CDLVI

CDLVIAnno diCristoCDLVI. IndizioneIX.Leonepapa 17.Marcianoimperadore 7.Avitoimperadore 2.Consoli in OrienteVaraneeGiovanni.Console in OccidenteEparchio Avito Augusto.Non per anche dovea Marciano Augusto avere riconosciutoAvitoper imperadore, e però egli solo creò i consoli in Oriente. Ma infallibilmente sappiamo che Avito, già dichiarato Augusto, ed accettato per tale dal senato romano, anzi invitato da esso a Roma, prese il consolato di quest'anno in Occidente. Abbiamo qualche iscrizione in testimonianza di ciò, che si legge anche nella mia Raccolta[Thes. novus Inscript.]. E soprattutto resta il panegirico recitato in Roma per tale occasione in onore d'Avito da Apollinare Sidonio, celebre scrittore di questi tempi[Sidon., in Panegyr. Aviti.]. Il Relando[Reland., Fast. Cons.], che differisce all'anno susseguente il consolato d'Avito, non ha ben fatto mente che in questo medesimo anno Avito precipitò dal trono. Venuto egli dunque a Roma, spedì, per attestato d'Idacio[Idacius, in Chron.], i suoi ambasciatori (fors'anche gli avea spediti prima) a Marciano imperadore d'Oriente; e, secondochè scrive il medesimostorico, fu approvata la sua elezione. Ma perciocchè gli Svevi, che signoreggiavano nelle provincie occidentali della Spagna, mostravano gran voglia di far dei movimenti, anzi infestavano la provincia di Cartagena, Avito ad essi ancora inviò per ambasciatoreFrontoneconte, e pregòTeoderico IIre de' Visigoti che anch'egli, siccome suo collegato, mandasse un'ambasceria a que' Barbari per indurli a conservar la pace giurata colle provincie che restavano in Ispagna all'imperio romano. Andarono gli ambasciatori, ma non riportarono se non delle negative da quegli alteri. ERechiariore d'essi Svevi, cheRiciarioè appellato da Giordano storico, per far ben conoscere qual rispetto egli professava ai Romani e Goti, corse a far dei gran danni nella provincia tarraconense. Questo fu il frutto delle premure dell'imperadore Avito e di Teoderico re de' Visigoti. Oltre a ciò, racconta Prisco istorico[Priscus, tom. 1 Histor. Byz., pag. 73.]che Avito imperadore mandò in Africa altri ambasciatori ad intimare a Genserico re dei Vandali l'osservanza dei patti stabiliti un pezzo fa coll'imperio romano; perchè altrimenti gli muoverebbe guerra colle milizie romane e de' suoi collegati. Marciano Augusto probabilmente in questo medesimo anno, giacchè nulla avea fruttato la spedizione precedente, inviò di nuovo ad esso reBleda, vescovo ariano, cioè della setta degli stessi Vandali, per dimandare la libertà delle principesse auguste e la conservazione della pace. Bleda parlò alto, minacciò, ma nulla potè ottenere. Anzi Genserico, più orgoglioso che mai, seguitò in Africa a perseguitare i cattolici, come a lungo racconta Vittore Vitense. Inoltre, per relazione del suddetto storico Prisco, con una numerosa flotta d'armati andò a sbarcare di nuovo nella Sicilia e ne' vicini luoghi d'Italia, con lasciar la desolazione dovunque arrivò. Procopio anch'egli attesta che Genserico, dopo la morte di Valentiniano, non lasciò passar anno che non infestasse la Sicilia e l'Italia con prede incredibili,rovine delle città e prigionia de' popoli. Aggiugne Vittore Vitense[Victor Vitensis, lib. 1, cap. 17 de persecut.]che questo re divenuto corsaro coi Mori antichi corsari, afflisse in varii tempila Spagna, l'Italia, la Dalmazia, la Campania, la Calabria, la Puglia, la Sicilia, la Sardegna, i Bruzii, la Venezia, la Lucania, il vecchio Epiro e la Grecia, con perseguitare dappertutto i cattolici, e farvi de' martiri. La menzione che questo scrittore fa dellaCampaniadà credito al racconto dell'autore