CCCXCII

CCCXCIIAnno diCristoCCCXCII. IndizioneV.Siriciopapa 8.Teodosioimperadore 14.Arcadioimperadore 10.ConsoliFlavio Arcadio Augustoper la seconda volta, eRufino.Orientali furono amendue i consoli. Il secondo, cioèRufino, è quel mal uomo che andava crescendo di autorità e potenzanella corte di Teodosio Augusto. Videsi in questo anno una nuova deplorabil tragedia nella persona diValentiniano II Augusto. Era giunto questo principe all'età di vent'anni, e dopo la partenza di Teodosio dall'Italia avendo ripigliato il governo totale dei suoi stati, se n'era passato nella Gallia per vegliare agli andamenti de' Barbari e dar buon sesto a quegli affari. Noi abbiamo le mirabili qualità e belle doti di questo giovane principe, a noi descritte con pennello maestro da sant'Ambrosio[Ambros., Oration. de obitu Valentiniani.], cioè da quel sacro eloquentissimo pastore, che amava e teneva lui come in luogo di figlio, e da lui ancora teneramente era amato. Dacchè mancò di vita Giustina sua madre, seguace dell'arianesimo, e dacchè egli cominciò a conversare col cattolico imperador Teodosio, si assodò egli maggiormente nella vera fede e dottrina, e crebbe sempre più nella divozion verso Dio, e nella correzione dei suoi giovanili difetti. Dianzi si dilettava dei giuochi del circo, e dei combattimenti delle fiere[Philostorg., l. 11, cap. 1.]: rinunziò a tutti questi spassi. Dava negli occhi di ognuno la sua amorevolezza, la sua modestia, e la cura gelosa della purità, tuttochè non fosse ammogliato; tenendo egli in servitù il suo corpo e i suoi sensi, più che non facevano i padroni i loro schiavi. Non si può dire quanto foss'egli inclinato alla clemenza, quanto alieno dal caricar di nuove imposte i suoi popoli, quanto abborrisse gli accusatori[Sozom., l. 7, c. 22.]. Soprattutto professava amor per la giustizia, applicato agli affari, e protettor dichiarato della religion cattolica; e siccome egli amava grandemente i suoi sudditi, così dai sudditi suoi era universalmente amato e riverito[Orosius, l. 7, c. 35.]. Mentr'egli dunque dimorava nelle Gallie in Vienna del Delfinato, lungi dai consigli di sant'Ambrosio, s'avvisarono i senatori romanidella fazion pagana, che questo fosse il tempo propizio per rinnovar le batterie affin di ottener il ristabilimento del sacrilegio altare della Vittoria, ma ritrovarono un principe, a cui premeva più di piacere a Dio che agli uomini, e ne riportarono la negativa. Per attestato di sant'Ambrosio[Ambr., Epist. LXII, Class. I.], poco tempo prima della sua morte accadde questo illustre segnale del suo attaccamento alla religione di Cristo. Insorsero intanto rumori di guerra dalla parte dei Barbari, che essendo alle mani fra loro, minacciavano anche l'Alpi, per le quali è divisa l'Italia dall'Illirico. Mosso da questi sospetti sant'Ambrosio[Ambr., in Oration. de obitu Valentiniani.]avea risoluto di passar nelle Gallie, per trattarne con Valentiniano; ma inteso poi che lo stesso Augusto pensava di passar egli in Italia, non si mosse. Allorchè Valentiniano seppe avere il santo arcivescovo mutata risoluzione, gli spedì uno dei suoi uffiziali, di quei che erano chiamati silenziarii, per pregarlo di non omettere diligenza per venirlo a trovare, stante il suo desiderio di ricevere dalle mani di lui il sacro battesimo (perchè non era se non catecumeno), sì grande era l'amore e la stima sua verso quell'insigne prelato. Dopo avere scritto e spedito a sant'Ambrosio, tale era la di lui impazienza di vederlo, che due dì dopo dimandava se era ancor giunto. E ciò avvenne nell'ultimo giorno di sua vita, come s'egli avesse un chiaro presentimento della disavventura che gli accadde.Conviene ora avvertire che dappoichè l'Augusto Valentiniano fu ito nelle Gallie, per far ivi da padrone, ritrovò un uffiziale che si mise a fare il padrone sopra di lui. Questi eraArbogaste, conte, generale dell'armi in quelle