DCCAnno diCristoDCC. IndizioneXIII.Sergiopapa 14.TiberioAbsimero imper. 3.Liutbertore 1.Scrive Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 17.]cheCunibertore dei Longobardi dopo la morte del padre regnòdodici anni. Per conseguente, seBertaridosuo genitore cessò di vivere nell'anno 688, convien dire che nell'anno presente Cuniberto compiesse la carriera dei suoi giorni. Anche Ermanno Contratto[Hermannus Contractus, in Chr. edition. Canis.]mette sotto quest'anno la morte sua. Paolo in poche parole ne forma un grande elogio, con dire ch'egli era amato da tutti: al che senza molta virtù non arriva principe alcuno. Dal medesimo storico sappiamo che egli era signore di molta leggiadria, di tutta bontà, e di sommo ardire negli affari della guerra, siccome ancora, che egli fabbricò un monastero di monaci in onore di s. Giorgio (e non Gregorio) martire nel campo di Coronata, dove diede battaglia al tirannoAlachi, e ne riportò vittoria. Ha creduto il padre Mabillone[Mabill., Annal. Benedict., lib. 18, cap. 26.]che questo monistero di san Giorgio sia quel riguardevole che tuttavia esiste ne' borghi di Ferrara. Ma gli autori ferraresi non hanno mai data questa origine al monistero ferrarese di s. Giorgio, nè Cuniberto avea dominio allora nella città, ossia nel territorio diFerrara. Oltredichè chiaramente scrive Paolo Diacono che quella battaglia succedette in vicinanza dell'Adda, fiume troppo lontano dal ferrarese. Però, siccome accennai di sopra, il sito di quel conflitto e combattimento conviene al luogo diCornà, notato nell'Italia del Magino, alquanto distante dalla riva occidentale dell'Adda. Ed essendo vicino a quel sito Clivate, dove anticamente esisteva un monistero, mentovato da Landolfo[Landulphus Junior, Hist. Mediolan. tom. 5 Rer. Italic.]juniore storico milanese del secolo XII, io avrei sospettato che non fosse diverso da quel di Cornà, se il Corio non avesse avvertito che quel di Clivate era dedicato in onore di s. Pietro apostolo, con farne anche autoreDesideriore de' Longobardi. Un altro monistero posto in Pavia, ma di sacre vergini, dee qui essere rammentato in parlando del re Cuniberto, tuttavia esistente, tuttavia sommamente illustre e riguardevole in quella città. Chiamavasi anticamente ilmonastero di santa Teodota, o piuttostodi santa Maria di Teodota. Oggidì si appelladella Posterla, perchè anticamente quivi era una picciola porta della città. Di quel sacro luogo parla Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 37.]nel riferire che fa una debolezza di Cuniberto. Trovavasi al bagno, secondo i costumi d'allora (nei quali forse niuna città mancava di terme, e i bagni erano usati e lodati dai medici) trovavasi, dico, una gentil donzella, di nazione non longobarda; ma nobilissima romana, di singolar bellezza, e coi capelli biondi che le arrivavano fin quasi ai piedi. Le leggi dei Longobardi ci fanno abbastanza intendere che le zitelle in questi tempi si riconoscevano fra le maritate, perchè tutte portavano e nudrivano i lor capelli, e ne faceano pompa; e beata chi gli avea più belli e più lunghi.Intonsaecredo io che fossero appellate per questo; e che da questa parola corrotta venissetosa, nome adoperatodai Milanesi per significar le zitelle. Allorchè le donne andavano a marito, si tosavano, come oggidì si pratica dai Giudei. Ora questa giovane per nomeTeodota, stando al bagno, fu adocchiata dalla reginaErmelinda, che dipoi con imprudenza femminile ne commendò forte la bellezza al re Cuniberto suo consorte. Finse egli colla moglie di lasciar cadere per terra questo ragionamento, ma nel suo cuore talmente s'invaghì di questa non veduta bellezza, che non sapea trovar luogo. Laonde prese il partito di portarsi alla caccia nella selva chiamata Urba dal fiume o castello