DCLXII

DCLXIIAnno diCristoDCLXII. IndizioneV.Vitalianopapa 6.Costantino, dettoCostante, imperadore 22.Grimoaldore 1.Era malcontento l'imperadoreCostantedel suo soggiorno in Costantinopoli,dove conosceva d'essere incorso per le indegne sue azioni nell'odio di tutti. Forse anche egli temeva che non fosse sicura la sua vita in quella dominante. Perciò prese la determinazione di ritirarsi altrove. Abbiamo da Teofane[Theoph., in Chronogr.]ch'egli in questo medesimo anno uscì di quella città, seco portando il meglio de' suoi arredi; e voce correva che egli venisse in Italia per passare il resto de' suoi giorni in Roma. Dacchè se ne fu partito, mandò gente a prender la moglie e i suoi tre figliuoliCostantino,EraclioeTiberio, con pensiero di condurli seco. Ma il senato di Costantinopoli e il popolo vi si oppose. Loro non dispiaceva già la lontananza d'un imperadore, in cui tanto possesso aveano preso i vizii, ma non potea già lor piacere il veder affatto priva di corte la regale loro città, con pericolo che in altro lontano paese si venisse a stabilir per sempre la residenza degli Augusti. Però non permisero che que' principi tenessero dietro al padre. In quest'anno fu chiamato da Dio a miglior vita il santo abateMassimo, di cui più volte s'è parlato di sopra, glorioso difensore della Chiesa cattolica non men colla voce che con gli scritti, e conseguì il titolo di martire per la fiera persecuzione a lui fatta dall'imperador Costante, per cui ordine dianzi gli era stata tagliata la lingua. Andarono poi tanto innanzi i dissapori e le nimicizie svegliate fra i due re novelliBertaridoeGodeberto, che si venne alle armi, ansanti amendue di detronizzare l'un l'altro. Può essere cheGodebertosi sentisse men forte e in necessità di soccorso, ed in fatti sel procurò. Chiamato a sèGaribaldoduca di Torino, lo spedì aGrimoaldoduca di Benevento, principe di gran valore, per pregarlo di venire in aiuto suo contra del fratello Bertarido, con promettergli in moglie una sua sorella. Andò Garibaldo, ma l'infedeltà e l'ambizione si accordarono insieme per produrre un effettotutto opposto all'espettazione di Godeberto: cioè l'iniquo ambasciatore in vece di eseguir fedelmente la commissione del suo signore, persuase a Grimoaldo di farsi egli re, giacchè il regno pativa ed era per patir troppo sotto due re giovanetti, inesperti e sì accaniti l'un contra dell'altro: laddove egli maturo di età e di senno, e principe bellicoso, era atto a ben governarlo e rimetterlo in buon sistema. Piacque il canto di questa sirena all'ambizioso Grimoaldo, e senza perdere tempo, lasciandoRomoaldosuo figliuolo al governo di quel ducato, e messa insieme una forte armata, s'incamminò alla volta di Pavia.Grimoaldoè spropositatamente chiamato da Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], storico tanto apprezzato dal Pagi,dux Taurinacium. La sua venuta a Pavia è da lui e dal Sigonio[Sigon., de Regno Italiae.]riferita all'anno 661; il che non può stare, discordando ciò dalle note cronologiche delle leggi d'esso Grimoaldo, delle quali parleremo all'anno 668. Crede esso Pagi che la mossa del medesimo Grimoaldo succedesse nell'anno precedente 660. Forse è più probabile nel presente, quando sussista la morte diAribertonell'anno precedente, e che dopo la di lui morte passasseun anno e tre mesi[Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 33.]prima che Grimoaldo usurpasse il trono de' Longobardi.Ora Grimoaldo mandò innanziTrasimondoconte di Capua, dandogli ordine espresso di procurargli, in passando per le città del ducato di Spoleti e della Toscana, quanti amici e partigiani egli poteva, per effettuare il conceputo disegno. Non mancò di farlo Trasimondo, e messo anch'egli insieme un buon corpo di gente, tutto disposto a' suoi voleri, si presentò con questo rinforzo a Grimoaldo, allorchè dalla Toscana calò nella Via Emilia, probabilmente verso Modena o Reggio. Inoltratasi quest'armata a Piacenza, allora Grimoaldo mandò innanzi il traditorGaribaldo, per avvisare il re Godeberto, che a momenti anch'egli arriverebbe in Pavia per aiutarlo. Fu consigliato il re di dar alloggio nel suo proprio palazzo al ben venuto duca di Benevento; poscia prima che si abboccassero insieme, l'infedel Garibaldo susurrò nell'orecchio al re dei sospetti contra di Grimoaldo, e poi gli disse che non era se non bene ch'egli sotto panni portasse l'armatura per tutti i bisogni che potessero occorrere. Altrettanto fece con Grimoaldo, facendogli credere che il re voleva ammazzarlo: cosa nondimeno difficile a credere, perchè Grimoaldo già aveva ordita la trama, nè v'era bisogno di fingere questi sospetti per conto suo. Il fatto sta, che abboccatisi i due principi, Grimoaldo in abbracciare il re, sentendo ch'egli portava l'armatura indosso, e prevalendosi di questo pretesto, sguainò la spada e l'uccise. Dopo di che occupò la sua reggia. Restò dello svenato re Godeberto un figliuolo per nomeRagimberto, oRagumberto, fanciullo di poca età, che i servidori fedeli a suo padre misero in salvo, e segretamente allevarono. Grimoaldonon ne fece caso dipoi, nè il perseguitò a cagione della sua tenera età.Bertaridore di Milano all'avviso di quanto era accaduto al fratello, preso da giusta paura, oppure da viltà d'animo, con tanta fretta si diede alla fuga, che lasciò indietro la reginaRodelindasua consorte, e un picciolo figliuolo per nomeCuniberto, che caddero nelle mani di Grimoaldo, e furono mandati in esilio a Benevento. Dappoichè Grimoaldo fu divenuto padron di Milano, non ebbe difficoltà a farsi proclamare re de' Longobardi nella dieta di Pavia; e per maggiormente assodarsi nel regno, volle anche aver per moglie la sorella dell'ucciso Godeberto, a lui promessa ne' patti sì infedelmente da lui eseguiti. Quindi rimandò al suo paese le milizie beneventane, colla forza delle quali avea conseguito il regno, nè verso d'esse fu scarso di regali. Parte nondimeno seco ne ritenne per sua guardia e sicurezza, e a questi donò una gran copia di poderi per loro ricompensa. Intanto il fuggito reBertaridosi ricoverò presso Cacano re degli Avari, ossia degli Unni, signore della Pannonia.FINE DEL SECONDO VOLUME.

