CCCLXIX

CCCLXIXAnno diCristoCCCLXIX. IndizioneXII.Damasopapa 4.ValentinianoeValenteimperadori 6.Grazianoimperadore 3.ConsoliFlavio Valentiniano, nobilissimo fanciullo, eVittore.Resta ora deciso fra gli eruditi che questoValentinianoconsole non fu già il figliuolo di Valentiniano Augusto, e molto menoGiulio Felice Valentiniano, come pensò il Panvinio[Panvin., in Fast.], ma bensì il figliuolo di Valente Augusto, soprannominatoGalata, di età di tre anni, perchè a lui nato, come vedemmo, nell'anno 366. Per opinione d'alcuni, il secondo consoleVittorelo stesso fu cheSesto Aurelio Vittore, di cui abbiamo una storia romana; ma avendo osservato il Gotofredo[Gothofr., Chronol. Cod. Theodos.]e il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]che questo console Vittore fu cristiano, ciò ricavandosi dalle lettere de' santi Basilio e Gregorio Nazianzeno, e da Teodoreto, cotal qualità non conviene allo storico che si scuopre gentile. ContinuòQuinto Clodio Ermogeniano Olibrionella prefettura di Roma. Valentiniano Augusto nell'anno presente, come costa da varie sue leggi, si trovava in Treveri, Brisacco, ed altri luoghi verso il Reno[Ammian., lib. 28, c. 2.]. Le sue maggiori applicazioni consisterono in far fabbricare per tutto il lungo d'esso fiume, cominciando dalle Rezie sino all'Oceano, torri, castella e fortezze in gran copia, in siti proprii, affinchè servissero di freno alle nazioni barbare, le quali troppo spesso e troppo volentieri venivano a far delle scorrerie e a bottinare nel paese romano. Ma perchè volle azzardarsi ad alzare di là dalReno una di queste fortezze nel monte Piri, gli Alamanni pretendendo ciò contrario ai patti della pace, giacchè non trovavano giustizia, nè volevano desistere da questa fabbrica i Romani, tutti un dì li misero a fil di spada, e non ne scappò alcuno, fuorchèSiagrio, segretario dell'imperadore, che ne portò la dolorosa nuova alla corte, e n'ebbe in ricompensa la perdita dell'uffizio. Ma questi col tempo risalì in posto, ed arrivò ad essere console, siccome vedremo. Furono in questi tempi le Gallie afflitte da gran copia d'assassini da strada, che non perdonavano alla vita delle persone; e fra gli altri fu colto da loro ed uccisoCostanziano, soprintendente alla scuderia imperiale, e fratello di Giustina Augusta moglie di Valentiniano[Ammian., lib. 28, c. 1.]. Abbiamo poi sotto il presente anno una lugubre descrizione delle giustizie, anzi delle crudeltà fatte in Roma daMassiminoprefetto dell'annona, con permissione dell'Augusto Valentiniano, principe pur troppo privo di clemenza ed inclinato al rigore. Be parlano ancora Suida[Suidas.], Zonara[Zonar., in Annal.]e la Cronica Alessandrina[Chronicon Alexandrin.]. Si fecero dunque in Roma de' fieri processi contra di molti nobili dell'uno e dell'altro sesso, per veri o per pretesi delitti di veleni, di adulterii e di mala amministrazione, e simili, con essere stati tormentati in tal congiuntura e condannati a morte varii di que' nobili, e forse giustamente i più, ma certo con troppo rigorosa giustizia. Pare che queste terribili inquisizioni continuassero molto tempo dipoi, e che non sia scorretto il testo di san Girolamo[Hieron., in Chron.], il quale ne parla all'anno 371, perchè anche Ammiano, in favellarne, rammentaAmpelioprefetto di Roma, il qual veramente in esso anno esercitò quella carica.In poche parole racconta Ammiano[Ammian., lib. 27, cap. 5.]le imprese di Valente, con dire ch'egli verso la state, passato il Danubio, fece guerra ai Grutingi e Gotunni, nazione bellicosa fra i Goti. Osò ben Atanarico, il più potente de' principi di quella nazione, di far fronte ai progressi dell'armi romane; ma allorchè si venne ad un combattimento, toccò a lui di voltare le spalle: il perchè non indugiò a spedir deputati per pregar Valente di dargli la pace.VittoreedArinteo, generali, l'uno della cavalleria e l'altro della fanteria, spediti a trattarne, non poterono mai indurre Atanarico a passare di qua dal Danubio, allegando egli un giuramento fatto di non toccar mai il terreno de' Romani. Perciò in mezzo a quel fiume, dove egli venne in nave, fu d'uopo che anche Valente in un'altra si conducesse per istabilire i patti della concordia[Zosim., lib. 4, c. 11.]. Dopo di che Valente si restituì a Costantinopoli. Temistio[Themistius, Orat. X.]parla di questo abboccamento vantaggiosamente per la parte dell'imperadore, come dovea fare un panegirista. Verisimilmente questa pace quella fu che diede motivo ad esso Augusto di restituire al popolo di Costantinopoli un combattimento, o sia giuoco pubblico, che già era stato abolito[Idacius, in Chronico.]. E se fosse vero ch'egli rendesse ai pagani la libertà dei sagrifizii, come lasciò scritto Cedreno[Cedren., Histor.], avrebbe egli mal riconosciuta l'assistenza prestatagli da Dio fin quella guerra. Certamente anche Teofane[Theophan., Chronogr.]racconta ch'egli concedette licenza ai gentili di fare i loro sagrifizii e le feste lor proprie; e quell'agonrestituito, ed accennato da san Girolamo ed Idacio, forse è un indicio di questo.

