CDXXV

CDXXVAnno diCristoCDXXV. IndizioneVIII.Celestinopapa 4.Teodosio IIimper. 24 e 18.Valentiniano IIIimperad. 1.ConsoliTeodosio Augustoper l'undecima volta eValentiniano Cesare.Una legge del Codice Teodosiano ci fa vedere in quest'annoFaustoprefetto di Roma. Quanto era avvenuto di sinistro ad Ardaburio, generale di Teodosio Augusto, avea messo in grande agitazione l'animo d'esso imperadore, sì perchè avea male incominciata l'impresa, sì perchè temeva che il tiranno Giovanni facesse qualche brutto giuoco ad Ardaburio: di maniera che egli determinò di passare in persona in Italia contra del medesimo tiranno, il quale, per attestato d'una iscrizione da me data alla luce[Thesaur. novus Inscript., pag. 403.], si vede che avea preso il consolato probabilmente nell'anno presente. Socrate[Socrates, Hist. Eccl., lib. 7, cap. 23.]ci è testimonio che esso Augusto venne fino a Salonichi; ma ivi fu colto da una malattia che l'obbligò in fine aritornarsene a Costantinopoli. Seguita a scrivere Socrate che Aspare generale di esso Augusto, considerando dall'un canto la prigionia del padre, e sapendo dall'altro che era in marcia una possente armata di Barbari, condotta da Aezio in aiuto del tiranno, non sapea qual partito prendere. Ma che prevalsero presso Dio le preghiere di Teodosio principe piissimo; imperciocchè un angelo in forma di pastore condusse Aspare, ch'era alla testa d'un buon corpo di gente, per una palude vicina a Ravenna, per la quale non si sa che alcuno mai passasse. Arrivò questa truppa fino alle porte di Ravenna, che si trovarono aperte, ed entrata fece prigione il tiranno Giovanni. Portata poi questa felice nuova a Teodosio, mentre stava col popolo nel circo per vedere la corsa dei cavalli, il pio Augusto si rivolse al popolo con dire:Lasciamo un poco questi spettacoli, e andiamo alla chiesa a ringraziar Dio, la cui destra ha atterrato il tiranno.Tutti abbandonarono il circo, e salmeggiando tennero dietro all'imperadore fino alla chiesa, dove si fermarono tutto quel dì, impiegandolo in rendimento di grazie all'Altissimo. Ma Filostorgio[Philostorg., Hist. Eccl., lib. 12, cap. 13.]storico, di credenza ariano ed eunomiano, in questa avventura non riconobbe miracolo alcuno, narrando nella seguente maniera la presa del tiranno. Dappoichè venne alle sue mani Ardaburio, il trattò con molta civiltà e cortesia, lusingandosi di tirarlo nel suo partito; e probabilmente l'astuto prigioniere fece vista di volersi accordare con lui. Fu dunque data ad Ardaburio la città per carcere; laonde ebbe tutta la comodità che volle per trattar coi capitani del tiranno, e per ascoltar varie loro doglianze, ed anzi per iscoprire in loro inclinazione a tradirlo. Se ne prevalse egli, e disposte le cose, fece con lettere segretamente intendere ad Aspare suo figliuolo che venisse prontamente, perchè teneva lavittoria in pugno. Aspare non perdè tempo, e giunto colla cavalleria a Ravenna, per quanto si può giudicare, nell'aprile dell'anno presente, dopo una breve zuffa fece prigione il tiranno per tradimento dei medesimi di lui uffiziali. Anche Marcellino conte lasciò scritto che Giovanni piuttosto per inganno di Ardaburio e di Aspare, che per loro bravura, precipitò.Fu condotto fra le catene Giovanni ad Aquileia, dove s'era fermata Placidia col figliuolo Valentiniano; e quivi dopo essergli stata troncata la mano destra, lasciò anche la testa sopra un patibolo. Idazio[Idacius., in Chron. apud Sirmond.]scrive ch'egli fu ucciso in Ravenna, ma più fede merita Filostorgio che dà la sua morte in Aquileia, siccome scrittore più informato di que' fatti. E tanto più perchè Procopio[Procop., lib. 1, cap. 3 de Bell. Vand.]attesta il medesimo, con giugnere che Giovanni fu menato nel circo di Aquileia sopra un asinello, e dopo molti strapazzi e dileggi a lui fatti dagli istrioni, fu ucciso. Pagò la misera città di Ravenna in tal occasione anch'ella il fio dell'amore ed aderenza che avea mostrato al tiranno, perchè l'esercito vincitore crudelmente la saccheggiò, siccome abbiamo da Prospero Tirone[Prosper, in Chronico apud Labb.]e dall'autore della Storia Miscella[Hist. Miscell., lib. 14.]