DCCCCLXXAnno diCristoDCCCCLXX. Indiz.XIII.GiovanniXIII papa 6.OttoneI imperadore 9.OttoneII imperadore 4.CelebròOttone il Grande, per attestato dell'Annalista sassone[Annalista Saxo, apud Eccardum.], il santo Natale dell'anno antecedente in Pavia. Del suo soggiorno in quella città anche nel dì 22 di gennaio dell'anno presente resta tuttavia sicura pruova in un suo diploma[Antiquit. Ital., Dissert. XXXIV.], dato in favore del monistero veronese di santa Maria dell'Organo,XI kalendas februarii, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXVIIII, imperii vero domni Ottonis VIII, Indictione XIII. Qui l'anno 969 è secondo l'era fiorentina e veneziana, e viene, secondo noi, ad essere l'anno 970, nel cui gennaio correva tuttavia l'anno ottavodel suo impero. Di là poi passò a Ravenna, e quivi solennizzò la Pasqua del Signore. Piaceva non poco all'Augusto Ottone quella magnifica città, e però quivi fece fabbricare un palazzo nuovo per abitazione sua, siccome costa da un placito ch'io ho dato alla luce nelle Antichità italiane[Antiquit. Ital., Dissert. XXXI.]. Cotale notizia sembra indicare che Ottone godesse non solamente il diretto e sovrano dominio, ma anche l'utile di Ravenna e del suo esarcato. Se non fosse stato così, difficilmente s'intenderebbe come egli fabbricasse a sè stesso un palazzo insuolo altrui. Abbiamo da Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.], che trovandosi in questo medesimo anno nella Romagna il suddetto imperadore, tenuto fu in Ferrara un placito, dove alla presenza diAdalberto vescovodi Bologna, diUberto vescovodi Forlì, diGiovanni vescovod'Imola, e diLeone vescovodi Ferrara,Pietro arcivescovodi Ravenna fece istanza di riaver Consandolo, ed altri beni spettanti alla sua chiesa.Vidensque Liuzius episcopus cremonensis(così ancora si chiamavaLiutprandoallora vescovo di Cremona)ea ad comitatum ferrariensem nulla omnino ex parte posse spectare, nullius juris, nisi ravennatis esse: Eccico nuntius Othonis Augusti pronuntiavit, probavitque, ea ravennatis esse ecclesiae.SìLiutprandocheEccico, chiamatoEzecain altri documenti, erano messi spediti dall'imperadore Ottone per conoscere e giudicare intorno a questa differenza; e però scorgiamo l'autorità imperiale in quelle contrade. Da Ravenna portossi dipoi l'imperadore Ottone nel principato di Capua, dove diede un diploma pel nobilissimo monistero di monte Casino[Gattola, Hist. Monaster. Casin.]VIII kalendas junii. Actum in locum ubi Cellice(oppureSillice)dicitur, capuano territorio. Truovasi poi esso Augusto nel settembre seguente, amministrante giustizia nel ducato di Spoleti. Nelle giunte da me fatte alla Cronica di Casauria[Chronic. Casauriense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]si può leggere un giudicato del medesimo Augusto, e diPandolfo ducae marchese di quelle contrade, giacchè questo monarca non isdegnava di assistere in persona ai placiti, e decidere le liti de' sudditi col parere dei ministri. Ivi è scritto,qualiter in territorio marsicano in campo Castiri ad ipsam civitatem marsicanam, dum in placito resideret domnus Otto magnus imperator serenissimus augustus, et Pandulfus dux et marchio pro singulorum hominum justitia fieri facienda, ec. Così usavano allora i monarchi amanti de' suoi popoli; e dovunquesi trovavano, ed anche in campagna, alzavano tribunale, e, sommariamente ascoltate le ragioni delle parti, proferivano la convenevole sentenza. Fu esso placito tenutoab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi anno DCCCCLXX, anno imperii domni imperatoris Ottonis serenissimi Augusti IX, et Ottonis filii ejus III, mense septembri, Indictione XIV, cominciata in esso mese di settembre. Ed è qui considerabile il vedere che a quel medesimo placito assistèEzeca duca, marchese e conte del palazzo. Non ho saputo immaginar finora, onde costui prendesse i titoli di duca e marchese, perchè chiaro si vede che allora Pandolfo Capodiferro era tuttavia duca di Spoleti e marchese di Camerino. Nè egli si sottoscrive, se non con queste parole:Signum manus Ezecae comitis palatii. Per me penso che ivi sia egli chiamato così in fallo, perchè in un altro simil placito, tenuto nel medesimo luogo e tempo, e pubblicato nella Cronica del monistero di Volturno[Chronicon Vulturnens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.], egli interviene, ma con essere solamente intitolatoEzzeca comes palatius, ossiapalatii. Convien credere che in questi tempi contro il costume Ottone Augusto avesse dueconti del sacro palazzo, essendo indubitato che nello stesso tempo era sostenuta questa medesima carica daOtberto marchese, progenitor degli Estensi. E ciò costa da un suo placito, tenuto in non so qual luogo[Antichità Estensi, P. I, cap. 16.]