provincie, lo stesso che avea tolto di vita Vittore figlio di Massimo tiranno, e rimesse le Gallie alla ubbidienza d'esso Valentiniano. Costui non si sa bene, se fosse di nazione Franco od Alamanno, nè se natonelle Gallie, concordando nondimeno i più[Zosim., lib. 4, cap. 53. Philostorg. Claud. et alii.]in riguardarlo di nascita, o almen di origine, Barbaro, e in dire che gran credito si era acquistato colla sua bravura e perizia nell'arte militare, ed anche nel disinteresse. Più a lui che al principe si mostravano attaccati ed ubbidienti i soldati. Suida[Suidas verboArbogastes.]anch'egli ne lasciò un elogio tratto da Eunapio e da Zosimo, autori, che per essere pagani, volentieri lodarono Arbogaste della loro setta. Ma Socrate[Socrat., l. 5, c. 25.], Paolo Orosio[Orosius, lib. 7, cap. 35.]e Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chronic.]cel dipingono qual era in fatti, cioè uomo ruvido, altero, barbaro e capace di ogni misfatto. Tal predominio prese egli nella corte[Sozom., l. 7, c. 22.], che Valentiniano tardò poco a vedersi divenuto un imperadore di stucco. Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 8.]cita qui uno storico più degno degli altri di fede, perchè probabilmente vivuto nelle Gallie, e in questi tempi, appellatoSulpicio Alessandro; il quale attesta aver Arbogaste tenuto Valentiniano come prigione in Vienna, a guisa di un privato; aver date le cariche militari non ai Romani, ma bensì ai barbari Franchi, e le civili a persone unicamente dipendenti da lui; aver egli ridotta a tal suggezione la corte, che niuno degli uffiziali osava di far cosa ordinatagli da Valentiniano in voce o in iscritto, senza che questa fosse prima approvata da Arbogaste[Zosim., lib. 4, cap. 53.]. Ora trovandosi l'infelice giovane Augusto in sì duro crogiuolo, altamente se ne lagnava e andava scrivendo lettere a Teodosio Augusto, con avvisarlo degli strapazzi a lui fatti, e con iscongiurarlo di venire in diligenza a liberarlo: se no, ch'egli verrebbe a trovarlo. Una di queste lettere spedita senza precauzione dovetteessere intercetta da Arbogaste, e scoprirgli il cuore e i desiderii del principe. Penetrato dipoi ch'egli meditava di far il viaggio d'Italia, allora fu che per paura di vedersi più efficacemente accusato presso di Teodosio, concepì il nero disegno di torgli la vita. Certamente santo Ambrosio accenna che il disegno di Valentiniano di venire in Italia cagion fu della sua rovina. Zosimo[Zosim., lib. 4, c. 53.]e Filostorgio[Philostorg., lib. 11, cap. 1.]due altre particolarità aggiungono, che si dovettero spacciare dipoi, senza saper noi se vere o false. Cioè che un dì Valentiniano, non potendo più sofferire la schiavitù in cui si trovava, assiso sul trono fece chiamare Arbogaste, e guatatolo con torva occhiata gli presentò una polizza, portante che il privava della carica di generale. Gli rispose con fiera altura costui che quella carica non gliel'aveva egli data, nè togliere gliela poteva; e stracciata la carta e gittatala per terra, se ne andò. O allora, o in altra occasione accadde ancora, secondo Filostorgio, che Valentiniano per parole offensive dettegli da Arbogaste, sì fattamente s'accese di collera, che volle dar di mano alla spada di una guardia per ucciderlo. La guardia il trattenne; e benchè egli dipoi cercasse di addolcir questo trasporto, con dire che per l'impazienza di vedersi così maltrattato e vilipeso, aveva voluto uccidere sè stesso, pure Arbogaste n'ebbe assai per conoscere di qual animo fosse il principe verso di lui.Non fu dunque da lì innanzi un segreto questa dissensione tra Valentiniano ed Arbogaste[Ambros., Oration. de obitu Valentiniani.]