CDXCV

CDXCVAnno diCristoCDXCV. IndizioneIII.Gelasiopapa 4.Anastasioimperadore 5.Teodericore 3.ConsoleFlavio Viatore, senza collega.In Occidente fu creato questo console. Il Relando[Reland., Fast. Cons.]ne aggiugne un altro, cioèEmiliano, adducendo una legge di Anastasio imperadore[L. 2, G. de bon. possess. contra Tab. lib.], indirizzataViatore et Æmiliano coss.ad Asclepiodoto. Ma il codice di Giustiniano è in assaissimi luoghi scorretto per conto delle date. Certo è che in tutti i Fasti, anche greci, e nell'altre memorie antiche, il presente anno è segnato solamente col nome diViatore console. E s'egli avesse avuto un collega, non è probabile che tanti l'avessero ommesso. Perciò si dee più presto tenere per guasta la data di quella legge. Ne abbiamo una altra[L. 8, C. de Codicillis.], indirizzata da Teodosio II Augusto ad Asclepiodoto prefetto del pretorioVictore V. C. cos., cioè nell'anno 424. A me sembra assai credibile che al medesimo anno sia da riferire ancora la precedente, in cui il consoleVictoredagli ignoranti copisti fu mutato inViatore, e da qualche erudito venne poi messo il nome diAnastasioin vece di quello diTeodosio. Fu fatta menzione di sopra all'anno 493 della spedizione diFestocapo del senato, fatta da Teodosio all'imperador Zenone, per ottener da lui la veste regale, ossia l'approvazion cesarea pel regno d'Italia in favor d'esso Teoderico. Nè l'ambasciatore, nè la desiderata approvazione veniva giammai; e però Teoderico, senza aspettare il consenso di Anastasio Augusto, assunse il titolo e gli ornamenti regali. Quando ritornasse Festo, e seguisse la concordia fra l'imperadore e Teoderico, non si può ben conoscere. Probabilmente il maneggiofu lungo, perchè ad Anastasio e ai suoi ministri non dovea molto piacere il mirar l'imperio romano spogliato di una parte sì riguardevole. E certo in Oriente dispiacque non poco il vedere che Teoderico non aveva aspettato ad assumere il titolo di re, che gliene avesse data licenza l'imperadore. Teoderico inoltre pretendeva che si rimandassero le corone, gioie ed altre suppellettili, spettanti al palazzo imperiale d'Occidente, che Odoacre avea nel tempo delle sue disavventure inviate a Costantinopoli per farsene merito coll'imperadore in caso di bisogno. Possiam credere che finalmente Anastasio si arrendesse, perchè Teoderico era persona da fargli paura. Abbiamo in fatti dall'Anonimo cronista del Valesio[Anonymus Vales.], che essendo seguita pace per mezzo diFestoambasciatore tra Anastasio imperadore intorno all'aver Teoderico, prima d'ottenere il consentimento imperiale, preso il titolo di re d'Italia, esso imperadore rimandò tutti gli ornamenti del palazzo che Odoacre avea trafugati a Costantinopoli. Questo fatto io il rapporto al presente anno; ma sembra succeduto più tardi, mentre dopo il suddetto racconto seguita a dire l'Anonimo, che nel medesimo tempo nacque in Roma la controversia pel papato fraSimmacoeLorenzo, la quale appartiene all'anno 498, siccome vedremo. E cheFestopatrizio andasse nell'anno 497 coi legati della santa sede a Costantinopoli, si raccoglie dagli atti riferiti a quell'anno dal cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl. ad ann. 497.], se pur due diversi viaggi non fece Festo colà. Per testimonianza di Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]e di Cedreno[Cedren., in Annal.], durante quest'anno, Anastasio imperadore sfogò il suo sdegno contra diEufemiovescovo di Costantinopoli (la cui condotta per altro neppur piaceva alla sede apostolica di Roma) con farlo deporre,cacciarlo in esilio, e dargli per successore in quella cattedraMacedonio. Il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad ann. 496.], coll'autorità di Teofane[Theoph., in Chronogr.], pretende succeduta questa iniqua prepotenza di Anastasio nell'anno seguente. Ma per cagion de' copisti non è a noi pervenuta fedele la Cronologia di Teofane. Oltre di che quello stesso storico sembra ammettere l'elezion di Macedonio nel presente anno. Leggasi ancora un concilio romano, tenuto sotto questo consolato da san Gelasio papa, in cui fu rimesso in grazia della ChiesaMisenovescovo già mandato per legato a Costantinopoli, che si era lasciato sedurre da Acacio vescovo di quella città.

