DCCCLIX

DCCCLIXAnno diCristoDCCCLIX. IndizioneVII.Niccolòpapa 2.Lodovico IIimper. 11, 10 e 5.Erasi ritirato alle sue contrade di Germania ilre Lodovico, dopo la sua da tutti biasimata spedizione contra del fratello reCarlo Calvo[Annal. Francor. Fuldenses.]; ma durava tuttavia il bollore della contesa e disunion fra loro. Di lui si parlava dappertutto con grande discredito. Però in quest'anno giudicò egli spediente d'inviare in ItaliaTeotone abbatedi Fulda, affinchè presentasse all'imperador Lodovicosuo nipote e al sommo pontefice Niccolò un manifesto, in cui si studiava di giustificar la guerra da lui portata in Francia, adducendo quelle ragioni che non mancanomai a chi cerca d'ingoiare l'altrui, e spera anche d'abbagliar con parole il giudizio di chi è spettatore o uditor di tali tragedie. Fu l'abbate cortesemente accolto non meno dal papa che dall'imperadore presso i quali s'ingegnò il meglio che potè di purgar dall'infamia il suo re. Qual risposta contenessero le lettere ch'egli riportò ad esso re Lodovico, nol dice la storia. Ben si sa che si trattò forte in quest'anno d'accordo fra quei re, ma nulla si potè conchiudere, perchè Lodovico pretendeva di sostener nel possesso delle contee e de' beni da lui donati le persone che s'erano dichiarate in favor suo nel regno di Carlo; ma Carlo non vi volle mai acconsentire.Guanilone arcivescovodi Sens, che era stato uno dei maggiori traditori del re Carlo in quei torbidi, fu accusato per questo in un concilio, ma quel furbo uomo seppe trovar la maniera di rientrare in grazia di lui. Fu di parere Papirio Massone, seguitato poi dal cardinal Baronio, che da questoGuanilonei romanzisti franzesi e poscia gl'italiani prendessero il nome diGano, che vien sempre rappresentato ne' romanzi per un perfido, o per un traditore. CertamenteGanosi trova chiamato ancheGanelonein alcuni romanzi. Non è da sprezzare una tal coniettura, se non che Gano nei romanzi vien fatto di schiattamaganzese, cioè diMagonza, la quale città sempre è rappresentata per traditrice alla casa reale di Francia, ed uomo secolare, e non già arcivescovo, e non già a' tempi di Carlo Calvo, ma bensì a quei di Carlo Magno. L'autore ancora degli Annali di san Bertino[Annales. Francor. Bertiniani.]ci ha conservata la notizia seguente. Cioè che riuscì all'imperador Lodovico di farsi cedere con un trattato amichevole daCarlo re di Provenzasuo fratello quella porzion di stati ch'egli godeva di qua dal monte Jura, e che abbracciava le città diGenevaossia Ginevra,LosannaeSeduno, oggidì Sion, capitalede' Vallesi, coi loro vescovati, contadi e monisteri. Ritenne Carlo in suo potere solamente lo spedale del Monte di Giove, e il contado pipincense, nome forse corrotto, di cui non trovo chi ne parli. Dagli stessi Annali abbiamo sotto questo anno cheNicolaus pontifex romanus de gratia Dei et libero arbitrio, de veritate geminae praedestinationis, et sanguinis Christi, ut pro credentibus omnibus fusus est, fideliter confirmat, et catholice decernit. Non ne fa menzione il cardinal Baronio, non ne apparisce vestigio fra le lettere di esso papa. Bollivano allora queste spinose controversie nella Germania e Francia traGotescalco,Ratrannomonaco di Corbeia,Giovanni Scotto,Incmarodottissimo arcivescovo di Rems, ed altri. È da dolersi che non restino tali scritti di questo dotto ed insigne pontefice. Intanto piena era di calamità la Francia per le incessanti rapine e stragi che vi commettevano i Normanni. Nè contenti que' barbari corsari di far provare la lor crudeltà alle città confinanti all'Oceano, passarono anche di qua dallo Stretto, e salendo su pel Rodano, vi