DCCCLXXVAnno diCristoDCCCLXXV. Indiz.VIII.Giovanni VIIIpapa 3.Carlo IIimperadore 1.Sono scorretti i testi di alcuni antichi Annali, oppure han fallato i loro autori, allorchè riferiscono all'anno precedente la morte dell'imperador Lodovico II. La verità è ch'egli finì di vivere solamente nel dì 12 d'agosto dell'anno presente nel territorio di Brescia, e non già in Piacenza, nè in Milano, come alcuni han creduto. Però nella Cronica casauriense, data alla luce dall'Ughelli[Chron. Casauriens. apud Ughellium tom. 6, Ital. Sacr. P. II, tom. 2 Rer. Ital.], sono scorrette le note cronologiche di undiploma,dato III idus octobris, Indictione VIII, anno dominicae incarnationis DCCCLXXV. Si dee scrivere.DCCCLXXIV, perchè l'Indizioneottavaebbe principio nel settembre dell'anno precedente. Andrea prete italiano nella sua Cronichetta[Andreas Presbyt., Chron. tom. 1 Rer. Germ. Menchenii.]scrive, che correndo l'indizione ottava, cioè in quest'anno, per tutto il mese di giugno si vide una cometa colla coda lunga. E che nel mese di luglio vennero i Saraceni, ed abbruciarono una città, ma con essere caduto il nome d'essa dal testo suo. Ha creduto taluno che qui si parli di Benevento; ma certo in Benevento non entrarono quegl'infedeli, nè quella città restò consunta dalle fiamme. Seguita a dire esso Andrea:Sequenti autem mense augusto Hludovicus imperator defunctus est pridie idus augusti in finibus brescianis. Antonius vere brescianus episcopus tulit corpus ejus, et posuit eum in sepulcro in ecclesia sanctae Mariae, ubi corpus sancti Filastrii requiescit. Anspertus mediolanensis archiepiscopus mandavit ei per archidiaconum suum, ut reddat corpus illud. Ille autem noluit.L'arcivescovo Ansperto la volle vinta, e si portò egli in persona a Brescia conGaribaldovescovo di Bergamo, eBenedettovescovo di Cremona, e con tutti i preti e il clero d'essa città. E fatto cavar di sotterra l'imperial cadavero, ed imbalsamatolo, il misero in una bara, e nel giorno quinto da che era morto, conlunga processione, cantando i sacri inni, lo condussero a Milano. Confessa il suddetto Andrea prete, esser egli stato un di coloro che portarono per qualche spazio di strada il cataletto.Veritatem in Christo loquor, dice egli:ibi fui, et partem aliquam portavi, et cum portantibus ambulavi a flumine, qui dicitur Oleo, usque ad flumen Addua. Hanno conghietturato il Menchenio e l'Eccardo che questo Andrea prete possa essere stato il medesimo cheAndrea Agnelloscrittore delle vite degli arcivescovi ravennati. Ma se, secondo i conti del padre Bacchini, Agnello nell'anno di Cristo 829 era in età di anni trentacinque, non è giammai verisimile che nell'anno 875 egli avesse spalle atte a portare quel peso. Dubito io piuttosto ch'egli fosse bergamasco, al vedere che dal fiume Oglio sino all'Adda, cioè per la diocesi di Bergamo, a lui toccò l'onore suddetto; e che poco appresso egli parla individualmente di ciò che fecero i Bergamaschi nella dissensione succeduta a cagion dell'imperio. Seguita egli poscia a dire, che condotto il cadavero d'esso imperadore a Milano, con grande onore e pianto fu seppellito nella chiesa di santo Ambrosiodie septimanae ejus, cioè nelgiorno settimodopo la sua morte, con avere speso tre giorni nel viaggio, e non già nella settimana della festa di santo Ambrosio del mese di dicembre. L'epitaffio suo, che tuttavia ivi si legge, quantunque pubblicato da altri, mi sia lecito l'aggiugnerlo qui.D.P.MHIC.CVBAT.AETERNI.HLVDOVICVSCAESAR.HONORISAEQVIPARAT.CVIVS.NVLLATHALIA.DECVSNAM.NE.PRIMA.DIES.REGNOSOLIOQVE.VACARETHESPERIAE.GENITO.SCEPTRARELIQVIT.AVVSQVAM.SIC.PACIFICO.SIC.FORTIPECTORE.REXITVT.PVERVM.BREVITAS.VINCERETACTA.SENEMINGENIVM.MIRER.NE.FIDEMCVLTVSVE.SACRORVMAMBIGO.VIRTVTIS.ANPIETATIS.OPVSHVIC.VBI.FIRMA.VIRVM.MUNDOPRODVXERAT.AETASIMPERII.NOMEN.SVBDITAROMA.DEDITET.SARACENORVM.CREBRASPERPESSA.SECVRESLIBERE.TRANQVILLAM.VEXIT.VTANTE.TOGAMCAESAR.ERAT.CAELO.POPVLVS.NONCAESARE.DIGNVSCOMPOSVERE.BREVI.STAMINAFATA.DIESNVNC.OBITVM.LVGES.INFELIXROMA.PATRONIOMNE.SIMVL.LATIVM.GALLIATOTA.DEHINCPARCITE.NAM.VIVVS.MERVIT.HAECPRAEMIA.GAVDETSPIRITVS.IN.CAELIS.CORPORISEXTAT.HONORISFu