DCCCCLVIIAnno diCristoDCCCCLVII. Indiz.XV.GiovanniXII papa 2.BerengarioII re d'Italia 8.Adalbertore d'Italia 8.Andavano prosperando in Italia l'armi diLitolfoduca di Lamagna, figliuolo del re Ottone, e già pareva che, abbattuto Berengario col figliuolo, non potesse più risorgere: quando l'improvvisa morte di esso Lidolfo troncò il filo alla fortuna e vita di lui, e fece mutar aspetto alle cose d'Italia. Donizone[Donizo, in Vita Mathild., lib. 1, cap. 1.]cel rappresenta passato da parte a parte in una battaglia dalla lancia del re Adalberto. Ma più fede merita chi il dice morto in altra maniera.Febre correptus, scrive Epidanno[Epidannus, in Chronic.]nella sua Cronica. E Froduardo[Frodoardus, in Chronico.]:Liudulfus Othonis filius, qui paene totam obtinuerat Italiam, obiit, sepeliturque Moguntiae apud sanctum Albanum. Ed Ermanno Contratto[Hermann. Contractus, in Chron.]:Liutolfus dux commissa pugna Adalpertum vincit, cunctisque sibi una cum regno Italiae subjugatis, ipse eodem anno apud Plumbiam immaturo obitu vita decessit, et magno multorum luctu Moguntiae sepultus est. Non so se qui si parli diPlombiaterra della diocesi di Novara. Ditmaro[Ditmarus, in Chronic., lib. 2.]ci ha conservato il dì della sua morte, con iscrivere, non senza qualche differenza dagli altri scrittori circa il motivo della sua venuta in Italia:Liudulfus regis filius, malorum depravatus consilio, rursum rebellavit, patriaque cedens, Italiam perrexit; ibique quum annum ferme unum esset, octavo idus septembris (proh dolor!) obiit. Hujus corpus a sociis ejusdem Moguntiam delatum, lugubriter in ecclesia Christi martyris Albani sepultum.Vanno concordi questi autori in asserire seppellito il corpo del suddetto principe in Magonza, nè si oppongono a Donizone, ilquale attesta che le viscere di lui ebbero sepoltura nella chiesa di san Prospero di Antognano, vicino al prato di Carpineto sul Reggiano, ma il corpo imbalsamato fu mandato in Germania al re Ottone suo padre. Facilmente s'intende ancora che la mancanza di questo principe si tirò dietro il risorgimento dei reBerengarioeAdalberto, i quali, tornati che furono i Tedeschi nelle loro contrade, dovettero senza fatica rimettersi in possesso delle città perdute. Ma si vuol aggiugnere essere corso in Italia un sospetto che Berengario avesse procurata a Litolfo la morte con quei mezzi a' quali può ricorrere solamente chi è servo dell'iniquità.Postea vero, scrive Arnolfo storico milanese,pius ille Liutulfus perfidia Langobardorum fertur veneno necato.Nelle giunte da me fatte alla Cronica del monistero di Casauria[Chronic. Casauriense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]si legge uno strumento di terre concedute a livello da Ilderico abbate di quel sacro luogo adAttone, ossia adAzzo conte, scrittoregnantibus domno Berengario, et Adelberto filio ejus regibus, anno regni eorum in Dei nomine VII, et temporibus Teobaldi ducis et marchionis anno ejus IV, mense junii, per Indictionem XV. Abbiamo qui assai luce per conoscere che in questi tempi era il governo del ducato di Spoleti e della marca di Camerino appoggiato aTeobaldoossiaTebaldo. Egli, siccome di sopra osservai all'anno 946, era figliuolo di quelBonifaziodi nazione ripuaria, che era stato duca anch'esso e marchese di quelle contrade. Numerandosi qui l'anno quartodel suo ducato, convien credere che nell'anno 953, o 954 mancasse di vita Bonifazio suo padre, e che egli succedesse nel governo di quegli stati. L'autore della Cronica farfense[Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 472.]fa parimente menzione sotto questi tempimarchionis Theobaldi, qui tunc Sabinensibus praeerat. Nella Sabina è situato il monistero di Farfa; e la Sabina era alloracompresa nel ducato di Spoleti. Abbiamo poi dalla Cronica arabica[Chron. Arab., P. II, tom. 1 Rer. Ital.], che venuto nell'agosto dell'anno precedente in Sicilia un generale moro, appellato Ammar, dopo avere svernato in Palermo, uscito di colà nella primavera, passò in Calabria. All'incontro arrivato in Sicilia Basilio ammiraglio de' Greci, vi spianò la moschea di Riva, e prese la città di Termine; e venuto alle mani con Assano moro, signore dell'isola nella valle di Mazara, misero a filo di spada molti di quegli infedeli.
