DCCCCVIII

DCCCCVIIIAnno diCristoDCCCCVIII. IndizioneXI.SergioIII papa 5.LodovicoIII imperadore 8.Berengariore d'Italia 21.Cosa vergognosa era che i Saraceni si fossero annidati presso al Garigliano in sito tutto circondato dagli stati di principi cristiani, e pur continuassero a quivi abitar con tanta pace, e senza che alcun li turbasse, anzi con turbar eglino e desolare tutto il vicinato. Abbiamo nulladimeno da Leone Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 50.]cheAtenolfo principedi Benevento e di Capoa, uomo di gran senno, presso a poco circa questi tempi volle tentare, se si fosse potuto snidar di colà quella razza d'iniqui masnadieri. Fatta pertanto lega conGregorio ducadi Napoli, e con gli Amalfitani, popoli allora indipendenti da Napoli, e che si eleggevano anch'essi il loro duca, e contribuendo tutti la lor quota di gente, unì un buon esercito e marciò contra di essi Mori. Formato un ponte di navi vicino al traghetto sopra il fiume Garigliano, e venuto di qua, cominciò la guerra. Ma una notte, mentre i suoi facevano poco buona guardia, uscirono dai lor trinceramenti i Saraceni, e assistiti dai perfidi cittadini di Gaeta diedero addosso al corpo avanzato dei collegati con ucciderne molti, e inseguir gli altri fino al ponte. Quivi fecerotesta i Cristiani con tal vigore, che obbligarono il nemico a retrocedere in fretta verso i suoi alloggiamenti. Di più non ne dice Leone Ostiense: segno che dovette sfumare in nulla questo sforzo di Atenolfo. Ma ancor di qui si conosce che i tanti guai recati dagli Africani per tanti anni a quelle contrade d'Italia in buona parte son da attribuire alla poca armonia, anzi discordia di que' popoli e principi cristiani, e, quel che è peggio, alla malvagità d'alcuni; perchè mai non mancò fra essi chi proteggesse ed anche aiutasse quegli assassini, per profittar del guadagno ch'essi facevano colla rovina degl'infelici ed innocenti popoli. Non si sa se in questo anno gli Ungheri facessero scorreria alcuna in Italia. Egli è ben certo, secondo il Continuatore di Reginone, con cui va d'accordo Ermanno Contratto[Hermann. Contractus, in Chron. edition. Canisii.], che costoro devastarono la Sassonia e la Turingia, perchè non passava anno che questa maledetta schiatta non portasse la desolazione a qualche provincia cristiana. In quest'anno ancora, oppure nel seguente, per quanto si ricava dalla Cronica arabica cantabrigense[Chron. Arab., P. II, tom. 1, Rer. Ital.], fu mandato in Sicilia dal re de' Mori d'Africa un nuovo emir, ossia generale di armata, il quale raunato un esercito di Siciliani e di Mori, s'impadronì della città di Taormina nel dì primo d'agosto, giorno di domenica. Ma il dì primo d'agosto nè in quest'anno, nè nel seguente cadde in domenica. Nella Cronica del monistero di Volturno si legge[Chron. Vulturnens., P. II, tom. 1, Rer. Ital., pag. 415.]:Civitas Rhegium a filio regis Afar capta est. Urbs Taurimenis capta est a Saracenis. Rex vero Africes super Cosentiam residens noctu quodam Dei judicio mortuus est. Non son così corte tali notizie, che non possano darci qualche lume per la storia della Sicilia e della Calabria.

Cosa vergognosa era che i Saraceni si fossero annidati presso al Garigliano in sito tutto circondato dagli stati di principi cristiani, e pur continuassero a quivi abitar con tanta pace, e senza che alcun li turbasse, anzi con turbar eglino e desolare tutto il vicinato. Abbiamo nulladimeno da Leone Ostiense[Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 50.]cheAtenolfo principedi Benevento e di Capoa, uomo di gran senno, presso a poco circa questi tempi volle tentare, se si fosse potuto snidar di colà quella razza d'iniqui masnadieri. Fatta pertanto lega conGregorio ducadi Napoli, e con gli Amalfitani, popoli allora indipendenti da Napoli, e che si eleggevano anch'essi il loro duca, e contribuendo tutti la lor quota di gente, unì un buon esercito e marciò contra di essi Mori. Formato un ponte di navi vicino al traghetto sopra il fiume Garigliano, e venuto di qua, cominciò la guerra. Ma una notte, mentre i suoi facevano poco buona guardia, uscirono dai lor trinceramenti i Saraceni, e assistiti dai perfidi cittadini di Gaeta diedero addosso al corpo avanzato dei collegati con ucciderne molti, e inseguir gli altri fino al ponte. Quivi fecerotesta i Cristiani con tal vigore, che obbligarono il nemico a retrocedere in fretta verso i suoi alloggiamenti. Di più non ne dice Leone Ostiense: segno che dovette sfumare in nulla questo sforzo di Atenolfo. Ma ancor di qui si conosce che i tanti guai recati dagli Africani per tanti anni a quelle contrade d'Italia in buona parte son da attribuire alla poca armonia, anzi discordia di que' popoli e principi cristiani, e, quel che è peggio, alla malvagità d'alcuni; perchè mai non mancò fra essi chi proteggesse ed anche aiutasse quegli assassini, per profittar del guadagno ch'essi facevano colla rovina degl'infelici ed innocenti popoli. Non si sa se in questo anno gli Ungheri facessero scorreria alcuna in Italia. Egli è ben certo, secondo il Continuatore di Reginone, con cui va d'accordo Ermanno Contratto[Hermann. Contractus, in Chron. edition. Canisii.], che costoro devastarono la Sassonia e la Turingia, perchè non passava anno che questa maledetta schiatta non portasse la desolazione a qualche provincia cristiana. In quest'anno ancora, oppure nel seguente, per quanto si ricava dalla Cronica arabica cantabrigense[Chron. Arab., P. II, tom. 1, Rer. Ital.], fu mandato in Sicilia dal re de' Mori d'Africa un nuovo emir, ossia generale di armata, il quale raunato un esercito di Siciliani e di Mori, s'impadronì della città di Taormina nel dì primo d'agosto, giorno di domenica. Ma il dì primo d'agosto nè in quest'anno, nè nel seguente cadde in domenica. Nella Cronica del monistero di Volturno si legge[Chron. Vulturnens., P. II, tom. 1, Rer. Ital., pag. 415.]:Civitas Rhegium a filio regis Afar capta est. Urbs Taurimenis capta est a Saracenis. Rex vero Africes super Cosentiam residens noctu quodam Dei judicio mortuus est. Non son così corte tali notizie, che non possano darci qualche lume per la storia della Sicilia e della Calabria.


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