DXVIII

DXVIIIAnno diCristoDXVIII. IndizioneXI.Ormisdapapa 5.Giustinoimperadore 1.Teodericore 26 e 8.ConsoleMagnosenza collega.Già è deciso presso gli eruditi che questo solo console, creato in Oriente, diede il suo nome ai Fasti nell'anno presente, e che non ebbe per collega nèFiorenzo, come pensarono il Panvinio[Panvin., in Fast. Cons.]e il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], nèAgapito per la seconda volta, come ha la Cronica di Vittor Turonense[Victor Turonensis, in Chron.]. In Roma questo anno fu segnato colla formula dipost consulatum Agapiti, come apparisce da una lettera di papa Ormisda e da un'iscrizione ch'io ho rapportata altrove[Thes. Nov. Inscript., pag. 418.]. Non permise Dio che più lungamente durasse l'empietà e la vita di Anastasio imperadore. Abbiamo da Evagrio[Evagr., lib. 3, cap. ult. Hist.], da Teofane[Theoph., in Chron.], da Marcellino conte[Marcellin. Comes, in Chron.], da Cedreno[Cedren., in Annal.]e da altri storici, ch'egli nel dì 9 di luglio da una morte improvvisa fu colto, e in tempo che s'era tornato a commuover contra di lui il popolo, ed egli studiava le maniere di difendersi dalle insidie che andava sospettando dappertutto. Se vogliam credere a Zonara[Zonar., in Histor.]e Cedreno, autori ben lontani da que' tempi, e mercatanti talora di favole, Anastasio fece morir molti per tali sospetti negli ultimidì di sua vita, e corsero rischio di perdere in tale occasione la testa ancheGiustinoeGiustiniano, che furono suoi successori, s'egli non fosse stato atterrito in sogno da un uomo terribile, che gli disse:Lasciali stare. Così finì di vivere Anastasio, con lasciare dopo di sè una memoria infausta del suo nome, ed essere riguardato come eretico e protettore degli eretici, e persecutore della Chiesa di Dio. Molti erano i nipoti e pronipoti di questo imperadore; grande era la loro potenza e ricchezza; contuttociò l'odio e l'avversione ch'egli s'era guadagnato con tanta empietà e crudeltà ridondò sopra tutti i parenti, in guisa che ognun di essi restò escluso dal trono imperiale. L'Anonimo Valesiano[Anonymus Vales.]specialmente nomina tre suoi nipoti, cioèPompeo,ProboedIpazio, ciascun de' quali egli desiderava per suo successore. Ma vivente ancora Anastasio (soggiugne quello scrittore, a cui in questo non siamo obbligati a prestar fede) egli s'avvide che a niuno toccherebbe l'imperio, e conobbe poi in sogno che era riserbato il trono perGiustino. In fatti dopo la di lui morte per elezione del senato fu conferita la dignità imperiale aGiustino, nato, per testimonianza di Procopio[Procop., in Hist. Arcan., cap. 6.], in Bederiana, città situata ne' confini dell'Illirico e della Tracia, e però chiamato da alcuni scrittoriTrace, e da altriIlliriciano. Bassissimi furono i suoi natali e da semplice soldato cominciò il corso della fortuna, e salendo per varii gradi giunse ad essere senatore e prefetto del pretorio. Evagrio scrive[Evagr., lib. 4, cap. 2.]che con frode egli salì, e con danari si studiò che i soldati pretoriani il dichiarassero imperadore. Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]narra che egli fu eletto del senato. Protestò nondimeno esso Giustino in una lettera scritta in quest'anno nel dì primo d'agosto a papaOrmisda, d'essere statoalzato contra sua volontà a dignità sì eccelsa; e così doveva egli scrivere, ancorchè fosse vero il racconto di Evagrio. Varie in somma furono le opinioni degli antichi intorno a ciò; ma poco importa in fine il saperne la verità.Quel che è certo, non intervenne tumulto o forza nell'elezion diGiustino. Se crediamo a