DCCCLXXX

DCCCLXXXAnno diCristoDCCCLXXX. Indiz.XIII.GiovanniVIII papa 9.CarloilGrossore d'Italia 2.Restò finalmente vinto dalle gravi sue infermitàCarlomannore di Baviera e d'Italia. Secondo gli Annali di Fulda[Annal. Franc. Fuldenses.], seguì la sua morte nel dì 22 di marzo. Leggesi appresso Reginone[Regino, in Chronico.]un elogio che cel rappresenta dotato di molte insigni qualità e virtù. Niuna prole legittima lasciò egli dopo di sè. Vi restò un solo figliuolo giovane di bellissimo aspetto, a lui partorito da Ludsvinda sua concubina, appellatoArnolfo, di cui avremo a parlar più d'un poco. All'avviso della morte del fratello, non fu pigroLodovico IIre di Germania a correre in Baviera,dove, raunati tutti i baroni di quel regno, senza difficoltà tutti a lui si sottomisero. Contentossi egli che il bastardo Arnolfo ritenesse la Carintia, giacchè gliel'avea conceduta il padre. Trovasi il reCarlo Grassoin Pavia nel mese di aprile del presente anno, e non già del susseguente, come pensò il Puricelli[Puricellius, Monument. Basil. Ambrosian., pag. 228.], ciò costando da due suoi diplomi in favore del monistero ambrosiano, datianno regni in Italia primo. Nel mese di giugno i figliuoli di Carlo Calvo Augusto, cioèLodovicoeCarlomanno, i quali divisero in quest'anno il regno della Francia ossia della Gallia fra loro, camminarono ben d'accordo, e tennero un congresso nella villa di Gundolfo, a cui intervenne il re Carlo il Grosso, colà portatosi dall'Italia. Non vi potè essere il re Lodovico suo fratello, perchè impedito da malattia. Quivi spezialmente si trattò delle maniere di abbattereBosoneusurpatore della Borgogna e Provenza. Unitamente poi nel mese di luglio mossero l'armi contra di lui; gli tolsero la città di Mascon, e passati sotto Vienna del Delfinato, vi misero l'assedio. Dentro v'era con un buon presidioErmengarda, moglie del re Bosone, che fece una gagliarda difesa per grandissimo tempo. Ma il reCarlo Grassosi fermò poco a quella impresa, chiamato da' suoi affari in Italia. Ch'egli fosse in Piacenza nel dì 23 di aprile dell'anno presente apparisce da un suo diploma, da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. XI, pag. 559.], ma senza aver allora avvertito che ivi il sigillo è diCarlo imperadore; il che non può stare, perchè egli era solamente re, e contava l'anno I del regno d'Italia. In esso diploma conferma i beni alla vedova imperadriceAngilberga. Abbiamo una lettera da papa Giovanni a lui scritta[Epist. 216 Johann. Papae VIII.], in cui gli ricorda d'averlo chiamato in Italia per l'utilità ed esaltazione della santa Sede apostolica,ad culmenimperii, Deo propitio, volentes vos perducere. Aggiugne, che pel grande amore che gli portava,ad vos Ravennam pervenimus: cosa non mai praticata da' suoi antecessori, per isperanza di domar col suo braccio i nemici della Chiesa:Sed quia de his omnibus nihil apud magnitudinem vestram, ut volebamus, peregimus: revertentes prioribus pejora reperimus.Perciò il prega di spedire a Roma i suoi ambasciatori, per concertar con essi i patti e privilegii della Chiesa romana, prima che egli colà si porti in persona. Questa lettera nel registro vien riferita sotto il precedente anno 879. Piuttosto nel presente credo io seguito fra loro un tale abboccamento. Anche il Dandolo[Dandalus, in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]scrive d'esso re Carlo:Hic primo anno regni sui Ravennae existens, foedus inter Venetos et subjectos suos italici regni per quinquennium renovavit.Nel luglio poi di quest'anno un'altra lettera