CCCLXXVIIAnno diCristoCCCLXXVII. IndizioneV.Damasopapa 12.Valenteimperadore 14.Grazianoimperadore 11.ValentinianoII imperad. 3.ConsoliFlavio Graziano Augustoper la quarta volta eMerobaude.Per qualche tempo dell'anno presente continuò ad essere prefetto di RomaGracco[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.], ed ebbe poi per successoreProbiano. Abbiamo veduto di sopra come una prodigiosa quantità di Goti avea ottenuta per sua stanza la Tracia e il lungo del Danubio. Necessaria cosa sarebbe anche stata che si fosse provveduto al loro bisogno di abitazione e di vitto[Ammianus, lib. 31, cap. 4.]. Mancò tal provvisione per la colpa diLupicinoconte della Tracia e diMassimoduca di quelle parti, i quali facevano mercatanzia di quella povera gente, obbligandola a comperar caro i viveri, e a vendersi schiavi per ottener del pane. Ecco dunque condotti alla disperazione i Goti[Hieronymus, in Chronic.], i quali, altro ripiego non conoscendo alla fame che di ricorrere all'armi, cominciarono a poco a poco ad ammutinarsi. Accortosene Lupicino, ritirò dalle ripe del Danubio le guarnigioni per costringerli colla forza a passar più oltre nel paese. Arrivò con essi a Marcianopoli nella Mesia, e quivi invitò seco a pranzoFritigernoedAlavivocapi dei medesimi, ma senza voler che alcun altro de' Goti entrasse nella città; e perchè alcuni v'entrarono, li fece uccidere. I Goti, anch'essi infuriati per questo, ammazzarono alquanti soldati romani. Fritigerno ebbe l'accortezza di salvarsi, col fingere di portarsi a pacificare i suoi. Si venne per questo alle mani fra i Goti e i Romani fuori di Marcianopoli, e gli ultimi ebbero una gran rotta. I Goti allora colle armi dei vintimolto più vennero a farsi forti. In questo tempo una infinità d'altri Goti, ch'erano di là dal Danubio, senza aver potuto ottener la licenza di passar nel paese romano, trovate sguernite le rive del fiume, e però niun ostacolo ai loro passi, se ne vennero di qua, e andarono poscia ad unirsi con Fritigerno. Altri Goti che stanziavano in Andrinopoli fecero lo stesso, e con loro eziandio si unirono assaissimi altri Goti che erano schiavi; sicchè, divenuta formidabile l'armata de' medesimi, si mise a dare il sacco alla Tracia, e si vide infine a crescere ogni dì più il loro numero colla giunta di moltissimi Romani ridotti alla disperazione per la gravezza delle imposte. Dimorava tuttavia in Antiochia Valente Augusto, e ricevute queste amare nuove, e premendogli più i serpenti che egli s'era tirati in seno, che ogni altro affare, spedìVittoresuo generale al re di PersiaSapore, per conchiudere seco la pace. Fu essa in fatti conchiusa: non ne sappiam le condizioni; si può ben credere che furono svantaggiose per chi dovette comperarla.Intanto Valente premurose lettere inviò al nipote Graziano Augusto, pregandolo di soccorso in così scabrosa congiuntura. Non mancò Graziano[Ammian., lib. 31, cap. 7.]di mettere in viaggio un buon corpo di gente sotto il comando diRicomerecapitan delle guardie, e diFrigeridoduca. Ma per la strada molti di queste brigate desertando se ne tornarono alle lor case, e fu creduto per ordine segreto diMerobaudegenerale di esso Graziano, per paura che, sprovvedute le Gallie dell'occorrente milizia, i Germani, passato il Reno facessero qualche irruzione. Frigerido anch'egli, preso da vera o da falsa malattia, si fermò per istrada. Il solo Ricomere, colle truppe che gli restavano, arrivò ad unirsi conProfuturoeTraiano, generali spediti da Valente con alcune legioni nella Tracia per accudire ai bisogni.Tenuto consiglio di guerra, determinaro questi uffiziali di andar osservando e stringendo i Goti, per dar loro alla coda, qualora andassero mutando il campo. Ma i Goti non erano di parere di lasciarsi divorare a poco a poco; e però, spediti qua e là avvisi ai loro nazionali, che tutti corsero ad attrupparsi e formarono un'armata prodigiosa, di lunga mano superiore alla romana, altra risoluzione non vollero prendere, che quella di una giornata campale. A