vicino, e seco menò anche la regina. Fatta notte, segretamente se ne tornò a Pavia, e trovata maniera di far venire a palazzo la suddetta fanciulla, l'ebbe alle sue voglie. Ma non tardò a ravvedersi del suo trascorso, e la mise nel sopraddetto monistero, che per ciò cominciò a chiamarsi diTeodota.Rapporta il padre Romoaldo[Romualdus Papia, Sacr. part. 1, pag. 121.]da santa Maria agostiniano scalzo, un antichissimo epitafio tuttavia esistente in quel sacro luogo, che quantunque abbondi di errori, perchè non copiato coll'esattezza che conveniva, merita nondimeno d'esser maggiormente conosciuto e tramandato ai posteri. Esso è composto in versi ritmici e popolari, imitanti gli esametri latini, ma senza verun metro, servendosi l'autore, per esempio, a formare il dattilo e spondeo sul fine diprosapiam texam, di nimium plures, ec.CAELICOLAE[ForseCaelicam.]SIC DEMVM EIVS PROSAPIAM TEXAMMATER VIXIT VIRGINVM PER ANNOS NIMIVM PLVRES,IN GREGE DOMINICO PASCENS OVICVLAS CHRISTO;QVAE FAVENS DOCVIT, ARGVIT, CORREXIT, AMAVITINVIDVS NE PERDERET EIVS EX OVIBVS QVEMQVAMFRONTEM RVGATAM TENENS ERAT QVIBVS PECTORE PURA;CVIVS ABSTINEBANT A FLAGELLIS PLACIDAE MANVS,IN TRIBVENDO DAPES EGENIS DAPSILES ERANT.MORIBVS ORNATA PRODIENS, FAVTRIX, ATQVE HONESTA,PATIENS, MAGNANIMIS CORDE, DEXTRAQVE PIA.DECEBAT SIC DENIQVE TALI CVM EX STIRPE VENIRETB....OLEO EX NOVILLI[ForseRomuleo ex Ovili.]CRESCENS VT FLVVIVS FONTE...EXTRA SAGA GENITORVM EXTITIT MAGNA.SI AD CVRSVS RERVM, ET PRAESENTIS STVDIA SAECLITENDATVR ORATIO, MVLTA SVNT, QVAE POSSVMVS DICI.PER TE SEMPER VIRGINIS VISITVR PVLCHRVM DELVBRVM,AVFERENS VETVSTA, INSTAVRANS VILIA CVNCTA;NAMQVE DOMICILIA SITA COENVBIO RIDVNTVVLTV INTVENTIVM PRAECELLENTES MOENIA PRISCA.NEC SVNT IN ORBE TALES, PRAETER PALATIA REGVM.NEC SS. ECCLESIAS, QVAE VIBRANT FVNDAMINE CLAROET PIIS EZEQVANTVR ONI A CVNCTIS COLVNTVR.(forseQuae Turoni, per significare che son pari alla basilica e monistero di san Martino Turonense)HOC ERGO THEODOTA ALVMNIS, SVA THEODOTAE,CVI RELIQVISTI NOMEN, DIGNITATEM, CATHEDRAM,NIMIS CVM LACRYMIS AFFLICTO PECTORE DOMNALAPIDIBVS SARCOPHAGIS ORNANS EXCOLVI PULCHRISDENOS DVOSQVE CIRCITER ANNOS DEGENS....EGREGIA VITAE SPIRACVLA CLAVSIT.....D. P. S. II. D. MENSIS APRILIS INDICTIONE TERTIA.È andato a pescare il padre Romoaldo appresso Beda, che dalle lettere D. P. S. si ricava l'anno 926, quando, secondo lo stile degli antichi, quelle lettere altro non significano se nondeposita. Aggiugne, essere la tradizion delle monache che quel sia l'epitafio d'una regina, e però egli la tiene perTeodoratamoglie del re Liutprando, il cui nome abbreviato fosseTeodota. Finalmente dice esser qui nominate tre diverseTeodote; la prima mentovata da Paolo Diacono ai tempi del re Cuniberto; la seconda quella a cui fu posto l'epitafio nell'anno 926; la terza quella che pose l'iscrizione stessa, succeduta a lei nel grado di badessa. Tutti sogni. Altro non è, a mio credere, questa iscrizione, se non la sepolcrale posta alla medesimaTeodota, di cui fa menzion Paolo Diacono. Non fu fabbricato quel monistero dal re Cuniberto: v'era prima. Paolo altro non dice, se non che la mandòin monasterium, quod de illius nomine intra Ticinum appellatum est. Essa colle ricchezze seco portate magnificamente lo rifabbricò ed accrebbe, ed ivi eresse un bel tempio in onore della Vergine santissima, di maniera che quel monistero gareggiava colle fabbriche più suntuose d'allora. Quivi fu ella badessaannos nimium plures, e finalmente morì nell'indizione terza(forse nell'anno 705, o piuttosto nel 720) conlasciare il suo nome e la dignità di badessa adonna Teodotasua alunna, da cui le fu posta l'iscrizione suddetta. E se veramente quivi si leggesseRomuleo, come ho conghietturato, non resterebbe luogo ad alcun dubbio, perchè Paolo