DCXII

DCXIIAnno diCristoDCXII. IndizioneXV.Bonifacio IVpapa 5.Eraclioimperadore 3.Agilolfore 22.L'anno I dopo il consolato diEraclio Augusto.Benchè l'anno presente fosse calamitoso anch'esso in Oriente, perchè i Persiani sottomisero al loro imperio Cesarea capitale della Cappadocia, tuttavia fu in gran festa la città di Costantinopoli, perchè nel dì 3 di maggio l'imperadriceEudociapartorì un maschio, appellatoEraclio Costantino[Chronic. Alexandr. Theoph. in Chronogr.]. E nel dì 4 di ottobreEpifania, appellata ancheEudocia, nata nell'anno precedente all'imperadoreEraclio, fu dal padre dichiarata Augusta e coronata daSergiopatriarca. Ma nel dì 13 del mese d'agosto in questo medesimo anno finì di vivere la suddetta imperadrice Eudocia sua madre. In Italia l'esarcoGiovanniottenne dal re Agilolfo che fosse confermata la tregua anche per un anno. Nel mese di marzo venne a morte in Trento il buon servo di DioSecondoabbate, amatissimo dal reAgilolfoe dalla reginaTeodelinda, il quale lasciò scritta una breve storia de' fatti de' Longobardi sino ai suoi giorni, veduta da Paolo Diacono, ma non giunta ai secoli nostri. Intanto i due re franchi[Fredegar., Chron., cap. 38.]Teodericore della Borgogna eTeodebertore di Metz, ossia dell'Austrasia, benchè fratelli, si mangiavano il cuore l'un l'altro: tutto per istigazione dell'empia reginaBrunechildeloro avola. Seguì una battaglia ben sanguinosa fra essi nelle campagne di Toul, e la peggio toccò a Teodeberto, il quale messa insieme una più possente armata, composta de' popoli germanici che eranoa lui soggetti, nel luogo di Tolbiac, posto nel ducato di Giuliers, venne ad un secondo conflitto. Combatterono le due armate con rabbia inudita e strage spaventosa dall'una e dall'altra parte; ma in fine la vittoria si dichiarò per Teoderico re della Borgogna, il quale perciò entrò vincitore in Colonia. Teodeberto restò preso coi due figliuoliClotariooMeroveo, tuttavia fanciulli, e a tutti e tre la crudel regina Brunechilde fece levar la vita: con che Teoderico unì col regno della Borgogna gli ampii stati già posseduti dal fratello nella Germania, cioè il regno di Austrasia. Tale era allora il miserabile stato della Francia piena di violenze, d'ingiustizie e di guerre civili; nel mentre che l'Italia godeva un'invidiabil pace e tranquillità sotto il reAgilolfo. Ed appunto a questo re de' Longobardi ricorse circa i tempi correnti sanColombano, abbate celebrassimo, nato in Irlanda, fondatore nella Borgogna del monistero di Luxevils e d'altri monisteri, i quali riceverono da lui una regola diversa da quella di san Benedetto, ma che non istettero molto ad ammettere ancora la benedettina. Era egli incorso nell'indignazione della regina Brunechilde, da cui principalmente vennero i tanti malanni che inondarono per più anni la Francia. Però per ordine suo e del re Teoderico suo nipote fu cacciato dalla Borgogna. Si ricoverò ben egli sotto la protezione di Teodeberto re dell'Austrasia; ma dacchè questo principe vinto dal fratello restò vittima del furore di lui, o piuttosto della suddetta Brunechilde avola sua, non vedendosi il santo abbate sicuro in quelle parti, sen venne in Italia a trovare il re Agilolfo e la piissima regina di lui moglie Teodelinda, come racconta Giona[Jonas, in Vit. S. Colombani, lib. 1.]nella vita di lui.La fama della sua santità era già precorsa, e però fu da essi benignamente accolto. Fermossi per qualche tempo in Milano, dove confutò que' Longobardiche tuttavia ostinati teneano l'eresia ariana, e scrisse anche un libro contra de' loro errori. Ma il silenzio, la povertà, la solitudine erano le delizie che il buon servo di Dio cercava, e non già la pompa delle corti nè lo strepito della città. Però bramando egli un sito remoto per potervi fondare un monistero; e capitato per avventura alla corte un certo Giocondo, questi gli additò un luogo ritiratissimo chiamato Bobbio, presso al fiume Trebia, venticinque miglia sopra Piacenza, in fondo ad altissime montagne dell'Apennino, dove era una basilica di san Pietro mezzo diroccata. Vi andò san Colombano, e quivi diede principio ad uno de' più celebri monisteri d'Italia che tuttavia fiorisce. Colà fu sì grande negli antichi secoli il concorso del popolo divoto, che a poco a poco vi si formò una riguardevole terra, divenuta col tempo anche città episcopale. Io so esservi stata persona erudita, la quale s'è avvisata di sostenere che san Colombano un'altra volta venisse in Italia, cioè nell'anno 595, andando a Roma: nella qual occasione fabbricasse il monistero di Bobbio, dove poi tornasse nell'anno presente. Quali pruove si adducano per tale opinione, nol so dire. Tuttavia se mai questa fosse unicamente fondata sopra un certo diploma del re Agilolfo, converrebbe prima provare che quello fosse un documento autentico. A buon conto Giona, autore quasi contemporaneo nella vita di questo insigne servo del Signore, chiaramente attesta che solamente nell'anno presente o nel susseguente san Colombano imparò a conoscere, e cominciò ad abitar Bobbio; e noi senza grandi ragioni non ci possiamo allontanare dalla di lui autorità. Accadde circa questi tempi, per attestato di Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4.], la morte diGundoaldoduca d'Asti, fratello della regina Teodelinda. Tirata gli fu da un traditore non conosciuto una saetta, e di quel colpo morì. Ma se noi vogliam credere aFredegario[Fredegar. in Chronico., cap. 34.], questo fatto accadde molto prima, riferendolo egli all'anno 607, e con qualche particolarità di più: cioè che Gundoaldo venne in Italia con Teodelinda sua sorella, e diedela in moglie al reAgone: così era anche appellato il reAgilolfo. Ch'egli dipoi contrasse matrimonio con una nobil donna longobarda, da cui trasse due figliuoli, nomati l'unoGundebertoe l'altroAriberto. Già erano nati al re Agilolfo dalla regina Teodelinda il maschioOdolaldo(così chiama egliAdoloaldo), e una femmina per nomeGundeberga. Ora avendo il re Agilolfo e la regina Teodelinda conceputa gelosia perchè Gundoaldo era troppo amato dai Longobardi, mandarono persona, la quale appostatolo, allorchè stava al destro, con una saetta il trafisse e lo uccise. Ma può essere che Fredegario troppo qui si fidasse delle dicerie del volgo, che in casi tali facilmente trincia sentenze, e fa divenir cose certe i semplici sospetti. Che Agilolfo potesse avere avuta mano in questo affare, non è impossibile nè inverisimile. Certo non si può pensare lo stesso della regina Teodelinda principessa di rara pietà, e massimamente trattandosi di un suo fratello. Noti intanto il lettore che dei due figliuoli di Gundoaldo, il secondo ebbe il nomeAriberto. Questi col tempo divenne re de' Longobardi.