della Miscella, riferito da me all'anno precedente intorno all'eccidio di Capoa e Nola, e al passaggio in Africa di san Paolino juniore vescovo di Nola. Vengono ancora confermate le scorrerie di questo re crudele dal poco fa mentovato Idacio, scrivendo egli che essendo capitate cinquantanove navi cariche di Vandali da Cartagine nella Gallia, o pur nell'Italia, spedito per ordine di Avito imperadore contra coloroRecimereconte suo generale, gli riuscì di tagliarli a pezzi. Soggiugne che un'altra gran moltitudine di que' Barbari nella Corsica era stata messa a filo di spada.Vedendo intanto Teoderico II re dei Visigoti che gli Svevi signoreggianti nella Gallicia niun conto aveano fatto degli ambasciatori loro spediti, secondochè si ha da Idacio[Idacius, in Chron.]e da Giordano storico[Jordan., de Reb. Get., cap. 44.], tornò ad inviarne loro degli altri, nè questi ebbero miglior fortuna. Anzi poco dopo Rechiario re d'essi Svevi con grosso esercito ritornò addosso alla provincia tarraconense, e ne condusse via un immenso bottino con gran numero di prigioni. Giordano aggiugne aver risposto l'altero Rechiario a Teoderico, che se non la dismetteva di mormorare di lui, sarebbe venuto fino a Tolosa, e si sarebbe veduto se i Goti avessero forze da resistergli. Allora Teoderico perdè la pazienza, e, per ordine dello stesso Avito Augusto, allestito un poderoso esercito di Goti, dall'Aquitaniapassò in Ispagna, per fare un'ambasciata di maggior vigore a que' Barbari. Seco andaronoGiudiaco, ossia Chilperico re de' Borgognoni, colle lor soldatesche. Dodici miglia lungi da Astorga, oggidì città del regno di Leone, si trovò a fronte d'essi il re degli SveviRechiariocol nervo maggiore delle sue genti presso il fiume Urbico nel quinto giorno di ottobre. Fecesi un sanguinoso fatto di arme; furono totalmente sconfitti gli Svevi, il re loro ferito potè per allora mettersi colla fuga in salvo. Giunto poscia il vittorioso Teoderico alla città di Braga, nel dì 28 d'ottobre, la prese, la diede a sacco, fece prigione gran quantità di Romani, non fu perdonato nè alle chiese nè al clero; insomma tutto fu orrore e crudeltà. Trovandosi poi esso re nel luogo Portucale, onde è venuto il nome di Portogallo, gli fu condotto prigione il re suddetto Rechiario, il quale si era messo in una nave fuggendo, ma da una tempesta di mare fu menato in braccio ai Visigoti. Ancorchè fosse cognato di Teoderico, da lì a qualche tempo restò privato di vita. Allora Teoderico diede per capo agli Svevi, che s'erano sottomessi a lui,Aiulfosuo cliente, e dipoi passò dalla Gallicia nella Lusitania. Ma questo Aiulfo non istette molto che, sedotto dagli Svevi, alzò la testa contra del suo benefattore; e male per lui, perchè venuto alle mani con Teoderico, e rimasto in quella battaglia preso, lasciò la testa sopra d'un patibolo. Ottennero dipoi gli sconfitti Svevi, per mezzo de' sacerdoti, il perdono da Teoderico, ed ebbero licenza di eleggersi un capo, che fuRemismondo. In tal maniera furono gastigati gli Svevi, ma colla desolazion del paese, e senza profitto alcuno del romano imperio; perciocchè quelle provincie vennero sotto il dominio dei Visigoti. Tutto questo racconto l'abbiamo da Giordano e da Idacio; e l'ultimo d'essi riferisce questi fatti in due diversi anni, ma probabilmente non senza errore, perchè appresso narra la caduta di Avito imperadore, la qual nondimeno accadde inquesto medesimo anno. Il suddetto re Teoderico II vien lodato assaissimo da Apollinare Sidonio[Sidon., lib. 1, epist. 