. E perchè questi ne dava la colpa ad alcune persone innocenti di corte, quasi che ascendessero il fuoco, Valentiniano si protestava pronto di eleggere piuttosto la morte, che a sofferir di vederle in pericolo per sua cagione. Nè già mancò chi s'interpose per riconciliarli insieme, e vi si accomodavacon sincerità il giovane Augusto. Anzi fra gli altri motivi di chiamar santo Ambrosio nelle Gallie, vi era ancor quello di voler lui per mallevadore della progettata concordia. E lo stesso santo arcivescovo acerbamente si afflisse dipoi[Paulin., in Vit. s. Ambrosii.], per aver tardato ad andare, perchè avendo anche Arbogaste molta stima di lui, avrebbe sperato di acconciar quegli affari, e di risparmiare all'infelice principe il colpo che l'atterrò, mentre esso Ambrosio era in cammino. Ma finiamola con dire che Arbogaste, fors'anche per aver intesa la venuta di un prelato di tanto credito, natagli apprensione, che tal maneggio fosse per suo danno, s'affrettò a levar la vita a questo amabil Augusto. Venuto il dì 15 di maggio dell'anno presente, secondo la chiara testimonianza di sant'Epifanio[Epiphan., de Mensuris, num. 20.], Zosimo e Filostorgio dicono che egli, mentre si divertiva sulla riva del Rodano, fu ucciso da Arbogaste, o pure dai di lui sicarii. Ma la corrente degli scrittori, cioè Orosio, esso Epifanio, Marcellino conte, Socrate ed altri, scrivono che egli fu una notte strangolato per ordine di Arbogaste; e per far poi credere che egli da sè stesso si fosse per disperazione levata la vita, la mattina si trovò appeso il di lui corpo ad un trave. San Prospero, Rufino e Sozomeno pare che prestassero fede a questa ingiuriosa voce, la quale è distrutta dall'autorità di sant'Ambrosio, con aver egli sostenuto nell'orazion funebre di esso principe, da lui poscia recitata in Milano, che, stante la premura mostrata d'essere battezzato, l'anima di lui era in salvo. Di questo così esecrando misfatto niun processo fu fatto dipoi per la prepotenza di Arbogaste. Procurò egli bensì, per abbagliar la gente, di comparir doglioso della sua morte, di fargli un solenne funerale nel dì seguente della pentecoste, e di permettere che il suo corpo fosse trasportato a Milano. Confessasant'Ambrosio[Ambros., Orat. de obitu Valentiniani.]che i gemiti e le lagrime dei popoli in tal congiuntura furono incessanti, parendo a cadauno d'aver perduto piuttosto il lor padre che un imperadore, e che fino i Barbari, e chi parea dianzi suo nemico, non poterono risparmiare il pianto all'udire il miserabil fine di sì buon principe.GiustaeGratadi lui sorelle, o sia che accompagnassero il di lui corpo, o pure che si trovassero in Milano, non potevano darsi pace per sì gran perdita; ed, assistendo alla sepoltura, che dopo due mesi gli fu data in quella città presso il corpo di Graziano Augusto, ascoltarono quei motivi di consolazione, che seppe loro somministrare nell'orazione funebre il santo arcivescovo di Milano.Si può credere che dopo l'orrida suddetta tragedia il perfido generale Arbogaste avrebbe volentieri occupato il trono imperiale: ma o perchè non volle con questo salto dichiararsi colpevole della morte del suo sovrano, oppure, perchè essendo di nascita barbaro, giudicò pericoloso il prendere lo scettro dei Romani[Philost., l. 11, c. 2. Orosius, l. 7, c. 35.]: certo è ch'egli scelse persona che portasse il nome d'imperadore, e ne lasciasse a lui tutta l'autorità. Gran confidenza passava tra lui edEugenio, uomo che di maestro di grammatica e di retorica, s'era alzato al grado di segretario o d'archivista nella corte di Valentiniano[Socrates, l. 5, cap. 25. Zos., l. 4, c. 54.]