Procopio, scrittore che sparge veleno sopra tutto ciò che riguardaGiustinianoAugusto, figliuolo di una sorella di questo imperadore, allorchè Giustino salì sul trono imperiale, si trovava in età decrepita, ruvido di costumi, stolido, ed inoltre (cosa non mai avvenuta in addietro nell'imperio romano) non conosceva lettere, e neppure sapeva scrivere il suo nome. Tuttavia grande fu sempre la sua pietà e ben regolati i suoi costumi, e perciò degno che Dio l'innalzasse per bene della religione cattolica al grado imperiale. Non ho finora saputo intendere, se non è un errore di stampa, perchè l'accuratissimo padre Pagi[Pagius, Crit. Baron., ad ann. 518, n. 3.]scrivesse cheGiustino vien chiamato Anicio da Prudenzio nel libro primo contro Simmaco. Se Prudenzio nacque nell'anno di Cristo 348, come mai può essere ch'egli parli diGiustinoeletto imperadore nell'anno 518? Aveva egli per moglieLupicina, barbara di nazione, e già sua schiava e concubina. Mutatole il nome, fece chiamarlaElia Marcia Eufemia, e dichiarolla imperadrice Augusta. Teofane scrive[Theoph., in Chronogr.], essere stato il popolo che le diede il nome d'Eufemia. La prima azione di questo novello Augusto fu quella di nettare il palazzo da que' malvagi eunuchi e ministri che, cooperando colla crudeltà ed empietà d'Anastasio, e favorendo i manichei, aveano commesse tante iniquità, colle morti specialmente e con gli esilii di tanti cattolici. Un d'essi fu Amanzio eunuco mastro di camera del defunto Augusto[Marcell. Comes, in Chron.], un altro Teocrito, che avea fatto di gran maneggie speso molto oro per ottenere lo imperio. A costoro non fu permesso di vivere più lungamente. Il popolo stesso dimandò la loro rovina. Altri lor compagni altro gastigo non ebbero che quello dell'esilio. Non tardò il pio imperadore Giustino a richiamare quanti vescovi cattolici erano stati banditi sotto il regno di Anastasio, e a far loro restituire le chiese. E perciocchè aveva conceputa una grande stima del valore e della pietà diVitalianoconte, cioè di quell'uffiziale scita che negli anni addietro avea prese l'armi in favore della religion cattolica, il chiamò alla corte, e, secondochè abbiamo da Marcellino conte e da Teofane, non passarono sette giorni, che il dichiarò generale delle milizie. Prese ancora per questoreProclo, e se ne servì come della mano diritta, governandosi co' suoi consigli. Procopio scrive che questo Proclo ebbe assaissima autorità, e faceva tutto ad arbitrio suo. Ma noi sappiamo da Suida[Suidas, in Excerpt. tom. 1 Hist. Byz.]ch'egli fuuomo giusto, disinteressato, che non ammetteva regali, nè scrisse mai legge alcuna a sproposito, nè permise che si mutassero i vecchi regolamenti. Così Giustino verificò l'assioma de' politici:Che un principe debole con ottimi ministri può uguagliare nel buon governo i migliori. Ma specialmente Giustino fece risplendere il suo zelo per la religion cattolica, con aver tosto pubblicato un editto[Cyrillus, in Vit. S. Sabae.], in cui confermò il sinodo calcedonese, e promosse la celebrazion di varii concilii, per deprimere gli eretici, giunti a troppo insolentire sotto di Anastasio. Il popolo stesso di Costantinopoli con pubbliche grida richiese che si condannassero gli eretici eutichiani; eGiovannipatriarca di quella città tenne un concilio, in cui fu scomunicato e deposto Severo vescovo intruso di Antiochia, riposti ne' sacri dittici i nomi disan Leonepapa e diEufemioeMacedoniovescovi cattolici di Costantinopoli, morti inesilio. Altri concilii per questo furono tenuti in Gerusalemme e in Tiro, dei quali si parla negli Annali ecclesiastici.

