CCCLXXXIIIAnno diCristoCCCLXXXIII. Indiz.XI.Damasopapa 18.ValentinianoII imp. 9.Teodosioimperadore 5.Arcadioimperadore 1.ConsoliFlavio Merobaudeper la seconda volta, eFlavio Saturnino.Questo nome diFlavioche dopo Costantino il Grande cominciò ad esser cotanto in uso anche fra i generali ed altri nobili, si può credere che fosse loro conceduto per grazia, e a titolo di onore dagli Augusti, i quali se ne pregiavano molto. Abbiamo da Temistio[Themist., Orat. XVI.]che Teodosio, perchè in quest'anno si aveano a celebrare i quinquennali del suo imperio, secondo il rito dovea procedere console: passo su cui il padre Pagi fondò il suo sistema, molte volte nondimeno fallace, de' quinquennali, decennali, ec. Ma per premiarSaturninosuo generale, benemerito della pace stabilita coi Goti, conferì a lui il consolato, siccome ancoraGraziano promosse alla stessa dignitàMerobaudealtro suo generale. Di grandi obbligazioni aveva il suddetto Temistio al medesimo Saturnino, e però in tal occasione, cioè probabilmente ne' primi giorni del suo consolato, recitò un'orazione in ringraziamento a Teodosio presente, e in lode non men di esso Augusto che dello stesso Saturnino e de' primi uffiziali della corte. Vi parla ancora diArcadioprimogenito di Teodosio, ma con apparenza ch'egli finora non fosse decorato del titolo di Augusto. In questo anno nondimeno[Idacius, in Chronico. Marcellin., in Chronic. Prosper., in Chronic. Chronicon Alexand.]e nel dì 16 oppure 18 di gennaio, Teodosio dichiaròImperadore Augustosuo figliuolo, cioèFlavio Arcadio, il quale potea esser allora in età di sei anni. È stato osservato che Temistio si adoperò forte per ottener l'educazione di questo principe e nella suddetta orazione sestadecima sembra che ne fosse anche intenzionato da Teodosio. Ma essendo Temistio filosofo di profession pagana, non si attentò già il cattolico saggio imperadore di dare un sì pericoloso maestro al fanciullo Augusto, e però scelse per aio di luiArsenio, personaggio di somma pietà ed abilità, come consta dalla sua vita[Coteler., Monum. Graec. Tom. II.]. Chi fosse nell'anno presente prefetto di Roma, a noi resta tuttavia ignoto. Il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]con varie conghietture ne ha fatta diligente ricerca, ma senza poter fissar il piede. Certamente fu un personaggio di vaglia, come vedremmo fra poco. Essendo nell'anno seguente succedutoSimmacoin questa dignità adAvenzio, non è improbabile che questi la esercitasse nel presente. Anche per tutto quest'anno l'Augusto Teodosio continuò il suo soggiorno in Costantinopoli; e perchè incessanti erano le sue premure per la pace ed union della Chiesa lacerata da tante eresie, e soprattutto dagli Ariani in Oriente, intimò ancora in quest'anno un granconcilio in Costantinopoli, che tenuto fu nel mese di giugno, e dietro al quale pubblicò dipoi in questo medesimo anno varie costituzioni[Cod. Theod., lib. 16. Tit. 5, de Haeretic.]contra di tutte le sette degli eretici, vietando loro sotto varie pene il raunarsi, il girar per le città e per la campagna, il crear sacerdoti, e far qualunque atto in pubblico, o privato, che potesse pregiudicar alla religione cattolica. Leggonsi tali editti nel Codice Teodosiano. Si godeva intanto una mirabil pace ne' paesi sottoposti ad esso Augusto, dappoichè si erano quietati i Goti, e ne godeva anche lo stesso imperadore Teodosio, quando gli giunsero le funestissime nuove della tragedia di Graziano Augusto, della quale io passo ora a descriverne le particolarità.Le leggi del Codice Teodosiano[Gothofred., Chronol. Cod. Theod.]ci mostrano dove questo imperadore dimorò per i primi sei mesi dell'anno presente, cioè ora in Milano, ed ora in Verona e Padova, con pubblicar varii editti. In uno di essi rivocò tutti i privilegii dei particolari, come di troppo pregiudizio al corpo, di cui son membri. Con un altro diede ordini rigorosi per la estirpazione de' ladri, de' quali, Simmaco in più sue lettere si lagna, dicendo essere cresciuto cotanto il lor numero ne' contorni di Roma, ch'egli non osava più di passare alle sue terre di campagna. Rinnovò le pene contro degli apostati, e intimò la pena del taglione contro gli accusatori provati calunniosi. Ordinò parimente che non si dovessero attendere gli ordini portati dai tribuni, segretarii, e conti, come ricevuti dalla bocca del principe, ma che dovesse solamente ubbidire agli scritti e sottoscritti da lui; legge difficile in pratica, e suggetta a varie eccezioni. Ricavasi da Simmaco[Symmachus, in Retat.]che una terribil carestia si provò in Roma nell'anno presente; e racconta egli con dispiacere come un atto di grande inumanità l'essere stati allora cacciati di Roma i non cittadini.A questo proposito v'ha chi produce quanto scrive sant'Ambrosio[Ambros., lib 3 de Off., cap. 7.]