2.]per le sue belle doti.Come poi cadesseAvitodal trono, se ne ha un solo barlume dall'antica storia, cioè solamente è a noi noto che Avito standosene in Roma, ed accortosi che quivi non era sicurezza per lui, mercè della persecuzione mossa contra di lui daRicimere, si ritirò come fuggitivo a Piacenza. Dopo la morte d'Aezio, era stato conferito a questo Ricimere il grado di generale delle armate cesaree. In una iscrizione rapportata dall'Aringhi[Aringhius, Rom. Subterran., lib. 4, cap. 7.]egli è chiamatoFlavio Ricimere. Ennodio[Ennodius, in Vita s. Epiphanii.]ci rappresenta costui di nazioneGoto. Ma è più da credere ad Apollinare Sidonio, autore contemporaneo ed amico d'esso Ricimere, allorchè attesta che egli era nato dipadre svevoe dimadre gota, e nipote di Vallia re d'essi Goti o, vogliam dire, Visigoti. Questi Barbari, sollevati ai gradi più insigni dell'imperio romano, contribuirono non poco alla rovina d'esso imperio. Se s'ha da prestar fede a Gregorio Turonense[Gregor. Turon., lib. 2, cap. 11 Hist. Franc.], Avito, perchè lussuriosamente vivea, fu abbattuto dai senatori.Quum romanum ambisset imperium luxuriose agere volens, a senatoribus projectus. Però da Fredegario, nel Compendio[Fredegar., Hist. Franc. Epitom., cap. 7 et 10.]del Turonese, Avito vien chiamatoimperator luxuriosus. Inoltre egli racconta, che avendo Avito, già divenuto imperadore, finto di essere malato, e dato ordine che le senatrici il visitassero, usò violenza alla moglie di un certo Lucio senatore, il quale, in vendetta di questo affronto, fu cagione che i Franchi prendessero e consegnassero alle fiamme la città di Treveri. Ma si può ben sospettare che queste sieno fole e ciarle inventate da chi gli volea male. In quei pochi mesi che Avito tenne l'imperio, dimoròin Arles, da cui è ben lungi Treveri, e di là poscia passò a Roma. Il gran peso ch'egli prese sulle spalle, gli dovea ben allora lasciar pensare ad altro che a sforzar donne; e massimamente non essendo allora egli uno sfrenato giovane, ma con molti anni addosso, giacchè sappiamo da Sidonio che fin l'anno 421 egli fu dalla sua patria spedito ambasciatore ad Onorio e Costanzo Augusti. Oltre di che, sembra ben poco credibile l'ordine che si suppone dato da lui d'essere visitato dalle senatoresse nella finta infermità. E quando sia vero che Avito, dopo aver deposto l'imperio, fosse creato vescovo di Piacenza, tanto più si intenderebbe che egli non dovea essere quale vien dipinto dal Turonense e dal suo abbreviatore, perchè lo zelantissimo papa san Leone non avrebbe permesso che fosse assunto a tal grado chi fosse pubblicamente macchiato d'adulterii e di scandali. Perciò parmi più meritevol di fede Vittore Turonense[Victor Turonensis, in Chron.], che ci rappresenta Avito per un buon uomo, con iscrivere:Avitus, vir totius simplicitatis, in Galliis imperium sumit. In somma Avito, benchè venuto a Roma e accettato da' Romani, non tardò molto ad esserne odiato, se pur tutta la sua disgrazia non fu il trovarsi egli poco in grazia di Ricimere general delle armate, la cui prepotenza cominciò allora a farsi sentire, e crebbe poi maggiormente da lì innanzi, siccome vedremo. Avito adunque, scorgendo vacillante il suo trono, perchè, siccome notò Idacio[Idacius, in Chron.], s'era egli fidato dell'aiuto a lui promesso dai Goti impegnati nelle conquiste in Ispagna, nol potevano punto assistere: Avito, dissi, si ritirò da Roma, e giunto a Piacenza, quivi depose la porpora e rinunziò all'imperio.Perciocchè si trovò allora vacante il vescovato di quella città, per maggiormente accertare il mondo che la sua rinunzia era immutabile, prese gli ordinisacri, e fu creato vescovo di essa città di Piacenza. Di questo suo passaggio abbiamo per testimoni Mario Aventicense[Marius Aventicens.]e l'autore della Miscella[Histor. Miscella, lib. 15.]