne venne probabilmente nella primavera di quest'anno a Roma, tutto spirante gloria ed assai contento di sè stesso. Forse perchè i sacerdoti pagani o il senato zelante della conservazione de' suoi falsi dii, fecero nuove istanze anche a Gallo, certo è che la persecuzion de' cristiani, alquanto rallentata, e fors'anche cessata negli ultimi mesi dell'anno precedente e nei primi del corrente, si rinnovellò; e per tutte le provincie si attese ad infierire contro i cristiani che ricusavano di sagrificare agli abborriti numi della gentilità. Son qui da vedere le nobilissime lettere e gli opuscoli di san Cipriano[SS. Cyprian. et Cornel., in Epistolis.]e di sanCorneliopapa, il qual ultimo, per cagione di tal persecuzione, fu mandato in esilio, e poi coronato col martirio. Al governo della Chiesa romana fu sustituitoLuciopapa, il quale dovette anche egli da lì a qualche tempo sofferire l'esilio.Ma Iddio non cessò di flagellar con nuovi gastighi questi principi nemici del popolo suo eletto, cominciando con una delle più terribili e lunghe pestilenze che mai passeggiassero sulla terra. Si andò essa stendendo a poco a poco per tutte le provincie del romano imperio[Eutrop. Eusebius. Sanctus Cyprianus, et alii.], facendo dappertutto una fiera strage. Se crediamo ad Augusto Vittore[Aurelius Victor, in Brev.],Hostiliano Augusto, già figliuolo diDecio imperadore, colto da questa infezione, terminò i suoi giorni. Ma Zosimo[Zosimus, lib. 1, cap. 25.]pretende cheGallo imperadore, sospettando che questo collega, da chi amava la memoria del di lui padre Decio, fosse un dì portato troppo innanzi con pericolo della propria dignità, il facesse a tradimento levare dal mondo, fingendo verisimilmente che fosse morto di peste. Dopo la cui morte egli dichiarò Augusto il suo figliuoloGallo Volusiano, il quale nelle iscrizioni[Thesaurus Novus Inscript., pag. 253.]è chiamatoCaio Vibio Affinio Gallo Veldumiano Volusiano.

Consoli

Caio Vibio Volusiano Gallo Augustoper la seconda volta, eMassimo.

Il secondo console vien chiamato da alcuniMarco Valerio Massimo. Perchè non ne ho veduto finora le prove, io m' attengo a chi solamente l'appellaMassimo[Aurelius Victor, Syncellus et alii.]. Sembra che il Governo diGallo Augustofosse assai dolce, e ch'egli, usando maniere popolari e placide, si studiasse di farsi amare da ognuno, fuorchè da' cristiani. Ma l'essersi tanto egli cheil figliuolo dati al lusso e alle delizie[Zosimus, lib. 1, cap. 16.], li faceva disprezzar dalla gente; e la loro negligenza e poca applicazione al governo incoraggi di molto i Barbari, per assalire e malmenare le provincia del romano imperio. Finalmente l'ira di Dio stava addosso ad un principe che mossa avea anch'esso guerra ai cristiani, i quali pure erano i migliori de' sudditi suoi. Durando dunque l'orrido flagello della peste, s'aggiunse ai mali la irruzion degli Sciti, cioè de' Goti, Carpi, Borani, o sieno Burgondi, e d' altre nazioni tartare, nella Mesia, Tracia, Macedonia e Grecia sino al mare Adriatico. Inesplicabili furono i saccheggi da lor fatti, le città non fortificate, ed alcune ancora delle forti si videro soccombere al loro furore; ed intanto Gallo in Roma si dava bel tempo. Comandava in questi tempi l'armi romane nella PannoniaMarco Giulio Emiliano. Aurelio Vittore[Aurel. Victor, in Epitome.]gli dà il nome diEmilio Emiliano. Questi, secondo che racconta Zosimo, animati i suoi soldati, diede addosso agli a Sciti, e gli riuscì di sconfiggerli e d'incalzarli fin dentro ai loro paesi. Questa vittoria cagion fu che l'esercito suo il proclamòimperadore. Giordano[Jordan., de Rebus Geticis, cap. 19. Eutropius, in Breviar. Aurelius Victor, ibid.]solamente scrive cheEmiliano, considerati i gravissimi danni recati allora dai Barbari alle terre romane, e la trascuratezza di Gallo e di Volusiano Augusti, fece conoscere alle sue milizie la necessità di aver un imperadore di petto da opporre all'insolenza de' Goti: dal che venne (per suggestione certo di lui) che quell'armata si accordò a crearlo imperadore. Ch'egli ripulsasse, o avesse già ripulsati i Barbari, o pure ch'egli facesse qualche tregua con loro, si potrebbe argomentar dal sapere che egli s'incamminò a gran giornate verso l'Italia, senza far caso d'essi. Ma forse ciò avvenne perchè, secondo Zosimo[Zosimus, lib. 1, cap. 16.],que' Barbari, rivolte le loro scorrerie verso l'Asia, arrivarono ad Efeso, e desertarono poi tutta la Cappadocia. Allora fu che si svegliòGallo, e raunate quelle forze che potè nell'angustia del tempo, marciò contra diEmiliano, non solamente entrato nell'Italia, ma anche giunto nell'Umbria. Furono a fronte le due armate a Terni, secondo l'asserzione di Vittore[Aurelius Victor, in Epit.]e di Eutropio[Eutrop., in Brev.], o pure al foro di Flaminio, città da gran tempo distrutta, e posta allora ai confini di Foligno, come si ha da Eusebio[Euseb., in Chronic. Syncellus, Chronogr.]. Ma le soldatesche di Gallo, snervate dalle delizie di Roma, non poteano competere con quelle di Emiliano, il quale ebbe anche l'avvertenza di subornarle con far correre secretamente fra loro la promessa di un gran regalo. Il perchè i due imperadoriTreboniano GalloeVolusiano Gallofurono dai lor proprii soldati privati di vita.

