DLXIVAnno diCristoDLXIV. IndizioneXII.Giovanni IIIpapa 5.Giustinianoimperadore 38.L'anno XXIII dopo il consolato di Basilio.Fidatosi il cardinal Baronio di uno scrittorello non molto antico delle cose greche, e di alcuni pochi moderni, credette vero l'accecamento di Belisario, e l'esser egli stato astretto ad accattar per limosina il pane negli ultimi dì di sua vita. Ma nè Zonara, nè Glica, nè Costantino Manasse, citati da lui, rapportano sì gran peripezia di quel celebre generale d'armata. Or questa favola si dilegua per la testimonianza di Teofane[Theoph., in Chron.], il quale sotto quest'anno scrive chenel dì 19 di luglio Belisario ricuperò tutte le sue dignità, e fu rimesso in grazia dell'imperadore. Era egli stato fin allora sequestrato in casa. Ben esaminati tutti i suoi domestici, e terminato il processo, dovette comparire la di lui innocenza. Fors'anche si trovò che gli accusatori erano stati sovvertiti dalle suggestioni altrui, eccitate dall'invidia, a cui son soggetti tutti gli uomini grandi. Però glifurono restituiti gli onori e la grazia dell'imperadore. Non era a' tempi del Baronio uscita alla luce la storia di Teofane. Ma v'era ben quella di Cedreno (e lo stesso cardinale la cita), dove scrive[Cedren., in Hist. ad ann. 36 Justiniani.], chepresi gli autori della congiura, falsamente fu da essi incolpato Belisario, e gli fu dato il sequestro in casa. Il quale, dopo di essersi conosciuta la sua innocenza, a' dì 19 di luglio uscì in pubblico e ricuperò tutto il suo. Viene asserito lo stesso dall'autore della Miscella[Histor. Miscel., lib. 16.], più antico di Giorgio Cedreno, con riferire il sorgimento di Belisario aldì 19 di marzo, e non già diluglio. Ancora di questo scrittore fa menzione il cardinal Baronio; e pure egli volle piuttosto attenersi alle fole di Giovanni Tzetze, perchè gli premeva di far vedere puniti nel mondo di qua i peccati di Belisario. Circa questi tempiVenanzio Fortunato, nato in Italia in una villa posta fra Ceneda e Trevigi, dopo aver fatti i suoi studii in Ravenna, dove tuttavia erano in onore le buone lettere, sentendosi liberato da un fierissimo mal di occhi per intercessione di san Martino vescovo di Tours, passò dall'Italia nella Gallia a venerare il sepolcro di quel celebratissimo santo. Fissò dipoi il suo soggiorno nella città di Poitiers, carissimo alla santa regina e monacaRadegonda, amato dai vescovi di quelle parti, e riverito da tutti per la sua abilità nella retorica e poesia. Le opere da lui lasciate in prosa e versi sono di gran lume per la storia delle Gallie in questi tempi. Si accese in questo medesimo anno un gran fuoco nella città di Costantinopoli, per quanto abbiam da Teofane, che fra gli altri edifizii arse lo spedale dei pellegrini di san Sansone e molte chiese e monasteri: il che viene attributo dal cardinal Baronio a vendetta di Dio contra di Giustiniano per un suo errore in materia di fede, di cui parlerò all'anno susseguente. Ma che Dio, per vindicarsidi un principe caduto in fallo, distrugga i luoghi pii e le chiese sue proprie, non appaga l'intelletto. E tanto meno, perchè Giustiniano non avea peranche fatto conoscere questo suo errore, come si figura esso Baronio all'anno precedente 563.
L'anno XXIII dopo il consolato di Basilio.
Fidatosi il cardinal Baronio di uno scrittorello non molto antico delle cose greche, e di alcuni pochi moderni, credette vero l'accecamento di Belisario, e l'esser egli stato astretto ad accattar per limosina il pane negli ultimi dì di sua vita. Ma nè Zonara, nè Glica, nè Costantino Manasse, citati da lui, rapportano sì gran peripezia di quel celebre generale d'armata. Or questa favola si dilegua per la testimonianza di Teofane[Theoph., in Chron.], il quale sotto quest'anno scrive chenel dì 19 di luglio Belisario ricuperò tutte le sue dignità, e fu rimesso in grazia dell'imperadore. Era egli stato fin allora sequestrato in casa. Ben esaminati tutti i suoi domestici, e terminato il processo, dovette comparire la di lui innocenza. Fors'anche si trovò che gli accusatori erano stati sovvertiti dalle suggestioni altrui, eccitate dall'invidia, a cui son soggetti tutti gli uomini grandi. Però glifurono restituiti gli onori e la grazia dell'imperadore. Non era a' tempi del Baronio uscita alla luce la storia di Teofane. Ma v'era ben quella di Cedreno (e lo stesso cardinale la cita), dove scrive[Cedren., in Hist. ad ann. 36 Justiniani.], chepresi gli autori della congiura, falsamente fu da essi incolpato Belisario, e gli fu dato il sequestro in casa. Il quale, dopo di essersi conosciuta la sua innocenza, a' dì 19 di luglio uscì in pubblico e ricuperò tutto il suo. Viene asserito lo stesso dall'autore della Miscella[Histor. Miscel., lib. 16.], più antico di Giorgio Cedreno, con riferire il sorgimento di Belisario aldì 19 di marzo, e non già diluglio. Ancora di questo scrittore fa menzione il cardinal Baronio; e pure egli volle piuttosto attenersi alle fole di Giovanni Tzetze, perchè gli premeva di far vedere puniti nel mondo di qua i peccati di Belisario. Circa questi tempiVenanzio Fortunato, nato in Italia in una villa posta fra Ceneda e Trevigi, dopo aver fatti i suoi studii in Ravenna, dove tuttavia erano in onore le buone lettere, sentendosi liberato da un fierissimo mal di occhi per intercessione di san Martino vescovo di Tours, passò dall'Italia nella Gallia a venerare il sepolcro di quel celebratissimo santo. Fissò dipoi il suo soggiorno nella città di Poitiers, carissimo alla santa regina e monacaRadegonda, amato dai vescovi di quelle parti, e riverito da tutti per la sua abilità nella retorica e poesia. Le opere da lui lasciate in prosa e versi sono di gran lume per la storia delle Gallie in questi tempi. Si accese in questo medesimo anno un gran fuoco nella città di Costantinopoli, per quanto abbiam da Teofane, che fra gli altri edifizii arse lo spedale dei pellegrini di san Sansone e molte chiese e monasteri: il che viene attributo dal cardinal Baronio a vendetta di Dio contra di Giustiniano per un suo errore in materia di fede, di cui parlerò all'anno susseguente. Ma che Dio, per vindicarsidi un principe caduto in fallo, distrugga i luoghi pii e le chiese sue proprie, non appaga l'intelletto. E tanto meno, perchè Giustiniano non avea peranche fatto conoscere questo suo errore, come si figura esso Baronio all'anno precedente 563.