Console

Magnosenza collega.

Già è deciso presso gli eruditi che questo solo console, creato in Oriente, diede il suo nome ai Fasti nell'anno presente, e che non ebbe per collega nèFiorenzo, come pensarono il Panvinio[Panvin., in Fast. Cons.]e il cardinal Baronio[Baron., Annal. Eccl.], nèAgapito per la seconda volta, come ha la Cronica di Vittor Turonense[Victor Turonensis, in Chron.]. In Roma questo anno fu segnato colla formula dipost consulatum Agapiti, come apparisce da una lettera di papa Ormisda e da un'iscrizione ch'io ho rapportata altrove[Thes. Nov. Inscript., pag. 418.]. Non permise Dio che più lungamente durasse l'empietà e la vita di Anastasio imperadore. Abbiamo da Evagrio[Evagr., lib. 3, cap. ult. Hist.], da Teofane[Theoph., in Chron.], da Marcellino conte[Marcellin. Comes, in Chron.], da Cedreno[Cedren., in Annal.]e da altri storici, ch'egli nel dì 9 di luglio da una morte improvvisa fu colto, e in tempo che s'era tornato a commuover contra di lui il popolo, ed egli studiava le maniere di difendersi dalle insidie che andava sospettando dappertutto. Se vogliam credere a Zonara[Zonar., in Histor.]e Cedreno, autori ben lontani da que' tempi, e mercatanti talora di favole, Anastasio fece morir molti per tali sospetti negli ultimidì di sua vita, e corsero rischio di perdere in tale occasione la testa ancheGiustinoeGiustiniano, che furono suoi successori, s'egli non fosse stato atterrito in sogno da un uomo terribile, che gli disse:Lasciali stare. Così finì di vivere Anastasio, con lasciare dopo di sè una memoria infausta del suo nome, ed essere riguardato come eretico e protettore degli eretici, e persecutore della Chiesa di Dio. Molti erano i nipoti e pronipoti di questo imperadore; grande era la loro potenza e ricchezza; contuttociò l'odio e l'avversione ch'egli s'era guadagnato con tanta empietà e crudeltà ridondò sopra tutti i parenti, in guisa che ognun di essi restò escluso dal trono imperiale. L'Anonimo Valesiano[Anonymus Vales.]specialmente nomina tre suoi nipoti, cioèPompeo,ProboedIpazio, ciascun de' quali egli desiderava per suo successore. Ma vivente ancora Anastasio (soggiugne quello scrittore, a cui in questo non siamo obbligati a prestar fede) egli s'avvide che a niuno toccherebbe l'imperio, e conobbe poi in sogno che era riserbato il trono perGiustino. In fatti dopo la di lui morte per elezione del senato fu conferita la dignità imperiale aGiustino, nato, per testimonianza di Procopio[Procop., in Hist. Arcan., cap. 6.], in Bederiana, città situata ne' confini dell'Illirico e della Tracia, e però chiamato da alcuni scrittoriTrace, e da altriIlliriciano. Bassissimi furono i suoi natali e da semplice soldato cominciò il corso della fortuna, e salendo per varii gradi giunse ad essere senatore e prefetto del pretorio. Evagrio scrive[Evagr., lib. 4, cap. 2.]che con frode egli salì, e con danari si studiò che i soldati pretoriani il dichiarassero imperadore. Marcellino conte[Marcell. Comes, in Chron.]narra che egli fu eletto del senato. Protestò nondimeno esso Giustino in una lettera scritta in quest'anno nel dì primo d'agosto a papaOrmisda, d'essere statoalzato contra sua volontà a dignità sì eccelsa; e così doveva egli scrivere, ancorchè fosse vero il racconto di Evagrio. Varie in somma furono le opinioni degli antichi intorno a ciò; ma poco importa in fine il saperne la verità.