si legge scritta dal medesimo papa ad esso re Carlo, dove il loda per le sue buone intenzioni di accorrere in aiuto della Chiesa romana, afflitta allora più che mai dai Saraceni e da varii cattivi cristiani. Il prega di non prestar orecchio ai nemici dello stesso papa, con aggiugnere ch'egli s'era portato ad una certa corte, così esortato daVibodo vescovodi Parma per parlare conGuido conte figliuolo di Lamberto; ma che questi lo avea burlato col non venire. E perchè il re Carlo temeva che il papa seguitasse a proteggere Bosone negli stati usurpati, papa Giovanni protesta di averlo abbandonato, dopo la tirannia praticata contro la casa reale di Francia, e di voler tenere solamente il re Carlo in luogo di figlio. Così questo politico papa andava navigando secondo i venti, e mutando giri ed idee. Dice in fine:Pro justitiis autem faciendis sanctae romanae Ecclesiae, ut idoneos et fideles viros e latere vestro nobis de praesenti dirigatis, obnixe deposcimus, qui nobis pariter cum missis nostris proficiscentibus, de omnibus justitiamplenissimam faciant, et vestra regali auctoritate male agentes corrigant et emendent: cioè, come io credo, ne' confini dei ducati di Spoleti e di Toscana. La menzione poi fatta qui diGuido conteossia duca di Spoleti, ci fa sufficientemente comprendere che o in questo o nel precedente anno fosse già mancato di vitaLamberto, veduto da noi in addietro duca di quella contrada, e scomunicato dal papa. Camillo Pellegrino[Peregrin., Hist. Princip. Langob.]credette questoGuidofigliuolo diGuidoseniore, parimente duca di Spoleti. In fatti sì da Erchemperto[Erchempertus, Hist., cap. 58 et 79.]che dall'Anonimo salernitano[Anonym. Salernit., Paralip., c. 135.]viene nominatoGuido filius Guidonis senioris. Altrove lo stesso Erchemperto scrive:Defuncto autem Lamberto filio Guidonis senioris, filio suo(senza dargli il nome)Spoletum reliquit. Quo etiam decedente, Guido junior, Spoletum et Camerinum suscipiens, cum Saracenis in Sepino castrametatus pacem fecit, obsidibus datis.Dalle quali parole intendiamo, che morto Lamberto, un suo figliuolo gli succedette nel governo di Spoleti. E, questo parimenti mancato di vita,Guido, che dianzi era duca di Camerino, ottenne anche il ducato di Spoleti, e signoreggiò in ambedue que' ducati. Ma non si può fallare, credendo cheLambertolasciasse un figliuolo appellatoGuido, dacchè sopra ciò chiara è la testimonianza dell'epistola di papa Giovanni.TreGuididuchi di Spoleti riconosce il conte Campelli[Campelli, Ist. di Spoleti, lib. 18.], diversamente da quel che fece Camillo Pellegrino. E non senza fondamento. In una sua lettera dell'anno 882[Epist. 293 Johann. Papae VIII.]papa Giovanni scrive a Carlo il Grosso imperadore:De omnibus immobilibus rebus territorii sancti Petri, quas nobis Ravennae consistentibus, in praesentia serenitatis vestrae UTERQUE WIDO MARCHIO pro reinvestitione reddidit, nec unum recepimus locum. Adunquenel tempo, in cui era seguito il congresso di Ravenna, cioè nel presente anno 880, i due ducati di Spoleti erano governati da dueGuidi, l'uno de' quali sarà stato figliuolo di Lamberto, e l'altro fratello. Il figliuolo di Lamberto, secondo l'attestato d'Erchemperto, poco dappoi morì; e per conseguenteGuidofigliuolo diGuido, e fratello diLamberto, quegli sarà stato che fra pochi anni vedremo re d'Italia ed imperador de' Romani. Abbiamo un'altra lettera di papa Giovanni[Epist. 