Credesi cheGallofosse allora in età di quarantasette anni, e gran disputa è intorno alla durata del suo imperio. Fu di avviso il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]che verso il mese di Maggio Gallo fosse ucciso. Ambedue si videro poi nell'anno seguente aggregati al numero degli dii daValeriano Augusto, ch'era loro amico fedele, ma non aveva già l'autorità di fare dei veri dii. Rimasto vincitoreEmiliano, e rinforzato anche dall'armata diGallo, che si unì alla sua, altro non gli restava per essere assodato sul trono imperiale che l'approvazion del senato. Questa la ottenne senza difficoltà, perchè niuno osava di negarla; ed egli[Zonaras, in Annalib.]promise di scacciare i Barbari dalla Mesia, e di far guerra ai Persiani, che mettevano a sacco la Mesopotamia. Si sa[Aurelius Victor, in Epitome.]cheEmilianoera Moro di nazione, e nato di bassa famiglia; ma il suo valore gli avea spianata la strada ai posti più sublimi. Se sidee credere ad una moneta di lui rapportata dall'Angelloni[Angellonius, Hist. August.], egli fu due volteconsole. Potrebbe essere che in uno degli anni addietro fosse stato console sostituito, e che dopo la morte di Volusiano Augusto, console nell'anno presente, avesse preso il consolato. Ma nulla di ciò apparendo in tante altre medaglie che restano di essoEmiliano[Mediobarb., in Numismat. Imper.], si può dubitar della legittimità di questa. Ebbero poco effetto le promesse del novello imperadore, perchè poco stette a scoppiar contra di lui un fulmine, che si andava fabbricando nella Rezia e nel Norico. In quelle provinciePublio Licinio Valerianoera dietro a far gran massa di gente da tutte le parti con disegno di venire in soccorso diGalloe diVolusiano: quand'ecco giugnergli l'avviso di essere questi stati uccisi, e che regnava il nemico loroEmiliano. O sia che Valeriano sdegnasse di sottomettersi all'usurpator dell'imperio, o che i soldati suoi ne concepissero anch'essi dell'abborrimento, andò a terminar la faccenda nell'essereValerianoacclamatoImperadore[Aurelius Victor, et alii.]dal medesimo esercito suo, benchè Zosimo[Zosimus, l. 1, cap. 28.]sembri avere creduto che solamente dopo la morte di Emiliano, egli per consentimento di tutti, fosse alzato al trono. Allora dunque che egli si trovò ben in forze calò in Italia, e prese il cammino alla volta di Roma. Già correva il terzo mese cheEmilianosignoreggiava, ma in maniera tale, che se Zonara[Zonaras, in Annalibus.]dice il vero, fino gli stessi soldati suoi il riputavano indegno di regnare. Perciò uscito anch'egli in campagna per andare ad affrontarsi con Valeriano, allorchè fu nelle vicinanze di Spoleti (verisimilmente verso il mese di agosto) fu quivi da' suoi proprii soldati svenato. La morte sua confermòValerianosenza spargimento di sangue nel pieno possessodella dignità imperiale. CheValeriano, riconosciuto da tuttiimperadore, desse dipoi in quest'anno il titolo diAugustoaPublio Licinio Gallienosuo figliuol primogenito, e il creasse collega nell'imperio, lo scorgeremo dagli atti dell'anno seguente. Credesi cheOrigene, celebre ma combattuto scrittore della Chiesa di Dio, terminasse[Pagius, in Crit. Baron.]anch'egli i suoi giorni nell'anno presente.

Consoli

Publio Licinio Valeriano Augustoper la seconda volta ePublio Licinio Gallieno Augusto.

Secondo la Cronica di Damaso, o sia secondo Anastasio bibliotecario[Anastasius Bibliothecarius.], il romano ponteficesan Lucio, richiamato dall'esilio, regnando Valeriano Augusto, coll'esser decapitato per la fede di Gesù Cristo, compiè gloriosamente il corso della sua vita. E che ciò succedesse in quest'anno alli 3 di marzo, fu opinione di monsignor Bianchini[Blanchin., ad Anast.], laddove il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron., ad annum 253.]riferì la di lui morte all'anno precedente. Quel che è certo, nella cattedra di san Pietro succedette Stefano; ma è ben difficile il provar concludentemente che in tale e tal giorno succedesse l'elezion di questo e di altri antichi romani pontefici. Del resto il fare martirizzatosan Luciosotto di Valeriano nell'anno presente non si accorda con quanto abbiamo da Eusebio Cesariense[Euseb., Histor. Eccles., lib. 7, cap. 10.], cioè avere san Dionisio, vescovo in questo tempo di Alessandria, scritto ad Ermammone, cheValerianosi mostrò sì mansueto e benigno verso de' cristiani ne' principii, o siane' primi anni del suo governo, che niuno de' precedenti Augusti, anche di quei che furono creduti cristiani (cioè dei Filippi), avea mai praticata tanta cortesia e benevolenza verso i seguaci di Gesù Cristo, come egli fece. La sua stessa corte era piena di cristiani, e pareva una chiesa di Dio. Come dunque pretendere ch'egli levasse la vita a san Lucio papa in questi principii del suo regno? E questa fu la ragione, per cui il cardinal Baronio differì la di lui morte sino ai tempi della persecuzione, succeduta solamente nel quinto anno del di lui imperio. Sarebbe pertanto da vedere sesan Lucio, riconosciuto martire anche vivente da Eusebio, tale fosse stato, perchè sostenne l'esilio ed altri strapazzi per la fede di Cristo, senza poi lasciare il capo sotto la spada dei persecutori. Quanto ho poi ricordato della benignità diValerianoverso de' cristiani, ci fa per tempo conoscere la bellezza e dirittura dell'animo suo, e la probità dei suoi costumi. Abbiamo anche veduto di sopra, come egli era stato scelto dal senato romano censore[Trebellius Pollio, in Vita Valeriani.], per essere in concetto del più savio ed onorato senatore che allora si trovasse in Roma. Contava egli fra i suoi pregi la nobiltà del sangue, ma più una vita fin qui menata con gran prudenza e modestia. Giovanni Malala[Joannes Malala, in Chronogr.]cel descrive per uomo di statura corta, gracile, canuto, col naso alquanto schiacciato, con barba folta, pupille nere, occhi grandi, timido e di molta parsimonia. Pare certamente ch'egli avesse più di sessanta anni allorchè fu acclamato imperadore. Due mogli, per attestato di Trebellio Pollione, ebbe egli, amendue a noi ignote. La prima gli partorìGallienosuo collega e successore; l'altraValerianojuniore. Era passato Valeriano Augusto lor padre per tutti i gradi della dignità sino al consolato, in cui si conosce sostituito in alcuno de' precedenti anni, giacchè avendolo preso in quest'anno, come soleano fare tutti i novelli Augusti, vien registrato ne' Fasticonsole per la seconda volta. Da che Valeriano fu con gran plauso riconosciuto da tutti imperadore, il senato dichiaròCesareil di lui primogenito[Eutrop., in Breviar. Aurelius Victor, in Epitome.], cioèPublio Licinio Gallieno. Ciò fu nell'anno precedente, dopo di che essendo di molto inoltrata la state, cioè, per quanto si può conghietturare, passata la metà di agosto, o sul principio di settembre, il Tevere gonfio oltre misura inondò la città di Roma: il che fu preso per un presagio di disgrazie. Ma non molto dovette stare l'imperador Valeriano a dar anche il titolo diAugustoal figliuolo Gallieno, ancorchè Zosimo ciò riferisca più tardi; perchè in tante monete[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]che restano di lui, egli si truova chiamato solamenteimperadore Augustoe non maiCesare. Passarono dunque a Roma i due novelli Augusti, accolti con istraordinaria gioia dal senato e popolo romano, perchè Valeriano era riputato il più meritevole di tutti di quella eccelsa dignità[Trebellius Pollio, in Vita Valeriani.]: e se si fosse data al mondo tutta la facoltà di eleggere un buon imperadore, sarebbe ognuno concorso ad eleggere questo. Era pertanto grande la speranza e l'aspettazione di tutti, che Valeriano avesse da rimettere in fiore l'impero romano. Come ciò si verificasse, lo andremo a poco a poco vedendo. Entrarono consoli nelle calende di gennaio i due Augusti; ma ciò che operassero nell'anno presente a nostra notizia non è fin qui pervenuto.

