CDXVIII

CDXVIIIAnno diCristoCDXVIII. IndizioneI.Bonifacio Ipapa 1.Onorioimperad. 26 e 24.Teodosio IIimperad. 17 e 11.ConsoliOnorio Augustoper la dodicesima volta, eTeodosio Augustoper l'ottava.Ricuperate ch'ebbeValliamolte Provincie della Spagna dalle mani dei Barbari, sembra assai verisimile che le cedesse agli uffiziali dell'imperadore Onorio; perciocchè, secondochè scriveIdacio[Idacius, in Chronic. Prosper, in Chronic.], fu esso Vallia richiamato da Costanzo patrizio nelle Gallie, e d'ordine dell'imperadore quivi assegnata a lui e alla sua nazione, per abitarvi, la seconda Aquitania, dove è Bordeaux, con alcuni paesi circonvicini, cioè da Tolosa fino all'Oceano. Allora la Linguadoca cominciò ad essere appellata Gotia. Giordano storico[Jordan., cap. 33 de Rebus Getic.]chiaramente scrive che Vallia consegnò ai ministri dell'imperadore le provincie conquistate, e venne ad abitare a Tolosa. Ma poco egli godè di questi suoi vantaggi, perchè venne rapito dalla morte nel presente anno, con essere a lui succeduto nel regno goticoTeodorico, o siaTeoderico. Nella Cronica di Prospero questi avvenimenti son riferiti al susseguente anno. Nel presente Zosimo papa fulminò, siccome accennai, la sentenza contro gli errori di Pelagio e di Celestio, e dipoi fece istanza ad Onorio Augusto, dimorante in Ravenna, acciocchè per ordine suo costoro coi lor seguaci fossero cacciati da Roma e dall'altre città, e riconosciuti per eretici. Dobbiamo alla diligenza del cardinal Baronio l'editto allora pubblicato dall'imperadore, e indirizzato aPalladioprefetto del pretorio d'Italia. In vigore di questo anche gli altri prefetti del pretorio, cioèAgricoladella Gallia eMonasiodell'Oriente, ordinarono le medesime pene contra quegli eresiarchi. Nel qual tempo anche i vescovi africani in un concilio plenario, inerendo alla sentenza della sede apostolica, concordemente condannarono i suddetti eretici. Terminò il corso di sua vita in quest'anno a dì 26 di dicembre il medesimoZosimopapa, e dopo due giorni di sede vacante fu eletto nella chiesa di Marcello dalla miglior parte del clero, alla presenza di nove vescovi, per suo successoreBonifazio, vecchio prete romano, figliuolo di Giocondo, ma non senza tumulto e scisma. Imperciocchè un'altra parte del clero e del popolo, standoEulalioarcidiacono nella chiesalateranense, quivi l'elessero papa: dal che seguirono molti sconcerti nell'anno appresso. Al presente appartiene ciò che narra Prospero Tirone[Prosper, in Chronic. apud Labb.], o sia qualche altro Prospero, cioè cheFaramondocominciò a regnare sopra i Franchi. Questo è, per quanto dicono, il primo re di quella nazione a noi noto, ma esso sta appoggiato all'autorità di uno scrittore non abbastanza autentico. Nè Gregorio Turonese, nè Fredegario conobbero alcun re de' Franchi di questo nome. Ammiano[Ammian., lib. 16.]sotto l'anno 556 fa menzione dei re de' Franchi, ma senza dire qual nome avessero. Contuttociò è stato creduto dagli eruditi francesi sufficiente questa notizia, per cominciare da questo Faramondo il catalogo di essi re franchi; e tanto più perchè fa menzione di lui anche l'autorede Gestis Francorum, il quale si crede che vivesse circa l'anno di Cristo 700. Ma quell'autore racconta sul principio tante favole della venuta de' Franchi da Troja, e dà per avolo a Faramondo Priamo, e per padre Marcomiro, che non fa punto di credito all'asserzione sua intorno a Faramondo. Potrebbe anch'essere che nella Cronichetta di quel Prospero fosse stata incastrata ed aggiunta ne' secoli susseguenti la notizia d'esso Faramondo, da chi prese per buona moneta le favole inventate dell'origine de' Franchi. In fatti manca essa in qualche testo. Quello che è certo, questa bellicosa nazione, conosciuta anche ne' precedenti due secoli, signoreggiava allora quel paese che è di là dal Reno nella Germania, cominciando da Magonza fino all'Oceano, collimando, per quanto si crede, colla Sassonia e Svevia. Ermoldo Nigello[Ermold. Nigellus, lib. 4, in Rer. Italicar., p. 2, tom. 2.], il cui poema composto a' tempi di Lodovico Pio Augusto, fu da me pubblicato, scrive, essere stata a' suoi dì opinione che i Franchi tirassero la loro origine dalla Dania, o siadal mar Baltico. Sopra di che è da leggere un'erudita dissertazione del celebre Leibnizio.

