CDLXXXIIIAnno diCristoCDLXXXIII. IndizioneVI.Felice IIIpapa 1.Zenoneimperadore 10.Odoacrere 8.ConsoleFausto, senza collega.Fu creato consoleFaustoin Occidente, ciò apparendo dalla vita di papa Simmaco presso Anastasio[Anastas. Bibl. in Vit. Symmachi.]. Abbiamo una lettera di Alcimo Avito[Avitus, epist. 31, apud Sirmondum.], scritta aFaustoeSimmacosenatori di Roma. Crede il padre Sirmondo che il primo fosse il medesimo che si trova console in quest'anno. Egli è nominatoAginantus, oAginatius Faustusnel sepolcro di Mandrosa presso il Grutero[Gruter., Thes. Inscript. pag. 1055, n. 3.]eFabretti[Fabrett., Inscr. pag. 558.]. Truovasi ancora all'anno 490 console un altroFausto, appellato perciòjuniore. Mancò di vita in quest'annosan Simpliciopapa, e la sua morte, per quanto abbiamo da Anastasio, accadde nel dì 2 di marzo. Fu pontefice di petto e zelo indefesso per la vera fede cattolica, e non omise diligenza veruna per rimediar alle piaghe ostinate delle chiese di Oriente. Allorchè si venne a raunare il clero per eleggere il successore nel Vaticano, v'intervenne un ministro del re Odoacre, cioèsublimis et eminentissimus vir praefectus praetorio, atque patricius, agens etiam vices praecellentissimi regis Odoacris, Basilius[Concil. Roman. sub Symmac. Can. 12.]. Si crede quel medesimo che era stato console nell'anno 480, e che da Apollinare Sidonio[Sidon., lib. 1, ep. 9.]è sommamente commendato. Questi intimò alla sacra raunanza, che, secondo il ricordo e comandamento lasciato dal beatissimopapa nostro Simplicio, per ischivare gli scandali, non si potesse celebrare l'elezione del nuovo pontefice senza consultar prima esso prefetto. Pensa il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]che una tale scrittura fosse supposta a papa Simplicio, e finta dagli scismatici in occasion delle controversie che insorsero dipoi dell'elezione di Simmaco. E potrebbe essere stato così. Imperciocchè vero è bensì che i vescovi nel concilio romano all'udirne parlare, non pretesero già che fosse un'impostura; nientedimeno sostennero, e con tutta ragione, che fosse scrittura invalida, sì perchè era contra i canoni, non dovendo dipendere l'elezion de' sommi pontefici dalle persone laiche, e sì ancora perchè quella scrittura non era sottoscritta da alcun romano pontefice: il che bastò a screditarla. E certo, se papa Simplicio avesse voluto ordinare quanto fu esposto da Basilio, avrebbe saputo egli formare il decreto, nè avrebbe lasciato in balìa ad un laico di significareal clero i suoi sentimenti. Però nel suddetto concilio fu giudicata quella scrittura di niun valore, e deciso che non dovesse aver luogo fra gli statuti ecclesiastici. Successivamente adunque fu eletto papaFelice III, di patria romano, parroco del titolo di Fasciola, uomo di eminenti virtù, che non tardò a rigettare l'enotico di Zenone imperadore, e a procedere contra diAcaciovescovo di Costantinopoli e contro gli altri perturbatori della dottrina e Chiesa cattolica, come si può vedere nella storia ecclesiastica.In quest'anno medesimo,Unnericore dei Vandali in Africa, covando già un astio incredibile contra de' Cattolici, perchè di setta ariano, cominciò verisimilmente circa questi tempi una fiera persecuzione contra de' medesimi, e massimamente contra de' vescovi, la qual viene lagrimevolmente descritta da Vittore Vitense[Victor Vitensis, lib. 1, de Persecut., lib. 2.], con proibire ai laici l'aver posto alcuno in corte, e luogo nella milizia, con occupare i lor beni e quei dei vescovi che venivano a mancar di vita. Prigioni, esilii, tormenti provò chiunque era costante nella religion cattolica, nè voleva abbracciar la setta ariana. Basterà per tutto il sapere che in varii tempi circa cinquemila tra vescovi, preti, diaconi, ed altri del clero, furono cacciati in esilio, e moltissimi relegati fra le solitudini del deserto. Ma il furore di questa persecuzione principalmente divampò nell'anno susseguente. Abbiamo da Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]che in quest'anno Zenone Augusto, sì per avere un nemico di meno, e sì per fortificare il suo Stato contra chi era dietro a turbarlo, guadagnò con regali ed onoriTeodericore, ossia duca de' Goti della stirpe Amala, re dipoi dell'Italia, creandolo generale delle sue guardie, e disegnandolo console per l'anno prossimo venturo. Gli assegnò ancora una parte della Dacia ripense e della Mesia inferiore; provincie, le quali, siccome vedremo, pare che allora fosseropossedute dai Gepidi e Bulgari, acciocchè le conquistasse e servissero poi di abitazione ai suoi Goti: con che avrebbono potuto accorrere più facilmente ai bisogni d'esso imperadore. Giordano istorico