DLXXVII

DLXXVIIAnno diCristoDLXXVII. IndizioneX.Benedetto Ipapa 4.Giustino IIimperadore 13.Tiberio Costantinocesare 4.L'anno XI dopo il consolato diGiustino Augusto.Potrebbe essere che in quest'anno fosse succeduto un fatto, di cui ci conservòla memoria Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 3, cap. 9.]. Calarono i Franchi nel territorio di Trento, posseduto allora dai Longobardi, e presero il castello d'Anagni. Crede il Cluverio[Cluverius, Ital. lib. 1, cap. 15.]che questo oggidì sia il castello appellatoNannella valle diNon, presso il fiumeNoceche va a scaricarsi nell'Adige. Ciò udito, accorse per ricuperarloRagiloneconte dei Longobardi diLagare; ma non essendogli riuscito, sfogò la sua collera contro il paese con saccheggiarlo. Tornandosene poi indietro col bottino, fu sorpreso nel cammino daCrannichicapitano de' Franchi, e tagliato a pezzi con molti de' suoi. Se vogliam credere al suddetto Cluverio, quel conte di Lagare comandava nella città di Garda nel lago Benaco, oggidì Lago di Garda; e il padre don Gaspero Beretti benedettino[Berett., Dissertat. Chronogr. tom. 10. Rer. Ital.]pretende che Paolo scrivesseComes Langobardorum, de Lacu Gardae, e non giàde Lagare. È lodevole la conghiettura, restando solamente da cercare perchè non il duca di Trento, a cui pare che fosse sottoposto quel castello, ma il conte di Garda, territorio diverso, si sbracciasse per ritorlo dalle mani dei Franchi. Come poi i Franchi sì lontani dal Trentino venissero ad impadronirsi di quel sito, s'intenderà tosto al ricordarsi che allora il dominio de' Franchi per conto del regno d'Austrasia abbracciava le Rezie, cioè i Grigioni, l'Alemagna, ossia la Svevia, e l'Elvezia, cioè gli Svizzeri; e però probabilmente anche il Tirolo. Per essere questi diversi popoli allora sudditi dei re franchi, perciò talvolta dagli scrittori sono appellati Franchi. Non andò poi molto che quel Crannichi capitano franzese, di cui pur ora parlammo, venne a dare il guasto al Trentino. Ma nel tornarsene addietro, raggiunto daEvinoduca di Trento in un luogo tuttavia appellato Salorno sulla riva dell'Adige, quivi lasciò la vitaco' suoi seguaci, ed insieme tutto il bottino. In tal congiuntura Evino cacciò i Franchi da tutto il suo territorio. Questo Evino duca di Trento (seguita poi a scrivere Paolo Diacono) prese per moglie una figliuola diGaribaldoduca, oppure, come egli il chiama,re della Baviera. Fu, siccome accennai all'anno 558, questo Garibaldo il primo duca di essa Baviera, il quale fondatamente sia da noi conosciuto. L'Aventino[Aventinus, Annal. Bajor.]si figura che egli fosse anche il primo a non voler riconoscere la sovranità del re dei Franchi, regnante nell'Austrasia, e prendesse il titolo di re. Di ciò non abbiamo sicure memorie. Sappiamo bensì che i duchi della Baviera (provincia allora assai più vasta che negli ultimi secoli) affrettarono il nome di re, come eziandio fecero nelle Gallie i duchi della minor Bretagna. Intanto Paolo Diacono tenne conto di queste picciole notizie riguardanti il ducato di Trento, perchè avea davanti agli occhi la storia diSecondovescovo di Trento, vivuto in questi tempi, che ne dovette far menzione. Ma a notizia di lui non dovettero pervenire tante altre azioni più importanti e strepitose de' Longobardi, e di questi medesimi tempi, che restano seppellite nell'obblio. Giovanni abbate biclariense[Biclariensis, in Chron. apud Canis.]all'anno che precedette la morte di Giustino imperadore, cioè nel presente, racconta cheBandario, ossiaBaudario, oBaduario, genero d'esso Augusto, fu sconfitto in una battaglia dai Longobardi, e non molto dappoi, o per qualche ferita, o per passione d'animo, diede fine ai suoi giorni. Di questa vittoria dei Longobardi, che probabilmente fu ben considerabile, stante il personaggio cospicuo che comandava l'armata de' Greci, nulla ne seppe Paolo Diacono, e niuna altra circostanza di essa ci rimane presso gli altri scrittori.

