DCCCCAnno diCristoDCCCC. IndizioneIII.BenedettoIV papa 1.LodovicoIII re d'Italia 1.Berengariore d'Italia 13.Fu in quest'anno, per attestato degli Annali pubblicati dal Freero, e diReginone[Rhegino, in Chronico.], eletto dai vescovi della Germania per loro reLodovicofigliuolo legittimo del defuntoArnolfo, benchè in età puerile; e di tale elezione diedero essi avviso apapa Giovannicon una lettera che si legge nella Raccolta de' concilii[Labbe, Concil., tom. 9.].ZventebaldoossiaZventeboldo, fratello bastardo d'esso Lodovico, era già in possesso del regno della Lorena. Se gli ribellarono quei popoli con darsi a Lodovico; perlochè insorse la guerra; ma rimasto ucciso in un fatto di armi esso Zventebaldo, finì presto quel rumore. Abbiamo nella suddetta Raccolta dei concilii un'altra lettera scritta al medesimo papa Giovanni dai vescovi della Baviera, che dee appartenere all'anno presente, non potendosi differir più tardi, quando sia certa, siccome pare, la morte di papa Giovanni IX in questo medesimo anno. E tanto più perchè vi si dice già eletto il nuovo re Lodovico: il che, siccome abbiam detto, accadde nel principio dell'anno corrente. Quivi sono menzionatiprogenitores serenissimi senioris(ora diciamsignore)nostri, Ludovici videlicet imperatoris. Qualche guastatore degli antichi testi in vece diregisavrà quivi postoimperatoris; non essendo probabile che tal titolo si desse a quel re fanciullo, perchè dai soli romani pontefici questo si conferiva, nè si sa che alcuno in questi tempi l'usurpasse in pregiudizio de' papi. Infatti di sotto è mentovatojuvenculus rex noster. Pretendono que' vescovi affatto calunniosa la voce sparsa, ch'essi avessero fatta pace con gli Ungheri,atque, ut in Italiam transirent, pecuniam dedisse. Soggiungono appresso:Quando vero Hungaros Italiam intrasse comperimus, pacificare cum eisdem Sclavis, teste Deo, multum desideravimus, quatenus tamdiu spatium darent, quamdiu Langobardiam nobis intrare et res sancti Petri defendere, populumque christianum divino adjutorio redimere liceret. Et nec ipsum ab eis obtinere potuimus.In fine con un poscritto aggiugneTeotmaro arcivescovojuvavense, ossia di Salisburgo:Sed quia Dei gratia liberata est Italia, quando citius potero, pecuniam vobis transmittam. Essendo mancato di vitapapa Giovanni IX, a cui si dice scritta questa lettera, avanti il settembre dell'anno presente, conseguentemente prima di quel tempo erano per la prima volta venuti a devastar l'Italia i fierissimi Ungheri. Laonde o nell'anno presente o nel precedente s'ha da mettere il principio di questa orribil tempesta, che per tanti anni dipoi flagellò e devastò la misera Italia. Il continuatore degli Annali pubblicati dal Freero[Annales Fuldenses Freheri.]sotto quest'anno, nel quale egli depose la penna, scrive, che mentre i Bavaresi uniti coi Boemi davano il guasto alla Moravia,Avari qui dicuntur Ungari, tota devastata Italia(manca qualche parola)ita ut occisis episcopis quamplurimis, Italici contra eos depellere molientes, in uno praelio uno die ceciderint viginti millia(numero forse troppo ingrandito).Ipsi namque eadem via, qua intraverunt, Pannoniam regressi sunt. Reginone, o, per dir meglio, qualche suo continuatore poco perito della cronologia, riferisce all'anno seguente, cioè fuor di sito, come ha ancor fatto di altri avvenimenti, la deplorabil rotta data dagli Ungheri all'esercito degl'Italiani. Ma, per quanto s'è detto, appartiene quella calamità o al presente o all'antecedente anno.Gens Hungarorum, scrive questo autore,Langobardorum fines ingressa, caedibus, incendiis ac rapinis crudeliter cuncta devastat. Cujus violentiae ac belluino