Consoli

Onorio Augustoper la dodicesima volta, eTeodosio Augustoper l'ottava.

Ricuperate ch'ebbeValliamolte Provincie della Spagna dalle mani dei Barbari, sembra assai verisimile che le cedesse agli uffiziali dell'imperadore Onorio; perciocchè, secondochè scriveIdacio[Idacius, in Chronic. Prosper, in Chronic.], fu esso Vallia richiamato da Costanzo patrizio nelle Gallie, e d'ordine dell'imperadore quivi assegnata a lui e alla sua nazione, per abitarvi, la seconda Aquitania, dove è Bordeaux, con alcuni paesi circonvicini, cioè da Tolosa fino all'Oceano. Allora la Linguadoca cominciò ad essere appellata Gotia. Giordano storico[Jordan., cap. 33 de Rebus Getic.]chiaramente scrive che Vallia consegnò ai ministri dell'imperadore le provincie conquistate, e venne ad abitare a Tolosa. Ma poco egli godè di questi suoi vantaggi, perchè venne rapito dalla morte nel presente anno, con essere a lui succeduto nel regno goticoTeodorico, o siaTeoderico. Nella Cronica di Prospero questi avvenimenti son riferiti al susseguente anno. Nel presente Zosimo papa fulminò, siccome accennai, la sentenza contro gli errori di Pelagio e di Celestio, e dipoi fece istanza ad Onorio Augusto, dimorante in Ravenna, acciocchè per ordine suo costoro coi lor seguaci fossero cacciati da Roma e dall'altre città, e riconosciuti per eretici. Dobbiamo alla diligenza del cardinal Baronio l'editto allora pubblicato dall'imperadore, e indirizzato aPalladioprefetto del pretorio d'Italia. In vigore di questo anche gli altri prefetti del pretorio, cioèAgricoladella Gallia eMonasiodell'Oriente, ordinarono le medesime pene contra quegli eresiarchi. Nel qual tempo anche i vescovi africani in un concilio plenario, inerendo alla sentenza della sede apostolica, concordemente condannarono i suddetti eretici. Terminò il corso di sua vita in quest'anno a dì 26 di dicembre il medesimoZosimopapa, e dopo due giorni di sede vacante fu eletto nella chiesa di Marcello dalla miglior parte del clero, alla presenza di nove vescovi, per suo successoreBonifazio, vecchio prete romano, figliuolo di Giocondo, ma non senza tumulto e scisma. Imperciocchè un'altra parte del clero e del popolo, standoEulalioarcidiacono nella chiesalateranense, quivi l'elessero papa: dal che seguirono molti sconcerti nell'anno appresso. Al presente appartiene ciò che narra Prospero Tirone[Prosper, in Chronic. apud Labb.], o sia qualche altro Prospero, cioè cheFaramondocominciò a regnare sopra i Franchi. Questo è, per quanto dicono, il primo re di quella nazione a noi noto, ma esso sta appoggiato all'autorità di uno scrittore non abbastanza autentico. Nè Gregorio Turonese, nè Fredegario conobbero alcun re de' Franchi di questo nome. Ammiano[Ammian., lib. 16.]sotto l'anno 556 fa menzione dei re de' Franchi, ma senza dire qual nome avessero. Contuttociò è stato creduto dagli eruditi francesi sufficiente questa notizia, per cominciare da questo Faramondo il catalogo di essi re franchi; e tanto più perchè fa menzione di lui anche l'autorede Gestis Francorum, il quale si crede che vivesse circa l'anno di Cristo 700. Ma quell'autore racconta sul principio tante favole della venuta de' Franchi da Troja, e dà per avolo a Faramondo Priamo, e per padre Marcomiro, che non fa punto di credito all'asserzione sua intorno a Faramondo. Potrebbe anch'essere che nella Cronichetta di quel Prospero fosse stata incastrata ed aggiunta ne' secoli susseguenti la notizia d'esso Faramondo, da chi prese per buona moneta le favole inventate dell'origine de' Franchi. In fatti manca essa in qualche testo. Quello che è certo, questa bellicosa nazione, conosciuta anche ne' precedenti due secoli, signoreggiava allora quel paese che è di là dal Reno nella Germania, cominciando da Magonza fino all'Oceano, collimando, per quanto si crede, colla Sassonia e Svevia. Ermoldo Nigello[Ermold. Nigellus, lib. 4, in Rer. Italicar., p. 2, tom. 2.], il cui poema composto a' tempi di Lodovico Pio Augusto, fu da me pubblicato, scrive, essere stata a' suoi dì opinione che i Franchi tirassero la loro origine dalla Dania, o siadal mar Baltico. Sopra di che è da leggere un'erudita dissertazione del celebre Leibnizio.


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