DCXXX

DCXXXAnno diCristoDCXXX. IndizioneIII.Onorio Ipapa 6.Eraclioimperadore 21.Arioaldore 6.L'anno XIX dopo il consolato diEraclio Augusto.Nacque nell'anno presente[Theoph., in Chronogr.]nel dì 7 di novembre un figliuolo adEraclio Costantino. Augusto, e per conseguente un nipote d'Eraclioil grande imperadore, e gli fu posto il nome diEraclio, ma dopo la morte del padre egli assunse quello diCostante, o, come altri vogliono, di Costantino, sebbene par più probabile che nel battesimo fosse nominatoEraclio Costante. Allo stesso Eraclio imperadore, mentre era in Oriente,MartinaAugusta partorì un figliuolo che fu appellatoDavid, e giunse ad avere il titolo di Cesare, ma ebbe corta vita. Parimente aDagoberto[Fredegar., in Chron., cap. 59.]re de' Franchi nacque fuor di matrimonio da una giovine chiamata Ragnetruda un figliuolo che ebbe nomeSigeberto, oSigoberto, che poi fu re. In questi tempi i re franchi non distinguevano i figliuoli bastardi dai legittimi, e nel medesimo tempo teneano più d'una moglie e molte concubine. Fredegario lo attesta dello stesso re Dagoberto, e ve ne ha degli altri esempli. Peròquei re non aveano per anche dismessi tutti i riti e disordini della gentilità; e in paragon loro si può dire che fossero meglio costumati i re longobardi, benchè non tutti cattolici. Sotto quest'anno mise Andrea Dandolo[Dandulus, in Chron., tom. 12 Rer. Italic.], e dopo lui il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], l'assunzione diPrimigeniopatriarca gradense. Per maneggio dei Longobardi era stato eletto patriarca di Grado (tuttochè quell'isola fosse suggetta all'imperadore)Fortunato, il quale, non meno del patriarca di Aquileia, rispettava il concilio quinto generale. Scoperto che fu il suo cuore scismatico, il clero di Grado e i vescovi dell'Istria, fedeli ed uniti colla Chiesa romana, si sollevarono contro di costui, di maniera che non veggendosi egli sicuro, e temendo che l'esarco di Ravenna non mandasse un dì a farlo prigione, dopo avere svaligiata quella chiesa di tutti i suoi vasi ed arredi più preziosi, e fatto lo stesso a varie chiese parrocchiali e spedali dell'Istria, se ne scappò con tutto quel tesoro a Gormona, castello del Friuli sotto il dominio de' Longobardi. Portatone l'avviso a papaOnorio, immediatamente elesse vescovo di GradoPrimigeniosuddiacono e regionario della santa Chiesa romana, e lo spedì colà ornato del pallio archiepiscopale, e con una lettera che è interamente riferita dal Dandolo e dal cardinal Baronio. Ma nell'edizione da me[Antiq. Ital., Dissert. XVIII.]fatta del Dandolo, quella lettera, secondo il testo della Biblioteca ambrosiana, è dataXII kalendas martias, Heraclii anno XVIII. E però se questa data si ha da attendere, l'elezione di Primigenio dee appartenere all'anno 628, in cui appunto la referì il Sigonio[Sigon., de Regn. Italiae, lib. 2.], e dopo il padre de Rudeis[De Rudeis, Monument. Eccl. Aquilejens., cap. 34.]. In essa lettera parla dellaCristianissima repubblica. Immaginò il cardinal Baronio chevolesse dir dellaveneta. Chiaro è che tal nome significava allora il romano imperio, ed io altrove l'ho dimostrato. Soggiunse poscia il Dandolo, che Primigenio si studiò, per quanto potè, di muovere il re de' Longobardi a far restituire alla sua chiesa il tesoro involato, ma tutto indarno, probabilmente perchè passava poca intelligenza fra il re Arioaldo eTasoneduca del Friuli, ne' cui stati si era rifugiato lo scismatico ladrone. Però il patriarca Primigenio spedì un suo apocrisario adEraclioAugusto, con rappresentargli il rubamento fatto alla sua chiesa, e che i Longobardi aveano sottratto e cercato di sottrarre dalla sua ubbidienza i vescovi suffraganei. Allora il piissimo imperadore, non potendo far altro, gli mandò tanto oro ed argento, che valeva assai più di quel ch'era stato tolto alla di lui chiesa. In questi tempi il patriarca di Grado era anche vescovo delle isole circonvicine, coll'union delle quali a poco a poco si componeva e si andava aumentando la nobilissima città di Venezia. Al suddetto Primigenio vien attribuita dal Dandolo la traslazione dei corpi de' santi Ermagora e Fortunato dai confini d'Aquileia all'isola di Grado.