252 Johannis Papae VIII.]al reCarlo Grasso, scritta nel dì 10 di settembre del presente anno, da cui risulta che si aspettava l'arrivo di lui a Roma; e il papa, dopo aver fatte nuove istanze per la spedizione di un legato dalla parte d'esso re, che prevenisse la di lui venuta affine di concertar le cose, passa a dolersi, perchè partitosi da Pavia, sia venuto nel territorio di Roma Giorgio nomenclatore, uomo già scomunicato, con un uomo diGuido duca; e quasi assicurato dall'autorità del medesimo re Carlo, si sia messo in possesso de' beni allodiali,quae ad jus sanctae romanae Ecclesiae (Carolo divae memoriae patruo vestro concedente) legaliter pervenerunt. Se erano que' beni, come pare che non s'abbia a dubitare, nel ducato romano, vegniamo a conoscere che gl'imperadori doveano ritenere il fisco in Roma in questi tempi, giacchè que' beni confiscati al suddetto Giorgio gli aveaCarlo Calvoconceduti al papa. In un'altra lettera[Epist. 255 ejusd.]il pontefice fa sapere allo stesso re Carlo il Grosso, che l'armata navale de' Greci ha sconfitta la saracinesca, ma che non lasciano i Saraceni di fieramente infestare i contorni stessi di Roma, di modo che non osava la gente di uscir fuori di quella città. Questa vittoria i Greci la riportarono nel mare di Napoli, ciò costando da un'altra lettera di esso papa[Epist. 240 ejusd.], contenente le congratulazioni sue a Gregorio generale di Basilio imperadorde' Greci, a Teofilatto ammiraglio, e a Diogene conte, a' quali forte eziandio si raccomanda, perchè vengano con alquante navi nella spiaggia romana per dare addosso ai Saraceni, inumani divoratori di quella contrada. Finalmente crede il padre Pagi[Pagius, ad Annales Baron.]con altri che nel dicembre di questo anno s'incamminasse il re Carlo il Grosso a Roma, e nel giorno santo del Natale del Signore, secondochè attestano gli Annali bertiniani[Annal. Franc. Bertiniani.], ricevesse dalle mani di papa Giovanni la corona imperiale, cioè fosse creato imperador de' Romani. Perchè Reginone[Regino, in Chronic.], Sigeberto[Sigebertus, in Chronico.], Ermanno Contratto[Hermann. Contractus, in Chronic.]ed altri antichi storici seguitano l'epoca incominciante l'anno nuovo dallanativitàdel Signore, perciò si crede che registrassero la di lui coronazione cesarea nell'anno 881; al che non facendo mente il cardinal Baronio[Baron., Annales Ecclesiast.]ed altri, sino al Natale dell'881 differirono l'assunzione di questo principe alla dignità imperiale, ed evidentemente s'ingannarono. Imperocchè la lettera di papa Giovanni[Epist. 249 Johann. Papae VIII.]a lui scrittaIV kalendas aprilis, Indictione XIV, cioè nel marzo dell'881, fa conoscere chiaramente ch'egli non aspettò al Natale di quell'anno a portare il titolo d'imperadore. Concorrono a confermar questa verità varii diplomi, da me posti in luce nelle Antichità italiche[Antiquit. Ital., Dissert. VIII et XLI.], da' quali risulta che molti mesi prima del Natale dell'anno 881 questo principe contava nei suoi diplomi l'anno primodel suo imperio. Per altro ho io proposto varii dubbii intorno all'asserzione de' suddetti Annali bertiniani, i quali soli ci fan credere coronato imperadore Carlo Grasso nel dì 25 di dicembre dell'anno presente, potendosi piuttosto giudicare che la coronazione sua in Roma seguisse ne' dueprimi mesi dell'anno 881, siccome può vedersi nelle mie Dissertazioni[Antiq. Ital., Dissert. VIII et XLI.]