furori quum terrae incolae in unum agmen conglobati resistere conarentur, innumerabilis multitudo ictibus sagittarum periit; quamplurimi episcopi et comites trucidantur. Aggiugne cheLudmardo(vuol direLiutuardo) vescovo di Vercelli, già da noi veduto ministro favorito di Carlo il Grosso imperadore, e in fine suo nemico, volendoscappare dalla crudeltà di questi Barbari, che doveano essere arrivati fino a Vercelli, mentre conduceva seco gl'immensi tesori da lui raunati nel suo ministero di corte, disavvedutamente incappò nei medesimi masnadieri ungheri, che gli tolsero la vita, e più volentieri le di lui ricchezze.Ma il racconto più individuato dei primi affanni recati dagli Ungheri all'Italia s'ha dallo storico Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 4.]. Certamente egli falla nella cronologia, perchè dopo aver narrata la morte di Arnolfo re di Germania e l'assunzione al trono di Lodovico suo figliuolo, succeduta nell'anno presente, ed altri avvenimenti de' susseguenti anni, seguita a scrivere così:Paucis vero interpositis annis, quum nullus esset, qui in orientali ac australi plaga Hungaris resisteret (nam Bulgarorum gentem atque Graecorum tributariam fecerant) immenso innumerabilique collecto exercitu miseram petunt Italiam. Appresso narra la prima irruzion di costoro in Italia. Verso la metà di marzo entrarono pel Friuli, e senza fermarsi nè ad Aquileia, nè a Verona (ch'egli chiamamunitissimas civitatesnon senza maraviglia di chi legge, perchè Aquileia atterrata da Attila non si sa che risorgesse mai più, e lo confessa altrove[Idem, ibidem.]lo stesso Liutprando), passarono alla volta di Ticino,quae nunc alio excellentiori vocabulo Papia vocatur, quasichè quella città prendesse questo nome dai papi, dall'ammirativopapae, come alcuni gramaticucci han sognato, o fossepatria pia. Sorpreso dalla comparsa di queste non mai più vedute genti straniere il re Berengario, spedì tosto pressantissimi ordini per tutta la Lombardia, Toscana, Camerino e Spoleti, e radunò un esercito tre volte più copioso di quello degli Ungheri. Con queste forze andò contra de' Barbari, i quali accortisi dello svantaggio, rincularono fino all'Adda, e passaronlo a nuotocolla morte di molti. Inseguiti sempre dall'esercito cristiano, giunsero al fiume Brenta, dove abbiamo anche veduto che l'Anonimo nonantolano mette la battaglia funesta al popolo italiano. Quivi trovandosi alle strette, mandarono al re Berengario supplicandolo di volerli lasciar andare in pace, con esibirsi di restituire tutti i prigioni e tutta la preda, e di obbligarsi di non ritornare mai più in Italia: al qual fine gli darebbono in ostaggio i loro figliuoli. Non dovea sapere Berengario il proverbio:A nemico che fugge, fagli i ponti d'oro. S'ostinò egli in non volere dar loro quartiere, figurandoseli tutti già scannati o presi. Portata questa inumana risposta agli Ungheri, li trasse alla disperazione, ingrediente efficace per accrescere il coraggio nelle zuffe. Però risoluti di vendere ben cara la vita loro, improvvisamente vennero ad assalire i Cristiani che dolcemente attendevano a bere e mangiare, senza aspettarsi una tal improvvisata. Non fu quello un fatto d'armi; fu un macello di chiunque non ebbe buone gambe; e a niuno si perdonò: tanto erano inviperiti que' cani. Da lì innanzi niuno degl'Italiani ebbe più cuore di far fronte a costoro, che vittoriosi scorsero dipoi per la Lombardia, e sul finir dell'anno si riducevano in Ungheria, per tornar poscia nell'anno appresso in Italia. Non potè di meno, che per questa imprudenza, e per sì lagrimevol perdita fatta o nel presente anno o nel precedente, non restasse screditato ed avvilito il re Berengario; e possiam conghietturare che anche da questo sinistro di lui successo prendesse animoLodovico re di Provenzaper condurre, come io credo, la prima volta l'armi sue in Italia. Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 10.]scrive, che nato qualche dissapore fra Berengario eAdalberto II marchesedi Toscana, questi, ad istigazione specialmente diBertasua moglie, donna al maggior segno ambiziosa, mosse gli altri principi d'Italia ad invitareil suddetto re Lodovico alla conquista di questo regno. È anche da credere che nel trattato avessero mano i Romani, giacchè si osserva che Berengario non potè ottener la corona imperiale, e questa poi fu sì facilmente conceduta al suddetto Lodovico. Anche il panegirista di Berengario attesta[Anonym., in Panegyr. Berengarii, lib. 4.]che il promotore di questa venuta del re Lodovico fu Adalberto marchese di Toscana con dire:Quarta igitur Latio vixdum deferbuit aestas,Hac ratione iterum solito sublata venenoBellua, Tyrrhenis fundens fera sibila ab oris,Sollicitat Rhodani gentem: cui moribus auctorTemnendus Ludovicus erat, sed stirpe legendus;Berengario genesi conjunctus quippe superba.Come poi questo poeta parli qui di unanno quarto, dopo aver detto che nell'anno terzoLamberto Augusto terminò sua vita, non si sa ben comprendere. Dall'anno 896, in cui stabilirono pace insieme Lamberto e Berengario, si può intendere che corsero tre anni, nelterzode' quali, cioè nell'anno 898, Lamberto diede fine a' suoi giorni. Pelquarto, in cui Lodovico re di Provenza calò in Italia, pare ch'egli intenda l'anno 899, e che non abbia conosciuto o abbia confuso le due diverse venute di questo re mentovate da Liutprando, con dirne una sola. Comunque sia, in quest'anno è certa la discesa d'esso Lodovico in Italia; e questa la credo io la prima sua venuta. Accenna il Sigonio due diplomi[Sigonius, de Regn. Ital., lib. 6.]dati dal re Berengario inVerona IV idus martias, eXIII kalendas novembrisdell'anno presente. E due altri dati dal re Lodovicopridie idus octobrisin corteOlonna, epridie kalendas novembrisdel medesimo anno inPiacenza. Quest'ultimo si legge presso l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 Append.]. Ho io prodotto altrove[Antiquit. Italic., Dissert. III.]un privilegio da lui conceduto nel febbraio dell'anno seguente aPietro vescovodi Arezzo, da cui si ricava, chedataglisi la città di Pavia, quivi in una gran dieta de' vescovi, marchesi e conti del regno d'Italia (circa il principio di ottobre dell'anno presente),Venientibus vobis(dice egli)Papiam in sacro palatio, ibique electione, et omnipotentis Dei dispensatione, in nobis ab omnibus episcopis, marchionibus, comitibus, cunctisque item majoris inferiorisque personae ordinibus facto, ec. Nè perdè egli tempo per andare a Roma, dove gli dovea già essere stata promessa la corona e il titolo d'imperadore. In un altro suo diploma, parimente da me pubblicato[Antiquit. Italic., Dissert. X, pag. 582.], egli comparisce inOlonnapresso a Pavia nel dì 14 di ottobre dell'anno presente, e conta l'anno primodel regno d'Italia.Aveva intanto la morte rapito il buonpapa Giovanni IX, e in luogo suo era stato sustituito papaBenedetto IV. Prima del dì 31 d'agosto convien credere che seguisse l'elezione e consecrazione di questo pontefice, dacchè abbiamo una sua bolla spedita pel vescovo di LioneAngrino, e data[Labbe, Concil., tom. 9.]II kalendas septembris anno domni Benedicti papae primo, anno II post obitum Landeberti imperatoris Augusti, Indictione III, cioè nell'anno presente. E in quest'anno medesimo credette il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.], e