L'anno XIX dopo il consolato diEraclio Augusto.

Nacque nell'anno presente[Theoph., in Chronogr.]nel dì 7 di novembre un figliuolo adEraclio Costantino. Augusto, e per conseguente un nipote d'Eraclioil grande imperadore, e gli fu posto il nome diEraclio, ma dopo la morte del padre egli assunse quello diCostante, o, come altri vogliono, di Costantino, sebbene par più probabile che nel battesimo fosse nominatoEraclio Costante. Allo stesso Eraclio imperadore, mentre era in Oriente,MartinaAugusta partorì un figliuolo che fu appellatoDavid, e giunse ad avere il titolo di Cesare, ma ebbe corta vita. Parimente aDagoberto[Fredegar., in Chron., cap. 59.]re de' Franchi nacque fuor di matrimonio da una giovine chiamata Ragnetruda un figliuolo che ebbe nomeSigeberto, oSigoberto, che poi fu re. In questi tempi i re franchi non distinguevano i figliuoli bastardi dai legittimi, e nel medesimo tempo teneano più d'una moglie e molte concubine. Fredegario lo attesta dello stesso re Dagoberto, e ve ne ha degli altri esempli. Peròquei re non aveano per anche dismessi tutti i riti e disordini della gentilità; e in paragon loro si può dire che fossero meglio costumati i re longobardi, benchè non tutti cattolici. Sotto quest'anno mise Andrea Dandolo[Dandulus, in Chron., tom. 12 Rer. Italic.], e dopo lui il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], l'assunzione diPrimigeniopatriarca gradense. Per maneggio dei Longobardi era stato eletto patriarca di Grado (tuttochè quell'isola fosse suggetta all'imperadore)Fortunato, il quale, non meno del patriarca di Aquileia, rispettava il concilio quinto generale. Scoperto che fu il suo cuore scismatico, il clero di Grado e i vescovi dell'Istria, fedeli ed uniti colla Chiesa romana, si sollevarono contro di costui, di maniera che non veggendosi egli sicuro, e temendo che l'esarco di Ravenna non mandasse un dì a farlo prigione, dopo avere svaligiata quella chiesa di tutti i suoi vasi ed arredi più preziosi, e fatto lo stesso a varie chiese parrocchiali e spedali dell'Istria, se ne scappò con tutto quel tesoro a Gormona, castello del Friuli sotto il dominio de' Longobardi. Portatone l'avviso a papaOnorio, immediatamente elesse vescovo di GradoPrimigeniosuddiacono e regionario della santa Chiesa romana, e lo spedì colà ornato del pallio archiepiscopale, e con una lettera che è interamente riferita dal Dandolo e dal cardinal Baronio. Ma nell'edizione da me[Antiq. Ital., Dissert. XVIII.]fatta del Dandolo, quella lettera, secondo il testo della Biblioteca ambrosiana, è dataXII kalendas martias, Heraclii anno XVIII. E però se questa data si ha da attendere, l'elezione di Primigenio dee appartenere all'anno 628, in cui appunto la referì il Sigonio[Sigon., de Regn. Italiae, lib. 2.], e dopo il padre de Rudeis[De Rudeis, Monument. Eccl. Aquilejens., cap. 34.]. In essa lettera parla dellaCristianissima repubblica. Immaginò il cardinal Baronio chevolesse dir dellaveneta. Chiaro è che tal nome significava allora il romano imperio, ed io altrove l'ho dimostrato. Soggiunse poscia il Dandolo, che Primigenio si studiò, per quanto potè, di muovere il re de' Longobardi a far restituire alla sua chiesa il tesoro involato, ma tutto indarno, probabilmente perchè passava poca intelligenza fra il re Arioaldo eTasoneduca del Friuli, ne' cui stati si era rifugiato lo scismatico ladrone. Però il patriarca Primigenio spedì un suo apocrisario adEraclioAugusto, con rappresentargli il rubamento fatto alla sua chiesa, e che i Longobardi aveano sottratto e cercato di sottrarre dalla sua ubbidienza i vescovi suffraganei. Allora il piissimo imperadore, non potendo far altro, gli mandò tanto oro ed argento, che valeva assai più di quel ch'era stato tolto alla di lui chiesa. In questi tempi il patriarca di Grado era anche vescovo delle isole circonvicine, coll'union delle quali a poco a poco si componeva e si andava aumentando la nobilissima città di Venezia. Al suddetto Primigenio vien attribuita dal Dandolo la traslazione dei corpi de' santi Ermagora e Fortunato dai confini d'Aquileia all'isola di Grado.


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