. Cioè che fatta la proposizione dal popolo romano di mandar fuori essi forestieri, il prefetto di Roma d'allora, che era un venerabil vecchio, fece raunar tutti i nobili e facoltosi della città e tenne loro un ragionamento così sensato e patetico, per impedire quell'atto di crudeltà, che tutti si indussero ad una volontaria contribuzion di denaro con cui si mantenne l'abbondanza, e si fece sussistere ancora chi non era cittadino di Roma. Ma paiono ben diverse le carestie e i fatti di Simmaco e quei di sant'Ambrosio; nè finora si è potuto accertare chi fosse quel saggio vecchio prefetto di Roma. Racconta il santo arcivescovo altrove[Idem, Relat. Symmach.], che mentre era afflitta Roma dalla fame accennata da Simmaco, nelle Gallie, nella Pannonia, Rezia e Liguria si godeva una felice abbondanza di viveri.Ma una calamità, senza paragone più deplorabile di questa, saltò fuori nell'anno presente, la quale si tirò dietro la desolazione d'assaissimo paese, e le lagrime d'infiniti popoli; e questa fu la ribellione diMassimo. Costui, nominato nelle medaglie[Mediobarbus, Numism. Imperator.]ed iscrizioniMagno Massimo, ed anche in un'iscrizione e presso Sulpicio Severo,Magno Clemente Massimo, non bene si sa onde traesse l'origine. Zosimo[Zosimus, lib. 4, cap. 33.]il fa Spagnuolo di nazione, col qual supposto si accorda l'essersi egli vantato di aver qualche parentela con Teodosio Augusto nativo di Spagna. Altri l'hanno spacciato per Britanno di patria. Ma siccome osservò l'Usserio[Usserius, de Britan. Eccl.], Pacato[Pacatus, in Panegyr. Theodos.], scrittore contemporaneo, afferma bensì che trovandosi egli nella Bretagna, accese questo fuoco, ma che esule e forestiero egli dimorava in quell'isola, e fuggito dal suo paese; nè si sapeva chi fosse suo padre, ed aveaservito in vilissimo uffizio di famiglio nella casa di Teodosio molto prima della di lui esaltazione al trono. Zosimo pretende che costui cresciuto di posto accompagnasse in varie spedizioni militari il medesimo Teodosio; e che stando nella Bretagna, non potesse digerire di non aver potuto fin qui conseguir per sè dignità alcuna riguardevole, quando Teodosio era giunto ad essere imperadore. Osservata dipoi l'avversione di quelle milizie a Graziano, perchè questi facea più conto degli Alani e d'altri soldati barbari e stranieri arrolati nelle sue armate[Zosim., lib. 4, cap. 33. Victor, in Epitome.], che de' Romani, seppe così ben fomentare questo lor odio, che nell'anno presente gl'indusse a ribellarsi e a dichiarar luiimperadore, con dargli la porpora e il diadema. Per altro abbiamo da Sulpizio Severo[Sulpic. Sever., Vit. S. Martini, cap. 23.]e da Paolo Orosio[Orosius, lib. 7, cap. 34.], ch'egli fu come forzato in una spedizione da quelle soldatesche ad accettar suo malgrado il titolo e manto imperiale; ed egli stesso protestò di poi a san Martino, che non la sua volontà, ma l'altrui violenza lo avea condotto a questo impegno. Inoltre vien egli dipinto da esso Sulpizio Severo per uomo di genio feroce, ma senza apparire che egli fosse crudele; anzi egli si gloriava di non aver fatto morire alcuno de' suoi nemici, fuorchè nelle battaglie. Orosio poi cel descrive per uomo valoroso, dabbene e meritevole dell'imperio, se non l'avesse conseguito colla perfidia, mancando al giuramento di fedeltà ch'egli avea fatto al suo legittimo principe. Non mancano scrittori[Gregor. Turonensis, lib. 1, cap. 43.]che credono cominciata prima di questo anno la di lui ribellione, con aggiugnere ch'egli dipoi riportò delle vittorie contra de' Pitti e Scotti; ma oltre all'asserzione di s. Prospero[Prosper, in Chronic.], concorre la ragione a persuaderci che solamente nell'anno presenteegli si rivoltasse, perchè Graziano Augusto, che si tratteneva in Italia nel mese di giugno di quest'anno, al primo sentore di questa pericolosa novità, volò nelle Gallie; nè tornava il conto a Massimo di perdere il tempo a cercar dei nemici stranieri quando i suoi interessi esigevano ch'egli pensasse all'offeso Graziano, il quale più di tutti gli doveva importare.Siccome Massimo era uomo attivo, non perdè punto di tempo a tirar dalla sua quanti soldati romani si trovavano nella Bretagna; ed, aggiuntavi molta gioventù scapestrata di quelle parti, ne formò una buona armata. Sapendo poi che Graziano dimorava in questi tempi in Italia, pensò tosto che sarebbe anche agevole l'impadronirsi delle Gallie. Imbarcate dunque le sue milizie, speditamente con esse arrivò alla sboccatura del fiume Reno[Zosim., lib. 4, c. 35.]; sollevò con bugie, lusinghe e promesse l'una dietro l'altra alcune di quelle provincie[Gildas, de excidio Britan.]; e poscia si diede a segreti maneggi, per guadagnar ancora le guarnigioni e milizie del paese; e in parte gli venne fatto. Socrate[Socrates, l. 5, cap. 11.]e Sozomeno[Sozom, lib. 7, c. 13.]pretendono che Graziano fosse in questi tempi occupato in far guerra agli Alamanni; del che niun altro vestigio abbiamo. Fuor di dubbio è ch'egli non tardò a prendere il cammino verso le Gallie, dove non trovò già d'essere stato prevenuto dal tiranno. Ammassate dunque le milizie che gli restavano fedeli, e dato il comando della sua armata aMerobaude[Zosimus, lib. 4, cap. 35. Victor, in Epitome. Pacatus, in Panegyr. Prosper, in Chronic.], con avere ai fianchiBalione, uffiziale di sperimentato valore e fedeltà, andò a presentar la battaglia a Massimo. S. Prospero scrive che il conflitto seguì in vicinanza di Parigi; ma Zosimo non parla se non di scaramucce fatte per lo spazio di cinque giorni. Fosse nondimeno o non fosse giornata campale, convengonogli storici in dire che Graziano si trovò tradito. La cavalleria de' Mori ed altri corpi di sua gente, abbandonatolo, si gettarono nel partito contrario. S. Prospero pretende cheMerobaude, suo generale e console, fosse nel presente anno il traditore. Ma il cardinale Baronio[Baron., Annal. Eccl.], il Valesio[Valesius, Rer. Franc., lib. 2.]e il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Emper.]fondatamente tengono che sia guasto qui il testo della sua Cronica, sapendo noi da Pacato panegirista[Pacatus, in Panegyr.], ch'esso Merobaude combattè bravamente per Graziano, e che Massimo, per l'odio che gli portava, il ridusse a darsi da sè stesso la morte. Immaginò il Valesio che in vece diMerobaudeavesse scritto san Prospero[Prosper, in Chronic.]Mellobaude, cioè quel re de' Franchi, che vedemmo servire di capitan delle guardie a Graziano. Potrebbe essere; ma questa in fine non è che una conghiettura. Certamente il fellone che tolse la vita all'infelice imperador Graziano, fu uno dei suoi principali uffiziali che governava le provincie della Gallia, ed era uffizial di guerra, come si ricava da sant'Ambrogio[Ambros., in Psalm. 