Era malcontento l'imperadoreCostantedel suo soggiorno in Costantinopoli,dove conosceva d'essere incorso per le indegne sue azioni nell'odio di tutti. Forse anche egli temeva che non fosse sicura la sua vita in quella dominante. Perciò prese la determinazione di ritirarsi altrove. Abbiamo da Teofane[Theoph., in Chronogr.]ch'egli in questo medesimo anno uscì di quella città, seco portando il meglio de' suoi arredi; e voce correva che egli venisse in Italia per passare il resto de' suoi giorni in Roma. Dacchè se ne fu partito, mandò gente a prender la moglie e i suoi tre figliuoliCostantino,EraclioeTiberio, con pensiero di condurli seco. Ma il senato di Costantinopoli e il popolo vi si oppose. Loro non dispiaceva già la lontananza d'un imperadore, in cui tanto possesso aveano preso i vizii, ma non potea già lor piacere il veder affatto priva di corte la regale loro città, con pericolo che in altro lontano paese si venisse a stabilir per sempre la residenza degli Augusti. Però non permisero che que' principi tenessero dietro al padre. In quest'anno fu chiamato da Dio a miglior vita il santo abateMassimo, di cui più volte s'è parlato di sopra, glorioso difensore della Chiesa cattolica non men colla voce che con gli scritti, e conseguì il titolo di martire per la fiera persecuzione a lui fatta dall'imperador Costante, per cui ordine dianzi gli era stata tagliata la lingua. Andarono poi tanto innanzi i dissapori e le nimicizie svegliate fra i due re novelliBertaridoeGodeberto, che si venne alle armi, ansanti amendue di detronizzare l'un l'altro. Può essere cheGodebertosi sentisse men forte e in necessità di soccorso, ed in fatti sel procurò. Chiamato a sèGaribaldoduca di Torino, lo spedì aGrimoaldoduca di Benevento, principe di gran valore, per pregarlo di venire in aiuto suo contra del fratello Bertarido, con promettergli in moglie una sua sorella. Andò Garibaldo, ma l'infedeltà e l'ambizione si accordarono insieme per produrre un effettotutto opposto all'espettazione di Godeberto: cioè l'iniquo ambasciatore in vece di eseguir fedelmente la commissione del suo signore, persuase a Grimoaldo di farsi egli re, giacchè il regno pativa ed era per patir troppo sotto due re giovanetti, inesperti e sì accaniti l'un contra dell'altro: laddove egli maturo di età e di senno, e principe bellicoso, era atto a ben governarlo e rimetterlo in buon sistema. Piacque il canto di questa sirena all'ambizioso Grimoaldo, e senza perdere tempo, lasciandoRomoaldosuo figliuolo al governo di quel ducato, e messa insieme una forte armata, s'incamminò alla volta di Pavia.Grimoaldoè spropositatamente chiamato da Sigeberto[Sigebertus, in Chron.], storico tanto apprezzato dal Pagi,dux Taurinacium. La sua venuta a Pavia è da lui e dal Sigonio[Sigon., de Regno Italiae.]riferita all'anno 661; il che non può stare, discordando ciò dalle note cronologiche delle leggi d'esso Grimoaldo, delle quali parleremo all'anno 668. Crede esso Pagi che la mossa del medesimo Grimoaldo succedesse nell'anno precedente 660. Forse è più probabile nel presente, quando sussista la morte diAribertonell'anno precedente, e che dopo la di lui morte passasseun anno e tre mesi[Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 33.]prima che Grimoaldo usurpasse il trono de' Longobardi.

