DCCCCXIX

DCCCCXIXAnno diCristoDCCCCXIX. IndizioneVII.GiovanniX papa 6.Berengarioimperadore 5.È involta in un gran buio per questi tempi la storia d'Italia, non restando nè storie nè atti per gli quali si venga in cognizione di quel che operarono i papi, l'imperadore e gli altri principi d'Italia. Ci ha nulladimeno conservata Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 15.]una notizia che mi sia lecito di riferire all'anno presente. Cioè che nacquero dissensioni fra l'imperadorBerengarioeGuido ducadi Toscana; che questi insieme colla duchessaBertasua madre fu preso e messo in prigione in Mantova. Ma che non potendo Berengario cavar dalle mani dei governatori fedeli ad essa Berta le città e castella dellasuddetta Toscana, rimise in libertà Guido e la madre.Bertha autem(sono le sue parole)Adalberti uxor cum Widone filio post mariti obitum, minoris non facta est, quam vir suus, potentiae. Quae tum calliditate et muneribus, tum hymenaei exercitio dulcis, nonnullos sibi fideles effecerat.Ma se Liutprando vuol tutte le principesse d'allora donne prostitute, senza che i mariti se ne alterassero punto, ci è ben permesso di ripetere ch'egli era una mala lingua, nè merita fede la satira sua. In età almeno di sessanta anni si trovava Berta in questi tempi; e questo autore è dietro a farci vedere ch'ella adescasse amanti e fedeli colle sue dissolutezze. Seguita poi a dire:Unde contigit, ut dum paulo post a Berengario simul cum filio caperetur, et Mantuae in custodia teneretur, suas civitates et castella omnia Berengario minime reddiderit, sed firmiter tenuerit, eamque postmodum de custodia simul cum filio liberavit.Null'altro sappiamo che questo poco di quell'avvenimento, con ignorarne i motivi e la maniera, con cui la duchessa Berta e Guido suo figliuolo restarono presi dall'Augusto Berengario. Circa questi medesimi tempiLandolfoedAtenolfo IIprincipi di Benevento e di Capoa ebbero guerra coi Saraceni, e l'ebbero ancora coi Greci padroni di Bari e di altre città. L'autore della Cronica di Volturno[Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.]cel fa sapere con queste parole:Ilis temporibus supradicti principes multa cum Saracenis et Graecis certamina habuerunt; sed Dei misericordia victoriam acceperunt.In Sicilia, per attestato della Cronica arabica[Chron. Arab., P. II, tom. 1 Rer. Ital.]sul fine di quest'anno, o pur nel seguente, si fece tregua fra Salem governator moro e il popolo di Taormina: dal che scorgiamo che duravano le turbolenze in quell'isola, e vedremo che per molto tempo ancora tennero in esercizio le forze del sultano dei Mori, il quale intanto raunòun possente esercito per mare e per terra, senza che si conosca, se per ispedirlo in Sicilia, o pur verso altra parte. Sotto quest'anno scrive Frodoardo:[Frodoardus, in Chron., tom. 2 Rer. Franc. Du-Chesne.]Hungari Italiam, partemque Franciae, regnum scilicet Lotharii, depraedantur.Da alcuna altra storia non abbiamo notizia di questa incursione degli Ungheri in Italia. Pure si può credere. Stavano i popoli della Lombardia circa questi tempi in continua apprensione della venuta di questi cani. Ho io renduta pubblica la preghiera[Antiq. Ital., Dissert. I.]che allora quel di Modena faceva a san Geminiano suo protettore, acciocchè egli intercedesse da Dio,Ut hoc flagellum, quod meremur miseri,Coelorum Regis evadamus gratia.Nam doctus eras Attilae temporibusPortas pandendo liberare subditos.Nunc te rogamus, licet servi pessimi,Ab Ungarorum nos defendas jaculis.Leggonsi ancora altri versi per incitare il popolo a far buona guardia in que' calamitosi tempi.