Diacono scrive essere nata Teodotaex nobilissimo Romanorum genere. Ripeto che questo insigne monistero tuttavia con sommo decoro si mantiene in Pavia, col raro privilegio ancora d'aver conservato un tesoro d'antichissimi diplomi, conceduti ad esso da varii imperadori e re, a poter copiare i quali ammesso io dalla gentilezza di quelle nobili religiose, ho poi potuto comunicarli al pubblico per decoro d'esso sacro luogo nelle mie Antichità Italiche. Finì dunque di vivere e di regnare in questo anno il reCuniberto, e il suo corpo ebbe sepoltura presso alla basilica di san Salvatore fuori della porta occidentale di Pavia, dove parimenteAribertore suo avolo, fondatore d'essa chiesa, eBertaridore suo padre furono seppelliti. Diedi io già alla luce[Antichità Estensi, part. 1, pag. 73.]un pezzo dell'iscrizion sepolcrale a lui posta, ed esistente tuttavia presso i monaci Benedettini, che per più di settecento anni posseggono quella chiesa e monistero; ma non dispiacerà ai lettori di riceverla ancora qui di nuovo:AVREO EX FONTE QVIESCVNT IN ORDINE REGESAVVS, PATER, HIC FILIVS HEIVLANDVS TENETVECVNINGPERT FLORENTISSIMVS ET ROBVSTISSIMVS REXQVEM DOMINVM ITALIA PATREM ATQVE PASTOREM.INDE FLEBILE MARITVM GEME TIAM VIDVATAALLA DE PARTE SI ORIGINEM QVAERAS,REX FVIT AVVS, MATER GVBERNACVLA TENVIT REGNI,MIRANDVS ERAT FORMA, PIVS, MENS, SI REQVIRAS,MIRANDA....................Lasciò Cuniberto dopo di sè l'unico suo figliuoloLiutbertoin età assai giovanile, che fu proclamato re, e gli diede per tutoreAnsprando, personaggio illustre di nascita, e provveduto di somma saviezza. In quest'annoAbdela, generale de' Saraceni, fece una irruzione nelle contrade romane, ed assediò non giàTaranto, come ha un testo guasto di Teofane e della storia Miscella, perchè questa città è in Italia, e ubbidiva allora ai duchi longobardi di Benevento, ma bensì la città d'Antarado, come notò Cedreno[Cedren., in Annal.]. Non potendola avere, se ne tornò a Mopsuestia, e quivi con un buon presidio si fortificò.
Scrive Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 6, cap. 17.]cheCunibertore dei Longobardi dopo la morte del padre regnòdodici anni. Per conseguente, seBertaridosuo genitore cessò di vivere nell'anno 688, convien dire che nell'anno presente Cuniberto compiesse la carriera dei suoi giorni. Anche Ermanno Contratto[Hermannus Contractus, in Chr. edition. Canis.]mette sotto quest'anno la morte sua. Paolo in poche parole ne forma un grande elogio, con dire ch'egli era amato da tutti: al che senza molta virtù non arriva principe alcuno. Dal medesimo storico sappiamo che egli era signore di molta leggiadria, di tutta bontà, e di sommo ardire negli affari della guerra, siccome ancora, che egli fabbricò un monastero di monaci in onore di s. Giorgio (e non Gregorio) martire nel campo di Coronata, dove diede battaglia al tirannoAlachi, e ne riportò vittoria. Ha creduto il padre Mabillone[Mabill., Annal. Benedict., lib. 18, cap. 26.]che questo monistero di san Giorgio sia quel riguardevole che tuttavia esiste ne' borghi di Ferrara. Ma gli autori ferraresi non hanno mai data questa origine al monistero ferrarese di s. Giorgio, nè Cuniberto avea dominio allora nella città, ossia nel territorio diFerrara. Oltredichè chiaramente scrive Paolo Diacono che quella battaglia succedette in vicinanza dell'Adda, fiume troppo lontano dal ferrarese. Però, siccome accennai di sopra, il sito di quel conflitto e combattimento conviene al luogo diCornà, notato nell'Italia del Magino, alquanto distante dalla riva occidentale dell'Adda. Ed essendo vicino a quel sito Clivate, dove anticamente esisteva un monistero, mentovato da Landolfo[Landulphus Junior, Hist. Mediolan. tom. 5 Rer. Italic.]juniore storico milanese del secolo XII, io avrei sospettato