Ora Grimoaldo mandò innanziTrasimondoconte di Capua, dandogli ordine espresso di procurargli, in passando per le città del ducato di Spoleti e della Toscana, quanti amici e partigiani egli poteva, per effettuare il conceputo disegno. Non mancò di farlo Trasimondo, e messo anch'egli insieme un buon corpo di gente, tutto disposto a' suoi voleri, si presentò con questo rinforzo a Grimoaldo, allorchè dalla Toscana calò nella Via Emilia, probabilmente verso Modena o Reggio. Inoltratasi quest'armata a Piacenza, allora Grimoaldo mandò innanzi il traditorGaribaldo, per avvisare il re Godeberto, che a momenti anch'egli arriverebbe in Pavia per aiutarlo. Fu consigliato il re di dar alloggio nel suo proprio palazzo al ben venuto duca di Benevento; poscia prima che si abboccassero insieme, l'infedel Garibaldo susurrò nell'orecchio al re dei sospetti contra di Grimoaldo, e poi gli disse che non era se non bene ch'egli sotto panni portasse l'armatura per tutti i bisogni che potessero occorrere. Altrettanto fece con Grimoaldo, facendogli credere che il re voleva ammazzarlo: cosa nondimeno difficile a credere, perchè Grimoaldo già aveva ordita la trama, nè v'era bisogno di fingere questi sospetti per conto suo. Il fatto sta, che abboccatisi i due principi, Grimoaldo in abbracciare il re, sentendo ch'egli portava l'armatura indosso, e prevalendosi di questo pretesto, sguainò la spada e l'uccise. Dopo di che occupò la sua reggia. Restò dello svenato re Godeberto un figliuolo per nomeRagimberto, oRagumberto, fanciullo di poca età, che i servidori fedeli a suo padre misero in salvo, e segretamente allevarono. Grimoaldonon ne fece caso dipoi, nè il perseguitò a cagione della sua tenera età.Bertaridore di Milano all'avviso di quanto era accaduto al fratello, preso da giusta paura, oppure da viltà d'animo, con tanta fretta si diede alla fuga, che lasciò indietro la reginaRodelindasua consorte, e un picciolo figliuolo per nomeCuniberto, che caddero nelle mani di Grimoaldo, e furono mandati in esilio a Benevento. Dappoichè Grimoaldo fu divenuto padron di Milano, non ebbe difficoltà a farsi proclamare re de' Longobardi nella dieta di Pavia; e per maggiormente assodarsi nel regno, volle anche aver per moglie la sorella dell'ucciso Godeberto, a lui promessa ne' patti sì infedelmente da lui eseguiti. Quindi rimandò al suo paese le milizie beneventane, colla forza delle quali avea conseguito il regno, nè verso d'esse fu scarso di regali. Parte nondimeno seco ne ritenne per sua guardia e sicurezza, e a questi donò una gran copia di poderi per loro ricompensa. Intanto il fuggito reBertaridosi ricoverò presso Cacano re degli Avari, ossia degli Unni, signore della Pannonia.

FINE DEL SECONDO VOLUME.


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