. E qui si vuol rammentare un diploma d'esso Carlo Grasso re, e non peranche imperadore, dato, se ne crediamo a Pier-Maria Campi[Campi, Ist. Piacent., tom. 1, pag. 467.],V kalendas januarii, anno incarnationis dominicae DCCCLXXXI, Indictione XIV, anno vero regni domni Karoli regis in Francia V, in Italia II. Actum Placentiae. Qualora sussistano le note di questo documento, scritto, secondo noi, nel dì 28 di dicembre dell'anno presente 880, chiamato ivi 881 secondo l'era cristiana, allora usata da molti, che principiava l'anno nuovo al Natale, (e debbono sussistere, perchè altro simile documento ho io rapportato nella Dissertazione ottava delle Antichità italiche), noi abbiam quasi decisa questa controversia. Aggiungo, aver io dato fuori un altro simile diploma nella Dissertazione quarantesima prima, da me veduto originale nell'insigne monistero delle sacre vergini di santa Giulia di Brescia, datoIV kalendas januarii, Indictione XIV, anno vero regni Caroli regis in Francia V, in Italia II. Actum in Placentia, cioè nel dì 29 di dicembre di quest'anno, anch'esso comprovante che nel dì di Natale d'esso anno Carlo Grasso non fu in Roma, nè ricevette la corona imperiale. Adunque avendo noi sufficienti pruove per credere dubbiosa od erronea l'asserzion degli Annali bertiniani, resta da vedere se sia verisimile l'opinion dell'Eccardo[Eccardus, Rer. Franciar., lib. 31.], il qual tenne celebrata la coronazione imperiale di Carlo Grasso in Roma nel sacro giorno dell'Epifania dell'anno seguente 881. In un decreto diCadoldogià monaco d'Augia, e poi vescovo di Novara, pubblicato dal padre Mabillone[Mabillon., Anecdot., p. 427, edit. in fol.], viene ordinato ai monaci del monistero d'Augia di fare ogni anno con celebrazione di messe e recitamento di salmi l'anniversario della consecrazione diCarlo serenissimo terzoimperadore augusto, allora vivente.Et haec commemoratio fiat in die consecrationis suae, idest Epiphaniarum die. Aggiugne esso Eccardo un diploma del medesimo Augusto, dato nell'anno 885, in cui ordina anch'egli che si facciano orazioniin annuali consecrationis suae die, hoc est, Epiphania Domini. Il suddettoCadoldo, non conosciuto dall'Ughelli nella Italia sacra, avea per fratelloLiutuardo vescovodi Vercelli e arcicancelliere di esso imperadore Carlo, che era l'arbitro di tutta la corte. Contuttociò il padre Affarosi[Affarosi, Istor. del Monistero di Reggio, Part. I.]cita una pergamena scritta in Reggio,regnante domno Karolo rex hic in Italia II, die IV mensis martii, Indictione XIV, cioè nell'anno seguente. Adunque nel dì 4 di marzo del venturo anno non peranche si sapeva in Reggio la coronazione romana imperiale di questo principe. Tralascio come scorretto uno strumento pisano dell'anno 885, in cui nel dì 24 di maggio correva l'indizione prima, e l'anno secondo dell'imperiodi questo Augusto. Intanto sembra doversi credere che la consecrazione del dì dell'Epifania riguardi quella del regno d'Italia, e non già il principio dell'epoca dell'imperio. E se Carlo il Grosso si trovava in Piacenza nel dì 29 di dicembre dell'anno presente, come potè egli mai colla sua corte essere in Roma nel dì 6 di gennaio del seguente anno? Ma questi imbrogli di cronologia procedono da documenti sospetti, oppur disattentamente copiati; e però non si sa dove fermare il piede. Tuttavia se non è certo il dì, pare almen certo l'anno in cui seguì la coronazione romana di questo principe; e però comincerò io a contar l'anno primodel suo imperio nell'anno seguente.Guaiferio, stato finora principe di Salerno[Erchemp., cap. 48. Anonym. Salern., Paralip., cap. 130.], in quest'anno per la sua disperata salute determinò di farsi monaco in monte Casino. Nel portarsicolà, morì per strada, e fu seppellito in Tiano.Guaimariosuo figliuolo gli succedette nel principato.