Quel che è certo, non intervenne tumulto o forza nell'elezion diGiustino. Se crediamo a Procopio, scrittore che sparge veleno sopra tutto ciò che riguardaGiustinianoAugusto, figliuolo di una sorella di questo imperadore, allorchè Giustino salì sul trono imperiale, si trovava in età decrepita, ruvido di costumi, stolido, ed inoltre (cosa non mai avvenuta in addietro nell'imperio romano) non conosceva lettere, e neppure sapeva scrivere il suo nome. Tuttavia grande fu sempre la sua pietà e ben regolati i suoi costumi, e perciò degno che Dio l'innalzasse per bene della religione cattolica al grado imperiale. Non ho finora saputo intendere, se non è un errore di stampa, perchè l'accuratissimo padre Pagi[Pagius, Crit. Baron., ad ann. 518, n. 3.]scrivesse cheGiustino vien chiamato Anicio da Prudenzio nel libro primo contro Simmaco. Se Prudenzio nacque nell'anno di Cristo 348, come mai può essere ch'egli parli diGiustinoeletto imperadore nell'anno 518? Aveva egli per moglieLupicina, barbara di nazione, e già sua schiava e concubina. Mutatole il nome, fece chiamarlaElia Marcia Eufemia, e dichiarolla imperadrice Augusta. Teofane scrive[Theoph., in Chronogr.], essere stato il popolo che le diede il nome d'Eufemia. La prima azione di questo novello Augusto fu quella di nettare il palazzo da que' malvagi eunuchi e ministri che, cooperando colla crudeltà ed empietà d'Anastasio, e favorendo i manichei, aveano commesse tante iniquità, colle morti specialmente e con gli esilii di tanti cattolici. Un d'essi fu Amanzio eunuco mastro di camera del defunto Augusto[Marcell. Comes, in Chron.], un altro Teocrito, che avea fatto di gran maneggie speso molto oro per ottenere lo imperio. A costoro non fu permesso di vivere più lungamente. Il popolo stesso dimandò la loro rovina. Altri lor compagni altro gastigo non ebbero che quello dell'esilio. Non tardò il pio imperadore Giustino a richiamare quanti vescovi cattolici erano stati banditi sotto il regno di Anastasio, e a far loro restituire le chiese. E perciocchè aveva conceputa una grande stima del valore e della pietà diVitalianoconte, cioè di quell'uffiziale scita che negli anni addietro avea prese l'armi in favore della religion cattolica, il chiamò alla corte, e, secondochè abbiamo da Marcellino conte e da Teofane, non passarono sette giorni, che il dichiarò generale delle milizie. Prese ancora per questoreProclo, e se ne servì come della mano diritta, governandosi co' suoi consigli. Procopio scrive che questo Proclo ebbe assaissima autorità, e faceva tutto ad arbitrio suo. Ma noi sappiamo da Suida[Suidas, in Excerpt. tom. 1 Hist. Byz.]ch'egli fuuomo giusto, disinteressato, che non ammetteva regali, nè scrisse mai legge alcuna a sproposito, nè permise che si mutassero i vecchi regolamenti. Così Giustino verificò l'assioma de' politici:Che un principe debole con ottimi ministri può uguagliare nel buon governo i migliori. Ma specialmente Giustino fece risplendere il suo zelo per la religion cattolica, con aver tosto pubblicato un editto[Cyrillus, in Vit. S. Sabae.], in cui confermò il sinodo calcedonese, e promosse la celebrazion di varii concilii, per deprimere gli eretici, giunti a troppo insolentire sotto di Anastasio. Il popolo stesso di Costantinopoli con pubbliche grida richiese che si condannassero gli eretici eutichiani; eGiovannipatriarca di quella città tenne un concilio, in cui fu scomunicato e deposto Severo vescovo intruso di Antiochia, riposti ne' sacri dittici i nomi disan Leonepapa e diEufemioeMacedoniovescovi cattolici di Costantinopoli, morti inesilio. Altri concilii per questo furono tenuti in Gerusalemme e in Tiro, dei quali si parla negli Annali ecclesiastici.


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