DLXXXIV

DLXXXIVAnno diCristoDLXXXIV. IndizioneII.Pelagio IIpapa 7.Maurizioimperadore 3.Autarire 1.L'anno I dopo il consolato diMaurizio Augusto.Veramente non mancano ragioni al padre Pagi per pretendere che solamentein quest'annoMaurizioAugusto prendesse il consolato. Teofilatto, autore contemporaneo, Teofane, Cedreno e l'autore della Miscella asseriscono ch'egli entrò console nell'anno secondodel suo imperio, il quale cominciato nel precedente agosto correva nel gennajo dell'anno presente, con fare dei gran regali al popolo. I fatti narrati dagli autori suddetti prima di questo consolato pare ch'esigano un anno intero, dappoichè Maurizio salì sul trono imperiale sino al consolato. Ma non lascia questa dilazione di essere contraria al costume degli altri imperadori. La Cronica Alessandrina è qui imbrogliata, notando l'anno presente con queste parole:post consulatumMauricii Tiberii Augusti I solius. Vuole il padre Pagi che quel post sia stato aggiunto dai copisti. Ma procedendo col medesimo ordine i seguenti anni colsecondo, terzo e quarto anno dopo il consolato, non credo io già questo un errore. Rapporta lo stesso padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad ann. 585.]una iscrizione posta aCandidachiarissima donna, seppellitaIV id. septemb. imper. D. N. Mauritio P. P. Aug. ann. IV post cons. ejusdem anno II, Indic. quarta. L'indizione quartaebbe principio nel settembre dell'anno seguente 585, e però nel dì 10 d'esso mese nel medesimo anno correval'anno secondo dopo il consolato di Maurizio Augusto. Però mi son io fatto lecito di riferire il di lui consolato al precedente, e non già al presente anno. Vedrassi confermata la mia conghiettura da un altro documento, di cui farò menzione all'anno 596. In quest'anno, secondo i miei conti, dovette seguire l'elezione d'Autariin re de' Longobardi. Già mettemmo sul fine dell'anno 574, o sul principio del 575, la morte del reClefo. Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 3, cap. 16]scrive, che dopo essere stati i Longobardi perdieci annisenza re, e sotto il governo dei duchi, finalmente di comun consenso elessero re il suddettoAutarifigliuolo delmedesimo reClefo. Ma a costituir qui il principio del regno di Autari, si oppone l'autorità di Giovanni abbate biclariense, autore che in questi tempi fioriva in Ispagna. Scrive egli[Abbas Biclariensis, in Chron.]che nell'anno quinto di Tiberio, ch'è il tredicesimo diLeovigildore dei Goti in Ispagna, i Longobardi in Italia si elessero un re della loro nazione per nomeAntarich(s'ha da scrivereAutarich), nel cui tempo i soldati romani furono tagliati a pezzi, ed occupati dai Longobardi i paesi d'Italia.L'anno quintodi Tiberio Augusto caderebbe nell'anno di Cristo 582, e però sembra che due anni prima di quel ch'io stimo, s'avesse a metter l'elezion d'Autari. Ma non possiam fidarci in conto alcuno della cronologia dell'abate biclariense per i fatti d'Italia, perchè o i copisti avran confusi i tempi, o qualche giunta vi sarà stata fatta dai posteriori poco attenti. Fa egli che Tiberio Costantino Augusto giugnesse all'anno VIdel suo imperio, cosa che non sussiste. Mette all'anno V di Maurizio, cioè nel 586 e nel 587, la morte di papaPelagioe l'elezione di sanGregorioil grande: eppure sappiamo che questi due fatti accaddero nell'anno 590, siccome vedremo. Però non può qui aver forza l'asserzione del Biclariense; e quando pur si volesse far valere, converrebbe allora abbandonare Paolo Diacono in questo particolare: il che non è sì facilmente da ammettere. E tanto meno possiam qui seguitare il Biclariense, perchè egli riferisce all'anno VIdi GiustinoIIAugusto la morte diCunimondore de' Gepidi, e nelVIIsusseguente quella d'Alboino: che sono errori