. Ivi è scritto:Dum in Dei nomine locus, qui dicitur Classo in terra Alberici filio bonae memoriae Aigoni, ubi domnus imperator praeerat, rexidisset in judicio Otbertus marchio et comes palatio, ec. Fu scritto quel giudicato,anno imperii donni Otto filio, ejus Deo propicio, tertio, Indictione quartadecima, cioè nell'anno presente. E notisi che quivi si trovava in persona lo stesso Ottone Augusto.Se non falla l'Anonimo salernitano[Anonymus Salern., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 300.], dovrebbe essere accaduto inquest'anno ciò ch'egli dopo il racconto dell'anno precedente seguita a scrivere, con dire che l'imperadore Ottone con una copiosa armata si portò ai danni de' Napoletani per gastigarli della crudeltà usata ai Capoani nel tempo del precedente assedio. Allora fu che se gli presentò davantiAloaramoglie diPandolfo principedi Benevento e di Capua, insieme conLandolfo IVsuo figliuolo, già dichiarato collega nel principato dal padre nell'anno 968, e gli raccomandò vivamente il marito, già condotto prigione a Costantinopoli. Ottone per costringere i Greci a liberarlo, o almen per farne vendetta, menò l'esercito in Puglia, fece dare il sacco al paese, e strinse coll'assedio la città di Bovino, i cui borghi furono dati in preda alle fiamme. Ma le mutazioni seguite in Costantinopoli influirono a far cessare la guerra. Perciocchè mentre Pandolfo si trovava ne' ceppi in quella città,Niceforo Foca, il quale si preparava a maggiormente angustiarlo, fu ucciso per congiura dell'iniqua sua moglie, ed alzato al tronoGiovanni Tzimisce. Questi non volendo liti coll'imperadore Ottone, fece tosto mettere in libertà Pandolfo ed inviollo in Italia con precedente concerto che facesse desistere dalle ostilità Ottone. Informato dell'arrivo di Pandolfo a Bari, spedì subito l'imperadore ad Abdala patrizio, acciocchè senza perdere tempo gliel mandasse; il che fu eseguito; e tanto si adoperò poi Pandolfo, che Ottone fece fine alla guerra. Quando sussista tutto questo racconto, dovette prima del settembre ritornar libero in Italia esso principe di Benevento e Capoa, giacchè l'abbiamo poco fa veduto intervenire ai placiti tenuti di quel mese in Marsi. Venne dipoi l'imperadore a Roma, e quivi, per attestato dell'Annalista sassone, celebrò la festa del santo Natale. Ma io avrei volentieri veduto il giorno preciso, in cui nell'anno presente da esso Augusto Ottone tenuto fu un placito in Ravenna, rapportato dal padre Mabillone[Mabillon., Annal. Benedict. ad annum 971.], perchèpresente al medesimo si trovòPandolfo principeemarchese, per confrontare l'asserzion dell'Anonimo salernitano con esso documento. Ho detto di sopra che questo imperadore fece fabbricare un palazzo in Ravenna, e tal notizia vien confermata dal medesimo placito. Eccone le parole:Dum in Dei nomine Otto, divina providente clementia imperator Augustus, resideret in Regia Aula, non longe a moenibus Ravennae urbis sita, quam ipse imperator clarissimus in honorem sui claris aedificiis fundare praeceperat juxta rivum penes muros ipsius civitatis decurrentem, qui dicitur Muro-novo, tunc eo imperatore clarissimo ibi plurima sui imperii ordinante et disponente, ec. Questo soggiorno dell'Augusto Ottone in Ravenna, il palazzo ivi fabbricato, ed altri segni di dominio ivi da lui esercitati e continuati dai suoi successori, siccome vedremo, mi han fatto dubitare più volte se sussista quanto vedemmo di sopra all'anno 967 intorno alla restituzione che si dice da lui fatta a papaGiovanni XIIIdi Ravenna e del suo esarcato. Ma non ho assai lumi per poter ben decidere su questo punto. Ne parleremo andando innanzi. Diede nel novembre dell'anno presente papa Giovanni XIII in livello la città di Palestrina aStefania chiarissima senatricedi Roma, come costa dallo strumento da me dato alla luce[Antiquit. Italic., Dissert. XXXVI, pag. 235.].