Consoli

Publio Licinio Valeriano Augustoper la terza volta ePublio Gallieno Augustoper la seconda.

Certo è che inValeriano Augustoconcorrevano moltissime di quelle belle doti e qualità che possono rendere gloriosi i regnanti, come la prudenza, l'affabilità, la gravità, e la lontananza dalla superbia e dal fasto. Il desiderio suo di accertar nelle buone risoluzioni, di rimediare ai disordini e di giovare al pubblico, per quanto era in sua mano, gli rendea cari tutti gli avvisi di chiunque suggeriva avvertimenti e regole di buon governo. Resta tuttavia una sua lettera[Trebel. Pollio, in Triginta Tyrannis, c. 17.]scritta aBalista, forse prefetto del pretorio, che gli aveva insinuato delle buone massime intorno al non permettere uffiziali inutili e soldati nelle guardie, che non fossero uomini sperimentati nel mestier della guerra. Raro giudizio ancora traspirava dalle elezioni ch'egli faceva degli uffiziali della milizia; e tutti coloro, che noi andremo vedendo ribellarsi aGallienosuo figliuolo, e furono in concetto di personaggi dotati di molto valore e merito, erano creature di lui. CosìAurelianoeProbo, che riuscirono dipoi insigni imperadori, da lui riconobbero il principio dell'alta loro fortuna. Secondo il catalogo del Bucherio[Cuspinianus Bucherii.],Lollianofu da lui creato prefetto di Roma nell'anno precedente;Valerio Massimonel presente. Contuttociò mancava di molto a Valeriano per divenire un eccellente imperadore. Egli non avea petto, nè quella forza di mente e di coraggio che serve ai principi grandi, per operare intrepidamente gran cose ne' proprii regni, e per mettere il cervelloa partito ai nemici de' suoi regni[Zosimus, lib. 1, cap. 36. Aurelius Victor, in Epitome.]. La prudenza sua scompagnata da questo vigore il rendeva diffidente e troppo guardingo, per timor sempre di non errare. L'inoltrata sua età contribuiva non poco ad indebolir ancora l'animo suo. Contuttociò s'applicò egli bravamente agli affari; ed in vero sotto di lui egregiamente procedeva il governo civile dei popoli. Ma si cominciarono a scatenar disastri da ogni parte. Durava tuttavia la peste; le nazioni germaniche verso il Reno facevano frequenti scorrerie nella Gallia; le scitiche, passato il Danubio, andavano desolando la Tracia, Mesia e Macedonia; e i Persiani dal canto loro non cessavano d'infestar la Mesopotamia e la Soria. Mancano a noi storie che mettano per ordine e riferiscano ai lor anni proprii que' fatti. Troviamo anche nelle medaglie di quest'anno[Mediobarbus, in Numismat. Imper.]mentovata unavittoria degli Augusti, ma senza che apparisca in qual paese e contra chi fosse riportata. In una lettera[Vopiscus, in Aurel.]scritta da Valeriano Augusto aCeionio Albinoprefetto di Roma nell'anno seguente, e in alcuni altri dipoi, egli chiamaAureliano, che fu dipoi imperadore,liberatore dell'Illiricoeristoratore delle Gallie. Potrebbe essere che questi nell'anno presente desse qualche buona percossa ai Goti che malmenavano l'Illirico, ovvero ai Germani che sconciamente infestavano le galliche contrade. Abbiamo ancora nel Codice[Leg. 11 de Fideicommisso, tit. 4, C. de Transaction.]un rescritto fatto in quest'anno dagli imperadoriValerianoeGallieno, e daValeriano nobilissimo Cesare. Chi sia questo Valeriano Cesare, s'è disputato fra gli eruditi, e resta tuttavia indecisa la lite. I più l'hanno credutoPublio Licinio Valeriano, secondogenito di Valeriano Augusto; ma il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron.]pretende ch'egli fossePublio Licinio Cornelio Salonino Valeriano, figliuolo di Gallieno Augusto, e nipote di Valeriano seniore Augusto, il quale si sa di certo che ebbe il titolo diCesaree diprincipe della gioventù. Certamente a' tempi ancora di Trebellio Pollione[Trebellius Pollio, in duobus Gallienis.]punto controverso era, se Valeriano secondogenito di Valeriano seniore avesse avuto il titolo diCesareed anche d'Augusto; nè le medaglie decidono questo punto. Esse bensì, e in molta copia, ci assicurano cheSalonino Valerianofigliuolo di Gallieno fu ornato del titolo cesareo. Ma una nobile iscrizione, da me pubblicata[Trebellius, Novus Inscript., pag. 360, n. 5.], spettante all'anno 259 può qui togliere ogni dubbio, veggendosi ivi registratiValeriano e Gallieno Augusti, ed insieme con loroPublio Cornelio Salonino Valeriano Nobilissimo Cesare. Se Valeriano fratello di Gallieno fosse stato Cesare allora, di lui ancora si sarebbe fatta menzione. Tale era bensìSalonino. E però le medaglie[Mediobarbus, ibidem.]che parlano diValeriano Cesare, e sono attribuite al figlio secondogenito di Valeriano Augusto, abbiam giusto motivo di credere che appartengano aSalonino Valeriano Cesarefiglio di Gallieno. Di qui finalmente apprendiamo che la dignità di chi era solamenteCesare, e nonimperadore Augusto, portava seco molta autorità, da che il nome loro si comincia a veder negli editti.