Restò finalmente vinto dalle gravi sue infermitàCarlomannore di Baviera e d'Italia. Secondo gli Annali di Fulda[Annal. Franc. Fuldenses.], seguì la sua morte nel dì 22 di marzo. Leggesi appresso Reginone[Regino, in Chronico.]un elogio che cel rappresenta dotato di molte insigni qualità e virtù. Niuna prole legittima lasciò egli dopo di sè. Vi restò un solo figliuolo giovane di bellissimo aspetto, a lui partorito da Ludsvinda sua concubina, appellatoArnolfo, di cui avremo a parlar più d'un poco. All'avviso della morte del fratello, non fu pigroLodovico IIre di Germania a correre in Baviera,dove, raunati tutti i baroni di quel regno, senza difficoltà tutti a lui si sottomisero. Contentossi egli che il bastardo Arnolfo ritenesse la Carintia, giacchè gliel'avea conceduta il padre. Trovasi il reCarlo Grassoin Pavia nel mese di aprile del presente anno, e non già del susseguente, come pensò il Puricelli[Puricellius, Monument. Basil. Ambrosian., pag. 228.], ciò costando da due suoi diplomi in favore del monistero ambrosiano, datianno regni in Italia primo. Nel mese di giugno i figliuoli di Carlo Calvo Augusto, cioèLodovicoeCarlomanno, i quali divisero in quest'anno il regno della Francia ossia della Gallia fra loro, camminarono ben d'accordo, e tennero un congresso nella villa di Gundolfo, a cui intervenne il re Carlo il Grosso, colà portatosi dall'Italia. Non vi potè essere il re Lodovico suo fratello, perchè impedito da malattia. Quivi spezialmente si trattò delle maniere di abbattereBosoneusurpatore della Borgogna e Provenza. Unitamente poi nel mese di luglio mossero l'armi contra di lui; gli tolsero la città di Mascon, e passati sotto Vienna del Delfinato, vi misero l'assedio. Dentro v'era con un buon presidioErmengarda, moglie del re Bosone, che fece una gagliarda difesa per grandissimo tempo. Ma il reCarlo Grassosi fermò poco a quella impresa, chiamato da' suoi affari in Italia. Ch'egli fosse in Piacenza nel dì 23 di aprile dell'anno presente apparisce da un suo diploma, da me dato alla luce[Antiquit. Ital., Dissert. XI, pag. 559.], ma senza aver allora avvertito che ivi il sigillo è diCarlo imperadore; il che non può stare, perchè egli era solamente re, e contava l'anno I del regno d'Italia. In esso diploma conferma i beni alla vedova imperadriceAngilberga. Abbiamo una lettera da papa Giovanni a lui scritta[Epist. 216 Johann. Papae VIII.], in cui gli ricorda d'averlo chiamato in Italia per l'utilità ed esaltazione della santa Sede apostolica,ad culmenimperii, Deo propitio, volentes vos perducere. Aggiugne, che pel grande amore che gli portava,ad vos Ravennam pervenimus: cosa non mai praticata da' suoi antecessori, per isperanza di domar col suo braccio i nemici della Chiesa:Sed quia de his omnibus nihil apud magnitudinem vestram, ut volebamus, peregimus: revertentes prioribus pejora reperimus.Perciò il prega di spedire a Roma i suoi ambasciatori, per concertar con essi i patti e privilegii della Chiesa romana, prima che egli colà si porti in persona. Questa lettera nel registro vien riferita sotto il precedente anno 879. Piuttosto nel presente credo io seguito fra loro un tale abboccamento. Anche il Dandolo[Dandalus, in Chron., tom. 12 Rer. Ital.]scrive d'esso re Carlo:Hic primo anno regni sui Ravennae existens, foedus inter Venetos et subjectos suos italici regni per quinquennium renovavit.Nel luglio poi di quest'anno un'altra lettera si legge scritta dal medesimo papa ad esso re Carlo, dove il loda per le sue buone intenzioni di accorrere in