DCXXXII

DCXXXIIAnno diCristoDCXXXII. IndizioneV.Onorio Ipapa 8.Eraclioimperadore 23.Arioaldore 8.L'anno XXI dopo il consolato diEraclio Augusto.Sul supposto che nell'anno 629 possa essere accaduta la disgrazia diGundebergaregina, di cui parlammo, s'ha nel presente da mettere la di lei liberazione. Correva già il terzo anno ch'essa stava rinchiusa in una torre della terra di Lomello,quando, per attestato di Fredegario[Fredegar., in Chronic., cap. 51.], furono spediti degli ambasciatori daClotario IIre de' Franchi al re dei Longobardi Arioaldo, per chiedergli conto del mal trattamento fatto ad essa regina sua moglie, parente dei re franchi, perchè figliuola diTeodelinda, la quale ebbe per padreGaribaldo Iduca di Baviera, e per madreGualdradavedova diTeodebaldore dei Franchi. Quando veramente sussista che questi ambasciatori venissero mandati dal re Clotario, converrà mettere nell'anno 625 la prigionia di Gundeberga, cioè appena dappoichè Arioaldo fu divenuto re; perciocchè Clotario mancò di vita nell'anno 628, e Fredegario scrive che per cagione d'essi ambasciadori Gundeberga,dopo tre anni d'esilio, fu rimessa in libertà e sul trono. Ma probabilmente gli ambasciatori suddetti furono spediti dal reDagobertosuccessor di Clotario, non essendo sì esatto Fredegario nelle circostanze dei fatti e dei tempi, che si sia obbligato a seguitarlo dappertutto a occhi chiusi. Ad ognuno è qui lecito il sentir come a lui piace. Comunque però sia del tempo, ci vien dicendo Fredegario, che udito il motivo di quella prigionia, uno degli ambasciatori per nomeAnsoaldo, ossia Ansaldo, propose il giudizio di Dio, per indagare la innocenza, o la reità di Gundeberga. Cioè propose un duello fraAdalolfoaccusatore e un campione della reina. In que' tempi di ignoranza erano pur troppo in uso non solamente i duelli, ma anche le pruove dell'acqua fredda o calda, e della croce, o de' vomeri infocati, ed altre simili (riprovate dalla Chiesa), con persuasione che Dio protettore dell'innocenza dichiarerebbe se le imputazioni fossero vere o false, senza por mente che questo era un tentar Dio, e un volere ch'egli, secondo il capriccio degli uomini, e quando loro piacesse, facesse de' miracoli. Fu accettata la proposizione dal reArioaldo. Si venne al combattimento fra il calunniatoreAdalolfo e il campione di Gundeberga chiamato per sopprannome Pittone. Il primo restò morto sul campo, e l'altro vincitore; perlochè fu giudicata innocente la regina, e restituita nell'onore e grado primiero. Veggasi all'anno 641 un altro simile racconto di questa medesima regina, con restarmi qualche sospetto che Fredegario possa aver narrato lo stesso avvenimento in due luoghi, benchè con circostanze diverse. Secondo la Cronica Saracenica di Elmacino[Elmacinus, Histor. Saracen., lib. 1, pag. 9.], il falso profetaMoammed, da noi appellatoMaometto, nel giorno 17 di giugno di quest'anno, dopo avere infettata de' suoi errori l'Arabia tutta, finì di vivere, ed ebbe per successore e principe degli ArabiAbubacar. Importa assaissimo anche alla storia d'Italia il conoscere i fatti di quell'empia setta e nazione, perchè staremo poco ad intendere come questa si dilatasse con immensa rovina dell'imperio romano, e con incredibil danno della religion cristiana, e come essa stendesse le sue conquiste col tempo fino in Italia.

L'anno XXI dopo il consolato diEraclio Augusto.

Sul supposto che nell'anno 629 possa essere accaduta la disgrazia diGundebergaregina, di cui parlammo, s'ha nel presente da mettere la di lei liberazione. Correva già il terzo anno ch'essa stava rinchiusa in una torre della terra di Lomello,quando, per attestato di Fredegario[Fredegar., in Chronic., cap. 51.], furono spediti degli ambasciatori daClotario IIre de' Franchi al re dei Longobardi Arioaldo, per chiedergli conto del mal trattamento fatto ad essa regina sua moglie, parente dei re franchi, perchè figliuola diTeodelinda, la quale ebbe per padreGaribaldo Iduca di Baviera, e per madreGualdradavedova diTeodebaldore dei Franchi. Quando veramente sussista che questi ambasciatori venissero mandati dal re Clotario, converrà mettere nell'anno 625 la prigionia di Gundeberga, cioè appena dappoichè Arioaldo fu divenuto re; perciocchè Clotario mancò di vita nell'anno 628, e Fredegario scrive che per cagione d'essi ambasciadori Gundeberga,dopo tre anni d'esilio, fu rimessa in libertà e sul trono. Ma probabilmente gli ambasciatori suddetti furono spediti dal reDagobertosuccessor di Clotario, non essendo sì esatto Fredegario nelle circostanze dei fatti e dei tempi, che si sia obbligato a seguitarlo dappertutto a occhi chiusi. Ad ognuno è qui lecito il sentir come a lui piace. Comunque però sia del tempo, ci vien dicendo Fredegario, che udito il motivo di quella prigionia, uno degli ambasciatori per nomeAnsoaldo, ossia Ansaldo, propose il giudizio di Dio, per indagare la innocenza, o la reità di Gundeberga. Cioè propose un duello fraAdalolfoaccusatore e un campione della reina. In que' tempi di ignoranza erano pur troppo in uso non solamente i duelli, ma anche le pruove dell'acqua fredda o calda, e della croce, o de' vomeri infocati, ed altre simili (riprovate dalla Chiesa), con persuasione che Dio protettore dell'innocenza dichiarerebbe se le imputazioni fossero vere o false, senza por mente che questo era un tentar Dio, e un volere ch'egli, secondo il capriccio degli uomini, e quando loro piacesse, facesse de' miracoli. Fu accettata la proposizione dal reArioaldo. Si venne al combattimento fra il calunniatoreAdalolfo e il campione di Gundeberga chiamato per sopprannome Pittone. Il primo restò morto sul campo, e l'altro vincitore; perlochè fu giudicata innocente la regina, e restituita nell'onore e grado primiero. Veggasi all'anno 641 un altro simile racconto di questa medesima regina, con restarmi qualche sospetto che Fredegario possa aver narrato lo stesso avvenimento in due luoghi, benchè con circostanze diverse. Secondo la Cronica Saracenica di Elmacino[Elmacinus, Histor. Saracen., lib. 1, pag. 9.], il falso profetaMoammed, da noi appellatoMaometto, nel giorno 17 di giugno di quest'anno, dopo avere infettata de' suoi errori l'Arabia tutta, finì di vivere, ed ebbe per successore e principe degli ArabiAbubacar. Importa assaissimo anche alla storia d'Italia il conoscere i fatti di quell'empia setta e nazione, perchè staremo poco ad intendere come questa si dilatasse con immensa rovina dell'imperio romano, e con incredibil danno della religion cristiana, e come essa stendesse le sue conquiste col tempo fino in Italia.


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