insoffribili; con aggiugnere ancora che i Longobardi dopo la morte d'Alboinosine rege et thesauro remansere: il che vuol dire ch'egli non conobbe il reClefo, succeduto ad esso Alboino. Per altro sembra che lo stesso storico possa convenire nella opinione mia; perchè, dopo aver narrata l'assunzione al trono diAutari, soggiugne che gliSclavi, oggidìSchiavoni, diedero il guasto all'Illirico e alla Tracia: il che appunto, per testimonianza di Teofane, accadde nell'anno presente.Ora giacchè i duchi s'erano avvezzati ad assorbire tutti i tributi de' popoli, sarebbe rimasto il novello re Autari un re da scena, se non si fosse provveduto al decoroso sostenimento suo, e della corte convenevole al suo grado. Però fu conchiuso nella dieta de' Longobardi, che i duchi contribuissero pel mantenimento del re la metà delle loro sostanze. Non è poi chiaro ciò che Paolo Diacono significhi appresso con dire:Populi tamen aggravati per Langobardos hospites partiuntur.Pare che accenni che ai popoli italiani fu addossato il peso di mantenere i soldati longobardi; e però li compartirono fra di loro. CominciòAutariad usare il prenome diFlavio, che era venuto alla moda fin dai tempi di Costantino il Grande, e questo passò dipoi nei re suoi successori. L'usarono anche i re goti in Ispagna. Per altro aggiunge Paolo Diacono che i Longobardi osservavano una singolar disciplina, e chenel regno loro vi era questo di mirabile, che non succedevano violenze, nè alcuno tendeva insidie all'altro; niuno ingiustamente angariava o spogliava il compagno; non vi erano latrocinii nè assassinii; ognuno andava alla lunga e alla larga dovunque voleva, senza timore da essere insultato da alcuno. Rapporta queste parole di Paolo il cardinal Baronio, e le reputa un'adulazione, cioè una falsa lode data da questo storico ai Longobardi, siccome discendente anch'esso dalla stessa nazione. Imperocchè gli scrittori che vissero in questi tempi, e massimamentesan Gregoriopapa, raccontano tante iniquità commesse dai Longobardi, e parlano un linguaggio tutto diverso da quello di Paolo Diacono. Ma non avvertì il Baronio che Paolo mette questa invidiabil tranquillitàin regno Langobardorum, cioè in casa propria de' Longobardi. Poichè per altro so ancor io che fuori di là,cioè contra de' Greci lor nemici, e contra chiunque teneva il loro partito, come fecero contro Roma. Ravenna ed altre città, esercitarono la rabbia loro con uccisioni e saccheggi. Ma queste son misere pensioni della guerra, che tutti i secoli, anche fra' cattolici, son provate e si pruovano. Però non è maraviglia se san Gregorio presente ai danni che ne pativa il territorio romano, e i Greci ed altri simili scrittori nemici dei Longobardi ne sparlavano ogni qualvolta gli aveano da nominare. E tanto più perchè i Longobardi erano allora di credenza ariani. Se i Franchi, i quali pur seguitavano la religion cattolica, fossero migliori dei Longobardi in questi tempi si può cercare nelle storie di Gregorio Turonense. Intanto è qui tempo di indagare il motivo per cui i Longobardi rimisero in piedi l'elezione d'un re. Dopo la morte del reClefosi studiarono essi di mantenere una buona pace ed armonia coi re franchi; e ne abbiamo una chiara testimonianza nella lettera scritta da papaPelagio IIadAunacario, ossiaAunariovescovo di Auxerres[Labbe, Concilior, tom. 5, pag. 939.],III nonas octobris imperante domno Tiberio Constantinopoli(si dee scrivereConstantino)Augusto VII, cioè nell'anno 581, in cui il prega di rimuovere i re della Francia dall'amicizia ed unione dei nefandissimi Longobardi, nemici de' Romani, affinchè venendo il tempo della vendetta che si aspettava in breve dalla divina misericordia, non ne tocchi anche a quei re la loro parte. Ma creato