DLXXXI

DLXXXIAnno diCristoDLXXXI. IndizioneXIV.Pelagio II, papa 4.TiberioCostantino imperadore 8 e 4.L'anno II dopo il consolato diTiberio Augusto.Scrivo io la nota consolare secondo il rito usato ne' secoli precedenti, qualor veniva notato l'anno colpost consulatum. Per altro si osserva in alcuni degli autori antichi una strana maniera di disegnar gli anni dopo la morte di Giustiniano Augusto, avvertita più volte dal padre Pagi; cioè in vece di dire ilprimo anno dopo il consolato, preso nell'anno precedente dall'imperadore, diceano l'anno secondo dopo il consolato. Altrove ho in rapportato un marmo ravennate, buon testimonio di questa usanza, leggendosi ivi seppellito Giorgio uomo chiarissimo banchiere[Thesaur. Novus Inscription., pag. 430.]sub die pridie Nonarum augustarum, indictione XIV, imperante domino nostro Tiberio Constantino perpetuo Augusto anno VIII, et post consulatum ejusdem anno III. Queste note cronologiche, se pur non v'ha error ne' copisti, indicano l'anno presente, e ci confermano la elezione di Tiberio Costantino Cesare seguita dopo il dì 6 d'agosto dell'anno 574. Eppure quest'anno, che era ilsecondo dopo il consolato, vien qui chiamato ilterzo. Nella Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.], a tenore di quanto anche io ho scritto, è segnato il presente anno coll'anno II post consulatum. E però potrebbe nascer sospetto di qualche sbaglio, e che si avesse da anticipare il consolato di Tiberio Costantino. Certo non si sa intendere il perchè d'una formola tanto diversa dal costume degli antichi, al quale ho io creduto di dovermi attenere. Ho io poi detto più di una volta che Paolo Diacono scrive quel che potè sapere delle imprese de' Longobardi, ma che gli mancarono troppe memorie per tessere unastoria compiuta di questi tempi. Ecco che non da lui, ma da una annotazione trovata dal padre Mabillon[Mabillon., Analect., pag. 67., edit. noviss.]in fondo ad un codice manoscritto del Tesoro di santo Agostino, compilato daEugipioabate, si raccoglie la seguente notizia. Ivi si legge emendato il libro di Pietro notaio della santa cattolica chiesa napoletana, d'ordine diReducevescovo di quella cittàsub die iduum decembrium, imperatore domino nostro Tiberio Costantinopolis(ha da direConstantino)Augusti(vuol direAugusto)anno septimo, post consulatum ejusdem Augusti anno tertio, indictione quintadecima, obsidentibus Langobardis neapolitanam civitatem. Credette il padre Mabillon che tal nota ci desse a conoscere l'anno 582. Ma, siccome avvertì il padre Pagi, qui è disegnato l'anno presente 581, perchè l'Indizione XVebbe principio nel settembre di questo medesimo anno. Da altre parole d'essa annotazione apparisce cheEugipioabate fiorì molto prima di questi tempi, siccome ancor io[Rer. Ital. Scriptor., part. II, tom. 1.]osservai nelle annotazioni alle Vite de' vescovi di Napoli, scritte da Giovanni Diacono. Ricavasi inoltre dalla stessa nota cheReducefu ordinato vescovo da papaPelagio II, e però fioriva in questi tempi. In quelle annotazioni non avvertii io che Sigeberto si era ingannato in rappresentarci il vescovo Reduce contemporaneo dell'abate Eugipio; il che in cagione che il riputassi vescovo molto prima de' tempi di Pelagio II papa. Quel che più importa, impariamo di qui, che nell'anno presente la città di Napoli fu assediata dai Longobardi, senza che si sappiano altre particolarità di questo fatto. Certo è nondimeno che quella città nè allora, nè poi non venne in potere de' Longobardi. E possiam solo comprendere di qui che la maggior parte della Campania dovea già essere stata presa da loro con altri paesi, e perciò