DCCCCIIAnno diCristoDCCCCII. IndizioneV.BenedettoIV papa 3.LodovicoIII imperadore 2.Berengariore d'Italia 15.Da un diploma[Antiquit. Ital., Dissert. XXI.]esistente nell'archivio de' canonici di Reggio abbiamo che nel dì 12 di febbraio di quest'annoLodovico imperadoresoggiornava in Pavia. Le note son queste:Dat. II idus februarii, anno Domini DCCCCII, Indictione V, anno primo imperante domno Hludovico in Italia. Actum Papiae. Di qui ancora apparisce che la coronazione romana di questo imperadore dovette succedere dopo il dì 12 di febbraio dell'anno precedente. Anche il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 6.]ne cita un altro d'esso Lodovico, datoIV idus maii, anno regni sui in Italia secundo, Christi DCCCCII, ma senza far menzione dell'anno dell'imperio. E nell'archivio archiepiscopale di Lucca vi ha uno strumento scrittoIV kalendas junii, anno II imperii Ludovici, Indictione V. Non si può giugnere a conoscere in quale degli anni, dappoichè Lodovico re di Provenza si impadronì del regno d'Italia, riuscisse a lui di cacciar Berengario fuori non solodi Verona, ma anche di tutta l'Italia. Crede il Sigonio che ciò avvenisse nel precedente anno. Comunque sia, pare indubitata cosa che Berengario ne fu cacciato; ed egli ritiratosi in Baviera presso il giovaneLodovico redi Germania, stette quivi ad aspettar qualche favorevole vicenda del mondo, per riacquistare il perduto regno. Se vogliam riposare sulla opinione del Sigonio, seguitata e fiancheggiata dal padre Pagi, dal Leibnizio, dall'Eccardo e da altri, in questo medesimo anno Berengario la ricuperò, e seguì la tragedia di Lodovico III imperadore suddetto, descritta dal poeta panegirista di Berengario[Anonymus, in Paneg. Berengarii, lib. 4.], da Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 11.], Reginone[Rhegino, in Chronico.]ed altri antichi storici. Racconta Liutprando, che dopo aver Lodovico conquistata l'Italia, e visitate varie sue Provincie, gli venne voglia di vedere anche la Toscana. A questo fine da Pavia passò a Lucca, dove con impareggiabil magnificenza fu accolto daAdalberto IIduca e marchese di quella provincia. Restò ammirato esso imperadore al trovar quivi tante truppe, tutte ben in ordine, e nella corte d'esso Adalberto una sì gran suntuosità e proprietà, e le immense spese fatte da quel ricchissimo principe per onorarlo. Gli scappò pertanto detto in confidenza ai suoi domestici:Questo Adalberto s'avrebbe da chiamare piuttosto re che marchese, perchè in nulla è da meno di me, fuorchè nel nome. Riportato questo motto al duca Adalberto e aBertasua moglie, donna accortissima, trovarono essi sotto queste parole nascoso il tarlo d'invidia; e però Berta da lì innanzi alienò da Lodovico l'animo del marito e degli altri principi d'Italia. Passò dalla Toscana a Verona l'imperador Lodovico, e quivi si mise a dimorar con tutta pace, avendo probabilmente licenziata parte dei suoi soldati, o messili a quartiere per la campagna. Scrive il panegirista di Berengario, aver esso Lodovicosottomessa Verona colle città circonvicine, perchè Berengario malconcio per una molesta quartana non potè fargli resistenza. E che andato Lodovico a quella città, ricompensò i suoi soldati con donar loro una gran quantità di poderi, togliendoli forse ai cittadini. Senza timore dipoi quivi se ne stava, perchè era venuta nuova, forse apposta fatta disseminare dallo stesso Berengario, che l'emulo Berengario era sloggiato dal mondo.Nil veritus: metuenda nimis quia sustulit ipsumFama Berengarium lethi discrimina passum.Ma non era morto nè dormiva Berengario. Ben informato egli dello stato delle cose da que' cittadini che tenevano per lui, e specialmente daAdelardovescovo