Consoli

Flavio Valentiniano, nobilissimo fanciullo, eVittore.

Resta ora deciso fra gli eruditi che questoValentinianoconsole non fu già il figliuolo di Valentiniano Augusto, e molto menoGiulio Felice Valentiniano, come pensò il Panvinio[Panvin., in Fast.], ma bensì il figliuolo di Valente Augusto, soprannominatoGalata, di età di tre anni, perchè a lui nato, come vedemmo, nell'anno 366. Per opinione d'alcuni, il secondo consoleVittorelo stesso fu cheSesto Aurelio Vittore, di cui abbiamo una storia romana; ma avendo osservato il Gotofredo[Gothofr., Chronol. Cod. Theodos.]e il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]che questo console Vittore fu cristiano, ciò ricavandosi dalle lettere de' santi Basilio e Gregorio Nazianzeno, e da Teodoreto, cotal qualità non conviene allo storico che si scuopre gentile. ContinuòQuinto Clodio Ermogeniano Olibrionella prefettura di Roma. Valentiniano Augusto nell'anno presente, come costa da varie sue leggi, si trovava in Treveri, Brisacco, ed altri luoghi verso il Reno[Ammian., lib. 28, c. 2.]. Le sue maggiori applicazioni consisterono in far fabbricare per tutto il lungo d'esso fiume, cominciando dalle Rezie sino all'Oceano, torri, castella e fortezze in gran copia, in siti proprii, affinchè servissero di freno alle nazioni barbare, le quali troppo spesso e troppo volentieri venivano a far delle scorrerie e a bottinare nel paese romano. Ma perchè volle azzardarsi ad alzare di là dalReno una di queste fortezze nel monte Piri, gli Alamanni pretendendo ciò contrario ai patti della pace, giacchè non trovavano giustizia, nè volevano desistere da questa fabbrica i Romani, tutti un dì li misero a fil di spada, e non ne scappò alcuno, fuorchèSiagrio, segretario dell'imperadore, che ne portò la dolorosa nuova alla corte, e n'ebbe in ricompensa la perdita dell'uffizio. Ma questi col tempo risalì in posto, ed arrivò ad essere console, siccome vedremo. Furono in questi tempi le Gallie afflitte da gran copia d'assassini da strada, che non perdonavano alla vita delle persone; e fra gli altri fu colto da loro ed uccisoCostanziano, soprintendente alla scuderia imperiale, e fratello di Giustina Augusta moglie di Valentiniano[Ammian., lib. 28, c. 1.]. Abbiamo poi sotto il presente anno una lugubre descrizione delle giustizie, anzi delle crudeltà fatte in Roma daMassiminoprefetto dell'annona, con permissione dell'Augusto Valentiniano, principe pur troppo privo di clemenza ed inclinato al rigore. Be parlano ancora Suida[Suidas.], Zonara[Zonar., in Annal.]e la Cronica Alessandrina[Chronicon Alexandrin.]. Si fecero dunque in Roma de' fieri processi contra di molti nobili dell'uno e dell'altro sesso, per veri o per pretesi delitti di veleni, di adulterii e di mala amministrazione, e simili, con essere stati tormentati in tal congiuntura e condannati a morte varii di que' nobili, e forse giustamente i più, ma certo con troppo rigorosa giustizia. Pare che queste terribili inquisizioni continuassero molto tempo dipoi, e che non sia scorretto il testo di san Girolamo[Hieron., in Chron.], il quale ne parla all'anno 371, perchè anche Ammiano, in favellarne, rammentaAmpelioprefetto di Roma, il qual veramente in esso anno esercitò quella carica.

In poche parole racconta Ammiano[Ammian., lib. 27, cap. 5.]le imprese di Valente, con dire ch'egli verso la state, passato il Danubio, fece guerra ai Grutingi e Gotunni, nazione bellicosa fra i Goti. Osò ben Atanarico, il più potente de' principi di quella nazione, di far fronte ai progressi dell'armi romane; ma allorchè si venne ad un combattimento, toccò a lui di voltare le spalle: il perchè non indugiò a spedir deputati per pregar Valente di dargli la pace.VittoreedArinteo, generali, l'uno della cavalleria e l'altro della fanteria, spediti a trattarne, non poterono mai indurre Atanarico a passare di qua dal Danubio, allegando egli un giuramento fatto di non toccar mai il terreno de' Romani. Perciò in mezzo a quel fiume, dove egli venne in nave, fu d'uopo che anche Valente in un'altra si conducesse per istabilire i patti della concordia[Zosim., lib. 4, c. 11.]. Dopo di che Valente si restituì a Costantinopoli. Temistio[Themistius, Orat. X.]parla di questo abboccamento vantaggiosamente per la parte dell'imperadore, come dovea fare un panegirista. Verisimilmente questa pace quella fu che diede motivo ad esso Augusto di restituire al popolo di Costantinopoli un combattimento, o sia giuoco pubblico, che già era stato abolito[Idacius, in Chronico.]. E se fosse vero ch'egli rendesse ai pagani la libertà dei sagrifizii, come lasciò scritto Cedreno[Cedren., Histor.], avrebbe egli mal riconosciuta l'assistenza prestatagli da Dio fin quella guerra. Certamente anche Teofane[Theophan., Chronogr.]racconta ch'egli concedette licenza ai gentili di fare i loro sagrifizii e le feste lor proprie; e quell'agonrestituito, ed accennato da san Girolamo ed Idacio, forse è un indicio di questo.


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