CelebròOttone il Grande, per attestato dell'Annalista sassone[Annalista Saxo, apud Eccardum.], il santo Natale dell'anno antecedente in Pavia. Del suo soggiorno in quella città anche nel dì 22 di gennaio dell'anno presente resta tuttavia sicura pruova in un suo diploma[Antiquit. Ital., Dissert. XXXIV.], dato in favore del monistero veronese di santa Maria dell'Organo,XI kalendas februarii, anno dominicae Incarnationis DCCCCLXVIIII, imperii vero domni Ottonis VIII, Indictione XIII. Qui l'anno 969 è secondo l'era fiorentina e veneziana, e viene, secondo noi, ad essere l'anno 970, nel cui gennaio correva tuttavia l'anno ottavodel suo impero. Di là poi passò a Ravenna, e quivi solennizzò la Pasqua del Signore. Piaceva non poco all'Augusto Ottone quella magnifica città, e però quivi fece fabbricare un palazzo nuovo per abitazione sua, siccome costa da un placito ch'io ho dato alla luce nelle Antichità italiane[Antiquit. Ital., Dissert. XXXI.]. Cotale notizia sembra indicare che Ottone godesse non solamente il diretto e sovrano dominio, ma anche l'utile di Ravenna e del suo esarcato. Se non fosse stato così, difficilmente s'intenderebbe come egli fabbricasse a sè stesso un palazzo insuolo altrui. Abbiamo da Girolamo Rossi[Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 5.], che trovandosi in questo medesimo anno nella Romagna il suddetto imperadore, tenuto fu in Ferrara un placito, dove alla presenza diAdalberto vescovodi Bologna, diUberto vescovodi Forlì, diGiovanni vescovod'Imola, e diLeone vescovodi Ferrara,Pietro arcivescovodi Ravenna fece istanza di riaver Consandolo, ed altri beni spettanti alla sua chiesa.Vidensque Liuzius episcopus cremonensis(così ancora si chiamavaLiutprandoallora vescovo di Cremona)ea ad comitatum ferrariensem nulla omnino ex parte posse spectare, nullius juris, nisi ravennatis esse: Eccico nuntius Othonis Augusti pronuntiavit, probavitque, ea ravennatis esse ecclesiae.SìLiutprandocheEccico, chiamatoEzecain altri documenti, erano messi spediti dall'imperadore Ottone per conoscere e giudicare intorno a questa differenza; e però scorgiamo l'autorità imperiale in quelle contrade. Da Ravenna portossi dipoi l'imperadore Ottone nel principato di Capua, dove diede un diploma pel nobilissimo monistero di monte Casino[Gattola, Hist. Monaster. Casin.]VIII kalendas junii. Actum in locum ubi Cellice(oppureSillice)dicitur, capuano territorio. Truovasi poi esso Augusto nel settembre seguente, amministrante giustizia nel ducato di Spoleti. Nelle giunte da me fatte alla Cronica di Casauria[Chronic. Casauriense, P. II, tom. 2 Rer. Ital.]si può leggere un giudicato del medesimo Augusto, e diPandolfo ducae marchese di quelle contrade, giacchè questo monarca non isdegnava di assistere in persona ai placiti, e decidere le liti de' sudditi col parere dei ministri. Ivi è scritto,qualiter in territorio marsicano in campo Castiri ad ipsam civitatem marsicanam, dum in placito resideret domnus Otto magnus imperator serenissimus augustus, et Pandulfus dux et marchio pro singulorum hominum justitia fieri facienda, ec. Così usavano allora i monarchi amanti de' suoi popoli; e dovunquesi trovavano, ed anche in campagna, alzavano tribunale, e, sommariamente ascoltate le ragioni delle parti, proferivano la convenevole sentenza. Fu esso placito tenutoab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi anno DCCCCLXX, anno imperii domni imperatoris Ottonis serenissimi Augusti IX, et Ottonis filii ejus III, mense septembri, Indictione XIV, cominciata in esso mese di settembre. Ed è qui considerabile il vedere che a quel medesimo placito assistèEzeca duca, marchese e conte del palazzo. Non ho saputo immaginar finora, onde costui prendesse i titoli di duca e marchese, perchè chiaro si vede che allora Pandolfo Capodiferro era tuttavia duca di Spoleti e marchese di Camerino. Nè egli si sottoscrive, se non con queste parole:Signum manus Ezecae comitis palatii. Per me penso che ivi sia egli chiamato così in fallo, perchè in un altro simil placito, tenuto nel medesimo luogo e tempo, e pubblicato nella Cronica del monistero di Volturno[Chronicon Vulturnens., P. II, tom. 2 Rer. Ital.], egli interviene, ma con essere solamente intitolatoEzzeca comes palatius, ossiapalatii. Convien credere che in questi tempi contro il costume Ottone Augusto avesse dueconti del sacro palazzo, essendo indubitato che nello stesso tempo era sostenuta questa medesima carica daOtberto marchese, progenitor degli Estensi. E ciò costa da un suo placito, tenuto in non so qual luogo[Antichità Estensi, P. I, cap. 16.]