della città, che l'esortò a venire, per testimonianza di Reginone: prima ben concertato l'affare, una notte giunto con grossa brigata d'armati alle mura di Verona, vi fu introdotto, e sul far del giorno diede all'armi. Lodovico se ne fuggì in una chiesa. Scoperto e preso, fu presentato a Berengario, che forte il rimproverò per la mancata fede, e per aver rotto il giuramento di non ritornare in Italia; e, ciò non ostante, dopo avergli fatto cavar gli occhi, perdonò la vita allo spergiuro avversario, e lasciollo anche ritornar liberamente in Provenza. Nel panegirico di Berengario probabilmente l'adulazione fece dire a quel poeta, che contro la volontà di Berengario i suoi partigiani tolsero la vista a Lodovico. Giovanni Bracacurta, che forse avea per tradimento ceduta Verona a Lodovico, colto in una torre, restò tagliato a pezzi. I soldati provenzali, all'avviso di questa disavventura, tutti se n'andarono chi qua chi là dispersi, e Adalberto marchese d'Ivrea, genero di Berengario, diede loro addosso nel voler passare l'Alpi.Dopo questo fortunato colpo non fu difficile al re Berengario di ricuperare il regno d'Italia, al quale si può ben senza fatica credere che l'orbo Lodovico imperadorefu obbligato di rinunziare, se volle la libertà di ritornarsene oltramonti. Che poi nell'anno presente avvenisse colla caduta del nemico principe il risorgimento del re Berengario, sembra che non s'abbia a dubitarne. Nell'archivio del capitolo di Modena tuttavia si conserva un diploma originale d'esso Berengario, già pubblicato dal Sillingardi, e poi dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Mutinens.], datointerventu Hegilulfi episcopi a Gotifredovescovo di Modena,VII Idus Augusti anno Incarnationis Domini nostri Jesu Christi DCCCCII, anno vero regni domni Berengarii gloriosissimi regis decimo quinto per Indictionem V. Actum civitate Papiae. Ho io inoltre pubblicato[Antiquit. Ital., Dissertat. XIV.]un altro suo diploma, dato in favore di Pietro vescovo di Reggio,XVI kalendas augusti, anno dominicae Incarnationis DCCCCII, regni vero domni Berengarii piissimi regis XV, Indictione V. Actum palatio ticinensi, quod est caput regni nostri. Sicchè dee mettersi per cosa certa che riuscì nel mese di luglio al re Berengario di ricuperare il regno, e di far mutar paese all'Augusto Lodovico. Vedremo, andando innanzi, altre pruove concorrenti a persuaderci la sussistenza di questa opinione, e che si vede autenticata ancora da Leone Ostiense là dove scrive[Leo Ostiensis, Chronic., lib. 1, cap. 44.]:Ludovicus Bosonis regis provinciae filius regnavit annis tribus:cioè preso il principio del suo regno dalla elezione, siccome dicemmo, seguita in Pavia l'anno 900. Contuttociò insorgono tali difficoltà, non già intorno alla depression di Lodovico, ma sì bene intorno all'acciecamento suo, che, secondo me, convien credere molto più tardi balzato affatto dal trono d'Italia, e insieme privato degli occhi esso Lodovico. Queste le ho già esposte altrove[Antiquit. Italic., Dissert. XIV.], e le addurrò anche nel progresso di questi racconti. Altro, per quanto a me sembra, non accadde inquest'anno, se non che prevalse la fortuna di Berengario, aiutato daAdalberto ducadi Toscana: laonde l'Augusto Lodovicofu obbligato a ritirarsi in Provenza con giuramento di più non tornare in Italia. Abbiamo poi da Lupo Protospata[Protospata, in Chronico., tom. 5, Rer. Ital.], che nell'anno presente Ibrahim re de' Saraceni africani venne a Cosenza nella Calabria, e vi morì colpito da un fulmine. Altra Cronica arabica[Chronicon Arabic. Ismaelis Abulfeda.]mette la sua morte per disenteria nell'anno presente, o pur nel seguente, e la dice succeduta in Sicilia.