Consoli

MassimoeGlarrione.

V' ha chi dà il nome diValerioal primo di questi consoli, cioè aMassimo, senza che se ne veggano buone prove. Il medesimo ancora vien dettoconsoleper la seconda volta, quasichè egli lo stesso fosse ch'era stato promosso al consolato nell'anno 253, o pure ch'egli fosse quelMassimoche nel precedente anno esercitò la carica di prefetto di Roma. Perchè qui si lavora solamente di conghietture, amo io meglio di mettere il solo suo certo cognome, che di proporlo con nomi dubbiosi. Già dissi non essere agevol cosa lo sbrogliare i tempi e le avventure di questi imperadori per penuria di memorie. Però, camminando a tentone, l'Occone e il Mezzabarba[Occo et Mediob., Numism. Imperator.]rapportano all'anno presente alcune medaglie, dove si parla di unavittoria germanica; e pure in niuna di esse troviamo la tribunizia podestà terza o quarta di Valeriano, che ci assicuri dell'anno presente. Tuttavia, essendovene una di Gallieno Augusto, in cui si legge la di luitribunizia podestà quarta, e la stessavittoria germanica, bastante fondamento ci resta di credere vittoriose in quest'anno l'armi romane contra dei Germani. E probabilmente il giovaneGallieno Augustoquegli fu ch'ebbe l'onore di tal vittoria. Nel rovescio di una medaglia diValerianosuo padre, attribuita dal Mezzabarba all'anno presente, si legge: GALLIENVS CVM EXERCITV SVO, in un'altra ad esso Gallieno è dato in questi medesimi tempi il titolo diGermanico. Aurelio Vittore[Aurelius Victor, in Epitome.]ed Eutropio[Eutrop., in Breviar.]scrivono che Gallieno ne' primi anni del suo imperio fece alcune imprese con valore e fortuna nelle Gallie, da dove scacciò i Germani. Abbiamo parimente da Zosimo[Zosimus, lib. 1, cap. 30.], che vedendo Valeriano desolato l'Oriente dai Barbari, determinò di correre a quelle parti con un esercito, lasciando al figliuolo Gallieno la cura di opporsi agli altri Barbari che maltrattavano le provincie romane dell'Europa. Però Gallieno, siccome quegli che conosceva maggiore ilbisogno contra dei Germani, popoli fieri, i quali calpestavano tutto dì gli abitatori delle Gallie, passò in persona al Reno, dando ad altri capitani ordine di opporsi ai Borani, Carpi, Goti e Burgundi, che recavano continui travagli alla Tracia e alla Mesia. Postatosi Gallieno alle ripe del Reno, talvolta impediva ai nemici il passaggio, e, se pur passavano, dava loro addosso. Ma non avea egli tali forze da poter fare lungo e vigoroso contrasto a que' nuvoli di gente che da varie parti della Germania, allettati dalla gola del bottino, calavano alla distruzion delle Gallie. Perciò ricorse al ripiego di far lega con uno di quei principi della Germania, lavorando, come si può credere, di regali, di contanti e di promesse per l'avvenire; ed essi da lì innanzi quei furono che impedirono agli altri Germani il passare il Reno; e se pur passavano, tosto moveano loro guerra. Ed è da notare[Vopiscus, in Aurelian.]che in questi tempi si comincia ad udire il nome de' Franchi, popolo della Germania anch'esso, che unito con altri infestava le terre de' Romani.

Consoli

Publio Licinio Valeriano Augustoper la quarta volta ePublio Licinio Gallieno Augustoper la terza.

Fin qui potè lodarsi della mansuetudine e clemenza di Valeriano Augusto il popolo cristiano, avendolo egli favorito, non che lasciato vivere in pace; ma in quest'anno si cangiò sì fattamente il cuor d'esso imperadore, che divenne persecutor mortifero e fiero degli adoratori di Gesù Cristo[Euseb., Histor. Eccles., lib. 7, cap. 10.].Macriano, che dal fango s'era alzato ai primi onoridella corte, e godeva spezial confidenza e possesso nel cuor di Valeriano, quegli fu che, per attestato disan Dionisio, vescovo allora d'Alessandria, sovvertì il regnante, facendogli credere che fra le tante disavventure, ond'era allora oppresso l'imperio romano, conveniva valersi della magia e della invocazione de' demonii: al che essendo troppo contraria la religion de' cristiani, bisognava sterminarla. Nè probabilmente dimenticò di attribuire ad essa religion la folla delle pubbliche disgrazie: che così erano soliti di fare i pagani[Baron., in Annalib. Pagius, Critic. Baron. Tillemont, Mémoires des Empereurs.]. Vedremo poscia costui aspirar all'imperio, e ricevere da Dio per mano degli uomini il gastigo delle sue iniquità. Ebbe dunque principio in quest'anno la persecuzion di Valeriano, che andò poi crescendo, e solamente cessò allorchè la mano di Dio si fece sentire anche sopra questo crudel nemico del suo nome, con restar egli prigion de' Persiani. Intorno a ciò è da vedere la storia ecclesiastica[Anastasius. Baronius. Pagius. Tillemont. Blanchinius et alii.]; nè altro ora dirò io, se non chesanto Stefanoromano pontefice nell'anno presente gloriosamente sostenne la morte, confessando la fede di Gesù Cristo, ed ebbe per successoreSistonel pontificato. Furono anche in pericolo, e perciò si ritirarono, due insigni campioni della Chiesa di Dio, cioè i santiDionisiovescovo d'Alessandria, eCiprianovescovo di Cartagine, per tacere degli altri. Si moltiplicavano intanto le guerre, e da ogni parte si trovava angustiato dai Barbari nemici il romano imperio. Era già qualche tempo cheSaporere de' Persiani non lasciava passar anno che non iscorresse coll'esercito suo a danni della Mesopotamia e della Soria. Maggiori ancora furono i rumori e danni che si sentirono dalla parte della Tracia e della Mesia, perchè i Goti con altre nazioni abitanti di là dal Danubio vi faceanodelle frequenti incursioni. Zosimo[Zosimus, lib. 1, cap. 31.]arriva a dire che i Borani, i Goti, i Carpi, i Burgundi non lasciarono parte dell'Illirico, dove non facessero delle scorrerie e saccheggi, che giunsero fino in Italia, senza trovarvi chi loro facesse resistenza. Comandava allora l'armi romane nella Tracia[Vopiscus, in Aurelian.]Marco Ulpio Crinito, uomo di gran vaglia, creduto della casa di Traiano imperadore, e già stato console nell'anno 258. Quali imprese egli facesse per reprimere la petulanza di que' Barbari, nol sappiamo. Tale nondimeno era il di lui credito, che fu creduto inclinar Valeriano a dargli il titolo diCesare: cosa nondimeno poco verisimile per le conseguenze che ne poteano avvenire in danno dei proprii figliuoli e nipoti.Giunio Donatofu prefetto di Roma in quest'anno.