imperadoreMaurizionel dì 13 d'agosto dell'anno 582, egli cominciò da lì innanzi a meditar le maniere di provvedere ai bisogni dell'Italia oppressa dai Longobardi. Mandar qua armate non gli era permesso: ne aveva egli necessità in Oriente per difesa di quell'imperio. Altro ripiego non ebbe che di muovereChildebertore de' Franchi contra de' Longobardi, sperando col di lui braccio di cacciarlid'Italia. Gli spedì a quest'effetto degli ambasciatori[Paulus Diaconus, lib. 3, cap. 17.]: e perchè le lor parole riuscissero più efficaci, volle che portassero seco cinquantamila scudi d'oro, quasi equivalenti agli scudi degli ultimi secoli. Questa aurea eloquenza fece il desiderato colpo.Pertanto, secondo che s'ha da Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 6, cap. 42.], correndo l'anno nono diChildeberto, cioè nell'anno presente di Cristo 584, lo stesso re in persona calò con un potente esercito in Italia. Non si vollero arrischiare i Longobardi a battaglia alcuna campale, e credettero più sicuro ripiego il lavorar sotto mano con dei grossi regali. In fatti per mezzo di questi placarono sì forte il re Childeberto, che lo indussero a tornarsene indietro. Il Turonense scrive che i Longobardi allora si sottoposero alla signoria di lui, con promettere d'essergli fedeli e sudditi. Chi ne dubitasse, non avrebbe con che convincere Gregorio Turonense d'aver narrata una particolarità sì importante di quella guerra. Paolo Diacono, che copiò qui il Turonense, non parla di questa suggezione. Arrivato poi agli orecchii di Maurizio Augusto che Childeberto, con far la pace coi Longobardi, l'aveva burlato, pretese che gli tornassero indietro i cinquantamila soldi, o scudi d'oro, e scrivendo a Childeberto ne fece doglianza. Childeberto se ne rise, e neppure il degnò di risposta. Si può credere scorretto il testo del Turonense là dove:Ab imperatore autem Mauricio ante hos annos quiquaginta millia solidorum acceperat, ut Langobardos de Italia extruderet; perchè non era molto che Maurizio era giunto al trono, nè potea essere preceduto lo sborso. Lo stesso storico[Idem, lib. 8, cap. 18.]narrando dipoi i fatti dell'anno seguente 583, con iscrivere che l'imperadore per mezzo de' suoi legati faceva istanza presso Childeberto di riavereaurum, quod anno superioredatum fuerat, fa abbastanza intendere che lo sborso seguì all'anno presente, e non già qualche anno prima. Leggesi presso il Du-Chesne[Du-Cange, Script. Rer. Franc. T. 1, p. 874.]una lettera scritta da non so chi a nome di Childeberto re dei Franchi aLorenzo patriarca, cioè metropolitano non so di quale città; mi si rende però probabile che aLorenzoarcivescovo di Milano, il quale risedeva allora in Genova, città tuttavia ubbidiente all'imperadore. Gli fa sapere d'essere già in marcia l'esercito franzese contra dei Longobardi, con raccomandargli di far sapere tale spedizione aSmaragdoesarco in Ravenna, acciocchè anch'egli accorra dal canto suo a far guerra ad essi Longobardi. Dovrebbe essa lettera appartenere all'anno presente. Ora questa irruzione dei Franchi in Italia, preveduta dai Longobardi, ci porge un giusto fondamento per intendere i motivi che gli indussero ad eleggere un nuovo re, cioèFlavio Autari. Essendo allora spartito il regno de' Longobardi in tanti duchi e governi, cadauno indipendente dall'altro, e perciò divisi gl'interessi e le forze, conobbe quella nazione la necessità di avere un capo, dal quale si regolasse tutto il corpo; e per conseguente crearono un re nuovo. Se poi questa elezione seguisse allorchè s'udì che Childeberto re de' Franchi moveva l'armi verso l'Italia, per potergli resistere, oppure se dappoichè egli si fu ritirato, con avere appreso i Longobardi il pericolo, in cui s'erano trovati