DCCCCXCIII

DCCCCXCIIIAnno diCristoDCCCCXCIII. IndizVI.GiovanniXV papa 9.OttoneIII re di Germania e d'Italia 11.Nell'archivio dell'insigne monistero di Subiaco sì legge uno strumento scrittoanno, Deo propitio, pontificatus domni Johanni summi pontificis et universali XV papae in sacratissima sede beati Petri apostoli septimo, Indictione V, mensis februariidie tertia, cioè nell'anno precedente. Ma questo mese non s'accorda con quanto s'è accennato all'anno 985 intorno al tempo della elezione di questo papa. Più si confà un altro scrittoanno octavo, Indictione VI, mensis julii die octava, cioè nell'anno presente. Appena furono passati quattro mesi dopo la morte diAloaraprincipessa di Capua[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 10.], che in essa città di Capua nel dì 20 d'aprile di quest'anno scoppiò una congiura di malvagi contra diLandenolfo principesuo figliuolo, per cui egli restò miseramente privato di vita presso la chiesa di san Marcello. Era parente di LandenolfoTrasmondo conteteatino, ossia di Chieti, e marchese, cioè, a mio credere, quel medesimo che di sopra dicemmo duca di Spoleti, o almeno marchese di Camerino. Si accinse questi a vendicar la morte dell'ucciso principe, e dopo due mesi con un competente esercito, accompagnato daRinaldoedOderisio contidi Marsi, pertossi all'assedio di Capua. Vi stette sotto quindici dì, nel qual tempo diede il guasto al territorio, cioè gastigò in vece de' rei gl'innocenti; e senza far altro se ne ritornò a casa. Per attestato della Cronica del Volturno[Chron. Vulturnens., P. II, tom. 1 Rer. Ital.], entrò la peste in Capua con tal furia, che appena restò in vita la terza parte del popolo. Giunta intanto la nuova dell'assassinamento suddetto alla corte diOttone IIIin Germania, venne un ordine adUgo marchesedi Toscana di farne rigorosa vendetta. Adunque Ugo, ammassate le forze sue, ed unitele con quelle di Trasmondo e dei conti suddetti, tornò ad assediare più strettamente Capua, tanto che obbligò quei cittadini a dargli in mano i malfattori, cioè gli uccisori del suddetto Landenolfo[Petrus Damian., Opuscul. 57, cap. 3.]. Sei d'essi ne fece impiccar per la gola; gli altri con varie pene ricevettero il pagamento de' loro misfatti. Restò principe di CapuaLaidolfofratello minore del medesimo Landenolfo.Attese circa questi tempiPietro Orseolo IIdoge egregio di Venezia a ristorare la città di Grado, le cui fabbriche venivano meno per l'antichità[Dandul., in Chron. tom. 12 Rer. Ital.]. La cinse di mura dai fondamenti; vi fabbricò il palazzo ducale presso alla torre occidentale, e fece riporre in segreti luoghi sotterra i corpi de' santi di quella cattedrale. E perciocchèGiovanni vescovodi Belluno seguitava ad occupar certi beni e diritti de' Veneziani, e non voleva arrendersi nè alle ambasciate nè alle lettere dello stesso re Ottone, proibì il savio doge ogni commercio del suo popolo colla marca di Trivigi. Bastò questo ripiego per metter in dovere i Bellunesi, i quali non potendo più ricevere sale, nè altre mercatanzie, domandarono pace ai Veneziani, e l'ottennero, allorchè il re Ottone venne in Italia. Credesi che a quest'anno appartenga la dotazione della badia di santa Maria dei Benedettini, fondata in Firenze[Puccinelli, Vita di Ugo. Ughelli, Ital. Sacr., tom. 3.]daWillacontessa, ivi chiamatafilia domni Bonifacii, qui fuit marchio, cioè di Spoleti. Era essa stata moglie diUbertoduca e marchese di Toscana, ed era madre del vivente allora marchese di ToscanaUgo. Le duchesse e marchesane per lo più usavano il solo nome dicontesse. Lo strumento fu scritto con queste note:Otho gratia Dei imperator Augustus, filius domni Othonis, anno imperii ejus XI, pridie kalendas junii, Indictione VI, cioè nell'anno presente, secondochè pensò l'Ughelli, e dopo di lui il padre Mabillone[Mabill., Annal. Benedict. ad ann. 989.]. Ma doveasi por mente che Ottone III non era per anche giunto alla corona imperiale, nè in questi secoli alcun re tedesco portò mai il titolo d'imperadore, se non dopo d'essere stato coronato dal sommo pontefice. Però quello strumento è più antico, e s'ha da riferire all'anno 978, nel cui giugno correval'anno XIdell'imperio diOttone IIe laIndizione VI. Abbiamo da Leone ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 12.]che i monaci di monte Casino fabbricarono varii monisterii in Toscanaex Hugonis marchionis largitione et concessione, fra' quali il suddetto di santa Maria in Firenze. Terminò i suoi giorni in quest'anno[Hermannus Contract., in Chron., edition. Canis.]Corrado redi Borgogna, fratello della piissima imperadriceAdelaide, ed ebbe per suo successoreRodolfosuo figliuolo, appellato dagli storici ilDappoco. Tenne parimenti in questi tempi un placito in VeronaArrigo duca, padre di santoArrigoimperadore, che governava allora non solamente il ducato di Baviera, ma quello ancora della Carintia colla marca di Verona.L'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Episcop. Veronens.]rapporta i suoi titoli scorrettamente, e si dee leggere così:Domnus Henricus dux Bavariorum, seu Karentanensium, atque istius marchiae Veronensium. Fu scritto quel giudicatoanno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi nongentesimo tertio....... de mense novembri, Indictione septima. PretendevaOcberto(piuttostoOtberto)vescovodi Verona che gli fossero stati usurpati de' benia Theodaldo olim marchione, cioè dall'avolo dellacontessa Matilde, che si vede allora molto ben vivo; nè so perchè v'entri quell'olim, se pur non dee dirsi una delle disattenzioni dell'Ughelli. Perchè Tedaldo marchese citato non comparve, fu decretato il possesso di que' beni al vescovo. Ecco chi era governatore della marca di Verona in questi tempi.FINE DEL VOLUME III.

