DCXXVIII

DCXXVIIIAnno diCristoDCXXVIII. IndizioneI.Onorio Ipapa 4.Eraclioimperadore 19.Arioaldore 4.L'anno XVII dopo il consolato diEraclio Augusto.Si aprì l'anno presente felicissimo e glorioso per la Cristianità, perchè l'ultimo della guerra coi Persiani. Teofane[Theoph., in Chronogr.]minutamente racconta i progressi dell'armata diEraclioAugusto, che proseguendo il cammino, arrivò al palazzo di Bebdarch, e lo distrusse col suo tempio.Cosroe, che non era molto lungi nel palazzo regale di Dastagerd, frettolosamente se ne fuggì alla città di Ctesifonte, dove per ventiquattro anni mai non era comparso per una predizione a lui fatta, che in quella città egli dovea perire. Giunto il felice esercito cristiano ai palazzi di Dastagerd, quivi trovò trecento bandiere prese ai Cristiani dall'armata persiana, allorchè tutto andava a seconda dei loro desiderii. Inoltre vi trovò un'immensa copia di aromati, di sete, di tappeti ricamati, di argenti, di vesti, siccome ancora di cignali, pavoni e fagiani, e un serraglio ancora di leoni e di tigri d'inusitata grandezza. Erano le fabbriche di que' palazzi di mirabile struttura e vaghezza; ma Eraclio dopo aver ivi, nel giorno santo dell'Epifania, rinfrescato l'esercito, in vendetta di tanti danni inferiti da' Persiani alle città dell'impero tutto fece smantellare e dare alle fiamme. Intanto Cosroe scappò a Seleucia, e in essa città ripose il suo tesoro. E perciocchè gli fu fatto credere che Sarbaro, ossia Sarbaraza suo generale, se l'intendesse coi Greci, nè perciò volesse prendere l'assediata città di Calcedone,e che anzi sparlasse del medesimo re suo padrone, scrisse una lettera a Cardarega, collega del medesimo generale, ordinandogli di ammazzarlo, e levato poi l'assedio, di venire in soccorso della Persia afflitta. Per buona ventura restò preso nella Galazia il portator della lettera, e menato a Costantinopoli davanti adEraclio CostantinoAugusto, figliuolo dell'imperadore. Scoperto questo affare, il giovane Augusto fece a sè chiamare Sarbaro, nè più vi volle perch'egli si pacificasse coi Cristiani. E fatta poi una nuova lettera, a cui fu destramente applicato il sigillo regale, e in cui veniva ordinato da Cosroe la morte di quattrocento dei più cospicui uffiziali di quell'armata persiana, Sarbaro nel consiglio de' suoi la lesse a Cardarega, chiedendogli se gli bastava l'animo di ubbidire al re. Allora tutti que' satrapi s'alzarono caricando di villanie Cosroe; e dopo averlo proclamato decaduto dal trono, fecero pace col giovane imperadore, e se ne andarono alle lor case pieni di veleno contra di Cosroe. Questo è il fatto raccontato di sopra all'anno 626 da Elmacino.In questo mentre l'imperadore Eraclio spedì una lettera ad esso Cosroe, invitandolo a far pace. Il superbo tiranno non ne volle far altro: cosa che gli tirò addosso l'odio de' suoi. Contuttociò il re barbaro attese a metter insieme un esercito, con dar l'armi anche ai più vili mozzi di stalla, comandando che si portassero al fiume Arba, e ne levassero i ponti. Eraclio giunto a quel fiume, nè trovando maniera di passarlo, andò per tutto il mese di febbraio scorrendo per le città e provincie persiane di qua da esso fiume. Nel mese di marzo arrivò alla città di Barsa, e diede quivi riposo all'armata per sette giorni. Colà furono a trovarlo alcuni mandati daSiroefigliuolo primogenito di Cosroe, per fargli sapere che avendo voluto suo padre infermo dichiarar re, successore ed erede suoMerdasamofratello minore d'esso Siroe, egli era risoluto di voler sostenerecoll'armi la sua ragione, ed opporsi al padre, e che già aveva dalla sua il generale dell'esercito paterno per nomeGundabusa, e due figliuoli di Sarbaro, ossia Sarbaraza. L'imperadore rispedì i messi a Siroe, consigliando che aprisse tutte le prigioni, e desse l'armi a tutti i Cristiani in esse detenuti. Elmacino[Elmac., Hist. Saracen., lib. 1, pag. 14.]pretende che Siroe fosse dianzi prigione anch'egli, e che rimesso in libertà dai satrapi, impugnasse l'armi contro del padre. Ora Cosroe, intesi i moti di Siroe, prese la fuga, ma colto per istrada e cinto di catene, fu imprigionato nel luogo stesso, dove teneva il suo tesoro; tesoro ragunato colla rovina di tanti suoi sudditi, e poi di tante provincie cristiane. Siroe sugli occhi suoi fece svenare Merdasamo destinato erede del regno, e tutti gli altri figliuoli di esso re Cosroe, a riserva di un suo nipote appellatoJasdegirde, che fu re della Persia da lì a pochi anni. Finalmente Siroe liberò la terra anche dal peso dello stesso re esecrando, che tanti mali avea cagionati in sua vita, e spezialmente fu detestabile per l'ingratitudine sua verso gl'imperadori cristiani coll'aiuto de' quali nell'anno 591 era salito sul trono di Persia. Seppe dipoi Eraclio con suo gran dispiacere da Siroe, che degli ambasciatori mandati a Cosroe, uno d'essi, cioèLeonzio, era mancato di morte naturale, e gli altri due erano stati uccisi dal barbaro re, allorchè Eraclio entrò nella Persia. Leggesi distesamente[Chron. Alex.]nella Cronica Alessandrina la lettera scritta dallo stesso Eraclio imperadore a Costantinopoli, contenente la relazione della morte di Cosroe, l'esaltazione al trono di Siroe, e la spedizione degli ambasciatori ad Eraclio per far la pace, la quale gli fu accordata, con patto che restituisse tutto quanto suo padre avea tolto all'imperio romano. E questo glorioso fine ebbe la guerra persiana con lode immortale di Eraclio imperadore,che racquistò poi, siccome diremo, la Croce santa, e somministrò a Francesco Bracciolini un nobile argomento per tessere il suo poema italiano dellaCroce racquistata. Finì in quest'anno di vivereClotario II, già divenuto signore di tutta la monarchia francese, e gli succedetteDagobertosuo figliuolo, già dichiarato re dell'Austrasia, il quale durò fatica ad assegnare un boccone del regno aCaribertosuo fratello, e tornò anche a ricuperarlo da lì a tre anni per la morte del medesimo suo fratello.