saccheggiarono varie città, che punto non s'aspettavano una sì fatta visita; e senza volersi ritirare dal Mediterraneo svernarono dipoi alla sboccatura di quel fiume. Poco o nulla attendevano allora l'imperadore e i re della schiatta franzese ad aver forze in mare; ed in Francia e Germania, in vece di darsi vicendevole aiuto contra di quei cani, ad altro non pensavano che ad ingrandirsi colle spoglie de' fratelli o nipoti. Sarebbe da desiderare che fosse più chiaro il testo di Erchemperto[Erchempertus, His., cap. 25.]là dove racconta (sotto il presente anno, secondo i conti di Camillo Pellegrino, ma forse più tardi), che terminata la nuova città di Capua, venne ad assediarlaGuido jam dictus cum universis Tuscis; e diedele grandi affanni, perchè il popolo non voleva ubbidire, per quanto sembra, aLandone conte,suo singolare amico, a cagione delle iniquità che commetteano i due suoi fratelliLandolfo vescovo e Landonolfo. Ma in fine furono costretti a piegare il collo sotto il giogo. Sora ed altre terre circonvicine, tolte a Landonolfo, in vigore dei patti furono consegnate a Guido: del che Landonolfo concepì tanta afflizione d'animo, che da lì a poco mori. Non s'intende bene come passasse questo affare. Cosimo della Rena[Rena, Serie de' Duchi di Toscana.]per le suddette parole di Erchemperto venne in sospetto che Guido in questi tempi duca di Spoleti fosse anche marchese della Toscana. Ma non merita questa propria locuzione che se ne faccia caso. Sappiamo che altri scrittori riputarono il ducato di Spoleti, ossia l'Umbria, parte della Toscana. Ed è poi chiaro cheAdalberto Iera allora duca e marchese d'essa Toscana, trovandosi egli nelle carte degli anni antecedenti e de' susseguenti in possesso di quel governo. Vo io nondimeno dubitando che questo assedio di Capua succedesse in uno degli anni susseguenti.

Erasi ritirato alle sue contrade di Germania ilre Lodovico, dopo la sua da tutti biasimata spedizione contra del fratello reCarlo Calvo[Annal. Francor. Fuldenses.]; ma durava tuttavia il bollore della contesa e disunion fra loro. Di lui si parlava dappertutto con grande discredito. Però in quest'anno giudicò egli spediente d'inviare in ItaliaTeotone abbatedi Fulda, affinchè presentasse all'imperador Lodovicosuo nipote e al sommo pontefice Niccolò un manifesto, in cui si studiava di giustificar la guerra da lui portata in Francia, adducendo quelle ragioni che non mancanomai a chi cerca d'ingoiare l'altrui, e spera anche d'abbagliar con parole il giudizio di chi è spettatore o uditor di tali tragedie. Fu l'abbate cortesemente accolto non meno dal papa che dall'imperadore presso i quali s'ingegnò il meglio che potè di purgar dall'infamia il suo re. Qual risposta contenessero le lettere ch'egli riportò ad esso re Lodovico, nol dice la storia. Ben si sa che si trattò forte in quest'anno d'accordo fra quei re, ma nulla si potè conchiudere, perchè Lodovico pretendeva di sostener nel possesso delle contee e de' beni da lui donati le persone che s'erano dichiarate in favor suo nel regno di Carlo; ma Carlo non vi volle mai acconsentire.Guanilone arcivescovodi Sens, che era stato uno dei maggiori traditori del re Carlo in quei torbidi, fu accusato per questo in un concilio, ma quel furbo uomo seppe trovar la maniera di rientrare in grazia di lui. Fu di parere Papirio Massone, seguitato poi dal cardinal Baronio, che da questoGuanilonei romanzisti franzesi e poscia gl'italiani prendessero il nome diGano, che vien sempre rappresentato ne' romanzi per un perfido, o per un traditore. CertamenteGanosi trova chiamato ancheGanelonein alcuni romanzi. Non è da sprezzare una tal