. Se di lui parla Simmaco in due sue lettere[Symmach., l. 2, ep. LX et LXI.], dove gli dà il titolo dichiarissimo, potrebbe essere stato anche più eminente il di lui grado: e Filostorgio[Philost., lib. 11, c. 2.]sembra dire che fu maggiordomo. Era amicissimo del generalRicomere, ma più diArbogaste, e però opinion fu che fra lui ed esso Arbogaste si formasse il concerto della morte di Valentiniano, avendogli l'indegno conte promesso di crearlo imperadore. Così fu fatto. Arbogaste imboccòle milizie, acciocchè il volessero e dichiarassero Augusto; e però Eugenio salì sul trono, nè tardarono le provincie della Gallia a riconoscerlo per loro signore. Quanto all'Italia abbiam pruove nell'anno seguente, che anch'essa venne alla di lui ubbidienza. Ma per conto dell'Africa e dell'Illirico, non v'ha apparenza che accettassero la signoria del tiranno, tuttochè costui avesse in animo, anzi sperasse gagliardamente l'acquisto di tutto l'imperio romano[Sozom., l. 7, c. 22.], perchè i pagani cominciarono ad empiergli la testa di vane promesse di vincere Teodosio, tripudiando essi al vedere che Arbogaste, adoratore anch'egli de' falsi dii, si dava a conoscere arbitro degli affari sotto il nuovo tiranno. Portata intanto a Costantinopoli la nuova dell'assassinio di Valentiniano; ne provò Teodosio una somma afflizione ed inquietudine[Zosimus, l. 4, cap. 55.], eGallia Augusta, sorella dell'ucciso principe, coi suoi pianti e lamenti mise sossopra quella real corte[Rufinus, l. 2, cap. 31.]. Andava il saggio principe ondeggiando fra i pensieri di pace e di guerra, quando gli arrivò un'ambasceria spedita da Eugenio per intendere s'egli il voleva o no per collega nell'imperio. Il capo di tal deputazione era un Rufino ateniese, accompagnato da alcuni vescovi della Gallia, i quali ebbero tanta sfrontatezza di difendere come innocente Arbogaste davanti ad esso Augusto. Dopo la dimora di qualche tempo furono essi rispediti, non si sa con quale risposta; ma ben si sa con ricchi regali, e probabilmente senza quel frutto che desideravano. Già vedemmo cheRufinofu console nell'anno presente, e come egli aveva fatto levar di vita il valoroso generalePromoto. Vi restavaTazianoprefetto del pretorio d'Oriente, personaggio che gli faceva ombra, non men cheProcolodi lui figliuolo, prefetto della città di Costantinopoli. Si accinse Rufino ad atterrarli amendue, e gli riuscì il disegno. Secondole apparenze fece saltar fuori contra di loro delle accuse di avanie e rubamenti da lor tutti ne' loro uffizii. Fu spogliato Taziano della dignità di prefetto del pretorio, e in questa ebbe per successore lo stesso Rufino, cominciandosi a veder leggi di Teodosio date sul fine d'agosto, e indirizzate a lui con questo titolo. Procolo figlio d'esso Taziano sul principio della tempesta se ne era fuggito, nè si sapea dove fosse. Lasciossi infinocchiar cotanto suo padre dalle promesse di Rufino, che il fece venire; ma continuò il processo contra di loro in maniera tale che esso Taziano fu relegato nel suo paese, e condannato a morte il figliuolo. La sentenza contra dell'ultimo fu eseguita nel dì 6 di decembre[Chronicon Alexandrinum.]; perchè Teodosio spedì ben l'ordine della grazia, ma colui che lo portava, passando d'intelligenza con Rufino, andò sì lentamente che non arrivò a tempo di farla valere. Furono per ordine di Teodosio cassati molti atti di Taziano e di Procolo; quantunque Claudiano[Claud., in Rufin., lib. 1.]da lì a qualche anno mettesse fra i reati dell'iniquissimo Rufino questa persecuzione fatta a Taziano e a suo figlio, pure assai fondamento s'ha per credere che i lor vizi fossero meritevoli delle suddette condanne[Rufinus, l. 10, c. 2.]. Certamente Taziano (checchè in sua lode ne dica Zosimo storico gentile) gran persecutor dei Cattolici, era stato sotto Valente Augusto; esant'Asterio[Asterius, Homil. in fest. Kal.]riguardò la di lui peripezia per un gastigo di Dio. In quest'anno il piissimo imperador Teodosio pubblicò una nuova celebre costituzione[L. 12, de Paganis, Cod. Theod.]contra tutte le superstizioni del paganesimo, vietando con rigorose pene ogni culto degl'idoli, ogni sacrifizio ed ogni impostura dell'aruspicina. Altre leggi di lui spettanti all'anno presente abbiamo, o contro gli eretici, o per sollievo dei popoli, o per tener indisciplina i soldati, o per estirpare i ladri, con altri regolamenti tutti degni di lode.