Nell'archivio dell'insigne monistero di Subiaco sì legge uno strumento scrittoanno, Deo propitio, pontificatus domni Johanni summi pontificis et universali XV papae in sacratissima sede beati Petri apostoli septimo, Indictione V, mensis februariidie tertia, cioè nell'anno precedente. Ma questo mese non s'accorda con quanto s'è accennato all'anno 985 intorno al tempo della elezione di questo papa. Più si confà un altro scrittoanno octavo, Indictione VI, mensis julii die octava, cioè nell'anno presente. Appena furono passati quattro mesi dopo la morte diAloaraprincipessa di Capua[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 10.], che in essa città di Capua nel dì 20 d'aprile di quest'anno scoppiò una congiura di malvagi contra diLandenolfo principesuo figliuolo, per cui egli restò miseramente privato di vita presso la chiesa di san Marcello. Era parente di LandenolfoTrasmondo conteteatino, ossia di Chieti, e marchese, cioè, a mio credere, quel medesimo che di sopra dicemmo duca di Spoleti, o almeno marchese di Camerino. Si accinse questi a vendicar la morte dell'ucciso principe, e dopo due mesi con un competente esercito, accompagnato daRinaldoedOderisio contidi Marsi, pertossi all'assedio di Capua. Vi stette sotto quindici dì, nel qual tempo diede il guasto al territorio, cioè gastigò in vece de' rei gl'innocenti; e senza far altro se ne ritornò a casa. Per attestato della Cronica del Volturno[Chron. Vulturnens., P. II, tom. 1 Rer. Ital.], entrò la peste in Capua con tal furia, che appena restò in vita la terza parte del popolo. Giunta intanto la nuova dell'assassinamento suddetto alla corte diOttone IIIin Germania, venne un ordine adUgo marchesedi Toscana di farne rigorosa vendetta. Adunque Ugo, ammassate le forze sue, ed unitele con quelle di Trasmondo e dei conti suddetti, tornò ad assediare più strettamente Capua, tanto che obbligò quei cittadini a dargli in mano i malfattori, cioè gli uccisori del suddetto Landenolfo[Petrus Damian., Opuscul. 57, cap. 3.]. Sei d'essi ne fece impiccar per la gola; gli altri con varie pene ricevettero il pagamento de' loro misfatti. Restò principe di CapuaLaidolfofratello minore del medesimo Landenolfo.

