DCXXXIX

DCXXXIXAnno diCristoDCXXXIX. IndizioneXII.Sedevacante.Eraclioimperadore 30.Rotarire 4.L'anno XXVIII dopo il consolato diEraclio Augusto.Restò vacante in tutto quest'anno la cattedra di san Pietro, non essendo mai venuta dalla corte imperiale la licenza di consacrare l'eletto papaSeverino. Congettura il cardinale annalista, che procedesse sì gran ritardo dal maneggio diEraclioAugusto e dall'esarco, perchè volevano prima indurre Severino ad accettare l'ectesi, ossia l'istruzione pubblicata da Sergio patriarca di Costantinopoli intorno alla controversia del monotelismo, al che Severino non volea per conto alcuno acconsentire. In fatti, verso il fine del precedente anno il suddettoSergioavea esposta al pubblico quell'istruzione, o esposizion di fede, e per darle più credito, s'era servito del nome dell'imperadore Eraclio. Certo è ch'esso Augusto chiaramente dipoi protestò di non aver avuta parte in essa, e ne fece una pubblica dichiarazione. In essa dunque Sergio proibiva il dire una o due operazioni in Cristo, con asserir poi chiaramente una sola volontà nel medesimo Dio-Uomo. Finì poi di vivereSergionel gennaio dell'anno presente, ed ebbe per successorePirro, il quale non tardò ad approvare l'ectesi, o, vogliam dire, l'istruzion perniciosa del suo predecessore. Il padre Combefis pretese che da altri motivi derivasse la soverchia dilazione del pontificato di Severino; ma è sostenuta anche dal padre Pagi con buone ragioni. Ora accadde in questo anno una scandalosa prepotenza usata dai ministri imperiali in Italia. Il fatto è raccontato da Anastasio bibliotecario[Anastas., in Vita Severini.]. Le truppe dell'imperadore in queste parti non erano pagate. Un brutto ripiego a questo bisogno venne in mente adIsaccopatrizio esarco di Ravenna, cioè di pagarle col tesoro della basilica lateranense, dove si trovavano tanti preziosi arredi e vasi sacri d'oro e d'argento, donati a quell'augusta patriarcale da molti pontefici, imperadori e patrizii, come anche dalla gente pia. Se la intese conMauriziocartulario dell'imperadore in Roma, il quale un dì che la guarnigione di Roma domandava il soldo, disse di non poter darlo; e poi soggiunse che nel tesoro lateranense v'era una prodigiosa quantità di danaro, raunato da papaOnorio, che a nulla serviva, e che sarebbe stata ben impiegata in soddisfare alle milizie, dalle quali dipendeva la difesa e sicurezza della città. Anzi fece loro sacrilegamente credere che l'imperadore avea mandate le paghe varie volte, e il buon papa le avea quivi riposte. Di più non ci volle per muover tutti i soldati abitanti in Roma a volersi pagar da sè stessi. Volarono al palazzo lateranense, ma non poterono entrar nel tesoro, perchè la famiglia dell'eletto papaSeverinofece fronte. Si fermarono le soldatesche per tre dì nel palazzo, e finalmente Maurizio entrò nel tesoro, e fatto sigillare il vestiario e tutti gli arredi, avvisò poi lo esarco del suo operato. Se n'andò tosto a Roma Isacco, e per non aver chi gli facesse resistenza, sotto varii pretesti mandò i principali del clero in esilio in varie città circonvicine. Di là a qualche dì entrò nel tesoro, e per otto giorni attese a svaligiarlo. Crede il Pagi che lo imperadore Eraclio non fosse prima consapevole di questa sacrilega violenza, nè l'approvasse dipoi, e potrebbe essere. Abbiam nondimeno dal medesimo storico che Isacco l'esarco mandò a Costantinopoli allo stesso Augusto una parte di questa preda. Certo non resta memoria che i re longobardi ne facessero di queste ne' paesi al loro dominio suggetti.Sotto il presente anno viene scritto da Teofane[Theoph., in Chronogr.]cheJasdogenerale dei Saraceni, passato coll'esercito di là dall'Eufrate,occupò la città diEdessae diCostanza, e poscia ebbe a forza d'armi la città diDaras, dove mise tutto quel popolo cristiano a fil di spada. In tal maniera la provincia osroena, anzi tutta la Mesopotamia, tolta all'imperio romano, venne in potere di quella barbarica nazione. Elmacino[Elmacinus, Histor. Saracen., lib. 1, pag. 29.]differisce più tardi la conquista di quel paese, e nel presente mette l'ingresso de' Saraceni nell'Egitto, e la pressa diMisra, creduta la città diMenfi. Aggiugne che intrapresero l'assedio diAlessandria, il quale durò quattordici mesi colla perdita di ventitremila Muslemi, cioè Maomettani, ed infine se ne impadronirono nell'anno ventesimo dell'egira, ch'ebbe principio nel dì 16 di luglio dell'anno di Cristo 640. Scrisse alloraAmrogenerale al califa Omaro di aver fatta quell'impresa, con trovare in essa città quattromila bagni, ventimila ortolani che vendevano erbaggi, quattromila Giudei che pagavano tributo, e quattrocento mimi, cioè commedianti. Ma che molto prima accadesse la perdita dell'Egitto, se non è fallato il testo di Niceforo[Niceph., in Chron., ep. 18.], si può dedurre dal di lui racconto. Narra egli dunque sotto l'Indizione XIIcorrente in quest'anno fino al settembre, che verso il fine dell'anno precedenteCiropatriarca alessandrino, uno de' maggiori atleti del monotelismo, fu chiamato a Costantinopoli dall'imperadoreEraclio, il quale era nelle furie contro di lui, quasi che egli avesse proditoriamente fatto cadere in mano de' Saraceni tutto l'Egitto. Ciro addusse in pubblico concistoro le sue discolpe, e rigettò sopra i ministri imperiali l'origine di quelle disavventure. Ma non lasciò per questo l'imperadore Eraclio di chiamarlo un gentile e un nemico di Dio, che aveva tradito il popolo cristiano, e consigliato di dare una figliuola di esso Augusto adOmaroprincipe de' Saraceni. Però minacciatolo di morte, il diede in mano alprefetto della città, acciocchè a forza di tormenti scoprisse la verità del preteso tradimento.

