CDLXXX

CDLXXXAnno diCristoCDLXXX. IndizioneIII.Simpliciopapa 13.Zenoneimperadore 7.Odoacrere 5.ConsoleBasiliojuniore, senza collega.QuestoBasilio, secondochè credono il Sigonio, il Panvinio e il padre Pagi, fu creato console in Occidente dal re Odoacre, il quale probabilmente alle istanze del senato condiscese a restituir l'uso dei consoli in Roma; se pure ciò non avvenne, perch'egli stanco dei negoziati fatti con Zenone Augusto, per essere riconosciuto re d'Italia, senza cavarne altro frutto, determinossi a valersi della sua autorità, senza voler più dipendere da esso imperadore. È chiamatoBasilio juniorea distinzione dell'altro Basilio che fu console nell'anno 463. TruovasiBasilio prefetto del pretorioin Roma, epatrizionell'anno 483, menzionato nel concilio romano, e probabilmente quello stesso che ora è console. Tuttavia perchè è ben da stupire come Zenone Augusto non dichiarasse il suo console nel presente anno, forse non è certo che il suddetto Basilio console appartenesse all'Occidente. Siccome abbiam veduto,Nipotegià imperadore, cacciato daOrestepadre di Augustolo, s'era ritirato nella Dalmazia, e quivi ritenendo il nome di Augusto, comandava ancora a quei popoli fedeli a lui, perchè anch'esso era di quella nazione. Ma egli trovò de' traditori in casa propria. Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]al presente anno scrive cheNipotestando in una villa non lungi da Salona, per insidie a lui tese daViatoreedOvida, ch'erano dei suoi conti, cioè uffiziali della stessa corte, fu levato di vita. Il Cronologo del Cuspiniano[Chronologus Cuspiniani.]in due parole sotto questoconsole dice, cheNipote fu ucciso nel dì 9 di maggio. Crede il Sigonio che per odii privati succedesse questa iniquità, e che il fatto dispiacesse non poco al re Odoacre, per quello che dirò all'anno seguente: e ciò potrebbe essere stato. Ma non crederò già col Sigonio che Nipote menasse una vita privata in Dalmazia, per le ragioni addotte di sopra. Qui prende il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]ad illustrare un avvenimento che vien accennato da Candido storico presso Fozio[Photius, in Bibliotheca Cod. 79.]. Narra egli che dopo essere statodeposto(e non già dopo essere statoucciso, come dottamente osserva esso padre Pagi)Nipote imperadore romanoe scacciato il suo successorAugustolo,Odoacres'impadronì dell'Italia e di Roma. E chenon accordandosi con lui i Galli occidentali, inviarono una ambascieria a Zenone Augusto; ed essendone nello stesso tempo stata inviata una altra al medesimo imperadore da Odoacre, parve che Zenone inclinasse più a favorire Odoacre. Fanno argomentare queste parole, che tuttavia restasse nella Gallia qualche popolo fedele al romano imperio, che nondimeno ricusava di riconoscere per suo signore Odoacre re d'Italia. Potrebbono anche appartenere a questi tempi le suddette ambascerie. Ora il Pagi pretende che da queste ambascerie non sieno punto diverse quelle che Malco istorico riferisce inviate a Zenone, e delle quali si è parlato di sopra all'anno 476. Ma difficilmente i saggi lettori concorreranno in sì fatta opinione. Candido scrive che iGalli occidentali(per distinguerli daiGalati, cioè daiGalli orientali) mandarono i loro ambasciatori a Zenone Augusto, e cheOdoacreanch'egli spedì i suoi. Malco all'incontro chiaramente ci fa sapere cheAugusto figliuolo di Oreste, udito che ebbe il risorgimento di Zenone,forzò il senato di Romaad inviargli degli ambasciatori. AdunqueAugustolotuttavia comandava,e la spedizione di quegli ambasciatori fu fatta, per quanto si può conghietturare, ad istigazione di Odoacre, il quale sui principii del suo governo impiegò esso Augustolo e il senato romano per ottenere l'approvazione dell'imperadore d'Oriente. Aggiugne che ne' medesimi giorniNipotedecaduto dall'imperio, e ritirato in Dalmazia, inviò anche egli ambasciatori a Zenone, supplicandolo del suo aiuto per ricuperare la primiera sua dignità e fortuna. Come ognun vede, nulla han che fare queste ambascerie con quelle deiGallie diOdoacre, inviate per altri fini a Costantinopoli. Quanto a Zenone, egli, siccome già accennammo, conferì il patriziato ad Odoacre, credendo ch'egli aiuterebbeNipote. Ma il Barbaro spogliòAugustolodell'imperio, e non rimiseNipotesul trono, perchè più ebbe a cuore l'esaltazione propria che l'altrui. Secondo i conti del cardinal Baronio,Unnericore dei Vandali alle forti istanze diZenoneAugusto e diPlacidiavedova di Olibrio già imperador d'Occidente, condiscese in questi tempi, che dopo ventiquattro anni di sede vacante fosse eletto dal clero e dal popolo cattolico di Cartagine il loro vescovo; e questi fuEugenioprelato che per le sue insigni virtù illustrò non poco la Chiesa cartaginese. Crede il padre Pagi che l'elezione di Eugenio e le preghiere di Zenone Augusto, per ottener questa grazia da Unnerico, sieno da riferire al precedente anno, perchè allora si celebrarono i quinquennali di Zenone dopo la morte di Leone juniore, ed in tali occasioni solevano gl'imperadori segnalarsi con qualche illustre azione. Ma sembrerà ben debole questa ragione ai lettori, oltre al potersi mettere in dubbio que' medesimi quinquennali, immaginati da esso padre Pagi, innamorato forse troppo di quella sua creduta importantissima scoperta.