Attese circa questi tempiPietro Orseolo IIdoge egregio di Venezia a ristorare la città di Grado, le cui fabbriche venivano meno per l'antichità[Dandul., in Chron. tom. 12 Rer. Ital.]. La cinse di mura dai fondamenti; vi fabbricò il palazzo ducale presso alla torre occidentale, e fece riporre in segreti luoghi sotterra i corpi de' santi di quella cattedrale. E perciocchèGiovanni vescovodi Belluno seguitava ad occupar certi beni e diritti de' Veneziani, e non voleva arrendersi nè alle ambasciate nè alle lettere dello stesso re Ottone, proibì il savio doge ogni commercio del suo popolo colla marca di Trivigi. Bastò questo ripiego per metter in dovere i Bellunesi, i quali non potendo più ricevere sale, nè altre mercatanzie, domandarono pace ai Veneziani, e l'ottennero, allorchè il re Ottone venne in Italia. Credesi che a quest'anno appartenga la dotazione della badia di santa Maria dei Benedettini, fondata in Firenze[Puccinelli, Vita di Ugo. Ughelli, Ital. Sacr., tom. 3.]daWillacontessa, ivi chiamatafilia domni Bonifacii, qui fuit marchio, cioè di Spoleti. Era essa stata moglie diUbertoduca e marchese di Toscana, ed era madre del vivente allora marchese di ToscanaUgo. Le duchesse e marchesane per lo più usavano il solo nome dicontesse. Lo strumento fu scritto con queste note:Otho gratia Dei imperator Augustus, filius domni Othonis, anno imperii ejus XI, pridie kalendas junii, Indictione VI, cioè nell'anno presente, secondochè pensò l'Ughelli, e dopo di lui il padre Mabillone[Mabill., Annal. Benedict. ad ann. 989.]. Ma doveasi por mente che Ottone III non era per anche giunto alla corona imperiale, nè in questi secoli alcun re tedesco portò mai il titolo d'imperadore, se non dopo d'essere stato coronato dal sommo pontefice. Però quello strumento è più antico, e s'ha da riferire all'anno 978, nel cui giugno correval'anno XIdell'imperio diOttone IIe laIndizione VI. Abbiamo da Leone ostiense[Leo Ostiensis, Chron., lib. 2, cap. 12.]che i monaci di monte Casino fabbricarono varii monisterii in Toscanaex Hugonis marchionis largitione et concessione, fra' quali il suddetto di santa Maria in Firenze. Terminò i suoi giorni in quest'anno[Hermannus Contract., in Chron., edition. Canis.]Corrado redi Borgogna, fratello della piissima imperadriceAdelaide, ed ebbe per suo successoreRodolfosuo figliuolo, appellato dagli storici ilDappoco. Tenne parimenti in questi tempi un placito in VeronaArrigo duca, padre di santoArrigoimperadore, che governava allora non solamente il ducato di Baviera, ma quello ancora della Carintia colla marca di Verona.L'Ughelli[Ughell., Ital. Sacr., tom. 5 in Episcop. Veronens.]rapporta i suoi titoli scorrettamente, e si dee leggere così:Domnus Henricus dux Bavariorum, seu Karentanensium, atque istius marchiae Veronensium. Fu scritto quel giudicatoanno ab Incarnatione Domini nostri Jesu Christi nongentesimo tertio....... de mense novembri, Indictione septima. PretendevaOcberto(piuttostoOtberto)vescovodi Verona che gli fossero stati usurpati de' benia Theodaldo olim marchione, cioè dall'avolo dellacontessa Matilde, che si vede allora molto ben vivo; nè so perchè v'entri quell'olim, se pur non dee dirsi una delle disattenzioni dell'Ughelli. Perchè Tedaldo marchese citato non comparve, fu decretato il possesso di que' beni al vescovo. Ecco chi era governatore della marca di Verona in questi tempi.

FINE DEL VOLUME III.


Back to IndexNext