aggiugne[Jordan., de Reb. Get., cap. 57.]che Zenone l'adottò perfigliuolo, non già per una legale adozione, portante la succession negli stati, ma per una adozion di onore; e gli fece fare una statua a cavallo, che fu alzata davanti al palazzo imperiale. Non è poi da stupire perchè Zenone venisse a tanta profusion di onori verso di Teoderico, perciocchè aveva già per isperienza provato quanto valesse l'aiuto suo, allorchè ebbe da abbattere Basilisco il tiranno e da ricuperare l'imperio. Allora, per quanto s'ha da Ennodio[Ennod., in Panegyr. Theoderici.], autore contemporaneo, e dall'Anonimo Valesiano[Anonymus Vales.], egli chiamò in suo soccorso il medesimo Teoderico, e col suo braccio risalì sul trono. Ma non pensò mai daddovero a ricompensarlo, se non se nel presente anno; e massimamente perchè cresceva il bisogno di sì bravo capitano pel brutto temporale che nell'Oriente s'andava sempre più formando contra di lui. Siccome è detto di sopra,Illo, patrizio e prefetto dell'Oriente, malcontento di Zenone, seguitava a macchinar la di lui rovina; e però in questo anno diede principio alla ribellione. Racconta Teofane[Theoph., in Chronogr.]ch'egli in compagnia diLeonzioe d'altri suoi congiurati si portò al castello di Papurio nella Cappadocia, e ne estrasseVerina Augusta, vedova di Leone imperadore, che era quivi ristretta per ordine di Zenone Augusto suo genero, e la condusse alla città di Tarso nella Cilicia, con disegno che essa dichiarasse imperadore il suddetto Leonzio patrizio; il che fu eseguito nell'anno susseguente. In tal congiuntura è da credere che ancheLeonziafigliuola d'essa Augusta eMarcianogià suoconsorte, ordinato prete, imprigionati anch'essi in quel castello, ricuperassero la lor libertà.
Console
Fausto, senza collega.
Fu creato consoleFaustoin Occidente, ciò apparendo dalla vita di papa Simmaco presso Anastasio[Anastas. Bibl. in Vit. Symmachi.]. Abbiamo una lettera di Alcimo Avito[Avitus, epist. 31, apud Sirmondum.], scritta aFaustoeSimmacosenatori di Roma. Crede il padre Sirmondo che il primo fosse il medesimo che si trova console in quest'anno. Egli è nominatoAginantus, oAginatius Faustusnel sepolcro di Mandrosa presso il Grutero[Gruter., Thes. Inscript. pag. 1055, n. 3.]eFabretti[Fabrett., Inscr. pag. 558.]. Truovasi ancora all'anno 490 console un altroFausto, appellato perciòjuniore. Mancò di vita in quest'annosan Simpliciopapa, e la sua morte, per quanto abbiamo da Anastasio, accadde nel dì 2 di marzo. Fu pontefice di petto e zelo indefesso per la vera fede cattolica, e non omise diligenza veruna per rimediar alle piaghe ostinate delle chiese di Oriente. Allorchè si venne a raunare il clero per eleggere il successore nel Vaticano, v'intervenne un ministro del re Odoacre, cioèsublimis et eminentissimus vir praefectus praetorio, atque patricius, agens etiam vices praecellentissimi regis Odoacris, Basilius[Concil. Roman. sub Symmac. Can. 12.]. Si crede quel medesimo che era stato console nell'anno 480, e che da Apollinare Sidonio[Sidon., lib. 1, ep. 9.]è sommamente commendato. Questi intimò alla sacra raunanza, che, secondo il ricordo e comandamento lasciato dal beatissimopapa nostro Simplicio, per ischivare gli scandali, non si potesse celebrare l'elezione del nuovo pontefice senza consultar prima esso prefetto. Pensa il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]che una tale scrittura fosse supposta a papa Simplicio, e finta dagli scismatici in occasion delle controversie che insorsero dipoi dell'elezione di Simmaco. E potrebbe essere stato così. Imperciocchè vero è bensì che i vescovi nel concilio romano all'udirne parlare, non pretesero già che fosse un'impostura; nientedimeno sostennero, e con tutta ragione, che fosse scrittura invalida, sì perchè era contra i canoni, non dovendo dipendere l'elezion de' sommi pontefici dalle persone laiche, e sì ancora perchè quella scrittura non era sottoscritta da alcun romano pontefice: il che bastò a screditarla. E certo, se papa Simplicio avesse voluto ordinare quanto fu esposto da Basilio, avrebbe saputo egli formare il decreto, nè avrebbe lasciato in balìa ad un laico di significareal clero i suoi sentimenti. Però nel suddetto concilio fu giudicata quella scrittura di niun valore, e deciso che non dovesse aver luogo fra gli statuti ecclesiastici. Successivamente adunque fu eletto papaFelice III, di patria romano, parroco del titolo di Fasciola, uomo di eminenti virtù, che non tardò a rigettare l'enotico di Zenone imperadore, e a procedere contra diAcaciovescovo di Costantinopoli e contro gli altri perturbatori della dottrina e Chiesa cattolica, come si può vedere nella storia ecclesiastica.
