DCCCCXLIAnno diCristoDCCCCXLI. Indiz.XIV.StefanoVIII papa 3.Ugore d'Italia 16.Lottariore d'Italia 11.Attesta Liutprando[Liutprandus, lib. 5, cap. 1.]non aver mai il reUgodimessa la voglia, nè deposta la speranza di acquistare il dominio di Roma, ossia il titolo e la corona d'imperador de' Romani; e tuttochè avesse data in moglie adAlberico principedi RomaAldasua figliuola, pure non cessò mai di molestarlo e di fargli guerra.Quem, dice egli,quotannis graviter opprimebat gladio et igne, quae poterat universa consumens, adeo ut civitates, praeter Romam, in qua ipse consederat, omnes auferret. Sed et ipsam sine dubio tum depopulando, tum cives muneribus corrumpendo conquisivisset, nisi occulta et justa justi Dei sententia illi prohibuisset.Ci si porge motivo di credere che il re Ugo in quest'anno in persona coll'esercito suo infestasse il ducato romano, al vedere un suo diploma, spedito nella Campania in favore del monistero di san Vincenzo del Volturno, con queste note[Chron. Vulturnens., P. II, tom. 1 Rer. Ital.]:Dat. XIII kalendas augusti anno dominicae Incarnationis DCCCCXLI, regni vero domni Hugonis piissimi regis XV, Lotharii vero X, Indictione XIV. Actum in Campania juxta oppidum Romaniae.Secondo i miei conti, nel luglio del presente anno avrebbe dovuto correre l'anno XVI di Ugo, e l'XI di Lottario. Però forse appartiene esso diploma all'anno precedente e all'indizione XIII. Nel marzo di quest'anno si truovano i due re in Lucca, dove donarono ai canonici di quella città due corti con un diploma[Antiquit. Ital., Dissert. LXII.]datoVII kalendas aprilis anno dominicae Incarnationis DCCCCXLI, regni vero domni Hugonis regis XV, filii ejus Lotharii item regis X, Indict. XIV. Actum Lucae.Erano i due re in quella città, come siricava da un placito da me pubblicato[Antiquit. Ital., Dissert. X.], incamminati alla volta di Roma. E che veramente il re Ugo in quest'anno facesse guerra ad Alberico principe di Roma, e fosse in que' contorni, come si può credere, coll'armi, si raccoglie da un suo diploma[Ibidem, Dissert. XVII.], in cui dona all'insigne monistero dì Subiaco, posto nel ducato romano, la corte Sala. Fu esso scrittoVII kalendas julii anno dominicae Incarnationis DCCCCXLI, regni vero domni Hugonis piissimi regis XV, Lotharii vero item regis X, Indictione XIV. Actum juxta Romam in monasterio sanctae virginis Agnes.Ancor qui occorrono le medesime difficoltà che ho poco fa accennate intorno al diploma vulturnense; ma il documento ci assicura che Ugo verso il fine di giugno era sotto Roma. Abbiamo inoltre un'illustre pruova del di lui passaggio per Pisa in un placito, da me pubblicato, il cui principio è questo[Ibidem, in eadem Dissertat.]:Dum in Dei nomine civitate Pisa ad curte domnorum regum, ubi domnus Hugo et Lotharius gloriosissimis regibus praeessent, subtus vites, quod Topia(un pergolato)vocatur, infra eadem curte in judicio resideret Ubertus illuster marchio et comes palacii, singulorum omnium justitias facendas ac deliberandas, resedentibus Leo vulterrensis, Adelbertus lucensis sanctarum Dei ecclesiarum venerabilibus episcopis, ec. Fu scritto quel giudicatoanno regni idem domni Hugoni quintodecimo, Lotharii vero decimo, XIV die mensis marcii, Indictione quartadecima, cioè nell'anno presente. Viene accennato dal Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.]un altro placito tenuto in questi medesimi tempi daUbertomarchese di Toscana in Lucca, con questo principio:Dum