Andavano prosperando in Italia l'armi diLitolfoduca di Lamagna, figliuolo del re Ottone, e già pareva che, abbattuto Berengario col figliuolo, non potesse più risorgere: quando l'improvvisa morte di esso Lidolfo troncò il filo alla fortuna e vita di lui, e fece mutar aspetto alle cose d'Italia. Donizone[Donizo, in Vita Mathild., lib. 1, cap. 1.]cel rappresenta passato da parte a parte in una battaglia dalla lancia del re Adalberto. Ma più fede merita chi il dice morto in altra maniera.Febre correptus, scrive Epidanno[Epidannus, in Chronic.]nella sua Cronica. E Froduardo[Frodoardus, in Chronico.]:Liudulfus Othonis filius, qui paene totam obtinuerat Italiam, obiit, sepeliturque Moguntiae apud sanctum Albanum. Ed Ermanno Contratto[Hermann. Contractus, in Chron.]:Liutolfus dux commissa pugna Adalpertum vincit, cunctisque sibi una cum regno Italiae subjugatis, ipse eodem anno apud Plumbiam immaturo obitu vita decessit, et magno multorum luctu Moguntiae sepultus est. Non so se qui si parli diPlombiaterra della diocesi di Novara. Ditmaro[Ditmarus, in Chronic., lib. 2.]ci ha conservato il dì della sua morte, con iscrivere, non senza qualche differenza dagli altri scrittori circa il motivo della sua venuta in Italia:Liudulfus regis filius, malorum depravatus consilio, rursum rebellavit, patriaque cedens, Italiam perrexit; ibique quum annum ferme unum esset, octavo idus septembris (proh dolor!) obiit. Hujus corpus a sociis ejusdem Moguntiam delatum, lugubriter in ecclesia Christi martyris Albani sepultum.Vanno concordi questi autori in asserire seppellito il corpo del suddetto principe in Magonza, nè si oppongono a Donizone, ilquale attesta che le viscere di lui ebbero sepoltura nella chiesa di san Prospero di Antognano, vicino al prato di Carpineto sul Reggiano, ma il corpo imbalsamato fu mandato in Germania al re Ottone suo padre. Facilmente s'intende ancora che la mancanza di questo principe si tirò dietro il risorgimento dei reBerengarioeAdalberto, i quali, tornati che furono i Tedeschi nelle loro contrade, dovettero senza fatica rimettersi in possesso delle città perdute. Ma si vuol aggiugnere essere corso in Italia un sospetto che Berengario avesse procurata a Litolfo la morte con quei mezzi a' quali può ricorrere solamente chi è servo dell'iniquità.Postea vero, scrive Arnolfo storico milanese,pius ille Liutulfus perfidia Langobardorum fertur veneno necato.Nelle giunte da me fatte alla Cronica del monistero di Casauria[Chronic. Casauriense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]si legge uno strumento di terre concedute a livello da Ilderico abbate di quel sacro luogo adAttone, ossia adAzzo conte, scrittoregnantibus domno Berengario, et Adelberto filio ejus regibus, anno regni eorum in Dei nomine VII, et temporibus Teobaldi ducis et marchionis anno ejus IV, mense junii, per Indictionem XV. Abbiamo qui assai luce per conoscere che in questi tempi era il governo del ducato di Spoleti e della marca di Camerino appoggiato aTeobaldoossiaTebaldo. Egli, siccome di sopra osservai all'anno 946, era figliuolo di quelBonifaziodi nazione ripuaria, che era stato duca anch'esso e marchese di quelle contrade. Numerandosi qui l'anno quartodel suo ducato, convien credere che nell'anno 953, o 954 mancasse di vita Bonifazio suo padre, e che egli succedesse nel governo di quegli stati. L'autore della Cronica farfense[Chron. Farfens., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 472.]fa parimente menzione sotto questi tempimarchionis Theobaldi, qui tunc Sabinensibus praeerat. Nella Sabina è situato il monistero di Farfa; e la Sabina era alloracompresa nel ducato di Spoleti. Abbiamo poi dalla Cronica arabica[Chron. Arab., P. II, tom. 1 Rer. Ital.], che venuto nell'agosto dell'anno precedente in Sicilia un generale moro, appellato Ammar, dopo avere svernato in Palermo, uscito di colà nella primavera, passò in Calabria. All'incontro arrivato in Sicilia Basilio ammiraglio de' Greci, vi spianò la moschea di Riva, e prese la città di Termine; e venuto alle mani con Assano moro, signore dell'isola nella valle di Mazara, misero a filo di spada molti di quegli infedeli.