Consoli

Flavio Arcadio Augustoper la seconda volta, eRufino.

Orientali furono amendue i consoli. Il secondo, cioèRufino, è quel mal uomo che andava crescendo di autorità e potenzanella corte di Teodosio Augusto. Videsi in questo anno una nuova deplorabil tragedia nella persona diValentiniano II Augusto. Era giunto questo principe all'età di vent'anni, e dopo la partenza di Teodosio dall'Italia avendo ripigliato il governo totale dei suoi stati, se n'era passato nella Gallia per vegliare agli andamenti de' Barbari e dar buon sesto a quegli affari. Noi abbiamo le mirabili qualità e belle doti di questo giovane principe, a noi descritte con pennello maestro da sant'Ambrosio[Ambros., Oration. de obitu Valentiniani.], cioè da quel sacro eloquentissimo pastore, che amava e teneva lui come in luogo di figlio, e da lui ancora teneramente era amato. Dacchè mancò di vita Giustina sua madre, seguace dell'arianesimo, e dacchè egli cominciò a conversare col cattolico imperador Teodosio, si assodò egli maggiormente nella vera fede e dottrina, e crebbe sempre più nella divozion verso Dio, e nella correzione dei suoi giovanili difetti. Dianzi si dilettava dei giuochi del circo, e dei combattimenti delle fiere[Philostorg., l. 11, cap. 1.]: rinunziò a tutti questi spassi. Dava negli occhi di ognuno la sua amorevolezza, la sua modestia, e la cura gelosa della purità, tuttochè non fosse ammogliato; tenendo egli in servitù il suo corpo e i suoi sensi, più che non facevano i padroni i loro schiavi. Non si può dire quanto foss'egli inclinato alla clemenza, quanto alieno dal caricar di nuove imposte i suoi popoli, quanto abborrisse gli accusatori[Sozom., l. 7, c. 22.]. Soprattutto professava amor per la giustizia, applicato agli affari, e protettor dichiarato della religion cattolica; e siccome egli amava grandemente i suoi sudditi, così dai sudditi suoi era universalmente amato e riverito[Orosius, l. 7, c. 35.]. Mentr'egli dunque dimorava nelle Gallie in Vienna del Delfinato, lungi dai consigli di sant'Ambrosio, s'avvisarono i senatori romanidella fazion pagana, che questo fosse il tempo propizio per rinnovar le batterie affin di ottener il ristabilimento del sacrilegio altare della Vittoria, ma ritrovarono un principe, a cui premeva più di piacere a Dio che agli uomini, e ne riportarono la negativa. Per attestato di sant'Ambrosio[Ambr., Epist. LXII, Class. I.], poco tempo prima della sua morte accadde questo illustre segnale del suo attaccamento alla religione di Cristo. Insorsero intanto rumori di guerra dalla parte dei Barbari, che essendo alle mani fra loro, minacciavano anche l'Alpi, per le quali è divisa l'Italia dall'Illirico. Mosso da questi sospetti sant'Ambrosio[Ambr., in Oration. de obitu Valentiniani.]avea risoluto di passar nelle Gallie, per trattarne con Valentiniano; ma inteso poi che lo stesso Augusto pensava di passar egli in Italia, non si mosse. Allorchè Valentiniano seppe avere il santo arcivescovo mutata risoluzione, gli spedì uno dei suoi uffiziali, di quei che erano chiamati silenziarii, per pregarlo di non omettere diligenza per venirlo a trovare, stante il suo desiderio di ricevere dalle mani di lui il sacro battesimo (perchè non era se non catecumeno), sì grande era l'amore e la stima sua verso quell'insigne prelato. Dopo avere scritto e spedito a sant'Ambrosio, tale era la di lui impazienza di vederlo, che due dì dopo dimandava se era ancor giunto. E ciò avvenne nell'ultimo giorno di sua vita, come s'egli avesse un chiaro presentimento della disavventura che gli accadde.