. Vittor Turonense[Victor Turonensis, in Chron.]scrive anch'egli cheRicimere patrizio superò Avito, e perdonando alla di lui innocenza, il fece vescovo di Piacenza. Parole che ci fanno abbastanza intendere che Avito per forza fu indotto a deporre il comando, e ch'egli non doveva essere quel tristo che fu pubblicato da Gregorio Turonense, e molto più da Fredegario. Il Cronologo pubblicato da Cuspiniano[Chronologus apud Cuspinianum.]scrive che nel dì 17 di maggio (del presente anno)Avito fu preso in Piacenza dal generale Ricimere, e che restò ucciso Messiano suo patrizio. Aggiugne che Remisco, patrizio anch'esso, trucidato fu nel palazzo di Classe, cioè fuor di Ravenna, nel dì 17 di settembre. Bisogna dunque che in Piacenza colto Avito da Ricimere si accomodasse alla di lui violenza, e si contentasse di mutar la corona cesarea in una mitra. Ma poca durata ebbe il di lui vescovato; perciocchè, secondo Gregorio Turonense[Gregor. Turon., lib. 2, cap. 11.], avendo egli scoperto che il senato romano tuttavia sdegnato contra di lui, meditava di levargli la vita, prese la fuga, e, passato nelle Gallie, voleva ritirarsi nell'Auvergne sua patria; ma nell'andare alla basilica di san Giuliano presso Brivate (oggidì Brioude) con assaissimi doni, cadde malato per istrada, e terminò i suoi giorni. Fu egli poscia seppellito nella basilica suddetta. Anche Idacio scrive che mentre Teoderico re dei Visigoti dimorava nella Gallicia, gli fu portata la nuova che Avito dall'Italia era giunto ad Arles. Poca fede prestiamo ad Evagrio[Evagr., lib. 2, cap. 7.], allorchè dice rapito Avito dalla peste, e meno a Niceforo[Niceph., lib. 15, cap. 11.], che il fa morto di fame.Conviene bensì ascoltar Teofane[Theoph., in Chronogr.], che sotto quest'anno ci fa sapere, che la città di Ravenna fu consumata dal fuoco, e da lì a pochi giorniRamito patrizio(appellato Ramisco, siccome abbiam veduto, dal Cronografo del Cuspiniano) fu ucciso appresso Classe, e che deciotto giorni dopo restò superato Avito daRemico(vuol direRicimere), e che creato vescovo della città di Piacenza, essendo passato nelle Gallie, quivi diede fine ai suoi giorni. Dieci mesi e mezzo restò poi vacante l'imperio, nel qual tempo, per attestato di Cedreno[Cedren., in Histor.], senza titolo d'imperadore Ricimere la fece da imperadore, governando egli a bacchetta la repubblica. Abbiamo da Mario Aventicense[Marius Aventicens.], sotto quest'anno, che i Borgognoni, parte de' quali era passata in Ispagna, unita a Teodorico II re de' Visigoti, giacchè i Goti erano impegnati contro gli Svevi nella Gallicia, e scarso era l'esercito romano nelle Gallie, occuparono alcune provincie d'esse Gallie, cioè le vicine alla Savoia, e divisero le terre coi senatori di quei paesi. Mancò di vita in quest'annoMeroveore de' Franchi; ed ebbe per successoreChilderico[Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 12.]suo figliuolo, il quale, perchè cominciò a far violenza alle fanciulle, incorso nello sdegno del popolo, fu stretto a mutar aria, e a rifugiarsi appressoBisinore della Toringia. Era stato creato generale dell'armata romana nelle Gallie un certoEgidio. Seppe questi col tempo farsi cotanto amare e stimare dai Franchi, che l'elessero per loro re. Stima il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], ed han creduto lo stesso altri moderni, che nel presente anno essi Franchi mettessero il piè stabilmente nelle Gallie, ma ciò non sussiste. Seguitarono essi a dimorare di là dal Reno, finchè, siccome diremo, riuscì loro di cominciar le conquiste nel paese delle Gallie.