principe buono. Erchemperto monaco[Erchempertus, Hist. cap. 37.]altro non seppe trovar da riprendere in lui, se non lo sconcerto accaduto in Roma delle croci rotte, che narrammo all'anno 864, il quale si dee piuttosto attribuire all'insolenza de' suoi cortigiani che a lui; e il non aver fatto levar di vita il soldano de' Saraceni, allorchè costui nella presa di Bari si arrendèad Adelgiso principe di Benevento: il che non è un delitto, se non nella mente di chi sa poco di teologia, e meno di politica. Per altro abbiam l'attestato di Reginone, che così parla d'esso imperadore[Regino, in Chronico.]:Fuit iste princeps pius et misericors, justitiae deditus, simplicitate purus, ecclesiarum defensor, orphanorum et pupillorum pater, eleemosinarum largus largitor, servorum Dei humilis servitor, ut justitia ejus maneret in saeculum saeculi, et cornu ejus exaltaretur in gloria.Fra le leggi longobardiche si leggono anche le sue con varie giunte da me pubblicate[Rer. Ital. P. II, tom. 1.].Niuna prole maschile lasciò dopo di sè l'imperador Lodovico. Restò di lui una sola figliuola, cioèErmengarda, a lui partorita dall'imperadriceAngilberga, che la madre avea lasciata in Capua. E questo mancar di successori abili all'imperio cominciò a turbar la pace che per tanti anni s'era goduta in Lombardia pel buon governo di questo principe: anzi cominciò qui la rovina dell'Italia, che restò priva del sovrano abitante in essa, e così potente, che teneva in freno la prepotenza e l'ambizione degl'inferiori; laonde la discordia con gli altri malanni prese da lì innanzi possesso di questo regno. Due erano allora i concorrenti all'imperio e al regno d'Italia, siccome discendenti da Carlo Magno, cioèLodovicore di Germania in età assai avanzata, e provveduto di tre figliuoli, ognun dei quali infetto di molte magagne: e l'altro eraCarlo Calvore di Francia suo fratello. Tutti e due attentamente vagheggiavano gli stati d'Italia. Or accadde, per testimonianza di Andrea prete[Andreas Presbyter., in Chronico.], che sul principio di settembre si raunò in Pavia la gran dieta de' principi d'Italia, cioè dei duchi, marchesi e conti d'allora, con esservi intervenuta la vedova imperadrice Angilberga. La risoluzione che presero, biasimata da esso Andrea prete,fu di offerire il regno a tutti e due i suddetti re, senza che l'uno sapesse dell'altro: però amendue si accinsero a calare in Italia con quanto forze poterono frettolosamente raunare. Maggiore nondimeno fu la sollecitudine di Carlo Calvo. Senza aspettare invito alcuno degli Italiani, appena ebbe egli udita la morte del nipote Augusto, che si mise in assetto per venire a prendere questa pingue eredità. Secondo gli Annali bertiniani[Annal. Franc. Bertiniani.], nel dì primo di settembre imprese il viaggio verso l'Italia, e con passare pel monistero di san Maurizio, cioè pel paese de' Vallesi, felicemente arrivato a Pavia, si diede a far maneggi per esser eletto re d'Italia. Abbiamo un suo diploma[Antiquit. Ital., Dissert. XI, p. 581.]dato nella stessa città di Pavia nel dì 29 di settembre, in cui non esprime l'anno primo del regno d'Italia, ma solamente l'anno primo della successione di Lodovico. Intanto Lodovico re di Germania spedì anch'egli alla volta d'ItaliaCarlosuo figliuolo, che gl'Italiani cominciarono a chiamareCarletto, ed oggidì più conosciuto sotto nome diCarlo GrassoossiaCarloilGrosso. Giunto questi nel territorio di Milano, e inteso che Carlo Calvo