Conviene ora avvertire che dappoichè l'Augusto Valentiniano fu ito nelle Gallie, per far ivi da padrone, ritrovò un uffiziale che si mise a fare il padrone sopra di lui. Questi eraArbogaste, conte, generale dell'armi in quelle provincie, lo stesso che avea tolto di vita Vittore figlio di Massimo tiranno, e rimesse le Gallie alla ubbidienza d'esso Valentiniano. Costui non si sa bene, se fosse di nazione Franco od Alamanno, nè se natonelle Gallie, concordando nondimeno i più[Zosim., lib. 4, cap. 53. Philostorg. Claud. et alii.]in riguardarlo di nascita, o almen di origine, Barbaro, e in dire che gran credito si era acquistato colla sua bravura e perizia nell'arte militare, ed anche nel disinteresse. Più a lui che al principe si mostravano attaccati ed ubbidienti i soldati. Suida[Suidas verboArbogastes.]anch'egli ne lasciò un elogio tratto da Eunapio e da Zosimo, autori, che per essere pagani, volentieri lodarono Arbogaste della loro setta. Ma Socrate[Socrat., l. 5, c. 25.], Paolo Orosio[Orosius, lib. 7, cap. 35.]e Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chronic.]cel dipingono qual era in fatti, cioè uomo ruvido, altero, barbaro e capace di ogni misfatto. Tal predominio prese egli nella corte[Sozom., l. 7, c. 22.], che Valentiniano tardò poco a vedersi divenuto un imperadore di stucco. Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 8.]cita qui uno storico più degno degli altri di fede, perchè probabilmente vivuto nelle Gallie, e in questi tempi, appellatoSulpicio Alessandro; il quale attesta aver Arbogaste tenuto Valentiniano come prigione in Vienna, a guisa di un privato; aver date le cariche militari non ai Romani, ma bensì ai barbari Franchi, e le civili a persone unicamente dipendenti da lui; aver egli ridotta a tal suggezione la corte, che niuno degli uffiziali osava di far cosa ordinatagli da Valentiniano in voce o in iscritto, senza che questa fosse prima approvata da Arbogaste[Zosim., lib. 4, cap. 53.]. Ora trovandosi l'infelice giovane Augusto in sì duro crogiuolo, altamente se ne lagnava e andava scrivendo lettere a Teodosio Augusto, con avvisarlo degli strapazzi a lui fatti, e con iscongiurarlo di venire in diligenza a liberarlo: se no, ch'egli verrebbe a trovarlo. Una di queste lettere spedita senza precauzione dovetteessere intercetta da Arbogaste, e scoprirgli il cuore e i desiderii del principe. Penetrato dipoi ch'egli meditava di far il viaggio d'Italia, allora fu che per paura di vedersi più efficacemente accusato presso di Teodosio, concepì il nero disegno di torgli la vita. Certamente santo Ambrosio accenna che il disegno di Valentiniano di venire in Italia cagion fu della sua rovina. Zosimo[Zosim., lib. 4, c. 53.]e Filostorgio[Philostorg., lib. 11, cap. 1.]due altre particolarità aggiungono, che si dovettero spacciare dipoi, senza saper noi se vere o false. Cioè che un dì Valentiniano, non potendo più sofferire la schiavitù in cui si trovava, assiso sul trono fece chiamare Arbogaste, e guatatolo con torva occhiata gli presentò una polizza, portante che il privava della carica di generale. Gli rispose con fiera altura costui che quella carica non gliel'aveva egli data, nè togliere gliela poteva; e stracciata la carta e gittatala per terra, se ne andò. O allora, o in altra occasione accadde ancora, secondo Filostorgio, che Valentiniano per parole offensive dettegli da Arbogaste, sì fattamente s'accese di collera, che volle dar di mano alla spada di una guardia per ucciderlo. La guardia il trattenne; e benchè egli dipoi cercasse di addolcir questo trasporto, con dire che per l'impazienza di vedersi così maltrattato e vilipeso, aveva voluto uccidere sè stesso, pure Arbogaste n'ebbe assai per conoscere di qual animo fosse il principe verso di lui.

