DCCCLXVIIIAnno diCristoDCCCLXVIII. IndizioneI.Adriano IIpapa 2.Lodovico IIimp. 20, 19 e 14.Un riguardevol concilio fu nel presente anno tenuto dapapa Adrianoin Roma, in cui venne lodato e confermato lo ristabilimento disant'Ignazionella sedia patriarcale di Costantinopoli, edabolito il conciliabolo e tutti gli atti diFoziopseudo-patriarca. Abbiamo dagli Annali di san Bertino[Annales Francor. Bertiniani.]un orrido accidente occorso in questi tempi al medesimo papa. Aveva egli, siccome pontefice di tutta benignità, sul principio del suo pontificato rimesso in grazia della santa sede quell'Anastasioparroco, ossia cardinale di san Marcello, che vedemmo di sopra all'anno 853 condannato nel concilio romano da papaLeone IV, e gli aveva restituita la carica di bibliotecario della santa Chiesa romana. Qual gratitudine o ricompensa riportasse il buon papa da questo Anastasio, uomo bensì delle prime e più nobili casate di Roma, ma anche superiore a tutti nelle iniquità si vide ben presto. Era tuttavia in vita Stefania, già moglie di Adriano, prima che egli abbracciasse col celibato la vita ecclesiastica, e restava di loro una fanciulla nubile, già promessa e legata con gli sponsali ad un nobile. Sul principio della quaresima Eleuterio, fratello del suddetto Anastasio, sollevò con ingannevoli modi quella donzella, e rapitala, seco contrasse il matrimonio con sommo sdegno e rammarico del pontefice suo padre. Probabilmente ebbe Adriano maniera di fargli levar la figliuola: il che mosse a tal rabbia l'inferocito Eleuterio, che entrato nella casa, dove essa dimorava colla madre Stefania, amendue più che barbaramente le scannò ed uccise; ma gli uffiziali della giustizia gli misero le mani addosso, di modo che non potè fuggire. Arsenio, padre di lui e del suddetto Anastasio, molto prima era ito a Benevento per procacciarsi il favore dell'imperador Lodovico, e spezialmente la protezion dell'imperadrice Angilberga, alla quale, perchè era donna innamorata più dell'oro che della giustizia, consegnò il suo tesoro. Ma sopraggiuntagli un'infermità che il portò all'altro mondo, andò per terra ogni suo negoziato. Ora il pontefice Adriano fece tanto che ottenne dall'imperadore dei messi ossia deigiudici straordinarii, perchè fosse fatto processo e giustizia secondo le leggi romane contra del suddetto Eleuterio.Hadrianus papa apud imperatorem missos obtinuit, qui praefatum Eleutherium secundum legem romanam judicarent: il che, dice il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.], fa intendere il supremo dominio dell'imperadore in Roma, e sembra autenticare ciò che lasciò scritto Eutropio longobardo[Eutrop. Presb. Langobardus, de Imp. Rom.], creduto scrittore del secolo susseguente, ma di poco peso, con dire che sotto gl'imperadori franchiinventum est, ut omnes majores Romae essent imperiales homines. In fatti fu processato Eleuterio,et a missis imperatoris occisus. Anastasio cardinale, perchè v'erano indizii che avesse esortato il fratello a quegli omicidii, nel concilio romano tenutoanno pontificatus domni Hadriani summi pontificis et universalis papae I, per IV idus octobris Indictione II(cominciata nel settembre di quest'anno) fu solennemente scomunicato, finchè comparisse a rendere conto de' reati, de' quali era inquisito. Scrisse in questo anno esso pontefice aLodovico re di Germaniauna lettera[Labbe, Concilior., tom. 8.]pridie idus februarias, Indictione I, in cui parla con gran lode dell'imperador Lodovico, nipote di lui, perchè senza risparmiar fatica, nè caldo nè gelo, combatteva contro ai nemici del nome cristiano, e colle sue armi gli avea non poco abbassati, e restituita la pace ai paesi circonvicini. Però gli raccomandava di lasciare in pace i regni non solo d'esso Augusto, ma anche del re Lottario suo fratello, con aggiugnere delle minacce in caso di disubbidienza. Un'altra simile lettera fu scritta dal papa al reCarlo Calvocolla stessa premura per l'indennità degli stati di Lodovico Augusto e di suo fratello. Non è a noi pervenuto un esatto conto delle imprese fatte in quest'anno dallo stesso imperadore. Tuttavia pare che non siabbia a dubitare ch'egli intraprendesse lo assedio oppure il blocco di Bari[Erchempertus, Hist., cap. 33. Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 36.]dove era il forte de' Saraceni. Diede il guasto a tutti i loro seminati; poscia passato a Matera, città ben fortificata da que' Barbari, la forzò a rendersi, e col fuoco la ridusse in un mucchio di pietre. Prese dipoi Venosa, e tanto ivi quanto in Canosa pose una forte guarnigione che assicurò dalle scorrerie saraceniche la parte occidentale del ducato di Benevento, e servì a maggiormente ristringere la città di Bari. Arrivò anche l'armata sua fino alla città d'Oria verso Oriente, ma senza sapersi se ne impadronisse, nè se la tenesse. Dopo di che se ne tornò a stanziare in Benevento con sua gran lode e plauso di tutti i fedeli.