61, num. 23 et seq.]. Però questi sembra essere statoAndragaziogenerale della cavalleria di esso Graziano. Imperocchè, trovandosi Graziano derelitto dai suoi, con trecento soli cavalli se ne fuggì a Lione con disegno di ricoverarsi in Italia. Da Zosimo[Zosimus, cap. 35.]abbiamo che gli fu spedito dietro con una mano di scelti cavalli esso Andragazio, il quale seguitandolo sino alla Mesia superiore, e raggiuntolo nel passare il ponte di Singiduno, gli levò la vita. Ma s'ingannò senza fallo Zosimo, confondendo Lugduno con Singiduno. Gli altri storici[Prosper, in Chronic., Rufinus, Marcellin.]attestano che Graziano fu ucciso in Lione. E sant'Ambrogio, autore più di tutti informato di questi affari, siccome accaduti quasi sotto i suoiocchi, racconta essere stato invitato Graziano ad un convito dall'uffizial traditore, rivestito della porpora, e poi privato di vita dopo la tavola, verisimilmente nel passare il ponte di quella città. Se poi questi fosse Andragazio, o altro perfido uffiziale, non abbiam bastanti lumi per accertarlo. Nè in confronto dell'autorità di sant'Ambrosio meritano fede Socrate[Socrates, lib. 5, c. 11.]e Sozomeno[Sozom., lib. 7, c. 13.], là dove scrivono che Andragazio arrivato a Lione, ed entrato in una lettiga, fece credere a Graziano ch'egli conduceva seco l'imperadrice Leta; e però essendo andato ad incontrarla Graziano, Andragazio, saltato fuori da essa lettiga, il fece prendere e da lì a poco gli diede la morte.Il giorno, in cui accadde questa tragedia, fu il 25 di agosto, come abbiamo da Marcellino conte[Marcellinus, in Chronic.]: o pur di luglio, come taluno ha creduto; nel qual tempo l'infelice Augusto era giunto all'età di venticinque anni. Aveva egli sposata in prime nozzeCostanzafigliuola postuma di Costanzo Augusto. Pare che si ricavi da s. Ambrosio[Ambros., de Fid., lib. 1, cap. 20.], ch'essa gli partorisse qualche figliuolo; ma per testimonianza di Teodoreto, se pur ne ebbe, niun di essi era vivente alla di lui morte. Perchè mancò di vita questa principessa, si rimaritò Graziano non molto prima di queste sciagure conLeta, alla qual poi, rimasta vedova, siccome ancora aPassamenadi lei madre, fece Teodosio un assegno decoroso per vivere da pari loro. Zosimo[Zosimus, lib. 5, c. 39.]parla delle copiose lor limosine ai poveri di Roma, allorchè Alarico nell'anno di Cristo 408 tenne assediata quella città. Abbiamo anche dal medesimo storico[Idem, l. 4, c. 36.], che avendo esso Graziano sul principio del suo governo ricusato il titolo e la veste di pontefice massimo, portatagli dai pagani, uno dei loro sacerdoti disse:Se il principe non vuolesser chiamato pontefice, in breve egli sarà fatto pontefice massimo; alludendo forse alla sua morte, accaduta sul ponte di Lione, siccome accennai. Ma questo sarà un motto arguto, inventato solamente e nato dopo il fatto per accreditar la superstizion gentilesca; e Zosimo poi è un Etnico che ciò scrive. Che dolore provasse per la morte di questo amabil principe cristiano il santo arcivescovo di Milano Ambrosio, suo grande amico e confidente, non si può abbastanza esprimere. In più luoghi delle sue opere tocca egli con tenerezza questo punto; andò anche per le istanze di Valentiniano II, imperatore[Ambr., in Ps. 61 et Epist. XXIV.], a trovar Massimo, affin di ottenere le ceneri dell'ucciso Augusto. Intanto Massimo si protestava sempre innocente della morte di lui, e diceva di non aver dato l'ordine di sua morte, mostrando di piangere quando udiva rammentare il di lui nome. Ma qual fosse la di lui sincerità, diedelo ben a divedere, perchè a sant'Ambrosio negò le di lui ceneri, per paura, diceva egli, che quella traslazione non rinnovasse il dolore dei soldati. Della bontà fors'anche eccessiva di esso principe esaltata da Rufino nella sua storia[Rufinus, lib. 2, c. 13.], e di altri suoi bei pregi mentovati da sant'Ambrogio, io non parlerò di vantaggio. Ma non si dee già tacere che dopo la di lui morte non mancò gente, la quale lacerò la memoria di questo buon principe, con imputargli infino dei reati contro la virtù della pudicizia, quando noi siamo assicurati da esso sant'Ambrosio, esser egli stato puro non men di animo che di corpo, nè aver mai conosciuta altra donna che le congiunte con lui in matrimonio. Peggio, per testimonianza di Fozio, parlò di lui Filostorgio[Philostorg., lib. 10, c. 5.], spacciando varie calunnie, e massimamente col paragonarlo a Nerone. Ma non è da maravigliarsi, se questo scrittore ariano, o sia eunomiano sparlidi un imperadore che con tanto zelo professava il cattolicismo, e