Non fu dunque da lì innanzi un segreto questa dissensione tra Valentiniano ed Arbogaste[Ambros., Oration. de obitu Valentiniani.]. E perchè questi ne dava la colpa ad alcune persone innocenti di corte, quasi che ascendessero il fuoco, Valentiniano si protestava pronto di eleggere piuttosto la morte, che a sofferir di vederle in pericolo per sua cagione. Nè già mancò chi s'interpose per riconciliarli insieme, e vi si accomodavacon sincerità il giovane Augusto. Anzi fra gli altri motivi di chiamar santo Ambrosio nelle Gallie, vi era ancor quello di voler lui per mallevadore della progettata concordia. E lo stesso santo arcivescovo acerbamente si afflisse dipoi[Paulin., in Vit. s. Ambrosii.], per aver tardato ad andare, perchè avendo anche Arbogaste molta stima di lui, avrebbe sperato di acconciar quegli affari, e di risparmiare all'infelice principe il colpo che l'atterrò, mentre esso Ambrosio era in cammino. Ma finiamola con dire che Arbogaste, fors'anche per aver intesa la venuta di un prelato di tanto credito, natagli apprensione, che tal maneggio fosse per suo danno, s'affrettò a levar la vita a questo amabil Augusto. Venuto il dì 15 di maggio dell'anno presente, secondo la chiara testimonianza di sant'Epifanio[Epiphan., de Mensuris, num. 20.], Zosimo e Filostorgio dicono che egli, mentre si divertiva sulla riva del Rodano, fu ucciso da Arbogaste, o pure dai di lui sicarii. Ma la corrente degli scrittori, cioè Orosio, esso Epifanio, Marcellino conte, Socrate ed altri, scrivono che egli fu una notte strangolato per ordine di Arbogaste; e per far poi credere che egli da sè stesso si fosse per disperazione levata la vita, la mattina si trovò appeso il di lui corpo ad un trave. San Prospero, Rufino e Sozomeno pare che prestassero fede a questa ingiuriosa voce, la quale è distrutta dall'autorità di sant'Ambrosio, con aver egli sostenuto nell'orazion funebre di esso principe, da lui poscia recitata in Milano, che, stante la premura mostrata d'essere battezzato, l'anima di lui era in salvo. Di questo così esecrando misfatto niun processo fu fatto dipoi per la prepotenza di Arbogaste. Procurò egli bensì, per abbagliar la gente, di comparir doglioso della sua morte, di fargli un solenne funerale nel dì seguente della pentecoste, e di permettere che il suo corpo fosse trasportato a Milano. Confessasant'Ambrosio[Ambros., Orat. de obitu Valentiniani.]che i gemiti e le lagrime dei popoli in tal congiuntura furono incessanti, parendo a cadauno d'aver perduto piuttosto il lor padre che un imperadore, e che fino i Barbari, e chi parea dianzi suo nemico, non poterono risparmiare il pianto all'udire il miserabil fine di sì buon principe.GiustaeGratadi lui sorelle, o sia che accompagnassero il di lui corpo, o pure che si trovassero in Milano, non potevano darsi pace per sì gran perdita; ed, assistendo alla sepoltura, che dopo due mesi gli fu data in quella città presso il corpo di Graziano Augusto, ascoltarono quei motivi di consolazione, che seppe loro somministrare nell'orazione funebre il santo arcivescovo di Milano.

Si può credere che dopo l'orrida suddetta tragedia il perfido generale Arbogaste avrebbe volentieri occupato il trono imperiale: ma o perchè non volle con questo salto dichiararsi colpevole della morte del suo sovrano, oppure, perchè essendo di nascita barbaro, giudicò pericoloso il prendere lo scettro dei Romani[Philost., l. 11, c. 2. Orosius, l. 7, c. 35.]: certo è ch'egli scelse persona che portasse il nome d'imperadore, e ne lasciasse a lui tutta l'autorità. Gran confidenza passava tra lui edEugenio, uomo che di maestro di grammatica e di retorica, s'era alzato al grado di segretario o d'archivista nella corte di Valentiniano[Socrates, l. 5, cap. 25. Zos., l. 4, c. 54.]