per la lor divisione, non si può decidere. Il Sigonio e il cardinal Baronio credono creato re Autari nell'anno 585; il padre Pagi, seguendo Sigeberto ed Ermanno Contratto, differisce la creazione di lui fino all'anno 586. Secondo i conti finora fatti, si può credere eletto nel presente; e tanto più, perchè Paolo Diacono registrò prima la elezione del re Autari, e poscia la calata in Italia del re Childeberto, succeduta senza fallo in quest'anno. So che a Paolo furono ignote molte azioni de' Longobardi,e ch'egli non è autore esatto, e molto meno irrefragabile nella serie dei tempi. Contuttociò par giusto il non dipartirsi da lui, se non quando cel persuadono delle chiare ragioni prese da altri più vecchi scrittori. Parimente lo abate Biclariense[Abbas Biclariensis, in Chron. apud Canisium.]scriveall'anno secondo di MaurizioAugusto, che durò fino alla metà d'agosto dell'anno presente, avere esso imperadore per danari commossa la nazion dei Franchi contra de' Longobardi: il che, dice egli, riuscì di gran danno all'una e all'altra nazione. Ora abbiam veduto ch'esso storico molto prima di questa spedizione dei Franchi pose la esaltazione d'Autari in re de' Longobardi, e però non pare essa da differire oltre all'anno presente. Sul principio d'ottobre di questo medesimo annoPelagio IIpapa scrisse una lettera asan Gregorio, allora suo nunzio alla corte imperiale[Labbe, Concilior., tom. 5.], incaricandolo di rappresentare a Maurizio Augusto le grandi angustie di Roma per cagione dei Longobardi, i pericoli di peggio, e il bisogno di truppe, di un duca, o di un generale d'armata, perchè Roma si trovava sprovveduta di tutto. Ma è probabile che non finisse l'anno senza che seguisse fra il re Autari eSmaragdoesarco quella tregua di tre anni, di cui parla Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 3, cap. 18.], e di cui tratterò anch'io all'anno 586.

L'anno I dopo il consolato diMaurizio Augusto.

Veramente non mancano ragioni al padre Pagi per pretendere che solamentein quest'annoMaurizioAugusto prendesse il consolato. Teofilatto, autore contemporaneo, Teofane, Cedreno e l'autore della Miscella asseriscono ch'egli entrò console nell'anno secondodel suo imperio, il quale cominciato nel precedente agosto correva nel gennajo dell'anno presente, con fare dei gran regali al popolo. I fatti narrati dagli autori suddetti prima di questo consolato pare ch'esigano un anno intero, dappoichè Maurizio salì sul trono imperiale sino al consolato. Ma non lascia questa dilazione di essere contraria al costume degli altri imperadori. La Cronica Alessandrina è qui imbrogliata, notando l'anno presente con queste parole:post consulatumMauricii Tiberii Augusti I solius. Vuole il padre Pagi che quel post sia stato aggiunto dai copisti. Ma procedendo col medesimo ordine i seguenti anni colsecondo, terzo e quarto anno dopo il consolato, non credo io già questo un errore. Rapporta lo stesso padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad ann. 585.]una iscrizione posta aCandidachiarissima donna, seppellitaIV id. septemb. imper. D. N. Mauritio P. P. Aug. ann. IV post cons. ejusdem anno II, Indic. quarta. L'indizione quartaebbe principio nel settembre dell'anno seguente 585, e però nel dì 10 d'esso mese nel medesimo anno correval'anno secondo dopo il consolato di Maurizio Augusto. Però mi son io fatto lecito di riferire il di lui consolato al precedente, e non già al presente anno. Vedrassi confermata la mia conghiettura da un altro documento, di cui farò menzione all'anno 596. In quest'anno, secondo i miei conti, dovette seguire l'elezione d'Autariin re de' Longobardi. Già mettemmo sul fine dell'anno 574, o sul principio del 575, la morte del reClefo. Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 3, cap. 16]scrive, che dopo essere stati i Longobardi perdieci annisenza re, e sotto il governo dei duchi, finalmente di comun consenso elessero re il suddettoAutarifigliuolo delmedesimo reClefo. Ma a costituir qui il principio del regno di Autari, si oppone l'autorità di Giovanni abbate biclariense, autore che in questi tempi fioriva in Ispagna. Scrive egli[Abbas Biclariensis, in Chron.]che nell'anno quinto di Tiberio, ch'è il tredicesimo diLeovigildore dei Goti in Ispagna, i Longobardi in Italia si elessero un re della loro nazione per nomeAntarich(s'ha da scrivereAutarich), nel cui tempo i soldati romani furono tagliati a pezzi, ed occupati dai Longobardi i paesi d'Italia.L'anno quintodi Tiberio Augusto caderebbe nell'anno di Cristo 582, e però sembra che due anni prima di quel ch'io stimo, s'avesse a metter l'elezion d'Autari. Ma non possiam fidarci in conto alcuno della cronologia dell'abate biclariense per i fatti d'Italia, perchè o i copisti avran confusi i tempi, o qualche giunta vi sarà stata fatta dai posteriori poco attenti. Fa egli che Tiberio Costantino Augusto giugnesse all'anno VIdel suo imperio, cosa che non sussiste. Mette all'anno V di Maurizio, cioè nel 586 e nel 587, la morte di papaPelagioe l'elezione di sanGregorioil grande: eppure sappiamo che questi due fatti accaddero nell'anno 590, siccome vedremo. Però non può qui aver forza l'asserzione del Biclariense; e quando pur si volesse far valere, converrebbe allora abbandonare Paolo Diacono in questo particolare: il che non è sì facilmente da ammettere. E tanto meno possiam qui seguitare il Biclariense, perchè egli riferisce all'anno VIdi GiustinoIIAugusto la morte diCunimondore de' Gepidi, e nelVIIsusseguente quella d'Alboino: che sono errori insoffribili; con aggiugnere ancora che i Longobardi dopo la morte d'Alboinosine rege et thesauro remansere: il che vuol dire ch'egli non conobbe il reClefo, succeduto ad esso Alboino. Per altro sembra che lo stesso storico possa convenire nella opinione mia; perchè, dopo aver narrata l'assunzione al trono diAutari, soggiugne che gliSclavi, oggidìSchiavoni, diedero il guasto all'Illirico e alla Tracia: il che appunto, per testimonianza di Teofane, accadde nell'anno presente.

Ora giacchè i duchi s'erano avvezzati ad assorbire tutti i tributi de' popoli, sarebbe rimasto il novello re Autari un re da scena, se non si fosse provveduto al decoroso sostenimento suo, e della corte convenevole al suo grado. Però fu conchiuso nella dieta de' Longobardi, che i duchi contribuissero pel mantenimento del re la metà delle loro sostanze. Non è poi chiaro ciò che Paolo Diacono significhi appresso con dire:Populi tamen aggravati per Langobardos hospites partiuntur.Pare che accenni che ai popoli italiani fu addossato il peso di mantenere i soldati longobardi; e però li compartirono fra di loro. CominciòAutariad usare il prenome diFlavio, che era venuto alla moda fin dai tempi di Costantino il Grande, e questo passò dipoi nei re suoi successori. L'usarono anche i re goti in Ispagna. Per altro aggiunge Paolo Diacono che i Longobardi osservavano una singolar disciplina, e chenel regno loro vi era questo di mirabile, che non succedevano violenze, nè alcuno tendeva insidie all'altro; niuno ingiustamente angariava o spogliava il compagno; non vi erano latrocinii nè assassinii; ognuno andava alla lunga e alla larga dovunque voleva, senza timore da essere insultato da alcuno. Rapporta queste parole di Paolo il cardinal Baronio, e le reputa un'adulazione, cioè una falsa lode data da questo storico ai Longobardi, siccome discendente anch'esso dalla stessa nazione. Imperocchè gli scrittori che vissero in questi tempi, e massimamentesan