DCCCCLXIV

DCCCCLXIVAnno diCristoDCCCCLXIV. Indiz.VII.BenedettoV papa I.OttoneI imperadore 3.OttoneII re d'Italia 3.Dimorava tuttavia sul principio di quest'anno in Roma l'imperador Ottone, quando si scoprì una congiura preparata contra di lui.Papa Giovanni XIIavvertito delle poche forze ch'esso Augusto avea ritenuto seco in Roma, mandò persone sotto mano, che con grandi promesse di ricompense istigarono moltissimi Romani a prendere l'armi contra di lui. Tirò ancora nel suo partito non pochi castellani del ducato romano. Già era destinato il dì 3 di gennaio allo scoppio della mina. Ne fu avvertito l'imperadore. Ossia, come vuole il continuator di Reginone[Continuator Reginonis.], che egli preoccupasse l'insulto de' Romani, o, come vuole il Continuator di Liutprando[Continuator Liutprandi, lib. 6, cap. 11.], ch'egli s'opponesse così coraggiosamente coi pochi suoi veterani soldati all'empito dei nemici, i quali con carra aveano barricato il ponte del Tevere, che ne fu fatta grande strage, e più ancora di male sarebbe seguito, se non si fosse interposto l'elettopapa Leone VIII. A requisizione sua perdonò egli ai Romani, restituì loro gli ostaggi, e raccomandato alla lor fede il suo papa, uscì di Roma, per venire nelle marche di Spoleti e di Camerino, dove intese che si trovava il già reAdalberto. Intanto la rocca di san Leo capitolò la resa.BerengarioeWillasuamoglie presi d'ordine dell'imperadore, furono inviati prigioni a Bamberga in Germania. Con queste parole racconta quel fatto Arnolfo storico milanese[Arnulf., Mediolan. Hist., tom. 4 Rer. Ital.]:Berengarium ipsum, arce quadam robusta munitum, diuturna vallans obsessione subegit, filiis circumquaque dispersis, Widone Adelberto, et Conone. Illum vero cum filiabus et conjuge captum secum devexit in Sueviam, ubi non multo post in amaritudine animae diem clausit extremum.Maneggiavasi intantopapa Giovanniper tornar in casa, e seppe così ben adescare i Romani, che infatti l'introdussero in città. Allora si trovò in gran pericolo il papa dell'imperadore, cioèLeone VIII. Tuttavia ebbe la fortuna di poter uscire di Roma, ma spogliato di tutti i suoi mobili e arredi, e si ricoverò nel campo dell'imperadore stesso. Susseguentemente radunato nel dì 26 di febbraio un concilio, i cui atti si leggono presso il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Eccles.]e nelle raccolte dei concilii[Labbe, Concil., tom. 9.], fu dichiaratoLeone VIIIoccupatore illegittimo del trono pontifizio, deposti i suoi ordinatori, e ridotti per misericordia al primo lor grado gli ordinati da questo falso pontefice. Per tali novità e per gli giuramenti sì mal osservati dal popolo romano, fremeva di collera l'Augusto Ottone, e massimamente gli trafisse il cuore l'avviso delle vendette fatte da papa Giovanni, con far tagliare la mano destra aGiovanni cardinaldiacono, e la lingua, due dita e il naso ad Azzone primo archivista; con far flagellareOtgerio vescovodi Spira, e con altri simili sfoghi della sua collera.Multa caede primorum in urbe debacchatusvien detto da Gerberto, che fu poi papa, nel concilio di Rems dell'anno 992. Però si diede Ottone ad ammassar l'esercito per tornare a Roma. Dio in questo mentre liberò Roma e la Chiesa da così scandaloso pontefice. Una malattia di otto giorni il portò via, senza ch'eglipotesse ricevere i sacramenti della Chiesa. Dopo di che i Romani, niun caso facendo delle promesse giurate di non consecrare alcun papa eletto senza l'assenso dell'imperadore, elessero e fecero consecrar papaBenedetto cardinalediacono, con giurare nello stesso tempo di non abbandonarlo e di sostenerlo contro la potenza dell'imperadore. Maggiormente irritato da questo atto l'Augusto Ottone, strinse coll'assedio Roma; la tempestò colle petriere ed altre macchine; e impedendo l'entrata de' viveri, talmente l'affamò, che il popolo fu astretto a ricorrere alla di lui misericordia, nulla avendo servito l'essersi lo stesso papa Benedetto affacciato alle mura per minacciare la scomunica all'imperadore e a tutto il di lui esercito.Adunque