. Ivi è scritto:Dum in Dei nomine locus, qui dicitur Classo in terra Alberici filio bonae memoriae Aigoni, ubi domnus imperator praeerat, rexidisset in judicio Otbertus marchio et comes palatio, ec. Fu scritto quel giudicato,anno imperii donni Otto filio, ejus Deo propicio, tertio, Indictione quartadecima, cioè nell'anno presente. E notisi che quivi si trovava in persona lo stesso Ottone Augusto.
Se non falla l'Anonimo salernitano[Anonymus Salern., P. II, tom. 2 Rer. Ital., pag. 300.], dovrebbe essere accaduto inquest'anno ciò ch'egli dopo il racconto dell'anno precedente seguita a scrivere, con dire che l'imperadore Ottone con una copiosa armata si portò ai danni de' Napoletani per gastigarli della crudeltà usata ai Capoani nel tempo del precedente assedio. Allora fu che se gli presentò davantiAloaramoglie diPandolfo principedi Benevento e di Capua, insieme conLandolfo IVsuo figliuolo, già dichiarato collega nel principato dal padre nell'anno 968, e gli raccomandò vivamente il marito, già condotto prigione a Costantinopoli. Ottone per costringere i Greci a liberarlo, o almen per farne vendetta, menò l'esercito in Puglia, fece dare il sacco al paese, e strinse coll'assedio la città di Bovino, i cui borghi furono dati in preda alle fiamme. Ma le mutazioni seguite in Costantinopoli influirono a far cessare la guerra. Perciocchè mentre Pandolfo si trovava ne' ceppi in quella città,Niceforo Foca, il quale si preparava a maggiormente angustiarlo, fu ucciso per congiura dell'iniqua sua moglie, ed alzato al tronoGiovanni Tzimisce. Questi non volendo liti coll'imperadore Ottone, fece tosto mettere in libertà Pandolfo ed inviollo in Italia con precedente concerto che facesse desistere dalle ostilità Ottone. Informato dell'arrivo di Pandolfo a Bari, spedì subito l'imperadore ad Abdala patrizio, acciocchè senza perdere tempo gliel mandasse; il che fu eseguito; e tanto si adoperò poi Pandolfo, che Ottone fece fine alla guerra. Quando sussista tutto questo racconto, dovette prima del settembre ritornar libero in Italia esso principe di Benevento e Capoa, giacchè l'abbiamo poco fa veduto intervenire ai placiti tenuti di quel mese in Marsi. Venne dipoi l'imperadore a Roma, e quivi, per attestato dell'Annalista sassone, celebrò la festa del santo Natale. Ma io avrei volentieri veduto il giorno preciso, in cui nell'anno presente da esso Augusto Ottone tenuto fu un placito in Ravenna, rapportato dal padre Mabillone[Mabillon., Annal. Benedict. ad annum 971.], perchèpresente al medesimo si trovòPandolfo principeemarchese, per confrontare l'asserzion dell'Anonimo salernitano con esso documento. Ho detto di sopra che questo imperadore fece fabbricare un palazzo in Ravenna, e tal notizia vien confermata dal medesimo placito. Eccone le parole:Dum in Dei nomine Otto, divina providente clementia imperator Augustus, resideret in Regia Aula, non longe a moenibus Ravennae urbis sita, quam ipse imperator clarissimus in honorem sui claris aedificiis fundare praeceperat juxta rivum penes muros ipsius civitatis decurrentem, qui dicitur Muro-novo, tunc eo imperatore clarissimo ibi plurima sui imperii ordinante et disponente, ec. Questo soggiorno dell'Augusto Ottone in Ravenna, il palazzo ivi fabbricato, ed altri segni di dominio ivi da lui esercitati e continuati dai suoi successori, siccome vedremo, mi han fatto dubitare più volte se sussista quanto vedemmo di sopra all'anno 967 intorno alla restituzione che si dice da lui fatta a papaGiovanni XIIIdi Ravenna e del suo esarcato. Ma non ho assai lumi per poter ben decidere su questo punto. Ne parleremo andando innanzi. Diede nel novembre dell'anno presente papa Giovanni XIII in livello la città di Palestrina aStefania chiarissima senatricedi Roma, come costa dallo strumento da me dato alla luce[Antiquit. Italic., Dissert. XXXVI, pag. 235.].