L'anno XXVIII dopo il consolato diEraclio Augusto.

Restò vacante in tutto quest'anno la cattedra di san Pietro, non essendo mai venuta dalla corte imperiale la licenza di consacrare l'eletto papaSeverino. Congettura il cardinale annalista, che procedesse sì gran ritardo dal maneggio diEraclioAugusto e dall'esarco, perchè volevano prima indurre Severino ad accettare l'ectesi, ossia l'istruzione pubblicata da Sergio patriarca di Costantinopoli intorno alla controversia del monotelismo, al che Severino non volea per conto alcuno acconsentire. In fatti, verso il fine del precedente anno il suddettoSergioavea esposta al pubblico quell'istruzione, o esposizion di fede, e per darle più credito, s'era servito del nome dell'imperadore Eraclio. Certo è ch'esso Augusto chiaramente dipoi protestò di non aver avuta parte in essa, e ne fece una pubblica dichiarazione. In essa dunque Sergio proibiva il dire una o due operazioni in Cristo, con asserir poi chiaramente una sola volontà nel medesimo Dio-Uomo. Finì poi di vivereSergionel gennaio dell'anno presente, ed ebbe per successorePirro, il quale non tardò ad approvare l'ectesi, o, vogliam dire, l'istruzion perniciosa del suo predecessore. Il padre Combefis pretese che da altri motivi derivasse la soverchia dilazione del pontificato di Severino; ma è sostenuta anche dal padre Pagi con buone ragioni. Ora accadde in questo anno una scandalosa prepotenza usata dai ministri imperiali in Italia. Il fatto è raccontato da Anastasio bibliotecario[Anastas., in Vita Severini.]. Le truppe dell'imperadore in queste parti non erano pagate. Un brutto ripiego a questo bisogno venne in mente adIsaccopatrizio esarco di Ravenna, cioè di pagarle col tesoro della basilica lateranense, dove si trovavano tanti preziosi arredi e vasi sacri d'oro e d'argento, donati a quell'augusta patriarcale da molti pontefici, imperadori e patrizii, come anche dalla gente pia. Se la intese conMauriziocartulario dell'imperadore in Roma, il quale un dì che la guarnigione di Roma domandava il soldo, disse di non poter darlo; e poi soggiunse che nel tesoro lateranense v'era una prodigiosa quantità di danaro, raunato da papaOnorio, che a nulla serviva, e che sarebbe stata ben impiegata in soddisfare alle milizie, dalle quali dipendeva la difesa e sicurezza della città. Anzi fece loro sacrilegamente credere che l'imperadore avea mandate le paghe varie volte, e il buon papa le avea quivi riposte. Di più non ci volle per muover tutti i soldati abitanti in Roma a volersi pagar da sè stessi. Volarono al palazzo lateranense, ma non poterono entrar nel tesoro, perchè la famiglia dell'eletto papaSeverinofece fronte. Si fermarono le soldatesche per tre dì nel palazzo, e finalmente Maurizio entrò nel tesoro, e fatto sigillare il vestiario e tutti gli arredi, avvisò poi lo esarco del suo operato. Se n'andò tosto a Roma Isacco, e per non aver chi gli facesse resistenza, sotto varii pretesti mandò i principali del clero in esilio in varie città circonvicine. Di là a qualche dì entrò nel tesoro, e per otto giorni attese a svaligiarlo. Crede il Pagi che lo imperadore Eraclio non fosse prima consapevole di questa sacrilega violenza, nè l'approvasse dipoi, e potrebbe essere. Abbiam nondimeno dal medesimo storico che Isacco l'esarco mandò a Costantinopoli allo stesso Augusto una parte di questa preda. Certo non resta memoria che i re longobardi ne facessero di queste ne' paesi al loro dominio suggetti.