Gregoriopapa, raccontano tante iniquità commesse dai Longobardi, e parlano un linguaggio tutto diverso da quello di Paolo Diacono. Ma non avvertì il Baronio che Paolo mette questa invidiabil tranquillitàin regno Langobardorum, cioè in casa propria de' Longobardi. Poichè per altro so ancor io che fuori di là,cioè contra de' Greci lor nemici, e contra chiunque teneva il loro partito, come fecero contro Roma. Ravenna ed altre città, esercitarono la rabbia loro con uccisioni e saccheggi. Ma queste son misere pensioni della guerra, che tutti i secoli, anche fra' cattolici, son provate e si pruovano. Però non è maraviglia se san Gregorio presente ai danni che ne pativa il territorio romano, e i Greci ed altri simili scrittori nemici dei Longobardi ne sparlavano ogni qualvolta gli aveano da nominare. E tanto più perchè i Longobardi erano allora di credenza ariani. Se i Franchi, i quali pur seguitavano la religion cattolica, fossero migliori dei Longobardi in questi tempi si può cercare nelle storie di Gregorio Turonense. Intanto è qui tempo di indagare il motivo per cui i Longobardi rimisero in piedi l'elezione d'un re. Dopo la morte del reClefosi studiarono essi di mantenere una buona pace ed armonia coi re franchi; e ne abbiamo una chiara testimonianza nella lettera scritta da papaPelagio IIadAunacario, ossiaAunariovescovo di Auxerres[Labbe, Concilior, tom. 5, pag. 939.],III nonas octobris imperante domno Tiberio Constantinopoli(si dee scrivereConstantino)Augusto VII, cioè nell'anno 581, in cui il prega di rimuovere i re della Francia dall'amicizia ed unione dei nefandissimi Longobardi, nemici de' Romani, affinchè venendo il tempo della vendetta che si aspettava in breve dalla divina misericordia, non ne tocchi anche a quei re la loro parte. Ma creato imperadoreMaurizionel dì 13 d'agosto dell'anno 582, egli cominciò da lì innanzi a meditar le maniere di provvedere ai bisogni dell'Italia oppressa dai Longobardi. Mandar qua armate non gli era permesso: ne aveva egli necessità in Oriente per difesa di quell'imperio. Altro ripiego non ebbe che di muovereChildebertore de' Franchi contra de' Longobardi, sperando col di lui braccio di cacciarlid'Italia. Gli spedì a quest'effetto degli ambasciatori[Paulus Diaconus, lib. 3, cap. 17.]: e perchè le lor parole riuscissero più efficaci, volle che portassero seco cinquantamila scudi d'oro, quasi equivalenti agli scudi degli ultimi secoli. Questa aurea eloquenza fece il desiderato colpo.

Pertanto, secondo che s'ha da Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 6, cap. 42.], correndo l'anno nono diChildeberto, cioè nell'anno presente di Cristo 584, lo stesso re in persona calò con un potente esercito in Italia. Non si vollero arrischiare i Longobardi a battaglia alcuna campale, e credettero più sicuro ripiego il lavorar sotto mano con dei grossi regali. In fatti per mezzo di questi placarono sì forte il re Childeberto, che lo indussero a tornarsene indietro. Il Turonense scrive che i Longobardi allora si sottoposero alla signoria di lui, con promettere d'essergli fedeli e sudditi. Chi ne dubitasse, non avrebbe con che convincere Gregorio Turonense d'aver narrata una particolarità sì importante di quella guerra. Paolo Diacono, che copiò qui il Turonense, non parla di questa suggezione. Arrivato poi agli orecchii di Maurizio Augusto che Childeberto, con far la pace coi Longobardi, l'aveva burlato, pretese che gli tornassero indietro i cinquantamila soldi, o scudi d'oro, e scrivendo a Childeberto ne fece doglianza. Childeberto se ne rise, e neppure il degnò di risposta. Si può credere scorretto il testo del Turonense là dove:Ab imperatore autem Mauricio ante hos annos quiquaginta millia solidorum acceperat, ut