suo zio era già entrato in Pavia, restò assai malcontento, e senza sapere qual partito prendere. Attesta Andrea prete, che con esso lui si unìBerengario, cioè il figliuolo d'Eberardogià duca del Friuli, vegnendo noi con ciò in cognizione ch'egli dovea già essere succeduto per la morte diUnrocosuo fratello nel governo di quel medesimo ducato, o vogliam dire di quella marca. Vennero le soldatesche di Berengario nel bergamasco, commettendo non pochi disordini d'incendii e d'adulterii, di maniera che molti di que' paesani, lasciando le case e le sostanze alla discrezion di quella gente, se ne fuggirono o alla città, o alle montagne. Ricavasi ancora da una lettera[Epist. 42 Johannis papae VIII.]di papaGiovanni VIII, ch'egli arrivato a Brescia, avea spogliato il monistero delle monache di santa Giulia di tutto l'oro sì d'esso sacro luogo che dell'imperadrice Angilberga, la quale avea colà rifugiato, come in ben sicuro asilo, il suo non piccolo tesoro, ammassato con far tanto gridar la gente. Come veramente passassero in tale occasione gli affari, non è facile il dirlo, stante la discordia degli Annali di san Bertino composti da un Franzese, e dei Fuldensi scritti da un Tedesco, cercando l'uno e l'altro di sostener l'onore, o di coprire i difetti della sua nazione, con adoperare, occorrendo, anche le bugie: difetto non già straniero negli scrittori di storie. Carlo Calvo, secondo i suddetti Annali bertiniani, uscito contra di esso Carlo Grasso, il mise in fuga, e costrinselo a ritirarsi. Anzi Andrea prete aggiunse cheCarlo Calvo perrexit in Bajoariam; cioè portò le sue armi fino in Baviera: il che non saprei facilmente credere io. L'Eccardo pensò che questo fosse uno stratagemma di Carlo Calvo, al quale non riuscisse già di far fuggire il nipote Carlo, ma bensì di farlo retrocedere, per accorrere alla difesa della casa. Ma neppur sembrerà credibile che Carlo Calvo volesse passare in Baviera con lasciare in Italia un principe tedesco suo nipote, assistito dal duca ossia dal marchese del Friuli, che avrebbe potuto profittare della lontananza dello zio.Comunque sia,Lodovicore di Germania inviò alla volta d'ItaliaCarlomanno, cioè un altro de' suoi figliuoli, con un'altra armata. Per attestato degli Annali di san Bertino, Carlo Calvo con forze maggiori gli andò incontro; e Carlomanno, conosciuto di non potere resistere allo zio, trattò con lui di pace, e dopo i giuramenti seguiti fra loro, se ne tornò in Germania. Laonde Carlo Calvo, sbrigato da questi ostacoli, ebbe l'agio convenevole per passare a Roma a ricevere la corona dell'imperio dalle mani di papa Giovanni. All'incontro abbiamo dagli Annali diFulda[Annal. Franc. Fuldenses.]che Carlo Calvo, tiranno della Gallia, balzò in Italia, ed aggraffò tutti i tesori che potè ritrovare, specialmente dell'imperador Lodovico II. All'avviso che Carlomanno calava in Italia, si fortificò alle chiuse delle montagne; ma Carlomanno molto ben seppe preoccupare i siti più difficili. Ora Calvo Carlo considerando che non si poteva sbrogliare da questo pericoloso impegno senza venire ad un fatto d'armi, siccome uomo più timido d'una lepre, ricorse al ripiego di guadagnare, con una gran somma d'oro e con regali d'innumerabili pietre preziose, l'animo di Carlomanno. E gli venne fatto. Giurò egli di ritirarsi tosto dall'Italia, e di lasciar questo regno alla disposizione di suo fratello Lodovico, purchè Carlomanno se ne tornasse anch'egli in Baviera. In fatti l'incauto giovane Carlomanno se n'andò, ed allora Carlo Calvo, nulla badando alle promesse nè ai giuramenti fatti, il più presto che potè marciò a Roma, dove con donativi corruppe il senato romano in guisa tale, che indusse papa Giovanni a dargli la corona dell'imperio. In questo racconto ha verisimilmente avuta qualche parte la