DCCCCLXXXVIIAnno diCristoDCCCCLXXXVII. Indiz.XV.GiovanniXV papa 3.OttoneIII re di Germania e d'Italia 5.Celebre è quest'anno per la morte del giovaneLodovico Vre di Francia, già raccomandato alla cura diUgo Capetoduca di Francia, senza lasciar figliuoli dopo di sè. Della stirpe regale di Carlo Magno ci restava tuttaviaCarloduca di Lorena, zio paterno d'esso Lodovico. Contuttociò esso Ugo Capeto, prevalendosi del mal animo che aveano i primati della Francia contro d'esso Carlo, perchè legato d'interessi col re germanico, si fece proclamar re di Francia, e coronare sul principio di luglio. Da lui per diritta linea maschile discende il cristianissimo regnante re di FranciaLuigi XV. Seguitò poi la guerra fra lui e il suddetto Carlo con varia fortuna: del che potrà informarsi chi vuole dalla storia di Francia. In quest'anno portarono di nuovo i Sassoni la guerra nel paese degli Slavi:unde illi compulsi, regis(cioè di Ottone III)ditioni se subdunt, et castella juxta Albiam restaurantur, sono parole dell'Annalista d'Ildeseim[Annales Hildesheim.]e sassone. Perchè non si sa in qual anno precisamente succedesse la persecuzione fatta in Roma a papaGiovanni XV, chiamato da vari autoriXVI, sarà a me lecito il farne qui menzione. Il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital.]ne parla all'anno 993; il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Eccles.]all'anno 985. Martino Polacco[Martinus Polonus, in Chron.], Tolomeo da Lucca[Ptolomaeus Lucens., de Roman. Pontif.]ed altri narrano che questo papa fu persona molto dotta, e compose alcuni libri. Ma perchè non cessavano in Roma lefazioni, Crescenzio patrizio di quella città, che col titolo di console avea in suo potere castello sant'Angelo, si diede a perseguitarlo, in maniera che fu costretto il buon papa a fuggirsene di Roma, e a ricoverarsi in Toscana, della qual provincia era allora duca e marcheseUgo, figliuolo di Uberto, e nipote d'Ugo già re d'Italia. Di là cominciò Giovanni a sollecitare il giovinetto re Ottone III di calare in Italia, altro mezzo non conoscendo per rimediare alla sfrenata licenza de' Romani, che quella di creare un imperadore. Ciò inteso da Crescenzio, e non essendo smarrita la memoria della giustizia fatta da Ottone il Grande, e fors'anche dal secondo, mandò a pregare il papa che se ne tornasse alla sua sedia. In fatti Giovanni XV si portò a Roma, dove esso Crescenzio col senato fu a dimandargli perdono. Da lì innanzi ebbe quiete il papa dal popolo romano. Per le suddette molestie inferite a questo pontefice si può credere scritto da Romoaldo salernitano[Romuald. Salernitanus, Chron., tom. 7 Rer. Ital.]che ai tempi d'esso Giovanni XVRomani capitanei patriciatus sibi tyrannidem vendicavere; cioè usurparono al papa il dominio temporale di Roma. Il cardinal Baronio se la prende spesso contro i principi d'allora, senza mai riconoscere da chi venivano gli sconvolgimenti di Roma e della cattedra pontificia, cioè dai Romani stessi. Aggiugne esso Romoaldo che in quest'anno i Saraceni saccheggiarono la Calabria. Forse racconta egli qui ciò che Lupo protospata scrisse all'anno precedente.
Celebre è quest'anno per la morte del giovaneLodovico Vre di Francia, già raccomandato alla cura diUgo Capetoduca di Francia, senza lasciar figliuoli dopo di sè. Della stirpe regale di Carlo Magno ci restava tuttaviaCarloduca di Lorena, zio paterno d'esso Lodovico. Contuttociò esso Ugo Capeto, prevalendosi del mal animo che aveano i primati della Francia contro d'esso Carlo, perchè legato d'interessi col re germanico, si fece proclamar re di Francia, e coronare sul principio di luglio. Da lui per diritta linea maschile discende il cristianissimo regnante re di FranciaLuigi XV. Seguitò poi la guerra fra lui e il suddetto Carlo con varia fortuna: del che potrà informarsi chi vuole dalla storia di Francia. In quest'anno portarono di nuovo i Sassoni la guerra nel paese degli Slavi:unde illi compulsi, regis(cioè di Ottone III)ditioni se subdunt, et castella juxta Albiam restaurantur, sono parole dell'Annalista d'Ildeseim[Annales Hildesheim.]e sassone. Perchè non si sa in qual anno precisamente succedesse la persecuzione fatta in Roma a papaGiovanni XV, chiamato da vari autoriXVI, sarà a me lecito il farne qui menzione. Il Sigonio[Sigonius, de Regno Ital.]ne parla all'anno 993; il cardinal Baronio[Baron., in Annal. Eccles.]all'anno 985. Martino Polacco[Martinus Polonus, in Chron.], Tolomeo da Lucca[Ptolomaeus Lucens., de Roman. Pontif.]ed altri narrano che questo papa fu persona molto dotta, e compose alcuni libri. Ma perchè non cessavano in Roma lefazioni, Crescenzio patrizio di quella città, che col titolo di console avea in suo potere castello sant'Angelo, si diede a perseguitarlo, in maniera che fu costretto il buon papa a fuggirsene di Roma, e a ricoverarsi in Toscana, della qual provincia era allora duca e marcheseUgo, figliuolo di Uberto, e nipote d'Ugo già re d'Italia. Di là cominciò Giovanni a sollecitare il giovinetto re Ottone III di calare in Italia, altro mezzo non conoscendo per rimediare alla sfrenata licenza de' Romani, che quella di creare un imperadore. Ciò inteso da Crescenzio, e non essendo smarrita la memoria della giustizia fatta da Ottone il Grande, e fors'anche dal secondo, mandò a pregare il papa che se ne tornasse alla sua sedia. In fatti Giovanni XV si portò a Roma, dove esso Crescenzio col senato fu a dimandargli perdono. Da lì innanzi ebbe quiete il papa dal popolo romano. Per le suddette molestie inferite a questo pontefice si può credere scritto da Romoaldo salernitano[Romuald. Salernitanus, Chron., tom. 7 Rer. Ital.]che ai tempi d'esso Giovanni XVRomani capitanei patriciatus sibi tyrannidem vendicavere; cioè usurparono al papa il dominio temporale di Roma. Il cardinal Baronio se la prende spesso contro i principi d'allora, senza mai riconoscere da chi venivano gli sconvolgimenti di Roma e della cattedra pontificia, cioè dai Romani stessi. Aggiugne esso Romoaldo che in quest'anno i Saraceni saccheggiarono la Calabria. Forse racconta egli qui ciò che Lupo protospata scrisse all'anno precedente.