Langobardos de Italia extruderet; perchè non era molto che Maurizio era giunto al trono, nè potea essere preceduto lo sborso. Lo stesso storico[Idem, lib. 8, cap. 18.]narrando dipoi i fatti dell'anno seguente 583, con iscrivere che l'imperadore per mezzo de' suoi legati faceva istanza presso Childeberto di riavereaurum, quod anno superioredatum fuerat, fa abbastanza intendere che lo sborso seguì all'anno presente, e non già qualche anno prima. Leggesi presso il Du-Chesne[Du-Cange, Script. Rer. Franc. T. 1, p. 874.]una lettera scritta da non so chi a nome di Childeberto re dei Franchi aLorenzo patriarca, cioè metropolitano non so di quale città; mi si rende però probabile che aLorenzoarcivescovo di Milano, il quale risedeva allora in Genova, città tuttavia ubbidiente all'imperadore. Gli fa sapere d'essere già in marcia l'esercito franzese contra dei Longobardi, con raccomandargli di far sapere tale spedizione aSmaragdoesarco in Ravenna, acciocchè anch'egli accorra dal canto suo a far guerra ad essi Longobardi. Dovrebbe essa lettera appartenere all'anno presente. Ora questa irruzione dei Franchi in Italia, preveduta dai Longobardi, ci porge un giusto fondamento per intendere i motivi che gli indussero ad eleggere un nuovo re, cioèFlavio Autari. Essendo allora spartito il regno de' Longobardi in tanti duchi e governi, cadauno indipendente dall'altro, e perciò divisi gl'interessi e le forze, conobbe quella nazione la necessità di avere un capo, dal quale si regolasse tutto il corpo; e per conseguente crearono un re nuovo. Se poi questa elezione seguisse allorchè s'udì che Childeberto re de' Franchi moveva l'armi verso l'Italia, per potergli resistere, oppure se dappoichè egli si fu ritirato, con avere appreso i Longobardi il pericolo, in cui s'erano trovati per la lor divisione, non si può decidere. Il Sigonio e il cardinal Baronio credono creato re Autari nell'anno 585; il padre Pagi, seguendo Sigeberto ed Ermanno Contratto, differisce la creazione di lui fino all'anno 586. Secondo i conti finora fatti, si può credere eletto nel presente; e tanto più, perchè Paolo Diacono registrò prima la elezione del re Autari, e poscia la calata in Italia del re Childeberto, succeduta senza fallo in quest'anno. So che a Paolo furono ignote molte azioni de' Longobardi,e ch'egli non è autore esatto, e molto meno irrefragabile nella serie dei tempi. Contuttociò par giusto il non dipartirsi da lui, se non quando cel persuadono delle chiare ragioni prese da altri più vecchi scrittori. Parimente lo abate Biclariense[Abbas Biclariensis, in Chron. apud Canisium.]scriveall'anno secondo di MaurizioAugusto, che durò fino alla metà d'agosto dell'anno presente, avere esso imperadore per danari commossa la nazion dei Franchi contra de' Longobardi: il che, dice egli, riuscì di gran danno all'una e all'altra nazione. Ora abbiam veduto ch'esso storico molto prima di questa spedizione dei Franchi pose la esaltazione d'Autari in re de' Longobardi, e però non pare essa da differire oltre all'anno presente. Sul principio d'ottobre di questo medesimo annoPelagio IIpapa scrisse una lettera asan Gregorio, allora suo nunzio alla corte imperiale[Labbe, Concilior., tom. 5.], incaricandolo di rappresentare a Maurizio Augusto le grandi angustie di Roma per cagione dei Longobardi, i pericoli di peggio, e il bisogno di truppe, di un duca, o di un generale d'armata, perchè Roma si trovava sprovveduta di tutto. Ma è probabile che non finisse l'anno senza che seguisse fra il re Autari eSmaragdoesarco quella tregua di tre anni, di cui parla Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 3, cap. 18.], e di cui tratterò anch'io all'anno 586.


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