aiuto della Chiesa romana, afflitta allora più che mai dai Saraceni e da varii cattivi cristiani. Il prega di non prestar orecchio ai nemici dello stesso papa, con aggiugnere ch'egli s'era portato ad una certa corte, così esortato daVibodo vescovodi Parma per parlare conGuido conte figliuolo di Lamberto; ma che questi lo avea burlato col non venire. E perchè il re Carlo temeva che il papa seguitasse a proteggere Bosone negli stati usurpati, papa Giovanni protesta di averlo abbandonato, dopo la tirannia praticata contro la casa reale di Francia, e di voler tenere solamente il re Carlo in luogo di figlio. Così questo politico papa andava navigando secondo i venti, e mutando giri ed idee. Dice in fine:Pro justitiis autem faciendis sanctae romanae Ecclesiae, ut idoneos et fideles viros e latere vestro nobis de praesenti dirigatis, obnixe deposcimus, qui nobis pariter cum missis nostris proficiscentibus, de omnibus justitiamplenissimam faciant, et vestra regali auctoritate male agentes corrigant et emendent: cioè, come io credo, ne' confini dei ducati di Spoleti e di Toscana. La menzione poi fatta qui diGuido conteossia duca di Spoleti, ci fa sufficientemente comprendere che o in questo o nel precedente anno fosse già mancato di vitaLamberto, veduto da noi in addietro duca di quella contrada, e scomunicato dal papa. Camillo Pellegrino[Peregrin., Hist. Princip. Langob.]credette questoGuidofigliuolo diGuidoseniore, parimente duca di Spoleti. In fatti sì da Erchemperto[Erchempertus, Hist., cap. 58 et 79.]che dall'Anonimo salernitano[Anonym. Salernit., Paralip., c. 135.]viene nominatoGuido filius Guidonis senioris. Altrove lo stesso Erchemperto scrive:Defuncto autem Lamberto filio Guidonis senioris, filio suo(senza dargli il nome)Spoletum reliquit. Quo etiam decedente, Guido junior, Spoletum et Camerinum suscipiens, cum Saracenis in Sepino castrametatus pacem fecit, obsidibus datis.Dalle quali parole intendiamo, che morto Lamberto, un suo figliuolo gli succedette nel governo di Spoleti. E, questo parimenti mancato di vita,Guido, che dianzi era duca di Camerino, ottenne anche il ducato di Spoleti, e signoreggiò in ambedue que' ducati. Ma non si può fallare, credendo cheLambertolasciasse un figliuolo appellatoGuido, dacchè sopra ciò chiara è la testimonianza dell'epistola di papa Giovanni.

TreGuididuchi di Spoleti riconosce il conte Campelli[Campelli, Ist. di Spoleti, lib. 18.], diversamente da quel che fece Camillo Pellegrino. E non senza fondamento. In una sua lettera dell'anno 882[Epist. 293 Johann. Papae VIII.]papa Giovanni scrive a Carlo il Grosso imperadore:De omnibus immobilibus rebus territorii sancti Petri, quas nobis Ravennae consistentibus, in praesentia serenitatis vestrae UTERQUE WIDO MARCHIO pro reinvestitione reddidit, nec unum recepimus locum. Adunquenel tempo, in cui era seguito il congresso di Ravenna, cioè nel presente anno 880, i due ducati di Spoleti erano governati da dueGuidi, l'uno de' quali sarà stato figliuolo di Lamberto, e l'altro fratello. Il figliuolo di Lamberto, secondo l'attestato d'Erchemperto, poco dappoi morì; e per conseguenteGuidofigliuolo diGuido, e fratello diLamberto, quegli sarà stato che fra pochi anni vedremo re d'Italia ed imperador de' Romani. Abbiamo un'altra lettera di papa Giovanni[Epist. 