tenne in freno, per quanto potè, l'arianismo. Se in questi tempi, o pure più tardi, Massimo obbligasseMerobaudeconsole ad uccidersi e facesse strangolare il conteBalione, amendue perchè stati fedeli a Graziano, nol saprei dire. Certo è che Pacato[Pacat., in Panegyr.]lasciò memoria della lor morte; Ambrosio[Ambr., Epist. XXIV.]fece un rimprovero a Massimo, per aver privato di vita esso Balione. Noi troviamo nell'anno 384[L. 43, de Appellat. Cod. Theodos.]un Merobaude duca di Egitto: forse fu figliuolo del console suddetto. Una iscrizione recata dal Fabretti[Fabretus, Inscript., pag. 576.], che ci fa veder Merobaudeconsole per la terza voltacon Teodosio Augusto nell'anno 388, non sembra che possa mai sussistere, perchè con esso Augusto fu console alloraCinegio.La morte di Graziano Augusto quella fu che maggiormente facilitò a Massimo tiranno il tirar tutte le Gallie alla sua divozione. Già vedemmo che le provincie della Bretagna gli prestavano ubbidienza. Perchè le Spagne usavano di riconoscere per lor signore chi dominava nelle Gallie, però anch'esse vennero in potere di Massimo. Verisimilmente non differì egli di crearCesare, e poiAugusto,Flavio Vittoresuo figliuolo, di cui si veggono iscrizioni e medaglie. Abitava da molto tempo in MilanoValentiniano IIAugusto, fratello minore di Graziano, di età in questi tempi di dodici in tredici anni. Siccome in addietro egli era stato incapace di governo, così Graziano aveva anche regolati gli affari dell'Italia; e perchè nè pur ora si stendevano le sue forze a poter reggere popoli, l'imperadrice Giustinasua madre prese in parte le redini, dappoichè s'intese la peripezia di Graziano; e Teodosio Augusto dipoi ebbe anch'egli[Orosius, l. 7, c. 35.]qualchemano nel governo degli Stati dipendenti da esso Valentiniano. Restò sulle prime così sbalordita Giustina per gl'incredibili e rapidi progressi di Massimo, che paventò di perdere anche l'Italia. Avvegnachè si fosse scoperta ariana di credenza, e per conseguente nemica del cattolico arcivescovo sant'Ambrosio, pure conoscendo quanto in sì pericoloso stato di cose potesse giovare a lei e al figliuolo l'autorità, il credito e la prudenza di questo insigne prelato, fattolo chiamare, gli mise in mano il giovanetto principe, e ardentemente gliel raccomandò. Ambrosio il ricevette, ed abbracciò. Quindi si diedero a consultare i mezzi per frenare quel minaccioso torrente. Il primo passo fu quello d'implorare i soccorsi dell'imperadore Teodosio, il quale, per attestato di Pacato[Pacatus, in Panegyr.], avea guerra, e riportava delle vittorie nell'estremità dell'Oriente, senza che si sappia contra di chi, se per avventura non furono i Saraceni, che lo stesso panegirista dice vinti da lui. Non mancò Teodosio, secondo l'asserzion di Temistio[Themist., Orat. XVIII.], di far subito un gran preparamento, per vendicar la morte di Graziano, e salvare dagl'insulti del tiranno il pupillo Augusto Valentiniano. Anche in Italia si dovettero allestir quante milizie si potè. Alla seguente primavera, essendo troppo inoltrata la stagione di quest'anno, Teodosio era per muoversi. Non so io dire, se questo armamento quel fosse che fece desistere Massimo dal procedere innanzi contra del giovane Valentiniano, e in vece di guerra promuovere proposizioni di pace; o pure seProbo, prefetto del pretorio, già fuggito dalle Gallie, e divenuto primo ministro della corte di Valentiniano, e sant'Ambrosio, e gli altri consiglieri di esso imperadore, trovandosi senza forze, giudicassero meglio di ricorrer essi ai maneggi di pace. Temistio[Idem, ibid.]fu di parere che l'apprensione dell'armi di Teodosioportasse Massimo ad anteporre la pace alla guerra; e Rufino[Rufinus, lib. 2, c. 15.]anch'egli attesta essere stato Massimo il primo a proporre essa pace, ma con pensiero di non mantenerla (verisimilmente per assodarsi intanto negli usurpati dominii), e che Valentiniano atterrito dalla potenza di questo nemico, accettò di buon grado il proposto partito, con pensiero anch'egli di romperlo subito che si trovasse in forze. Noi all'incontro sappiamo che dalla parte di esso Valentiniano fu deputato sant'Ambrosio per passar nelle Gallie affin di maneggiare qualche concordia[Ambros., Epist. XXIV.]. Andò l'intrepido arcivescovo, e trovò a MagonzaVittoreconte, il quale veniva spedito da Massimo per trattare dello stesso negozio in Italia. Introdotto nel consiglio udì la pretensione di Massimo, cioè che Valentiniano come più giovane doveva venire in persona a trovarlo, con sicurezza di ogni amorevole accoglimento. Ambrosio lo scusò col rigore del verno durante il quale non poteva un fanciullo colla madre vedova passare i freddi e pericoli delle Alpi; e neppur s'impegnò di farli venire, con dire di non aver egli commessione alcuna di questo, ma solamente di trattar la pace. Gli convenne aspettar buona parte del verno, finchè tornasse Vittore colle risposte d'Italia; nel qual tempo non volle comunicar nei sacri misteri con esso Massimo[Paulin., in Vita S. Ambrosii.], dicendo ch'egli era tenuto a far prima pubblica penitenza del sangue sparso del suo principe, e principe innocente. Lo stesso fece a tutta prima anche san Martino vescovo di Tours,[Sulpicius Sever., in Vita S. Martini, c. 23.]ma poi si ridusse a comunicar seco, probabilmente perchè gli fece credere il tiranno di non aver avuta parte nella morte di Graziano.
