DCXXAnno diCristoDCXX. IndizioneVIII.Bonifacio Vpapa 2.Eraclioimperadore 11.Adaloaldore 6.L'anno IX dopo il consolato diEraclio Augusto.Quando nell'anno precedente sia succeduta l'irruzione fatta dagli Avaricontro diEraclioimperadore e della città di Costantinopoli, si può credere che appartenga a quest'anno la pace conchiusa fra essi, e raccontata da Teofane[Theoph. in Chronogr.]. Ancorchè Eraclio fosse amareggiato non poco per l'iniquità commessa contra di lui dal re barbaro, pure il sistema sì sconcertato de' suoi affari e il desiderio d'uscire, subito che poteva, in campagna contra de' Persiani, gli fecero dissimular tutto, e prendere le vie della piacevolezza, per veder pure d'aver la pace dalla nazione avarica. Tornò dunque a mandar degli ambasciatori aCacanoper trattare d'aggiustamento; e questi gli parlarono con sì buon garbo, che giunsero a stabilire una buona amicizia, e furono confermate le vecchie capitolazioni; alle quali forse perchè Eraclio dianzi non volle consentire, gl'incontrò quella brutta beffa, di cui abbiam favellato. Circa questi tempi un certoAgrestio, già notaio diTeodericore della Borgogna, e divenuto monaco nel monistero di Luxevils in Borgogna, si partì da quel monistero e venne ad Aquileia. Giona, monaco e scrittore di questi tempi, nella vita di sant'Eustasio[Jonas, in Actis Sanct. Ordin. S. Benedict. Secula. II.]abate racconta ch'egli si affezionò allo scisma del patriarca di Aquileia, pretendendo che il patriarca di Grado, benchè unito di sentimenti colla Chiesa romana e con quasi tutte le chiese del Cristianesimo, non tenesse la dottrina vera della Chiesa perchè condannava i tre capitoli. E sopra questo medesimo argomento scrisse una lettera piena di veleno e di riprensione al santo abate di BobbioAttala, e gliel inviò per mezzo di Aurelio notaio del reAdaloaldo. Giona seguita a dire di aver egli stesso avuto in mano l'originale d'essa lettera, e di averlo per sua negligenza perduto. Attala se ne fece beffe, nè degnossi di dargli risposta.
L'anno IX dopo il consolato diEraclio Augusto.
Quando nell'anno precedente sia succeduta l'irruzione fatta dagli Avaricontro diEraclioimperadore e della città di Costantinopoli, si può credere che appartenga a quest'anno la pace conchiusa fra essi, e raccontata da Teofane[Theoph. in Chronogr.]. Ancorchè Eraclio fosse amareggiato non poco per l'iniquità commessa contra di lui dal re barbaro, pure il sistema sì sconcertato de' suoi affari e il desiderio d'uscire, subito che poteva, in campagna contra de' Persiani, gli fecero dissimular tutto, e prendere le vie della piacevolezza, per veder pure d'aver la pace dalla nazione avarica. Tornò dunque a mandar degli ambasciatori aCacanoper trattare d'aggiustamento; e questi gli parlarono con sì buon garbo, che giunsero a stabilire una buona amicizia, e furono confermate le vecchie capitolazioni; alle quali forse perchè Eraclio dianzi non volle consentire, gl'incontrò quella brutta beffa, di cui abbiam favellato. Circa questi tempi un certoAgrestio, già notaio diTeodericore della Borgogna, e divenuto monaco nel monistero di Luxevils in Borgogna, si partì da quel monistero e venne ad Aquileia. Giona, monaco e scrittore di questi tempi, nella vita di sant'Eustasio[Jonas, in Actis Sanct. Ordin. S. Benedict. Secula. II.]abate racconta ch'egli si affezionò allo scisma del patriarca di Aquileia, pretendendo che il patriarca di Grado, benchè unito di sentimenti colla Chiesa romana e con quasi tutte le chiese del Cristianesimo, non tenesse la dottrina vera della Chiesa perchè condannava i tre capitoli. E sopra questo medesimo argomento scrisse una lettera piena di veleno e di riprensione al santo abate di BobbioAttala, e gliel inviò per mezzo di Aurelio notaio del reAdaloaldo. Giona seguita a dire di aver egli stesso avuto in mano l'originale d'essa lettera, e di averlo per sua negligenza perduto. Attala se ne fece beffe, nè degnossi di dargli risposta.