che non fosse diverso da quel di Cornà, se il Corio non avesse avvertito che quel di Clivate era dedicato in onore di s. Pietro apostolo, con farne anche autoreDesideriore de' Longobardi. Un altro monistero posto in Pavia, ma di sacre vergini, dee qui essere rammentato in parlando del re Cuniberto, tuttavia esistente, tuttavia sommamente illustre e riguardevole in quella città. Chiamavasi anticamente ilmonastero di santa Teodota, o piuttostodi santa Maria di Teodota. Oggidì si appelladella Posterla, perchè anticamente quivi era una picciola porta della città. Di quel sacro luogo parla Paolo Diacono[Paulus Diaconus, lib. 5, cap. 37.]nel riferire che fa una debolezza di Cuniberto. Trovavasi al bagno, secondo i costumi d'allora (nei quali forse niuna città mancava di terme, e i bagni erano usati e lodati dai medici) trovavasi, dico, una gentil donzella, di nazione non longobarda; ma nobilissima romana, di singolar bellezza, e coi capelli biondi che le arrivavano fin quasi ai piedi. Le leggi dei Longobardi ci fanno abbastanza intendere che le zitelle in questi tempi si riconoscevano fra le maritate, perchè tutte portavano e nudrivano i lor capelli, e ne faceano pompa; e beata chi gli avea più belli e più lunghi.Intonsaecredo io che fossero appellate per questo; e che da questa parola corrotta venissetosa, nome adoperatodai Milanesi per significar le zitelle. Allorchè le donne andavano a marito, si tosavano, come oggidì si pratica dai Giudei. Ora questa giovane per nomeTeodota, stando al bagno, fu adocchiata dalla reginaErmelinda, che dipoi con imprudenza femminile ne commendò forte la bellezza al re Cuniberto suo consorte. Finse egli colla moglie di lasciar cadere per terra questo ragionamento, ma nel suo cuore talmente s'invaghì di questa non veduta bellezza, che non sapea trovar luogo. Laonde prese il partito di portarsi alla caccia nella selva chiamata Urba dal fiume o castello vicino, e seco menò anche la regina. Fatta notte, segretamente se ne tornò a Pavia, e trovata maniera di far venire a palazzo la suddetta fanciulla, l'ebbe alle sue voglie. Ma non tardò a ravvedersi del suo trascorso, e la mise nel sopraddetto monistero, che per ciò cominciò a chiamarsi diTeodota.
Rapporta il padre Romoaldo[Romualdus Papia, Sacr. part. 1, pag. 121.]da santa Maria agostiniano scalzo, un antichissimo epitafio tuttavia esistente in quel sacro luogo, che quantunque abbondi di errori, perchè non copiato coll'esattezza che conveniva, merita nondimeno d'esser maggiormente conosciuto e tramandato ai posteri. Esso è composto in versi ritmici e popolari, imitanti gli esametri latini, ma senza verun metro, servendosi l'autore, per esempio, a formare il dattilo e spondeo sul fine diprosapiam texam, di nimium plures, ec.
CAELICOLAE[ForseCaelicam.]SIC DEMVM EIVS PROSAPIAM TEXAMMATER VIXIT VIRGINVM PER ANNOS NIMIVM PLVRES,IN GREGE DOMINICO PASCENS OVICVLAS CHRISTO;QVAE FAVENS DOCVIT, ARGVIT, CORREXIT, AMAVITINVIDVS NE PERDERET EIVS EX OVIBVS QVEMQVAMFRONTEM RVGATAM TENENS ERAT QVIBVS PECTORE PURA;CVIVS ABSTINEBANT A FLAGELLIS PLACIDAE MANVS,IN TRIBVENDO DAPES EGENIS DAPSILES ERANT.MORIBVS ORNATA PRODIENS, FAVTRIX, ATQVE HONESTA,PATIENS, MAGNANIMIS CORDE, DEXTRAQVE PIA.DECEBAT SIC DENIQVE TALI CVM EX STIRPE VENIRETB....OLEO EX NOVILLI[ForseRomuleo ex Ovili.]CRESCENS VT FLVVIVS FONTE...EXTRA SAGA GENITORVM EXTITIT MAGNA.SI AD CVRSVS RERVM, ET PRAESENTIS STVDIA SAECLITENDATVR ORATIO, MVLTA SVNT, QVAE POSSVMVS DICI.PER TE SEMPER VIRGINIS VISITVR PVLCHRVM DELVBRVM,AVFERENS VETVSTA, INSTAVRANS VILIA CVNCTA;NAMQVE DOMICILIA SITA COENVBIO RIDVNTVVLTV INTVENTIVM PRAECELLENTES MOENIA PRISCA.NEC SVNT IN ORBE TALES, PRAETER PALATIA REGVM.NEC SS. ECCLESIAS, QVAE VIBRANT FVNDAMINE CLAROET PIIS EZEQVANTVR ONI A CVNCTIS COLVNTVR.