passione o la diceria del volgo. Per altro Andrea prete, scrittore in ciò più autentico, attesta, che fatto al fiume Brenta un abboccamento fra Carlo Calvo e Carlomanno, rimase stabilita una tregua fra loro sino al mese di maggio: dopo di che Carlomanno se ne tornò in Baviera, e Carlo Calvo se n'andò a Roma, dove, fatti molti doni alla chiesa di san Pietro, ricevette il titolo e la corona imperiale da papa Giovanni. Reginone scrive ch'egli a forza di regali comperò l'imperio. Certamente pare che seguisse la tregua suddetta, ed avesse da restar pendente la controversia; ma Carlo Calvo non lasciò per questo di fare il negozio suo con burlare il troppo suo credulo nipote. In questo mentre lo stesso Lodovico re di Germania, credendosi di far desistere il fratello dall'acquisto dell'Italia, entrò coll'armi in Francia, e diedeil guasto ad un gran tratto di paese, senza che per questo volesse Carlo Calvo muoversi d'Italia. Non si sa bene se esso re Carlo da sè stesso assumesse il titolo di re d'Italia, e neppure se ne seguisse la formale elezione e proclamazione in Pavia. Abbiamo ben certo il tempo della sua coronazione imperiale in Roma. Invitato dal papa colla spedizione di quattro vescovi, arrivò egli colà nel dì 17 di dicembre, e poscia nel giorno solenne del santo Natale[Annales Francor. Bertiniani.]fu unto e coronato imperadore ed Augusto dal sommo ponteficeGiovanni VIII. Reginone[Regino, in Chronico.]attesta ch'egli fece dei gran regali al papa e ai Romani. Nel giorno seguente, stando in san Pietro, esercitò la sua autorità col confermare i privilegii al monistero insigne di Farfa. Il suo diploma, riferito nella Cronica farfense[Chron. Farfens. P. II, tom. 2 Rer. Ital.], è datoVII kal. januarii, anno XXXVI regni domni Caroli in Francia, et in successione Lotharii VI, et imperii ejus I. Actum in sancto Petro, Indictione IX. Feci menzione di sopra di un'operetta, attribuita ad Eutropio longobardo, di cui si servì il de Marca[De Marca, lib. 3, c. 11 de concord. sacerd. et imper.]per provare che Carlo Calvo in tal congiuntura cedette ai romani pontefici la sovranità sopra Roma. In fatti dice costui, che venuto esso Carlo a Roma,renovavit pactum cum Romanis, perdonans illis jura regni, et consuetudines illius, ec. Ma il padre Pagi pruova non sussistere una tale asserzione, avendo continuato gli Augusti il loro dominio in Roma stessa. E certo quell'autore, qualunque ei sia, conta nello stesso luogo dell'altre favole: cioè che Carlo Calvo donò loro anchepatrias Samniae et Calabriae simul cum omnibus civitatibus Beneventi, e inoltread dedecorem regni totum ducatum spoletinum cum duabus civitatibus Tusciae, quod solitus erat habere ipse dux, idest Aritium et Clusium. La storia, siccome vedremo, non s'accorda con questoracconto e con altre particolarità ch'egli soggiugne. Poichè per altro non son io lungi dal credere che papa Giovanni ottenesse allora non pochi vantaggi da un principe che avea un concorrente allo stesso mercato. Certo si ricava da una lettera d'esso papa Giovanni[Epistola 9 Johann. papae VIII.]che Carlo Calvo avea ceduto Capoa, non si sa con quali patti, alla Chiesa romana. Gli affari intanto del ducato di Benevento si trovavano in una cattiva positura. Dacchè l'imperador Lodovico II si ritirò da quelle contrade[Erchempertus, in Chron., cap. 38.], ripigliarono cuore i Saraceni, e giacchè restò sciolto il blocco di Taranto, che avea quasi ridotta quella città alla necessità di rendersi, a poco a poco si diedero a scorrere per gli territorii di Bari e di Canna, commettendovi le solite ruberie con alcune iniquità. Tre volte uscì in campo contra di costoro Adelgiso principe di Benevento; ma sempre se ne tornò indietro senza gloria e senza vantaggio alcuno. Però in quelle parti andarono a dismisura crescendo le sciagure, siccome vedremo.