credeva anch'io una volta, che Lodovico avesse conseguito in Roma la corona e il titolo imperiale; ma, per le ragioni che addurrò, ciò avvenne solamente nell'anno appresso. Reginone[Rhegino, in Chronico.], o, secondo me, chi fece senz'ordine di cronologia delle giunte alla storia di Reginone, scrive all'anno 897 avvenimenti che debbono appartenere all'anno presente: cioè, cheinter Ludovicum et Berengarium in Italia plurimae congressiones fiunt; multa certaminum discrimina sibi succedunt. Novissime Ludovicus Berengarium fugat, Romam ingreditur, ubi a summo pontifice coronatus, imperator appellatur. Altre memorie non ci restano perchiarire, se veramente in quest'anno succedessero tali combattimenti fra Lodovico e Berengario. E qui si osservi che il buon Liutprando non fa menzione alcuna della promozion diLodovicoalla dignità imperiale, ed assai mostra di non averne avuta contezza: il che ci dee rendere cauti a credere tutto quanto fu scritto da lui de' tempi alquanto lontani dall'età sua. Accadde nell'anno presente mutazion di dominio nel principato di Benevento[Anonym. Benevent. apud. Peregr., P. I, tom. 2 Rer. Ital.].RadelchiossiaRodelgiso II principedi quella contrada, assai facea conoscere la sua semplicità e debolezza con lasciarsi governare alla cieca da un certo Virialdo, uomo di malignità sopraffina. Costui trattava alla peggio i Beneventani, moltissimi ne cacciò in esilio, e costoro si ricoveravano tutti a Capoa sotto la protezione diAtenolfo contee signore di quella città. Aveva Atenolfo, siccome personaggio attento a' suoi interessi, fatto dei gran maneggi per ottenere una figliuola diGuaimario I principedi Salerno, in moglie perLandolfosuo figliuolo, ma senza mai poterla spuntare, tuttochè si esibisse di riconoscere lui per suo sovrano, come aveano fatto in addietro i conti di Capoa. A queste nozze sempre si opposeJota, sorella del fuGuido ducadi Spoleti e moglie d'esso Guaimario, la quale per essereex regali stemmate orta, abborriva d'imparentarsi con chi ella pretendeva suddito suo. Vi si opposero anche i parenti d'esso Atenolfo, banditi e dimoranti in Salerno. Il perchè, stanco di questi rifiuti, fece Atenolfo pace conAtanasio II, vescovoe duca di Napoli, ed accasò il figliuoloLandolfoconGemmafigliuola d'esso Atanasio. Intanto i fuorusciti beneventani andavano stuzzicando e animando Atenolfo ad occupar la città e il principato di Benevento, e menarono così accortamente questo trattato, che una notte rotte le serrature di quella città, v'introdussero Atenolfo; e dopo aver preso Radelgiso,concordemente col popolo proclamarono principe esso Atenolfo, il quale con umili maniere e molti doni seppe ben cattivarsi in breve l'amore di que' cittadini. L'Ughelli, seguitando la scorta di alcuni storici napoletani, mette la morte del suddettoAtanasioII, vescovo di poco gloriosa memoria, ed anche duca di Napoli, nell'anno 895. Ma probabilmente egli visse oltre a quell'anno; e se la di lui figliuola Gemma fosse stata presa per moglie in quest'anno dal figliuolo di Atenolfo (parendo verisimile che suo padre Atanasio fosse allora vivo), converrebbe differir la morte di questo vescovo almen sino all'anno presente. In luogo di lui certo è cheGregorio(nipote suo, se non erro) fu creato duca di Napoli. Da uno strumento riferito dal Campi[Campi, Istor. di Piacenza, Append.]si vede che in quest'anno nel dì 25 di settembreper Indictione quarta domna Ageltruda olim imperatrix augustafa un cambio conMajone abbatedi San Vincenzo del Volturno, acquistando una corte e chiesa posta nel piacentino, e ch'essa continuava ad abitare nel ducato di Spoleti.