. Stando tuttavia Valentiniano Cesare in Aquileia, pubblicò a dì 17 di luglio una legge contra dei manichei, eretici e scismatici, che si trovavano allora nella città di Roma, dove bisogna supporre che durassero tuttavia alcuni seguaci d'Eulalio, i quali non voleano riconoscere per vero papa Celestino. È indrizzata quella legge aFaustoprefetto di Roma[L. 62 et seq. lib. 16, tit. 5, Cod. Theodos.]: il che ci fa intendere che già quella città avea riconosciuto per suo signore Valentiniano dopo la morte di Giovanni tiranno. Con due altre leggi, parimente date nel presente agosto, esso Valentiniano, col consenso, come si può credere, dell'AugustoTeodosio, intimò varie pene contro gli eretici e scismatici, esistenti nell'Africa ed in ogni altra città del romano imperio. Egli è da credere che le premure del santo pontefice Celestino e di santo Agostino impetrassero tali rescritti in favore della dottrina ed unità della Chiesa cattolica. Ci è parimente una legge[L. 47, tit. 2, ibid.]data in Aquileia dal medesimo a' dì 7 di ottobre, in cui esso Cesare conferma tutti i privilegi conceduti dagli antecessori alle chiese, che Giovanni tiranno s'era dianzi studiato di annientare. Intanto Aezio, forse nulla sapendo di quanto era accaduto in Ravenna, con un esercito di sessantamila Unni, tre dì dopo la morte di Giovanni tiranno pervenne presso ad Aquileia, e, secondochè narra Filostorgio[Philost., lib. 2, cap. 14.], venne alle mani coll'esercito di Aspare, e nel conflitto rimasero morti non pochi dall'una e dall'altra parte. Ma inteso poi che Giovanni perduto avea imperio e vita, intavolò un trattato di pace o di lega con Placidia e Valentiniano, da' quali ricevette la dignità di conte. Quindi gli riuscì, mercè dello sborso di buona somma d'oro, d'indurre i Barbari a ritornarsene pacificamente alle loro case: il che fu puntualmente eseguito con essersi dati ostaggi dall'una e dall'altra parte. E qui termina la sua storia Filostorgio, di nazione cappadoce, uomo dotto, ma fiero eretico eunomiano, che si meritò il titolo d'ateista, e degno che Fozio chiamasse la di lui fatica piuttosto un encomio degli eretici che una storia. Anche Prospero nella sua Cronica[Prosper, in Chron. apud Labb.]notò che fu perdonato ad Aezio, perchè per cura di lui gli Unni, chiamati dal tiranno Giovanni, se ne ritornarono al loro paese. MaCastinoconsole di quest'anno fu cacciato in esilio, perchè si credea ch'egli avesse tenuto mano a Giovanni nell'usurpare l'imperio. Fra le epistole di sant'Agostino[In Appendice tom. 2, Operum s. Augustini.]una se nelegge a lui scritta da Bonifazio conte nell'Africa, in cui gli fa sapere che s'era rifugiato presso di lui Castino già console, quel medesimo che negli anni addietro avea mostrato sì mal animo e sprezzo contra d'esso Bonifazio; ma che egli pago dell'umilazion di costui, pensò dipoi ad aiutarlo. Gli risponde sant'Agostino che Castino con giuramento avea protestato di essere innocente delle colpe a lui apposte, e il raccomanda alla clemenza di Bonifazio. Ma queste lettere, benchè antichissime, troppo diverse dallo stile di sant'Agostino, son ripudiate dai critici, e specialmente dai padri benedettini di san Mauro. Il Sigonio[Sigonius, de imper. Occident.], fidatosi delle medesime, scrisse che Castino, mossa poi guerra in Africa, fu rotto in una battaglia da Bonifacio conte, e costretto a fuggirsene. Ma di questo conflitto nulla parlano gli scrittori di quei tempi.Venne dipoiPlacidiaconValentinianoCesare a Ravenna, e di là passò a Roma, dove da lì a non molto arrivò anche Elione maestro e patrizio, spedito dall'imperador Teodosio[Olympiodorus, apud Photium, pag. 198.], che portò aValentinianola veste imperatoria, e il dichiarò Augusto sotto la tutela di Galla PlacidiaAugustasua madre. Egli non avea allora che sette anni. Qui diede fine alla sua storia anche Olimpiodoro scrittor pagano, di cui restano solamente alcuni pezzi, a noi conservati nella sua Biblioteca da Fozio. Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]scrive che in Ravenna succedette la dichiarazione di Valentiniano, terzo fra gl'imperadori di questo nome. Ma il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad ann. 425.]sostiene ch'egli s'ingannò, asserendo Filostorgio, Olimpiodoro, Prospero e Idazio, che questa solennità si fece in Roma. Poteva egli aggiugnere anche la testimonianza di Teofane[Theophanes, in Chronogr.], che scrive portata la porpora imperiale a Valentiniano dimorante in quella augusta città.Non è però che non possa restar qualche dubbio su questo. Perciochè esso Pagi ha ben letto nella versione latina di Filostorgio, che in Roma Valentiniano ricevette la dignità imperiale; ma nel testo greco di quest'autore non v'ha menzione di Roma. E il testo d'Olimpiodoro non è chiaro, potendosi interpretare così:Ucciso poi che fu il tiranno Giovanni, Placidia col figliuolo Cesare passò a Ravenna. Ed Elione maestro e patrizio, che avea occupata Roma, col concorso colà di tutti ornò colla veste imperiale Valentiniano che avea solamente sette anni.Ed oltre a Marcellino conte, anche Giordano storico[Jordan., de Reg. Success.]del secolo susseguente asserisce che tal funzione fu fatta in Ravenna; e lo stesso si ha da Freculfo nella sua Cronica[Frecul., in Chron.]. Sappiam per altro di certo che Valentiniano, prima che terminasse il presente anno, passò a Roma; e dalla Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr. ad hunc ann.]abbiamo che il giorno della sua assunzione all'imperio fu il dì 23 d'ottobre del presente anno. Che se fosse certa la data di una legge sopra mentovata nel Codice Teodosiano[L. ultima, lib. 6, tit. de Episc.]con queste note:VIII Idus Octobris Aquilejae D. N. Teodosio XI et Valentiniano Caesare Coss.; cioè in quest'anno, molto più probabile sarebbe che in Ravenna fosse stata a lui portata la veste imperatoria, perchè in sì poco tempo forse egli non avrebbe potuto fare il viaggio da Aquileia a Roma. Merita qui d'essere rammentata una legge[L. 3. lib. 14, tit. 9, Cod. Theodos.]in quest'anno pubblicata da Teodosio Augusto, in cui ristaurò e ridusse in miglior forma le scuole pubbliche di Costantinopoli, con vietare che niuno potesse leggere in esse, se non era prima approvato per idoneo, e che non si potesse insegnare in altre scuole che nelle capitoline, cioè in luogo fabbricato da Costantino il grande ad imitazione del Campidoglio di Roma, perchè servissea tale affetto. Deputò in tali scuole tre oratori e dieci grammatici latini; cinque sofisti e dieci grammatici greci; un filosofo e due legisti. Le università dei nostri tempi si scorgono ben più considerabili di quelle d'allora. Da lì a poco con altra legge[L. 3, lib. tit. 21, Cod. Theodos.]esso imperadore dichiarò conti del primo ordine Elladio e Siriano grammatici greci, Teofilo grammatico latino, Martino e Massimo sofisti, e Leonzio legista, ordinando che da lì innanzi que' lettori che avessero faticato lo spazio di venti anni continui nella lettura, per premio avessero il medesimo onore. Così fanno i saggi principi che sanno la vera via della gloria, e cercano soprattutto il bene de' lor sudditi. Con un'altra legge esso Teodosio Augusto proibì i giuochi teatrali circensi nei giorni festivi de' Cristiani. Idazio[Idacius, in Chron. apud Sirmond.]sotto questo anno nota che i Vandali saccheggiarono Majorica e Minorica. Poscia spianarono dai fondamenti Cartagena e Siviglia, commettendo altri orridi disordini per la Spagna. Ma soggiugnendo egli che invasero anche la Mauritania provincia dell'Africa, si può dubitare che più tardi succedessero tante loro insolenze; e massimamente raccontando egli all'anno 427, cheGundericore dei Vandali prese Siviglia.