nel dì 25 di giugno entrò l'imperadore in Roma; rimise nella sedia pontificiaLeone VIII, fece convocare un concilio ossia conciliabolo, dove comparve cogli abiti pontificali anche il nuovo papaBenedetto V, a cui fu chiesto come avesse, contra il giuramento prima prestato all'imperadore, osato di entrar nella cattedra di san Pietro. Confessò egli di aver peccato, ed implorò la misericordia dell'imperadore. Ciò fatto, si spogliò del pontificale ammanto, e consegnò il suo pastorale a Leone VIII, che lo fece mettere in pezzi. Fu a lui permesso di stare nell'ordine de' diaconi, coll'esilio in Germania. Torno a dire, che sono invenzioni de' secoli posteriori alcuni decreti che la Cronica reicherspergense[Chron. Reicherspergense.]ed altri han rapportati, come emanati da questo concilio o conciliabolo, ne' quali si trovano esorbitanti concessioni di autorità all'imperadore sì nello spirituale che nel temporale della Chiesa romana. Il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Eccles.], il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.]ed altri han saggiamente rigettate simili imposture. Partissi dopola festa di san Pietro da Roma l'imperador Ottone per tornarsene in Lombardia[Continuator Reginonis, in Chronico. Annalista Saxo apud Eccardum.]; ma vide nel viaggio assalito il suo esercito da una terribil peste, la quale fece incredibile strage non men dei nobili che degl'ignobili. Fra gli altri vi lasciarono la vitaArrigo arcivescovodi Treveri,Gervico abbatedi Wirtzburg, eGotifredo ducadi Lorena. Alla mano di Dio, sdegnato per le violenze usate da Ottone in Roma, fu da molti attribuito questo gastigo. Cessata finalmente la peste, si ridusse l'Augusto Ottone in Lombardia, dove pel tempo dell'autunno si divertì colla caccia. Il cammino ch'egli dovette tenere nel suo ritorno, fu per la Toscana, stante d'aver egli fatta una donazione ad un monistero in Lucca nel dì 29 di luglio, come costa da un suo diploma, da me divolgato[Antiq. Ital., Dissert. XIV.],actum Lucae IV kalendas augusti. Riuscì in quest'anno ad Adalberto figliuolo di Berengario di aver nelle mani Dodone cappellano d'esso Augusto, e di condurlo prigione in Corsica, ma da lì a non molte il rimise in libertà. Venne anche fatto aGualdoossiaGualdone vescovodi Como di espugnar l'isola, fortezza situata nel lago Lario, o vogliam dire di Como, con ismantellare poscia tutte quelle fortificazioni, ma senza potere rimettere in grazia dell'imperadore Azzo, che sotto questa promessa gli avea ceduto quel forte luogo. Vien accennato da Leone Ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 4.]un diploma dell'imperadore Ottone in confermazione di tutti i privilegii e beni dell'insigne monistero di monte Casino; e questo si vede pubblicato dal padre Gattola[Gattola, Hist. Abbat. Casinens.]colle seguenti note:Data XII kalendas martii, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXIV, Indictione VII, anno imperii magni Ottonis imperatoris Augusti tertio. Actum in VillaPaterno, in comitatu pennense.Di qui intendiamo che Ottone nel febbraio dell'anno presente dimorava tuttavia nella marca di Camerino. E si noti il titolo dimagno, che non si suole ordinariamente vedere in altri diplomi d'esso imperadore. Come si ha dalla storia veneta del Dandolo[Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.], in quest'annoPietro Candiano IVdoge di Venezia spedì ad esso imperadore Giovanni Contarino e Giovanni Denco ossia Dente, suoi ambasciatori, ed ottenne la conferma de' soliti patti e privilegii del clero e popolo di Venezia. Due placiti ho io riferito altrove[Antichità Estensi, P. I, cap. 16.], e tenuti, in quest'anno daOtberto marchese e conte del sacro palazzo, progenitor dei principi estensi, in Pavia e in Lucca. Cosmo della Rena ha incautamente confuso questo principe conUbertomarchese di Toscana. Vedesi esso Otberto ancora chiamato in un di que' placitiAubertus marchio, et comes palacii; ma egli nella sottoscrizione si chiamaOtbertus.Ubertoveniva daHucbertus, oppure daHumbertus, nome diverso daOtbertus.