Sono scorretti i testi di alcuni antichi Annali, oppure han fallato i loro autori, allorchè riferiscono all'anno precedente la morte dell'imperador Lodovico II. La verità è ch'egli finì di vivere solamente nel dì 12 d'agosto dell'anno presente nel territorio di Brescia, e non già in Piacenza, nè in Milano, come alcuni han creduto. Però nella Cronica casauriense, data alla luce dall'Ughelli[Chron. Casauriens. apud Ughellium tom. 6, Ital. Sacr. P. II, tom. 2 Rer. Ital.], sono scorrette le note cronologiche di undiploma,dato III idus octobris, Indictione VIII, anno dominicae incarnationis DCCCLXXV. Si dee scrivere.DCCCLXXIV, perchè l'Indizioneottavaebbe principio nel settembre dell'anno precedente. Andrea prete italiano nella sua Cronichetta[Andreas Presbyt., Chron. tom. 1 Rer. Germ. Menchenii.]scrive, che correndo l'indizione ottava, cioè in quest'anno, per tutto il mese di giugno si vide una cometa colla coda lunga. E che nel mese di luglio vennero i Saraceni, ed abbruciarono una città, ma con essere caduto il nome d'essa dal testo suo. Ha creduto taluno che qui si parli di Benevento; ma certo in Benevento non entrarono quegl'infedeli, nè quella città restò consunta dalle fiamme. Seguita a dire esso Andrea:Sequenti autem mense augusto Hludovicus imperator defunctus est pridie idus augusti in finibus brescianis. Antonius vere brescianus episcopus tulit corpus ejus, et posuit eum in sepulcro in ecclesia sanctae Mariae, ubi corpus sancti Filastrii requiescit. Anspertus mediolanensis archiepiscopus mandavit ei per archidiaconum suum, ut reddat corpus illud. Ille autem noluit.L'arcivescovo Ansperto la volle vinta, e si portò egli in persona a Brescia conGaribaldovescovo di Bergamo, eBenedettovescovo di Cremona, e con tutti i preti e il clero d'essa città. E fatto cavar di sotterra l'imperial cadavero, ed imbalsamatolo, il misero in una bara, e nel giorno quinto da che era morto, conlunga processione, cantando i sacri inni, lo condussero a Milano. Confessa il suddetto Andrea prete, esser egli stato un di coloro che portarono per qualche spazio di strada il cataletto.Veritatem in Christo loquor, dice egli:ibi fui, et partem aliquam portavi, et cum portantibus ambulavi a flumine, qui dicitur Oleo, usque ad flumen Addua. Hanno conghietturato il Menchenio e l'Eccardo che questo Andrea prete possa essere stato il medesimo cheAndrea Agnelloscrittore delle vite degli arcivescovi ravennati. Ma se, secondo i conti del padre Bacchini, Agnello nell'anno di Cristo 829 era in età di anni trentacinque, non è giammai verisimile che nell'anno 875 egli avesse spalle atte a portare quel peso. Dubito io piuttosto ch'egli fosse bergamasco, al vedere che dal fiume Oglio sino all'Adda, cioè per la diocesi di Bergamo, a lui toccò l'onore suddetto; e che poco appresso egli parla individualmente di ciò che fecero i Bergamaschi nella dissensione succeduta a cagion dell'imperio. Seguita egli poscia a dire, che condotto il cadavero d'esso imperadore a Milano, con grande onore e pianto fu seppellito nella chiesa di santo Ambrosiodie septimanae ejus, cioè nelgiorno settimodopo la sua morte, con avere speso tre giorni nel viaggio, e non già nella settimana della festa di santo Ambrosio del mese di dicembre. L'epitaffio suo, che tuttavia ivi si legge, quantunque pubblicato da altri, mi sia lecito l'aggiugnerlo qui.
D.P.MHIC.CVBAT.AETERNI.HLVDOVICVSCAESAR.HONORISAEQVIPARAT.CVIVS.NVLLATHALIA.DECVSNAM.NE.PRIMA.DIES.REGNOSOLIOQVE.VACARETHESPERIAE.GENITO.SCEPTRARELIQVIT.AVVSQVAM.SIC.PACIFICO.SIC.FORTIPECTORE.REXITVT.PVERVM.BREVITAS.VINCERETACTA.SENEMINGENIVM.MIRER.NE.FIDEMCVLTVSVE.SACRORVMAMBIGO.VIRTVTIS.ANPIETATIS.OPVSHVIC.VBI.FIRMA.VIRVM.MUNDOPRODVXERAT.AETASIMPERII.NOMEN.SVBDITAROMA.DEDITET.SARACENORVM.CREBRASPERPESSA.SECVRESLIBERE.TRANQVILLAM.VEXIT.VTANTE.TOGAMCAESAR.ERAT.CAELO.POPVLVS.NONCAESARE.DIGNVSCOMPOSVERE.BREVI.STAMINAFATA.DIESNVNC.OBITVM.LVGES.INFELIXROMA.PATRONIOMNE.SIMVL.LATIVM.GALLIATOTA.DEHINCPARCITE.NAM.VIVVS.MERVIT.HAECPRAEMIA.GAVDETSPIRITVS.IN.CAELIS.CORPORISEXTAT.HONORIS