formato in qualche maniera l'insigneducato beneventano, di cui fu primo ducaZottone.Credette il cardinal Baronio che in questo anno fosse creato arcivescovo di MilanoLorenzo junioredopo la morte diFrontonescismatico. Ma, siccome fu di sopra avvertito all'anno 569, molti anni prima egli succedette adOnoratoarcivescovo, eletto in Genova dal clero cattolico e dai nobili milanesi colà rifugiati, siccomeFrontonefu eletto in Milano da quei che non accettavano il concilio quinto generale. Nel Catalogo degli arcivescovi di Milano, pubblicato dal padre Mabillon[Mabill., Mus. Italic.], e poi dal padre Papebrochio[Papebrochius tom. 7. Maji in Act. Sanct.], si legge:Frontus sedit annos XI depositus in Genua ad S...Perciò dal padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]fu creduto che egli non meno di Lorenzo fosse eletto in Genova, e quivi ancora avesse sepoltura. Ma nel catalogo più antico d'essi arcivescovi, da me dato alla luce fra gli Scrittori delle cose d'Italia[Rer. Italic. Script. part. II, tom. 1.], non si legge che Frontone fosse seppellito in Genova. Nè Genova era per anche venuta in poter de' Longobardi. Anzi per paura di questi s'era colà rifugiato l'arcivescovo Onorato con assai altri nobili. E però questa ed altre ragioni concorrono ad indicare che seguisse in Milano la elezione e la morte di questo arcivescovo scismatico. Leggonsi presso gli scrittori milanesi varie semplicità intorno al fine del simoniaco, o scismatico Frontone, derise dal dottore Giuseppe Antonio Sassi bibliotecario dell'Ambrosiana di Milano nelle sue erudite annotazioni al regno d'Italia del Sigonio[Sigonii Opera, tom. 2. Edit. Mediolanens.].Mariovescovo aventicense finì in questo anno di scrivere la sua Storia, di cui sarebbe da desiderare che fosse restata qualche copia men difettosa di quelle che han servito alla sua edizione.

L'anno II dopo il consolato diTiberio Augusto.

Scrivo io la nota consolare secondo il rito usato ne' secoli precedenti, qualor veniva notato l'anno colpost consulatum. Per altro si osserva in alcuni degli autori antichi una strana maniera di disegnar gli anni dopo la morte di Giustiniano Augusto, avvertita più volte dal padre Pagi; cioè in vece di dire ilprimo anno dopo il consolato, preso nell'anno precedente dall'imperadore, diceano l'anno secondo dopo il consolato. Altrove ho in rapportato un marmo ravennate, buon testimonio di questa usanza, leggendosi ivi seppellito Giorgio uomo chiarissimo banchiere[Thesaur. Novus Inscription., pag. 430.]sub die pridie Nonarum augustarum, indictione XIV, imperante domino nostro Tiberio Constantino perpetuo Augusto anno VIII, et post consulatum ejusdem anno III. Queste note cronologiche, se pur non v'ha error ne' copisti, indicano l'anno presente, e ci confermano la elezione di Tiberio Costantino Cesare seguita dopo il dì 6 d'agosto dell'anno 574. Eppure quest'anno, che era ilsecondo dopo il consolato, vien qui chiamato ilterzo. Nella Cronica Alessandrina[Chron. Alexandr.], a tenore di quanto anche io ho scritto, è segnato il presente anno coll'anno II post consulatum. E però potrebbe nascer sospetto di qualche sbaglio, e che si avesse da anticipare il consolato di Tiberio Costantino. Certo non si sa intendere il perchè d'una formola tanto diversa dal costume degli antichi, al quale ho io creduto di dovermi attenere. Ho io poi detto più di una volta che Paolo Diacono scrive quel che potè sapere delle imprese de' Longobardi, ma che gli mancarono troppe memorie per tessere unastoria compiuta di questi tempi. Ecco che non da lui, ma da una annotazione trovata dal padre Mabillon[Mabillon., Analect., pag. 