DCCCCXLIIIAnno diCristoDCCCCXLIII. Indiz.I.MarinoII papa 2.Ugore d'Italia 18.Lottariore d'Italia 13.In questi tempi maneggiò ilre Ugoil matrimonio diBertasua figliuola, a lui nata da Bezola sua concubina, e giovane di bellezze rare, conRomanofigliuolo diCostantino Porfirogenitoimperadore dei Greci[Liutprandus, lib. 5, cap. 5.]. Allorchè questo imperadore mandò la flotta in aiuto del re Ugo, fece istanza per avere una delle di lui figliuole legittime. Di queste Ugo niuna ne avea, e però gli esibì la bastarda o spuria; nè la città di Costantinopoli la rifiutò. Ebbe esecuzione questo trattato nell'anno seguente. Ma intanto in Germania altro che nozze andava manipolandoBerengariomarchese d'Ivrea contra del medesimo re Ugo[Idem, ibidem, c. 8.]. Fece egli più istanze al reOttoneper ottenere un corpo di milizie da condur seco in Italia; ma le fece indarno, perchè non mancavano impegni e bisogni ad Ottone in casa propria; ed oltre a ciò peroravano in favore d'Ugo i regali che di tanto in tanto egli ne andava ricevendo. Trovavasi con Berengarioun gentiluomo per nome Amedeo, che Liutprando chiamaapprime nobilem, personaggio di singolar destrezza ed accortezza ornato. Questi il consigliò di rivolgere le sue speranze ai principi d'Italia, sapendo che tutti erano malcontenti del re Ugo, perchè d'ordinario non conferiva le cariche, i governi e i vescovati, se non ai figliuoli delle sue concubine e ai Borgognoni, e continuamente esiliava i nobili italiani; e pel suo aspro governo, peggio che il lupo dalle pecore, era odiato dai popoli. Si esibì egli di venir a scoprire gli animi dei principi d'Italia; e in fatti travestito da pezzente, col bordone e la tasca, sen venne in compagnia di que' poveri pellegrini che andavano per divozione a Roma. Segretamente s'abboccò con assaissimi vescovi, conti e nobili potenti dell'Italia, e spiò i lor sentimenti intorno al re Ugo, aprendosi ancora con quelli che conobbe più portati alla di lui rovina. Ma non potè sì celatamente condurre l'impresa, che non ne avesse sentore il re Ugo, siccome quegli che manteneva spie dappertutto. Volarono gli ordini di cercarne conto, ma Amedeo andava mutando abiti: si tinse con pece la bella e lunga barba, che, secondo gli usi d'allora, anch'egli portava; facea cambiar colore ai capelli; ora era zoppo, ora cieco, ora assiderato; e in una di queste figure si presentò anche al re in compagnia degli altri poveri, e ne ebbe per limosina una veste. Dappoichè ebbe terminate le sue faccende, informato delle perquisizioni che d'ordine del re si faceano alle chiuse sopra tutti i passeggieri, per istrade disastrose e fuor di mano felicemente se ne tornò in Germania, dove fece a Berengario il rapporto delle sue commissioni eseguite. Ancorchè Lupo protospata riferisca all'anno 942 la morte diLandolfo Iprincipe di Benevento e di Capua, pure Camillo Pellegrini[Peregrinus, Hist. Princip. Langobard.], diligentissimo scrittore delle memorie de' principi longobardi, osservò trovarsi ancora nei primi mesi diquest'anno menzione di lui negli strumenti antichi. Credesi dunque ch'egli terminasse la vita nell'anno presente nel dì 10 d'aprile. Aveva egli dichiarato nell'anno 940 suo collega nel principatoLandolfo IIsuo figliuolo, il quale, dopo la morte del padre, tardò poco a proclamar principe e collegaPandolfoossiaPandolfo Isuo figliuolo, che fu poi soprannominatoCapo di ferro. Abbiamo nella storia sacra di Piacenza[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.]un diploma (non so ben dire se documento sicuro o no) di donazione fatta in quest'anno da Ugo e Lottario alla chiesa di sant'Antonino d'essa città di Piacenza colle seguenti note:Data V idus martii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXLIII, regni vero domni Hugonis piissimi regis XVII, Lotharii XIII, Indictione I. Actum Placentiae.Ma dee essereLotharii XII, come si scorgerà da un altro documento spettante alla medesima chiesa, e dato nel giornoVII idus martiidel 945. Nè è da credere che il re Ugo, come si legge in questo diploma, desse il titolo d'imperadore aLottarioavolo suo materno, seppellito in essa chiesa di sant'Antonino con dire:Pro Dei amore et animae avii nostri Lotharii imperatoris, cujus corpus infra basilicam sancti Antonini martyris humatum quiescit. Sapeva Ugo che l'avolo suo Lottario era stato solamente re della Lorena e non mai imperadore. Vedesi presso il suddetto Campi una donazione fatta daBosonevescovo di Piacenza e figliuolo bastardo del re Ugo alla chiesa di san Fiorenzo in Fiorenzuola con queste note:Hugo et Lothario filio ejus, gratia Dei reges, anno regni eorum Hugonis, Deo propitio, septimodecimo, Lotharii vero tertiodecimo, VII die mensis junii, Indictione prima, cioè nell'anno presente.