Consoli
Flavio Merobaudeper la seconda volta, eFlavio Saturnino.
Questo nome diFlavioche dopo Costantino il Grande cominciò ad esser cotanto in uso anche fra i generali ed altri nobili, si può credere che fosse loro conceduto per grazia, e a titolo di onore dagli Augusti, i quali se ne pregiavano molto. Abbiamo da Temistio[Themist., Orat. XVI.]che Teodosio, perchè in quest'anno si aveano a celebrare i quinquennali del suo imperio, secondo il rito dovea procedere console: passo su cui il padre Pagi fondò il suo sistema, molte volte nondimeno fallace, de' quinquennali, decennali, ec. Ma per premiarSaturninosuo generale, benemerito della pace stabilita coi Goti, conferì a lui il consolato, siccome ancoraGraziano promosse alla stessa dignitàMerobaudealtro suo generale. Di grandi obbligazioni aveva il suddetto Temistio al medesimo Saturnino, e però in tal occasione, cioè probabilmente ne' primi giorni del suo consolato, recitò un'orazione in ringraziamento a Teodosio presente, e in lode non men di esso Augusto che dello stesso Saturnino e de' primi uffiziali della corte. Vi parla ancora diArcadioprimogenito di Teodosio, ma con apparenza ch'egli finora non fosse decorato del titolo di Augusto. In questo anno nondimeno[Idacius, in Chronico. Marcellin., in Chronic. Prosper., in Chronic. Chronicon Alexand.]e nel dì 16 oppure 18 di gennaio, Teodosio dichiaròImperadore Augustosuo figliuolo, cioèFlavio Arcadio, il quale potea esser allora in età di sei anni. È stato osservato che Temistio si adoperò forte per ottener l'educazione di questo principe e nella suddetta orazione sestadecima sembra che ne fosse anche intenzionato da Teodosio. Ma essendo Temistio filosofo di profession pagana, non si attentò già il cattolico saggio imperadore di dare un sì pericoloso maestro al fanciullo Augusto, e però scelse per aio di luiArsenio, personaggio di somma pietà ed abilità, come consta dalla sua vita[Coteler., Monum. Graec. Tom. II.]. Chi fosse nell'anno presente prefetto di Roma, a noi resta tuttavia ignoto. Il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Empereurs.]con varie conghietture ne ha fatta diligente ricerca, ma senza poter fissar il piede. Certamente fu un personaggio di vaglia, come vedremmo fra poco. Essendo nell'anno seguente succedutoSimmacoin questa dignità adAvenzio, non è improbabile che questi la esercitasse nel presente. Anche per tutto quest'anno l'Augusto Teodosio continuò il suo soggiorno in Costantinopoli; e perchè incessanti erano le sue premure per la pace ed union della Chiesa lacerata da tante eresie, e soprattutto dagli Ariani in Oriente, intimò ancora in quest'anno un granconcilio in Costantinopoli, che tenuto fu nel mese di giugno, e dietro al quale pubblicò dipoi in questo medesimo anno varie costituzioni[Cod. Theod., lib. 16. Tit. 5, de Haeretic.]contra di tutte le sette degli eretici, vietando loro sotto varie pene il raunarsi, il girar per le città e per la campagna, il crear sacerdoti, e far qualunque atto in pubblico, o privato, che potesse pregiudicar alla religione cattolica. Leggonsi tali editti nel Codice Teodosiano. Si godeva intanto una mirabil pace ne' paesi sottoposti ad esso Augusto, dappoichè si erano quietati i Goti, e ne godeva anche lo stesso imperadore Teodosio, quando gli giunsero le funestissime nuove della tragedia di Graziano Augusto, della quale io passo ora a descriverne le particolarità.
Le leggi del Codice Teodosiano[Gothofred., Chronol. Cod. Theod.]ci mostrano dove questo imperadore dimorò per i primi sei mesi dell'anno presente, cioè ora in Milano, ed ora in Verona e Padova, con pubblicar varii editti. In uno di essi rivocò tutti i privilegii dei particolari, come di troppo pregiudizio al corpo, di cui son membri. Con un altro diede ordini rigorosi per la estirpazione de' ladri, de' quali, Simmaco in più sue lettere si lagna, dicendo essere cresciuto cotanto il lor numero ne' contorni di Roma, ch'egli non osava più di passare alle sue terre di campagna. Rinnovò le pene contro degli apostati, e intimò la pena del taglione contro gli accusatori provati calunniosi. Ordinò parimente che non si dovessero attendere gli ordini portati dai tribuni, segretarii, e conti, come ricevuti dalla bocca del principe, ma che dovesse solamente ubbidire agli scritti e sottoscritti da lui; legge difficile in pratica, e suggetta a varie eccezioni. Ricavasi da Simmaco[Symmachus, in Retat.]che una terribil carestia si provò in Roma nell'anno presente; e racconta egli con dispiacere come un atto di grande inumanità l'essere stati allora cacciati di Roma i non cittadini.A questo proposito v'ha chi produce quanto scrive sant'Ambrosio[Ambros., lib 3 de Off., cap. 7.]. Cioè che fatta la proposizione dal popolo romano di mandar fuori essi forestieri, il prefetto di Roma d'allora, che era un venerabil vecchio, fece raunar tutti i nobili e facoltosi della città e tenne loro un ragionamento così sensato e patetico, per impedire quell'atto di crudeltà, che tutti si indussero ad una volontaria contribuzion di denaro con cui si mantenne l'abbondanza, e si fece sussistere ancora chi non era cittadino di Roma. Ma paiono ben diverse le carestie e i fatti di Simmaco e quei di sant'Ambrosio; nè finora si è potuto accertare chi fosse quel saggio vecchio prefetto di Roma. Racconta il santo arcivescovo altrove[Idem, Relat. Symmach.], che mentre era afflitta Roma dalla fame accennata da Simmaco, nelle Gallie, nella Pannonia, Rezia e Liguria si godeva una felice abbondanza di viveri.