Fu in quest'anno, per attestato degli Annali pubblicati dal Freero, e diReginone[Rhegino, in Chronico.], eletto dai vescovi della Germania per loro reLodovicofigliuolo legittimo del defuntoArnolfo, benchè in età puerile; e di tale elezione diedero essi avviso apapa Giovannicon una lettera che si legge nella Raccolta de' concilii[Labbe, Concil., tom. 9.].ZventebaldoossiaZventeboldo, fratello bastardo d'esso Lodovico, era già in possesso del regno della Lorena. Se gli ribellarono quei popoli con darsi a Lodovico; perlochè insorse la guerra; ma rimasto ucciso in un fatto di armi esso Zventebaldo, finì presto quel rumore. Abbiamo nella suddetta Raccolta dei concilii un'altra lettera scritta al medesimo papa Giovanni dai vescovi della Baviera, che dee appartenere all'anno presente, non potendosi differir più tardi, quando sia certa, siccome pare, la morte di papa Giovanni IX in questo medesimo anno. E tanto più perchè vi si dice già eletto il nuovo re Lodovico: il che, siccome abbiam detto, accadde nel principio dell'anno corrente. Quivi sono menzionatiprogenitores serenissimi senioris(ora diciamsignore)nostri, Ludovici videlicet imperatoris. Qualche guastatore degli antichi testi in vece diregisavrà quivi postoimperatoris; non essendo probabile che tal titolo si desse a quel re fanciullo, perchè dai soli romani pontefici questo si conferiva, nè si sa che alcuno in questi tempi l'usurpasse in pregiudizio de' papi. Infatti di sotto è mentovatojuvenculus rex noster. Pretendono que' vescovi affatto calunniosa la voce sparsa, ch'essi avessero fatta pace con gli Ungheri,atque, ut in Italiam transirent, pecuniam dedisse. Soggiungono appresso:Quando vero Hungaros Italiam intrasse comperimus, pacificare cum eisdem Sclavis, teste Deo, multum desideravimus, quatenus tamdiu spatium darent, quamdiu Langobardiam nobis intrare et res sancti Petri defendere, populumque christianum divino adjutorio redimere liceret. Et nec ipsum ab eis obtinere potuimus.In fine con un poscritto aggiugneTeotmaro arcivescovojuvavense, ossia di Salisburgo:Sed quia Dei gratia liberata est Italia, quando citius potero, pecuniam vobis transmittam. Essendo mancato di vitapapa Giovanni IX, a cui si dice scritta questa lettera, avanti il settembre dell'anno presente, conseguentemente prima di quel tempo erano per la prima volta venuti a devastar l'Italia i fierissimi Ungheri. Laonde o nell'anno presente o nel precedente s'ha da mettere il principio di questa orribil tempesta, che per tanti anni dipoi flagellò e devastò la misera Italia. Il continuatore degli Annali pubblicati dal Freero[Annales Fuldenses Freheri.]sotto quest'anno, nel quale egli depose la penna, scrive, che mentre i Bavaresi uniti coi Boemi davano il guasto alla Moravia,Avari qui dicuntur Ungari, tota devastata Italia(manca qualche parola)ita ut occisis episcopis quamplurimis, Italici contra eos depellere molientes, in uno praelio uno die ceciderint viginti millia(numero forse troppo ingrandito).Ipsi namque eadem via, qua intraverunt, Pannoniam regressi sunt. Reginone, o, per dir meglio, qualche suo continuatore poco perito della cronologia, riferisce all'anno seguente, cioè fuor di sito, come ha ancor fatto di altri avvenimenti, la deplorabil rotta data dagli Ungheri all'esercito degl'Italiani. Ma, per quanto s'è detto, appartiene quella calamità o al presente o all'antecedente anno.Gens Hungarorum, scrive questo autore,Langobardorum fines ingressa, caedibus, incendiis ac rapinis crudeliter cuncta devastat. Cujus violentiae ac belluino furori quum terrae incolae in unum agmen conglobati resistere conarentur, innumerabilis multitudo ictibus sagittarum periit; quamplurimi episcopi et comites trucidantur. Aggiugne cheLudmardo(vuol direLiutuardo) vescovo di Vercelli, già da noi veduto ministro favorito di Carlo il Grosso imperadore, e in fine suo nemico, volendoscappare dalla crudeltà di questi Barbari, che doveano essere arrivati fino a Vercelli, mentre conduceva seco gl'immensi tesori da lui raunati nel suo ministero di corte, disavvedutamente incappò nei medesimi masnadieri ungheri, che gli tolsero la vita, e più volentieri le di lui ricchezze.