In questi tempi maneggiò ilre Ugoil matrimonio diBertasua figliuola, a lui nata da Bezola sua concubina, e giovane di bellezze rare, conRomanofigliuolo diCostantino Porfirogenitoimperadore dei Greci[Liutprandus, lib. 5, cap. 5.]. Allorchè questo imperadore mandò la flotta in aiuto del re Ugo, fece istanza per avere una delle di lui figliuole legittime. Di queste Ugo niuna ne avea, e però gli esibì la bastarda o spuria; nè la città di Costantinopoli la rifiutò. Ebbe esecuzione questo trattato nell'anno seguente. Ma intanto in Germania altro che nozze andava manipolandoBerengariomarchese d'Ivrea contra del medesimo re Ugo[Idem, ibidem, c. 8.]. Fece egli più istanze al reOttoneper ottenere un corpo di milizie da condur seco in Italia; ma le fece indarno, perchè non mancavano impegni e bisogni ad Ottone in casa propria; ed oltre a ciò peroravano in favore d'Ugo i regali che di tanto in tanto egli ne andava ricevendo. Trovavasi con Berengarioun gentiluomo per nome Amedeo, che Liutprando chiamaapprime nobilem, personaggio di singolar destrezza ed accortezza ornato. Questi il consigliò di rivolgere le sue speranze ai principi d'Italia, sapendo che tutti erano malcontenti del re Ugo, perchè d'ordinario non conferiva le cariche, i governi e i vescovati, se non ai figliuoli delle sue concubine e ai Borgognoni, e continuamente esiliava i nobili italiani; e pel suo aspro governo, peggio che il lupo dalle pecore, era odiato dai popoli. Si esibì egli di venir a scoprire gli animi dei principi d'Italia; e in fatti travestito da pezzente, col bordone e la tasca, sen venne in compagnia di que' poveri pellegrini che andavano per divozione a Roma. Segretamente s'abboccò con assaissimi vescovi, conti e nobili potenti dell'Italia, e spiò i lor sentimenti intorno al re Ugo, aprendosi ancora con quelli che conobbe più portati alla di lui rovina. Ma non potè sì celatamente condurre l'impresa, che non ne avesse sentore il re Ugo, siccome quegli che manteneva spie dappertutto. Volarono gli ordini di cercarne conto, ma Amedeo andava mutando abiti: si tinse con pece la bella e lunga barba, che, secondo gli usi d'allora, anch'egli portava; facea cambiar colore ai capelli; ora era zoppo, ora cieco, ora assiderato; e in una di queste figure si presentò anche al re in compagnia degli altri poveri, e ne ebbe per limosina una veste. Dappoichè ebbe terminate le sue faccende, informato delle perquisizioni che d'ordine del re si faceano alle chiuse sopra tutti i passeggieri, per istrade disastrose e fuor di mano felicemente se ne tornò in Germania, dove fece a Berengario il rapporto delle sue commissioni eseguite. Ancorchè Lupo protospata riferisca all'anno 942 la morte diLandolfo Iprincipe di Benevento e di Capua, pure Camillo Pellegrini[Peregrinus, Hist. Princip. Langobard.], diligentissimo scrittore delle memorie de' principi longobardi, osservò trovarsi ancora nei primi mesi diquest'anno menzione di lui negli strumenti antichi. Credesi dunque ch'egli terminasse la vita nell'anno presente nel dì 10 d'aprile. Aveva egli dichiarato nell'anno 940 suo collega nel principatoLandolfo IIsuo figliuolo, il quale, dopo la morte del padre, tardò poco a proclamar principe e collegaPandolfoossiaPandolfo Isuo figliuolo, che fu poi soprannominatoCapo di ferro. Abbiamo nella storia sacra di Piacenza[Campi, Istor. di Piacenza, tom. 1.]un diploma (non so ben dire se documento sicuro o no) di donazione fatta in quest'anno da Ugo e Lottario alla chiesa di sant'Antonino d'essa città di Piacenza colle seguenti note:Data V idus martii, anno dominicae Incarnationis DCCCCXLIII, regni vero domni Hugonis piissimi regis XVII, Lotharii XIII, Indictione I. Actum Placentiae.Ma dee essereLotharii XII, come si scorgerà da un altro documento spettante alla medesima chiesa, e dato nel giornoVII idus martiidel 945. Nè è da credere che il re Ugo, come si legge in questo diploma, desse il titolo d'imperadore aLottarioavolo suo materno, seppellito in essa chiesa di sant'Antonino con dire:Pro Dei amore et animae avii nostri Lotharii imperatoris, cujus corpus infra basilicam sancti Antonini martyris humatum quiescit. Sapeva Ugo che l'avolo suo Lottario era stato solamente re della Lorena e non mai imperadore. Vedesi presso il suddetto Campi una donazione fatta daBosonevescovo di Piacenza e figliuolo bastardo del re Ugo alla chiesa di san Fiorenzo in Fiorenzuola con queste note:Hugo et Lothario filio ejus, gratia Dei reges, anno regni eorum Hugonis, Deo propitio, septimodecimo, Lotharii vero tertiodecimo, VII die mensis junii, Indictione prima, cioè nell'anno presente.