CAELICOLAE[ForseCaelicam.]SIC DEMVM EIVS PROSAPIAM TEXAM
MATER VIXIT VIRGINVM PER ANNOS NIMIVM PLVRES,
IN GREGE DOMINICO PASCENS OVICVLAS CHRISTO;
QVAE FAVENS DOCVIT, ARGVIT, CORREXIT, AMAVIT
INVIDVS NE PERDERET EIVS EX OVIBVS QVEMQVAM
FRONTEM RVGATAM TENENS ERAT QVIBVS PECTORE PURA;
CVIVS ABSTINEBANT A FLAGELLIS PLACIDAE MANVS,
IN TRIBVENDO DAPES EGENIS DAPSILES ERANT.
MORIBVS ORNATA PRODIENS, FAVTRIX, ATQVE HONESTA,
PATIENS, MAGNANIMIS CORDE, DEXTRAQVE PIA.
DECEBAT SIC DENIQVE TALI CVM EX STIRPE VENIRET
B....OLEO EX NOVILLI[ForseRomuleo ex Ovili.]CRESCENS VT FLVVIVS FONTE
...EXTRA SAGA GENITORVM EXTITIT MAGNA.
SI AD CVRSVS RERVM, ET PRAESENTIS STVDIA SAECLI
TENDATVR ORATIO, MVLTA SVNT, QVAE POSSVMVS DICI.
PER TE SEMPER VIRGINIS VISITVR PVLCHRVM DELVBRVM,
AVFERENS VETVSTA, INSTAVRANS VILIA CVNCTA;
NAMQVE DOMICILIA SITA COENVBIO RIDVNT
VVLTV INTVENTIVM PRAECELLENTES MOENIA PRISCA.
NEC SVNT IN ORBE TALES, PRAETER PALATIA REGVM.
NEC SS. ECCLESIAS, QVAE VIBRANT FVNDAMINE CLARO
ET PIIS EZEQVANTVR ONI A CVNCTIS COLVNTVR.
(forseQuae Turoni, per significare che son pari alla basilica e monistero di san Martino Turonense)
HOC ERGO THEODOTA ALVMNIS, SVA THEODOTAE,CVI RELIQVISTI NOMEN, DIGNITATEM, CATHEDRAM,NIMIS CVM LACRYMIS AFFLICTO PECTORE DOMNALAPIDIBVS SARCOPHAGIS ORNANS EXCOLVI PULCHRISDENOS DVOSQVE CIRCITER ANNOS DEGENS....EGREGIA VITAE SPIRACVLA CLAVSIT.....D. P. S. II. D. MENSIS APRILIS INDICTIONE TERTIA.
HOC ERGO THEODOTA ALVMNIS, SVA THEODOTAE,
CVI RELIQVISTI NOMEN, DIGNITATEM, CATHEDRAM,
NIMIS CVM LACRYMIS AFFLICTO PECTORE DOMNA
LAPIDIBVS SARCOPHAGIS ORNANS EXCOLVI PULCHRIS
DENOS DVOSQVE CIRCITER ANNOS DEGENS....
EGREGIA VITAE SPIRACVLA CLAVSIT.....