Consoli in OrienteVaraneeGiovanni.

Console in OccidenteEparchio Avito Augusto.

Non per anche dovea Marciano Augusto avere riconosciutoAvitoper imperadore, e però egli solo creò i consoli in Oriente. Ma infallibilmente sappiamo che Avito, già dichiarato Augusto, ed accettato per tale dal senato romano, anzi invitato da esso a Roma, prese il consolato di quest'anno in Occidente. Abbiamo qualche iscrizione in testimonianza di ciò, che si legge anche nella mia Raccolta[Thes. novus Inscript.]. E soprattutto resta il panegirico recitato in Roma per tale occasione in onore d'Avito da Apollinare Sidonio, celebre scrittore di questi tempi[Sidon., in Panegyr. Aviti.]. Il Relando[Reland., Fast. Cons.], che differisce all'anno susseguente il consolato d'Avito, non ha ben fatto mente che in questo medesimo anno Avito precipitò dal trono. Venuto egli dunque a Roma, spedì, per attestato d'Idacio[Idacius, in Chron.], i suoi ambasciatori (fors'anche gli avea spediti prima) a Marciano imperadore d'Oriente; e, secondochè scrive il medesimostorico, fu approvata la sua elezione. Ma perciocchè gli Svevi, che signoreggiavano nelle provincie occidentali della Spagna, mostravano gran voglia di far dei movimenti, anzi infestavano la provincia di Cartagena, Avito ad essi ancora inviò per ambasciatoreFrontoneconte, e pregòTeoderico IIre de' Visigoti che anch'egli, siccome suo collegato, mandasse un'ambasceria a que' Barbari per indurli a conservar la pace giurata colle provincie che restavano in Ispagna all'imperio romano. Andarono gli ambasciatori, ma non riportarono se non delle negative da quegli alteri. ERechiariore d'essi Svevi, cheRiciarioè appellato da Giordano storico, per far ben conoscere qual rispetto egli professava ai Romani e Goti, corse a far dei gran danni nella provincia tarraconense. Questo fu il frutto delle premure dell'imperadore Avito e di Teoderico re de' Visigoti. Oltre a ciò, racconta Prisco istorico[Priscus, tom. 1 Histor. Byz., pag. 73.]che Avito imperadore mandò in Africa altri ambasciatori ad intimare a Genserico re dei Vandali l'osservanza dei patti stabiliti un pezzo fa coll'imperio romano; perchè altrimenti gli muoverebbe guerra colle milizie romane e de' suoi collegati. Marciano Augusto probabilmente in questo medesimo anno, giacchè nulla avea fruttato la spedizione precedente, inviò di nuovo ad esso reBleda, vescovo ariano, cioè della setta degli stessi Vandali, per dimandare la libertà delle principesse auguste e la conservazione della pace. Bleda parlò alto, minacciò, ma nulla potè ottenere. Anzi Genserico, più orgoglioso che mai, seguitò in Africa a perseguitare i cattolici, come a lungo racconta Vittore Vitense. Inoltre, per relazione del suddetto storico Prisco, con una numerosa flotta d'armati andò a sbarcare di nuovo nella Sicilia e ne' vicini luoghi d'Italia, con lasciar la desolazione dovunque arrivò. Procopio anch'egli attesta che Genserico, dopo la morte di Valentiniano, non lasciò passar anno che non infestasse la Sicilia e l'Italia con prede incredibili,rovine delle città e prigionia de' popoli. Aggiugne Vittore Vitense[Victor Vitensis, lib. 1, cap. 17 de persecut.]che questo re divenuto corsaro coi Mori antichi corsari, afflisse in varii tempila Spagna, l'Italia, la Dalmazia, la Campania, la Calabria, la Puglia, la Sicilia, la Sardegna, i Bruzii, la Venezia, la Lucania, il vecchio Epiro e la Grecia, con perseguitare dappertutto i cattolici, e farvi de' martiri. La menzione che questo scrittore fa dellaCampaniadà credito al racconto dell'autore della Miscella, riferito da me all'anno precedente intorno all'eccidio di Capoa e Nola, e al passaggio in Africa di san Paolino juniore vescovo di Nola. Vengono ancora confermate le scorrerie di questo re crudele dal poco fa mentovato Idacio, scrivendo egli che essendo capitate cinquantanove navi cariche di Vandali da Cartagine nella Gallia, o pur nell'Italia, spedito per ordine di Avito imperadore contra coloroRecimereconte suo generale, gli riuscì di tagliarli a pezzi. Soggiugne che un'altra gran moltitudine di que' Barbari nella Corsica era stata messa a filo di spada.