coniettura, se non che Gano nei romanzi vien fatto di schiattamaganzese, cioè diMagonza, la quale città sempre è rappresentata per traditrice alla casa reale di Francia, ed uomo secolare, e non già arcivescovo, e non già a' tempi di Carlo Calvo, ma bensì a quei di Carlo Magno. L'autore ancora degli Annali di san Bertino[Annales. Francor. Bertiniani.]ci ha conservata la notizia seguente. Cioè che riuscì all'imperador Lodovico di farsi cedere con un trattato amichevole daCarlo re di Provenzasuo fratello quella porzion di stati ch'egli godeva di qua dal monte Jura, e che abbracciava le città diGenevaossia Ginevra,LosannaeSeduno, oggidì Sion, capitalede' Vallesi, coi loro vescovati, contadi e monisteri. Ritenne Carlo in suo potere solamente lo spedale del Monte di Giove, e il contado pipincense, nome forse corrotto, di cui non trovo chi ne parli. Dagli stessi Annali abbiamo sotto questo anno cheNicolaus pontifex romanus de gratia Dei et libero arbitrio, de veritate geminae praedestinationis, et sanguinis Christi, ut pro credentibus omnibus fusus est, fideliter confirmat, et catholice decernit. Non ne fa menzione il cardinal Baronio, non ne apparisce vestigio fra le lettere di esso papa. Bollivano allora queste spinose controversie nella Germania e Francia traGotescalco,Ratrannomonaco di Corbeia,Giovanni Scotto,Incmarodottissimo arcivescovo di Rems, ed altri. È da dolersi che non restino tali scritti di questo dotto ed insigne pontefice. Intanto piena era di calamità la Francia per le incessanti rapine e stragi che vi commettevano i Normanni. Nè contenti que' barbari corsari di far provare la lor crudeltà alle città confinanti all'Oceano, passarono anche di qua dallo Stretto, e salendo su pel Rodano, vi saccheggiarono varie città, che punto non s'aspettavano una sì fatta visita; e senza volersi ritirare dal Mediterraneo svernarono dipoi alla sboccatura di quel fiume. Poco o nulla attendevano allora l'imperadore e i re della schiatta franzese ad aver forze in mare; ed in Francia e Germania, in vece di darsi vicendevole aiuto contra di quei cani, ad altro non pensavano che ad ingrandirsi colle spoglie de' fratelli o nipoti. Sarebbe da desiderare che fosse più chiaro il testo di Erchemperto[Erchempertus, His., cap. 25.]là dove racconta (sotto il presente anno, secondo i conti di Camillo Pellegrino, ma forse più tardi), che terminata la nuova città di Capua, venne ad assediarlaGuido jam dictus cum universis Tuscis; e diedele grandi affanni, perchè il popolo non voleva ubbidire, per quanto sembra, aLandone conte,suo singolare amico, a cagione delle iniquità che commetteano i due suoi fratelliLandolfo vescovo e Landonolfo. Ma in fine furono costretti a piegare il collo sotto il giogo. Sora ed altre terre circonvicine, tolte a Landonolfo, in vigore dei patti furono consegnate a Guido: del che Landonolfo concepì tanta afflizione d'animo, che da lì a poco mori. Non s'intende bene come passasse questo affare. Cosimo della Rena[Rena, Serie de' Duchi di Toscana.]per le suddette parole di Erchemperto venne in sospetto che Guido in questi tempi duca di Spoleti fosse anche marchese della Toscana. Ma non merita questa propria locuzione che se ne faccia caso. Sappiamo che altri scrittori riputarono il ducato di Spoleti, ossia l'Umbria, parte della Toscana. Ed è poi chiaro cheAdalberto Iera allora duca e marchese d'essa Toscana, trovandosi egli nelle carte degli anni antecedenti e de' susseguenti in possesso di quel governo. Vo io nondimeno dubitando che questo assedio di Capua succedesse in uno degli anni susseguenti.


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