Fu principe buono. Erchemperto monaco[Erchempertus, Hist. cap. 37.]altro non seppe trovar da riprendere in lui, se non lo sconcerto accaduto in Roma delle croci rotte, che narrammo all'anno 864, il quale si dee piuttosto attribuire all'insolenza de' suoi cortigiani che a lui; e il non aver fatto levar di vita il soldano de' Saraceni, allorchè costui nella presa di Bari si arrendèad Adelgiso principe di Benevento: il che non è un delitto, se non nella mente di chi sa poco di teologia, e meno di politica. Per altro abbiam l'attestato di Reginone, che così parla d'esso imperadore[Regino, in Chronico.]:Fuit iste princeps pius et misericors, justitiae deditus, simplicitate purus, ecclesiarum defensor, orphanorum et pupillorum pater, eleemosinarum largus largitor, servorum Dei humilis servitor, ut justitia ejus maneret in saeculum saeculi, et cornu ejus exaltaretur in gloria.Fra le leggi longobardiche si leggono anche le sue con varie giunte da me pubblicate[Rer. Ital. P. II, tom. 1.].
Niuna prole maschile lasciò dopo di sè l'imperador Lodovico. Restò di lui una sola figliuola, cioèErmengarda, a lui partorita dall'imperadriceAngilberga, che la madre avea lasciata in Capua. E questo mancar di successori abili all'imperio cominciò a turbar la pace che per tanti anni s'era goduta in Lombardia pel buon governo di questo principe: anzi cominciò qui la rovina dell'Italia, che restò priva del sovrano abitante in essa, e così potente, che teneva in freno la prepotenza e l'ambizione degl'inferiori; laonde la discordia con gli altri malanni prese da lì innanzi possesso di questo regno. Due erano allora i concorrenti all'imperio e al regno d'Italia, siccome discendenti da Carlo Magno, cioèLodovicore di Germania in età assai avanzata, e provveduto di tre figliuoli, ognun dei quali infetto di molte magagne: e l'altro eraCarlo Calvore di Francia suo fratello. Tutti e due attentamente vagheggiavano gli stati d'Italia. Or accadde, per testimonianza di Andrea prete[Andreas Presbyter., in Chronico.], che sul principio di settembre si raunò in Pavia la gran dieta de' principi d'Italia, cioè dei duchi, marchesi e conti d'allora, con esservi intervenuta la vedova imperadrice Angilberga. La risoluzione che presero, biasimata da esso Andrea prete,fu di offerire il regno a tutti e due i suddetti re, senza che l'uno sapesse dell'altro: però amendue si accinsero a calare in Italia con quanto forze poterono frettolosamente raunare. Maggiore nondimeno fu la sollecitudine di Carlo Calvo. Senza aspettare invito alcuno degli Italiani, appena ebbe egli udita la morte del nipote Augusto, che si mise in assetto per venire a prendere questa pingue eredità. Secondo gli Annali bertiniani[Annal. Franc. Bertiniani.], nel dì primo di settembre imprese il viaggio verso l'Italia, e con passare pel monistero di san Maurizio, cioè pel paese de' Vallesi, felicemente arrivato a Pavia, si diede a far maneggi per esser eletto re d'Italia. Abbiamo un suo diploma[Antiquit. Ital., Dissert. XI, p. 581.]dato nella stessa città di Pavia nel dì 29 di settembre, in cui non esprime l'anno primo del regno d'Italia, ma solamente l'anno primo della successione di Lodovico. Intanto Lodovico re di Germania spedì anch'egli alla volta d'ItaliaCarlosuo figliuolo, che gl'Italiani cominciarono a chiamareCarletto, ed oggidì più conosciuto sotto nome diCarlo GrassoossiaCarloilGrosso. Giunto questi nel territorio di Milano, e inteso che Carlo Calvo suo zio era già entrato in Pavia, restò