in Dei nomine in civitate Luca ad curte domni Hugonis regis in solario ipsius curtis, ubi domnus Ugo et Lotharius filio ejus gloriosissimis regibus praeerant in capitela, ubi ec. longanea solarii, prope ecclesiamsancti Benedicti, et prope capella ipsius solarii, quae vocatur sancti Stephani, in judicio residerat Hubertus marchio, et comes palatii, ec. Dal che intendiamo che Uberto, figliuolo bastardo del re Ugo, era allora non solamente marchese della Toscana, ma eziandio conte del sacro palazzo. Circa questi tempi più che mai infierivano i Saraceni abitanti in Frassineto ai confini dell'Italia e della Provenza[Liutprandus, lib. 5, cap. 4.]. Aveano, come ho accennato di sopra, occupati nell'Alpi tutti i passi che guidano dalla Francia in Italia, con essere giunti sino al monistero agaunense di san Maurizio, situato nel paese oggidì appellato de' Vallesi. Studiava il re Ugo le maniere di snidar que' crudi masnadieri, e conoscendo di mancargli le forze per mare, giacchè in que' tempi gl'imperadori e re d'Italia poco attendevano ad aver armate navali, prese la risoluzione d'inviare ambasciatori aCostantinoeRomanoimperadori de' Greci, per pregarli di volere a lui somministrare una competente flotta di navi con fuoco greco, acciocchè, mentre egli per terra andasse ad assalir que' Barbari ne' loro siti alpestri, esse incendiassero i legni dei Mori, ed impedissero che non venisse loro soccorso dalla Spagna. Secondo la Cronica arabica[Chron. Arab., P. II, tom. 1 Rer. Ital.], riuscì finalmente ai Mori signoreggianti in Sicilia di prendere dopo tanto tempo la già ribellata città di Gergenti. Allora il governator moro per assicurarsi dei Siciliani fece smantellar assaissime fortezze di quella isola, e menò schiavi in Africa moltissimi di quegli abitanti.
Attesta Liutprando[Liutprandus, lib. 5, cap. 1.]non aver mai il reUgodimessa la voglia, nè deposta la speranza di acquistare il dominio di Roma, ossia il titolo e la corona d'imperador de' Romani; e tuttochè avesse data in moglie adAlberico principedi RomaAldasua figliuola, pure non cessò mai di molestarlo e di fargli guerra.Quem, dice egli,quotannis graviter opprimebat gladio et igne, quae poterat universa consumens, adeo ut civitates, praeter Romam, in qua ipse consederat, omnes auferret. Sed et ipsam sine dubio tum depopulando, tum cives muneribus corrumpendo conquisivisset, nisi occulta et justa justi Dei sententia illi prohibuisset.Ci si porge motivo di credere che il re Ugo in quest'anno in persona coll'esercito suo infestasse il ducato romano, al vedere un suo diploma, spedito nella Campania in favore del monistero di san Vincenzo del Volturno, con queste note[Chron. Vulturnens., P. II, tom. 1 Rer. Ital.]:Dat. XIII kalendas augusti anno dominicae Incarnationis DCCCCXLI, regni vero domni Hugonis piissimi regis XV, Lotharii vero X, Indictione XIV. Actum in Campania juxta oppidum Romaniae.Secondo i miei conti, nel luglio del presente anno avrebbe dovuto correre l'anno XVI di Ugo, e l'XI di Lottario. Però forse appartiene esso diploma all'anno precedente e all'indizione XIII. Nel marzo di quest'anno si truovano i due re in Lucca, dove donarono ai canonici di quella città due corti con un diploma[Antiquit. Ital., Dissert. LXII.]datoVII kalendas aprilis anno dominicae Incarnationis DCCCCXLI, regni vero domni Hugonis regis XV, filii ejus Lotharii item regis X, Indict. XIV. Actum Lucae.Erano i due re in quella città, come siricava da un