questa in fatti si venne un dì nel luogo detto ai Salici fra Tomi e Salmuride nella picciola Tartaria. Durò la fiera battaglia dal mattino sino alla sera, senza dichiararsi la vittoria per alcuna delle parti; ma perchè i Romani erano troppo inferiori di numero ai Barbari, ogni lor perdita fu più sensibile che quella de' nemici. San Girolamo[Hieron., in Chron.]all'anno seguente, ed Orosio[Orosius, lib. 7, cap. 33.], con iscrivere che i Romani rimasero sconfitti dai Goti, forse vollero indicare questo sanguinoso fatto d'armi. Non istimarono bene i generali romani di tentare ulteriormente la fortuna, e giacchè si avvicinava il verno, si ritirarono a' quartieri in Marcianopoli. Ingrossati poscia i Goti coll'arrivo di molti Unni ed Alani, corsi anch'essi all'odore della preda, non si potè più loro impedire che non facessero continue scorrerie e saccheggi per la Tracia. Osò Farnobio, uno de' lor capi, con gran seguito di Taifali di tener dietro a Frigerido generale di Graziano; ma questi camminando con gran circospenzione, allorchè se la vide bella, verso Berea gli assalì, e gli sconfisse colla morte dello stesso Farnobio. Non ne restava un di costoro vivo, se non avessero implorato il perdono, e si fossero renduti prigioneri. Frigerido mandò poi costoro in Italia a coltivar le terre poste fra Modena, Reggio e Parma. Con queste calamità ebbe fine l'anno presente.
Consoli
Flavio Graziano Augustoper la quarta volta eMerobaude.
Per qualche tempo dell'anno presente continuò ad essere prefetto di RomaGracco[Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.], ed ebbe poi per successoreProbiano. Abbiamo veduto di sopra come una prodigiosa quantità di Goti avea ottenuta per sua stanza la Tracia e il lungo del Danubio. Necessaria cosa sarebbe anche stata che si fosse provveduto al loro bisogno di abitazione e di vitto[Ammianus, lib. 31, cap. 4.]. Mancò tal provvisione per la colpa diLupicinoconte della Tracia e diMassimoduca di quelle parti, i quali facevano mercatanzia di quella povera gente, obbligandola a comperar caro i viveri, e a vendersi schiavi per ottener del pane. Ecco dunque condotti alla disperazione i Goti[Hieronymus, in Chronic.], i quali, altro ripiego non conoscendo alla fame che di ricorrere all'armi, cominciarono a poco a poco ad ammutinarsi. Accortosene Lupicino, ritirò dalle ripe del Danubio le guarnigioni per costringerli colla forza a passar più oltre nel paese. Arrivò con essi a Marcianopoli nella Mesia, e quivi invitò seco a pranzoFritigernoedAlavivocapi dei medesimi, ma senza voler che alcun altro de' Goti entrasse nella città; e perchè alcuni v'entrarono, li fece uccidere. I Goti, anch'essi infuriati per questo, ammazzarono alquanti soldati romani. Fritigerno ebbe l'accortezza di salvarsi, col fingere di portarsi a pacificare i suoi. Si venne per questo alle mani fra i Goti e i Romani fuori di Marcianopoli, e gli ultimi ebbero una gran rotta. I Goti allora colle armi dei vintimolto più vennero a farsi forti. In questo tempo una infinità d'altri Goti, ch'erano di là dal Danubio, senza aver potuto ottener la licenza di passar nel paese romano, trovate sguernite le rive del fiume, e però niun ostacolo ai loro passi, se ne vennero di qua, e andarono poscia ad unirsi con Fritigerno. Altri Goti che stanziavano in Andrinopoli fecero lo stesso, e con loro eziandio si unirono assaissimi altri Goti che erano schiavi; sicchè, divenuta formidabile l'armata de' medesimi, si mise a dare il sacco alla Tracia, e si vide infine a crescere ogni dì più il loro numero colla giunta di moltissimi Romani ridotti alla disperazione per la gravezza delle imposte. Dimorava tuttavia in Antiochia Valente Augusto, e ricevute queste amare nuove, e premendogli più i serpenti che egli s'era tirati in seno, che ogni altro affare, spedìVittoresuo generale al re di PersiaSapore, per conchiudere seco la pace. Fu essa in fatti conchiusa: non ne sappiam le condizioni; si può ben credere che furono svantaggiose per chi dovette comperarla.
