DX

DXAnno diCristoDX. IndizioneIII.Simmacopapa 13.Anastasioimperadore 20.Teodericore 18.ConsoleAnicio Manlio Severino Boezio, senza collega.All'udire i nomi di questo nobilissimo conte, intendono tosto i letterati che si parla diBoezio, insigne scrittore di questi tempi, il quale nella sua prefazione ai predicamenti di Aristotele avvisa di aver faticato durante il suo consolato, mentre era imperadore Anastasio, intorno alla versione latina di quella e di altre opere di Aristotele, le quali cominciarono allora ad aver qualche voga fra i Latini. Era stato Boezio in sua gioventù alle scuole d'Atene, con aver quivi imparate le lettere greche, e talmente s'era affezionato alla suola d'Aristotele, che dipoi si studiò di far gustare la di lui dottrina agli altri Romani. A questo console il Panvinio[Panvin., in Fast. Cons.], il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]e il Relando[Reland., Fast. Consul.]aggiungonoEutarico, fidati in una legge del codice Giustiniano[L. 10. C. de Haeretic.]. Ma, siccome osserva il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.], s'è indebitamente intruso questo Eutarico nei Fasti moderni. Gli antichi solamente parlano diBoezio. Erasi, come fu detto di sopra, ritirato in BarcellonaGesalico, intruso nel trono de' Visigoti. Abbiamo dalla Cronichetta[Victor Turonensis, tom. 1 Canisii.]inserita nella Cronica di Vittor Tunonense, che in questo anno esso Gesalico uccise in Barcellona nel palazzo Erico, senza sapersi chi sia. Ma non passò l'anno che Elbane, ossia Ebbane, o Ibba, capitano del re Teoderico, cacciò fuori di Spagna il medesimo Gesalico, il quale si rifugiò in Africapresso Trasamondo re de' Vandali. Aggiugne lo stesso autore che in Barcellona il conte, ossia governatore ivi lasciato da Gesalico, restò anch'egli trucidato. In questa maniera venne Teoderico re d'Italia ed essere padrone di tutto quanto godeano i Visigoti in Ispagna, che era ben molto, e si stendeva dai Pirenei fino all'Oceano. Da una lettera di lui intendiamo, che egli, volendo provvedere di buone leggi e costumile provincie coll'aiuto di Dio sottoposte al regno nostro, manda Ampelio e Liveria inIspagna, con ispecificare tutti i doveri del loro ministero, per mettere in buono stato quelle contrade. Facendo noi dunque ora i conti alle signorie godute allora da Teoderico, troviamo lui dominante per tutta l'ItaliaeSicilia. Al settentrione il vedremo signore dellaDalmaziae delNorico, col continuare la giurisdizione sua per laPannonia Sirmiense, comandando ad una bella porzione della moderna Ungheria, e fors'anche a tutta. Aggiungo ora che a lui erano sottoposte le dueRezie, e perciò le moderne contrade deiGrigioni,Trentoe ilTirolo. Vedesi un ordine da lui dato[Cassiod., lib. 1, ep. 11.]aServatoduca della Rezie, siccome ancora presso di Cassiodoro la formola del ducato delle Rezie. Nè qui si fermava il suo dominio: passava anche nellaSvevia, la quale, se pur era tutta di lui, abbracciava la città d'Augusta, Costanza, Tubinga, Ulmaed altre città. Abbiamo una lettera[Idem, lib. 4, ep. 49.]d'esso Teoderico, scritta a tutti i provinciali, capillati, difensori e curiali abitanti nella Svevia, in cui gli avvisa di spedire per governatore di quella provinciaFridibado. E in un'altra[Idem, lib. 5, ep. 15.]scritta a tutti i possessori di beni nella Svevia, dice di aver loro inviatoSeverino, perchè sollevi dai tributi chiunque si crede ingiustamente oppresso. Laonde se a queste signorie si giugne la Provenza col littorale continuatosino ai Pirenei, e la maggior e miglior parte delle Spagne venuta in suo potere, può ognun conoscere a qual potenza fosse salito il re Teoderico, e che l'Italia sotto il suo governo, felicissimo per altro e giusto, avea ripigliato non poco dell'antico suo splendore. L'anonimo Valesiano[Anonymus Vales.]scrive essere stata cotanta la riputazione di Teoderico, ed aver egli trattato così amorevolmente i popoli confinanti, che spontaneamente si sottoponevano al di lui dominio.Il resto delle provincie dianzi signoreggiate dai Visigoti nelle Gallie con Tolosa, già capo del regno loro, pare che restasse in potere diClodoveore dei Franchi, col quale e conGundobadore dei Borgognoni si dee credere che Teoderico non tardasse molto a stabilir accordo e pace. Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 12.]anch'egli scrive che vedendo Teoderico di non poter cacciar i Franchi dal paese conquistato dopo la vittoria riportata sopra il re Alarico, si contentò che il ritenessero in loro potere. Circa questi tempi il re Clodoveo, che non dovea per anche aver bene studiata la legge di Gesù Cristo, benchè ne avesse abbracciata la fede, ansante più che mai di dilatare il suo regno in qualunque maniera ch'egli potesse, senza mettersi pensiero se sempre con ragione e giustizia (costume che si può osservare in non pochi altri conquistatori), si pose in cuore di far sua la città diColoniacolle sue dipendenze, dove regnavaSigibertore suo parente. Imperocchè i Franchi in addietro non erano tutti uniti sotto di un capo, mi si bene sotto vari duci, a' quali danno gli scrittori il titolo di re, perchè cadaun d'essi era indipendente dall'altro. Per testimonianza dunque di Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 1, cap. 40.]e di Fredegario, mandò segretamente a dire aClodericofigliuolo d'esso Sigiberto:Tuo padre è divenuto molto vecchio e zoppo. S'egli morisse, tu coll'amicizia nostra acquisteresti il suoregno.Bastò questo all'iniquo figliuolo per far levar di vita il padre. Avvisato di ciò Clodoveo, e pregato di accettar parte del tesoro di Sigiberto, inviò persone a Colonia, che nel tempo stesso di dividere il tesoro, con un'accetta ammazzarono il parricida Cloderico. Susseguentemente Clodoveo, fingendosi innocente dell'un e dell'altro fatto, indusse quel popolo ad accettarlo per suo signore. È da maravigliarsi come Gregorio Turonense dopo ciò soggiunga, cheDio abbatteva tutto dì i nemici di Clodoveo, ed accresceva il regno di lui, perchè egli camminava con retto cuore davanti a Dio, ed operava quel solo che può piacer a Dio. A chiusi occhi dovette ben far questa riflessione il Turonense, quando pur egli stesso fa menzione di tante altre iniquità d'esso Clodoveo, effetti dell'insaziabil sua ambizione.Cararico, altro re de' Franchi, vien creduto che signoreggiasse verso l'Artesia e la Piccardia[Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 41.]. Clodoveo col pretesto che nella guerra, tanti anni prima fatta contra Siagrio romano, egli fosse stato neutrale,circumventum dolis cepit, cioè con insidiose frodi il prese, ed obbligò lui a farsi prete, e suo figliuolo a prendere il diaconato. E perciocchè se ne lamentavano, fece loro tagliar la testa, e s'impadronì del loro regno e tesoro. Un altro re dei Franchi per nomeRagenario, oRegnacario[Idem. ib.], era signore di Cambray, principe tutto dato alla lussuria. Clodoveo, dopo aver guadagnato Farrone di lui consigliere, e i suoi baroni con delle smaniglie e degli usberghi creduti d'oro da essi, ma solamente indorati, gli spinse addosso un esercito, ed ebbe in mano lui eRiciariosuo fratello, ch'egli con ischerno uccise di sua mano. Levò ancora di vitaRignomere, che signoreggiava ne' Cenomani oggidìle Maine. Questi ed altri re e signorotti franchi, benchè tutti suoi parenti, tolse di mezzo Clodoveo; e dappoichè fu padronede' loro regni e tesori, fu udito una volta dire con questo amaro scherzo:Sfortunato ch'io sono, essendo rimasto come un pellegrino fra la gente straniera, e niuno ho più de' parenti che in caso di qualche disavventura mi possa aiutare.Soggiugne il Turonense ch'egli ciò diceva, non perchè si condolesse della morte loro, ma per vedere se ne potesse trovar alcun altro per ammazzarlo. Credesi ancora che egli facesse guerra alla Bretagna minore, ed abbassasse la potenza di quel popolo e l'autorità dei loro re, come ho accennato di sopra.

Console

Anicio Manlio Severino Boezio, senza collega.