Ma il racconto più individuato dei primi affanni recati dagli Ungheri all'Italia s'ha dallo storico Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 4.]. Certamente egli falla nella cronologia, perchè dopo aver narrata la morte di Arnolfo re di Germania e l'assunzione al trono di Lodovico suo figliuolo, succeduta nell'anno presente, ed altri avvenimenti de' susseguenti anni, seguita a scrivere così:Paucis vero interpositis annis, quum nullus esset, qui in orientali ac australi plaga Hungaris resisteret (nam Bulgarorum gentem atque Graecorum tributariam fecerant) immenso innumerabilique collecto exercitu miseram petunt Italiam. Appresso narra la prima irruzion di costoro in Italia. Verso la metà di marzo entrarono pel Friuli, e senza fermarsi nè ad Aquileia, nè a Verona (ch'egli chiamamunitissimas civitatesnon senza maraviglia di chi legge, perchè Aquileia atterrata da Attila non si sa che risorgesse mai più, e lo confessa altrove[Idem, ibidem.]lo stesso Liutprando), passarono alla volta di Ticino,quae nunc alio excellentiori vocabulo Papia vocatur, quasichè quella città prendesse questo nome dai papi, dall'ammirativopapae, come alcuni gramaticucci han sognato, o fossepatria pia. Sorpreso dalla comparsa di queste non mai più vedute genti straniere il re Berengario, spedì tosto pressantissimi ordini per tutta la Lombardia, Toscana, Camerino e Spoleti, e radunò un esercito tre volte più copioso di quello degli Ungheri. Con queste forze andò contra de' Barbari, i quali accortisi dello svantaggio, rincularono fino all'Adda, e passaronlo a nuotocolla morte di molti. Inseguiti sempre dall'esercito cristiano, giunsero al fiume Brenta, dove abbiamo anche veduto che l'Anonimo nonantolano mette la battaglia funesta al popolo italiano. Quivi trovandosi alle strette, mandarono al re Berengario supplicandolo di volerli lasciar andare in pace, con esibirsi di restituire tutti i prigioni e tutta la preda, e di obbligarsi di non ritornare mai più in Italia: al qual fine gli darebbono in ostaggio i loro figliuoli. Non dovea sapere Berengario il proverbio:A nemico che fugge, fagli i ponti d'oro. S'ostinò egli in non volere dar loro quartiere, figurandoseli tutti già scannati o presi. Portata questa inumana risposta agli Ungheri, li trasse alla disperazione, ingrediente efficace per accrescere il coraggio nelle zuffe. Però risoluti di vendere ben cara la vita loro, improvvisamente vennero ad assalire i Cristiani che dolcemente attendevano a bere e mangiare, senza aspettarsi una tal improvvisata. Non fu quello un fatto d'armi; fu un macello di chiunque non ebbe buone gambe; e a niuno si perdonò: tanto erano inviperiti que' cani. Da lì innanzi niuno degl'Italiani ebbe più cuore di far fronte a costoro, che vittoriosi scorsero dipoi per la Lombardia, e sul finir dell'anno si riducevano in Ungheria, per tornar poscia nell'anno appresso in Italia. Non potè di meno, che per questa imprudenza, e per sì lagrimevol perdita fatta o nel presente anno o nel precedente, non restasse screditato ed avvilito il re Berengario; e possiam conghietturare che anche da questo sinistro di lui successo prendesse animoLodovico re di Provenzaper condurre, come io credo, la prima volta l'armi sue in Italia. Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 10.]scrive, che nato qualche dissapore fra Berengario eAdalberto II marchesedi Toscana, questi, ad istigazione specialmente diBertasua moglie, donna al maggior segno ambiziosa, mosse gli altri principi d'Italia ad invitareil suddetto re Lodovico alla conquista di questo regno. È anche da credere che nel trattato avessero mano i Romani, giacchè si osserva che Berengario non potè ottener la corona imperiale, e questa poi fu sì facilmente conceduta al suddetto Lodovico. Anche il panegirista di Berengario attesta[Anonym., in Panegyr. Berengarii, lib. 4.]che il promotore di questa venuta del re Lodovico fu Adalberto marchese di Toscana con dire:
Quarta igitur Latio vixdum deferbuit aestas,Hac ratione iterum solito sublata venenoBellua, Tyrrhenis fundens fera sibila ab oris,Sollicitat Rhodani gentem: cui moribus auctorTemnendus Ludovicus erat, sed stirpe legendus;Berengario genesi conjunctus quippe superba.