placito da me pubblicato[Antiquit. Ital., Dissert. X.], incamminati alla volta di Roma. E che veramente il re Ugo in quest'anno facesse guerra ad Alberico principe di Roma, e fosse in que' contorni, come si può credere, coll'armi, si raccoglie da un suo diploma[Ibidem, Dissert. XVII.], in cui dona all'insigne monistero dì Subiaco, posto nel ducato romano, la corte Sala. Fu esso scrittoVII kalendas julii anno dominicae Incarnationis DCCCCXLI, regni vero domni Hugonis piissimi regis XV, Lotharii vero item regis X, Indictione XIV. Actum juxta Romam in monasterio sanctae virginis Agnes.Ancor qui occorrono le medesime difficoltà che ho poco fa accennate intorno al diploma vulturnense; ma il documento ci assicura che Ugo verso il fine di giugno era sotto Roma. Abbiamo inoltre un'illustre pruova del di lui passaggio per Pisa in un placito, da me pubblicato, il cui principio è questo[Ibidem, in eadem Dissertat.]:Dum in Dei nomine civitate Pisa ad curte domnorum regum, ubi domnus Hugo et Lotharius gloriosissimis regibus praeessent, subtus vites, quod Topia(un pergolato)vocatur, infra eadem curte in judicio resideret Ubertus illuster marchio et comes palacii, singulorum omnium justitias facendas ac deliberandas, resedentibus Leo vulterrensis, Adelbertus lucensis sanctarum Dei ecclesiarum venerabilibus episcopis, ec. Fu scritto quel giudicatoanno regni idem domni Hugoni quintodecimo, Lotharii vero decimo, XIV die mensis marcii, Indictione quartadecima, cioè nell'anno presente. Viene accennato dal Fiorentini[Fiorentini, Memor. di Matilde, lib. 3.]un altro placito tenuto in questi medesimi tempi daUbertomarchese di Toscana in Lucca, con questo principio:Dum in Dei nomine in civitate Luca ad curte domni Hugonis regis in solario ipsius curtis, ubi domnus Ugo et Lotharius filio ejus gloriosissimis regibus praeerant in capitela, ubi ec. longanea solarii, prope ecclesiamsancti Benedicti, et prope capella ipsius solarii, quae vocatur sancti Stephani, in judicio residerat Hubertus marchio, et comes palatii, ec. Dal che intendiamo che Uberto, figliuolo bastardo del re Ugo, era allora non solamente marchese della Toscana, ma eziandio conte del sacro palazzo. Circa questi tempi più che mai infierivano i Saraceni abitanti in Frassineto ai confini dell'Italia e della Provenza[Liutprandus, lib. 5, cap. 4.]. Aveano, come ho accennato di sopra, occupati nell'Alpi tutti i passi che guidano dalla Francia in Italia, con essere giunti sino al monistero agaunense di san Maurizio, situato nel paese oggidì appellato de' Vallesi. Studiava il re Ugo le maniere di snidar que' crudi masnadieri, e conoscendo di mancargli le forze per mare, giacchè in que' tempi gl'imperadori e re d'Italia poco attendevano ad aver armate navali, prese la risoluzione d'inviare ambasciatori aCostantinoeRomanoimperadori de' Greci, per pregarli di volere a lui somministrare una competente flotta di navi con fuoco greco, acciocchè, mentre egli per terra andasse ad assalir que' Barbari ne' loro siti alpestri, esse incendiassero i legni dei Mori, ed impedissero che non venisse loro soccorso dalla Spagna. Secondo la Cronica arabica[Chron. Arab., P. II, tom. 1 Rer. Ital.], riuscì finalmente ai Mori signoreggianti in Sicilia di prendere dopo tanto tempo la già ribellata città di Gergenti. Allora il governator moro per assicurarsi dei Siciliani fece smantellar assaissime fortezze di quella isola, e menò schiavi in Africa moltissimi di quegli abitanti.