All'udire i nomi di questo nobilissimo conte, intendono tosto i letterati che si parla diBoezio, insigne scrittore di questi tempi, il quale nella sua prefazione ai predicamenti di Aristotele avvisa di aver faticato durante il suo consolato, mentre era imperadore Anastasio, intorno alla versione latina di quella e di altre opere di Aristotele, le quali cominciarono allora ad aver qualche voga fra i Latini. Era stato Boezio in sua gioventù alle scuole d'Atene, con aver quivi imparate le lettere greche, e talmente s'era affezionato alla suola d'Aristotele, che dipoi si studiò di far gustare la di lui dottrina agli altri Romani. A questo console il Panvinio[Panvin., in Fast. Cons.], il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.]e il Relando[Reland., Fast. Consul.]aggiungonoEutarico, fidati in una legge del codice Giustiniano[L. 10. C. de Haeretic.]. Ma, siccome osserva il padre Pagi[Pagius, Crit. Baron.], s'è indebitamente intruso questo Eutarico nei Fasti moderni. Gli antichi solamente parlano diBoezio. Erasi, come fu detto di sopra, ritirato in BarcellonaGesalico, intruso nel trono de' Visigoti. Abbiamo dalla Cronichetta[Victor Turonensis, tom. 1 Canisii.]inserita nella Cronica di Vittor Tunonense, che in questo anno esso Gesalico uccise in Barcellona nel palazzo Erico, senza sapersi chi sia. Ma non passò l'anno che Elbane, ossia Ebbane, o Ibba, capitano del re Teoderico, cacciò fuori di Spagna il medesimo Gesalico, il quale si rifugiò in Africapresso Trasamondo re de' Vandali. Aggiugne lo stesso autore che in Barcellona il conte, ossia governatore ivi lasciato da Gesalico, restò anch'egli trucidato. In questa maniera venne Teoderico re d'Italia ed essere padrone di tutto quanto godeano i Visigoti in Ispagna, che era ben molto, e si stendeva dai Pirenei fino all'Oceano. Da una lettera di lui intendiamo, che egli, volendo provvedere di buone leggi e costumile provincie coll'aiuto di Dio sottoposte al regno nostro, manda Ampelio e Liveria inIspagna, con ispecificare tutti i doveri del loro ministero, per mettere in buono stato quelle contrade. Facendo noi dunque ora i conti alle signorie godute allora da Teoderico, troviamo lui dominante per tutta l'ItaliaeSicilia. Al settentrione il vedremo signore dellaDalmaziae delNorico, col continuare la giurisdizione sua per laPannonia Sirmiense, comandando ad una bella porzione della moderna Ungheria, e fors'anche a tutta. Aggiungo ora che a lui erano sottoposte le dueRezie, e perciò le moderne contrade deiGrigioni,Trentoe ilTirolo. Vedesi un ordine da lui dato[Cassiod., lib. 1, ep. 11.]aServatoduca della Rezie, siccome ancora presso di Cassiodoro la formola del ducato delle Rezie. Nè qui si fermava il suo dominio: passava anche nellaSvevia, la quale, se pur era tutta di lui, abbracciava la città d'Augusta, Costanza, Tubinga, Ulmaed altre città. Abbiamo una lettera[Idem, lib. 4, ep. 49.]d'esso Teoderico, scritta a tutti i provinciali, capillati, difensori e curiali abitanti nella Svevia, in cui gli avvisa di spedire per governatore di quella provinciaFridibado. E in un'altra[Idem, lib. 5, ep. 15.]scritta a tutti i possessori di beni nella Svevia, dice di aver loro inviatoSeverino, perchè sollevi dai tributi chiunque si crede ingiustamente oppresso. Laonde se a queste signorie si giugne la Provenza col littorale continuatosino ai Pirenei, e la maggior e miglior parte delle Spagne venuta in suo potere, può ognun conoscere a qual potenza fosse salito il re Teoderico, e che l'Italia sotto il suo governo, felicissimo per altro e giusto, avea ripigliato non poco dell'antico suo splendore. L'anonimo Valesiano[Anonymus Vales.]scrive essere stata cotanta la riputazione di Teoderico, ed aver egli trattato così amorevolmente i popoli confinanti, che spontaneamente si sottoponevano al di lui dominio.