Consoli

Memmio ToscoeBasso.

Sempre più s'inaspriva la persecuzione mossa da Valeriano Augusto contra dei seguaci di Gesù Cristo; e però in quest'anno fu nobilitata la Chiesa dal martirio disan Sistosommo pontefice, e del suo glorioso diaconosan Lorenzo. Vide anche l'Africa morir nella confessione della vera fede l'immortal vescovo di Cartaginesan Cipriano, oltre a tanti altri martiri che si possono leggere nella storia ecclesiastica. Accadde cheUlpio Crinito, governatore della Tracia e di tutto l'Illirico[Idem, ibid.], si ammalò in tempo appunto che le continue vessazioni date dai Goti e dalle altre barbare nazioni a quelle contrade maggiormente esigevanol'assistenza d'un bravo generale. Valeriano imperadore, verisimilmente ne' primi mesi di quest'anno, spedì colà per vicario o luogotenente di luiLucio Domizio Aureliano, che fu col tempo imperadore. Ci ha conservata Vopisco la lettera scrittagli dal medesimo Augusto piena di stima del valore e della saviezza d'esso Aureliano; col registro delle truppe che doveano militare sotto di lui, fra le quali si può credere che si contassero alcune compagnie di gente germanica, perchè i lor capitani si veggono chiamatiHartomondo,Haldegaste,HidemondoeCariovisco. I Francesi moderni si figurano che questi fossero della nazion franca, conquistatrice dipoi delle Gallie, quasichè nomi tali non convenissero anche ad altre nazioni germaniche. In essa lettera Valeriano promette il consolato adAurelianoe adUlpio Crinitopel dì 22 maggio dell'anno seguente. E perchè di grandi spese doveano fare i nuovi consoli, prendendo quell'insigne dignità, con fare i giuochi circensi, e dar dei magnifici conviti ai senatori e cavalieri romani; e la povertà diAurelianodisegnato console non era atta a sì grosse spese, Valeriano ordinò che l'erario pubblico gli somministrasse tutto il danaro e gli utensili occorrenti, affinchè egli non comparisse da meno degli altri. Andò Aureliano al comando dell'armi in quelle parti, e con tal sollecitudine e bravura diede la caccia ai Barbari, e con varii combattimenti gli atterrì, che chi non restò vittima delle spade romane, si ritirò di là dal Danubio, restando con ciò libera la Tracia e l'Illirico da quella mala gente. A sì liete nuove dovette ben esultare il cuore di Valeriano e del senato e popolo romano; ma probabilmente a turbar questa gioia giunsero altri corrieri dall'Oriente coll'avviso di funestissimi guai.Saporere della Persia, se crediamo ad Eusebio[Euseb., in Chronic.], in quest'anno venne più furiosamente di prima asaccheggiar la Soria. Potrebbe nondimeno essere che al precedente anno appartenessero le disavventure di quelle contrade. Trebellio Pollione[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, cap. 1.]ci dà fondamento di credere ch'egli occupasse e spogliasse anche la nobilissima città d'Antiochia. E in fatti Giovanni Malala[Joannes Malala, in Chronogr.], storico antiocheno, scrive che un certo Mariade, uno dei magistrati d'Antiochia, cacciato per le ruberie ch'egli faceva al pubblico, andò a trovare il re di Persia, e si esibì di fargli prendere a man salva la patria sua. Non lasciò il re cader in terra una sì bella offerta, e messo in ordine l'esercito, per la via di Calcide s'inviò colà. Per testimonianza di Ammiano[Ammianus, lib. 23, cap. 5.], e di Egesippo[Hegesippus, lib. 3, cap. 5.], se ne stava un dì il popolo d'Antiochia, siccome gente perduta dietro ai solazzi, con gran festa ed attenzione mirando un istrione e sua moglie, che colle lor buffonerie cavava il riso da tutti: quando essa dopo una girata d'occhi disse ad alta voce:Marito, o io sogno, o vengono i Persiani. Rivolse ognuno gli occhi alla montagna, e videro in fatti calar l'esercito persiano. Tutti allora a gambe, e a studiarsi di salvar quello che poteano. Entrati nella città, che niuna difesa fece, i Persiani, dopo la strage di molti cittadini, misero a sacco tutta quella ricca città, poscia ad essa e a' circonvicini luoghi dato il fuoco, se ne andarono carichi di bottino. Volle il re Sapore, prima di partirsi, far godere il premio dovuto al traditore Mariade, con ordinare che fosse bruciato vivo, come si ha da Ammiano, o decapitato, come scrive il Malala.