67., edit. noviss.]in fondo ad un codice manoscritto del Tesoro di santo Agostino, compilato daEugipioabate, si raccoglie la seguente notizia. Ivi si legge emendato il libro di Pietro notaio della santa cattolica chiesa napoletana, d'ordine diReducevescovo di quella cittàsub die iduum decembrium, imperatore domino nostro Tiberio Costantinopolis(ha da direConstantino)Augusti(vuol direAugusto)anno septimo, post consulatum ejusdem Augusti anno tertio, indictione quintadecima, obsidentibus Langobardis neapolitanam civitatem. Credette il padre Mabillon che tal nota ci desse a conoscere l'anno 582. Ma, siccome avvertì il padre Pagi, qui è disegnato l'anno presente 581, perchè l'Indizione XVebbe principio nel settembre di questo medesimo anno. Da altre parole d'essa annotazione apparisce cheEugipioabate fiorì molto prima di questi tempi, siccome ancor io[Rer. Ital. Scriptor., part. II, tom. 1.]osservai nelle annotazioni alle Vite de' vescovi di Napoli, scritte da Giovanni Diacono. Ricavasi inoltre dalla stessa nota cheReducefu ordinato vescovo da papaPelagio II, e però fioriva in questi tempi. In quelle annotazioni non avvertii io che Sigeberto si era ingannato in rappresentarci il vescovo Reduce contemporaneo dell'abate Eugipio; il che in cagione che il riputassi vescovo molto prima de' tempi di Pelagio II papa. Quel che più importa, impariamo di qui, che nell'anno presente la città di Napoli fu assediata dai Longobardi, senza che si sappiano altre particolarità di questo fatto. Certo è nondimeno che quella città nè allora, nè poi non venne in potere de' Longobardi. E possiam solo comprendere di qui che la maggior parte della Campania dovea già essere stata presa da loro con altri paesi, e perciò formato in qualche maniera l'insigneducato beneventano, di cui fu primo ducaZottone.Credette il cardinal Baronio che in questo anno fosse creato arcivescovo di MilanoLorenzo junioredopo la morte diFrontonescismatico. Ma, siccome fu di sopra avvertito all'anno 569, molti anni prima egli succedette adOnoratoarcivescovo, eletto in Genova dal clero cattolico e dai nobili milanesi colà rifugiati, siccomeFrontonefu eletto in Milano da quei che non accettavano il concilio quinto generale. Nel Catalogo degli arcivescovi di Milano, pubblicato dal padre Mabillon[Mabill., Mus. Italic.], e poi dal padre Papebrochio[Papebrochius tom. 7. Maji in Act. Sanct.], si legge:Frontus sedit annos XI depositus in Genua ad S...Perciò dal padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.]fu creduto che egli non meno di Lorenzo fosse eletto in Genova, e quivi ancora avesse sepoltura. Ma nel catalogo più antico d'essi arcivescovi, da me dato alla luce fra gli Scrittori delle cose d'Italia[Rer. Italic. Script. part. II, tom. 1.], non si legge che Frontone fosse seppellito in Genova. Nè Genova era per anche venuta in poter de' Longobardi. Anzi per paura di questi s'era colà rifugiato l'arcivescovo Onorato con assai altri nobili. E però questa ed altre ragioni concorrono ad indicare che seguisse in Milano la elezione e la morte di questo arcivescovo scismatico. Leggonsi presso gli scrittori milanesi varie semplicità intorno al fine del simoniaco, o scismatico Frontone, derise dal dottore Giuseppe Antonio Sassi bibliotecario dell'Ambrosiana di Milano nelle sue erudite annotazioni al regno d'Italia del Sigonio[Sigonii Opera, tom. 2. Edit. Mediolanens.].Mariovescovo aventicense finì in questo anno di scrivere la sua Storia, di cui sarebbe da desiderare che fosse restata qualche copia men difettosa di quelle che han servito alla sua edizione.


Back to IndexNext