Quarta igitur Latio vixdum deferbuit aestas,
Hac ratione iterum solito sublata veneno
Bellua, Tyrrhenis fundens fera sibila ab oris,
Sollicitat Rhodani gentem: cui moribus auctor
Temnendus Ludovicus erat, sed stirpe legendus;
Berengario genesi conjunctus quippe superba.
Come poi questo poeta parli qui di unanno quarto, dopo aver detto che nell'anno terzoLamberto Augusto terminò sua vita, non si sa ben comprendere. Dall'anno 896, in cui stabilirono pace insieme Lamberto e Berengario, si può intendere che corsero tre anni, nelterzode' quali, cioè nell'anno 898, Lamberto diede fine a' suoi giorni. Pelquarto, in cui Lodovico re di Provenza calò in Italia, pare ch'egli intenda l'anno 899, e che non abbia conosciuto o abbia confuso le due diverse venute di questo re mentovate da Liutprando, con dirne una sola. Comunque sia, in quest'anno è certa la discesa d'esso Lodovico in Italia; e questa la credo io la prima sua venuta. Accenna il Sigonio due diplomi[Sigonius, de Regn. Ital., lib. 6.]dati dal re Berengario inVerona IV idus martias, eXIII kalendas novembrisdell'anno presente. E due altri dati dal re Lodovicopridie idus octobrisin corteOlonna, epridie kalendas novembrisdel medesimo anno inPiacenza. Quest'ultimo si legge presso l'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 Append.]. Ho io prodotto altrove[Antiquit. Italic., Dissert. III.]un privilegio da lui conceduto nel febbraio dell'anno seguente aPietro vescovodi Arezzo, da cui si ricava, chedataglisi la città di Pavia, quivi in una gran dieta de' vescovi, marchesi e conti del regno d'Italia (circa il principio di ottobre dell'anno presente),Venientibus vobis(dice egli)Papiam in sacro palatio, ibique electione, et omnipotentis Dei dispensatione, in nobis ab omnibus episcopis, marchionibus, comitibus, cunctisque item majoris inferiorisque personae ordinibus facto, ec. Nè perdè egli tempo per andare a Roma, dove gli dovea già essere stata promessa la corona e il titolo d'imperadore. In un altro suo diploma, parimente da me pubblicato[Antiquit. Italic., Dissert. X, pag. 582.], egli comparisce inOlonnapresso a Pavia nel dì 14 di ottobre dell'anno presente, e conta l'anno primodel regno d'Italia.