Console

Flavio Viatore, senza collega.

In Occidente fu creato questo console. Il Relando[Reland., Fast. Cons.]ne aggiugne un altro, cioèEmiliano, adducendo una legge di Anastasio imperadore[L. 2, G. de bon. possess. contra Tab. lib.], indirizzataViatore et Æmiliano coss.ad Asclepiodoto. Ma il codice di Giustiniano è in assaissimi luoghi scorretto per conto delle date. Certo è che in tutti i Fasti, anche greci, e nell'altre memorie antiche, il presente anno è segnato solamente col nome diViatore console. E s'egli avesse avuto un collega, non è probabile che tanti l'avessero ommesso. Perciò si dee più presto tenere per guasta la data di quella legge. Ne abbiamo una altra[L. 8, C. de Codicillis.], indirizzata da Teodosio II Augusto ad Asclepiodoto prefetto del pretorioVictore V. C. cos., cioè nell'anno 424. A me sembra assai credibile che al medesimo anno sia da riferire ancora la precedente, in cui il consoleVictoredagli ignoranti copisti fu mutato inViatore, e da qualche erudito venne poi messo il nome diAnastasioin vece di quello diTeodosio. Fu fatta menzione di sopra all'anno 493 della spedizione diFestocapo del senato, fatta da Teodosio all'imperador Zenone, per ottener da lui la veste regale, ossia l'approvazion cesarea pel regno d'Italia in favor d'esso Teoderico. Nè l'ambasciatore, nè la desiderata approvazione veniva giammai; e però Teoderico, senza aspettare il consenso di Anastasio Augusto, assunse il titolo e gli ornamenti regali. Quando ritornasse Festo, e seguisse la concordia fra l'imperadore e Teoderico, non si può ben conoscere. Probabilmente il maneggiofu lungo, perchè ad Anastasio e ai suoi ministri non dovea molto piacere il mirar l'imperio romano spogliato di una parte sì riguardevole. E certo in Oriente dispiacque non poco il vedere che Teoderico non aveva aspettato ad assumere il titolo di re, che gliene avesse data licenza l'imperadore. Teoderico inoltre pretendeva che si rimandassero le corone, gioie ed altre suppellettili, spettanti al palazzo imperiale d'Occidente, che Odoacre avea nel tempo delle sue disavventure inviate a Costantinopoli per farsene merito coll'imperadore in caso di bisogno. Possiam credere che finalmente Anastasio si arrendesse, perchè Teoderico era persona da fargli paura. Abbiamo in fatti dall'Anonimo cronista del Valesio[Anonymus Vales.], che essendo seguita pace per mezzo diFestoambasciatore tra Anastasio imperadore intorno all'aver Teoderico, prima d'ottenere il consentimento imperiale, preso il titolo di re d'Italia, esso imperadore rimandò tutti gli ornamenti del palazzo che Odoacre avea trafugati a Costantinopoli. Questo fatto io il rapporto al presente anno; ma sembra succeduto più tardi, mentre dopo il suddetto racconto seguita a dire l'Anonimo, che nel medesimo tempo nacque in Roma la controversia pel papato fraSimmacoeLorenzo, la quale appartiene all'anno 498, siccome vedremo. E cheFestopatrizio andasse nell'anno 497 coi legati della santa sede a Costantinopoli, si raccoglie dagli atti riferiti a quell'anno dal cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl. ad ann. 497.], se pur due diversi viaggi non fece Festo colà. Per testimonianza di Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]e di Cedreno[Cedren., in Annal.], durante quest'anno, Anastasio imperadore sfogò il suo sdegno contra diEufemiovescovo di Costantinopoli (la cui condotta per altro neppur piaceva alla sede apostolica di Roma) con farlo deporre,cacciarlo in esilio, e dargli per successore in quella cattedraMacedonio. Il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad ann. 496.], coll'autorità di Teofane[Theoph., in Chronogr.], pretende succeduta questa iniqua prepotenza di Anastasio nell'anno seguente. Ma per cagion de' copisti non è a noi pervenuta fedele la Cronologia di Teofane. Oltre di che quello stesso storico sembra ammettere l'elezion di Macedonio nel presente anno. Leggasi ancora un concilio romano, tenuto sotto questo consolato da san Gelasio papa, in cui fu rimesso in grazia della ChiesaMisenovescovo già mandato per legato a Costantinopoli, che si era lasciato sedurre da Acacio vescovo di quella città.


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