Da un diploma[Antiquit. Ital., Dissert. XXI.]esistente nell'archivio de' canonici di Reggio abbiamo che nel dì 12 di febbraio di quest'annoLodovico imperadoresoggiornava in Pavia. Le note son queste:Dat. II idus februarii, anno Domini DCCCCII, Indictione V, anno primo imperante domno Hludovico in Italia. Actum Papiae. Di qui ancora apparisce che la coronazione romana di questo imperadore dovette succedere dopo il dì 12 di febbraio dell'anno precedente. Anche il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital., lib. 6.]ne cita un altro d'esso Lodovico, datoIV idus maii, anno regni sui in Italia secundo, Christi DCCCCII, ma senza far menzione dell'anno dell'imperio. E nell'archivio archiepiscopale di Lucca vi ha uno strumento scrittoIV kalendas junii, anno II imperii Ludovici, Indictione V. Non si può giugnere a conoscere in quale degli anni, dappoichè Lodovico re di Provenza si impadronì del regno d'Italia, riuscisse a lui di cacciar Berengario fuori non solodi Verona, ma anche di tutta l'Italia. Crede il Sigonio che ciò avvenisse nel precedente anno. Comunque sia, pare indubitata cosa che Berengario ne fu cacciato; ed egli ritiratosi in Baviera presso il giovaneLodovico redi Germania, stette quivi ad aspettar qualche favorevole vicenda del mondo, per riacquistare il perduto regno. Se vogliam riposare sulla opinione del Sigonio, seguitata e fiancheggiata dal padre Pagi, dal Leibnizio, dall'Eccardo e da altri, in questo medesimo anno Berengario la ricuperò, e seguì la tragedia di Lodovico III imperadore suddetto, descritta dal poeta panegirista di Berengario[Anonymus, in Paneg. Berengarii, lib. 4.], da Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 11.], Reginone[Rhegino, in Chronico.]ed altri antichi storici. Racconta Liutprando, che dopo aver Lodovico conquistata l'Italia, e visitate varie sue Provincie, gli venne voglia di vedere anche la Toscana. A questo fine da Pavia passò a Lucca, dove con impareggiabil magnificenza fu accolto daAdalberto IIduca e marchese di quella provincia. Restò ammirato esso imperadore al trovar quivi tante truppe, tutte ben in ordine, e nella corte d'esso Adalberto una sì gran suntuosità e proprietà, e le immense spese fatte da quel ricchissimo principe per onorarlo. Gli scappò pertanto detto in confidenza ai suoi domestici:Questo Adalberto s'avrebbe da chiamare piuttosto re che marchese, perchè in nulla è da meno di me, fuorchè nel nome. Riportato questo motto al duca Adalberto e aBertasua moglie, donna accortissima, trovarono essi sotto queste parole nascoso il tarlo d'invidia; e però Berta da lì innanzi alienò da Lodovico l'animo del marito e degli altri principi d'Italia. Passò dalla Toscana a Verona l'imperador Lodovico, e quivi si mise a dimorar con tutta pace, avendo probabilmente licenziata parte dei suoi soldati, o messili a quartiere per la campagna. Scrive il panegirista di Berengario, aver esso Lodovicosottomessa Verona colle città circonvicine, perchè Berengario malconcio per una molesta quartana non potè fargli resistenza. E che andato Lodovico a quella città, ricompensò i suoi soldati con donar loro una gran quantità di poderi, togliendoli forse ai cittadini. Senza timore dipoi quivi se ne stava, perchè era venuta nuova, forse apposta fatta disseminare dallo stesso Berengario, che l'emulo Berengario era sloggiato dal mondo.
Nil veritus: metuenda nimis quia sustulit ipsumFama Berengarium lethi discrimina passum.
Nil veritus: metuenda nimis quia sustulit ipsum
Fama Berengarium lethi discrimina passum.