Un riguardevol concilio fu nel presente anno tenuto dapapa Adrianoin Roma, in cui venne lodato e confermato lo ristabilimento disant'Ignazionella sedia patriarcale di Costantinopoli, edabolito il conciliabolo e tutti gli atti diFoziopseudo-patriarca. Abbiamo dagli Annali di san Bertino[Annales Francor. Bertiniani.]un orrido accidente occorso in questi tempi al medesimo papa. Aveva egli, siccome pontefice di tutta benignità, sul principio del suo pontificato rimesso in grazia della santa sede quell'Anastasioparroco, ossia cardinale di san Marcello, che vedemmo di sopra all'anno 853 condannato nel concilio romano da papaLeone IV, e gli aveva restituita la carica di bibliotecario della santa Chiesa romana. Qual gratitudine o ricompensa riportasse il buon papa da questo Anastasio, uomo bensì delle prime e più nobili casate di Roma, ma anche superiore a tutti nelle iniquità si vide ben presto. Era tuttavia in vita Stefania, già moglie di Adriano, prima che egli abbracciasse col celibato la vita ecclesiastica, e restava di loro una fanciulla nubile, già promessa e legata con gli sponsali ad un nobile. Sul principio della quaresima Eleuterio, fratello del suddetto Anastasio, sollevò con ingannevoli modi quella donzella, e rapitala, seco contrasse il matrimonio con sommo sdegno e rammarico del pontefice suo padre. Probabilmente ebbe Adriano maniera di fargli levar la figliuola: il che mosse a tal rabbia l'inferocito Eleuterio, che entrato nella casa, dove essa dimorava colla madre Stefania, amendue più che barbaramente le scannò ed uccise; ma gli uffiziali della giustizia gli misero le mani addosso, di modo che non potè fuggire. Arsenio, padre di lui e del suddetto Anastasio, molto prima era ito a Benevento per procacciarsi il favore dell'imperador Lodovico, e spezialmente la protezion dell'imperadrice Angilberga, alla quale, perchè era donna innamorata più dell'oro che della giustizia, consegnò il suo tesoro. Ma sopraggiuntagli un'infermità che il portò all'altro mondo, andò per terra ogni suo negoziato. Ora il pontefice Adriano fece tanto che ottenne dall'imperadore dei messi ossia deigiudici straordinarii, perchè fosse fatto processo e giustizia secondo le leggi romane contra del suddetto Eleuterio.Hadrianus papa apud imperatorem missos obtinuit, qui praefatum Eleutherium secundum legem romanam judicarent: il che, dice il padre Pagi[Pagius, ad Annal. Baron.], fa intendere il supremo dominio dell'imperadore in Roma, e sembra autenticare ciò che lasciò scritto Eutropio longobardo[Eutrop. Presb. Langobardus, de Imp. Rom.], creduto scrittore del secolo susseguente, ma di poco peso, con dire che sotto gl'imperadori franchiinventum est, ut omnes majores Romae essent imperiales homines. In fatti fu processato Eleuterio,et a missis imperatoris occisus. Anastasio cardinale, perchè v'erano indizii che avesse esortato il fratello a quegli omicidii, nel concilio romano tenutoanno pontificatus domni Hadriani summi pontificis et universalis papae I, per IV idus octobris Indictione II(cominciata nel settembre di quest'anno) fu solennemente scomunicato, finchè comparisse a rendere conto de' reati, de' quali era inquisito. Scrisse in questo anno esso pontefice aLodovico re di Germaniauna lettera[Labbe, Concilior., tom. 8.]pridie idus februarias, Indictione I, in cui parla con gran lode dell'imperador Lodovico, nipote di lui, perchè senza risparmiar fatica, nè caldo nè gelo, combatteva contro ai nemici del nome cristiano, e colle sue armi gli avea non poco abbassati, e restituita la pace ai paesi circonvicini. Però gli raccomandava di lasciare in pace i regni non solo d'esso Augusto, ma anche del re Lottario suo fratello, con aggiugnere delle minacce in caso di disubbidienza. Un'altra simile lettera fu scritta dal papa al reCarlo Calvocolla stessa premura per l'indennità degli stati di Lodovico Augusto e di suo fratello. Non è a noi pervenuto un esatto conto delle imprese fatte in quest'anno dallo stesso imperadore. Tuttavia pare che non siabbia a dubitare ch'egli intraprendesse lo assedio oppure il blocco di Bari[Erchempertus, Hist., cap. 33. Leo Ostiensis, lib. 1, cap. 36.]dove era il forte de' Saraceni. Diede il guasto a tutti i loro seminati; poscia passato a Matera, città ben fortificata da que' Barbari, la forzò a rendersi, e col fuoco la ridusse in un mucchio di pietre. Prese dipoi Venosa, e tanto ivi quanto in Canosa pose una forte guarnigione che assicurò dalle scorrerie saraceniche la parte occidentale del ducato di Benevento, e servì a maggiormente ristringere la città di Bari. Arrivò anche l'armata sua fino alla città d'Oria verso Oriente, ma senza sapersi se ne impadronisse, nè se la tenesse. Dopo di che se ne tornò a stanziare in Benevento con sua gran lode e plauso di tutti i fedeli.