Consoli

Teodosio Augustoper l'undecima volta eValentiniano Cesare.

Una legge del Codice Teodosiano ci fa vedere in quest'annoFaustoprefetto di Roma. Quanto era avvenuto di sinistro ad Ardaburio, generale di Teodosio Augusto, avea messo in grande agitazione l'animo d'esso imperadore, sì perchè avea male incominciata l'impresa, sì perchè temeva che il tiranno Giovanni facesse qualche brutto giuoco ad Ardaburio: di maniera che egli determinò di passare in persona in Italia contra del medesimo tiranno, il quale, per attestato d'una iscrizione da me data alla luce[Thesaur. novus Inscript., pag. 403.], si vede che avea preso il consolato probabilmente nell'anno presente. Socrate[Socrates, Hist. Eccl., lib. 7, cap. 23.]ci è testimonio che esso Augusto venne fino a Salonichi; ma ivi fu colto da una malattia che l'obbligò in fine aritornarsene a Costantinopoli. Seguita a scrivere Socrate che Aspare generale di esso Augusto, considerando dall'un canto la prigionia del padre, e sapendo dall'altro che era in marcia una possente armata di Barbari, condotta da Aezio in aiuto del tiranno, non sapea qual partito prendere. Ma che prevalsero presso Dio le preghiere di Teodosio principe piissimo; imperciocchè un angelo in forma di pastore condusse Aspare, ch'era alla testa d'un buon corpo di gente, per una palude vicina a Ravenna, per la quale non si sa che alcuno mai passasse. Arrivò questa truppa fino alle porte di Ravenna, che si trovarono aperte, ed entrata fece prigione il tiranno Giovanni. Portata poi questa felice nuova a Teodosio, mentre stava col popolo nel circo per vedere la corsa dei cavalli, il pio Augusto si rivolse al popolo con dire:Lasciamo un poco questi spettacoli, e andiamo alla chiesa a ringraziar Dio, la cui destra ha atterrato il tiranno.Tutti abbandonarono il circo, e salmeggiando tennero dietro all'imperadore fino alla chiesa, dove si fermarono tutto quel dì, impiegandolo in rendimento di grazie all'Altissimo. Ma Filostorgio[Philostorg., Hist. Eccl., lib. 12, cap. 13.]storico, di credenza ariano ed eunomiano, in questa avventura non riconobbe miracolo alcuno, narrando nella seguente maniera la presa del tiranno. Dappoichè venne alle sue mani Ardaburio, il trattò con molta civiltà e cortesia, lusingandosi di tirarlo nel suo partito; e probabilmente l'astuto prigioniere fece vista di volersi accordare con lui. Fu dunque data ad Ardaburio la città per carcere; laonde ebbe tutta la comodità che volle per trattar coi capitani del tiranno, e per ascoltar varie loro doglianze, ed anzi per iscoprire in loro inclinazione a tradirlo. Se ne prevalse egli, e disposte le cose, fece con lettere segretamente intendere ad Aspare suo figliuolo che venisse prontamente, perchè teneva lavittoria in pugno. Aspare non perdè tempo, e giunto colla cavalleria a Ravenna, per quanto si può giudicare, nell'aprile dell'anno presente, dopo una breve zuffa fece prigione il tiranno per tradimento dei medesimi di lui uffiziali. Anche Marcellino conte lasciò scritto che Giovanni piuttosto per inganno di Ardaburio e di Aspare, che per loro bravura, precipitò.