Trebellio Pollione[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, cap. 1.]racconta che un Ciriade ricco e nobile, avendo svaligiato il padre, si ritirò in Persia, e mosseil re Sapore e Odenato re della Fenicia contra de' Romani; e che avendo Sapore presa Antiochia e Cesarea, costui si fece proclamar Cesare, e prese dipoi anche il nome d'Augusto, ed empiè di terrore tutto l'Oriente. Ma non andò molto che fu ucciso a tradimento dai suoi stessi soldati, in tempo appunto che Valeriano Augusto era in viaggio per far guerra ai Persiani. Troppo verisimil sembra che questoCiriadelo stesso sia cheMariadementovato da Giovanni Malala, e che o l'uno o l'altro di quegli storici abbia alterate le circostanze del fatto. Fulvio Orsino[Ursinus, in Numism. Imp.]e il Mezzabarba[Mediobarb., in Numismat. Imperat.]portano una medaglia di questoCiriade. Quanto a me, allorchè miro una o due medaglie di simili effimeri tiranni, sempre tremo per paura che qualche impostore abbia burlato chi si affanna per formar raccolta di medaglie. Zonara[Zonaras, in Annalib.]fa accaduta la disgrazia d'Antiochia dopo la prigionia di Valeriano imperadore; ma, come abbiam veduto, Trebellio Pollione ce la rappresenta succeduta prima ch'egli arrivasse in Oriente; e così pare da credere, perchè appunto Valeriano si mise nell'anno presente in campagna per tagliar il corso ai progressi de' Persiani nella Soria. Ammiano, che riferisce cotal fatto a Gallieno, non discorda punto, perchè Gallieno fu imperadore col padre. Di queste sciagure adunque accadute in Oriente informato Valeriano Augusto, non penò a giudicar necessaria la sua presenza in quelle parti; e perciò, raunato un gran corpo d'armata, mosse da Roma per andar a passare, secondo l'uso d'allora, il mare a Bisanzio. Ch'egli si trovasse in quella città nell'anno presente, si ha con sicurezza da Vopisco[Vopiscus, in Aurelian.], nel rapportare ch'egli fa un atto pubblico quivi fatto. Cioè, essendoassiso nelle terme di Bisanzio l'imperador Valerianoalla presenza dell'esercito e degli uffiziali del palazzo, sedendo alla destra suaMemmio Fosco(vuole direTosco) console ordinario di quest'anno,Bebio Macroprefetto del pretorio eQuinto Ancariopresidente dell'Oriente; ed essendo assisi dalla sinistraAvulnio, ossiaAmuliooppureAnolino,Saturninoduce posto ai confini della Scizia,Maurenziodestinato governator dell'Egitto, ed altri dei primarii uffiziali, l'imperadore a nome della repubblica ringraziòAureliano, perchè avesse liberate dai Goti le provincie romane di quelle parti, e il regalò di quattro corone murali, di cinque vallari e di due navali, di due civiche, di dieci aste pure, di quattro bandiere di due colori, di quattro tonache ducali rosse, di due mantelli proconsolari, di una pretesta, di una tonaca palmata, di una toga dipinta, ec. Il disegnò ancora console sostituito per l'anno seguente, con promessa di scrivere al senato che gli desse il bastone e i fasci consolari. Per tanta benignità anche Aureliano rendè umili grazie al generoso Augusto; dopo di che levatosi in piediUlpio Crinitoduce dell'Illirico e della Tracia, destinato console in compagnia d'esso Aureliano per l'anno seguente, venne dicendo che, trovandosi egli senza successione, adottava per suo figliuolo il suddettoAureliano, siccome persona meritevole d'ogni onore per la sua prudenza e valore, con fare istanza che l'atto suo fosse approvato e corroborato dall'imperadore presente: siccome fu fatto. Se ne ricordino i lettori, perchè vedranno a suo tempo essoAurelianoalzato alla dignità imperiale. Da Bisanzio passò poi l'Augusto Valeriano ad Antiochia, ma senza che apparisca s'egli vi arrivasse nel presente anno, o pur nel seguente. Intanto i Persiani, dopo il gran flagello recato ad Antiochia[Euseb., in Chronic.], passarono nella Cilicia e Cappadocia, dandoil sacco e tutto quel paese. Aggiunge Giovanni Malala[Joannes Malala, Chronogr.]che le loro scorrerie si stesero per tutto l'Oriente sino alla città di Emesa, non vi lasciando paese che non devastassero e bruciassero. Altri malanni ebbe l'imperio romano ancora dalla parte del Ponto Eusino, o sia del mar Nero, dei quali parleremo all'anno seguente. Sotto i consoli di quest'anno riferisce Trebellio Pollione[Trebellius Pollio, in Triginta Tyrannis, cap. 8.]la ribellione diDecimo Lelio Ingenuo, generale dell'armi della Mesia e Pannonia, che fu acclamatoimperadoreda quell'esercito, e poscia abbattuto da Gallieno. Tuttavia è difficile il credere accaduta nell'anno presente cotal sollevazione, perchè Valeriano imperadore passò in vicinanza di quelle parti, nè in tempo tale costui avrebbe avuto tanto ardire; e pare che Gallieno, regnando il padre, non si fosse per anche abbandonato ai piaceri, come vien supposto da chi racconta questo fatto.

Consoli

EmilianoeBasso.