L'anno I dopo il consolato diEraclio Augusto.

Benchè l'anno presente fosse calamitoso anch'esso in Oriente, perchè i Persiani sottomisero al loro imperio Cesarea capitale della Cappadocia, tuttavia fu in gran festa la città di Costantinopoli, perchè nel dì 3 di maggio l'imperadriceEudociapartorì un maschio, appellatoEraclio Costantino[Chronic. Alexandr. Theoph. in Chronogr.]. E nel dì 4 di ottobreEpifania, appellata ancheEudocia, nata nell'anno precedente all'imperadoreEraclio, fu dal padre dichiarata Augusta e coronata daSergiopatriarca. Ma nel dì 13 del mese d'agosto in questo medesimo anno finì di vivere la suddetta imperadrice Eudocia sua madre. In Italia l'esarcoGiovanniottenne dal re Agilolfo che fosse confermata la tregua anche per un anno. Nel mese di marzo venne a morte in Trento il buon servo di DioSecondoabbate, amatissimo dal reAgilolfoe dalla reginaTeodelinda, il quale lasciò scritta una breve storia de' fatti de' Longobardi sino ai suoi giorni, veduta da Paolo Diacono, ma non giunta ai secoli nostri. Intanto i due re franchi[Fredegar., Chron., cap. 38.]Teodericore della Borgogna eTeodebertore di Metz, ossia dell'Austrasia, benchè fratelli, si mangiavano il cuore l'un l'altro: tutto per istigazione dell'empia reginaBrunechildeloro avola. Seguì una battaglia ben sanguinosa fra essi nelle campagne di Toul, e la peggio toccò a Teodeberto, il quale messa insieme una più possente armata, composta de' popoli germanici che eranoa lui soggetti, nel luogo di Tolbiac, posto nel ducato di Giuliers, venne ad un secondo conflitto. Combatterono le due armate con rabbia inudita e strage spaventosa dall'una e dall'altra parte; ma in fine la vittoria si dichiarò per Teoderico re della Borgogna, il quale perciò entrò vincitore in Colonia. Teodeberto restò preso coi due figliuoliClotariooMeroveo, tuttavia fanciulli, e a tutti e tre la crudel regina Brunechilde fece levar la vita: con che Teoderico unì col regno della Borgogna gli ampii stati già posseduti dal fratello nella Germania, cioè il regno di Austrasia. Tale era allora il miserabile stato della Francia piena di violenze, d'ingiustizie e di guerre civili; nel mentre che l'Italia godeva un'invidiabil pace e tranquillità sotto il reAgilolfo. Ed appunto a questo re de' Longobardi ricorse circa i tempi correnti sanColombano, abbate celebrassimo, nato in Irlanda, fondatore nella Borgogna del monistero di Luxevils e d'altri monisteri, i quali riceverono da lui una regola diversa da quella di san Benedetto, ma che non istettero molto ad ammettere ancora la benedettina. Era egli incorso nell'indignazione della regina Brunechilde, da cui principalmente vennero i tanti malanni che inondarono per più anni la Francia. Però per ordine suo e del re Teoderico suo nipote fu cacciato dalla Borgogna. Si ricoverò ben egli sotto la protezione di Teodeberto re dell'Austrasia; ma dacchè questo principe vinto dal fratello restò vittima del furore di lui, o piuttosto della suddetta Brunechilde avola sua, non vedendosi il santo abbate sicuro in quelle parti, sen venne in Italia a trovare il re Agilolfo e la piissima regina di lui moglie Teodelinda, come racconta Giona[Jonas, in Vit. S. Colombani, lib. 1.]nella vita di lui.