D. P. S. II. D. MENSIS APRILIS INDICTIONE TERTIA.
È andato a pescare il padre Romoaldo appresso Beda, che dalle lettere D. P. S. si ricava l'anno 926, quando, secondo lo stile degli antichi, quelle lettere altro non significano se nondeposita. Aggiugne, essere la tradizion delle monache che quel sia l'epitafio d'una regina, e però egli la tiene perTeodoratamoglie del re Liutprando, il cui nome abbreviato fosseTeodota. Finalmente dice esser qui nominate tre diverseTeodote; la prima mentovata da Paolo Diacono ai tempi del re Cuniberto; la seconda quella a cui fu posto l'epitafio nell'anno 926; la terza quella che pose l'iscrizione stessa, succeduta a lei nel grado di badessa. Tutti sogni. Altro non è, a mio credere, questa iscrizione, se non la sepolcrale posta alla medesimaTeodota, di cui fa menzion Paolo Diacono. Non fu fabbricato quel monistero dal re Cuniberto: v'era prima. Paolo altro non dice, se non che la mandòin monasterium, quod de illius nomine intra Ticinum appellatum est. Essa colle ricchezze seco portate magnificamente lo rifabbricò ed accrebbe, ed ivi eresse un bel tempio in onore della Vergine santissima, di maniera che quel monistero gareggiava colle fabbriche più suntuose d'allora. Quivi fu ella badessaannos nimium plures, e finalmente morì nell'indizione terza(forse nell'anno 705, o piuttosto nel 720) conlasciare il suo nome e la dignità di badessa adonna Teodotasua alunna, da cui le fu posta l'iscrizione suddetta. E se veramente quivi si leggesseRomuleo, come ho conghietturato, non resterebbe luogo ad alcun dubbio, perchè Paolo Diacono scrive essere nata Teodotaex nobilissimo Romanorum genere. Ripeto che questo insigne monistero tuttavia con sommo decoro si mantiene in Pavia, col raro privilegio ancora d'aver conservato un tesoro d'antichissimi diplomi, conceduti ad esso da varii imperadori e re, a poter copiare i quali ammesso io dalla gentilezza di quelle nobili religiose, ho poi potuto comunicarli al pubblico per decoro d'esso sacro luogo nelle mie Antichità Italiche. Finì dunque di vivere e di regnare in questo anno il reCuniberto, e il suo corpo ebbe sepoltura presso alla basilica di san Salvatore fuori della porta occidentale di Pavia, dove parimenteAribertore suo avolo, fondatore d'essa chiesa, eBertaridore suo padre furono seppelliti. Diedi io già alla luce[Antichità Estensi, part. 1, pag. 73.]un pezzo dell'iscrizion sepolcrale a lui posta, ed esistente tuttavia presso i monaci Benedettini, che per più di settecento anni posseggono quella chiesa e monistero; ma non dispiacerà ai lettori di riceverla ancora qui di nuovo:
AVREO EX FONTE QVIESCVNT IN ORDINE REGESAVVS, PATER, HIC FILIVS HEIVLANDVS TENETVECVNINGPERT FLORENTISSIMVS ET ROBVSTISSIMVS REXQVEM DOMINVM ITALIA PATREM ATQVE PASTOREM.INDE FLEBILE MARITVM GEME TIAM VIDVATAALLA DE PARTE SI ORIGINEM QVAERAS,REX FVIT AVVS, MATER GVBERNACVLA TENVIT REGNI,MIRANDVS ERAT FORMA, PIVS, MENS, SI REQVIRAS,MIRANDA....................
AVREO EX FONTE QVIESCVNT IN ORDINE REGES
AVVS, PATER, HIC FILIVS HEIVLANDVS TENETVE
CVNINGPERT FLORENTISSIMVS ET ROBVSTISSIMVS REX
QVEM DOMINVM ITALIA PATREM ATQVE PASTOREM.
INDE FLEBILE MARITVM GEME TIAM VIDVATA
ALLA DE PARTE SI ORIGINEM QVAERAS,
REX FVIT AVVS, MATER GVBERNACVLA TENVIT REGNI,
MIRANDVS ERAT FORMA, PIVS, MENS, SI REQVIRAS,
MIRANDA....................
Lasciò Cuniberto dopo di sè l'unico suo figliuoloLiutbertoin età assai giovanile, che fu proclamato re, e gli diede per tutoreAnsprando, personaggio illustre di nascita, e provveduto di somma saviezza. In quest'annoAbdela, generale de' Saraceni, fece una irruzione nelle contrade romane, ed assediò non giàTaranto, come ha un testo guasto di Teofane e della storia Miscella, perchè questa città è in Italia, e ubbidiva allora ai duchi longobardi di Benevento, ma bensì la città d'Antarado, come notò Cedreno[Cedren., in Annal.]. Non potendola avere, se ne tornò a Mopsuestia, e quivi con un buon presidio si fortificò.