Fu condotto fra le catene Giovanni ad Aquileia, dove s'era fermata Placidia col figliuolo Valentiniano; e quivi dopo essergli stata troncata la mano destra, lasciò anche la testa sopra un patibolo. Idazio[Idacius., in Chron. apud Sirmond.]scrive ch'egli fu ucciso in Ravenna, ma più fede merita Filostorgio che dà la sua morte in Aquileia, siccome scrittore più informato di que' fatti. E tanto più perchè Procopio[Procop., lib. 1, cap. 3 de Bell. Vand.]attesta il medesimo, con giugnere che Giovanni fu menato nel circo di Aquileia sopra un asinello, e dopo molti strapazzi e dileggi a lui fatti dagli istrioni, fu ucciso. Pagò la misera città di Ravenna in tal occasione anch'ella il fio dell'amore ed aderenza che avea mostrato al tiranno, perchè l'esercito vincitore crudelmente la saccheggiò, siccome abbiamo da Prospero Tirone[Prosper, in Chronico apud Labb.]e dall'autore della Storia Miscella[Hist. Miscell., lib. 14.]. Stando tuttavia Valentiniano Cesare in Aquileia, pubblicò a dì 17 di luglio una legge contra dei manichei, eretici e scismatici, che si trovavano allora nella città di Roma, dove bisogna supporre che durassero tuttavia alcuni seguaci d'Eulalio, i quali non voleano riconoscere per vero papa Celestino. È indrizzata quella legge aFaustoprefetto di Roma[L. 62 et seq. lib. 16, tit. 5, Cod. Theodos.]: il che ci fa intendere che già quella città avea riconosciuto per suo signore Valentiniano dopo la morte di Giovanni tiranno. Con due altre leggi, parimente date nel presente agosto, esso Valentiniano, col consenso, come si può credere, dell'AugustoTeodosio, intimò varie pene contro gli eretici e scismatici, esistenti nell'Africa ed in ogni altra città del romano imperio. Egli è da credere che le premure del santo pontefice Celestino e di santo Agostino impetrassero tali rescritti in favore della dottrina ed unità della Chiesa cattolica. Ci è parimente una legge[L. 47, tit. 2, ibid.]data in Aquileia dal medesimo a' dì 7 di ottobre, in cui esso Cesare conferma tutti i privilegi conceduti dagli antecessori alle chiese, che Giovanni tiranno s'era dianzi studiato di annientare. Intanto Aezio, forse nulla sapendo di quanto era accaduto in Ravenna, con un esercito di sessantamila Unni, tre dì dopo la morte di Giovanni tiranno pervenne presso ad Aquileia, e, secondochè narra Filostorgio[Philost., lib. 2, cap. 14.], venne alle mani coll'esercito di Aspare, e nel conflitto rimasero morti non pochi dall'una e dall'altra parte. Ma inteso poi che Giovanni perduto avea imperio e vita, intavolò un trattato di pace o di lega con Placidia e Valentiniano, da' quali ricevette la dignità di conte. Quindi gli riuscì, mercè dello sborso di buona somma d'oro, d'indurre i Barbari a ritornarsene pacificamente alle loro case: il che fu puntualmente eseguito con essersi dati ostaggi dall'una e dall'altra parte. E qui termina la sua storia Filostorgio, di nazione cappadoce, uomo dotto, ma fiero eretico eunomiano, che si meritò il titolo d'ateista, e degno che Fozio chiamasse la di lui fatica piuttosto un encomio degli eretici che una storia. Anche Prospero nella sua Cronica[Prosper, in Chron. apud Labb.]notò che fu perdonato ad Aezio, perchè per cura di lui gli Unni, chiamati dal tiranno Giovanni, se ne ritornarono al loro paese. MaCastinoconsole di quest'anno fu cacciato in esilio, perchè si credea ch'egli avesse tenuto mano a Giovanni nell'usurpare l'imperio. Fra le epistole di sant'Agostino[In Appendice tom. 2, Operum s. Augustini.]una se nelegge a lui scritta da Bonifazio conte nell'Africa, in cui gli fa sapere che s'era rifugiato presso di lui Castino già console, quel medesimo che negli anni addietro avea mostrato sì mal animo e sprezzo contra d'esso Bonifazio; ma che egli pago dell'umilazion di costui, pensò dipoi ad aiutarlo. Gli risponde sant'Agostino che Castino con giuramento avea protestato di essere innocente delle colpe a lui apposte, e il raccomanda alla clemenza di Bonifazio. Ma queste lettere, benchè antichissime, troppo diverse dallo stile di sant'Agostino, son ripudiate dai critici, e specialmente dai padri benedettini di san Mauro. Il Sigonio[Sigonius, de imper. Occident.], fidatosi delle medesime, scrisse che Castino, mossa poi guerra in Africa, fu rotto in una battaglia da Bonifacio conte, e costretto a fuggirsene. Ma di questo conflitto nulla parlano gli scrittori di quei tempi.