Dimorava tuttavia sul principio di quest'anno in Roma l'imperador Ottone, quando si scoprì una congiura preparata contra di lui.Papa Giovanni XIIavvertito delle poche forze ch'esso Augusto avea ritenuto seco in Roma, mandò persone sotto mano, che con grandi promesse di ricompense istigarono moltissimi Romani a prendere l'armi contra di lui. Tirò ancora nel suo partito non pochi castellani del ducato romano. Già era destinato il dì 3 di gennaio allo scoppio della mina. Ne fu avvertito l'imperadore. Ossia, come vuole il continuator di Reginone[Continuator Reginonis.], che egli preoccupasse l'insulto de' Romani, o, come vuole il Continuator di Liutprando[Continuator Liutprandi, lib. 6, cap. 11.], ch'egli s'opponesse così coraggiosamente coi pochi suoi veterani soldati all'empito dei nemici, i quali con carra aveano barricato il ponte del Tevere, che ne fu fatta grande strage, e più ancora di male sarebbe seguito, se non si fosse interposto l'elettopapa Leone VIII. A requisizione sua perdonò egli ai Romani, restituì loro gli ostaggi, e raccomandato alla lor fede il suo papa, uscì di Roma, per venire nelle marche di Spoleti e di Camerino, dove intese che si trovava il già reAdalberto. Intanto la rocca di san Leo capitolò la resa.BerengarioeWillasuamoglie presi d'ordine dell'imperadore, furono inviati prigioni a Bamberga in Germania. Con queste parole racconta quel fatto Arnolfo storico milanese[Arnulf., Mediolan. Hist., tom. 4 Rer. Ital.]:Berengarium ipsum, arce quadam robusta munitum, diuturna vallans obsessione subegit, filiis circumquaque dispersis, Widone Adelberto, et Conone. Illum vero cum filiabus et conjuge captum secum devexit in Sueviam, ubi non multo post in amaritudine animae diem clausit extremum.Maneggiavasi intantopapa Giovanniper tornar in casa, e seppe così ben adescare i Romani, che infatti l'introdussero in città. Allora si trovò in gran pericolo il papa dell'imperadore, cioèLeone VIII. Tuttavia ebbe la fortuna di poter uscire di Roma, ma spogliato di tutti i suoi mobili e arredi, e si ricoverò nel campo dell'imperadore stesso. Susseguentemente radunato nel dì 26 di febbraio un concilio, i cui atti si leggono presso il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Eccles.]e nelle raccolte dei concilii[Labbe, Concil., tom. 9.], fu dichiaratoLeone VIIIoccupatore illegittimo del trono pontifizio, deposti i suoi ordinatori, e ridotti per misericordia al primo lor grado gli ordinati da questo falso pontefice. Per tali novità e per gli giuramenti sì mal osservati dal popolo romano, fremeva di collera l'Augusto Ottone, e massimamente gli trafisse il cuore l'avviso delle vendette fatte da papa Giovanni, con far tagliare la mano destra aGiovanni cardinaldiacono, e la lingua, due dita e il naso ad Azzone primo archivista; con far flagellareOtgerio vescovodi Spira, e con altri simili sfoghi della sua collera.Multa caede primorum in urbe debacchatusvien detto da Gerberto, che fu poi papa, nel concilio di Rems dell'anno 992. Però si diede Ottone ad ammassar l'esercito per tornare a Roma. Dio in questo mentre liberò Roma e la Chiesa da così scandaloso pontefice. Una malattia di otto giorni il portò via, senza ch'eglipotesse ricevere i sacramenti della Chiesa. Dopo di che i Romani, niun caso facendo delle promesse giurate di non consecrare alcun papa eletto senza l'assenso dell'imperadore, elessero e fecero consecrar papaBenedetto cardinalediacono, con giurare nello stesso tempo di non abbandonarlo e di sostenerlo contro la potenza dell'imperadore. Maggiormente irritato da questo atto l'Augusto Ottone, strinse coll'assedio Roma; la tempestò colle petriere ed altre macchine; e impedendo l'entrata de' viveri, talmente l'affamò, che il popolo fu astretto a ricorrere alla di lui misericordia, nulla avendo servito l'essersi lo stesso papa Benedetto affacciato alle mura per minacciare la scomunica all'imperadore e a tutto il di lui esercito.