È involta in un gran buio per questi tempi la storia d'Italia, non restando nè storie nè atti per gli quali si venga in cognizione di quel che operarono i papi, l'imperadore e gli altri principi d'Italia. Ci ha nulladimeno conservata Liutprando[Liutprandus, Hist., lib. 2, cap. 15.]una notizia che mi sia lecito di riferire all'anno presente. Cioè che nacquero dissensioni fra l'imperadorBerengarioeGuido ducadi Toscana; che questi insieme colla duchessaBertasua madre fu preso e messo in prigione in Mantova. Ma che non potendo Berengario cavar dalle mani dei governatori fedeli ad essa Berta le città e castella dellasuddetta Toscana, rimise in libertà Guido e la madre.Bertha autem(sono le sue parole)Adalberti uxor cum Widone filio post mariti obitum, minoris non facta est, quam vir suus, potentiae. Quae tum calliditate et muneribus, tum hymenaei exercitio dulcis, nonnullos sibi fideles effecerat.Ma se Liutprando vuol tutte le principesse d'allora donne prostitute, senza che i mariti se ne alterassero punto, ci è ben permesso di ripetere ch'egli era una mala lingua, nè merita fede la satira sua. In età almeno di sessanta anni si trovava Berta in questi tempi; e questo autore è dietro a farci vedere ch'ella adescasse amanti e fedeli colle sue dissolutezze. Seguita poi a dire:Unde contigit, ut dum paulo post a Berengario simul cum filio caperetur, et Mantuae in custodia teneretur, suas civitates et castella omnia Berengario minime reddiderit, sed firmiter tenuerit, eamque postmodum de custodia simul cum filio liberavit.Null'altro sappiamo che questo poco di quell'avvenimento, con ignorarne i motivi e la maniera, con cui la duchessa Berta e Guido suo figliuolo restarono presi dall'Augusto Berengario. Circa questi medesimi tempiLandolfoedAtenolfo IIprincipi di Benevento e di Capoa ebbero guerra coi Saraceni, e l'ebbero ancora coi Greci padroni di Bari e di altre città. L'autore della Cronica di Volturno[Chron. Vulturnense, P. II, tom. 1 Rer. Ital.]cel fa sapere con queste parole:Ilis temporibus supradicti principes multa cum Saracenis et Graecis certamina habuerunt; sed Dei misericordia victoriam acceperunt.In Sicilia, per attestato della Cronica arabica[Chron. Arab., P. II, tom. 1 Rer. Ital.]sul fine di quest'anno, o pur nel seguente, si fece tregua fra Salem governator moro e il popolo di Taormina: dal che scorgiamo che duravano le turbolenze in quell'isola, e vedremo che per molto tempo ancora tennero in esercizio le forze del sultano dei Mori, il quale intanto raunòun possente esercito per mare e per terra, senza che si conosca, se per ispedirlo in Sicilia, o pur verso altra parte. Sotto quest'anno scrive Frodoardo:[Frodoardus, in Chron., tom. 2 Rer. Franc. Du-Chesne.]Hungari Italiam, partemque Franciae, regnum scilicet Lotharii, depraedantur.Da alcuna altra storia non abbiamo notizia di questa incursione degli Ungheri in Italia. Pure si può credere. Stavano i popoli della Lombardia circa questi tempi in continua apprensione della venuta di questi cani. Ho io renduta pubblica la preghiera[Antiq. Ital., Dissert. I.]che allora quel di Modena faceva a san Geminiano suo protettore, acciocchè egli intercedesse da Dio,

Ut hoc flagellum, quod meremur miseri,Coelorum Regis evadamus gratia.Nam doctus eras Attilae temporibusPortas pandendo liberare subditos.Nunc te rogamus, licet servi pessimi,Ab Ungarorum nos defendas jaculis.

Ut hoc flagellum, quod meremur miseri,

Coelorum Regis evadamus gratia.

Nam doctus eras Attilae temporibus

Portas pandendo liberare subditos.

Nunc te rogamus, licet servi pessimi,

Ab Ungarorum nos defendas jaculis.

Leggonsi ancora altri versi per incitare il popolo a far buona guardia in que' calamitosi tempi.


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