L'anno XVII dopo il consolato diEraclio Augusto.

Si aprì l'anno presente felicissimo e glorioso per la Cristianità, perchè l'ultimo della guerra coi Persiani. Teofane[Theoph., in Chronogr.]minutamente racconta i progressi dell'armata diEraclioAugusto, che proseguendo il cammino, arrivò al palazzo di Bebdarch, e lo distrusse col suo tempio.Cosroe, che non era molto lungi nel palazzo regale di Dastagerd, frettolosamente se ne fuggì alla città di Ctesifonte, dove per ventiquattro anni mai non era comparso per una predizione a lui fatta, che in quella città egli dovea perire. Giunto il felice esercito cristiano ai palazzi di Dastagerd, quivi trovò trecento bandiere prese ai Cristiani dall'armata persiana, allorchè tutto andava a seconda dei loro desiderii. Inoltre vi trovò un'immensa copia di aromati, di sete, di tappeti ricamati, di argenti, di vesti, siccome ancora di cignali, pavoni e fagiani, e un serraglio ancora di leoni e di tigri d'inusitata grandezza. Erano le fabbriche di que' palazzi di mirabile struttura e vaghezza; ma Eraclio dopo aver ivi, nel giorno santo dell'Epifania, rinfrescato l'esercito, in vendetta di tanti danni inferiti da' Persiani alle città dell'impero tutto fece smantellare e dare alle fiamme. Intanto Cosroe scappò a Seleucia, e in essa città ripose il suo tesoro. E perciocchè gli fu fatto credere che Sarbaro, ossia Sarbaraza suo generale, se l'intendesse coi Greci, nè perciò volesse prendere l'assediata città di Calcedone,e che anzi sparlasse del medesimo re suo padrone, scrisse una lettera a Cardarega, collega del medesimo generale, ordinandogli di ammazzarlo, e levato poi l'assedio, di venire in soccorso della Persia afflitta. Per buona ventura restò preso nella Galazia il portator della lettera, e menato a Costantinopoli davanti adEraclio CostantinoAugusto, figliuolo dell'imperadore. Scoperto questo affare, il giovane Augusto fece a sè chiamare Sarbaro, nè più vi volle perch'egli si pacificasse coi Cristiani. E fatta poi una nuova lettera, a cui fu destramente applicato il sigillo regale, e in cui veniva ordinato da Cosroe la morte di quattrocento dei più cospicui uffiziali di quell'armata persiana, Sarbaro nel consiglio de' suoi la lesse a Cardarega, chiedendogli se gli bastava l'animo di ubbidire al re. Allora tutti que' satrapi s'alzarono caricando di villanie Cosroe; e dopo averlo proclamato decaduto dal trono, fecero pace col giovane imperadore, e se ne andarono alle lor case pieni di veleno contra di Cosroe. Questo è il fatto raccontato di sopra all'anno 626 da Elmacino.