Ma una calamità, senza paragone più deplorabile di questa, saltò fuori nell'anno presente, la quale si tirò dietro la desolazione d'assaissimo paese, e le lagrime d'infiniti popoli; e questa fu la ribellione diMassimo. Costui, nominato nelle medaglie[Mediobarbus, Numism. Imperator.]ed iscrizioniMagno Massimo, ed anche in un'iscrizione e presso Sulpicio Severo,Magno Clemente Massimo, non bene si sa onde traesse l'origine. Zosimo[Zosimus, lib. 4, cap. 33.]il fa Spagnuolo di nazione, col qual supposto si accorda l'essersi egli vantato di aver qualche parentela con Teodosio Augusto nativo di Spagna. Altri l'hanno spacciato per Britanno di patria. Ma siccome osservò l'Usserio[Usserius, de Britan. Eccl.], Pacato[Pacatus, in Panegyr. Theodos.], scrittore contemporaneo, afferma bensì che trovandosi egli nella Bretagna, accese questo fuoco, ma che esule e forestiero egli dimorava in quell'isola, e fuggito dal suo paese; nè si sapeva chi fosse suo padre, ed aveaservito in vilissimo uffizio di famiglio nella casa di Teodosio molto prima della di lui esaltazione al trono. Zosimo pretende che costui cresciuto di posto accompagnasse in varie spedizioni militari il medesimo Teodosio; e che stando nella Bretagna, non potesse digerire di non aver potuto fin qui conseguir per sè dignità alcuna riguardevole, quando Teodosio era giunto ad essere imperadore. Osservata dipoi l'avversione di quelle milizie a Graziano, perchè questi facea più conto degli Alani e d'altri soldati barbari e stranieri arrolati nelle sue armate[Zosim., lib. 4, cap. 33. Victor, in Epitome.], che de' Romani, seppe così ben fomentare questo lor odio, che nell'anno presente gl'indusse a ribellarsi e a dichiarar luiimperadore, con dargli la porpora e il diadema. Per altro abbiamo da Sulpizio Severo[Sulpic. Sever., Vit. S. Martini, cap. 23.]e da Paolo Orosio[Orosius, lib. 7, cap. 34.], ch'egli fu come forzato in una spedizione da quelle soldatesche ad accettar suo malgrado il titolo e manto imperiale; ed egli stesso protestò di poi a san Martino, che non la sua volontà, ma l'altrui violenza lo avea condotto a questo impegno. Inoltre vien egli dipinto da esso Sulpizio Severo per uomo di genio feroce, ma senza apparire che egli fosse crudele; anzi egli si gloriava di non aver fatto morire alcuno de' suoi nemici, fuorchè nelle battaglie. Orosio poi cel descrive per uomo valoroso, dabbene e meritevole dell'imperio, se non l'avesse conseguito colla perfidia, mancando al giuramento di fedeltà ch'egli avea fatto al suo legittimo principe. Non mancano scrittori[Gregor. Turonensis, lib. 1, cap. 43.]che credono cominciata prima di questo anno la di lui ribellione, con aggiugnere ch'egli dipoi riportò delle vittorie contra de' Pitti e Scotti; ma oltre all'asserzione di s. Prospero[Prosper, in Chronic.], concorre la ragione a persuaderci che solamente nell'anno presenteegli si rivoltasse, perchè Graziano Augusto, che si tratteneva in Italia nel mese di giugno di quest'anno, al primo sentore di questa pericolosa novità, volò nelle Gallie; nè tornava il conto a Massimo di perdere il tempo a cercar dei nemici stranieri quando i suoi interessi esigevano ch'egli pensasse all'offeso Graziano, il quale più di tutti gli doveva importare.
Siccome Massimo era uomo attivo, non perdè punto di tempo a tirar dalla sua quanti soldati romani si trovavano nella Bretagna; ed, aggiuntavi molta gioventù scapestrata di quelle parti, ne formò una buona armata. Sapendo poi che Graziano dimorava in questi tempi in Italia, pensò tosto che sarebbe anche agevole l'impadronirsi delle Gallie. Imbarcate dunque le sue milizie, speditamente con esse arrivò alla sboccatura del fiume Reno[Zosim., lib. 4, c. 35.]; sollevò con bugie, lusinghe e promesse l'una dietro l'altra alcune di quelle provincie[Gildas, de excidio Britan.]; e poscia si diede a segreti maneggi, per guadagnar ancora le guarnigioni e milizie del paese; e in parte gli venne fatto. Socrate[Socrates, l. 5, cap. 11.]e Sozomeno[Sozom, lib. 7, c. 13.]pretendono che Graziano fosse in questi tempi occupato in far guerra agli Alamanni; del che niun altro vestigio abbiamo. Fuor di dubbio è ch'egli non tardò a prendere il cammino verso le Gallie, dove non trovò già d'essere stato prevenuto dal tiranno. Ammassate dunque le milizie che gli restavano fedeli, e dato il comando della sua armata aMerobaude[Zosimus, lib. 4, cap. 35. Victor, in Epitome. Pacatus, in Panegyr. Prosper, in Chronic.], con avere ai fianchiBalione, uffiziale di sperimentato valore e fedeltà, andò a presentar la battaglia a Massimo. S. Prospero scrive che il conflitto seguì in vicinanza di Parigi; ma Zosimo non parla se non di scaramucce fatte per lo spazio di cinque giorni. Fosse nondimeno o non fosse giornata campale, convengonogli storici in dire che Graziano si trovò tradito. La cavalleria de' Mori ed altri corpi di sua gente, abbandonatolo, si gettarono nel partito contrario. S. Prospero pretende cheMerobaude, suo generale e console, fosse nel presente anno il traditore. Ma il cardinale Baronio[Baron., Annal. Eccl.], il Valesio[Valesius, Rer. Franc., lib. 2.]e il Tillemont[Tillemont, Mémoires des Emper.]fondatamente tengono che sia guasto qui il testo della sua Cronica, sapendo noi da Pacato panegirista[Pacatus, in Panegyr.], ch'esso Merobaude combattè bravamente per Graziano, e che Massimo, per l'odio che gli portava, il ridusse a darsi da sè stesso la morte. Immaginò il Valesio che in vece diMerobaudeavesse scritto san Prospero[Prosper, in Chronic.]Mellobaude, cioè quel re de' Franchi, che vedemmo servire di capitan delle guardie a Graziano. Potrebbe essere; ma questa in fine non è che una conghiettura. Certamente il fellone che tolse la vita all'infelice imperador Graziano, fu uno dei suoi principali uffiziali che governava le provincie della Gallia, ed era uffizial di guerra, come si ricava da sant'Ambrogio[Ambros., in Psalm. 