Il resto delle provincie dianzi signoreggiate dai Visigoti nelle Gallie con Tolosa, già capo del regno loro, pare che restasse in potere diClodoveore dei Franchi, col quale e conGundobadore dei Borgognoni si dee credere che Teoderico non tardasse molto a stabilir accordo e pace. Procopio[Procop., de Bell. Goth., lib. 1, cap. 12.]anch'egli scrive che vedendo Teoderico di non poter cacciar i Franchi dal paese conquistato dopo la vittoria riportata sopra il re Alarico, si contentò che il ritenessero in loro potere. Circa questi tempi il re Clodoveo, che non dovea per anche aver bene studiata la legge di Gesù Cristo, benchè ne avesse abbracciata la fede, ansante più che mai di dilatare il suo regno in qualunque maniera ch'egli potesse, senza mettersi pensiero se sempre con ragione e giustizia (costume che si può osservare in non pochi altri conquistatori), si pose in cuore di far sua la città diColoniacolle sue dipendenze, dove regnavaSigibertore suo parente. Imperocchè i Franchi in addietro non erano tutti uniti sotto di un capo, mi si bene sotto vari duci, a' quali danno gli scrittori il titolo di re, perchè cadaun d'essi era indipendente dall'altro. Per testimonianza dunque di Gregorio Turonense[Gregor. Turonensis, lib. 1, cap. 40.]e di Fredegario, mandò segretamente a dire aClodericofigliuolo d'esso Sigiberto:Tuo padre è divenuto molto vecchio e zoppo. S'egli morisse, tu coll'amicizia nostra acquisteresti il suoregno.Bastò questo all'iniquo figliuolo per far levar di vita il padre. Avvisato di ciò Clodoveo, e pregato di accettar parte del tesoro di Sigiberto, inviò persone a Colonia, che nel tempo stesso di dividere il tesoro, con un'accetta ammazzarono il parricida Cloderico. Susseguentemente Clodoveo, fingendosi innocente dell'un e dell'altro fatto, indusse quel popolo ad accettarlo per suo signore. È da maravigliarsi come Gregorio Turonense dopo ciò soggiunga, cheDio abbatteva tutto dì i nemici di Clodoveo, ed accresceva il regno di lui, perchè egli camminava con retto cuore davanti a Dio, ed operava quel solo che può piacer a Dio. A chiusi occhi dovette ben far questa riflessione il Turonense, quando pur egli stesso fa menzione di tante altre iniquità d'esso Clodoveo, effetti dell'insaziabil sua ambizione.Cararico, altro re de' Franchi, vien creduto che signoreggiasse verso l'Artesia e la Piccardia[Gregor. Turonensis, lib. 2, cap. 41.]. Clodoveo col pretesto che nella guerra, tanti anni prima fatta contra Siagrio romano, egli fosse stato neutrale,circumventum dolis cepit, cioè con insidiose frodi il prese, ed obbligò lui a farsi prete, e suo figliuolo a prendere il diaconato. E perciocchè se ne lamentavano, fece loro tagliar la testa, e s'impadronì del loro regno e tesoro. Un altro re dei Franchi per nomeRagenario, oRegnacario[Idem. ib.], era signore di Cambray, principe tutto dato alla lussuria. Clodoveo, dopo aver guadagnato Farrone di lui consigliere, e i suoi baroni con delle smaniglie e degli usberghi creduti d'oro da essi, ma solamente indorati, gli spinse addosso un esercito, ed ebbe in mano lui eRiciariosuo fratello, ch'egli con ischerno uccise di sua mano. Levò ancora di vitaRignomere, che signoreggiava ne' Cenomani oggidìle Maine. Questi ed altri re e signorotti franchi, benchè tutti suoi parenti, tolse di mezzo Clodoveo; e dappoichè fu padronede' loro regni e tesori, fu udito una volta dire con questo amaro scherzo:Sfortunato ch'io sono, essendo rimasto come un pellegrino fra la gente straniera, e niuno ho più de' parenti che in caso di qualche disavventura mi possa aiutare.Soggiugne il Turonense ch'egli ciò diceva, non perchè si condolesse della morte loro, ma per vedere se ne potesse trovar alcun altro per ammazzarlo. Credesi ancora che egli facesse guerra alla Bretagna minore, ed abbassasse la potenza di quel popolo e l'autorità dei loro re, come ho accennato di sopra.


Back to IndexNext