In questo mentre l'imperadore Eraclio spedì una lettera ad esso Cosroe, invitandolo a far pace. Il superbo tiranno non ne volle far altro: cosa che gli tirò addosso l'odio de' suoi. Contuttociò il re barbaro attese a metter insieme un esercito, con dar l'armi anche ai più vili mozzi di stalla, comandando che si portassero al fiume Arba, e ne levassero i ponti. Eraclio giunto a quel fiume, nè trovando maniera di passarlo, andò per tutto il mese di febbraio scorrendo per le città e provincie persiane di qua da esso fiume. Nel mese di marzo arrivò alla città di Barsa, e diede quivi riposo all'armata per sette giorni. Colà furono a trovarlo alcuni mandati daSiroefigliuolo primogenito di Cosroe, per fargli sapere che avendo voluto suo padre infermo dichiarar re, successore ed erede suoMerdasamofratello minore d'esso Siroe, egli era risoluto di voler sostenerecoll'armi la sua ragione, ed opporsi al padre, e che già aveva dalla sua il generale dell'esercito paterno per nomeGundabusa, e due figliuoli di Sarbaro, ossia Sarbaraza. L'imperadore rispedì i messi a Siroe, consigliando che aprisse tutte le prigioni, e desse l'armi a tutti i Cristiani in esse detenuti. Elmacino[Elmac., Hist. Saracen., lib. 1, pag. 14.]pretende che Siroe fosse dianzi prigione anch'egli, e che rimesso in libertà dai satrapi, impugnasse l'armi contro del padre. Ora Cosroe, intesi i moti di Siroe, prese la fuga, ma colto per istrada e cinto di catene, fu imprigionato nel luogo stesso, dove teneva il suo tesoro; tesoro ragunato colla rovina di tanti suoi sudditi, e poi di tante provincie cristiane. Siroe sugli occhi suoi fece svenare Merdasamo destinato erede del regno, e tutti gli altri figliuoli di esso re Cosroe, a riserva di un suo nipote appellatoJasdegirde, che fu re della Persia da lì a pochi anni. Finalmente Siroe liberò la terra anche dal peso dello stesso re esecrando, che tanti mali avea cagionati in sua vita, e spezialmente fu detestabile per l'ingratitudine sua verso gl'imperadori cristiani coll'aiuto de' quali nell'anno 591 era salito sul trono di Persia. Seppe dipoi Eraclio con suo gran dispiacere da Siroe, che degli ambasciatori mandati a Cosroe, uno d'essi, cioèLeonzio, era mancato di morte naturale, e gli altri due erano stati uccisi dal barbaro re, allorchè Eraclio entrò nella Persia. Leggesi distesamente[Chron. Alex.]nella Cronica Alessandrina la lettera scritta dallo stesso Eraclio imperadore a Costantinopoli, contenente la relazione della morte di Cosroe, l'esaltazione al trono di Siroe, e la spedizione degli ambasciatori ad Eraclio per far la pace, la quale gli fu accordata, con patto che restituisse tutto quanto suo padre avea tolto all'imperio romano. E questo glorioso fine ebbe la guerra persiana con lode immortale di Eraclio imperadore,che racquistò poi, siccome diremo, la Croce santa, e somministrò a Francesco Bracciolini un nobile argomento per tessere il suo poema italiano dellaCroce racquistata. Finì in quest'anno di vivereClotario II, già divenuto signore di tutta la monarchia francese, e gli succedetteDagobertosuo figliuolo, già dichiarato re dell'Austrasia, il quale durò fatica ad assegnare un boccone del regno aCaribertosuo fratello, e tornò anche a ricuperarlo da lì a tre anni per la morte del medesimo suo fratello.


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