252 Johannis Papae VIII.]al reCarlo Grasso, scritta nel dì 10 di settembre del presente anno, da cui risulta che si aspettava l'arrivo di lui a Roma; e il papa, dopo aver fatte nuove istanze per la spedizione di un legato dalla parte d'esso re, che prevenisse la di lui venuta affine di concertar le cose, passa a dolersi, perchè partitosi da Pavia, sia venuto nel territorio di Roma Giorgio nomenclatore, uomo già scomunicato, con un uomo diGuido duca; e quasi assicurato dall'autorità del medesimo re Carlo, si sia messo in possesso de' beni allodiali,quae ad jus sanctae romanae Ecclesiae (Carolo divae memoriae patruo vestro concedente) legaliter pervenerunt. Se erano que' beni, come pare che non s'abbia a dubitare, nel ducato romano, vegniamo a conoscere che gl'imperadori doveano ritenere il fisco in Roma in questi tempi, giacchè que' beni confiscati al suddetto Giorgio gli aveaCarlo Calvoconceduti al papa. In un'altra lettera[Epist. 255 ejusd.]il pontefice fa sapere allo stesso re Carlo il Grosso, che l'armata navale de' Greci ha sconfitta la saracinesca, ma che non lasciano i Saraceni di fieramente infestare i contorni stessi di Roma, di modo che non osava la gente di uscir fuori di quella città. Questa vittoria i Greci la riportarono nel mare di Napoli, ciò costando da un'altra lettera di esso papa[Epist. 240 ejusd.], contenente le congratulazioni sue a Gregorio generale di Basilio imperadorde' Greci, a Teofilatto ammiraglio, e a Diogene conte, a' quali forte eziandio si raccomanda, perchè vengano con alquante navi nella spiaggia romana per dare addosso ai Saraceni, inumani divoratori di quella contrada. Finalmente crede il padre Pagi[Pagius, ad Annales Baron.]con altri che nel dicembre di questo anno s'incamminasse il re Carlo il Grosso a Roma, e nel giorno santo del Natale del Signore, secondochè attestano gli Annali bertiniani[Annal. Franc. Bertiniani.], ricevesse dalle mani di papa Giovanni la corona imperiale, cioè fosse creato imperador de' Romani. Perchè Reginone[Regino, in Chronic.], Sigeberto[Sigebertus, in Chronico.], Ermanno Contratto[Hermann. Contractus, in Chronic.]ed altri antichi storici seguitano l'epoca incominciante l'anno nuovo dallanativitàdel Signore, perciò si crede che registrassero la di lui coronazione cesarea nell'anno 881; al che non facendo mente il cardinal Baronio[Baron., Annales Ecclesiast.]ed altri, sino al Natale dell'881 differirono l'assunzione di questo principe alla dignità imperiale, ed evidentemente s'ingannarono. Imperocchè la lettera di papa Giovanni[Epist. 249 Johann. Papae VIII.]a lui scrittaIV kalendas aprilis, Indictione XIV, cioè nel marzo dell'881, fa conoscere chiaramente ch'egli non aspettò al Natale di quell'anno a portare il titolo d'imperadore. Concorrono a confermar questa verità varii diplomi, da me posti in luce nelle Antichità italiche[Antiquit. Ital., Dissert. VIII et XLI.], da' quali risulta che molti mesi prima del Natale dell'anno 881 questo principe contava nei suoi diplomi l'anno primodel suo imperio. Per altro ho io proposto varii dubbii intorno all'asserzione de' suddetti Annali bertiniani, i quali soli ci fan credere coronato imperadore Carlo Grasso nel dì 25 di dicembre dell'anno presente, potendosi piuttosto giudicare che la coronazione sua in Roma seguisse ne' dueprimi mesi dell'anno 881, siccome può vedersi nelle mie Dissertazioni[Antiq. Ital., Dissert. VIII et XLI.]