Zosimo[Zosimus, lib. 1, cap. 31.], dopo avere scritto che i Borani, Goti, Carpi e Burgundi, popoli tutti da lui chiamati Sciti, portarono il terrore e la desolazione per ogni parte d'Italia e dell'Illirico, aggiugne che rivolsero i loro disegni e passi anche verso l'Asia. Probabilmente ciò avvenne dappoichè il valor d'Aurelianogli ebbe fatti sloggiare dalle provincie europee. Mancavano legni a costoro per passar forse dalla Taurica Chersoneso, o sia dalla Crimea, nelle terre dell'Asia, ma ne furono provveduti dagli abitanti di queipaesi, o per timore o per danari. Arrivarono alla città di Pitiunte, posta alla ripa del mar Nero, e si provarono d'impadronirsene. MaSuccessiano, che comandava in quelle parti l'armi romane, li ricevè così bravamente, che li fece ritirare in fretta, non senza mortalità di molti d'essi. Avvenne che Valeriano già pervenuto ad Antiochia, conoscendo il valore di Successiano, il volle presso di sè, e chiamatolo, il creò prefetto del pretorio in luogo diBebio Macro, o pure unitamente con lui, con ordinargli di ristorar le rovine della città d'Antiochia. Così Zosimo, da cui veggiamo attestata l'occupazione d'essa città fatta dai Persiani, non già dopo la prigionia dell'imperador Valeriano, ma innanzi. Dovette la partenza di questo prode capitano animare gli Sciti, cioè i Tartari suddetti, ad altre imprese; e però passarono in Colco, e senza poter prendere il ricco tempio di Diana in Fasi, tirarono diritto a Pitiunte, e se ne impadronirono. Di là s'inoltrarono a Trabisonda, città grande e piena di popolo, provveduta di buon presidio di soldati, e vi misero l'assedio. Sì trascurati furono non meno i cittadini, che la guarnigione, che lasciarono entrarvi una notte i Barbari. Gran bottino vi fu fatto, gran copia di prigioni; diroccati i templi e le case; tutta la città e i luoghi circonvicini rimasero un teatro di miserie e rovine. Secondo Zosimo[Zosimus, lib. 1, cap. 33.], aveano costoro consumata quasi tutta la state prima di occupar Trabisonda; ed occupata che l'ebbero, fecero delle scorrerie per tutto il paese all'intorno, e finalmente carichi d'immensa preda se ne tornarono sulle navi al loro paese, come si può credere, accostandosi al verno.Valeriano Augusto, per quanto vedremo, seguitando Zosimo, era tuttavia in Soria, e vel troveremo anche nell'anno appresso: e per conseguente non si può abbracciar l'opinione del padrePagi[Pagius, in Critic. Baron.]e d'altri, che mettono sotto quest'anno la cattività del medesimo imperadore; ma convien riferirla all'anno seguente.Cornelio Secolarefu in quest'anno prefetto di Roma. Ed ivi dopo molti mesi di sede vacante, a cagion della persecuzione, che tuttavia durava, fu eletto sommo ponteficeDionisio. Non v'ha memoria se in quest'annoUlpio CrinitoedAurelianoprendessero il consolato loro promesso nell'antecedente da Valeriano Augusto. Ma all'anno 271 troveremo esso Aurelianoconsole per la seconda volta; e quando ciò sia certo, puossi inferirne che nell'anno presente egli procedesse console sostituito in luogo diGallienoeValeriano[Vopiscus, in Aurelian.], che doveano procedere nel consolato. Hanno disputato gli eruditi per indovinar chi fossero questoGallienoe questo Valeriano, destinati anch'essi consoli nell'anno presente. Veggasi il Pagi[Pagius, in Crit. Baron.]. Resta tuttavia dubbiosa una tale quistione.

Consoli

Publio Cornelio Secolareper la seconda volta eGiunio Donatoper la seconda.

Il prenome e nome di questi due consoli, non ben sicuri in addietro, vengono oggidì chiaramente confermati da una nobile iscrizione, esistente nel museo del Campidoglio, che si legge nella mia Raccolta[Thesaurus Novus Inscript., pag. 364, n. 1.]. Le ricchezze portate al loro paese dagli Sciti, cioè dai Tartari, saccheggiatori di Trabisonda sul mar Nero, fecero invogliar altri circonvicini Barbari a concorrere a così lucroso mestiere[Zosimus, lib. 1, cap. 34.]. Si diedero tosto a preparar navi, obbligando gli schiavi cristiani afabbricarne; poi senz'aspettare il fine del verno, e senza volersi valer di quei legni, per la Mesia inferiore passando, ebbero maniera di valicar lo stretto di Bisanzio, e di giugnere a Calcedone, città che andò tutta a sacco. Di là si trasferirono a Nicomedia di Bitinia, città vasta e piena di popolo, abbondante in ricchezze e in ogni copia di beni. Ancorchè ne fossero fuggiti i cittadini portando quel meglio che poterono con loro, sì grande nondimeno fu la preda ivi fatta, che ne stupivano i Barbari stessi. Le città di Nicea, di Cio, di Apamea e di Prusa incorsero nella medesima infelicità; e perchè coloro non poterono mettere il piede in quella di Cizico, se ne tornarono indietro, e diedero alle fiamme Nicomedia e Nicea. Dimorava tuttavia l'Augusto Valeriano in Antiochia, quando gli vennero sì funeste nuove dalla Bitinia. Credevasi che egli spedirebbe colà alcuno de' generali con un corpo di gente; ma perchè era signore assai diffidente, altro non fece che inviarFelicealla difesa di Bisanzio. Ed egli poi se ne andò colla sua armata nella Cappadocia. Trovò guastata da' Persiani anche quella provincia: dai Persiani, dico, i quali aveano ancora fatta rivoltare l'Armenia, e creato ivi un re da loro dipendente, stando più che mai orgogliosi in campagna contra de' Romani. Ma giunto era il tempo che Dio voleva umiliare ed insieme punire Valeriano, crudel persecutore de' servi suoi, e reo di tante morti date a sì gran copia d'illustri campioni della fede di Cristo. Quando egli pur pensava di andare a mettersi a fronte de' Persiani, ecco la peste entrar nel di lui esercito, e farne un orribile scempio. Ciò non ostante, più storici[Aurelius Victor. Eutropius. Zonaras. Agathias et alii.]scrivono che fece guerra ai Persiani nella Mesopotamia; e che in una battaglia per tradimento di un suo generale, come scrive Trebellio Pollione[Trebellius Pollio, in Valerian.],egli fu vinto. Questo generale vien credutoMacriano; e san Dionisio vescovo d'Alessandria presso Eusebio[Euseb., Histor. Eccles., lib. 7, cap. 33.]scrive che costui, dopo avere istigato Valeriano a perseguitar i cristiani, e dopo avere ottenuto il supremo comando dell'armata, come s'ha da una lettera[Trebellius Pollio, Trigint. Tyrann., cap. 11.]scritta da Valeriano al senato, tradì lui stesso in fine. Noi vedremo che costui aspirava all'imperio, e senza la rovina di Valeriano non poteva salire sul trono. Zonara[Zonaras, in Annalibus.]pretende che Valeriano in questo infelice combattimento restasse preso. Ma Zosimo[Zosimus, lib. 1, cap. 35.], senza far menzione alcuna di battaglia, e solamente notando che rimase disfatto lo esercito romano dalla peste, seguita a dire che Valeriano, uomo non avvezzo alle peripezie della guerra, cadde in disperazione, nè altro scampo seppe immaginare, che quello di guadagnar col danaro il temuto reSapore, cioè di comperar la pace dai Persiani. Spedì per questo ambasciatori con grande offerta d'oro; ma Sapore li rimandò indietro senza nulla accettare, solamente rispondendo, che se Valeriano volesse venire ad abboccarsi con lui, si tratterebbono meglio i loro affari. Qui mancò la prudenza a Valeriano; perchè, fidatosi della parola del re barbaro, andò con poco seguito a trovarlo, e fu immediatamente ritenuto prigione. Altri[Zonaras, in Annal. Syncellus, in Hist.]furono di parere, che trovandosi Valeriano in Edessa, ed essendo affamato l'esercito, i soldati si sollevarono minacciando la vita di lui; e ch'egli se ne fuggì nel campo persiano, dove restò imprigionato. Questo racconto ha ben ciera di favola.