Intanto Valente premurose lettere inviò al nipote Graziano Augusto, pregandolo di soccorso in così scabrosa congiuntura. Non mancò Graziano[Ammian., lib. 31, cap. 7.]di mettere in viaggio un buon corpo di gente sotto il comando diRicomerecapitan delle guardie, e diFrigeridoduca. Ma per la strada molti di queste brigate desertando se ne tornarono alle lor case, e fu creduto per ordine segreto diMerobaudegenerale di esso Graziano, per paura che, sprovvedute le Gallie dell'occorrente milizia, i Germani, passato il Reno facessero qualche irruzione. Frigerido anch'egli, preso da vera o da falsa malattia, si fermò per istrada. Il solo Ricomere, colle truppe che gli restavano, arrivò ad unirsi conProfuturoeTraiano, generali spediti da Valente con alcune legioni nella Tracia per accudire ai bisogni.Tenuto consiglio di guerra, determinaro questi uffiziali di andar osservando e stringendo i Goti, per dar loro alla coda, qualora andassero mutando il campo. Ma i Goti non erano di parere di lasciarsi divorare a poco a poco; e però, spediti qua e là avvisi ai loro nazionali, che tutti corsero ad attrupparsi e formarono un'armata prodigiosa, di lunga mano superiore alla romana, altra risoluzione non vollero prendere, che quella di una giornata campale. A questa in fatti si venne un dì nel luogo detto ai Salici fra Tomi e Salmuride nella picciola Tartaria. Durò la fiera battaglia dal mattino sino alla sera, senza dichiararsi la vittoria per alcuna delle parti; ma perchè i Romani erano troppo inferiori di numero ai Barbari, ogni lor perdita fu più sensibile che quella de' nemici. San Girolamo[Hieron., in Chron.]all'anno seguente, ed Orosio[Orosius, lib. 7, cap. 33.], con iscrivere che i Romani rimasero sconfitti dai Goti, forse vollero indicare questo sanguinoso fatto d'armi. Non istimarono bene i generali romani di tentare ulteriormente la fortuna, e giacchè si avvicinava il verno, si ritirarono a' quartieri in Marcianopoli. Ingrossati poscia i Goti coll'arrivo di molti Unni ed Alani, corsi anch'essi all'odore della preda, non si potè più loro impedire che non facessero continue scorrerie e saccheggi per la Tracia. Osò Farnobio, uno de' lor capi, con gran seguito di Taifali di tener dietro a Frigerido generale di Graziano; ma questi camminando con gran circospenzione, allorchè se la vide bella, verso Berea gli assalì, e gli sconfisse colla morte dello stesso Farnobio. Non ne restava un di costoro vivo, se non avessero implorato il perdono, e si fossero renduti prigioneri. Frigerido mandò poi costoro in Italia a coltivar le terre poste fra Modena, Reggio e Parma. Con queste calamità ebbe fine l'anno presente.