L'anno XI dopo il consolato diGiustino Augusto.

Potrebbe essere che in quest'anno fosse succeduto un fatto, di cui ci conservòla memoria Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 3, cap. 9.]. Calarono i Franchi nel territorio di Trento, posseduto allora dai Longobardi, e presero il castello d'Anagni. Crede il Cluverio[Cluverius, Ital. lib. 1, cap. 15.]che questo oggidì sia il castello appellatoNannella valle diNon, presso il fiumeNoceche va a scaricarsi nell'Adige. Ciò udito, accorse per ricuperarloRagiloneconte dei Longobardi diLagare; ma non essendogli riuscito, sfogò la sua collera contro il paese con saccheggiarlo. Tornandosene poi indietro col bottino, fu sorpreso nel cammino daCrannichicapitano de' Franchi, e tagliato a pezzi con molti de' suoi. Se vogliam credere al suddetto Cluverio, quel conte di Lagare comandava nella città di Garda nel lago Benaco, oggidì Lago di Garda; e il padre don Gaspero Beretti benedettino[Berett., Dissertat. Chronogr. tom. 10. Rer. Ital.]pretende che Paolo scrivesseComes Langobardorum, de Lacu Gardae, e non giàde Lagare. È lodevole la conghiettura, restando solamente da cercare perchè non il duca di Trento, a cui pare che fosse sottoposto quel castello, ma il conte di Garda, territorio diverso, si sbracciasse per ritorlo dalle mani dei Franchi. Come poi i Franchi sì lontani dal Trentino venissero ad impadronirsi di quel sito, s'intenderà tosto al ricordarsi che allora il dominio de' Franchi per conto del regno d'Austrasia abbracciava le Rezie, cioè i Grigioni, l'Alemagna, ossia la Svevia, e l'Elvezia, cioè gli Svizzeri; e però probabilmente anche il Tirolo. Per essere questi diversi popoli allora sudditi dei re franchi, perciò talvolta dagli scrittori sono appellati Franchi. Non andò poi molto che quel Crannichi capitano franzese, di cui pur ora parlammo, venne a dare il guasto al Trentino. Ma nel tornarsene addietro, raggiunto daEvinoduca di Trento in un luogo tuttavia appellato Salorno sulla riva dell'Adige, quivi lasciò la vitaco' suoi seguaci, ed insieme tutto il bottino. In tal congiuntura Evino cacciò i Franchi da tutto il suo territorio. Questo Evino duca di Trento (seguita poi a scrivere Paolo Diacono) prese per moglie una figliuola diGaribaldoduca, oppure, come egli il chiama,re della Baviera. Fu, siccome accennai all'anno 558, questo Garibaldo il primo duca di essa Baviera, il quale fondatamente sia da noi conosciuto. L'Aventino[Aventinus, Annal. Bajor.]si figura che egli fosse anche il primo a non voler riconoscere la sovranità del re dei Franchi, regnante nell'Austrasia, e prendesse il titolo di re. Di ciò non abbiamo sicure memorie. Sappiamo bensì che i duchi della Baviera (provincia allora assai più vasta che negli ultimi secoli) affrettarono il nome di re, come eziandio fecero nelle Gallie i duchi della minor Bretagna. Intanto Paolo Diacono tenne conto di queste picciole notizie riguardanti il ducato di Trento, perchè avea davanti agli occhi la storia diSecondovescovo di Trento, vivuto in questi tempi, che ne dovette far menzione. Ma a notizia di lui non dovettero pervenire tante altre azioni più importanti e strepitose de' Longobardi, e di questi medesimi tempi, che restano seppellite nell'obblio. Giovanni abbate biclariense[Biclariensis, in Chron. apud Canis.]all'anno che precedette la morte di Giustino imperadore, cioè nel presente, racconta cheBandario, ossiaBaudario, oBaduario, genero d'esso Augusto, fu sconfitto in una battaglia dai Longobardi, e non molto dappoi, o per qualche ferita, o per passione d'animo, diede fine ai suoi giorni. Di questa vittoria dei Longobardi, che probabilmente fu ben considerabile, stante il personaggio cospicuo che comandava l'armata de' Greci, nulla ne seppe Paolo Diacono, e niuna altra circostanza di essa ci rimane presso gli altri scrittori.


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