Vedendo intanto Teoderico II re dei Visigoti che gli Svevi signoreggianti nella Gallicia niun conto aveano fatto degli ambasciatori loro spediti, secondochè si ha da Idacio[Idacius, in Chron.]e da Giordano storico[Jordan., de Reb. Get., cap. 44.], tornò ad inviarne loro degli altri, nè questi ebbero miglior fortuna. Anzi poco dopo Rechiario re d'essi Svevi con grosso esercito ritornò addosso alla provincia tarraconense, e ne condusse via un immenso bottino con gran numero di prigioni. Giordano aggiugne aver risposto l'altero Rechiario a Teoderico, che se non la dismetteva di mormorare di lui, sarebbe venuto fino a Tolosa, e si sarebbe veduto se i Goti avessero forze da resistergli. Allora Teoderico perdè la pazienza, e, per ordine dello stesso Avito Augusto, allestito un poderoso esercito di Goti, dall'Aquitaniapassò in Ispagna, per fare un'ambasciata di maggior vigore a que' Barbari. Seco andaronoGiudiaco, ossia Chilperico re de' Borgognoni, colle lor soldatesche. Dodici miglia lungi da Astorga, oggidì città del regno di Leone, si trovò a fronte d'essi il re degli SveviRechiariocol nervo maggiore delle sue genti presso il fiume Urbico nel quinto giorno di ottobre. Fecesi un sanguinoso fatto di arme; furono totalmente sconfitti gli Svevi, il re loro ferito potè per allora mettersi colla fuga in salvo. Giunto poscia il vittorioso Teoderico alla città di Braga, nel dì 28 d'ottobre, la prese, la diede a sacco, fece prigione gran quantità di Romani, non fu perdonato nè alle chiese nè al clero; insomma tutto fu orrore e crudeltà. Trovandosi poi esso re nel luogo Portucale, onde è venuto il nome di Portogallo, gli fu condotto prigione il re suddetto Rechiario, il quale si era messo in una nave fuggendo, ma da una tempesta di mare fu menato in braccio ai Visigoti. Ancorchè fosse cognato di Teoderico, da lì a qualche tempo restò privato di vita. Allora Teoderico diede per capo agli Svevi, che s'erano sottomessi a lui,Aiulfosuo cliente, e dipoi passò dalla Gallicia nella Lusitania. Ma questo Aiulfo non istette molto che, sedotto dagli Svevi, alzò la testa contra del suo benefattore; e male per lui, perchè venuto alle mani con Teoderico, e rimasto in quella battaglia preso, lasciò la testa sopra d'un patibolo. Ottennero dipoi gli sconfitti Svevi, per mezzo de' sacerdoti, il perdono da Teoderico, ed ebbero licenza di eleggersi un capo, che fuRemismondo. In tal maniera furono gastigati gli Svevi, ma colla desolazion del paese, e senza profitto alcuno del romano imperio; perciocchè quelle provincie vennero sotto il dominio dei Visigoti. Tutto questo racconto l'abbiamo da Giordano e da Idacio; e l'ultimo d'essi riferisce questi fatti in due diversi anni, ma probabilmente non senza errore, perchè appresso narra la caduta di Avito imperadore, la qual nondimeno accadde inquesto medesimo anno. Il suddetto re Teoderico II vien lodato assaissimo da Apollinare Sidonio[Sidon., lib. 1, epist. 2.]per le sue belle doti.