Sotto il presente anno viene scritto da Teofane[Theoph., in Chronogr.]cheJasdogenerale dei Saraceni, passato coll'esercito di là dall'Eufrate,occupò la città diEdessae diCostanza, e poscia ebbe a forza d'armi la città diDaras, dove mise tutto quel popolo cristiano a fil di spada. In tal maniera la provincia osroena, anzi tutta la Mesopotamia, tolta all'imperio romano, venne in potere di quella barbarica nazione. Elmacino[Elmacinus, Histor. Saracen., lib. 1, pag. 29.]differisce più tardi la conquista di quel paese, e nel presente mette l'ingresso de' Saraceni nell'Egitto, e la pressa diMisra, creduta la città diMenfi. Aggiugne che intrapresero l'assedio diAlessandria, il quale durò quattordici mesi colla perdita di ventitremila Muslemi, cioè Maomettani, ed infine se ne impadronirono nell'anno ventesimo dell'egira, ch'ebbe principio nel dì 16 di luglio dell'anno di Cristo 640. Scrisse alloraAmrogenerale al califa Omaro di aver fatta quell'impresa, con trovare in essa città quattromila bagni, ventimila ortolani che vendevano erbaggi, quattromila Giudei che pagavano tributo, e quattrocento mimi, cioè commedianti. Ma che molto prima accadesse la perdita dell'Egitto, se non è fallato il testo di Niceforo[Niceph., in Chron., ep. 18.], si può dedurre dal di lui racconto. Narra egli dunque sotto l'Indizione XIIcorrente in quest'anno fino al settembre, che verso il fine dell'anno precedenteCiropatriarca alessandrino, uno de' maggiori atleti del monotelismo, fu chiamato a Costantinopoli dall'imperadoreEraclio, il quale era nelle furie contro di lui, quasi che egli avesse proditoriamente fatto cadere in mano de' Saraceni tutto l'Egitto. Ciro addusse in pubblico concistoro le sue discolpe, e rigettò sopra i ministri imperiali l'origine di quelle disavventure. Ma non lasciò per questo l'imperadore Eraclio di chiamarlo un gentile e un nemico di Dio, che aveva tradito il popolo cristiano, e consigliato di dare una figliuola di esso Augusto adOmaroprincipe de' Saraceni. Però minacciatolo di morte, il diede in mano alprefetto della città, acciocchè a forza di tormenti scoprisse la verità del preteso tradimento.


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