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DLXXIIAnno diCristoDLXXII. IndizioneV.Giovanni IIIpapa 13.Giustino IIimperadore 8.Alboinore 4.L'anno VI dopo il consolato diGiustino Augusto.L'assediata città di Pavia si sosteneva tuttavia contra del furore de' Longobardi; ma potrebbe essere ch'ella si rendesse ai medesimi verso il fine del presente anno, perchè ignoriamo il tempo in cui fu dato principio a quell'assedio. Paolo Diacono[Paulus Diaconus, de Gestis Langob., lib. 2, cap. 27.]attesta ch'esso duròper tre anni ed alquanti mesi. Se nel settembre dell'anno 569 avessero cominciato i Longobardi a stringerla, verisimil sarebbe la sua caduta nel cadere di questo anno. Sia ad altri lecito il differirla ai primi mesi del seguente. Abbiamo dunque dal suddetto Paolo che quella città, dopo sì lunga ed ostinata difesa, finalmente per mancanza di viveri aprì le porte adAlboino. Nel voler egli entrare per la porta orientale di san Giovanni, sotto d'essa gli cadde il cavallo; nè questo si voleva rizzare, per quanto il re adoperasse gli sproni, e il suo cavallerizzo colla frusta il percotesse. Allora uno dei suoi uffiziali, persona timorata di Dio, gli disse:Ah, signore, vi sovvenga che giuramento abbiate fatto. Guastatelo, ed entrerete nella città. Questo povero popoloè popolo cristiano. Il giuramento, dianzi fatto da Alboino in collera, era di mettere a fil di spada tutti i Pavesi, perchè non s'erano in tanto tempo voluti mai rendere. Ritrattollo Alboino, ben conoscendo che all'adempimento d'esso non era tenuto; ed allora, balzando tosto in piedi da sè il destriero, entrò il re nella città senza far male ad alcuno, e andò a stanziare nel palazzo già fabbricato dal reTeoderico. Tornato intanto il cuore in corpo ai cittadini, concorsero tutti a ringraziarlo e a riconoscerlo per loro principe. Ancor qui merita d'esser osservata la clemenza d'Alboino, tuttochè barbaro. Se si avesse a prestar fede a Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.]poco avrebbe goduto il re Alboino della sua terrena felicità, scrivendo egli che nell'anno presente, correndo laindizione quinta, seguì la sua morte. Anche l'abbate Biclariense[Abbas Biclariensis, in Chron.]sembra del medesimo parere. Ma il cardinal Baronio, anticipando ancora questo tempo, fa terminare la vita di Alboino nell'anno precedente 571, fondandosi sulle parole di Paolo, che scrive essere durato il regno d'Alboinoper tre anni e sei mesi, e deducendo questi tre anni e mesi sei dall'ingresso de' Longobardi in Italia, cioè dall'anno 568. Perchè noi tutti ci troviamo qui nel buio, ed in ogni sentenza occorrono delle difficoltà; però è permesso a ciascun di seguitar l'opinione che gli sembra più verisimile. Quanto a me, rapporterò all'anno seguente la morte d'esso re, che certo non può essere accaduta nell'anno 571, come si figurò il Baronio, quantunque paia assistere alla di lui opinione il suddetto Mario, che posticipa d'un anno altri avvenimenti, d'allora, e sia per lui Agnello Ravennate, le cui parole riferirò fra poco.

L'anno VI dopo il consolato diGiustino Augusto.

L'assediata città di Pavia si sosteneva tuttavia contra del furore de' Longobardi; ma potrebbe essere ch'ella si rendesse ai medesimi verso il fine del presente anno, perchè ignoriamo il tempo in cui fu dato principio a quell'assedio. Paolo Diacono[Paulus Diaconus, de Gestis Langob., lib. 2, cap. 27.]attesta ch'esso duròper tre anni ed alquanti mesi. Se nel settembre dell'anno 569 avessero cominciato i Longobardi a stringerla, verisimil sarebbe la sua caduta nel cadere di questo anno. Sia ad altri lecito il differirla ai primi mesi del seguente. Abbiamo dunque dal suddetto Paolo che quella città, dopo sì lunga ed ostinata difesa, finalmente per mancanza di viveri aprì le porte adAlboino. Nel voler egli entrare per la porta orientale di san Giovanni, sotto d'essa gli cadde il cavallo; nè questo si voleva rizzare, per quanto il re adoperasse gli sproni, e il suo cavallerizzo colla frusta il percotesse. Allora uno dei suoi uffiziali, persona timorata di Dio, gli disse:Ah, signore, vi sovvenga che giuramento abbiate fatto. Guastatelo, ed entrerete nella città. Questo povero popoloè popolo cristiano. Il giuramento, dianzi fatto da Alboino in collera, era di mettere a fil di spada tutti i Pavesi, perchè non s'erano in tanto tempo voluti mai rendere. Ritrattollo Alboino, ben conoscendo che all'adempimento d'esso non era tenuto; ed allora, balzando tosto in piedi da sè il destriero, entrò il re nella città senza far male ad alcuno, e andò a stanziare nel palazzo già fabbricato dal reTeoderico. Tornato intanto il cuore in corpo ai cittadini, concorsero tutti a ringraziarlo e a riconoscerlo per loro principe. Ancor qui merita d'esser osservata la clemenza d'Alboino, tuttochè barbaro. Se si avesse a prestar fede a Mario Aventicense[Marius Aventicensis, in Chron.]poco avrebbe goduto il re Alboino della sua terrena felicità, scrivendo egli che nell'anno presente, correndo laindizione quinta, seguì la sua morte. Anche l'abbate Biclariense[Abbas Biclariensis, in Chron.]sembra del medesimo parere. Ma il cardinal Baronio, anticipando ancora questo tempo, fa terminare la vita di Alboino nell'anno precedente 571, fondandosi sulle parole di Paolo, che scrive essere durato il regno d'Alboinoper tre anni e sei mesi, e deducendo questi tre anni e mesi sei dall'ingresso de' Longobardi in Italia, cioè dall'anno 568. Perchè noi tutti ci troviamo qui nel buio, ed in ogni sentenza occorrono delle difficoltà; però è permesso a ciascun di seguitar l'opinione che gli sembra più verisimile. Quanto a me, rapporterò all'anno seguente la morte d'esso re, che certo non può essere accaduta nell'anno 571, come si figurò il Baronio, quantunque paia assistere alla di lui opinione il suddetto Mario, che posticipa d'un anno altri avvenimenti, d'allora, e sia per lui Agnello Ravennate, le cui parole riferirò fra poco.


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