Come poi cadesseAvitodal trono, se ne ha un solo barlume dall'antica storia, cioè solamente è a noi noto che Avito standosene in Roma, ed accortosi che quivi non era sicurezza per lui, mercè della persecuzione mossa contra di lui daRicimere, si ritirò come fuggitivo a Piacenza. Dopo la morte d'Aezio, era stato conferito a questo Ricimere il grado di generale delle armate cesaree. In una iscrizione rapportata dall'Aringhi[Aringhius, Rom. Subterran., lib. 4, cap. 7.]egli è chiamatoFlavio Ricimere. Ennodio[Ennodius, in Vita s. Epiphanii.]ci rappresenta costui di nazioneGoto. Ma è più da credere ad Apollinare Sidonio, autore contemporaneo ed amico d'esso Ricimere, allorchè attesta che egli era nato dipadre svevoe dimadre gota, e nipote di Vallia re d'essi Goti o, vogliam dire, Visigoti. Questi Barbari, sollevati ai gradi più insigni dell'imperio romano, contribuirono non poco alla rovina d'esso imperio. Se s'ha da prestar fede a Gregorio Turonense[Gregor. Turon., lib. 2, cap. 11 Hist. Franc.], Avito, perchè lussuriosamente vivea, fu abbattuto dai senatori.Quum romanum ambisset imperium luxuriose agere volens, a senatoribus projectus. Però da Fredegario, nel Compendio[Fredegar., Hist. Franc. Epitom., cap. 7 et 10.]del Turonese, Avito vien chiamatoimperator luxuriosus. Inoltre egli racconta, che avendo Avito, già divenuto imperadore, finto di essere malato, e dato ordine che le senatrici il visitassero, usò violenza alla moglie di un certo Lucio senatore, il quale, in vendetta di questo affronto, fu cagione che i Franchi prendessero e consegnassero alle fiamme la città di Treveri. Ma si può ben sospettare che queste sieno fole e ciarle inventate da chi gli volea male. In quei pochi mesi che Avito tenne l'imperio, dimoròin Arles, da cui è ben lungi Treveri, e di là poscia passò a Roma. Il gran peso ch'egli prese sulle spalle, gli dovea ben allora lasciar pensare ad altro che a sforzar donne; e massimamente non essendo allora egli uno sfrenato giovane, ma con molti anni addosso, giacchè sappiamo da Sidonio che fin l'anno 421 egli fu dalla sua patria spedito ambasciatore ad Onorio e Costanzo Augusti. Oltre di che, sembra ben poco credibile l'ordine che si suppone dato da lui d'essere visitato dalle senatoresse nella finta infermità. E quando sia vero che Avito, dopo aver deposto l'imperio, fosse creato vescovo di Piacenza, tanto più si intenderebbe che egli non dovea essere quale vien dipinto dal Turonense e dal suo abbreviatore, perchè lo zelantissimo papa san Leone non avrebbe permesso che fosse assunto a tal grado chi fosse pubblicamente macchiato d'adulterii e di scandali. Perciò parmi più meritevol di fede Vittore Turonense[Victor Turonensis, in Chron.], che ci rappresenta Avito per un buon uomo, con iscrivere:Avitus, vir totius simplicitatis, in Galliis imperium sumit. In somma Avito, benchè venuto a Roma e accettato da' Romani, non tardò molto ad esserne odiato, se pur tutta la sua disgrazia non fu il trovarsi egli poco in grazia di Ricimere general delle armate, la cui prepotenza cominciò allora a farsi sentire, e crebbe poi maggiormente da lì innanzi, siccome vedremo. Avito adunque, scorgendo vacillante il suo trono, perchè, siccome notò Idacio[Idacius, in Chron.], s'era egli fidato dell'aiuto a lui promesso dai Goti impegnati nelle conquiste in Ispagna, nol potevano punto assistere: Avito, dissi, si ritirò da Roma, e giunto a Piacenza, quivi depose la porpora e rinunziò all'imperio.