. Se di lui parla Simmaco in due sue lettere[Symmach., l. 2, ep. LX et LXI.], dove gli dà il titolo dichiarissimo, potrebbe essere stato anche più eminente il di lui grado: e Filostorgio[Philost., lib. 11, c. 2.]sembra dire che fu maggiordomo. Era amicissimo del generalRicomere, ma più diArbogaste, e però opinion fu che fra lui ed esso Arbogaste si formasse il concerto della morte di Valentiniano, avendogli l'indegno conte promesso di crearlo imperadore. Così fu fatto. Arbogaste imboccòle milizie, acciocchè il volessero e dichiarassero Augusto; e però Eugenio salì sul trono, nè tardarono le provincie della Gallia a riconoscerlo per loro signore. Quanto all'Italia abbiam pruove nell'anno seguente, che anch'essa venne alla di lui ubbidienza. Ma per conto dell'Africa e dell'Illirico, non v'ha apparenza che accettassero la signoria del tiranno, tuttochè costui avesse in animo, anzi sperasse gagliardamente l'acquisto di tutto l'imperio romano[Sozom., l. 7, c. 22.], perchè i pagani cominciarono ad empiergli la testa di vane promesse di vincere Teodosio, tripudiando essi al vedere che Arbogaste, adoratore anch'egli de' falsi dii, si dava a conoscere arbitro degli affari sotto il nuovo tiranno. Portata intanto a Costantinopoli la nuova dell'assassinio di Valentiniano; ne provò Teodosio una somma afflizione ed inquietudine[Zosimus, l. 4, cap. 55.], eGallia Augusta, sorella dell'ucciso principe, coi suoi pianti e lamenti mise sossopra quella real corte[Rufinus, l. 2, cap. 31.]. Andava il saggio principe ondeggiando fra i pensieri di pace e di guerra, quando gli arrivò un'ambasceria spedita da Eugenio per intendere s'egli il voleva o no per collega nell'imperio. Il capo di tal deputazione era un Rufino ateniese, accompagnato da alcuni vescovi della Gallia, i quali ebbero tanta sfrontatezza di difendere come innocente Arbogaste davanti ad esso Augusto. Dopo la dimora di qualche tempo furono essi rispediti, non si sa con quale risposta; ma ben si sa con ricchi regali, e probabilmente senza quel frutto che desideravano. Già vedemmo cheRufinofu console nell'anno presente, e come egli aveva fatto levar di vita il valoroso generalePromoto. Vi restavaTazianoprefetto del pretorio d'Oriente, personaggio che gli faceva ombra, non men cheProcolodi lui figliuolo, prefetto della città di Costantinopoli. Si accinse Rufino ad atterrarli amendue, e gli riuscì il disegno. Secondole apparenze fece saltar fuori contra di loro delle accuse di avanie e rubamenti da lor tutti ne' loro uffizii. Fu spogliato Taziano della dignità di prefetto del pretorio, e in questa ebbe per successore lo stesso Rufino, cominciandosi a veder leggi di Teodosio date sul fine d'agosto, e indirizzate a lui con questo titolo. Procolo figlio d'esso Taziano sul principio della tempesta se ne era fuggito, nè si sapea dove fosse. Lasciossi infinocchiar cotanto suo padre dalle promesse di Rufino, che il fece venire; ma continuò il processo contra di loro in maniera tale che esso Taziano fu relegato nel suo paese, e condannato a morte il figliuolo. La sentenza contra dell'ultimo fu eseguita nel dì 6 di decembre[Chronicon Alexandrinum.]; perchè Teodosio spedì ben l'ordine della grazia, ma colui che lo portava, passando d'intelligenza con Rufino, andò sì lentamente che non arrivò a tempo di farla valere. Furono per ordine di Teodosio cassati molti atti di Taziano e di Procolo; quantunque Claudiano[Claud., in Rufin., lib. 1.]da lì a qualche anno mettesse fra i reati dell'iniquissimo Rufino questa persecuzione fatta a Taziano e a suo figlio, pure assai fondamento s'ha per credere che i lor vizi fossero meritevoli delle suddette condanne[Rufinus, l. 10, c. 2.]. Certamente Taziano (checchè in sua lode ne dica Zosimo storico gentile) gran persecutor dei Cattolici, era stato sotto Valente Augusto; esant'Asterio[Asterius, Homil. in fest. Kal.]riguardò la di lui peripezia per un gastigo di Dio. In quest'anno il piissimo imperador Teodosio pubblicò una nuova celebre costituzione[L. 12, de Paganis, Cod. Theod.]contra tutte le superstizioni del paganesimo, vietando con rigorose pene ogni culto degl'idoli, ogni sacrifizio ed ogni impostura dell'aruspicina. Altre leggi di lui spettanti all'anno presente abbiamo, o contro gli eretici, o per sollievo dei popoli, o per tener indisciplina i soldati, o per estirpare i ladri, con altri regolamenti tutti degni di lode.


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