assai malcontento, e senza sapere qual partito prendere. Attesta Andrea prete, che con esso lui si unìBerengario, cioè il figliuolo d'Eberardogià duca del Friuli, vegnendo noi con ciò in cognizione ch'egli dovea già essere succeduto per la morte diUnrocosuo fratello nel governo di quel medesimo ducato, o vogliam dire di quella marca. Vennero le soldatesche di Berengario nel bergamasco, commettendo non pochi disordini d'incendii e d'adulterii, di maniera che molti di que' paesani, lasciando le case e le sostanze alla discrezion di quella gente, se ne fuggirono o alla città, o alle montagne. Ricavasi ancora da una lettera[Epist. 42 Johannis papae VIII.]di papaGiovanni VIII, ch'egli arrivato a Brescia, avea spogliato il monistero delle monache di santa Giulia di tutto l'oro sì d'esso sacro luogo che dell'imperadrice Angilberga, la quale avea colà rifugiato, come in ben sicuro asilo, il suo non piccolo tesoro, ammassato con far tanto gridar la gente. Come veramente passassero in tale occasione gli affari, non è facile il dirlo, stante la discordia degli Annali di san Bertino composti da un Franzese, e dei Fuldensi scritti da un Tedesco, cercando l'uno e l'altro di sostener l'onore, o di coprire i difetti della sua nazione, con adoperare, occorrendo, anche le bugie: difetto non già straniero negli scrittori di storie. Carlo Calvo, secondo i suddetti Annali bertiniani, uscito contra di esso Carlo Grasso, il mise in fuga, e costrinselo a ritirarsi. Anzi Andrea prete aggiunse cheCarlo Calvo perrexit in Bajoariam; cioè portò le sue armi fino in Baviera: il che non saprei facilmente credere io. L'Eccardo pensò che questo fosse uno stratagemma di Carlo Calvo, al quale non riuscisse già di far fuggire il nipote Carlo, ma bensì di farlo retrocedere, per accorrere alla difesa della casa. Ma neppur sembrerà credibile che Carlo Calvo volesse passare in Baviera con lasciare in Italia un principe tedesco suo nipote, assistito dal duca ossia dal marchese del Friuli, che avrebbe potuto profittare della lontananza dello zio.
Comunque sia,Lodovicore di Germania inviò alla volta d'ItaliaCarlomanno, cioè un altro de' suoi figliuoli, con un'altra armata. Per attestato degli Annali di san Bertino, Carlo Calvo con forze maggiori gli andò incontro; e Carlomanno, conosciuto di non potere resistere allo zio, trattò con lui di pace, e dopo i giuramenti seguiti fra loro, se ne tornò in Germania. Laonde Carlo Calvo, sbrigato da questi ostacoli, ebbe l'agio convenevole per passare a Roma a ricevere la corona dell'imperio dalle mani di papa Giovanni. All'incontro abbiamo dagli Annali diFulda[Annal. Franc. Fuldenses.]che Carlo Calvo, tiranno della Gallia, balzò in Italia, ed aggraffò tutti i tesori che potè ritrovare, specialmente dell'imperador Lodovico II. All'avviso che Carlomanno calava in Italia, si fortificò alle chiuse delle montagne; ma Carlomanno molto ben seppe preoccupare i siti più difficili. Ora Calvo Carlo considerando che non si poteva sbrogliare da questo pericoloso impegno senza venire ad un fatto d'armi, siccome uomo più timido d'una lepre, ricorse al ripiego di guadagnare, con una gran somma d'oro e con regali d'innumerabili pietre preziose, l'animo di Carlomanno. E gli venne fatto. Giurò egli di ritirarsi tosto dall'Italia, e di lasciar questo regno alla disposizione di suo fratello Lodovico, purchè Carlomanno se ne tornasse anch'egli in Baviera. In fatti l'incauto giovane Carlomanno se n'andò, ed allora Carlo Calvo, nulla badando alle promesse nè ai giuramenti fatti, il più presto che potè marciò a Roma, dove con donativi corruppe il senato romano in guisa tale, che indusse papa Giovanni a dargli la corona dell'imperio. In questo racconto ha verisimilmente avuta qualche parte la passione o la diceria del volgo. Per