Perciocchè si trovò allora vacante il vescovato di quella città, per maggiormente accertare il mondo che la sua rinunzia era immutabile, prese gli ordinisacri, e fu creato vescovo di essa città di Piacenza. Di questo suo passaggio abbiamo per testimoni Mario Aventicense[Marius Aventicens.]e l'autore della Miscella[Histor. Miscella, lib. 15.]. Vittor Turonense[Victor Turonensis, in Chron.]scrive anch'egli cheRicimere patrizio superò Avito, e perdonando alla di lui innocenza, il fece vescovo di Piacenza. Parole che ci fanno abbastanza intendere che Avito per forza fu indotto a deporre il comando, e ch'egli non doveva essere quel tristo che fu pubblicato da Gregorio Turonense, e molto più da Fredegario. Il Cronologo pubblicato da Cuspiniano[Chronologus apud Cuspinianum.]scrive che nel dì 17 di maggio (del presente anno)Avito fu preso in Piacenza dal generale Ricimere, e che restò ucciso Messiano suo patrizio. Aggiugne che Remisco, patrizio anch'esso, trucidato fu nel palazzo di Classe, cioè fuor di Ravenna, nel dì 17 di settembre. Bisogna dunque che in Piacenza colto Avito da Ricimere si accomodasse alla di lui violenza, e si contentasse di mutar la corona cesarea in una mitra. Ma poca durata ebbe il di lui vescovato; perciocchè, secondo Gregorio Turonense[Gregor. Turon., lib. 2, cap. 11.], avendo egli scoperto che il senato romano tuttavia sdegnato contra di lui, meditava di levargli la vita, prese la fuga, e, passato nelle Gallie, voleva ritirarsi nell'Auvergne sua patria; ma nell'andare alla basilica di san Giuliano presso Brivate (oggidì Brioude) con assaissimi doni, cadde malato per istrada, e terminò i suoi giorni. Fu egli poscia seppellito nella basilica suddetta. Anche Idacio scrive che mentre Teoderico re dei Visigoti dimorava nella Gallicia, gli fu portata la nuova che Avito dall'Italia era giunto ad Arles. Poca fede prestiamo ad Evagrio[Evagr., lib. 2, cap. 7.], allorchè dice rapito Avito dalla peste, e meno a Niceforo[Niceph., lib. 15, cap. 11.], che il fa morto di fame.Conviene bensì ascoltar Teofane[Theoph., in Chronogr.], che sotto quest'anno ci fa sapere, che la città di Ravenna fu consumata dal fuoco, e da lì a pochi giorniRamito patrizio(appellato Ramisco, siccome abbiam veduto, dal Cronografo del Cuspiniano) fu ucciso appresso Classe, e che deciotto giorni dopo restò superato Avito daRemico(vuol direRicimere), e che creato vescovo della città di Piacenza, essendo passato nelle Gallie, quivi diede fine ai suoi giorni. Dieci mesi e mezzo restò poi vacante l'imperio, nel qual tempo, per attestato di Cedreno[Cedren., in Histor.], senza titolo d'imperadore Ricimere la fece da imperadore, governando egli a bacchetta la repubblica. Abbiamo da Mario Aventicense[Marius Aventicens.], sotto quest'anno, che i Borgognoni, parte de' quali era passata in Ispagna, unita a Teodorico II re de' Visigoti, giacchè i Goti erano impegnati contro gli Svevi nella Gallicia, e scarso era l'esercito romano nelle Gallie, occuparono alcune provincie d'esse Gallie, cioè le vicine alla Savoia, e divisero le terre coi senatori di quei paesi. Mancò di vita in quest'annoMeroveore de' Franchi; ed ebbe per successoreChilderico[Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 12.]suo figliuolo, il quale, perchè cominciò a far violenza alle fanciulle, incorso nello sdegno del popolo, fu stretto a mutar aria, e a rifugiarsi appressoBisinore della Toringia. Era stato creato generale dell'armata romana nelle Gallie un certoEgidio. Seppe questi col tempo farsi cotanto amare e stimare dai Franchi, che l'elessero per loro re. Stima il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], ed han creduto lo stesso altri moderni, che nel presente anno essi Franchi mettessero il piè stabilmente nelle Gallie, ma ciò non sussiste. Seguitarono essi a dimorare di là dal Reno, finchè, siccome diremo, riuscì loro di cominciar le conquiste nel paese delle Gallie.


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