. E qui si vuol rammentare un diploma d'esso Carlo Grasso re, e non peranche imperadore, dato, se ne crediamo a Pier-Maria Campi[Campi, Ist. Piacent., tom. 1, pag. 467.],V kalendas januarii, anno incarnationis dominicae DCCCLXXXI, Indictione XIV, anno vero regni domni Karoli regis in Francia V, in Italia II. Actum Placentiae. Qualora sussistano le note di questo documento, scritto, secondo noi, nel dì 28 di dicembre dell'anno presente 880, chiamato ivi 881 secondo l'era cristiana, allora usata da molti, che principiava l'anno nuovo al Natale, (e debbono sussistere, perchè altro simile documento ho io rapportato nella Dissertazione ottava delle Antichità italiche), noi abbiam quasi decisa questa controversia. Aggiungo, aver io dato fuori un altro simile diploma nella Dissertazione quarantesima prima, da me veduto originale nell'insigne monistero delle sacre vergini di santa Giulia di Brescia, datoIV kalendas januarii, Indictione XIV, anno vero regni Caroli regis in Francia V, in Italia II. Actum in Placentia, cioè nel dì 29 di dicembre di quest'anno, anch'esso comprovante che nel dì di Natale d'esso anno Carlo Grasso non fu in Roma, nè ricevette la corona imperiale. Adunque avendo noi sufficienti pruove per credere dubbiosa od erronea l'asserzion degli Annali bertiniani, resta da vedere se sia verisimile l'opinion dell'Eccardo[Eccardus, Rer. Franciar., lib. 31.], il qual tenne celebrata la coronazione imperiale di Carlo Grasso in Roma nel sacro giorno dell'Epifania dell'anno seguente 881. In un decreto diCadoldogià monaco d'Augia, e poi vescovo di Novara, pubblicato dal padre Mabillone[Mabillon., Anecdot., p. 427, edit. in fol.], viene ordinato ai monaci del monistero d'Augia di fare ogni anno con celebrazione di messe e recitamento di salmi l'anniversario della consecrazione diCarlo serenissimo terzoimperadore augusto, allora vivente.Et haec commemoratio fiat in die consecrationis suae, idest Epiphaniarum die. Aggiugne esso Eccardo un diploma del medesimo Augusto, dato nell'anno 885, in cui ordina anch'egli che si facciano orazioniin annuali consecrationis suae die, hoc est, Epiphania Domini. Il suddettoCadoldo, non conosciuto dall'Ughelli nella Italia sacra, avea per fratelloLiutuardo vescovodi Vercelli e arcicancelliere di esso imperadore Carlo, che era l'arbitro di tutta la corte. Contuttociò il padre Affarosi[Affarosi, Istor. del Monistero di Reggio, Part. I.]cita una pergamena scritta in Reggio,regnante domno Karolo rex hic in Italia II, die IV mensis martii, Indictione XIV, cioè nell'anno seguente. Adunque nel dì 4 di marzo del venturo anno non peranche si sapeva in Reggio la coronazione romana imperiale di questo principe. Tralascio come scorretto uno strumento pisano dell'anno 885, in cui nel dì 24 di maggio correva l'indizione prima, e l'anno secondo dell'imperiodi questo Augusto. Intanto sembra doversi credere che la consecrazione del dì dell'Epifania riguardi quella del regno d'Italia, e non già il principio dell'epoca dell'imperio. E se Carlo il Grosso si trovava in Piacenza nel dì 29 di dicembre dell'anno presente, come potè egli mai colla sua corte essere in Roma nel dì 6 di gennaio del seguente anno? Ma questi imbrogli di cronologia procedono da documenti sospetti, oppur disattentamente copiati; e però non si sa dove fermare il piede. Tuttavia se non è certo il dì, pare almen certo l'anno in cui seguì la coronazione romana di questo principe; e però comincerò io a contar l'anno primodel suo imperio nell'anno seguente.Guaiferio, stato finora principe di Salerno[Erchemp., cap. 48. Anonym. Salern., Paralip., cap. 130.], in quest'anno per la sua disperata salute determinò di farsi monaco in monte Casino. Nel portarsicolà, morì per strada, e fu seppellito in Tiano.Guaimariosuo figliuolo gli succedette nel principato.


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