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DVAnno diCristoDV. IndizioneXIII.Simmacopapa 8.Anastasioimperadore 15.Teodericore 13.ConsoliSabinianoeTeodoro.È corso un errore di stampa presso il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad hunc annum.], quantunque nell'errata corrigenon sia stato avvertito, perchè da lui, e poscia da chi ha fatto le note al Sigonio, vien chiamatoSabianoil primo di questi consoli, che pure porta il nome diSabinianoin tutti i Fasti e monumenti antichi. Lo stesso Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], citato qui dal Pagi, non gli dà altro nome, e il dice figliuolo di Sabiniano magno ed anche generale d'armata, siccome vedremo fra poco. Egli fu creato in Oriente,Teodoroin Occidente. Questo Teodoro fu poi nell'anno 525 inviato ambasciatore a Costantinopoli dal re Teoderico, e in fine si fece monaco, come si deduce da una lettera di san Fulgenzio[Fulgentius, Ep. VI.]. Vien creduto dal cardinal Baronio discendente da quel celebreManlio, ossiaMallio Teodoro, di cui fa menzione santo Agostino; anzi anch'esso è dal porporato medesimo appellatoManlio Teodoro, senza che se ne adduca alcuna pruova. Il Relando[Reland., Fast. Cons.]parimente ne' Fasti gli dà il nome diManlio Teodoro, con citare una iscrizione del Gudio[Gudius, Inscript., pag. 372, num. 10.], posta L. MALLIO THEODORO V. C. COS., ma senza por mente che quella iscrizione appartiene aMallio Teodoroche fu console nell'anno 399, e quivi (se pur essa è documento legittimo) in vece di L. MALLIO, pare che si debba scrivere FL. MALLIO, come in un'altra da me rapportata altrove[Thesaur. Nov. Inscript., pag. 397.]. Acquistata che ebbeTeodericola Pannonia Sirmiense, con che venne a stendere il suo dominio fino al Danubio, insorse poco dopo un fatto, in cui di nuovo s'impegnarono l'armi sue in quelle stesse parti. Un certoMundone, per quanto riferisce Giordano storico[Jordan., de Reb. Get., cap. 58.], discendente da Attila, e però Unno di nazione (Marcellino conte il chiamaGoto), fuggito dai Gepidi, si era ricoverato di là dal Danubio in luoghi incolti e privi d'abitatori; ed avendo raunati non pochi masnadieri ed assassini da strada, venne di qua da esso fiume, ed occupata una torre chiamata Erta, quivi s'era afforzato; e preso il nome di re fra i suoi, colle scorreriepelava tutt'i vicini. Convien credere ch'egli arrivasse con queste visite fino nell'Illirico, sottoposto al greco imperadore; perciocchèAnastasiodiede ordine aSabinianosuo generale in quella provincia, e console nel presente anno, di dar fine alle insolenze di costui. Sabiniano, messa in punto la sua armata, ed unitosi coi Bulgari, divenuti potenti e terribili nella Mesia, che fu poi appellata Bulgaria, prese così ben le sue misure, che colse il re masnadiere verso il fiume Margo, cioè in sito, da cui egli non poteva uscire senza battaglia. Allora Mundone, che appena entrati i Goti nella Pannonia s'era collegato con loro, spedì con tutta fretta ad implorar soccorso da Pitzia generale di Teoderico. V'accorse egli (dice Ennodio)[Ennod., in Panegyr. Theoderici.]in tempo che Mundone disperato già meditava di arrendersi; ed attaccata battaglia, con tal furore caricò i Bulgari e i Greci, che ne fece un'orrida strage, e, vittorioso, restò padrone del campo, delle bandiere e del carriaggio dei nemici. E tanto più è da credere riguardevole una tal vittoria, perchè l'armata greca e bulgara era incomparabilmente maggiore; e noi vedremo che il loro condottier Sabiniano era uno de' più saggi e valorosi capitani d'allora. Eppure, se non è fallato il testo di Giordano, Pitzia non condusse a quel cimento più di duemila fanti goti e cinquecento cavalli: numero bene scarso, ma pure bastante a grandi azioni per la riputazion di bravura, in cui era la gotica nazione.Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], dopo aver narrata la sconfitta di Sabiniano, che con pochi si salvò nel castello di Nato, aggiugne, essere rimasta in questa lagrimevol guerra sì scaduta la speranza dei soldati greci, che non potè da gran tempo rimettersi in vigore. Forse questo scrittore ingrandì più del dovere quella impresa. Mundone dipoi, perchè riconosceva la sua libertà e la vita dallearmi di Teoderico, si suggettò da lì innanzi al di lui dominio. Ma per questo avvenimento si sconcertò la buon'armonia che passava tra Anastasio imperadore e il re Teoderico. Pertanto cominciò Teoderico ad inviar nella Pannonia i suoi uffiziali, e il primo governatore spedito a quella provincia fuColosseoconte, al quale si vede indirizzata da Teoderico la patente, con cui gli dà il governo della Pannonia Sirmiense, appellata da lui[Cassiod., lib. 3. epist. 23.]sede una volta dei Goti, e gli ordina di sradicare da que' paesi gli abusi, e nominatamente l'uso deiduelli. Il che più chiaramente vien da lui espresso nella seguente lettera[Idem, ibid. ep. 24.]inviataa tutti i barbari e romani abitanti nella Pannonia, con dire fra le altre cose:Crediamo ancora di dovervi esortare a voler da qui innanzi combattere contro i nemici, e non già fra di voi. Non vi lasciate condur da bagattelle e puntigli a mettere la vita a repentaglio. Acquetatevi alla giustizia, di cui tutto il mondo si rallegra. Perchè mai ricorrete alla monomachia(cioè al duello)da che avete giudici onorati che non vendono la giustizia? Mettete giù il ferro voi che non avete nemici. Troppo malamente armate il braccio contra dei vostri attinenti, per difendere i quali ognun sa che si dee gloriosamente morire. A che serve la lingua data da Dio agli uomini, per poter dire sue ragioni, se alla mano armata si vuol rimettere la decision delle liti? E che pace è mai la vostra, se sì spessi sono i combattimenti fra i cittadini? Imitate, imitate i nostri Goti, che sanno ben combattere coi nemici forestieri, e conservar nello stesso tempo fra loro la moderazione e la modestia. In questa maniera noi siam risoluti di vivere, e in questa voi mirate che son fioriti coll'aiuto di Dio i nostri maggiori.Così Teoderico. Tanti e tanti oggidì all'udir nominare i Goti, gridano: Oh che Barbari! Ma que' Barbariaveano più senno degli spadaccini e biraghisti de' secoli susseguenti. Abborrivano essi lo stolto ed infame uso dei duelli al pari de' saggi Romani. E se ha tuttavia credito presso d'alcuni quell'empio costume, dovrebbono vergognarsi al vedere che fino i Goti creduti Barbari lo detestarono. In quest'anno Anastasio imperadore pubblicò una legge[L. 19. C. de Episc. audient.], con cui ordinò che niuno fosse ammesso all'ordine deidifensori, ossia degliavvocati, se prima davanti al vescovo con testimonii e col giuramento non professava di seguitar lareligione ortodossa. Credesi che anche venga da lui un'altra legge[L. 60, Cod. eodem.]che ordina lo stesso per la milizia palatina, cioè per gli uffiziali della corte: tutte belle apparenze; ma la religione ortodossa nel sentimento di Anastasio era diversa da quella de' cattolici, ed egli sempre più si andò scoprendo nemico del concilio calcedonense.