Ma non era morto nè dormiva Berengario. Ben informato egli dello stato delle cose da que' cittadini che tenevano per lui, e specialmente daAdelardovescovo della città, che l'esortò a venire, per testimonianza di Reginone: prima ben concertato l'affare, una notte giunto con grossa brigata d'armati alle mura di Verona, vi fu introdotto, e sul far del giorno diede all'armi. Lodovico se ne fuggì in una chiesa. Scoperto e preso, fu presentato a Berengario, che forte il rimproverò per la mancata fede, e per aver rotto il giuramento di non ritornare in Italia; e, ciò non ostante, dopo avergli fatto cavar gli occhi, perdonò la vita allo spergiuro avversario, e lasciollo anche ritornar liberamente in Provenza. Nel panegirico di Berengario probabilmente l'adulazione fece dire a quel poeta, che contro la volontà di Berengario i suoi partigiani tolsero la vista a Lodovico. Giovanni Bracacurta, che forse avea per tradimento ceduta Verona a Lodovico, colto in una torre, restò tagliato a pezzi. I soldati provenzali, all'avviso di questa disavventura, tutti se n'andarono chi qua chi là dispersi, e Adalberto marchese d'Ivrea, genero di Berengario, diede loro addosso nel voler passare l'Alpi.
Dopo questo fortunato colpo non fu difficile al re Berengario di ricuperare il regno d'Italia, al quale si può ben senza fatica credere che l'orbo Lodovico imperadorefu obbligato di rinunziare, se volle la libertà di ritornarsene oltramonti. Che poi nell'anno presente avvenisse colla caduta del nemico principe il risorgimento del re Berengario, sembra che non s'abbia a dubitarne. Nell'archivio del capitolo di Modena tuttavia si conserva un diploma originale d'esso Berengario, già pubblicato dal Sillingardi, e poi dall'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 2 in Episcop. Mutinens.], datointerventu Hegilulfi episcopi a Gotifredovescovo di Modena,VII Idus Augusti anno Incarnationis Domini nostri Jesu Christi DCCCCII, anno vero regni domni Berengarii gloriosissimi regis decimo quinto per Indictionem V. Actum civitate Papiae. Ho io inoltre pubblicato[Antiquit. Ital., Dissertat. XIV.]un altro suo diploma, dato in favore di Pietro vescovo di Reggio,XVI kalendas augusti, anno dominicae Incarnationis DCCCCII, regni vero domni Berengarii piissimi regis XV, Indictione V. Actum palatio ticinensi, quod est caput regni nostri. Sicchè dee mettersi per cosa certa che riuscì nel mese di luglio al re Berengario di ricuperare il regno, e di far mutar paese all'Augusto Lodovico. Vedremo, andando innanzi, altre pruove concorrenti a persuaderci la sussistenza di questa opinione, e che si vede autenticata ancora da Leone Ostiense là dove scrive[Leo Ostiensis, Chronic., lib. 1, cap. 44.]:Ludovicus Bosonis regis provinciae filius regnavit annis tribus:cioè preso il principio del suo regno dalla elezione, siccome dicemmo, seguita in Pavia l'anno 900. Contuttociò insorgono tali difficoltà, non già intorno alla depression di Lodovico, ma sì bene intorno all'acciecamento suo, che, secondo me, convien credere molto più tardi balzato affatto dal trono d'Italia, e insieme privato degli occhi esso Lodovico. Queste le ho già esposte altrove[Antiquit. Italic., Dissert. XIV.], e le addurrò anche nel progresso di questi racconti. Altro, per quanto a me sembra, non accadde inquest'anno, se non che prevalse la fortuna di Berengario, aiutato daAdalberto ducadi Toscana: laonde l'Augusto Lodovicofu obbligato a ritirarsi in Provenza con giuramento di più non tornare in Italia. Abbiamo poi da Lupo Protospata[Protospata, in Chronico., tom. 5, Rer. Ital.], che nell'anno presente Ibrahim re de' Saraceni africani venne a Cosenza nella Calabria, e vi morì colpito da un fulmine. Altra Cronica arabica[Chronicon Arabic. Ismaelis Abulfeda.]mette la sua morte per disenteria nell'anno presente, o pur nel seguente, e la dice succeduta in Sicilia.