Venne dipoiPlacidiaconValentinianoCesare a Ravenna, e di là passò a Roma, dove da lì a non molto arrivò anche Elione maestro e patrizio, spedito dall'imperador Teodosio[Olympiodorus, apud Photium, pag. 198.], che portò aValentinianola veste imperatoria, e il dichiarò Augusto sotto la tutela di Galla PlacidiaAugustasua madre. Egli non avea allora che sette anni. Qui diede fine alla sua storia anche Olimpiodoro scrittor pagano, di cui restano solamente alcuni pezzi, a noi conservati nella sua Biblioteca da Fozio. Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]scrive che in Ravenna succedette la dichiarazione di Valentiniano, terzo fra gl'imperadori di questo nome. Ma il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad ann. 425.]sostiene ch'egli s'ingannò, asserendo Filostorgio, Olimpiodoro, Prospero e Idazio, che questa solennità si fece in Roma. Poteva egli aggiugnere anche la testimonianza di Teofane[Theophanes, in Chronogr.], che scrive portata la porpora imperiale a Valentiniano dimorante in quella augusta città.Non è però che non possa restar qualche dubbio su questo. Perciochè esso Pagi ha ben letto nella versione latina di Filostorgio, che in Roma Valentiniano ricevette la dignità imperiale; ma nel testo greco di quest'autore non v'ha menzione di Roma. E il testo d'Olimpiodoro non è chiaro, potendosi interpretare così:Ucciso poi che fu il tiranno Giovanni, Placidia col figliuolo Cesare passò a Ravenna. Ed Elione maestro e patrizio, che avea occupata Roma, col concorso colà di tutti ornò colla veste imperiale Valentiniano che avea solamente sette anni.Ed oltre a Marcellino conte, anche Giordano storico[Jordan., de Reg. Success.]del secolo susseguente asserisce che tal funzione fu fatta in Ravenna; e lo stesso si ha da Freculfo nella sua Cronica[Frecul., in Chron.]. Sappiam per altro di certo che Valentiniano, prima che terminasse il presente anno, passò a Roma; e dalla Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr. ad hunc ann.]abbiamo che il giorno della sua assunzione all'imperio fu il dì 23 d'ottobre del presente anno. Che se fosse certa la data di una legge sopra mentovata nel Codice Teodosiano[L. ultima, lib. 6, tit. de Episc.]con queste note:VIII Idus Octobris Aquilejae D. N. Teodosio XI et Valentiniano Caesare Coss.; cioè in quest'anno, molto più probabile sarebbe che in Ravenna fosse stata a lui portata la veste imperatoria, perchè in sì poco tempo forse egli non avrebbe potuto fare il viaggio da Aquileia a Roma. Merita qui d'essere rammentata una legge[L. 3. lib. 14, tit. 9, Cod. Theodos.]in quest'anno pubblicata da Teodosio Augusto, in cui ristaurò e ridusse in miglior forma le scuole pubbliche di Costantinopoli, con vietare che niuno potesse leggere in esse, se non era prima approvato per idoneo, e che non si potesse insegnare in altre scuole che nelle capitoline, cioè in luogo fabbricato da Costantino il grande ad imitazione del Campidoglio di Roma, perchè servissea tale affetto. Deputò in tali scuole tre oratori e dieci grammatici latini; cinque sofisti e dieci grammatici greci; un filosofo e due legisti. Le università dei nostri tempi si scorgono ben più considerabili di quelle d'allora. Da lì a poco con altra legge[L. 3, lib. tit. 21, Cod. Theodos.]esso imperadore dichiarò conti del primo ordine Elladio e Siriano grammatici greci, Teofilo grammatico latino, Martino e Massimo sofisti, e Leonzio legista, ordinando che da lì innanzi que' lettori che avessero faticato lo spazio di venti anni continui nella lettura, per premio avessero il medesimo onore. Così fanno i saggi principi che sanno la vera via della gloria, e cercano soprattutto il bene de' lor sudditi. Con un'altra legge esso Teodosio Augusto proibì i giuochi teatrali circensi nei giorni festivi de' Cristiani. Idazio[Idacius, in Chron. apud Sirmond.]sotto questo anno nota che i Vandali saccheggiarono Majorica e Minorica. Poscia spianarono dai fondamenti Cartagena e Siviglia, commettendo altri orridi disordini per la Spagna. Ma soggiugnendo egli che invasero anche la Mauritania provincia dell'Africa, si può dubitare che più tardi succedessero tante loro insolenze; e massimamente raccontando egli all'anno 427, cheGundericore dei Vandali prese Siviglia.


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