Aveva intanto la morte rapito il buonpapa Giovanni IX, e in luogo suo era stato sustituito papaBenedetto IV. Prima del dì 31 d'agosto convien credere che seguisse l'elezione e consecrazione di questo pontefice, dacchè abbiamo una sua bolla spedita pel vescovo di LioneAngrino, e data[Labbe, Concil., tom. 9.]II kalendas septembris anno domni Benedicti papae primo, anno II post obitum Landeberti imperatoris Augusti, Indictione III, cioè nell'anno presente. E in quest'anno medesimo credette il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.], e credeva anch'io una volta, che Lodovico avesse conseguito in Roma la corona e il titolo imperiale; ma, per le ragioni che addurrò, ciò avvenne solamente nell'anno appresso. Reginone[Rhegino, in Chronico.], o, secondo me, chi fece senz'ordine di cronologia delle giunte alla storia di Reginone, scrive all'anno 897 avvenimenti che debbono appartenere all'anno presente: cioè, cheinter Ludovicum et Berengarium in Italia plurimae congressiones fiunt; multa certaminum discrimina sibi succedunt. Novissime Ludovicus Berengarium fugat, Romam ingreditur, ubi a summo pontifice coronatus, imperator appellatur. Altre memorie non ci restano perchiarire, se veramente in quest'anno succedessero tali combattimenti fra Lodovico e Berengario. E qui si osservi che il buon Liutprando non fa menzione alcuna della promozion diLodovicoalla dignità imperiale, ed assai mostra di non averne avuta contezza: il che ci dee rendere cauti a credere tutto quanto fu scritto da lui de' tempi alquanto lontani dall'età sua. Accadde nell'anno presente mutazion di dominio nel principato di Benevento[Anonym. Benevent. apud. Peregr., P. I, tom. 2 Rer. Ital.].RadelchiossiaRodelgiso II principedi quella contrada, assai facea conoscere la sua semplicità e debolezza con lasciarsi governare alla cieca da un certo Virialdo, uomo di malignità sopraffina. Costui trattava alla peggio i Beneventani, moltissimi ne cacciò in esilio, e costoro si ricoveravano tutti a Capoa sotto la protezione diAtenolfo contee signore di quella città. Aveva Atenolfo, siccome personaggio attento a' suoi interessi, fatto dei gran maneggi per ottenere una figliuola diGuaimario I principedi Salerno, in moglie perLandolfosuo figliuolo, ma senza mai poterla spuntare, tuttochè si esibisse di riconoscere lui per suo sovrano, come aveano fatto in addietro i conti di Capoa. A queste nozze sempre si opposeJota, sorella del fuGuido ducadi Spoleti e moglie d'esso Guaimario, la quale per essereex regali stemmate orta, abborriva d'imparentarsi con chi ella pretendeva suddito suo. Vi si opposero anche i parenti d'esso Atenolfo, banditi e dimoranti in Salerno. Il perchè, stanco di questi rifiuti, fece Atenolfo pace conAtanasio II, vescovoe duca di Napoli, ed accasò il figliuoloLandolfoconGemmafigliuola d'esso Atanasio. Intanto i fuorusciti beneventani andavano stuzzicando e animando Atenolfo ad occupar la città e il principato di Benevento, e menarono così accortamente questo trattato, che una notte rotte le serrature di quella città, v'introdussero Atenolfo; e dopo aver preso Radelgiso,concordemente col popolo proclamarono principe esso Atenolfo, il quale con umili maniere e molti doni seppe ben cattivarsi in breve l'amore di que' cittadini. L'Ughelli, seguitando la scorta di alcuni storici napoletani, mette la morte del suddettoAtanasioII, vescovo di poco gloriosa memoria, ed anche duca di Napoli, nell'anno 895. Ma probabilmente egli visse oltre a quell'anno; e se la di lui figliuola Gemma fosse stata presa per moglie in quest'anno dal figliuolo di Atenolfo (parendo verisimile che suo padre Atanasio fosse allora vivo), converrebbe differir la morte di questo vescovo almen sino all'anno presente. In luogo di lui certo è cheGregorio(nipote suo, se non erro) fu creato duca di Napoli. Da uno strumento riferito dal Campi[Campi, Istor. di Piacenza, Append.]si vede che in quest'anno nel dì 25 di settembreper Indictione quarta domna Ageltruda olim imperatrix augustafa un cambio conMajone abbatedi San Vincenzo del Volturno, acquistando una corte e chiesa posta nel piacentino, e ch'essa continuava ad abitare nel ducato di Spoleti.