altro Andrea prete, scrittore in ciò più autentico, attesta, che fatto al fiume Brenta un abboccamento fra Carlo Calvo e Carlomanno, rimase stabilita una tregua fra loro sino al mese di maggio: dopo di che Carlomanno se ne tornò in Baviera, e Carlo Calvo se n'andò a Roma, dove, fatti molti doni alla chiesa di san Pietro, ricevette il titolo e la corona imperiale da papa Giovanni. Reginone scrive ch'egli a forza di regali comperò l'imperio. Certamente pare che seguisse la tregua suddetta, ed avesse da restar pendente la controversia; ma Carlo Calvo non lasciò per questo di fare il negozio suo con burlare il troppo suo credulo nipote. In questo mentre lo stesso Lodovico re di Germania, credendosi di far desistere il fratello dall'acquisto dell'Italia, entrò coll'armi in Francia, e diedeil guasto ad un gran tratto di paese, senza che per questo volesse Carlo Calvo muoversi d'Italia. Non si sa bene se esso re Carlo da sè stesso assumesse il titolo di re d'Italia, e neppure se ne seguisse la formale elezione e proclamazione in Pavia. Abbiamo ben certo il tempo della sua coronazione imperiale in Roma. Invitato dal papa colla spedizione di quattro vescovi, arrivò egli colà nel dì 17 di dicembre, e poscia nel giorno solenne del santo Natale[Annales Francor. Bertiniani.]fu unto e coronato imperadore ed Augusto dal sommo ponteficeGiovanni VIII. Reginone[Regino, in Chronico.]attesta ch'egli fece dei gran regali al papa e ai Romani. Nel giorno seguente, stando in san Pietro, esercitò la sua autorità col confermare i privilegii al monistero insigne di Farfa. Il suo diploma, riferito nella Cronica farfense[Chron. Farfens. P. II, tom. 2 Rer. Ital.], è datoVII kal. januarii, anno XXXVI regni domni Caroli in Francia, et in successione Lotharii VI, et imperii ejus I. Actum in sancto Petro, Indictione IX. Feci menzione di sopra di un'operetta, attribuita ad Eutropio longobardo, di cui si servì il de Marca[De Marca, lib. 3, c. 11 de concord. sacerd. et imper.]per provare che Carlo Calvo in tal congiuntura cedette ai romani pontefici la sovranità sopra Roma. In fatti dice costui, che venuto esso Carlo a Roma,renovavit pactum cum Romanis, perdonans illis jura regni, et consuetudines illius, ec. Ma il padre Pagi pruova non sussistere una tale asserzione, avendo continuato gli Augusti il loro dominio in Roma stessa. E certo quell'autore, qualunque ei sia, conta nello stesso luogo dell'altre favole: cioè che Carlo Calvo donò loro anchepatrias Samniae et Calabriae simul cum omnibus civitatibus Beneventi, e inoltread dedecorem regni totum ducatum spoletinum cum duabus civitatibus Tusciae, quod solitus erat habere ipse dux, idest Aritium et Clusium. La storia, siccome vedremo, non s'accorda con questoracconto e con altre particolarità ch'egli soggiugne. Poichè per altro non son io lungi dal credere che papa Giovanni ottenesse allora non pochi vantaggi da un principe che avea un concorrente allo stesso mercato. Certo si ricava da una lettera d'esso papa Giovanni[Epistola 9 Johann. papae VIII.]che Carlo Calvo avea ceduto Capoa, non si sa con quali patti, alla Chiesa romana. Gli affari intanto del ducato di Benevento si trovavano in una cattiva positura. Dacchè l'imperador Lodovico II si ritirò da quelle contrade[Erchempertus, in Chron., cap. 38.], ripigliarono cuore i Saraceni, e giacchè restò sciolto il blocco di Taranto, che avea quasi ridotta quella città alla necessità di rendersi, a poco a poco si diedero a scorrere per gli territorii di Bari e di Canna, commettendovi le solite ruberie con alcune iniquità. Tre volte uscì in campo contra di costoro Adelgiso principe di Benevento; ma sempre se ne tornò indietro senza gloria e senza vantaggio alcuno. Però in quelle parti andarono a dismisura crescendo le sciagure, siccome vedremo.