Adunque nel dì 25 di giugno entrò l'imperadore in Roma; rimise nella sedia pontificiaLeone VIII, fece convocare un concilio ossia conciliabolo, dove comparve cogli abiti pontificali anche il nuovo papaBenedetto V, a cui fu chiesto come avesse, contra il giuramento prima prestato all'imperadore, osato di entrar nella cattedra di san Pietro. Confessò egli di aver peccato, ed implorò la misericordia dell'imperadore. Ciò fatto, si spogliò del pontificale ammanto, e consegnò il suo pastorale a Leone VIII, che lo fece mettere in pezzi. Fu a lui permesso di stare nell'ordine de' diaconi, coll'esilio in Germania. Torno a dire, che sono invenzioni de' secoli posteriori alcuni decreti che la Cronica reicherspergense[Chron. Reicherspergense.]ed altri han rapportati, come emanati da questo concilio o conciliabolo, ne' quali si trovano esorbitanti concessioni di autorità all'imperadore sì nello spirituale che nel temporale della Chiesa romana. Il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Eccles.], il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.]ed altri han saggiamente rigettate simili imposture. Partissi dopola festa di san Pietro da Roma l'imperador Ottone per tornarsene in Lombardia[Continuator Reginonis, in Chronico. Annalista Saxo apud Eccardum.]; ma vide nel viaggio assalito il suo esercito da una terribil peste, la quale fece incredibile strage non men dei nobili che degl'ignobili. Fra gli altri vi lasciarono la vitaArrigo arcivescovodi Treveri,Gervico abbatedi Wirtzburg, eGotifredo ducadi Lorena. Alla mano di Dio, sdegnato per le violenze usate da Ottone in Roma, fu da molti attribuito questo gastigo. Cessata finalmente la peste, si ridusse l'Augusto Ottone in Lombardia, dove pel tempo dell'autunno si divertì colla caccia. Il cammino ch'egli dovette tenere nel suo ritorno, fu per la Toscana, stante d'aver egli fatta una donazione ad un monistero in Lucca nel dì 29 di luglio, come costa da un suo diploma, da me divolgato[Antiq. Ital., Dissert. XIV.],actum Lucae IV kalendas augusti. Riuscì in quest'anno ad Adalberto figliuolo di Berengario di aver nelle mani Dodone cappellano d'esso Augusto, e di condurlo prigione in Corsica, ma da lì a non molte il rimise in libertà. Venne anche fatto aGualdoossiaGualdone vescovodi Como di espugnar l'isola, fortezza situata nel lago Lario, o vogliam dire di Como, con ismantellare poscia tutte quelle fortificazioni, ma senza potere rimettere in grazia dell'imperadore Azzo, che sotto questa promessa gli avea ceduto quel forte luogo. Vien accennato da Leone Ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 1, cap. 4.]un diploma dell'imperadore Ottone in confermazione di tutti i privilegii e beni dell'insigne monistero di monte Casino; e questo si vede pubblicato dal padre Gattola[Gattola, Hist. Abbat. Casinens.]colle seguenti note:Data XII kalendas martii, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXIV, Indictione VII, anno imperii magni Ottonis imperatoris Augusti tertio. Actum in VillaPaterno, in comitatu pennense.Di qui intendiamo che Ottone nel febbraio dell'anno presente dimorava tuttavia nella marca di Camerino. E si noti il titolo dimagno, che non si suole ordinariamente vedere in altri diplomi d'esso imperadore. Come si ha dalla storia veneta del Dandolo[Dandul., in Chronico, tom. 12 Rer. Ital.], in quest'annoPietro Candiano IVdoge di Venezia spedì ad esso imperadore Giovanni Contarino e Giovanni Denco ossia Dente, suoi ambasciatori, ed ottenne la conferma de' soliti patti e privilegii del clero e popolo di Venezia. Due placiti ho io riferito altrove[Antichità Estensi, P. I, cap. 16.], e tenuti, in quest'anno daOtberto marchese e conte del sacro palazzo, progenitor dei principi estensi, in Pavia e in Lucca. Cosmo della Rena ha incautamente confuso questo principe conUbertomarchese di Toscana. Vedesi esso Otberto ancora chiamato in un di que' placitiAubertus marchio, et comes palacii; ma egli nella sottoscrizione si chiamaOtbertus.Ubertoveniva daHucbertus, oppure daHumbertus, nome diverso daOtbertus.


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