61, num. 23 et seq.]. Però questi sembra essere statoAndragaziogenerale della cavalleria di esso Graziano. Imperocchè, trovandosi Graziano derelitto dai suoi, con trecento soli cavalli se ne fuggì a Lione con disegno di ricoverarsi in Italia. Da Zosimo[Zosimus, cap. 35.]abbiamo che gli fu spedito dietro con una mano di scelti cavalli esso Andragazio, il quale seguitandolo sino alla Mesia superiore, e raggiuntolo nel passare il ponte di Singiduno, gli levò la vita. Ma s'ingannò senza fallo Zosimo, confondendo Lugduno con Singiduno. Gli altri storici[Prosper, in Chronic., Rufinus, Marcellin.]attestano che Graziano fu ucciso in Lione. E sant'Ambrogio, autore più di tutti informato di questi affari, siccome accaduti quasi sotto i suoiocchi, racconta essere stato invitato Graziano ad un convito dall'uffizial traditore, rivestito della porpora, e poi privato di vita dopo la tavola, verisimilmente nel passare il ponte di quella città. Se poi questi fosse Andragazio, o altro perfido uffiziale, non abbiam bastanti lumi per accertarlo. Nè in confronto dell'autorità di sant'Ambrosio meritano fede Socrate[Socrates, lib. 5, c. 11.]e Sozomeno[Sozom., lib. 7, c. 13.], là dove scrivono che Andragazio arrivato a Lione, ed entrato in una lettiga, fece credere a Graziano ch'egli conduceva seco l'imperadrice Leta; e però essendo andato ad incontrarla Graziano, Andragazio, saltato fuori da essa lettiga, il fece prendere e da lì a poco gli diede la morte.
Il giorno, in cui accadde questa tragedia, fu il 25 di agosto, come abbiamo da Marcellino conte[Marcellinus, in Chronic.]: o pur di luglio, come taluno ha creduto; nel qual tempo l'infelice Augusto era giunto all'età di venticinque anni. Aveva egli sposata in prime nozzeCostanzafigliuola postuma di Costanzo Augusto. Pare che si ricavi da s. Ambrosio[Ambros., de Fid., lib. 1, cap. 20.], ch'essa gli partorisse qualche figliuolo; ma per testimonianza di Teodoreto, se pur ne ebbe, niun di essi era vivente alla di lui morte. Perchè mancò di vita questa principessa, si rimaritò Graziano non molto prima di queste sciagure conLeta, alla qual poi, rimasta vedova, siccome ancora aPassamenadi lei madre, fece Teodosio un assegno decoroso per vivere da pari loro. Zosimo[Zosimus, lib. 5, c. 39.]parla delle copiose lor limosine ai poveri di Roma, allorchè Alarico nell'anno di Cristo 408 tenne assediata quella città. Abbiamo anche dal medesimo storico[Idem, l. 4, c. 36.], che avendo esso Graziano sul principio del suo governo ricusato il titolo e la veste di pontefice massimo, portatagli dai pagani, uno dei loro sacerdoti disse:Se il principe non vuolesser chiamato pontefice, in breve egli sarà fatto pontefice massimo; alludendo forse alla sua morte, accaduta sul ponte di Lione, siccome accennai. Ma questo sarà un motto arguto, inventato solamente e nato dopo il fatto per accreditar la superstizion gentilesca; e Zosimo poi è un Etnico che ciò scrive. Che dolore provasse per la morte di questo amabil principe cristiano il santo arcivescovo di Milano Ambrosio, suo grande amico e confidente, non si può abbastanza esprimere. In più luoghi delle sue opere tocca egli con tenerezza questo punto; andò anche per le istanze di Valentiniano II, imperatore[Ambr., in Ps. 61 et Epist. XXIV.], a trovar Massimo, affin di ottenere le ceneri dell'ucciso Augusto. Intanto Massimo si protestava sempre innocente della morte di lui, e diceva di non aver dato l'ordine di sua morte, mostrando di piangere quando udiva rammentare il di lui nome. Ma qual fosse la di lui sincerità, diedelo ben a divedere, perchè a sant'Ambrosio negò le di lui ceneri, per paura, diceva egli, che quella traslazione non rinnovasse il dolore dei soldati. Della bontà fors'anche eccessiva di esso principe esaltata da Rufino nella sua storia[Rufinus, lib. 2, c. 13.], e di altri suoi bei pregi mentovati da sant'Ambrogio, io non parlerò di vantaggio. Ma non si dee già tacere che dopo la di lui morte non mancò gente, la quale lacerò la memoria di questo buon principe, con imputargli infino dei reati contro la virtù della pudicizia, quando noi siamo assicurati da esso sant'Ambrosio, esser egli stato puro non men di animo che di corpo, nè aver mai conosciuta altra donna che le congiunte con lui in matrimonio. Peggio, per testimonianza di Fozio, parlò di lui Filostorgio[Philostorg., lib. 10, c. 5.], spacciando varie calunnie, e massimamente col paragonarlo a Nerone. Ma non è da maravigliarsi, se questo scrittore ariano, o sia eunomiano sparlidi un imperadore che con tanto zelo professava il cattolicismo, e tenne in freno, per quanto potè, l'arianismo. Se in questi tempi, o pure più tardi, Massimo obbligasseMerobaudeconsole ad uccidersi e facesse strangolare il conteBalione, amendue perchè stati fedeli a Graziano, nol saprei dire. Certo è che Pacato[Pacat., in Panegyr.]lasciò memoria della lor morte; Ambrosio[Ambr., Epist. XXIV.]fece un rimprovero a Massimo, per aver privato di vita esso Balione. Noi troviamo nell'anno 384[L. 43, de Appellat. Cod. Theodos.]un Merobaude duca di Egitto: forse fu figliuolo del console suddetto. Una iscrizione recata dal Fabretti[Fabretus, Inscript., pag. 576.], che ci fa veder Merobaudeconsole per la terza voltacon Teodosio Augusto nell'anno 388, non sembra che possa mai sussistere, perchè con esso Augusto fu console alloraCinegio.