Certo è intanto cheValeriano imperadore de' Romanicadde nelle mani di Sapore, superbissimo re de' Persiani, e secondo tutte le apparenze, per frode odiMacrianosuo generale, o pur dei Persiani stessi, come ha Zosimo, e sembra anche insinuare Pietro Patrizio[Petrus Patricius, de Legationibus, t. I Histor. Byzantin.]ne' frammenti delle ambascerie. Sappiamo altresì, per attestato di varii antichi scrittori[Trebellius Pollio, in Valerian. Lactantius, de Mortibus Persecut. Eusebius, in Oration. Constantin. Orosius, lib. 7, et alii.], che dall'alta dignità imperiale egli si vide ridotto alla condizione di un vilissimo schiavo sotto la tirannia del re nemico, che il menava dappertutto come un trofeo delle sue vittorie, vestito della porpora per sua maggior confusione, e carico nello stesso tempo di catene. Allorchè il tiranno volea salire a cavallo, obbligava lo schiavo Augusto a chinarsi colle mani in terra, e a servirgli di scabello, con aggiugner anche un insolente riso, dicendoche questo era un vero trionfare, e non già il dipingere nelle muraglie e nelle tavole i re vinti, come faceano i Romani. In somma nulla lasciò egli indietro per avvilire, per quanto potea, la maestà del nome romano, nè vi fu obbrobrio ed ignominia che non si facesse patire a questo infelice regnante, la cui caduta e il vergognoso stato sembrò poscia a chi visse lungi da que' tempi degno non poco di compassione. Ma san Dionisio, vescovo allora d Alessandria, Lattanzio, Costantino il Grande, Paolo Orosio ed altri hanno riconosciuta nell'ingiusta crudeltà del re Sapore la condotta giustissima della provvidenza di Dio contra d'un principe che s'era messo in pensiero di estinguere la santa religion dei cristiani, e sopra tanti innocenti servi del vero Dio avea sfogato il suo furore. Quel che dovette oltre a tante miserie ed ignominie maggiormente lacerare il cuore di Valeriano, si può credere che fosse il vedere che aveva un figliuolo imperadore, un nipote Cesare, e tanti grandi uomini da lui sollevati ai primi posti ed onori; e pure niuno di essi alzò mai un dito per liberarlo colla forza,o per riscattarlo coll'oro da quella vergognosa schiavitù. Anzi dovette ben giugnergli all'orecchio[Trebellius Pollio, in Gallieno.]che l'infame suo figliuoloGallieno, non solamente niun pensiero si prendeva di lui, mai non ispedì a Sapore per trattare della di lui liberazione; ma lasciava anche traspirare il contento suo per quella disavventura, che l'avea liberato da un padre riguardato da lui come troppo rigoroso. A chi con dispiacere gli parlava di questa funestissima scena, mostrava egli di consolarsi con dir di sapereche suo padre era uomo mortale, ed essere ben grande la di lui sciagura, ma che finalmente v'era incorso colla gloria di esser uom coraggioso.Ed ecco come l'ambizione sregolata avea estinto nel cuor di Gallieno tutti i doveri della gratitudine filiale, ed ogni riguardo all'onore dell'imperio romano, troppo svergognato nella persona di Valeriano dal re altero di Persia. Maggiormente poi dovea risaltare l'abbominevol sua non curanza delle sventure del padre, all'osservare come tanto il popolo romano che le milizie deploravano concordemente la miserabil sorte d'un Augusto divenuto schiavo. Fino i popoli battriani, iberi, albani e taurosciti, quantunque non fossero sudditi del romano imperio, si condolsero tanto di questo sinistro caso, che non vollero ricevere le lettere, colle quali Sapore lor notificava la sua vittoria, e scrissero ai generali romani, esibendosi pronti a prestar loro aiuto per liberare dalla schiavitù Valeriano[Idem, in Valeriano.]. Rapporta anche Trebellio Pollione le lettere scritte (se pur non sono finte) al reSaporedaBalerore dei Cadusi, daArtabasdere dell'Armenia, e da un certoBelseto, che io credo nome guasto, nelle quali parlano in favore di Valeriano, ed esaltano il poter de' Romani. Ma chi più era tenuto a sbracciarsi pel prigioniero Augusto, cioèGallienosuo figliuolo, quegli era che men degli altri pensavaa liberarlo o riscattarlo. E però Valeriano, spogliato dell'imperio, in un abisso di miserie, continuò a vivere alcuni anni ancora nella schiavitù, da cui finalmente la morte il liberò. L'autore della Cronica Alessandrina scrive[Chronicon Alexandrin., tom. II Histor. Byzantin.]che i Persiani l'uccisero nell'anno di Cristo 269, ma più verisimil sembra che morisse di morte naturale. E morto che fu, per ordine di Sapore, venne scorticato[Petrus Patricius, de Legationibus. Lactant., de Mortib. Persecut.]. Concia la sua pelle, per maggior vergogna del nome romano, fu posta in un tempio, e si mostrava a tutti gli ambasciatori vegnenti da Roma, per ricordar loro di non fidarsi molto della loro potenza. Il dirsi da Agatia[Agathias, lib. 4 Histor.]che Valeriano fu scorticato vivo, si può relegar tra le favole. Ho io pur rapportata a quest'anno la cattività di questo imperatore, con seguitar l'opinione del Panvinio, del Petavio, del Pearson, del Tillemont e d'altri, perchè questa convien più col filo delle azioni di lui a noi conservate da Trebellio Pollione e da Zosimo. Il padre Pagi[Pagius, in Crit. Baron., ad annum 259.], che mette la di lui caduta nell'anno precedente, niuna valevole pruova adduce da poter battere l'altra opinione, che il fa prigioniere nell'anno presente, come scorgerà chiunque sappia farne l'esame.


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