La fama della sua santità era già precorsa, e però fu da essi benignamente accolto. Fermossi per qualche tempo in Milano, dove confutò que' Longobardiche tuttavia ostinati teneano l'eresia ariana, e scrisse anche un libro contra de' loro errori. Ma il silenzio, la povertà, la solitudine erano le delizie che il buon servo di Dio cercava, e non già la pompa delle corti nè lo strepito della città. Però bramando egli un sito remoto per potervi fondare un monistero; e capitato per avventura alla corte un certo Giocondo, questi gli additò un luogo ritiratissimo chiamato Bobbio, presso al fiume Trebia, venticinque miglia sopra Piacenza, in fondo ad altissime montagne dell'Apennino, dove era una basilica di san Pietro mezzo diroccata. Vi andò san Colombano, e quivi diede principio ad uno de' più celebri monisteri d'Italia che tuttavia fiorisce. Colà fu sì grande negli antichi secoli il concorso del popolo divoto, che a poco a poco vi si formò una riguardevole terra, divenuta col tempo anche città episcopale. Io so esservi stata persona erudita, la quale s'è avvisata di sostenere che san Colombano un'altra volta venisse in Italia, cioè nell'anno 595, andando a Roma: nella qual occasione fabbricasse il monistero di Bobbio, dove poi tornasse nell'anno presente. Quali pruove si adducano per tale opinione, nol so dire. Tuttavia se mai questa fosse unicamente fondata sopra un certo diploma del re Agilolfo, converrebbe prima provare che quello fosse un documento autentico. A buon conto Giona, autore quasi contemporaneo nella vita di questo insigne servo del Signore, chiaramente attesta che solamente nell'anno presente o nel susseguente san Colombano imparò a conoscere, e cominciò ad abitar Bobbio; e noi senza grandi ragioni non ci possiamo allontanare dalla di lui autorità. Accadde circa questi tempi, per attestato di Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 4.], la morte diGundoaldoduca d'Asti, fratello della regina Teodelinda. Tirata gli fu da un traditore non conosciuto una saetta, e di quel colpo morì. Ma se noi vogliam credere aFredegario[Fredegar. in Chronico., cap. 34.], questo fatto accadde molto prima, riferendolo egli all'anno 607, e con qualche particolarità di più: cioè che Gundoaldo venne in Italia con Teodelinda sua sorella, e diedela in moglie al reAgone: così era anche appellato il reAgilolfo. Ch'egli dipoi contrasse matrimonio con una nobil donna longobarda, da cui trasse due figliuoli, nomati l'unoGundebertoe l'altroAriberto. Già erano nati al re Agilolfo dalla regina Teodelinda il maschioOdolaldo(così chiama egliAdoloaldo), e una femmina per nomeGundeberga. Ora avendo il re Agilolfo e la regina Teodelinda conceputa gelosia perchè Gundoaldo era troppo amato dai Longobardi, mandarono persona, la quale appostatolo, allorchè stava al destro, con una saetta il trafisse e lo uccise. Ma può essere che Fredegario troppo qui si fidasse delle dicerie del volgo, che in casi tali facilmente trincia sentenze, e fa divenir cose certe i semplici sospetti. Che Agilolfo potesse avere avuta mano in questo affare, non è impossibile nè inverisimile. Certo non si può pensare lo stesso della regina Teodelinda principessa di rara pietà, e massimamente trattandosi di un suo fratello. Noti intanto il lettore che dei due figliuoli di Gundoaldo, il secondo ebbe il nomeAriberto. Questi col tempo divenne re de' Longobardi.


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