CCCXLII

CCCXLIIAnno diCristoCCCXLII. IndizioneXV.Giuliopapa 6.CostanzoeCostanteimperadori 6.ConsoliFlavio Giulio Costanzo Augustoper la terza volta eFlavio Giulio Costante Augustoper la seconda.Ad Aurelio Celsino nella prefettura di Roma succedette in quest'anno nelle calende d'aprileMavorzio Lolliano[ Cuspinianus. Panvinius. Bucherius.], il cui impiego durò sino al dì 14 di luglio, con avere per successoreAcone(ossiaAconio) Catulino(ossiaCatullino) Filomazio(o purFiloniano). All'anno presente riferisce il Gotofredo[ Gothofred., Chron. Cod. Theodos.]un editto[ L. 3, de Paganis, Cod. eod. Theod.]di Costante Augusto, dato nel dì primo di novembre, e indirizzato al medesimo Catullino prefetto di Roma, in cui ordina che, quantunque s'abbia da abolire affatto la superstizione pagana, pure non si demoliscano i templi situati fuori di Roma, per non levare al popolo romano i divertimenti dei giuochi circensi e combattimenti che aveano presa la origine da que' medesimi templi. Nè già paresse per questo raffreddato punto lo zelo di questo principe in favore del cristianesimo, perchè egli non altro volle che conservar le mura e le fabbriche materiali di que' templi, ma con obbligodi sbarbicar tutto quel che sapeva di superstizione gentilesca, come idoli, altari e sagrifizii. Fors'anche non dispiaceva ad alcuni accorti cristiani che restassero in piedi que' superbi edifizii, per convertirli un dì in onore del vero Dio. Ma che in tanti altri luoghi venissero abbattuti i templi de' gentili, Giulio Firmico[Julius Firmicus, de error. prof. Rel.], che circa questi tempi fioriva e scrisse i suoi libri, ce ne assicura. Fino al presente anno sostennero i Franchi la guerra nelle Gallie contra dell'Augusto Costante[ Hieronymus, in Chron. Idacius, in Fastis. Socrates, lib. 2, cap. 13. Theoph., in Chron.]. Tali percosse nondimeno dovettero riportare dall'armi romane, che finalmente si ridussero a chiedere pace. Un trattato di amicizia e lega conchiuso con Costante li fece ripassare il Reno. Libanio[ Liban., Orat. III.]con oratoria magniloquenza lasciò scritto che il solo terrore del nome di Costante obbligò que' popoli barbari ad implorare un accordo, senza dire che fossero domati coll'armi, come scrissero tanti altri. Aggiugne ch'essi Franchi riceverono dalla mano di Costante i loro principi, e stettero poi quieti per qualche tempo. Occorse nell'anno presente in Costantinopoli più d'una sedizione fra i cattolici ed ariani[ Socrates, lib. 2, cap. 13. Sozomenus, Hist. Eccl. Idacius, in Fastis. Hieronym., in Chron.], da che Costanzo Augusto, sposata affatto la fazione degli ultimi, mandò ordine che fosse da quella cattedra cacciato Paolo vescovo cattolico, per introdurvi Macedonio ariano. Crebbe un dì a tal segno l'impazienza e il furor della plebe cattolica, che andarono ad incendiar la casa di Ermogene generale dell'armi, a cui era venuto l'ordine dell'imperadore di eseguir la deposizione del vescovo cattolico; e messe le mani addosso al medesimo Ermogene, lo strascinarono per la città, e lo uccisero. Costanzo, che allora si trovava ad Antiochia, udita cotal novità, tosto per le poste volò a Costantinopoli: cacciò Paolo e gastigò il popolo,con privarlo della metà del grano, che per istituzione di Costantino gli era somministrato gratis ogni anno; cioè di ottanta mila moggia o misure ridusse il dono a sole quaranta mila.

Consoli

Flavio Giulio Costanzo Augustoper la terza volta eFlavio Giulio Costante Augustoper la seconda.

Ad Aurelio Celsino nella prefettura di Roma succedette in quest'anno nelle calende d'aprileMavorzio Lolliano[ Cuspinianus. Panvinius. Bucherius.], il cui impiego durò sino al dì 14 di luglio, con avere per successoreAcone(ossiaAconio) Catulino(ossiaCatullino) Filomazio(o purFiloniano). All'anno presente riferisce il Gotofredo[ Gothofred., Chron. Cod. Theodos.]un editto[ L. 3, de Paganis, Cod. eod. Theod.]di Costante Augusto, dato nel dì primo di novembre, e indirizzato al medesimo Catullino prefetto di Roma, in cui ordina che, quantunque s'abbia da abolire affatto la superstizione pagana, pure non si demoliscano i templi situati fuori di Roma, per non levare al popolo romano i divertimenti dei giuochi circensi e combattimenti che aveano presa la origine da que' medesimi templi. Nè già paresse per questo raffreddato punto lo zelo di questo principe in favore del cristianesimo, perchè egli non altro volle che conservar le mura e le fabbriche materiali di que' templi, ma con obbligodi sbarbicar tutto quel che sapeva di superstizione gentilesca, come idoli, altari e sagrifizii. Fors'anche non dispiaceva ad alcuni accorti cristiani che restassero in piedi que' superbi edifizii, per convertirli un dì in onore del vero Dio. Ma che in tanti altri luoghi venissero abbattuti i templi de' gentili, Giulio Firmico[Julius Firmicus, de error. prof. Rel.], che circa questi tempi fioriva e scrisse i suoi libri, ce ne assicura. Fino al presente anno sostennero i Franchi la guerra nelle Gallie contra dell'Augusto Costante[ Hieronymus, in Chron. Idacius, in Fastis. Socrates, lib. 2, cap. 13. Theoph., in Chron.]. Tali percosse nondimeno dovettero riportare dall'armi romane, che finalmente si ridussero a chiedere pace. Un trattato di amicizia e lega conchiuso con Costante li fece ripassare il Reno. Libanio[ Liban., Orat. III.]con oratoria magniloquenza lasciò scritto che il solo terrore del nome di Costante obbligò que' popoli barbari ad implorare un accordo, senza dire che fossero domati coll'armi, come scrissero tanti altri. Aggiugne ch'essi Franchi riceverono dalla mano di Costante i loro principi, e stettero poi quieti per qualche tempo. Occorse nell'anno presente in Costantinopoli più d'una sedizione fra i cattolici ed ariani[ Socrates, lib. 2, cap. 13. Sozomenus, Hist. Eccl. Idacius, in Fastis. Hieronym., in Chron.], da che Costanzo Augusto, sposata affatto la fazione degli ultimi, mandò ordine che fosse da quella cattedra cacciato Paolo vescovo cattolico, per introdurvi Macedonio ariano. Crebbe un dì a tal segno l'impazienza e il furor della plebe cattolica, che andarono ad incendiar la casa di Ermogene generale dell'armi, a cui era venuto l'ordine dell'imperadore di eseguir la deposizione del vescovo cattolico; e messe le mani addosso al medesimo Ermogene, lo strascinarono per la città, e lo uccisero. Costanzo, che allora si trovava ad Antiochia, udita cotal novità, tosto per le poste volò a Costantinopoli: cacciò Paolo e gastigò il popolo,con privarlo della metà del grano, che per istituzione di Costantino gli era somministrato gratis ogni anno; cioè di ottanta mila moggia o misure ridusse il dono a sole quaranta mila.


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