Console

Basiliojuniore, senza collega.

QuestoBasilio, secondochè credono il Sigonio, il Panvinio e il padre Pagi, fu creato console in Occidente dal re Odoacre, il quale probabilmente alle istanze del senato condiscese a restituir l'uso dei consoli in Roma; se pure ciò non avvenne, perch'egli stanco dei negoziati fatti con Zenone Augusto, per essere riconosciuto re d'Italia, senza cavarne altro frutto, determinossi a valersi della sua autorità, senza voler più dipendere da esso imperadore. È chiamatoBasilio juniorea distinzione dell'altro Basilio che fu console nell'anno 463. TruovasiBasilio prefetto del pretorioin Roma, epatrizionell'anno 483, menzionato nel concilio romano, e probabilmente quello stesso che ora è console. Tuttavia perchè è ben da stupire come Zenone Augusto non dichiarasse il suo console nel presente anno, forse non è certo che il suddetto Basilio console appartenesse all'Occidente. Siccome abbiam veduto,Nipotegià imperadore, cacciato daOrestepadre di Augustolo, s'era ritirato nella Dalmazia, e quivi ritenendo il nome di Augusto, comandava ancora a quei popoli fedeli a lui, perchè anch'esso era di quella nazione. Ma egli trovò de' traditori in casa propria. Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]al presente anno scrive cheNipotestando in una villa non lungi da Salona, per insidie a lui tese daViatoreedOvida, ch'erano dei suoi conti, cioè uffiziali della stessa corte, fu levato di vita. Il Cronologo del Cuspiniano[Chronologus Cuspiniani.]in due parole sotto questoconsole dice, cheNipote fu ucciso nel dì 9 di maggio. Crede il Sigonio che per odii privati succedesse questa iniquità, e che il fatto dispiacesse non poco al re Odoacre, per quello che dirò all'anno seguente: e ciò potrebbe essere stato. Ma non crederò già col Sigonio che Nipote menasse una vita privata in Dalmazia, per le ragioni addotte di sopra. Qui prende il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]ad illustrare un avvenimento che vien accennato da Candido storico presso Fozio[Photius, in Bibliotheca Cod. 79.]. Narra egli che dopo essere statodeposto(e non già dopo essere statoucciso, come dottamente osserva esso padre Pagi)Nipote imperadore romanoe scacciato il suo successorAugustolo,Odoacres'impadronì dell'Italia e di Roma. E chenon accordandosi con lui i Galli occidentali, inviarono una ambascieria a Zenone Augusto; ed essendone nello stesso tempo stata inviata una altra al medesimo imperadore da Odoacre, parve che Zenone inclinasse più a favorire Odoacre. Fanno argomentare queste parole, che tuttavia restasse nella Gallia qualche popolo fedele al romano imperio, che nondimeno ricusava di riconoscere per suo signore Odoacre re d'Italia. Potrebbono anche appartenere a questi tempi le suddette ambascerie. Ora il Pagi pretende che da queste ambascerie non sieno punto diverse quelle che Malco istorico riferisce inviate a Zenone, e delle quali si è parlato di sopra all'anno 476. Ma difficilmente i saggi lettori concorreranno in sì fatta opinione. Candido scrive che iGalli occidentali(per distinguerli daiGalati, cioè daiGalli orientali) mandarono i loro ambasciatori a Zenone Augusto, e cheOdoacreanch'egli spedì i suoi. Malco all'incontro chiaramente ci fa sapere cheAugusto figliuolo di Oreste, udito che ebbe il risorgimento di Zenone,forzò il senato di Romaad inviargli degli ambasciatori. AdunqueAugustolotuttavia comandava,e la spedizione di quegli ambasciatori fu fatta, per quanto si può conghietturare, ad istigazione di Odoacre, il quale sui principii del suo governo impiegò esso Augustolo e il senato romano per ottenere l'approvazione dell'imperadore d'Oriente. Aggiugne che ne' medesimi giorniNipotedecaduto dall'imperio, e ritirato in Dalmazia, inviò anche egli ambasciatori a Zenone, supplicandolo del suo aiuto per ricuperare la primiera sua dignità e fortuna. Come ognun vede, nulla han che fare queste ambascerie con quelle deiGallie diOdoacre, inviate per altri fini a Costantinopoli. Quanto a Zenone, egli, siccome già accennammo, conferì il patriziato ad Odoacre, credendo ch'egli aiuterebbeNipote. Ma il Barbaro spogliòAugustolodell'imperio, e non rimiseNipotesul trono, perchè più ebbe a cuore l'esaltazione propria che l'altrui. Secondo i conti del cardinal Baronio,Unnericore dei Vandali alle forti istanze diZenoneAugusto e diPlacidiavedova di Olibrio già imperador d'Occidente, condiscese in questi tempi, che dopo ventiquattro anni di sede vacante fosse eletto dal clero e dal popolo cattolico di Cartagine il loro vescovo; e questi fuEugenioprelato che per le sue insigni virtù illustrò non poco la Chiesa cartaginese. Crede il padre Pagi che l'elezione di Eugenio e le preghiere di Zenone Augusto, per ottener questa grazia da Unnerico, sieno da riferire al precedente anno, perchè allora si celebrarono i quinquennali di Zenone dopo la morte di Leone juniore, ed in tali occasioni solevano gl'imperadori segnalarsi con qualche illustre azione. Ma sembrerà ben debole questa ragione ai lettori, oltre al potersi mettere in dubbio que' medesimi quinquennali, immaginati da esso padre Pagi, innamorato forse troppo di quella sua creduta importantissima scoperta.


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