Consoli

SabinianoeTeodoro.

È corso un errore di stampa presso il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron. ad hunc annum.], quantunque nell'errata corrigenon sia stato avvertito, perchè da lui, e poscia da chi ha fatto le note al Sigonio, vien chiamatoSabianoil primo di questi consoli, che pure porta il nome diSabinianoin tutti i Fasti e monumenti antichi. Lo stesso Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], citato qui dal Pagi, non gli dà altro nome, e il dice figliuolo di Sabiniano magno ed anche generale d'armata, siccome vedremo fra poco. Egli fu creato in Oriente,Teodoroin Occidente. Questo Teodoro fu poi nell'anno 525 inviato ambasciatore a Costantinopoli dal re Teoderico, e in fine si fece monaco, come si deduce da una lettera di san Fulgenzio[Fulgentius, Ep. VI.]. Vien creduto dal cardinal Baronio discendente da quel celebreManlio, ossiaMallio Teodoro, di cui fa menzione santo Agostino; anzi anch'esso è dal porporato medesimo appellatoManlio Teodoro, senza che se ne adduca alcuna pruova. Il Relando[Reland., Fast. Cons.]parimente ne' Fasti gli dà il nome diManlio Teodoro, con citare una iscrizione del Gudio[Gudius, Inscript., pag. 372, num. 10.], posta L. MALLIO THEODORO V. C. COS., ma senza por mente che quella iscrizione appartiene aMallio Teodoroche fu console nell'anno 399, e quivi (se pur essa è documento legittimo) in vece di L. MALLIO, pare che si debba scrivere FL. MALLIO, come in un'altra da me rapportata altrove[Thesaur. Nov. Inscript., pag. 397.]. Acquistata che ebbeTeodericola Pannonia Sirmiense, con che venne a stendere il suo dominio fino al Danubio, insorse poco dopo un fatto, in cui di nuovo s'impegnarono l'armi sue in quelle stesse parti. Un certoMundone, per quanto riferisce Giordano storico[Jordan., de Reb. Get., cap. 58.], discendente da Attila, e però Unno di nazione (Marcellino conte il chiamaGoto), fuggito dai Gepidi, si era ricoverato di là dal Danubio in luoghi incolti e privi d'abitatori; ed avendo raunati non pochi masnadieri ed assassini da strada, venne di qua da esso fiume, ed occupata una torre chiamata Erta, quivi s'era afforzato; e preso il nome di re fra i suoi, colle scorreriepelava tutt'i vicini. Convien credere ch'egli arrivasse con queste visite fino nell'Illirico, sottoposto al greco imperadore; perciocchèAnastasiodiede ordine aSabinianosuo generale in quella provincia, e console nel presente anno, di dar fine alle insolenze di costui. Sabiniano, messa in punto la sua armata, ed unitosi coi Bulgari, divenuti potenti e terribili nella Mesia, che fu poi appellata Bulgaria, prese così ben le sue misure, che colse il re masnadiere verso il fiume Margo, cioè in sito, da cui egli non poteva uscire senza battaglia. Allora Mundone, che appena entrati i Goti nella Pannonia s'era collegato con loro, spedì con tutta fretta ad implorar soccorso da Pitzia generale di Teoderico. V'accorse egli (dice Ennodio)[Ennod., in Panegyr. Theoderici.]in tempo che Mundone disperato già meditava di arrendersi; ed attaccata battaglia, con tal furore caricò i Bulgari e i Greci, che ne fece un'orrida strage, e, vittorioso, restò padrone del campo, delle bandiere e del carriaggio dei nemici. E tanto più è da credere riguardevole una tal vittoria, perchè l'armata greca e bulgara era incomparabilmente maggiore; e noi vedremo che il loro condottier Sabiniano era uno de' più saggi e valorosi capitani d'allora. Eppure, se non è fallato il testo di Giordano, Pitzia non condusse a quel cimento più di duemila fanti goti e cinquecento cavalli: numero bene scarso, ma pure bastante a grandi azioni per la riputazion di bravura, in cui era la gotica nazione.

Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.], dopo aver narrata la sconfitta di Sabiniano, che con pochi si salvò nel castello di Nato, aggiugne, essere rimasta in questa lagrimevol guerra sì scaduta la speranza dei soldati greci, che non potè da gran tempo rimettersi in vigore. Forse questo scrittore ingrandì più del dovere quella impresa. Mundone dipoi, perchè riconosceva la sua libertà e la vita dallearmi di Teoderico, si suggettò da lì innanzi al di lui dominio. Ma per questo avvenimento si sconcertò la buon'armonia che passava tra Anastasio imperadore e il re Teoderico. Pertanto cominciò Teoderico ad inviar nella Pannonia i suoi uffiziali, e il primo governatore spedito a quella provincia fuColosseoconte, al quale si vede indirizzata da Teoderico la patente, con cui gli dà il governo della Pannonia Sirmiense, appellata da lui[Cassiod., lib. 3. epist. 23.]sede una volta dei Goti, e gli ordina di sradicare da que' paesi gli abusi, e nominatamente l'uso deiduelli. Il che più chiaramente vien da lui espresso nella seguente lettera[Idem, ibid. ep. 24.]inviataa tutti i barbari e romani abitanti nella Pannonia, con dire fra le altre cose:Crediamo ancora di dovervi esortare a voler da qui innanzi combattere contro i nemici, e non già fra di voi. Non vi lasciate condur da bagattelle e puntigli a mettere la vita a repentaglio. Acquetatevi alla giustizia, di cui tutto il mondo si rallegra. Perchè mai ricorrete alla monomachia(cioè al duello)da che avete giudici onorati che non vendono la giustizia? Mettete giù il ferro voi che non avete nemici. Troppo malamente armate il braccio contra dei vostri attinenti, per difendere i quali ognun sa che si dee gloriosamente morire. A che serve la lingua data da Dio agli uomini, per poter dire sue ragioni, se alla mano armata si vuol rimettere la decision delle liti? E che pace è mai la vostra, se sì spessi sono i combattimenti fra i cittadini? Imitate, imitate i nostri Goti, che sanno ben combattere coi nemici forestieri, e conservar nello stesso tempo fra loro la moderazione e la modestia. In questa maniera noi siam risoluti di vivere, e in questa voi mirate che son fioriti coll'aiuto di Dio i nostri maggiori.Così Teoderico. Tanti e tanti oggidì all'udir nominare i Goti, gridano: Oh che Barbari! Ma que' Barbariaveano più senno degli spadaccini e biraghisti de' secoli susseguenti. Abborrivano essi lo stolto ed infame uso dei duelli al pari de' saggi Romani. E se ha tuttavia credito presso d'alcuni quell'empio costume, dovrebbono vergognarsi al vedere che fino i Goti creduti Barbari lo detestarono. In quest'anno Anastasio imperadore pubblicò una legge[L. 19. C. de Episc. audient.], con cui ordinò che niuno fosse ammesso all'ordine deidifensori, ossia degliavvocati, se prima davanti al vescovo con testimonii e col giuramento non professava di seguitar lareligione ortodossa. Credesi che anche venga da lui un'altra legge[L. 60, Cod. eodem.]che ordina lo stesso per la milizia palatina, cioè per gli uffiziali della corte: tutte belle apparenze; ma la religione ortodossa nel sentimento di Anastasio era diversa da quella de' cattolici, ed egli sempre più si andò scoprendo nemico del concilio calcedonense.


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