La morte di Graziano Augusto quella fu che maggiormente facilitò a Massimo tiranno il tirar tutte le Gallie alla sua divozione. Già vedemmo che le provincie della Bretagna gli prestavano ubbidienza. Perchè le Spagne usavano di riconoscere per lor signore chi dominava nelle Gallie, però anch'esse vennero in potere di Massimo. Verisimilmente non differì egli di crearCesare, e poiAugusto,Flavio Vittoresuo figliuolo, di cui si veggono iscrizioni e medaglie. Abitava da molto tempo in MilanoValentiniano IIAugusto, fratello minore di Graziano, di età in questi tempi di dodici in tredici anni. Siccome in addietro egli era stato incapace di governo, così Graziano aveva anche regolati gli affari dell'Italia; e perchè nè pur ora si stendevano le sue forze a poter reggere popoli, l'imperadrice Giustinasua madre prese in parte le redini, dappoichè s'intese la peripezia di Graziano; e Teodosio Augusto dipoi ebbe anch'egli[Orosius, l. 7, c. 35.]qualchemano nel governo degli Stati dipendenti da esso Valentiniano. Restò sulle prime così sbalordita Giustina per gl'incredibili e rapidi progressi di Massimo, che paventò di perdere anche l'Italia. Avvegnachè si fosse scoperta ariana di credenza, e per conseguente nemica del cattolico arcivescovo sant'Ambrosio, pure conoscendo quanto in sì pericoloso stato di cose potesse giovare a lei e al figliuolo l'autorità, il credito e la prudenza di questo insigne prelato, fattolo chiamare, gli mise in mano il giovanetto principe, e ardentemente gliel raccomandò. Ambrosio il ricevette, ed abbracciò. Quindi si diedero a consultare i mezzi per frenare quel minaccioso torrente. Il primo passo fu quello d'implorare i soccorsi dell'imperadore Teodosio, il quale, per attestato di Pacato[Pacatus, in Panegyr.], avea guerra, e riportava delle vittorie nell'estremità dell'Oriente, senza che si sappia contra di chi, se per avventura non furono i Saraceni, che lo stesso panegirista dice vinti da lui. Non mancò Teodosio, secondo l'asserzion di Temistio[Themist., Orat. XVIII.], di far subito un gran preparamento, per vendicar la morte di Graziano, e salvare dagl'insulti del tiranno il pupillo Augusto Valentiniano. Anche in Italia si dovettero allestir quante milizie si potè. Alla seguente primavera, essendo troppo inoltrata la stagione di quest'anno, Teodosio era per muoversi. Non so io dire, se questo armamento quel fosse che fece desistere Massimo dal procedere innanzi contra del giovane Valentiniano, e in vece di guerra promuovere proposizioni di pace; o pure seProbo, prefetto del pretorio, già fuggito dalle Gallie, e divenuto primo ministro della corte di Valentiniano, e sant'Ambrosio, e gli altri consiglieri di esso imperadore, trovandosi senza forze, giudicassero meglio di ricorrer essi ai maneggi di pace. Temistio[Idem, ibid.]fu di parere che l'apprensione dell'armi di Teodosioportasse Massimo ad anteporre la pace alla guerra; e Rufino[Rufinus, lib. 2, c. 15.]anch'egli attesta essere stato Massimo il primo a proporre essa pace, ma con pensiero di non mantenerla (verisimilmente per assodarsi intanto negli usurpati dominii), e che Valentiniano atterrito dalla potenza di questo nemico, accettò di buon grado il proposto partito, con pensiero anch'egli di romperlo subito che si trovasse in forze. Noi all'incontro sappiamo che dalla parte di esso Valentiniano fu deputato sant'Ambrosio per passar nelle Gallie affin di maneggiare qualche concordia[Ambros., Epist. XXIV.]. Andò l'intrepido arcivescovo, e trovò a MagonzaVittoreconte, il quale veniva spedito da Massimo per trattare dello stesso negozio in Italia. Introdotto nel consiglio udì la pretensione di Massimo, cioè che Valentiniano come più giovane doveva venire in persona a trovarlo, con sicurezza di ogni amorevole accoglimento. Ambrosio lo scusò col rigore del verno durante il quale non poteva un fanciullo colla madre vedova passare i freddi e pericoli delle Alpi; e neppur s'impegnò di farli venire, con dire di non aver egli commessione alcuna di questo, ma solamente di trattar la pace. Gli convenne aspettar buona parte del verno, finchè tornasse Vittore colle risposte d'Italia; nel qual tempo non volle comunicar nei sacri misteri con esso Massimo[Paulin., in Vita S. Ambrosii.], dicendo ch'egli era tenuto a far prima pubblica penitenza del sangue sparso del suo principe, e principe innocente. Lo stesso fece a tutta prima anche san Martino vescovo di Tours,[Sulpicius Sever., in Vita S. Martini, c. 23.]ma poi si ridusse a comunicar seco, probabilmente perchè gli fece credere il tiranno di non aver avuta parte nella morte di Graziano.