In quest'anno medesimo,Unnericore dei Vandali in Africa, covando già un astio incredibile contra de' Cattolici, perchè di setta ariano, cominciò verisimilmente circa questi tempi una fiera persecuzione contra de' medesimi, e massimamente contra de' vescovi, la qual viene lagrimevolmente descritta da Vittore Vitense[Victor Vitensis, lib. 1, de Persecut., lib. 2.], con proibire ai laici l'aver posto alcuno in corte, e luogo nella milizia, con occupare i lor beni e quei dei vescovi che venivano a mancar di vita. Prigioni, esilii, tormenti provò chiunque era costante nella religion cattolica, nè voleva abbracciar la setta ariana. Basterà per tutto il sapere che in varii tempi circa cinquemila tra vescovi, preti, diaconi, ed altri del clero, furono cacciati in esilio, e moltissimi relegati fra le solitudini del deserto. Ma il furore di questa persecuzione principalmente divampò nell'anno susseguente. Abbiamo da Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]che in quest'anno Zenone Augusto, sì per avere un nemico di meno, e sì per fortificare il suo Stato contra chi era dietro a turbarlo, guadagnò con regali ed onoriTeodericore, ossia duca de' Goti della stirpe Amala, re dipoi dell'Italia, creandolo generale delle sue guardie, e disegnandolo console per l'anno prossimo venturo. Gli assegnò ancora una parte della Dacia ripense e della Mesia inferiore; provincie, le quali, siccome vedremo, pare che allora fosseropossedute dai Gepidi e Bulgari, acciocchè le conquistasse e servissero poi di abitazione ai suoi Goti: con che avrebbono potuto accorrere più facilmente ai bisogni d'esso imperadore. Giordano istorico aggiugne[Jordan., de Reb. Get., cap. 57.]che Zenone l'adottò perfigliuolo, non già per una legale adozione, portante la succession negli stati, ma per una adozion di onore; e gli fece fare una statua a cavallo, che fu alzata davanti al palazzo imperiale. Non è poi da stupire perchè Zenone venisse a tanta profusion di onori verso di Teoderico, perciocchè aveva già per isperienza provato quanto valesse l'aiuto suo, allorchè ebbe da abbattere Basilisco il tiranno e da ricuperare l'imperio. Allora, per quanto s'ha da Ennodio[Ennod., in Panegyr. Theoderici.], autore contemporaneo, e dall'Anonimo Valesiano[Anonymus Vales.], egli chiamò in suo soccorso il medesimo Teoderico, e col suo braccio risalì sul trono. Ma non pensò mai daddovero a ricompensarlo, se non se nel presente anno; e massimamente perchè cresceva il bisogno di sì bravo capitano pel brutto temporale che nell'Oriente s'andava sempre più formando contra di lui. Siccome è detto di sopra,Illo, patrizio e prefetto dell'Oriente, malcontento di Zenone, seguitava a macchinar la di lui rovina; e però in questo anno diede principio alla ribellione. Racconta Teofane[Theoph., in Chronogr.]ch'egli in compagnia diLeonzioe d'altri suoi congiurati si portò al castello di Papurio nella Cappadocia, e ne estrasseVerina Augusta, vedova di Leone imperadore, che era quivi ristretta per ordine di Zenone Augusto suo genero, e la condusse alla città di Tarso nella Cilicia, con disegno che essa dichiarasse imperadore il suddetto Leonzio patrizio; il che fu eseguito nell'anno susseguente. In tal congiuntura è da credere che ancheLeonziafigliuola d'essa Augusta eMarcianogià suoconsorte, ordinato prete, imprigionati anch'essi in quel castello, ricuperassero la lor libertà.